Segni Vocazionali

Come mai una persona non risponde alla chiamata?

Carlo chiede:
Perché ci sono alcuni uomini chiamati al sacerdozio invece che ad altre vocazioni? Come mai una persona che ha sperimentato tale chiamata non vuole rispondere? Non dovrebbe temere Dio per non avere seguito la vocazione alla quale era stato chiamato?
Caro Carlo,

Non possiamo realmente dire per quale ragione alcuni uomini sono chiamati al sacerdozio; questo è un mistero nascosto nella mante di Dio e nel cuore degli uomini che sentono questo dono. Tutto ciò che possiamo dire è quanti hanno risposto alla chiamata, guardando in giro e contando. È possibile, e conoscendo la natura umana è anche probabile, che alcune persone che hanno ricevuto la chiamata non hanno voluto rispondere. È possibile anche che tra quelli che hanno provato, alcuni si sono accorti che non avevano realmente ricevuto la vocazione e che, tra quelli che hanno ricevuto la vocazione, alcuni hanno cambiato idea. 

Come vedi l’uomo che pensa di avere una chiamata è comunque libero di poter rispondere o meno. La risposta dipende in gran parte dalla generosità che ha nella sua vita e dal desiderio di corrispondere alla iniziativa da parte del Signore. 

I motivi per abbandonare una vocazione possono essere molti e vari, come anche la responsabilità dell’uomo che prende tale decisione. Possono variare dal seguire superficialmente un impulso, al sentirsi scoraggiato dalla mancanza di formazione o dalla mancanza di aiuto, o per l’influenza di un cattivo esempio di un compagno, o alla completa ribellione contro Dio.

Quello che dovrebbe fare un uomo che ha sbagliato (o per non aver risposto alla vocazione, o per aver lasciando la chiamata) è semplice. Il nostro Dio è un Dio di misericordia. Lui non vuole la morte del peccatore ma, al contrario, ha dato il proprio Figlio perché noi peccatori potessimo salvarci. Nonostante ogni peccato, anche il peggiore immaginabile, dobbiamo sapere che Dio, più di ogni altra cosa, desidera che noi possiamo salvarci. Andiamo, quindi da Lui dicendogli che siamo pentiti, chiediamogli perdono nel sacramento della Confessione e siamo sicuri che Lui ci perdonerà.  

Una volta che abbiamo ricevuto il perdono il Signore non ci abbandona, ed anzi, Lui vuole fare ancora di più per la nostra vita. Non vuole che ci “torturiamo” la coscienza con il rimorso o il senso di colpa ma ci da altre possibilità per fare il bene. Ci aiuta a guardare il futuro e ci da la forza per rispondere con il bene ad ogni male che troviamo in questo mondo.

La gioia di amare Dio è segno di una vocazione?

Sara chiede:
La cosa che più mi dona gioia è amare Dio e donarmi completamente a Lui anche se mi fa paura e penso sia vero che solo se si conosce si ama e se si ama si segue. Crede che questo sia il segno di una vocazione?
Carissima Sara, 

Per quanto riguarda il capitolo “segni vocazionali” devo dire che rientrano nello specifico del “linguaggio” con il quale il Signore si fa riconoscere. Ci sono segni più o meno forti, più o meno evidenti. 

Normalmente la vocazione segue un “processo” e quindi vari segni entrano in gioco. La dimensione spirituale, mi riferisco all’amore verso il Signore, lo stare “bene” vicino a Lui, il piacere di pregare, il voler “consolare” il cuore di Cristo, ecc… sono segni evidenti di “intimità” con Gesù. Tu avverti nel cuore il desiderio di “donarti” a Lui e quindi si può parlare di un elemento molto, molto importante per una verifica o per un cammino di discernimento vocazionale. Anche il sentire paura di questo risponde ad una possibile chiamata. 

Molti giovani, infatti, “sentono” questi sentimenti contrastanti: una forte attrazione e una certa paura. In filosofia delle religioni al capitolo “sentimento religioso” di ogni uomo vengono sottolineati questi due aspetti della persona che si mette di fronte a Dio: si dice “tremendo e affascinante”. Tutto questo indica che, molto probabilmente, varrebbe la pena “seguire” queste “tracce” e nella preghiera e nei sacramenti approfondire la nostra vicinanza con il Signore. 

Chiedi a Lui di illuminarti sempre di più, di farti capire con il cuore ciò che desidera da te. Chiedi allo Spirito Santo, magari recitando ogni giorno la “sequenza”, di farti capire ciò che vuole il Signore. Di illuminarti. Non avere paura di dargli una opportunità. Ne vale veramente la pena. 

Forza!

La passione per l’uomo è segno di vocazione?

Antonio chiede:

Sono laureato in legge e ho 35 anni.
Da tempo mi appassiona la gente, ma non come visione di una amicizia sterile o di un secondo fine… è come se vedessi risplendere nel volto dell’uomo la bellezza di cui parla il Papa. Ne nasce una passione per l’uomo e un desiderio vivo di dirgli: “Guarda, sei fatto per Dio. Sei prezioso ai Suoi occhi ed é nel tuo ‘temperamento’ che Lui si annida, nei tuoi tratti.” Insomma, la mia domanda è questa: Dietro la passione per l’annuncio, si può nascondere una vocazione… o si tratta di un compito specifico… quello appunto del prete, che dice messa e prega. O il prete è appunto uno che ha questa paternità e questo sguardo per l’uomo? 

Carissimo Antonio,

Nella chiamata che il Signore fa a ciascuno di noi ci sono due, se le possiamo chiamare così, “coordinate” da prendere in considerazione: quella orizzontale che tocca i fratelli, i loro bisogni, la mia sensibilità di voler dare una mano, aiutare, farmi presente. E quindi anche l’annuncio della “verità, della via e della vita”. E l’altra, in cui, più verticale, si tocca il nostro rapporto con il Signore: lo “stare con Lui”, la mia sensibilità spirituale, la mia preghiera. Il pormi alla Sua presenza.

