Sentimenti ed Emozioni

Ci sono settimane che sento molto la chiamata e altre invece che niente…

Alessandro chiede:

Salve, sono Alessandro, sono di Torino. Volevo confidarmi con qualcuno riguardo hai sentimenti che provo… è da circa 3 anni che sento la “chiamata al sacerdozio” e dalle esperienze che ho vissuto ne sono sempre più convinto… ma non capisco perché questi sentimenti che provo vadano a periodi… cioè ci sono settimane che salto di gioia nel cuore e sento che entrare in seminario è la mia strada, quella giusta, mentre altre invece tutto sembra svanito nel nulla e questo mi confonde parecchio.
Grazie mille in anticipo per l’aiuto.

 

P. Giuseppe risponde:

Carissimo Alessandro,

Grazie per la mail e per la fiducia.

Da vent’anni seguo come direttore spirituale molti giovani che sentono una chiamata da parte di Dio. In molti casi, durante il cammino di maturazione e di verifica, succede ciò che provi anche tu. A momenti di luce e di gioia si alternano momenti più cupi e di prova. Credo sia del tutto normale, anche per esempio uno studente universitario a volte di fronte a certi esami ecc… sente che forse ha sbagliato facoltà.

Da un lato c’è il nostro carattere e la nostra emotività, dall’altro ci può anche essere la tentazione e la prova. Dall’altro ancora finché non si vive effettivamente la vita del seminario o del noviziato si conosce molto bene ciò che si “lascia” ma ancora non si conosce perfettamente ciò che si “trova”. Questo può portarci a dei ripensamenti, momenti negativi, ecc…

Non ti scoraggiare, siamo nel cammino giusto. Vedrai che passo dopo passo le cose diventeranno sempre più chiare. La cosa più importante è che da un lato tu sia nella pace, dall’atro che il Signore sia contento di te. Forza.

Con stima ed amicizia, in Cristo e in Maria, P. Giuseppe Gamelli, LC

Non so se ho il coraggio.

Alberto chiede:
Sono un ragazzo di 25 anni, cresciuto in una famiglia cattolica praticante, ma come spesso capita la voglia di trasgressione e l’età mi ha portato ad allontanarmi dalla chiesa e da Gesù quando avevo 16 anni.
Non so spiegarmi se, forse frutto della incessante preghiera dei miei cari o per un disegno divino, due anni fa un mercoledì, sentì un grande bisogno di recarmi alla messa serale, scoprì poi che era il mercoledì delle ceneri e quel “convertiti e credi al vangelo” che viene detto all’imposizione delle ceneri mi è entrato nel cuore e più che una formula di rito l’ho sentito come se fosse la ricetta per la mia vita. Io infatti non mi ricordavo più di quel momento perché erano almeno 7/8 anni che non andavo a messa, fatta eccezione per qualche funerale, ma di certo del mercoledì delle ceneri avevo vaghi ricordi conservati dall’infanzia.
Decisi, o meglio sentì il desiderio di confessarmi, anche se la mente mi allontanava da ciò, infatti mi veniva da pensare domande come “Ma sei matto? Cosa fai?” ecc. Era comunque una cosa anomala per me che non vedevo un confessionale dalla cresima… Così la domenica successiva, colto da uno strano sentimento, mi recai in un santuario mariano della mia zona e mi confessai. E’ stato come se avessi fatto una doccia… mi sentivo pulito e felice! Quindi ripresi ad andare a messa ed iniziai a recitare il rosario con lo stupore della famiglia e degli amici, riuscendo in qualche modo a “deviare” le domande sul perché che giustamente mi ponevano (Anche perché risposte non ne avevo se non quella che mi sentivo di far così.) e meditando nel cuore quel “convertiti e credi nel vangelo”; così incominciai a pormi delle domande tipo: “Dio, mi hai dato prova che tu ci sei, che tu mi pensi, che tu mi ami, io cosa posso fare per te?”, “Cosa vuoi da me”? Non riuscendo a trovare risposte, decisi di andare in pellegrinaggio a Lourdes e porre per intercessione dell’Immacolata il mio stato d’animo.
Nonostante ciò, mi rimane ancora la domanda “Cosa vuoi da me?”. Meditando il vangelo, la risposta l’ho trovata… Confesso che mi sento chiamato a mettere in discussione la mia vita, ma nello stesso tempo mi chiedo se ne ho il coraggio…
Carissimo Alberto,

Devo dire che da un paio di giorni sto rileggendo il tuo messaggio e la tua testimonianza. Non ti nascondo che mi ha colpito molto il fatto di come il Signore ha voluto “rientrare” nella tua vita. In modo molto profondo. Nelle tue righe rileggo molti “indizi” di discernimento e trovo molte similitudini in chi, ragazzi e ragazze, ad un certo punto della loro vita e nella quotidianità delle loro cose ed affetti hanno sentito il bisogno di aprire il loro cuore e chiedersi seriamente che cosa il Signore volesse da loro. Anche a te è accaduto qualcosa di simile.

Mi sembra molto autentico questo incontro con il Signore ed il cammino che da due anni a questa parte ti ha fatto fare. Mi sembra, anche, che la tua apertura per “ascoltare” sia stata molto onesta e il fatto che tu abbia messo ciò che senti nel cuore nelle mani di Maria, beh, non potevi fare di meglio. A questo punto non rimane che fare un passo in più e cercare di dare una risposta alla domanda che poni alla fine delle tue righe. Penso ne valga veramente la pena. Primo, perché il Signore non fa mai le cose a metà e quindi di sicuro ci sarà una proposta aperta che ti sta facendo. Secondo perché tu ne senti l’esigenza e sei nel momento migliore della tua vita per “trovare” il cammino giusto che Lui ha pensato per te. Non rimanere con i dubbi e non rimanere, mi raccomando, con il rimorsi di un “avrei potuto”. Nel fondo il maligno ci tenta molto spesso a lasciare che le cose vadano e scivolino via lentamente senza metterci in gioco.

