Perchè studiare tanto per diventare sacerdote?

Pino chiede:

La mia vocazione nasce sin da piccolo, poi, dopo una pausa di vita con una ragazza durata circa 5 anni e successivamente ad un Pellegrinaggio a Lourdes, ho capito che la mia strada è protesa all'incontro totale con Dio e quindi nella strada del sacerdozio. Purtroppo però non sono uno al quale piace tanto studiare ed è per questo che ho interrotto gli studi ed ora dopo anni di pausa, dallo scorso anno, li ho ripresi ed ora dovrei fare l'ultimo anno di ragioneria e conseguire il diploma.

E' possibile che un ragazzo (ben maturo di 34 anni), debba studiare tanto per diventare sacerdote e quindi per poter seguire la strada segnata sin da piccolo? E' possibile seguire la via del sacerdozio offrendo se stesso al Signore ed imparare soltanto le cose fondamentali per esercitare bene questo sacro Ministero?


  
Carissimo Pino,


Sarò forse un po' telegrafico ma spero di poterti dare due dritte circa la chiamata sacerdotale che il Signore, penso, ti stia facendo.

Da una parte è molto importante ricevere una buona formazione spirituale ed accademica. Il sacerdote è lo strumento che il Signore ha voluto scegliere in questo mondo per portare avanti una missione di vita eterna. Quanto più "capace" è questo strumento tanto più sarà efficace in questo compito. Ogni seminario, poi, propone ai propri seminaristi un iter formativo ben strutturato e profondo in grado di dare tutti gli strumenti di conoscenza affinché si possa conoscere, amare e seguire il Signore.

Gli anni di studio non sono come quelli di un universitario che fino a quando non finisce la laurea e da l'esame di stato non conta nulla ma è una conoscenza ed un approfondimento delle cose di Dio.

Non ti sembra affascinante e per di più che valga molto la pena poter conoscere fino in fondo la nostra fede ed il nostro credo?

Forza, non avere paura e non ti privare di questa grande opportunità di conoscere di più il Signore.

Domande correlate:

Esistono borse di studio per il seminario?

Bruno chiede:


Come posso diventare sacerdote non avendo soldi per andare in seminario? Esiste qualche gruppo dedito ad aiutare chi come me desidera diventare sacerdote?



Caro Bruno,


Dipende dal luogo in cui ti trovi. In molte nazioni esistono gruppi ed organizzazioni che aiutano con borse di studio i seminaristi. Alcune operano localmente altre nazionalmente. Inoltre ogni diocesi ha il proprio sistema per aiutare i seminaristi.

È comunque meglio contattare la diocesi o la comunità religiosa a cui sei interessato per determinare che cosa devi fare. Il vescovo normalmente conosce quelli che aiutano il seminario o le organizzazioni che aiutano direttamente i seminaristi,  lui o i suoi aiutanti ti suggeriranno come fare.

Assicurati anche di pregare, e di fare tutto il possibile per lavorare e risparmiare.   

Devo accettare tutti gli insegnamenti della Chiesa?

Gianna chiede:


Per essere una religiosa devo accettare completamente gli insegnamenti della Chiesa? La mia fede è cresciuta enormemente da quando sono all’università grazie al meraviglioso centro di preghiera che frequento, ma accanto al crescere della mia fede ci sono anche alcuni disaccordi circa gli insegnamenti della Chiesa. Ad esempio: credo che il Papa sia un sant’uomo, molto intelligente ed istruito, un vero capo spirituale, ma non credo nella sua infallibilità. Non credo necessariamente che Maria fosse senza peccato e che Gesù fosse il suo unico figlio. E pur amando il Cattolicesimo e volendo rimanere Cattolica, rispetto il credo di altre denominazioni Cristiane e non vedo che per forza noi siamo nel giusto e loro nell’errore. Per diventare suora o sacerdote, si possono mantenere delle idee contrarie con la Chiesa come queste? O le mie convinzioni personali indicano la mia mancanza di vocazione?



Cara Gianna,
 

La tua domanda è fondamentale e cercherò di rispondere nel modo più chiaro possibile, forse ti potrai sorprendere della mia risposta.