Questi due aspetti sono fondamentali per una riflessione vocazionale. La loro presenza mi indica una possibile chiamata che, di fatto, si snoda poi in incontri, momenti, condivisioni e vera presenza del Signore nel nostro cuore.
Il sacerdote non “dice” solamente Messa ma è “Alter Christus”, parla, consola, aiuta, annuncia… toccando i bisogni sia spirituali sia umani di ogni uomo. È questa la realtà con la quale mi devo confrontare sapendo che Lui non ci obbliga… ci attira.

È giusto chiedere a Dio un segno?

Andrea chiede:
Un mio buon amico mi ha detto che ha sognato di essere prostrato ai piedi dell’altare di un santuario per ricevere il Sacramento dell’Ordinazione. Ora vuole provare ad entrare in seminario ma ha paura. A volte pensa anche al matrimonio ed è confuso. Mi ha detto che ha chiesto a Dio un piccolo segno per il quale ha fissato un limite di tempo.
Solo lui e Dio sanno qual è il segno. Nel momento in cui ho sentito come questo mio amico stia cercando di discernere la sua vocazione per la vita mi è sembrata una cosa sbagliata. Gli ho consigliato di parlarne con un Direttore Spirituale per dirgli quello che è successo ma a lui non piace questa idea. Sono molto preoccupato per lui, anche perché non mi sembra giusto lasciarsi guidare, per una cosa così importante come la propria vita, basandosi su dei segni. Cosa posso fare per aiutarlo?
Caro Andrea,

Anch’io penso sia sbagliato voler chiedere a Dio segni concreti dando una scadenza. Nel Vangelo troviamo le parole di Gesù che dice che “questa generazione vuole dei segni ma non le sarà dato nessun segno tranne quello di Giona”… Il Signore non diceva questo perché non voleva che la gente capisse che cosa doveva fare ma lo diceva perché aveva già dato molti segni e questi uomini non volevano capire. 

Penso anche che un sogno non può essere un segno così evidente da giustificare il fatto che il Signore stia chiamando questo tuo amico. Normalmente i “segni” vengono uno legato all’altro. Tanti punti concreti che, se uniti, formano un filo rosso che ci porta ad una meta. 

Parla con questo tuo amico e digli di intensificare la vita di preghiera e la vita sacramentale. Digli di cercare un buon sacerdote che lo possa aiutare e che se il Signore lo sta chiamando glielo farà capire non soltanto con i sogni ma anche con incontri e situazioni concrete. Digli di guardare nel proprio cuore e di cercare se ci sono disposizioni spirituali di fondo che dimostrano una attitudine alla vocazione.

Come mai tante dottrine anche nella Chiesa ?

Roberto chiede:
Ciao, sto considerando seriamente una vita religiosa, monastica ed ho alcune possibilità tra le quali scegliere. In molti monasteri, però, sento dire, anche da monaci, cose che non reputo essere veramente Cattoliche e consone alla fede della nostra Chiesa. In alcune nazioni, in questi giorni, sembra che sia quasi impossibile trovare un luogo perfettamente Cattolico e fedele al Papa. Può essere che in ogni monastero conviva tutta la gamma di modi di vedere, dal liberale al tradizionale?
Caro Roberto,

Dovunque tu vada troverai la “miscela” che proviene dal fallimento della nostra natura umana. Come l’uomo può migliorare e crescere in fedeltà nella grazia che Dio gli dona, lo stesso uomo può a volte scivolare e perdere il suo fervore, a volte tragicamente. Lo stesso può succedere alle comunità religiose. 

Dio non spegne le “sterpaglie che fumano” ma cerca di riportare ogni religioso ed ogni comunità al proprio carisma e molti consacrati hanno fatto l’esperienza di sentire il bisogno di ritornare al “primo” fervore e di riprendere il cammino di fedeltà al Signore e alla Chiesa. 

Penso che quello a cui devi mirare nella tua ricerca è il tono generale del monastero, vedere se la maggior parte dei monaci sono dedicati con fervore alla loro vita monastica in fedeltà alla Chiesa nonostante le loro limitazioni personali, se c’è una genuina atmosfera di preghiera, se c’è una sana dottrina. Osserva ed analizza specialmente il tipo di formazione che riceverai nel monastero che stai visitando. Se sentirai strane cose dette da coloro che hanno la responsabilità della formazione dei nuovi monaci penso che in questo caso dovresti cercare un altro posto. 

Se, invece, si dimostrano pieni di fervore genuino e le cose che ti preoccupano particolarmente provengono da altri luoghi, dovrai considerare ed analizzare se sarai capace di vivere una vita di fervore in fedeltà al carisma del fondatore nonostante tutto.

Come verificare la chiamata?

Giulia chiede:
Non sono sicura se devo entrare in convento o meno. Quali sono i segni che dovrei cercare per verificare questa possibile chiamata?
Cara Giulia, 

Possiamo cominciare con il chiederci come mai proprio tu ti stia facendo una domanda di questo tipo mentre molti dei tuoi amici non lo stanno facendo, neppure quelli che tu reputi più cristiani e più convinti di te. Inoltre, ti può aiutare il fatto di domandarti le ragioni per le quali pensi che magari dovresti entrare in convento. Forse la vera domanda alla fin fine potrebbe essere questa: È Cristo che mi sta facendo questa domanda? È quello che Lui vuole che io faccia con la mia vita? È questo il modo in cui vuole che io lo ami?

Ti do un po’ di lavoro da fare a casa: cerca in altre parti di questo stesso sito quali sono le qualità necessarie per una vocazione (salute, intelligenza, maturità, libertà interiore, motivi spirituali, ecc…) e cerca di capire se le hai anche tu. Se le hai, contatta il convento che ti interessa e parla con la responsabile vocazionale. Sii completamente aperta e sincera e lei potrà guidarti ulteriormente.