Penso sia molto utile per te, come per tutti i giovani che sentono qualcosa nel proprio cuore, dare una bella opportunità al Signore e non sarebbe per niente male tu potessi trovare un buon direttore spirituale con il quale concretizzare un cammino di verifica. Non so dove ti porterà questo cammino ma. So che ti aiuterà a capire la volontà del Signore per te. Forse sarà una sorpresa o forse sarà una conferma. Non lo so. Ma, al di la che tu possa trovare la tua felicità, pensa quanto sia importante che il “Signore sia felice di te”. Pensa che la “missione” che Lui ha pensato per te è talmente importante che porterà molto bene a tante persone. Apri allora i tuoi orizzonti e non limitarti a pensare quanto ti costerà o a quanto dovrai camminare… contempla il Signore che ti ha ridato la pace e vedrai che il coraggio per fare il “salto” della generosità lo troverai. 

Grazie per la tua testimonianza e grazie per aver avuto fiducia del Signore fino ad ora. Non ti fermare. È troppo importante arrivare alla meta! Una meta che sarà un solido trampolino per la tua vita futura e per quella degli altri. 

Scusa se sono stato un po’ prolisso ma, credimi, ti sto affidando proprio a Maria affinché insieme a Lei tu possa trovare la forza per mettere in “discussione”, per amore a Dio, la tua vita.

Forza!

Non ho il coraggio di lasciare tutto.

Angela chiede:
Più di una volta ho pensato che il mio destino sia quello di servire gli altri e prendere i voti, ma l’idea mi spaventa molto. Per periodi infatti mi allontano sia dalla chiesa che dal volontariato. Questo però mi fa star male e riprendo ad andare in Chiesa e al centro di volontariato. Allora torno a stare bene.
Vorrei lasciare tutto per entrare in convento ma non ho il coraggio di farlo perché temo che chi mi sta intorno non capirebbe la mia scelta. Sto continuando a preparare la tesi ma senza nessun entusiasmo perché dentro al mio cuore sento che la mia strada è un’altra: seguire Cristo. Mi sembra che la laurea non abbia più senso e vorrei lasciare tutto per andare in convento ma ho paura non solo per il giudizio degli altri ma anche perché temo di non farcela ad affrontare una vita da religiosa. Non ne ho mai parlato con nessuno, solo con mia madre che mi ha consigliato di terminare gli studi e poi magari vedere se una vita al servizio degli altri è ciò che voglio realmente.
Le dico anche che quando faccio volontariato sento un grande amore dentro di me tanto che preferisco stare con i bambini del centro piuttosto che uscire con gli amici perché trovo che quelle serate mi portino una gioia istantanea ed effimera che poi mi lascia completamente vuota. Mi dia un consiglio, mi aiuti a capire.
Carissima Angela, 

Penso ci siano molti spunti di riflessione nella domanda che hai voluto farmi e che per molti versi ci siano dei segni “inequivocabili” che il Signore voglia veramente qualcosa di “più” da te. Sensibilità spirituale, disposizione al servizio, mancanza di una pienezza di vita, presenza del Signore, sentirsi arrivati ad un bivio… insomma, come vedi i punti fondamentali per poter fare un cammino di discernimento approfondito ci sono tutti. I giudizi degli altri non ti devono preoccupare più di tanto, la vita è veramente un dono personale ed intrasferibile. Alle volte noi pensiamo che non saremmo capiti o, ancor peggio, criticati o ostacolati o… eppure il dono di una chiamata è veramente una “luce” che si accende e che illumina tutto ciò che la circonda. Nel libro di Samuele c’è una frase che a me piace ripetere spesso: “gli uomini guardano le apparenze, il Signore scruta i cuori”. 

Non ti dar pena delle altre persone a ciascuno la propria strada e non ti dar pena sapendo che alcune persone giudicano avvenimenti, scelte ed altro in modo a volte veramente superficiale. Sappi che il Signore ti sta vicino ed è Lui che giudicherà la vita di ciascuno di noi. Ma ancor di più, mi viene in mente che in molti casi le sorprese e le reazioni al fatto che un ragazzo o una ragazza segua la vocazione sono strepitose: generalmente le persone sono molto più felici e positive di quanto uno si possa immaginare. Anzi, forse quelle più lontane sono più rispettose e capiscono di più. L’ho potuto verificare più volte quando, accompagnando qualche giovane in seminario, ho ascoltato molti commenti di casa, tra gli amici, tra i parenti, ecc…

Dicevo allora che varrebbe proprio la pena che tu ti mettessi in cammino e questo implica fare alcuni passi: avvicinarti ad una realtà di consacrazione significativa, una bella comunità, chiedere l’aiuto ad un buon direttore spirituale, frequentare degli incontri di discernimento, trascorrere tempi sempre più lunghi in luoghi con cui confrontarsi. Tutto questo profittando di questo tempo importante per finire la tua laurea, le due cose le puoi vivere di pari passo. Veramente.

Forza, allora, non ti perdere d’animo. Prendi l’occasione per verificare fino in fondo qual è il cammino che il Signore ha pensato “per” te. Sarà il cammino in cui Lui sarà più felice, saranno gli altri più felici e sarai tu più felice. Non avere paura di fidarti del Signore, non fa le cose a metà. Papa Benedetto tra le tante frasi che ci ha regalate ha detto questo: “Il Signore non porta via nulla e dona tutto.” Credici.

Ho trovato una ragazza…

Alessandro chiede:
Ultimamente ho incontrato una ragazza. È una ragazza veramente molto dolce, la miglior ragazza che abbia mai incontrato fino ad oggi e ambedue siamo “presi” l’una dell’altro. Ho cercato di mantenere la relazione sul piano platonico dell’amicizia ma, sinceramente, non mi riesce di evitarla. Sta diventando una situazione sempre più difficile e complicata da gestire. Ma, se devo seguire la mia vocazione, come fare? Devo semplicemente evitare le occasioni di rimanere solo con lei ed evitare ogni possibile atteggiamento che possa incoraggiarla? Dovrei parlarle, e dirle dei miei sentimenti per lei e spiegarle della mia vocazione?
Caro Alessandro, 

Sei afflitto e non sai che fare. Tu sai che, se hai una chiamata, l’uscire con lei da soli non è molto prudente, non trovi? Fino a questo momento, mi sembra, sei ancora in tempo per poterti spiegare e dirgli che stai facendo un cammino di verifica e che vuoi vedere che cosa vuole il Signore da te. 