Gianna, ti devo dire, con molto rispetto, che c’è molta confusione nel tuo modo di pensare queste cose. Un Cattolico è quella persona  che ha ricevuto il dono della fede e che si cura di questo regalo essendo docile allo Spirito Santo, cercando di capire il contenuto della propria fede con la preghiera, leggendo e studiando, ma sempre sotto la guida dello Spirito Santo, che conduce la Chiesa e le da il carisma della fedeltà su questioni di fede, moralità e dottrina. Voglio dire che noi come individui: scrittori, teologi, sacerdoti e laici possiamo sbagliare, la Chiesa non potrà mai sbagliare nei suoi insegnamenti ufficiali e definiti. Quindi, quando abbiamo delle verità che la Chiesa espressamente insegna (come il fatto che Maria nacque senza peccato, l’infallibilità del Papa, ecc...) se le rigettiamo, o le neghiamo, non possiamo considerarci realmente Cattolici.

Se non le capiamo e/o le mettiamo in discussione, questo è un altro paio di maniche. In questo caso dobbiamo chiedere, informarci, studiare… insomma darci da fare per trovare la risposta. Spesso mi sono trovato in mezzo a discussioni con persone che non accettano certi insegnamenti e dogmi della Chiesa perché o non capiscono come la Chiesa li spiega (ad esempio, pensare che con infallibilità si vuol dire che il Papa non sbaglia mai, o che la mancanza di peccato originale di Maria la mettesse allo stesso piano o addirittura ad  un piano superiore di Gesù Cristo), o non sono state spiegate a loro le ragioni per le quali la Chiesa li insegna, o non capiscono che cosa si intende con Tradizione, ecc... A questo proposito ci possono essere delle altre ragioni che però non rendono responsabili le singole persone del proprio modo di capire e di pensare.

Ma quando si scopre che c’è qualcosa di vero in ciò che la Chiesa ci insegna bisogna agire di conseguenza. Ed è, di solito, l’inizio di una meravigliosa avventura intellettuale e spirituale, perché la verità ha una bellezza ed una attrazione tutta particolare ed ha conseguenze reali per le nostre vite, le può cambiare totalmente.   

Ti raccomanderei di procurarti un testo del Catechismo della Chiesa Cattolica ed iniziare leggendo quelle parti con le quali pensi di essere d’accordo. Il Catechismo ha indici molto utili ed è scritto molto bene, ti darà molto su cui pensare e pregare.  

Potresti cercare anche dei siti web che parlano di apologetica Cattolica, vi troverai discussioni e studi riguardanti molti degli argomenti sui quali tu hai delle difficoltà. Risposte ben formulate per capire meglio la nostra fede Cristiana e Cattolica.  

Ultima cosa importantissima: prega sinceramente e cerca spazi di preghiera. Chiedi a Gesù di mostrarsi a te, chiedi allo Spirito Santo di guidarti. Sono sicuro che stai cercando la verità, ma la verità non è sempre la più confortevole, la più “conveniente”. Alle volte dobbiamo scontrarci con alcuni punti di orgoglio intellettuale e riconoscere di aver sbagliato, beh… a tutti costa un po’ di fatica.

Per quanto riguarda una possibile vocazione ti consiglio di metter in ordine prima questi punti. Facciamo un passo alla volta e, come si suol dire, “chi va piano va sano e va lontano”. Se il Signore ha questo progetto per te, te lo farà sapere e ti farà arrivare a questa conclusione.

Un seminarista può avere dubbi della propria vocazione?

Taddeo chiede:


È sbagliato per un seminarista avere dubbi riguardo alla propria vocazione al sacerdozio?


Caro Taddeo,


Devi essere capace di distinguere la differenza tra paura, domande, umiltà e dubbio. Quando li mettiamo assieme possiamo confonderci e, non ultimo, dipende anche molto da come reagiamo di fronte a essi.

È abbastanza normale sentire paura verso il sacerdozio. Dobbiamo renderci conto che non ne siamo degni non dicendocelo soltanto a parole ma fissandolo nel nostro cuore e convincendoci che se non fosse per la grazia e la chiamata del Signore tutto quello che facciamo è sempre, per così dire, a “rischio”. Saremmo veramente molto presuntuosi se pensassimo che essere sacerdoti sia solo per merito nostro. E dobbiamo renderci conto che sarebbe impossibile perseverare in questa strada senza il Suo aiuto.