Perché le vocazioni femminili sono trascurate?

Rita chiede:
Perché le vocazioni adulte femminili (ho 39 anni) trovano enormi difficoltà ad essere seguite da un direttore spirituale, mentre gli uomini suscitano molto più interesse? Sento tanto l’inutilità della donna nella Chiesa, sopratutto ora che lo Stato ha limitato quasi tutte le attività per le quali sono state fondate molte Congregazioni religiose. Che mi dici? 
Cara Rita,

Prima di tutto ti ringrazio per la fiducia che mi hai dimostrato inviandomi questa domanda. Se devo esserti sincero non credo che le vocazioni adulte – per di più 39 anni non sono poi molti – trovano enormi difficoltà ad essere seguite da un direttore spirituale. Forse devo dire che con la scarsità di clero ogni anno di più si avverte la difficoltà di trovare un buon direttore spirituale visto che i sacerdoti hanno effettivamente molti impegni da svolgere. 

L’importanza della vocazione non è tanto se si è uomini o donne ma, immagino, radica nel fatto che è il Signore che sta facendo capire ad un uomo o ad una donna la sua volontà di consacrarsi e seguirlo. È il progetto, se vuoi, la missione che Lui ha per ciascuno di noi che deve essere aiutata, preservata e fatta maturare nella sequela Christi. 

Non ultimo Rita, c’è anche la grande dignità ed il rispetto che bisogna avere per ogni persona, per ogni essere umano. Quindi, può darsi che fino ad oggi tu non abbia potuto incontrare lo strumento più adatto per accompagnarti in un cammino di discernimento: non avere paura vedrai che il Signore ti farà trovare la persona e l’ambiente più giusti.

Mi sento chiamata alla clausura.

Irene chiede:
Ho 20 anni, sono una studentessa, cresciuta in una famiglia cattolica. Ho cambiato spesso amici e parrocchia alla ricerca di qualcosa che mi appagasse ma che non trovavo (Scout, Movimenti vari, ecc…) finché, da un anno a questa parte, ho finalmente trovato un cammino che corrisponde forse sin troppo a ciò che ho sempre desiderato.
Al contempo, però, un desiderio iniziò a nascere in me… la clausura. Fino a qualche settimana fa non era assolutamente nei miei programmi il solo pensarci, neanche la vita consacrata. Il mio pensiero pressante era lo studio, e lo sfruttare in maniera giusta il dono che Dio mi ha dato tra le mani.
Tra i vari libri che divoravo, iniziai a leggere “Storia di un’Anima” che mi rapì completamente…
Ora invece questo desiderio della clausura è divenuto un pensiero incessante, e non riesco a comprendere se sia frutto dell’entusiasmo personale nato dalla lettura di questi testi o effettivamente è un desiderio che mi ha suscitato Dio.
Prego il Signore di darmi discernimento e mi sono promessa di prendermi del tempo per comprendere questo momento, se è appunto un entusiasmo improvviso che se ne andrà così come venuto o se effettivamente è una chiamata (il che mi piacerebbe davvero, per quanto ne abbia un po’ di paura).
Vi prego di pregare per me, molto, e di consigliarmi a tal proposito.
Carissima Irene, 

Se devo dirti la verità, quella che ho letto è una storia che mi ha fatto sentire la mano del Signore e come Lui sa compiere i passi giusti nella nostra vita. Gioia, paura, desiderio di pienezza, amore vero… insomma ci sono tutti gli ingredienti per un autentico cammino di discernimento. Bene così. 

Normalmente, a mails come la tua, rispondo sempre facendo un esempio, forse un po’ banale, di quel giovane che andando a scuola ogni giorno passa davanti alla vetrina di un negozio di abbigliamento. Ogni giorno si ferma di fronte a questa vetrina ed osserva una maglia che gli piace molto. La vede, la osserva, vorrebbe entrare ma poi va via. Un bel giorno si ferma ancora di fronte a questa vetrina e scopre che non c’è più… ti puoi immaginare come ci rimane! A questo giovane do sempre questo consiglio: non aver paura entra nel negozio e prova questa maglia. Non devi comprarla subito, provala, vedi un po’ come ti sta. Forse non ci sarà la tua misura, forse non ci sarà quella con il tuo colore preferito, forse… ma comunque, qualunque cosa ti troverai, avrai potuto toccare con mano questa realtà… e non accorgerti troppo tardi di aver perso una opportunità importante per la tua vita.  
 
Anche a te, cara Irene, do questo consiglio, non so ancora se il Signore ti stia chiamando ad entrare nella realtà della clausura, non so bene se tu abbia una vera vocazione oppure no, però varrebbe la pena entrare in questo negozio e provare, anche se per il momento non si può compare, questo vestito. Avvicinati allora ad un Carmelo e comincia una conoscenza tranquilla e serena. Parla con la Madre superiora, chiedi un po’ meglio com’è la loro vita, la loro esperienza del Signore. Chiedi quali sono i primi passi che si possono fare in questa realtà, chiedi di poter vivere un fine settimana, oppure una settimana intera, con loro. Per poter amare bisogna, prima di tutto, conoscere, poi potrai anche seguire ciò che ami. 

Ecco i primi passi accanto, come sempre, alla preghiera, alla lettura del Vangelo e alla vita sacramentale. Cominciamo a poco a poco il cammino e vedrai che preso arriverai alla vetta… magari proprio quella del Monte Carmelo!

Voler fare qualcosa per Cristo può essere una vocazione?