Mi sembra che questo sia un comportamento non soltanto generoso ma anche molto onesto verso il Signore. Forse ti costerà o vi costerà un po’ ma, credimi, vale la pena conoscere e vivere la volontà del Signore prima di fare di testa nostra, magari sbagliando di grosso. 

Non ti dare troppa pena, se la tua via è quella sacerdotale facendo un po’ di passi verso il Signore Lui ti darà tutta la gioia e la felicità di seguirlo. Se la tua strada è quella matrimoniale, avrai dato al Signore il primo posto e Lui benedirà il tuo cammino con moltissime grazie. La cosa importante è che tu non scelga di testa tua e tra qualche anno rimpianga il fatto di non aver dato opportunità a Dio.

Come superare la mia timidezza?

Massimo chiede:
Ho 34 anni e da circa due anni i miei pensieri sono costantemente rivolti alla comunità dei “….”, alla loro spiritualità e semplicità. Più di una volta avrei voluto bussare alla loro porta ma l’eccessiva timidezza e insicurezza hanno prevalso facendomi rimandare al domani, sperando anche che con il passare del tempo questi dubbi sarebbero svaniti come per magia. Non è stato così.
Qual è il significato di questi pensieri? Forse il fatto che la vita di tutti i giorni ha bisogno di una valvola di sfogo, di una specie di ultimo sogno? Non lo so. Spero che mi possa aiutare a trovare una risposta.
Caro Massimo,
 
Se devo essere sincero non affronterei la possibile risposta riflettendo sulla valvola di sfogo o sul sogno, vedrei piuttosto di sottolineare il fatto che nella vita dobbiamo avere la determinazione di affrontare le varie circostanze che ci si presentano di fronte. Scelte, decisioni, possibili cammini fino a un certo punto si possono posporre, rinviare, lasciare decantare, ecc… ma “più prima che poi” è sempre meglio affrontarli e risolverli. 

Parti da questo fatto: sono due anni che nel tuo cuore c’è un desiderio, se vuoi soltanto una sensazione, comunque il pensiero che “forse” il Signore ti sta indicando un cammino. Non vale la pena fare un passo avanti e scoprire un po’ di più di che cosa si tratta? Non dico che bisogna buttarsi in convento o entrare in un seminario, dico soltanto che poter conoscere meglio una realtà, scambiare quattro chiacchiere con un buon sacerdote, trascorrere un giorno o un fine settimana in un certo ambiente può dare alcuni elementi oggettivi per un possibile giudizio. 

È appunto questo giudizio che ci interessa anche perché, sia se ci fosse una chiamata, sia se non ci fosse, le cose cambierebbero molto. Non saremmo qui dopo due anni a pensare e riflettere su “possibilità”, ma staremmo già vivendo con il cuore sereno per aver trovato la via giusta. Non ti sembra? Te lo dico soprattutto considerando l’età che hai e che non ti permette più di “perdere” altro tempo.

Pensaci su e non avere paura di fare un passo verso il Signore, Lui fa km verso di noi e, soprattutto, non si lascia vincere in generosità.

Ho già deciso, ma adesso sono troppo nervosa.

Chiede Elisa:
Ho 28 anni. Da tre anni a questa parte ho acquisito la consapevolezza della chiamata alla vita consacrata grazie all’accompagnamento del mio direttore spirituale. Nel tempo più recente, ho distinto una chiamata alla vita contemplativa, una vita di offerta e di silenzio. A Capodanno sono stata ospitata dalle monache per un’esperienza di ritiro vocazionale con altri giovani, un’esperienza in cui ho trovato il Signore. Pochi giorni fa sono tornata da un’esperienza più lunga al monastero, che pensavo mi avrebbe dato più conferma e invece mi ha messo proprio in crisi! Ho sentito entrare in dubbio tutto… la chiamata, il tipo di vita, il carisma, la comunità, il luogo… Non posso rinnegare ne negare quanto vissuto finora, eppure mi sento alle strette da questo tempo di scelta… E’ giusto che sia così?
Cara Elisa,

Che strano, proprio adesso che nel cammino si cominciava a profilare la meta, il convento di clausura giusto per te, c’è questa se non battuta d’arresto sì una tirata di freno a mano e con questo un po’ di stordimento e di capogiri. Che strano vero?

In questi ultimi anni mi sembra di capire che “quello li sotto” ha delle strategie molto sottili per metterci in difficoltà… ed allo stesso tempo molto facili da smascherare. Non ci tenta con chissà che tentazioni spudorate e assurde ma ci tenta togliendoci la pace e la serenità e lo fa con “mosse” e stratagemmi un po’ sproporzionati”. Il fatto stesso che seppur potendo trascorrere un periodo più lungo in un luogo che ci ha dato molta serenità e che in altre occasioni abbiamo dovuto abbandonare dopo poco tempo per gli impegni della vita… beh, proprio adesso che abbiamo potuto trascorrere un periodo più lungo ci porta invece della gioia lo sconforto. Che strano che adesso affiorano tutta una serie di dubbi circa l’idoneità, ecc… mi sembra di capire che il cammino è giusto e che proprio questa sproporzione sia di sensazioni, sentimenti ed altro ci fanno capire che “qualcuno” ci vuole soltanto far perdere tempo… e serenità.

Contempla il cammino fatto e sappi che tutti i passi che hai dato sono stati ben ponderati, con l’aiuto della tua guida, ben “poggiati” sulla volontà del Signore che ti ha guidato in tutto questo tempo. Rimettere tutto in discussione? Non sembra anche a te che se le cose sono state fatte bene dobbiamo avere molta fiducia?

Non avere paura di lasciare nelle mani del Signore non solo le gioie ma anche le prove, non solo la serenità ma anche la difficoltà della sequela. Forse ne avrai più merito. Sicuramente tutto ciò rappresenta un’ottima opportunità per far crescere e maturare una risposta che diventa sempre più concreta e profonda. Forza!