Riguardo ai dubbi dobbiamo fare una distinzione sapendo che: alcuni dubbi possono derivare semplicemente dal fatto che Dio ci parla e ci può far vedere che è meglio che noi da adesso prendiamo un’altra direzione oppure, possono essere semplicemente delle tentazioni.
Il tempo del seminario è un tempo di discernimento. Qualche verifica ed approfondimento deve essere avvenuta prima di iniziare il seminario ma, durante gli anni di seminario, ci devono essere altri spunti di discernimento e di formazione. Il vescovo, attraverso i suoi rappresentanti, deve analizzare se sei veramente chiamato,  poiché lui ti riceverà un giorno in rappresentanza della Chiesa e ti ordinerà sacerdote. Tu dovrai essere “convinto” della tua chiamata, dovrai aver formato delle abitudini sane che ti aiuteranno a perseverare e a mantenerti sempre in questo servizio a Dio e agli uomini. Ogni giorno troverai in Lui la forza per corrispondere e mantenere fresca la sua chiamata.

Ci sono, comunque, alcuni aspetti verso i quali non potrai dubitare: Dio chiama alcuni uomini ad essere sacerdoti.  Quando li chiama sono uomini normali, con le debolezze classiche di ogni uomo, non li trasforma in angeli.  Il sacerdozio richiede sempre sacrificio e questo aspetto oltre ad essere sempre presente è addirittura necessario per essere sacerdoti. Sei in seminario ed il “nemico” di Cristo cerca continuamente di allontanarti da quello che Dio vuole per te. La grazia esiste, cresce sulla natura dell'uomo, ma non la sostituisce.

Non puoi risolvere i tuoi dubbi da solo. Quando li valuti e ti confronti con la loro presenza hai bisogno di un aiuto esterno, normalmente questa persona sarà il tuo direttore spirituale. Credimi che questa persona si troverà sempre in una posizione migliore della tua per formulare le giuste domande ed aiutarti a riflettere in certi momenti per darti una opinione onesta ed obiettiva se i tuoi dubbi sono frutto di una tentazione o di qualcos’altro. Normalmente se dopo un po’ riappaiono non sono altro che continue tentazioni per toglierti un po’ di pace e di serenità. Tutto qui.

Ti auguro, infine, di saper offrire ogni giorno di più il tuo cuore e la tua anima a Cristo nelle tue preghiere e nei doveri del seminario. Sii assolutamente fiducioso nel Signore. Lui ti guiderà e ti proteggerà. 

Ma troppi dubbi mi affliggono...

Andrea chiede:

Salve, sono Andrea ho 20 anni, da 5 anni faccio catechesi ad un gruppo di ragazzi solo che quest'anno ho deciso di smettere perché ho una carenza di fede. Spesso partecipo a ritiri o ad agorà o GMG e mi capita di sentir una gioia dentro, a volte mi sembra che stia nascendo in me la vocazione al sacerdozio, ma troppi dubbi mi affliggono...non so che fare...questi dubbi mi stanno portando a lasciar la mia vita d'oratorio. 


Carissimo Andrea,


Beh, penso proprio che se il Signore sta mettendo qualcosa di importante nel tuo cuore non è andando via che si risolve il problema o che si capisca meglio che cosa dover fare. Penso che sia importante invece intensificare la preghiera e chiedere ad un buon direttore spirituale che ti aiuti a chiarire i dubbi di fede che ti assillano e a fare un cammino spirituale per poter discernere la volontà di Dio nella tua vita.

Che ne dici?

A volte siamo tentati a rinviare le difficoltà e le domande importanti della nostra vita, soprattutto a causa della nostra pigrizia, ma è meglio poter affrontare con slancio e generosità questi ostacoli. La vita non si costruisce sui dubbi ma sulle certezze e, credimi, quello di “sotto”, come lo chiamo io, fa di tutto affinché giovani come te costruiscano sulla sabbia e non sulla roccia. Non avere paura di fare chiarezza e non avere paura di sentire le risposte che forse a prima vista non vorresti sentire.

Non sono degno della vocazione.

Giacomo chiede:


Al momento sto discernendo la mia vocazione sacerdotale ma, purtroppo recentemente mi sono venuti dei dubbi. Mi sono reso conto sempre più di essere un peccatore e mi sono fatto questa domanda: com’è possibile che essendo io così misero potrò un domani dare l’assoluzione agli altri? Come posso io, che ho usato le mie mani per peccare, con le stesse mani sollevare l'Ostia Consacrata? Inizio a dubitare seriamente delle mie qualità e della possibilità di poter essere un buon sacerdote.



Caro Giacomo,


Ti senti senza valore perché hai peccato e pensi che sarebbe ipocrita da parte tua perdonare gli altri e sollevare l'Ostia consacrata con le tue mani “sporche”.