Michela chiede:
Sono una giovane psicologa. Ho scelto questa disciplina perché desideravo essere utile agli altri, aiutare e sostenere il prossimo. Ma ora penso che non sia la strada giusta per me. Mi vedo, piuttosto, vicino ad un letto di ospedale, vicino ad un persona sofferente. Vicina alla gente povera e bisognosa. Ma non semplicemente come volontaria anche perché, ormai, il dedicare soltanto qualche ora alla settimana, o anche qualche ora al giorno, non mi sembra sufficiente. Voglio mettere Cristo, che è negli altri esseri umani, al centro della mia vita. Voglio lasciare ogni cosa che lega le mie mani, la mia anima, la mia mente e diventare una “serva” dell’’amore in una comunità che esprime questo stesso ideale riguardo agli esseri umani che soffrono.
Ma non sono ancora sicura di decidermi a questo passo. Qualche volta mi viene la tentazione di pensare: “magari è solo un voler fuggire dalla realtà quotidiana”. Oppure sto cercando di darmi un’altra spiegazione. Allo stesso tempo sento che nulla ferma questo “magnetismo” inusuale che sento dentro di me, che mi spinge direttamente sulla via di una vita in comunità. Quello che chiedo è semplicemente un consiglio e un aiuto in questo difficile momento della mia vita.
Cara Michela,

Non penso che tu debba dubitare ancora sull’autenticità della possibile chiamata. Comincia con il fare il primo passo verso una verifica. I tuoi motivi (per essere vicina e servire Cristo nelle persone che soffrono) vengono dall’amore che Dio mette nei nostri cuori attraverso lo Spirito Santo. Non sto dicendo che tu abbia sicuramente una vocazione e che dovresti immediatamente lasciare tutto, sto semplicemente dicendo che hai buone ragioni per supporre che potresti avere una vocazione, e che dovresti provare a verificare se ce l’hai concretamente.

Per poterlo fare, prima di tutto, continua a pregare ed ad offrire te stessa a Cristo, dicendogli che tu vuoi amarlo e servirlo totalmente in qualsiasi modo che Lui desidera. Mentre stai coltivando questi pensieri, se non hai già in mente una comunità dove pensi di poter essere accolta, inizia la tua ricerca. 

Ti senti chiamata ad uno ministero o carisma specifico? Questo dovrebbe rendere la tua ricerca più facile. Una volta identificata una comunità, nella quale pensi di poter essere chiamata, parla con la persona incaricata delle vocazioni. Ti potrà guidare al passo successivo nella tua riflessione e ti aiuterà a discernere la realtà della tua chiamata. Potrai, quindi, arrivare ad una conclusione.

La vita religiosa è meglio della vita da sposati?

Maria chiede:
Perché la vita religiosa è considerata una vocazione più grande o migliore della vita da sposati? So che San Paolo lo dice nella prima lettera ai Corinzi perché facendo così si imita Cristo ed inoltre possiamo amare un grande numero di persone. C’è una ragione più importante che non afferro?
Cara Maria, 

La ragione essenziale la troviamo scritta proprio in S. Paolo dicendo che consacrandoti completamente a Cristo puoi amarlo senza distrazioni, più intensamente; puoi seguire il sentiero dell’obbedienza, povertà e castità che lui scelse per se stesso e per Maria, sua Madre; così facendo tu sei un segno visibile del paradiso che ci aspetta (sia che non ci si sposi o che ci si sia dati in matrimonio),  e tu sei totalmente al servizio dei bisogni del suo Corpo, la Chiesa. 

Ma, poiché, come esseri umani, siamo continuamente tentati dalla vanagloria e dal senso di superiorità, come se tutto fosse merito nostro e dipendesse da noi essere delle persone speciali, penso che ogni descrizione della superiorità della vocazione alla consacrazione debba essere preceduto da questo semplice fatto: Questa bellissima vocazione, che porta così tanta soddisfazione alla persona che la vive sinceramente e onestamente (avete mai visto qualcuno più profondamente felice che, per esempio, Papa Giovanni Paolo II o Madre Teresa?), è per coloro ai quali è stata data perché per l’uomo è impossibile ma per Dio tutto è possibile. Il dono della vocazione è dato gratuitamente dal Signore non per meriti personali ma per sua generosità. 

Ma vorrei completare la risposta dicendo che un altro punto da prendere in considerazione e da tener ben presente è il fatto che l’effettiva santità di una persona non è data dal tipo di vocazione che ha ricevuto ma piuttosto nell’onestà e integrità con cui viene vissuta. Un semplice fatto che ci riporta velocemente sulla terra è questo: esistono molti laici santi, e non ogni religioso consacrato è un santo. Non metto in dubbio che la vita religiosa ci da più opportunità di crescere in santità, e ogni consacrato dovrebbe essere un esempio da seguire, ma il fatto è che non tutti lo siamo, anzi. 

Questo fatto non è soltanto umiliante ma è anche molto pericoloso perché a coloro a cui viene dato di più, viene chiesto di più. Dio non dice solamente che dovremmo essere più santi, Lui conta anche sul fatto che noi dovremmo sentirci più santi poiché Lui ci chiede di più per quanto riguarda la sua conoscenza, la preghiera, la carità, il servizio verso il prossimo, ecc… perché ci ha dato di più!

Che cosa devo fare per diventare suora?

Gabriella chiede:
Come posso imparare e provare ad essere una suora senza diventarlo in realtà? Penso che questa sia la mia chiamata, ma voglio essere sicura di apprezzarla veramente e imparare ogni cosa prima di entrare a farne parte realmente. Ed ancora, che cosa devo fare per diventare una suora? Che passi devo fare?
Cara Gabriella, 

Il miglior modo per poter diventare una buona suora è quello di frequentare una comunità di suore, quella a cui sei interessata. 

Di solito alle ragazze interessate viene dato un programma da seguire che serve per una preparazione prossima e immediata ad un futuro ingresso. Ci sono dei momenti conviviali e dei corsi più o meno lunghi nei quali poter fare esperienza sul “campo” e verificare meglio la propria chiamata. 