Come si fa per sentire la voce di Cristo?

Francesco chiede:
Come si fa per sentire la voce di Cristo? Spesso mi metto in preghiera ma non ricevo quasi mai una risposta da Cristo. Perche?
Carissimo Francesco, 

Penso che il cammino che stai facendo segua il “percorso” giusto; nella preghiera si ha la possibilità di “sentire” il Signore. Accanto ad uno sforzo personale, visto che si tratta di un dialogo e di un dono, c’è anche la grazia che Cristo da a ciascuno di noi. Alle volte, come stai sperimentando anche tu, non è così immediata una risposta e non è così “matematico” che da subito lo si possa ascoltare. 

In alcune occasioni ho potuto vedere che ci sono anche altri “mezzi” che ci aiutano in questo: penso agli esercizi spirituali, per esempio, in cui il ritmo e la struttura propria li compete ci fa fare una vera “esperienza” di Dio. Allo stesso modo si può programmare un pellegrinaggio ad un luogo importante per la nostra fede, molto indicati i Santuari Mariani, e di solito l’ambiente particolare e la “presenza” così forte che trasmettono aiutano ad avvicinarsi al Signore.

Devo dire che le parole del Vangelo sono molto eloquenti: “chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto…”, insomma è proprio Gesù che garantisce una risposta. Forse a volte ci si scoraggia un po’, lo capisco, e per questo dobbiamo applicarci coltivando una vera speranza. Coraggio.

Avere sentimenti per qualcuno, esclude la vocazione?

Martina chiede:
Dopo un periodo di difficoltà che io ho letto come periodo di purificazione per la mia vita, ho iniziato anche a seguire delle tappe di incontri di discernimento vocazionale e finalmente partirò per 15 giorni per toccare con mano una realtà religiosa di suore veramente molto in gamba alla quale mi sono molto legata. Il periodo si avvicina..manca ormai poco alla partenza e proprio due settimane fa mi è piombato dal nulla un vecchio amico che sembra interessarsi a me. Mi contatta spesso, mi chiama e siamo pure usciti insieme diverse volte. Non nego che avere attenzioni da parte sua mi fanno stare bene perché vanno forse a soddisfare quella parte umana bisognosa di avere qualcuno accanto.
Mi fa strano vedere come questo incontro abbia messo in me qualche dubbio. Alle volte la leggo come una sorta di prova per vedere se effettivamente sono fedele al mio Dio pero è anche vero che i dubbi mi portano a domandare “Stare bene con questa persona equivale a dire che la mia non è una chiamata alla vita religiosa?
E comunque, il desiderio cresciuto in quest’anno non è stato totalmente rimosso da quest’ultima esperienza. Cosa potrei fare?
Carissima Martina, 

Penso che da un lato il cammino cominciato un anno fa e portato avanti con costanza e con appuntamenti importanti di confronto e di preghiera sia già un dato “oggettivo” molto importante per una prima valutazione di un discernimento vocazionale maturo. Il tempo scandito e le esperienze fatte ti hanno aiutato a maturare una possibile chiamata da parte del Signore e ti hanno aiutato a purificare a poco a poco la tua possibile risposta da emozioni temporanee e stati d’animo che a volte in poco tempo cambiano. 

D’altro canto non sei la prima persona che mi dice che proprio prima di un ulteriore slancio di verifica arrivano degli imprevisti veramente impensati. A volte mi sono ritrovato che con alcuni giovani che stavo accompagnando in un cammino vocazionale proprio prima del corso vocazionale, ecc… ne succedevo delle belle: il ragazzo che non aveva mai avuto problemi all’università non riesce a dare gli esami; chi ormai è a un passo dal seminario riceve “la” proposta di lavoro che da tempo stava aspettando; chi era sereno nel campo sentimentale ritrova-incontra-riceve la proposto proprio di quella persona, o di un’altra, che da sempre gli richiamava l’attenzione. Insomma, come vedi, il tuo caso è un po’ simile ad altri. 

Penso proprio si tratti di un “dispetto” che non viene precisamente dal Signore. Una bella “distrazione”, che non vuol dire che ci sia una malizia oppure una mancanza di generosità da parte tua, ma che sia una prova da superare con un po’ di pazienza e di determinazione. In ballo ci sono anche i nostri sentimenti che con la chiamata non ci abbandonano. Il Signore non chiama persone senza cuore o senza affetti, non saremmo degli uomini ma, semmai, dei robot. A Lui non interessano testimoni che non sanno amare, voler bene, sentire affetto ed amicizia per gli altri. Vuole soltanto che tutto questo lo si viva insieme a Lui e rivolto a tutti, non ad una persona soltanto. Un cuore che si dilata e in cui ci può stare tutto il mondo. Inoltre, al “nemico” piace farci perdere tempo e farci perdere il “treno” giusto. Spesso ciò che succede è che dopo qualche mese la persona interessata e interessante non ci sia più, il lavoro meraviglioso non mi piaccia più e gli esami si possono dare anche dopo con calma. Credimi. 

In questo momento direi a questa persona che per un cammino che stai portando avanti da qualche tempo, e che in questo momento richiederà da te una attenzione più profonda e approfondita, hai bisogno di concentrarti per poter capire e vedere chiaramente che cosa fare con la tua esistenza. Questo “lavoro” è così importante perché ti aiuterà a saper indirizzare al meglio la tua vita. È avere il coraggio di “fare un esame”, “mettersi alla prova”, dare una opportunità con esclusività al Signore. Se il tuo cammino è formare una famiglia e santificare la tua vita nella via del matrimonio, NON ti dare pensiero. Questa persona la troverai anche dopo. Lo stare bene insieme non vuol dire a priori non avere più la chiamata. Se il tuo cammino, invece, è un invito esclusivo da parte del Signore, beh la Sua, la tua e la felicità di tante persone che Lui ti farà incontrare, dipende proprio da questo momento di riflessione e di generosità da parte tua. Davvero.