Se la mancanza di peccato fosse la condizione per essere chiamati ad essere sacerdoti chi di noi potrebbe rimanere? Penso quasi nessuno. Non siamo noi sacerdoti che perdoniamo è Cristo che ci usa (il sacerdote perdona il peccatore nel nome di Cristo) e attraverso di noi rimettere i peccati. Solo Dio può perdonare i peccati. Ci viene spiegato che il sacerdote agisce e perdona in “persona Christi”.

Per cui il fatto di essere peccatori non impedisce di essere chiamati sulla via del sacerdozio. La natura dei peccati che hai commesso, la loro frequenza, quanto sono in noi radicati e l'effetto che hanno nella nostra mente, quanto li abbiamo voluti e qual è lo spirito con il quale li abbiamo commessi conta molto.

In questi punti dovrai chiedere consiglio ad un confessore o ad un direttore spirituale per vedere se in realtà il tuo passato può essere di impedimento ad una vocazione.  

Non voglio celebrare la Messa. Posso avere la vocazione?

Sandro chiede:


Mi sento chiamato ad insegnare filosofia e teologia, e vorrei difendere la Chiesa dalle eresie e dagli attacchi di questa nostra società. In passato ho desiderato diventare sacerdote ma ora non ne sono più così sicuro, anche perché non sento il desiderio di vivere tutti i “compiti” di un sacerdote. Per esempio non mi vedo a celebrare la Messa, ascoltare le confessioni, pregare tanto… e visto che non mi piace fare queste cose mi domando: significa che non sono chiamato al sacerdozio?



Caro Sandro,


Una vocazione si manifesta normalmente in una “attrazione” per qualche aspetto della vita sacerdotale o del suo ministero. L'attrazione iniziale può anche non essere verso le cose essenziali del sacerdozio e questo dipende dalla tua età e dal cammino spirituale che hai fatto fino al momento in cui hai sentito per la prima volta questa chiamata al sacerdozio.

Questa attrazione iniziale deve per forza essere approfondita perché anche se ci fosse un forte desiderio di celebrare la S Messa o di ascoltare le confessioni, queste sono cose che un sacerdote compie ma non sono l'essenza del sacerdozio.

Una parte importante della maturazione di una vocazione, che avviene in seminario, è precisamente l’approfondimento di questa prima fase della vocazione verso qualcosa che “fa” il sacerdote ad un desiderio ed una decisione di ESSERE un sacerdote. Di identificarsi con Cristo Sacerdote e Vittima nel proprio cuore e nella propria mente e di avere la volontà di abbracciare la Croce di Cristo nella propria vita, facendo sempre il Sua volontà nel miglior modo che ci è possibile. Per poter vivere tutto questo sarà molto utile la preghiera, la formazione seminaristica, la direzione spirituale, ecc… anche se la cosa più essenziale è la Grazia.

La cosa che devi fare è quella di pregare Dio chiedendogli di farti sapere se attraverso il tuo desiderio di servire la Chiesa come insegnante ti sta invitando in verità a donarti totalmente a Lui. Il tuo direttore spirituale dovrà aiutarti ad individuare se quel totale dono di te stesso può voler includere la possibilità di essere un sacerdote o se significa la consacrazione alla vita religiosa o ad un movimento laicale. Se la tua anima era aperta al sacerdozio ti suggerirei di aprirla nuovamente e di offrirti con generosità al Signore per essere un suo sacerdote. Sicuramente la nostra società ha bisogno di buoni insegnanti, ma ha bisogno specialmente di sacerdoti… ed i sacerdoti insegnano continuamente: alla gente durante le loro omelie ed ai singoli nella confessione e nella direzione spirituale.

È sbagliato entrare in seminario per problemi economici?

Giorgio chiede:


Provengo da una formazione tecnica ed ho recentemente perso la maggior parte dei miei soldi in investimenti in borsa, purtroppo ho anche perso il mio impiego. Ho una laurea in Direzione Aziendale.

Vado a messa quattro volte la settimana prego costantemente e sento una chiamata al sacerdozio. Non sono mai stato sposato o coinvolto in una relazione seria pur vivendo una vita socialmente impegnata. Sono cresciuto in una famiglia cattolica. Vorrei porti un paio di domande:

1) Sono troppo anziano per diventare un sacerdote?

2) Ho letto da qualche parte in internet che è sbagliato voler diventare sacerdote per via di problemi economici. È vero? Ogni giorno che passa desidero pregare sempre più e sento come se l’Altissimo mi chiamasse.