Durante questo periodo non devi vedere se ti “piace” la comunità che stai visitando ma ti devi chiedere se tu puoi far parte di questa comunità, se ti senti come a casa e se il Signore ti sta chiedendo proprio di entrare in questa comunità.

In tutto questo troverai dei sacrifici da vivere e delle rinunce da fare. Ciò non vuol dire che il Signore non ti stia chiamando, vuol dire che sei chiamata ad essere generosa. 

Non ti preoccupare comunque, il Signore da per primo ciò che poi ci chiede.

Dio può dare degli avvisi di chiamata?

Samantha chiede:
Ho sempre voluto crescere per diventare come una delle signore che ci insegnavano Catechismo, ed ora, sto sentendo il desiderio di diventare una suora o di servire in qualche modo Dio, ma non sono sicura quale sia la chiamata nella mia vita… Quando ricevetti la Cresima ed in Chiesa le luci si abbassarono, mi trovavo vicino all’altare ed udii qualcuno chiamare il mio nome, mi girai e non vidi nessuno intorno all’altare, solo Gesù sulla croce, non sono sicura che quella fosse una chiamata, o che avessi delle allucinazioni. Per favore aiutami.
Cara Samantha,

Non posso dire se fu la tua immaginazione o no, tuttavia non darei a questo fatto troppa importanza. Quello che ha più valore è il fatto della graduale maturazione spirituale nella tua vita, la costante attrazione che hai provato verso il donare la tua esistenza a Dio, specialmente da quando hai fatto entrare più preghiera nella tua vita. Il desiderio di fare qualcosa di grande per gli altri.

Quindi, penso che dovresti metterti nelle mani di Dio ogni volta che preghi, magari comincia a fare delle esperienze conviviali in alcuni ordini religiosi, comincia con quelli che conosci meglio o che sono più vicini a casa tua. 

Vediamo quello che succede e ti accorgerai che queste azioni concrete ti daranno molti più dati oggettivi sui quali poter fare un buon discernimento di vita.

Come pregare meglio?

Rebecca chiede:
Qualche volta quando prego ho difficoltà nel concentrarmi in quello che dico e devo ripetere la preghiera a volte più di due volte. Conosci qualche sistema per aiutare la mia concentrazione? Mi sento veramente male ogni volta che succede.
Cara Rebecca,

Stai facendo la cosa corretta: cerchi di fare del tuo meglio! 

Spesso ci distraiamo durante la recita delle nostre preghiere ma, finché ci sforziamo di evitarlo, Dio capisce e gradisce quello che cerchiamo di ottenere con il nostro sforzo. 

Non dimenticare che il centro focale della nostra preghiera è sempre Dio, il cercare di conoscerlo, il dirgli che lo amiamo, il ringraziarlo ed il glorificalo. Non ultimo il chiedergli quello di cui noi e gli altri abbiamo bisogno. 

Continua ad agire così e sarai sempre sulla strada giusta nonostante le tue distrazioni.  

Esistono segni premonitori per diventare suora?

Angelica chiede:
Ho una forte tentazione di scrivere semplicemente il mio nome e dire; “Ciao, qual è la mia vocazione?” So che non è così semplice. Ma, ci sono segni che indicano una speciale predisposizione per diventare suora? Sono molto confusa.
Cara Angelica,

Per quanto riguarda i segni che indicano una vocazione ti dico subito che ce ne sono ma, stai attenta, non sono infallibili. Lascia che ti spieghi. Perché tu abbia una vocazione ci sono certe condizioni alle quali devi ottemperare e, più precisamente, iniziando dal fondo: devi avere la necessaria salute fisica per poter seguire la vocazione, la necessaria salute psicologica ed emozionale, la necessaria intelligenza e, ultimo, devi avere una maturità proporzionata alla tua età.  

Tutte questi elementi non ti rendono straordinaria, semplicemente normale. Rappresentano la base umana necessaria per una vocazione e, quindi, se manca qualcosa che non puoi acquisire mettendoci un po’ di sforzo e di buona volontà, sarebbe un segnale che non hai una vocazione.

La condizione finale, se esistono tutte le precedenti, è, per così dire, il collante: devi essere interessata alla vocazione per una ragione valida. Non sarebbe sufficiente voler diventare suora per poter viaggiare, o per insegnare, o per curare gli ammalati… Queste sono ragioni umane che stanno sul piano naturale, anche se le ultime due hanno dei fini veramente grandi e che ti fanno onore.  

Il tuo interesse dovrebbe essere motivato dalla fede: accudire gli ammalati, o insegnare, per servire gli altri per amore a Cristo, per esempio; o per usare la tua vita nel modo che più piace a Dio, o per salvare la tua anima …  

Secondo me il più grande segno è il fatto che tu ti sia fatta questa domanda. Questo spesso indica che Dio sta parlando alla tua anima, facendoti muovere, guidandoti progressivamente affinché tu possa guardare dentro di te di più ed ad aprirti maggiormente alla sua grazia.
Se hai le condizioni di base, quelle che ho, in qualche modo, precedentemente menzionato, sicuramente ti converrà esaminare più a fondo se per caso il Signore non ti stia chiamando sul serio. Visita un convento o una congregazione di suore che ti interessa. O conosci più da vicino uno dei nuovi Movimenti di vita consacrata della Chiesa. Incontra e conosci queste persone, vai ad un ritiro spirituale. Fa amicizia con una suora.

Fondamentalmente fatti la domanda più importante in questo senso: “è Dio che mi chiama?”… chiediti anche: “ho voglia di rispondere SÌ, se Lui mi stesse chiamando?” A volte questo è il problema principale per quanto riguarda la vocazione.

Tanti mi sognano religiosa. Che segni vedono in me?