Ti accompagno con le preghiere e l’amicizia in questo momento e ti incoraggio con tutto il cuore a vivere questa tappa importante di discernimento. Ricordati che il Signore non vuole nulla “da” noi ma vuole qualcosa “per” noi. Ricordati che se sei arrivata fino a questo punto ci sono stati dei segni, un cammino e dei dati che ti hanno fatto arrivare fino a qui e che, di solito, il Signore non ci fa fare le cose tanto per, e non ci fa fare le cose a metà. Un passo verso di Lui e Lui farà km verso di te. Come vedi la posta in gioco è proprio importante. Affidati molto, molto, molto a Maria.

Sono felici le persone chiamate?

Cristina chiede:
Ciao, adesso mi sento molto confusa perché, mentre mi sembra che Dio mi stia chiedendo di aprire il mio cuore ad una possibile chiamata… è l’ultima cosa al mondo che avrei mai scelto per me! Ho sentito per la prima volta la possibilità di essere chiamata ascoltando per la prima volta una testimonianza vocazionale. A quel punto, ricordo, ho pianto tutta la notte e il solo pensiero di essere chiamata anch’io mi distrusse. Mi sembrava come se Dio mi chiedesse di rinunciare a tutta la mia vita, la mia libertà e a tutto ciò a cui voglio bene.
Ne ho parlato con il mio direttore spirituale e lui mi ha consigliato di aprirmi e di dare a Dio una possibilità, di non rinunciare a vederci chiaro fino in fondo, magari mi sta chiedendo soltanto di essere più generosa. Mi ha assicurato che se per caso mi stesse chiamando mi darà tutta la felicità del mondo.
La mia domanda è la seguente: le persone che hanno una vocazione, sono veramente felici o si convincono semplicemente di esserlo? Ed è un peccato da parte mia essere così contrariata all’idea che mi dia un dono di questo tipo? Se devo essere sincera, penso che la chiamata sia un regalo bellissimo, ma io non lo voglio!
Cara Cristina,

Sei meravigliosa! Davvero, e non ti sto prendendo in giro. Hai scovato un argomento davvero importante. Penso che tu sia riuscita a tradurre in parole quello che molti altri giovani pensano e che in questo momento stanno vivendo in prima persona e per questo motivo sono sicuro che ti stanno ringraziando per averlo detto così chiaramente e onestamente. Spero solamente di riuscire a rispondere a te ed a loro in modo da esservi di aiuto.

Innanzi tutto, devi capire come siamo fatti. Siamo molto più in “tono” con il mondo che ci circonda che con le cose dello spirito. Per mezzo dei nostri sensi vediamo, sentiamo, ascoltiamo, tocchiamo, odoriamo, parliamo, gioiamo di tutte queste cose che succedono intorno a noi. Tutto il resto sembra troppo astratto e non così reale. Per questo, quando tutti i nostri amici vanno a vedere un certo film ed i nostri genitori ci dicono che noi non ci possiamo andare, non riusciamo in verità a capire la ragione di tale divieto, vogliamo semplicemente fare quello che tutti gli altri fanno, e divertirci come loro.

Ma quando iniziamo a considerare ciò che è giusto o ciò che è sbagliato, onesto o disonesto, entriamo in una nuova dimensione di realtà e, a volte, ci allontaniamo da persone che pensavamo essere nostri amici. Maturando umanamente, mettiamo meno enfasi in quello che i nostri sensi e sentimenti ci dicono e quello che è giusto e buono diviene più importante nella nostra vita.

Inoltre, volendo fare un passo in più, la nostra fede ci porta in una realtà completamente differente e nuova, molto al di fuori della comprensione dei nostri sensi. Se hai fede sai che quello che ricevi quando fai la comunione non è il pane ma il corpo di Cristo, ed anche se non puoi vedere o sentire la differenza, la adori perché è veramente presente Cristo.

La nostra fede ci dice la verità sulla nostra vita e quello che conta, quello che è più importante, è riconoscere come Cristo ci ha amati e ci ama. Ma il grande problema per noi è che non raggiungiamo la fede attraverso i nostri sensi. Una cassata siciliana svilupperà sempre una certa attrazione che ogni principio spirituale astratto, non importa quanto bello possa essere, non sembra possa mai raggiungere allo stesso modo. Questo è semplicemente il modo in cui Dio ci ha fatti.

Adesso, ritorniamo alla nostra domanda. Ti trovi in questo momento nel bel mezzo di una lotta, attraverso la quale tutti noi passiamo, nella quale da una parte c’è quello che piace ai nostri sensi e dall’altra ci rendiamo conto che esiste un’altra dimensione, per così dire, della felicità che è molto più profonda di quello che superficialmente ci piace o non ci piace. Non possiamo immaginare che ci sia qualcosa più di quello che ci appare immediatamente evidente e anche se la fede ci suggerisce che c’è una realtà più profonda noi, alla prima impressione, non la vediamo e forse non ci interessa neppure vederla.
A questo punto ti vorrei dire che quello che stai vivendo non è in un litigio con la vocazione, ma è, soprattutto, un litigio con la tua maturazione spirituale, nell’iniziare a mettere Cristo al primo posto e nel voler vivere dando fiducia a Lui che è tutto quello che è veramente importante nella nostra vita e che ci darà la vera felicità.   

Non importa qual è la tua vocazione, devi prima superare questa soglia nella tua vita. (Una persona sposata promette di amare l’altra persona “nel bene e nel male, nella ricchezza e nella povertà, in salute e in malattia”. Non sono sentimenti vani o un “sentire” più o meno di amare una persona. Non parliamo qui della stessa cosa?).

Quindi ti suggerisco di non fissarti, adesso, sulla vocazione. Leggi il Vangelo e di a Cristo che vuoi conoscerLo e vuoi amarLo. Chiedigli questa grazia, quella di metterlo al centro della tua fede, il “solo” problema reale che dobbiamo risolvere. Dopo aver cominciato a conoscere ed amare Cristo, tutto il resto si risolverà automaticamente. Scoprirai le vera felicità e pace nella tua coscienza; sentirai la santità che Lui può donare; vivrai con gioia la vocazione che ha pensato per te.

Voglio… però ho paura!