Caro Giorgio,


Se la sola ragione per la quale una persona volesse fare il sacerdote fosse un problema economico, beh, penso che le motivazioni per una scelta di questo tipo siano completamente sbagliate. Credo ci siano motivi ben più importanti e profondi da prendere in considerazione.

Se, invece, la cattiva situazione economica lo porta a pensare che le cose materiali sono vuote e non possono durare, che la sua anima è molto più importante, che nella vita c’è molto di più che le ricchezze materiali, che grazie a questa prova il Signore è entrato nella sua vita e che gli sta proponendo una “missione” più trascendentale, che..., e questa sincera e profonda conversione lo porta a scegliere Dio al di sopra di ogni cosa, questo sarebbe tutto un altro discorso. Questo, ovviamente, è una considerazione in generale.

Ma veniamo a noi, per quanto riguarda l’età dovresti dirmi quanti anni hai, so che a maggior età maggiori saranno le difficoltà per affrontare una vita comunitaria, un momento di formazione e di studio come è consono per una formazione sacerdotale. Inoltre con l’età ci rendiamo più indipendenti ed autonomi e quindi facciamo le cose un po’ più a modo nostro, se si può dire così.

Tutto questo, però, ti consiglio di vederlo con un buon direttore spirituale, con il quale ti potrai aprire e con il quale ti potrai confrontare. Analizza bene i “segni” vocazionali che trovi nella tua vita. Vedi il perché alla tua età non ti sei sposato. Vedi se non ci sono state esperienze negative che hai vissuto, ecc….

Pur non essendo cattolica posso entrare in convento?

Sara chiede:

Voglio entrare in un convento, ma non sono Cattolica. Frequento una Chiesa Cattolica, ma non sono stata confermata nella fede. Amo Dio, ma a volte la religione mi spaventa. Avevo l’abitudine di andare alla mia Chiesa e mi sarei messa a piangere anche solo ascoltando il Vangelo. Ho smesso di andarci per qualche tempo, ma continuo in qualche modo ad adorare. Non so che cosa fare. Sento che Dio mi chiama ad una vita di servizio, ma non so come cominciare o in che tipo di convento entrare. Ti prego aiutami nel mio cammino verso il servizio del Signore come Lui preferisce.


Cara Sara,


Possiamo fare soltanto un passo per volta, ma dobbiamo essere sicuri che facciamo ogni passo e non ci blocchiamo per paura o preoccupazione di quello che si trova lungo la strada.

La nostra vocazione è qualcosa che ci viene svelato, o viene confermato un passo alla volta. Questo ci porta ad avere fiducia ed a conoscere quello che Dio, che vigila su di noi con amorevole provvidenza, ci prepara in ogni istante a fare o ricevere nel futuro, quindi, facendo ogni cosa che dobbiamo al meglio delle nostre possibilità in effetti ci prepariamo al meglio per quello che ci capiterà in seguito.

Adesso, da quello che mi scrivi sembra che Dio ti guidi verso la fede Cattolica. Continua per questa strada, perché sembra sia il suo modo di guidarti verso quello che alla fine vuole che tu faccia della tua vita.  Tu desideri servirlo e vuoi dargli totalmente la tua vita, quindi preparati a questo dicendogli il tuo si in questo passo iniziale. Impara riguardo la fede e se percepisci che Lui ti chiama a quello, fai il passo per entrare nella Chiesa. Una volta fatto il primo passo, vedrai più facilmente il prossimo passo da fare. Continua a maturare la tua vita di preghiera e a crescere nel tuo amore a Dio andando a visitare Cristo nell’Eucaristia. Lascia che Lui continui ad aiutarti a sconfiggere le tue paure. 

Le suore lasciano la città dove sono nate?

Sabrina chiede:

Desidero sapere come Dio chiama ad abbracciare la vita religiosa per diventare suora. Desidero sapere, inoltre, se le suore lasciano la città dove sono nate e la propria nazione?


Carissima Sabrina,


Per prima cosa dovremmo dire che la vocazione, se mi permetti di analizzarla un po’ “scientificamente”, porta con sé tre elementi importanti sui quali poter riflettere e così capire se il Signore ci sta chiamando a seguirlo: la chiamata, le qualità personali e la risposta.

Le chiamate possono essere molteplici, alcune più dirette ed incisive (pensa a Paolo caduto da cavallo), altre fatte di piccoli passi che se presi uno per uno non dicono un granché ma se messi insieme ci danno un “filo rosso” che va verso una direzione ben precisa. La vocazione è una chiamata da parte del Signore a stare con Lui e portare avanti una missione. Quindi due caratteristiche ben precise e , se vuoi, segni importanti: sento nel mio cuore che Lui mi sta chiamando e sento che voglio spendere la vita per un progetto importante, per usare un parolone: una “missione”. Questa chiamata e questa missione si “incarnano” in una determinata realtà: una congregazione religiosa oppure nel caso del sacerdozio in una determinata diocesi o famiglia religiosa.