Cristina chiede:
Recentemente ho iniziato a considerare una vocazione alla vita religiosa dopo che un sacerdote mi ha consigliato di farlo (prima questo pensiero era passato diverse volte per la mia mente, ma l’avevo sempre deriso e scacciato velocemente). Da allora ne ho parlato con alcune persone e circa il 90% di loro mi ha detto: “non ne sono sorpreso”! Ne ho parlato con il mio parroco e anche lui mi ha detto che lo pensava, anche perché vedeva alcuni segni di una possibile vocazione. Quindi, se tutte le persone alle quali l’ho detto mi hanno risposto in quel modo… che segni vedono in me? E, per ultimo, pensi che sia perché ho scacciato dalla mia mente quel pensiero così tante volte che Dio ha mandato quel sacerdote nella mia parrocchia per incoraggiare questa possibile chiamata?
Cara Cristina, 

Non so con esattezza che cosa possono aver visto in te le persone che ti hanno parlato e che ti conoscono, ma alcune delle cose che mi fanno pensare che qualcuno può avere una vocazione è quando vedo che hanno, oltre che la normale salute, intelligenza, e la vivacità di una persona giovane, una grande sensibilità spirituale ed una disposizione al servizio.  

Non faccio molta fatica a pensare che tu possa avere una vocazione, ed il fatto che il sacerdote, di cui parli, possa essere venuto nella tua parrocchia come parte della provvidenza di Dio per farti capire che ti sta chiamando può essere un segno vero ed autentico. 

Penso, comunque, che tu debba considerare il fatto di avere una vocazione più seriamente e con più dedizione e, quindi, comincia a chiedere a questo sacerdote che ti aiuti a vedere se ci sono anche le qualità e le disposizioni corrispondenti ad una possibile chiamata. Pensa a quello che significa consacrare la tua vita a Lui e ad usare la tua vita per aiutare gli altri a conoscerlo. Parla con Lui del valore della tua vita, del tempo, e che cosa vorresti potergli dare alla fine della tua vita. Tutto questo ti aiuterà a capire meglio e a rispondere nel migliore dei modi.

Quali sono i segni vocazionali?

Teresa chiede:
Sto facendo un cammino di verifica e sento di avere la vocazione per entrare in una comunità. Mi hanno detto che bisogna riconoscere dei segni specifici per capire se la chiamata è autentica. Puoi gentilmente dirmi quali sono questi segni?
Cara Teresa, 

Esistono segni, diciamo più generali, che sono comuni a tutte le vocazioni e poi ci sono segni più specifici che ci fanno capire verso quale realtà religiosa siamo stati chiamati.

I segni specifici hanno a che vedere con la salute fisica, quella psicologica, maturità specifica dell’età del candidato, abilità intellettiva, salute e motivi spirituali, sensibilità verso un tipo determinato di servizio verso gli altri. Questi segni specifici sono quelli che generalmente associamo ad una determinata realtà religiosa, in base al tipo di carisma che il Signore ha messo all’interno dell’istituto. Per esempio, pensa ad una suora in una clausura, oppure pensa ad una suora appartenente alla comunità di Madre Teresa di Calcutta. Come vedi le cose cambiano parecchio. 

Circa i segni più generali ti posso dire brevemente che:  

Salute fisica significa la normale salute per un giovane, senza problemi fisici che possano impedirgli di eseguire i normali compiti e le responsabilità facenti parte della particolare vocazione considerata.

Salute psicologica ha lo stesso significato, ma applicato alla psicologia: libertà da malattie mentali, inclinazioni, psicosi o nevrosi, ossessioni, ecc… Capacità di superare lo “stress” incluso nella “gestione” normale della propria vocazione. 

Maturità specifica dell’età e connessa ad un certo grado con la salute psicologica: avere la capacità di discernere, una coscienza ben formata e capace di discernere correttamente prima di agire o prendere una decisione. Una buona volontà non deformata o inclinata alla pigrizia in modo esagerato. Indipendenza dalla pressione portata dai coetanei, stabilità emotiva, ecc… Naturalmente ci si può aspettare di più da un giovane di 24-26 anni che da un ragazzo di 16-18 anni. Per questo si usa dire “questo o questa giovane” è ad un livello proprio per la sua età.  

Abilità intellettiva. Poiché la maggior parte delle vocazioni richiede studi universitari, bisogna avere la necessaria capacità. Questo non succede per tutte le vocazioni, bisogna, quindi, chiedere al gruppo a cui si è interessati se c’è bisogno di avere la maturità oppure, da fratello o sorella, non ce ne bisogno… 

Salute spirituale. Normalmente è necessario aver raggiunto una certa stabilità nella propria vita spirituale, anche se ci possono essere ancora delle lotte interiori dovute ad una maturità spirituale da formare. Questo significa che non ti sei convertito o convertita da poco o da pochissimo, che non sei portato o portata a strane devozioni, che dai a Dio il giusto posto nella tua vita, che hai una fede attiva nella Chiesa così com’è stata fondata da Cristo, nei suoi dogmi e nelle sue verità, ecc…   

Motivi spirituali: questo significa che guardando alla propria vocazione si è motivati da qualcosa di più che non la convenienza umana o l’ambizione personale ma un desiderio di salvare anime, di usare la propria vita nel modo che più piace a Dio, di portare agli altri la misericordia di Dio, essere più preoccupati per quello che si è chiamati ad essere che non a quello che si è chiamati a fare.  

Cara Teresa, spero che questi spunti e riflessioni ti aiutino in qualche modo a fare chiarezza nella tua mente. So che la risposta è breve ma, probabilmente, potrai confrontarla con la tua personale esperienza e approfondire con la tua guida spirituale.

Consigli per un novizio

Michele chiede:
Sono novizio in un ordine religioso. Mi stavo chiedendo se tu potessi darmi qualche suggerimento per ottenere il massimo dai miei anni di noviziato.
Caro Michele,

Penso che il Noviziato sia il passo più importante nella formazione di un religioso. È il luogo dove riconosci e fai tue le due forze convergenti nella tua vita il lavoro dello Spirito Santo all’interno della tua anima, che ti chiama a servirlo in un modo particolare, e il carisma del Fondatore del tuo ordine religioso che fa eco a quegli ordini dello Spirito e esercitano una misteriosa attrazione su di te portandoti verso il tuo ordine. 