Angela Chiede:
Ho 21 anni e studio lingue all’università. Ho sempre frequentato la chiesa, tutte le domeniche vado a messa, insegno chitarra all’oratorio…e da quest’anno sono catechista ai ragazzi del post cresima. Penso che il Signore mi abbia chiamata a fare la catechista perché nelle mie preghiere quotidiane gli chiedevo aiuto nel darmi il coraggio di annunciarLo agli altri. Ho molti amici atei e spesso non annuncio con coraggio la mia fede per paura di pregiudizi e penso che il Signore mi abbia dato questa opportunità per mettermi alla prova.
La mia fede è aumentata in modo notevole 7 anni fa quando è morta mia madre. In quel momento ho sentito che l’unica persona che mi stava vicino era il Signore. In quegli stessi anni, per la prima volta, ho pensato all’ipotesi di farmi suora. (Sei la prima persona con cui ne parlo ma penso sia arrivato il momento di fare chiarezza nella mia vita.)
Nel corso di questi anni ho analizzato i pro e i contro e per parecchi anni ho accantonato quest’ipotesi nonostante le persone intorno a me, sacerdoti in particolare, senza che gli dicessi niente…mi hanno spesso fatto la domanda se avessi mai pensato di farmi suora, e io puntualmente ho risposto sempre di no (anche se non era vero).
Da come hai potuto capire, non sono felicissima di questa “vocazione”. Io amo pregare e sembra che non mi basta mai. Pensa che per alcuni anni, con la scusa della chitarra, frequentavo due messe alla domenica perché ne sentivo la necessità…però ho paura!
Ho paura di perdere gli amici, ho paura che mi stia immaginando tutto, ho paura di dire alla mia famiglia di questa cosa perché in famiglia non c’è dialogo. Non so con chi parlarne e ho tanta confusione e paura dentro di me.
Ho visto i tuoi video su questo sito dove parli dei tre tipi di vocazione tra cui quella di Saulo. Leggendo le letture di oggi, non a caso, la prima lettura parla proprio di Saulo che cade da cavallo, e il vangelo di andare in tutto il mondo e di predicare. Colpita da tutto ciò, ho aperto a caso il vangelo, e dopo alcuni brani, più o meno normali, mi è uscita la vocazione di Levi. Aiuto. Che devo fare?
Carissima Angela, 

Non temere il Signore e non temere i progetti che Lui ha per ciascuno di noi e quindi anche per te. Il Signore non vuole nulla “da” te ma vuole tutto “per” te. Vuole che tu abbia la miglior vita possibile, vuole la tua salvezza e la tua amicizia. Papa Benedetto un giorno ci ha donato questa frase: “Il Signore non porta via nulla ma dona tutto”. Credimi, è proprio vero. Leggendo la tua vita si vede come il Signore sia stato sempre presente e si vede una bella maturazione di fede. La vita ci “raffredda” non poco e non sempre riusciamo ad essere veri testimoni di Cristo. Il pensiero della consacrazione nasce da una chiamata reale del Signore che a poco a poco si fa sempre più spazio nel nostro cuore. 

Il consiglio che do è quello di fare il più possibile chiarezza e questa la si fa potendo analizzare dati oggettivi e concreti. Il Signore vuole che tu sia suora? Beh, cominciamo a frequentare qualche amica suora e vediamo un po’ il suo stile di vita, i suoi progetti, la sua missione. Con questi dati alla mano sarà più facile riconoscere un cammino particolare. Cominciamo a vivere qualche esperienza in una comunità religiosa significativa, la vita comunitaria, il carisma, il modo di fare ci darà altrettante risposte. Mettiamoci di fronte al Signore nella preghiera e nell’Adorazione, Lui ci parlerà e ci indicherà la strada. 

Come vedi cara Angela il cammino del discernimento è possibile e ci porta a conclusioni concrete. Spesso il “nemico” ci tenta facendoci… perdere tempo. Ed è così che ci ritroviamo anno dopo anno sempre più spenti, sempre più in confusione e sempre più pessimisti circa il poter capire che cosa fare con la nostra vita. È la sua tattica e, credimi, funziona molto bene. 

Cerca di discernere riflettendo sulla storia della tua vita in che modo il Signore si è fatto presente. Cerca di capire quanto tu stai bene con Lui, quanto è grande la tua sensibilità spirituale. Guardati come consacrata e guarda quanto bene potrai fare per gli altri. Vedrai una storia intessuta di fatica e di generosità. Provaci.

Che cosa “si sente” con una vocazione?

Michela chiede:
Sento di avere la vocazione, ma mi succedono molte cose che mi fanno chiedere se veramente ce l’ho. Ne ho già parlato con il mio direttore spirituale ma, nonostante questo, continuo a chiedere e ad interrogarmi circa la mia vocazione. Sono molto vicina ad una comunità che conosco. Penso che Dio mi stia chiamando ma non so che cosa fare. I miei genitori non mi permettono di fare il corso vocazionale. Quando ti succede qualcosa che ti fa riflettere sulla vocazione, che cosa senti esattamente dentro di te? Com’è questa sensazione?
Cara Michela, 

È un bene che tu abbia un direttore spirituale e penso che lui possa rispondere alle tue domande in modo più concreto di quello che possa fare io in questo momento. Lui pensa che tu possa avere una vocazione? Se è così, hai due cose da fare. Primo, devi parlare francamente con i tuoi genitori. Prova ad arrivare al perché della loro opposizione e, in ultima analisi, cerca di vedere se hanno qualche buona ragione per impedirti di verificare fino in fondo il cammino che il Signore ha pensato per te. Non rimanere in un piano strettamente “umano”, dando ragioni fredde e razionali del perché senti di dover entrare in convento. Aiutali a vedere le cose da un punto di vista spirituale. Fa capire che non stai scappando dal mondo o da qualche tua responsabilità di vita. 