Ora, il rimanere o meno nella propria città dipende a quale realtà ti sta chiamando il Signore e a quale carisma. Ci sono suore di clausura, suore missionarie, suore dedicate all’insegnamento, alla carità, a … Come vedi, il panorama è molto vario. Nel tuo discernimento devi, quindi, verificare, sia se ci sono le premesse per una possibile chiamata, sia le qualità personali per seguirlo, sia la realtà che il Signore ti sta facendo conoscere e nella quale ti senti più identificata. Posso dirti anche, da quanto ho visto nella mia vita personale e nella storia di tanti giovani, che città, nazione, ecc… non sono così importanti quando, avendo conosciuto il Signore e avendo sentito la chiamata, la nostra vita rimane uno strumento nelle sue mani per fare il bene agli altri.

Come mantenere Dio al centro delle cose?

Angela chiede:


Frequento gli ultimi anni della scuola superiore e mi sento chiamata ad entrare in convento. Tra i compiti, i progetti, le domande per le borse di studio ed altre cose che stanno succedendo la mia vita sta divenendo sfrenata. Come posso mantenere la mia relazione con Dio al centro delle cose nel mezzo di tutto questo caos?



Cara Angela,


Fortunatamente, non è così difficile come potrebbe sembrare a prima vista mantenere Dio al centro, questo perché è un regalo che Lui stesso vuole farci. 

Vorrei dirti quello che puoi fare in questo modo: Scegli quello che vuoi fare e… fallo per amore!

Primo: “scegli”. Se la nostra vita sembra, a volte, caotica è o per il numero di cose che dobbiamo fare o per il modo come le facciamo. La vita sembra scivolarci via invece di essere qualcosa che viviamo e controlliamo. Sicuramente, c'è molto che non possiamo e/o non vogliamo controllare, ma c’è anche molto che possiamo fare. Scegli le tue priorità.

Se vuoi mettere Dio al centro una delle tue priorità sarà ritagliarti del tempo solo per Lui: tempo per andare alla S. Messa anche durante la settimana; tempo per pregare all'inizio della giornata dopo esserti alzata; tempo per dire una decina o più del Rosario; tempo per leggere cose che ci sembrano utili. C’è anche il sano divertimento e lo svago, ma non al punto di perdere tempo e, tanto meno, dimenticarci di fare le cose importanti: i nostri doveri accademici, i doveri di casa, quello che la nostra coscienza ci dice di fare. 

Secondo: fare tutto “per amore”. Alcune persone pensano che c’è un solo modo di parlare a Dio: pregare. Sbagliato! Puoi dire a Dio che lo ami per esempio sviluppando nel migliore dei modi le tue capacità ed i tuoi talenti. Puoi dire a Dio che lo ami aiutando le persone che ti sono vicine, influenzando positivamente gli altri con una testimonianza autentica di vita cristiana. Puoi servirlo rendendoti disponibile ai bisogni del prossimo, puoi compiacerlo ringraziandolo per le cose buone che hai nella tua vita. Puoi accettare con un sorriso le sofferenze e le delusioni quando ti capitano… Al mattino e qualche volta durante la giornata puoi dirgli semplicemente che tutto quello che fai è per Lui, e fallo, quindi, meglio che puoi, perché vuoi dare a Lui solo il meglio di te stessa e delle cose che hai. In questo modo la tua giornata diventerà a poco a poco una “chiacchierata” con Lui e, così facendo, ti troverai ad evitare tutto quello che potrebbe ferirlo e/o offenderlo e spontaneamente offrirgli piccoli sacrifici per le anime. 

Come vedi il “caos” non c’è più e Lui è un punto ben fermo nel mezzo della tua vita.

Posso rifiutare?