Crescita nella preghiera, crescita nella tua personale conoscenza di Cristo, crescita nelle abitudini e attitudini di un religioso, il tuo apprezzamento e comprensione dei voti vissuti nel tuo ordine, crescita nel tuo amore per la Chiesa e la tua decisione di servirla secondo il carisma del tuo ordine, crescita nell’amore e apprezzamento degli altri ordini e movimenti in seno alla Chiesa… C’è così tanto da fare in noviziato che veramente rappresenta le fondamenta di tutto quello che verrà dopo.

Penso sia molto importante che tu ti metta sotto la guida di un religioso che ama il tuo ordine e il tuo Fondatore e sia totalmente dedicato a questo scopo. Se il tuo ordine ha una lunga storia studiala, impara dalle vite dei grandi uomini e santi che ha dato alla Chiesa. Soprattutto fissa nella tua vita una solida base di preghiera e la tua capacità di sacrificarti per poter essere fedele. Impara ad amare i tuoi voti come mezzo per donare te stesso interamente a Cristo e alla Chiesa, ed acquista le abitudini necessarie per mantenerle: uno spirito di fede e sacrificio, soprattutto. 

Spero che questo ti aiuti in qualche modo. Probabilmente non ti ho detto nulla che tu non abbia già sentito dai tuoi educatori…

Nella mia vita manca qualcosa.

Cinzia domanda:
Le scrivo perché mi trovo in un periodo di grande confusione riguardo quello che vorrei fare della mia vita. Negli ultimi giorni sembra essere esplosa dentro di me la percezione di qualcosa che già da qualche tempo si era insinuato, ma senza che si manifestasse come invece sta succedendo ora. Mi spiego meglio: è da qualche mese che mi sono avvicinata di più a Dio con la preghiera, e questo grazie soprattutto alla suora che dirige il collegio universitario in cui vivo da studentessa.
Più le mie preghiere si sono intensificate più è aumentata, in parallelo, la mia voglia e il bisogno di partecipare alla Messa, di comunicarmi e di ricevere il sacramento della Confessione. La percezione dell’amore profondo che il Signore ha per me e per tutti noi è cresciuta, come penso sia normale, durante la Settimana Santa e tutt’ora mi accompagna nella vita quotidiana. E’ da pochi giorni però, come le dicevo, che si è manifestata in me con grande forza l’idea di voler fare di più, molto di più per il Signore, di dedicarmi completamente a Lui, cercando di seguire la sua Parola e di portare il bene tra gli altri. Mi ritrovo in molte delle descrizioni che diverse ragazze e donne le hanno fatto di quello che sentono, e alterno stati di grande gioia e commozione ad altri di angoscia e profondo turbamento.
Già circa tre anni fa mi ero sentita completamente investita dall’amore di Dio, sempre prima di Pasqua e in seguito alla prima confessione sincera e profonda della mia vita, dopo tanto tempo che non ricevevo quel sacramento. Allora, tuttavia, non mi era parso alla mente il richiamo che sento ora, anche perché dopo pochi mesi avevo conosciuto il mio attuale ragazzo e mi ero innamorata di lui. Ora però anche il rapporto con lui sembra non bastarmi più; in generale sento che nella mia vita manca qualcosa e credo che questo qualcosa sia una comunione più profonda con Dio. Mi rendo conto di essere molto tempestiva – e probabilmente avventata – a scrivere queste cose, eppure sono percezioni che condizionano nel profondo la mia giornata e sembrano spingermi davvero verso Dio. Ovviamente, come le dicevo, accanto alla gioia profonda che riesco a provare in questi momenti in altri sono tormentata da un’angoscia altrettanto profonda, che mi spinge a tornare alla vita e al pensiero di prima, letteralmente assalita dalla paura e dal senso di inadeguatezza. E’ da lì che si genera la confusione di cui le ho parlato all’inizio di questa lunga mail.
Tenga conto anche del fatto che non mi era mai venuta alla mente l’ipotesi di diventare suora prima d’ora e che sono sempre stata una ragazza piuttosto combattiva e ribelle. Nessuno, credo, potrebbe pensare a me come onorata dal dono di una vocazione. Ora non mi sembra vero che proprio la stessa persona ribelle possa fare simili pensieri. Sto cercando di andare a messa il più possibile, prego spesso, e non solo per trovare una risposta alle mie domande, ma anche perché sento entrambe le cose come esigenze intime e profonde. Ma il tutto, come sempre, è minato dalla paura che mi accompagna sempre. L’angoscia che provo mi fa venire in mente ciò che Kierkegaard ne diceva a riguardo, ed è questa angoscia che mi spinge a riflettere: so di essere sempre la stessa persona di un tempo e mi rendo conto che potrei ripetere gli errori passati. Su tutto questo, però, si è innestata la nuova consapevolezza di cui le ho parlato, anche troppo ampiamente. Quello che le vorrei chiedere è un po’ di chiarezza e qualche consiglio pratico su cosa fare per capire qual è la mia strada e anche per vincere il turbamento e lo scoraggiamento che mi assalgano. 

Carissima Cinzia, 

Ho letto attentamente la mail che mi ha voluto “regalare” e mi ha impressionato molto la tua riflessione riconoscendo, per così dire, molti dei “segni” di una possibile chiamata. Intimità con il Signore, voglia di fare/dare di più, intensità della preghiera, inadeguatezza personale… insomma ci sono proprio tanti aspetti importanti. Ricordati che la vocazione è una chiamata da parte del Signore, non un desiderio personale, e che quindi la nostra vita implica non solo una scelta ma, molto di più, una risposta ad un progetto che nasce dall’amore autentico del Signore per ciascuno di noi. La nostra “risposta” si inscrive nella generosità della nostra vita. 