Riguardo alle sensazioni che provi, sembrerebbe che tu stia cercando di stabilire se hai una vocazione comparando le tue sensazioni con quelle che provano le persone che hanno una vocazione. Questo non è il sistema migliore da seguire perché ciascuno di noi è fatto un pò a modo suo e percepisce le cose dipendendo dalla propria sensibilità, dal proprio carattere, dall’educazione che ha ricevuto. Se provi interesse per la vita consacrata devi analizzare le tue motivazioni, se sono spirituali oppure “sentimentali”, controlla e scopri se hai le qualità per poter rispondere alla chiamata. Con l’aiuto del tuo direttore spirituale guarda che non ci siano impedimenti vari. Rimuovi ogni ostacolo che possa esistere e che ti possa impedire di fare i passi necessari per entrare in comunità. Visita spesso la comunità alla quale sei interessata e chiedi loro dei suggerimenti.

Normalmente i giovani che “sentono” la chiamata trovano molta pace e serenità pensando nel Signore e pensando nell’apostolato che possono vivere per Lui. Si rendono conto dell’impegno, del sacrificio, delle rinunce che tutto questo comporta, ma si “sentono” a casa, nel posto giusto, nel posto che il Signore vuole per loro.

Chi ci dice che non è soltanto un nostro desiderio?

Anna chiede:
Ho trovato molte ragioni per sentire che Dio mi chiama ad essere una suora e proprio in questo Ordine. Ho continuato a pregare e sono arrivata al punto di essere sicura della chiamata. Avevo tutti i segni normali della vocazione: il sentirsi a casa, tutti che me lo confermavano, ed altre esperienze personali. Ma allo stesso tempo forse mi lascio prendere anche da altre riflessioni, meno spirituali, come per esempio: la testimonianza che darò vestendo l’abito ed incontrando molta gente, e la felicità che proverò nel pregare ed amare Dio tutto il tempo, e cose di questo genere. Così facendo temo di sentirmi piena di me stessa, di cercare di essere io la protagonista … Mi sento come se vivessi in un sogno, un sogno meraviglioso. Spero semplicemente che sia di Dio e non mio. Puoi aiutarmi a fare un po’ di luce su questi improvvisi dubbi?
Cara Anna,  

La scomparsa del sogno e la comparsa dei dubbi e delle domande aiutano. Come puoi vedere ti fanno riaffermare quello che è importante e quelli che sono i veri motivi per seguire la tua vocazione. Stai separando i motivi insufficienti, senza valore, da quelli veri e realmente importanti. Ti aiuta il riaffermare quello che tu dai più che quello che riceverai. Ti aiuta a metterti non al centro di te stessa, ma come strumento di Dio.   

Appena comincerai a seguire la chiamata e a metterti in gioco, vedrai che incontrerai sulla tua strada una certa purificazione che renderà la tua sequela sempre più vera ed oggettiva. Il “sognare un certo protagonismo” si calmerà, incontrerai tempi di riflessione nella preghiere, la gente non ti aiuterà più, alcuni ti criticheranno per l’abito che porti e per altre ragioni, alcuni ti rifiuteranno, ecc. … Tutto questo ti porterà più vicino a Cristo tuo Sposo, ed aiuterà il tuo amore per Lui a diventare più puro e totale.

La vocazione è il desiderio più profondo del cuore?

Carla chiede:
Una mia amica ha definito la vocazione come il desiderio più profondo del cuore. Credo che questa definizione parli di un aspetto di quello che è la vocazione ma mi sembra inadeguata. Lei dice che, poiché il desiderio più profondo del suo cuore è sempre stato il matrimonio ed avere dei figli, e lei non ha mai avuto inclinazioni per altre vocazioni, non potrebbe mai avere una vocazione alla vita consacrata o alla vita religiosa. Non sono sicura della risposta da darle, poiché vedo segni che dimostrano che potrebbe essere chiamata alla vita consacrata. Qualche idea?
Cara Carla,

La tua amica non ha del tutto torto. S. Agostino ha scritto: “Tu ci hai fatti per te, oh Signore, e le nostre anime non possono riposare fino a quando non riposano in te”. Ma questo non riguarda specificatamente l’essenza di una vocazione, che è una chiamata e ciò che Dio fa nella nostra anima quando chiama un giovane. 


Il nostro desiderio più profondo non è l’elemento che definisce la vocazione, anzi,  spesso succede proprio il contrario. Scopriamo il vero desiderio del nostro cuore e dell’anima soltanto quando scopriamo la nostra vocazione. Conosco molti giovani che desideravano il matrimonio ma nello scoprire la presenza di una possibile vocazione e volendo rispondere, per lo meno volendo dare una possibilità a Dio, hanno scoperto una dimensione di se stessi che non avevano mai pensato esistesse: la profonda dimensione spirituale ed una capacità di corrispondere con amore totale, spirituale e pratico, ad una chiamata che Dio aveva pensato per loro.

La mia fidanzata sente la chiamata. Come posso aiutarla?

Enrico chiede:
Ho una carissima amica (fidanzata) che si sta interrogando sul fatto di diventare una suora. Sono molto contento per lei e mi sto impegnando per sostenere il cammino da lei intrapreso. Il fatto è che mi piace veramente molto, frequento solo le superiori, ma mi rendo conto di quanto sia potente la parola amore e penso di provare questo per lei ed anche se sono contento allo stesso tempo sento un senso di tristezza per quello che sta succedendo. Non importa la ragione, sento comunque che la sto perdendo. Non so come posso smettere di volerle così bene, perché non mi ha fatto nulla di male, anzi mi ha donato tante cose stupende. La cosa peggiore è che lei in questo momento è felice ed io mi sento male anche solo a pensare cose di questo tipo. Non so come la pensa lei riguardo a queste cose, ma mi sento come se fossi lasciato da parte. Certamente non litigherò con lei per questo, perché penso sia la peggior cosa da fare.
Chiaramente lei è Cattolica, mentre io sono Metodista, quindi non ho sacerdoti o suore che possano essere a conoscenza di tali cose; la mia famiglia non è interessata ad andare in Chiesa e quindi non so a chi rivolgermi.
Per favore mi aiuti a capire come posso aiutare questa ragazza con tutto il mio cuore e superare quelli che sembrano essere da parte mia: ignoranza ed egoismo!
Caro Enrico, 

Sono rimasto molto impressionato positivamente leggendo la tua mail e devo dire che non avevo mai avuto l’occasione di conoscere dei metodisti.