Giancarlo chiede:

Ho 25 anni, mi trovo in una situazione spirituale particolare: da ormai qualche anno c'è qualcosa che io sento che viene da fuori e mi da un senso di tristezza al cuore quando penso ad una ragazza o ad un mio futuro lavoro (sto per laurearmi in scienze politiche), sensazione che passa subito quando mi immagino prete e sento una gran pace dentro. Il problema è che questa sensazione è come se qualcuno me la mettesse dentro perché io non voglio fare il prete, sono cattolico praticante e partecipo a tutte le funzioni insieme alla mia famiglia, ma ho sempre sognato un altro tipo di vita. Continuo a cercare la ragazza della mia vita non facendo caso a questa sensazione. Secondo lei sto commettendo un peccato grave se continuo a sentire questa voce come estranea e cerco di rifiutarla? Sto tradendo il Signore? Anche perché continuano a piacermi molto le ragazze ed in questo periodo ho provato anche dei sentimenti per due in particolare.


Caro Giancarlo,


Beh, vedo che nel tuo cuore c'è un po' di confusione, da una parte ciò che senti dentro, dall'altra ciò che ti piacerebbe di più, infine i sentimenti verso le ragazze che però non si concretizzano in un cammino determinato ma in sensazioni ed amicizie.

In tutto questo mi pare di capire che hai la grande opportunità di fare un po' più di chiarezza e di vedere fino in fondo qual è il cammino che Dio ha pensato per te. Da una parte il Signore non fa le cose a metà e se nel tuo cuore ci sono alcuni indizi, o per lo meno chiamiamoli "sintomi" di chiamata, forse vale la pena vedere più in profondità.

Se il Signore, invece, ha pensato una ragazza per te non aver paura che questa arriverà. Non fermarti soltanto a ciò che a te piace o non piace fare, non rimanere sordo alle ispirazioni che il Signore può mettere nel tuo cuore.

Per questo motivo ti potrebbe aiutare molto, contemplando la tua vita in modo globale e avendo, una volta per tutte, punti fermi e chiari, un cammino di discernimento, un progetto con il quale poter mettersi di fronte a Dio e con molta pace verificare, capire e seguire ciò che vuole per te.

Per questo discernimento consiglio sempre alcuni punti fondamentali: una vita di preghiera fatta con il cuore e in unione con Maria; la ricerca di un buon direttore spirituale; la vita sacramentale; alcuni momenti di confronto e di comunione in qualche comunità religiosa di spessore spirituale.

È un cammino, secondo me, molto valido che ti porterà a contemplare la tua vita con gli occhi del Signore.


La salute può essere un ostacolo?

Davide chiede:


Che cosa si intende per  buona salute quando si vuole essere ammessi in un seminario?  So che una grave malattia potrebbe normalmente essere causa di controindicazione alla vita religiosa. Per esempio, consideriamo una persona affetta da pressione alta, tenuta sotto controllo con farmaci.  Potrebbe questo essere considerato avere buona o cattiva salute da una comunità religiosa?



Caro Davide,


La questione della salute fisica deve essere presa contestualmente. Quello che da ogni ordine sarà considerato come stato di salute media sarà visto in relazione allo specifico spirito ed apostolato ed i vari obblighi pratici imposti dal sistema di vita di ciascuno. Oggi giorno, grazie all'aiuto portato dai farmaci, il controllo di molte condizioni fisiche, che avrebbero in passato vietato la vita religiosa, o almeno un tipo particolare di essa, potrebbe non essere più un problema.

Questa è una risposta in generale. Adesso, per essere più specifici, se sei afflitto da una condizione medica e vuoi entrare in un ordine o in un seminario in particolare, non importa quale, devi conoscere quali sono le caratteristiche specifiche, in base al carisma, che tale realtà richiede. Dopo aver conosciuto questa comunità, e verificato che potrebbe essere  il posto che stai cercando, portagli le informazioni mediche dettagliate circa la tua condizione. Questi dati verranno esaminati, magari ci sarà bisogno di ulteriori consultazioni o visite, si vedrà se i farmaci che prendi non causeranno problemi per il normale svolgimento della vita comunitaria e si tireranno le somme per vedere se a futuro non avrai nessuna difficoltà per vivere la regola e la vita comune. In base a tutto questo ci sarà una risposta e ci saranno delle raccomandazioni da fare.

Magari non sarai idoneo a vivere una vita missionaria o una vita in cui la regola è troppo dura ma questo non vuol dire che non sei chiamato al sacerdozio in un ambiente più tranquillo e fisicamente meno esigente.

Come lasciare tutto per seguire il Signore?

Gianni chiede:

Vorrei trovare la forza per lasciare tutto e andare a servire il Signore tutta la vita. Ma questo non è per niente facile per me anche se sento spesso questo desiderio. Penso alla famiglia e alle cose della vita cose materiali ecc... e non mi vedo in queste cose. Provo un senso di grande pace invece quando penso di dedicarmi tutto a Dio. Spero con l'aiuto di un suo consiglio ad avere un po' di chiarezza su questo.


