Sorelle Carmelitane (3)

 

Tante scintille, un solo fuoco

monache-carmelitane-17-197Il carisma del Carmelo è per molte donne, di diverse epoche e culture, la “salita” privilegiata per incontrare veramente e profondamente Dio in un orizzonte di contemplazione e di dono. È il Monte sul quale Dio si consegna alla nostra umanità nella brezza di un sottile silenzio che fa percepire e riconoscere la sua Presenza…

“Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.

Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?» (1Re 19,11-13). Il: “Che fa qui Elia?” ha la sua eco nel: che fai qui Maria, Elena, Teresa, Giovanna, Raffaella…. Come agli albori dell’Ordine, all’epoca delle crociate quando il Monte Carmelo fu scelto da quegli eremiti che divennero i carmelitani primitivi (modo di vivere che fu siglato dalla Regola, scritta da S. Alberto, Patriarca di Gerusalemme, che li legava in viva fraternità), anche per noi carmelitane di oggi, è impellente il richiamo del deserto con la solitudine che apre all’ascolto della Parola di Dio e alla Sua Presenza.

Come per Elia, come per i primi eremiti, come per molte donne quali (solo per menzionarne alcune) Teresa d’Avila, Maddalena de Pazzi, Elisabetta della Trinità, ancora oggi, il Carmelo è uno spazio fecondo, dove noi donne del XXI secolo, nel nostro piccolo Carmelo di Cerreto, abbiamo sentito sbocciare nel cuore il desiderio di un amore che supera e trascende ogni relazione umana. Donne che in diversi momenti e stati interiori, ci siamo “trovate” su quella strada verso Emmaus sulla quale un “Tale” si è accostato alla nostra vita, ha cominciato a camminarci accanto, e lungo la strada, conversando con noi, ha infiammato il cuore di desiderio con e della sua Parola, e toccando gli occhi della nostra fede ci ha restituito la possibilità di cercare, vedere, amare e riflettere, in ogni situazione e momento, il Suo Volto e il Suo Nome.  E anche in noi è il cuore ardente a mostrare qualcosa di nuovo. Nel centro della nostra persona si mostra qualcosa di nuovo che disarma la morte e strappa alla desolazione il suo potere.

Qualcosa che va oltre un nuovo modo di vedere le cose, non si cambia semplicemente prospettiva, angolazione: nasce una fiduciaria nuova, una speranza differente, una particolare gioia di vivere : ciò che possiamo decifrare con termini quali vita nuova o spirito nuovo…ha inizio in noi un’avventura spirituale. Riconoscere Gesù che passa nella propria storia ci trasforma radicalmente. Accade qualcosa di molto profondo, si fa esperienza di Lui, si resta toccati affascinati dalla sua persona.

Come donne desideriamo esprimere il nostro ossequio al Signore Gesù, seguirne le orme, partecipare alla sua offerta al Padre per la salvezza del mondo, lasciarci portare dallo Spirito dentro una vita radicata nell’essenziale, con la coscienza sempre più chiara di un amore che sovrasta ogni nostra debolezza e che sempre e comunque ci coinvolge, trascina e assume nel suo piano di salvezza… Donne che vogliamo dire con la vita: “Vive il Signore alla cui presenza io sto”(1Re 18,15). Il nostro esserci, come grido silente, partecipa alla Chiesa e al mondo la storia di un incontro decisivo, concreto, sponsale con Gesù… La radicale appartenenza a Cristo per noi passa per il desiderio del Carmelo, si delinea nei tratti di una consacrazione verginale, obbediente e povera, si inietta in una vita integralmente contemplativa, dedicata totalmente alla preghiera, immersa nel silenzio, costruita su uno stile di relazioni comunitarie semplici e familiari plasmate dal tratto eremitico delle origini –espresso dalla meditazione assidua della Parola, dal lavoro svolto prevalentemente in cella e comunque, nei limiti del possibile, da sole e in silenzio, dalla scelta di lunghi momenti di preghiera personale, oltre a quelli liturgici comunitari, dalla cura della solitudine come dimensione di intimità con Colui alla cui presenza viviamo ci muoviamo e siamo- ….”perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui, infatti, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo (At 17,27-28).

La nostra è un’esistenza sollecitata dalla Parola e profondamente legata alla Chiesa con vincoli di filiale adesione. Un modulo di vita rigorosamente evangelica, praticato nella ricerca dell’essenziale, della semplicità, del distacco, della solitudine, della preghiera, in condizione fraterna. La piccola scintilla che Dio accende nel cuore di ciascuna, si fonde nell’unica fiamma che la comunità cerca di tenere viva davanti a Dio per tutti. Al centro Gesù Signore! Il desiderio di amarlo, lasciarci amare da Lui e farlo amare! Attraverso un cammino di purificazione del cuore, ci inoltriamo in un sentiero di semplicità evangelica che apre alla novità di vita annunciata da Cristo, una novità che stimola la crescita in Lui e rapisce perché è annuncio di un amore senza fine. Intuito l’Amore, insistentemente lo cerchiamo, lo troviamo e lo cerchiamo ancora dopo averlo trovato per amarlo, incarnarlo, condividerlo.

Una vita di desiderio, una sete mai saziata, voce della e nella Chiesa, mormorio al limite del silenzio che è chiamato e “destinato” a divenire torcia di fuoco davanti a Dio…. in ossequio del Presente e fatto per irrigare il mondo non da affluente insignificante e separato dal gorgoglio intenso e continuo delle acque della Chiesa missionaria e apostolica, ma sua vita intima, “sorgente profonda di energie per l’annuncio del Vangelo. Perché dunque essere carmelitana? Perché si ha sete, una sete profonda, che nessuna acqua al mondo è capace di soddisfare. Perché si intuisce che solo Gesù può donare quest’acqua viva, che disseta per sempre.

Era già capitato alla Samaritana e può sembrare ora un luogo comune ma, davvero, d’allora in poi è capitato, e capita ancora, a tante di noi. E’ un amore che è nato, e cresce dentro in modo irresistibile. Una storia d’amicizia continuamente promossa e sostenuta nel silenzio e nella solitudine con Colui da cui sappiamo di essere amate. Non ci si chiude tra quattro mura per godere intimisticamente di un rapporto platonico…. Si sceglie un luogo, e in esso la comunità con lo stile di vita praticato, perché Dio per primo lo ha scelto e lì ci attende per fare della nostra vita una lode, un atto di amore…. la partecipazione sponsale al mistero di Cristo e della Chiesa.

“La sposa di Cristo sta ritta al suo fianco, come la Chiesa e come la Madre di Dio, che è la Chiesa nella sua forma perfetta. Il dono totale del suo essere e della sua vita la fanno entrare nella Vita e nella Passione di Cristo, permettendole di patire e di morire con Lui di una morte che diventa per l’umanità sorgente di vita. Così la sposa di Cristo arriva a sperimentare una maternità spirituale che abbraccia l’umanità intera, sia che prenda parte attiva alla conversione delle anime, sia che ottenga per l’immolazione sua frutti di grazia per coloro che umanamente non incontrerà mai”. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein).

 

Per contatto: carmelitane@gmail.com

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