Lascia che spieghi il perché, iniziando dai sentimenti che tu provi. L’argomento che prende in considerazione i nostri sentimenti è, per così dire, un pò “scivoloso”. Da una parte si può dire che ci svelano che tipo di persone siamo, o meglio, che ci portano ad essere, e dall’altra non lo fanno, perché quello che realmente ci definisce è la nostra azione, la nostra volontà, la nostra decisione, il nostro perseguire una meta, per esempio. Una persona si può definire come egocentrica perché si sente ferita quando la gente dimostra più attenzione verso gli altri che non verso se stessa, ma allo stesso tempo può aver imparato a mettere da parte tali sentimenti, a non agire a causa loro, ed a comportarsi in modo molto altruista. Nel tuo caso specifico, ti senti triste, senti di essere messo da parte, essere abbandonato e allo stesso tempo capisci che devi rispettare la scelta della tua ragazza e anzi sei disposto ad aiutarla, a metterti dalla sua parte, affinché lei sia felice e possa realizzare ciò che sente nel cuore. Beh, mi sembra di capire che tu sia veramente una persona molto matura e generosa. Capace di non pensare a se stessa e guidata da principi molto positivi e molto altruistici. Riconosci ciò che è giusto e riesci a prescindere dai tuoi sentimenti.

Dici, quindi, di non volerla ostacolare perché ti rendi conto che è un’azione sbagliata. Con questo stai dimostrando che la rispetti infinitamente e che non solo le vuoi bene ma vuoi il “suo” bene. Allo stesso tempo, stai mettendo Dio e la sua volontà al primo posto e anche questo ti fa onore, credimi. In tutto ciò vedo una grande opportunità nel tuo rapporto con il Signore di fare un passo in profondità nella tua relazione con Lui. La tua decisione è un sacrificio, tu assumi una posizione fondamentalmente subordinata verso di Lui, tu riconosci che Lui ha dei diritti su di te. Magari non lo hai pensato profondamente sotto questa luce, ma questo è il concetto espresso dalla tua azione. Adesso avvicinati a Gesù e senti quanto ti vuole bene e quanto ti ama. Offrigli il tuo sacrificio non soltanto spinto dal senso di rispetto e dovere, ma anche come atto di completa fiducia e abbandono. Se Lui chiama la tua amica, le fa un immenso dono e un dono che non riusciamo a comprendere con la nostra sola ragione. Allo stesso tempo è anche un dono che sta preparando per tutte quelle persone la cui vita sarà incrociata dalla sua come suora. Forse è anche un dono che il Signore sta facendo a te se ti aiuta a fare un passo in profondità nella fiducia verso di Lui ed anche a mettere la tua vita completamente nelle sue mani.

Il miglior modo per esserle di aiuto è aiutandola ad essere fedele ai suoi principi. Devi vivere un’amicizia con lei che non deve diventare un ostacolo alla sua decisione. Quando le vengono dei dubbi, incoraggiala a rimanere vicina a Cristo e ad essere fedele alla sua coscienza.

Non sento più Gesù. Posso avere una vocazione?

Gianni chiede:
Qualche giorno fa ho improvvisamente sentito la mancanza di Gesù, ho sentito che con i miei peccati lo stavo offendendo. Da quel giorno, dopo essermi confessato, ho fatto il fermo proposito di non peccare più. Da allora non penso ad altro che a non offenderlo ma nonostante tutto non sono sicuro se sto facendogli piacere. È come se da quel Suo primo richiamo non lo senta più e questo mi fa stare male. Non mi é mai capitata una cosa del genere. Come faccio a capire se sono stato chiamato ad una vita totalmente dedicata a lui, o è stato soltanto un problema di coscienza? So solo che lascerei tutto per servirlo. Spero di essere stato abbastanza chiaro, ho scritto così come mi sentivo dentro. Mi aiuti padre.
Caro Gianni,

Da un lato mi sembra molto bello il gesto che hai fatto di chiedere perdono a Dio per le tue mancanze e le tue cadute, certamente la confessione ti ha rimesso in “collegamento” con il Signore. Dall’altro il Signore ti sta vicino e ti vuole proprio bene. 

Non confondere però la “presenza” di Cristo come una presenza emozionale o sentimentale. A volte non “sentiamo” il Signore, a volte possiamo avere una certa aridità del cuore ma, come succede quando ci sono le nuvole, il sole, meglio il Signore, c’è sempre anche se non lo vediamo. Ci possono essere degli alti e dei bassi, ci possono essere giornate più facili per sentire Dio e giornate più difficili. Forse questa può essere una bella opportunità per pregarlo anche se non lo senti. Indubbiamente ci sarebbe un merito più grande.

Come posso sentire Dio?

Gregorio chiede:
Ho 16 anni e mi chiedevo se mi puoi aiutare a capire se veramente la vocazione che sento è una chiamata per diventare un sacerdote. Prego Dio in Chiesa.  Mi puoi dire come posso essere sicuro che mi stia parlando? Sto provando a chiedergli se ho la vocazione ma non capisco quello che Dio mi dice. Provo ad ascoltarlo ma non lo sento. Puoi dirmi come posso sentire Dio?
Caro Gregorio,

Il Signore ci parla sempre e in tanti modi, se leggi il Vangelo troverai le sue parole ed i suoi insegnamenti. Non sono parole dette 2000 anni fa ma sono parole valide anche oggi. 

A volte pensiamo che Lui ci debba parlare come gli parliamo noi e “pretendiamo” di ascoltare le sue parole. Circostanze della vita, conversazioni con gli altri, la lettura di un buon libro, ecc… sono tutti mezzi che Lui usa per poterci parlare e per poterci rispondere. 

Nella preghiera Lui si fa presente nella nostra coscienza e nel nostro cuore. Ci parla dei progetti che ha per noi, ci parla della sua volontà. 

Come vedi, le cose non sono poi così complicate. Rinnova la tua fede in Gesù, continua a cercarlo nella preghiera e quando entri in Chiesa avvicinati al Tabernacolo. Non avere fretta ma abbi tanta certezza che il primo a volersi far sentire è proprio il Signore.

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