Carissimo Gianni,


Beh, tocchiamo un tasto abbastanza tipico della vocazione: nel Vangelo leggiamo come dopo essere stati invitati dal Signore i primi discepoli "lasciarono tutto e lo seguirono". Non credo che l'abbiano fatto così in modo indifferente, come se ciò che avevano non avesse avuto molto valore per loro, nel fondo era la loro vita.

Anche a noi il Signore fa un invito e il lasciare le cose del mondo non sempre è così facile. Normalmente, facendo memoria di varie esperienze con giovani in questi anni, la proposta che faccio è quella di un cammino di discernimento e, conseguentemente, di un cammino di abbandono al Signore. Non è che di punto in bianco uno deve cambiare la propria vita di 180°, ma se da una parte ci sono e ci devono essere delle rinunce dall'altra il cuore si deve riempire di quel "tesoro nel campo" o di quella "pietra preziosa" che dà senso a tutta la mia vita e che per questo motivo vale la pena tornare a casa "vendere tutto ciò che si ha e poi andare a comprare questo grande tesoro".

Un buon cammino di discernimento vocazionale da una parte mi aiuterà a fare sempre più chiarezza circa la chiamata che il Signore ci fa, dall'altra mi aiuterà a dare quei passi che mi porteranno in modo "naturale" a staccarmi dalle cose. La vocazione non è la "rinuncia a"... ma è "aver incontrato qualcuno": il Signore della nostra vita!

Potremmo continuare ancora la nostra chiacchierata ma penso che queste brevi righe possano gettare un po' di luce sulla tua vita. Non fissare troppo gli occhi su quello che lasci... ma guarda chi incontri.

Mi spaventa seguire Dio lasciando tutto il resto.

Matteo scrive:

Sono un ragazzo di 21 anni e leggendo ciò che ha scritto Luca, il ragazzo 35enne, sulla sua vocazione, ho tratto che molti sintomi sono simili ai miei. La cosa che però mi spaventa è il seguire totalmente Dio, rinunciando a tutto il resto (a questa età intendo). Ad esempio, il rapporto con una donna, una carriera lavorativa (non avendo ancora avuto molte esperienze avviate).

Scrivo questo perché, essendo relativamente giovane, non vorrei precludermi cose che poi in seminario facciano nascere dei forti dubbi e dei contrasti interiori sulla mia fede. Cioè, se sono stato creato da Dio per uno scopo, posso sottrarmi, o alla fine mi chiamerà in continuazione? Non riesco a capire. Forse non ho incontrato l'anima gemella? E, se la incontrassi in seminario, ormai in un'età avanzata per un percorso lavorativo?


Carissimo Matteo,


Spesso quando ci troviamo di fronte al Signore, sentiamo da un lato una grande attrazione e dall’altro un po’ di paura. Alle volte, come dici tu, pensiamo che il “dover” seguire il Signore nel fondo ci “toglie” qualcosa della nostra vita che vorremo vivere pienamente. Come se dovessimo “rinunciare” ad esperienze importanti che contribuiscono alla nostra felicità. C’è una frase che mi aiuta molto ad inquadrare questa questione: “Il Signore non vuole nulla da noi, ma vuole qualcosa per noi.” Questo cambia molto la prospettiva attraverso la quale vedere la nostra vita. Il Signore non ci “obbliga” ma ci “attira” e un giovane “sente” che Lui è la cosa più importante e che il seguirlo non vuol dire “perdere” o “perderci”.

Con la preghiera e con la pratica sacramentale facciamo un’esperienza profonda della Sua presenza e cominciamo a conoscerlo di più. Capiamo meglio i disegni che ha su di noi e la sua volontà. Capiamo che per ciascuno di noi ha “pensato”, frutto del suo amore eterno, la miglior vita possibile con uno scopo ed una missione ben precisa. Capiamo che nel perdere qualcosa, guadagniamo il 100%. Non avere paura di aprire la porta del tuo cuore al Signore. Non perché penso che tu debba entrare in seminario ma perché so che nella misura in cui saprai quale cammino Lui ha pensato per te, incontrerai la felicità e la tua piena realizzazione.

Come vedi Matteo le riflessioni sono molte e le parole da dire e definire sono davvero tante. Ti auguro di avere il coraggio di mettere il Signore al primo posto e di verificare a poco a poco dove ti vuole portare.