È proprio Lui il primo interessato affinché ciascuno di noi possa capire fino in fondo e vivere la chiamata, la vocazione, che ci ha affidato, è proprio Lui che, conoscendo le nostre debolezze e le nostre miserie (leggi un po’ nel vangelo i dubbi e gli errori di Pietro, il comportamento di Giovanni e di Giacomo, la storia di Matteo il pubblicano, ecc…), ci da la grazia per poter rispondere. Mi ricordo che uno dei corsi di filosofia che ho seguito durante la laurea trattava appunto di “filosofia della religione” e toccavo proprio questo aspetto: Dio si presenta agli uomini come “tremens et fascinans”, tremendo ed affascinante. Ed è così che gli uomini si sentono alla Sua presenza.

Ti chiederei di vivere in ogni istante della tua vita le virtù teologali: la fede per “credere” fermamente in Lui e credere che Lui è un Padre buono, premuroso con ciascuno dei propri figli. La speranza per “sperare” soltanto in Lui e sentire in questa speranza la sua “provvidenza” che non ci abbandona e non ci lascia soli. La carità per imparare ad “amare” e così guarire il nostro cuore che fa così tanta fatica ad amare e a sentirsi amato. 

Forza, non ti lasciar vincere dalla tentazione che tutto dipende da noi, che tutto è sulle nostre spalle. Il Signore non ci obbliga, ci “attira” e non ha paura delle nostre miserie. Mai.

Affida molto il tuo cammino e la tua possibilissima chiamata a Maria. Da quando sono entrato alcuni anni fa in noviziato ho imparato che qualsiasi cosa affidiamo a Lei arriverà a “porto” sicuro. Per questo motivo recita ogni giorno il Santo Rosario, tra poco tempo sentirai i grandi benefici (soprattutto la pace e la serenità) che questa preghiera porterà al tuo cuore.

Posso essere sicuro al 100%?

Paolo chiede:
Ho 18 anni e frequento l’ultimo corso delle superiori, non avevo mai pensato al sacerdozio fino ad un paio di anni fa’ quando, durante le pulizie di Pasqua nella nostra parrocchia ho incontrato due seminaristi che stavano facendo la loro preghiera di fronte al Tabernacolo. Ho pensato che sarebbe bello poter “consolare” il Signore e stare sempre con Lui. Ad un certo punto, improvvisamente, mi è venuta questa idea.
Attraverso gli anni è aumentata costantemente fino ad oggi e in questo momento sento di dover prendere una decisione su quello che farò dopo le superiori. Non ne ho parlato ancora con nessuno, perché desidero essere prima sicuro di me stesso, ma ho fatto qualche domanda ad un paio di sacerdoti per sapere che cosa sia la vocazione, come si manifesta, che cosa fare se per caso… . uno di loro pensa che se sento il desiderio di diventare sacerdote questo è già un indizio di vocazione e, quindi, dovrei entrare in seminario; l’altro pensa che la vocazione non può essere spiegata; è semplicemente il desiderio di servire Dio e i nostri fratelli in modo speciale.
Adesso sono un po’ confuso e per di più mi sento pressato da parenti, amici e la mia famiglia che mi spingono ad iscrivermi all’università, ma non sono sicuro al 100% che questa è la volontà di Dio per me! A questo punto devo, in ogni caso, prendere una decisione prima di quest’autunno e per questo ti chiedo un consiglio.
Caro Paolo, 

La prima cosa che penso dovresti fare per sentirti più tranquillo mentre stai cercando di capire la volontà di Dio è quella di iscriverti comunque all’università. Questo non ti obbliga ad andarci ma, in ogni caso, non è in conflitto con il discernimento ed il cammino che devi fare per verificare seriamente la tua vocazione. 

La seconda cosa è che devi parlare ancora della tua vocazione con un sacerdote del quale hai fiducia. Spesso la chiamata comincia con piccoli avvenimenti quotidiani (come incontrare quei due seminaristi di cui mi hai parlato), poi matura lentamente e prende forma. L’interesse verso la vocazione, specialmente quando è costante nel tempo, è spesso un segno di una chiamata autentica, ma non è sufficiente. Devi essere sicuro che ci siano presenti anche altri indizi (i segni fisici, psicologici e spirituali che dimostrano le qualità necessarie affinché il Signore ti stia chiamando veramente) e che, nella tua vita, non ci sono segni contrari alla vocazione. Questi sono gli argomenti di cui puoi parlare con questo sacerdote. 

Devi considerare anche se Dio ti chiama ad essere un sacerdote nella diocesi o in un ordine religioso. Nessuno è sicuro al 100% circa la propria vocazione. Per questo motivo la Chiesa propone ai giovani che sentono la chiamata di verificarla e di maturarla precisamente durante il periodo del Seminario. È un tempo importantissimo di crescita e di verifica. Un tempo che mettiamo a disposizione del Signore per capire meglio, per discernere con più profondità e più attenzione.

Non posso cercare il 100% di sicurezza. Ma non soltanto per quanto riguarda la vocazione. Se ci pensi bene anche uno studente universitario all’inizio del suo percorso non è sicuro al 100% che questa sia la facoltà più giusta per lui. Neppure nel campo del lavoro, neppure in un fidanzamento, neppure… Come vedi, in tutti gli aspetti della nostra vita c’è sempre un piccolo “margine” che dobbiamo affidare al Signore e alla sua provvidenza. Questa visione di fede ti aiuterà ad essere sereno e tranquillo e ti darà la gioia di sapere che la tua vita è nelle Sue mani. Per il momento è sufficiente verificare che ci siano i segni, che non ci siano ostacoli, e che la tua risposta sia mossa da un motivo spirituale nel seguire il Signore. Chiamata, segni, risposta. Tutto qui!

Commenti chiusi