Testim@il di gioia

Potete aiutarmi a “mettere ordine” a questi miei dubbi vocazionali?

Giulio scrive:

Perdonatemi se sarò lungo ma credo di avere bisogno d’aiuto… mi chiamo Giulio ed ho 25 anni, sono cresciuto in una famiglia cattolica che mi ha educato secondo certi valori. 

Riavvolgendo il nastro dei ricordi, mi viene in mente che la prima volta che pensai di diventare sacerdote fu quando ero piccolo, avevo appena appreso cosa volesse dire morire e essendone spaventatissimo, pensai che se fossi diventato prete sarei andato certamente in paradiso! Più o meno quando avevo 13 anni collezionavo delle lettere che il nostro parroco scriveva ogni mese ai giovani, in una di queste trovai una domanda: “tu, cosa vuoi fare??” sotto, un trafiletto esortava i giovani a ricordare che esiste anche un’altra via a quella del tradizionale matrimonio… ricordo che sentii lo stomaco stringersi e un bruciore forte nel petto… provai per la prima volta la paura che toccasse a me!!! 

Da allora sono passati molti anni e periodicamente questa grande paura si ripresenta.. ricordo una conversazione in famiglia in cui parlavano di preti stranieri perchè “di qui ormai non si fa prete più nessuno”; ricordo che uscito da messa, parlavo con dei miei amici e il parroco ci avvicinò dicendo: “qualcuno mi ha detto che ci saranno tre nuove vocazioni, per caso tra voi vi è una di queste?” potrei citare tanti altri episodi, fino ad arrivare ad oggi: sono andato in concessionario ed ho firmato per comprare una nuova macchina… devo dire che ho comprato una moto fantastica, e sono riuscito anche a fare una buona trattativa, mi son stupito di me stesso.. però mentre andavo, pensavo “io sono un sempliciotto, che me ne faccio di tutto questo lusso.. c’e’ gente che non arriva a fine mese, e io in barba a loro…”. Ho appena raccontato questo disagio ai miei, e loro “che problemi ti fai? ti sei dato da fare, ti sei meritato questa soddisfazione, ogni tanto ci vuole!!” e cosi via.. solo che in me è cresciuto di nuovo questo fuoco in petto, la paura che questo fosse un altro segno dell’inequivocabile verità.. tocca proprio a te!! In questi momenti tutto mi sembra così netto e inequivocabile e la paura mi assale.. 

Io non voglio farlo, ma questo è quello che devo!! poi pian piano mi calmo (anche adesso mentre scrivo), rifletto e penso ad altro… cerco degli indizi oggettivi, ma la domanda è: sto solo cercando di autoconvincermi che no, non posso essere io, oppure sono dati realmente significativi??? 

Da studente partecipai ad uno stage in una ditta e da quel giorno iniziai a sognare di lavorarci, ma trovato il primo lavoro in un’altra azienda avevo rinunciato; poi un bel giorno mi chiamano per andarci davvero a lavorare.. ricordo che d’un tratto non sognavo più di andarci, talmente ero affezionato al mio primo lavoro, talmente avevo paura di cambiare.. finché mio papà mi si rivolse dicendo “stai buttando i tuoi talenti!!”.. quella frase mi convinse, mi buttai e in seguito tutto andò per il meglio e mi chiedo “è stato un caso, oppure forse era qualcuno da lassù che mi chiamava a credere nel mio sogno?”. 

Ricordo che in quegli anni, dopo una lunga militanza nei gruppi parrocchiali ho fatto anche il catechismo, ma non mi trovavo molto bene ed ho abbandonato.. in realtà non mi sento attratto dall’approfondimento e dalla preghiera, devo confessare che prego solo in questi momenti, quando ho paura e sono incerto su cosa devo fare, della mia vita. Frequento sempre la messa domenicale, spesso però non perchè ne sento il bisogno, ma perché mi sento colpevole se non ci vado. In realtà negli anni sono rimasto legato alla parrocchia perché mi sono innamorato del divertimento semplice, del volontariato e di tutte le bellissime attività che facevamo. Ma dico, cosa significa questo, forse devo solo applicarmi di più sulla preghiera??

E per ultimo, non ho mai avuto una fidanzata seria con la quale portare avanti un fidanzamento fatto bene… spesso sento di non essere adatto, di essere troppo scorbutico, di avere paura delle aspettative che lei potrebbe riporre in me e anche di cosa penserebbero gli altri della mia ipotetica fidanzata. Ciò significa che veramente non fa per me, oppure devo solo essere più aperto e più disponibile a rischiare?? 

Ho appena finito di rileggere la mia lettera.. devo dire che sicuramente il mio peggior difetto è che ho troppa paura, forse da lassù vogliono solo che rischi un pò di più, che mi renda conto che posso essere all’altezza dei miei sogni.. praticamente in 10 minuti che scrivo, sono passato dalla più cupa disperazione alla quasi tranquillità che provo adesso.. si, forse diventerò capo del mio ufficio, troverò una ragazza, avrò tre figli, sarò presidente della “misericordia” e prima di Natale darò man forte per costruire il consueto grande presepe della parrocchia!! Mi succede sempre così, ma stavolta ho deciso di chiedere aiuto… potete aiutarmi a mettere ordine in questa miriade di pensieri, aiutarmi a capire dove sta la verità?? Perdonatemi per la lunghezza e la confusione, grazie per il tempo che generosamente riterrete opportuno dedicarmi!

Guardare il mondo con occhi diversi.

Marco scrive:

Caro Padre, mi chiamo Marco e sono un ragazzo di 25 anni, nato proprio il giorno di Natale ed ho sempre frequentato delle scuole cattoliche gestite da religiose.

Fin dalla giovane età ho avuto una forte propensione per i sentimenti spirituali, scontrandomi verso un mondo materiale, basato sul denaro e tutto quello che ne consegue. 
Crescendo ho sempre cercato di reprimere questa strana vocazione che cresceva in me, nascondendola per qualche tempo per poi vederla germogliare con forza tale da condizionarmi la vita. 

In età adulta ho cominciato ad avere più razionalità nel come osservavo il creato, e mi sono reso conto che in tutti questi anni ho seguito una via imposta, da me stesso, dalla massa, pur di non sentirmi “strano” o emarginato. 

A detta di tutte le persone che ho conosciuto nella mia vita sono stato una persona onesta e buona, caritatevole, diversa dalla moltitudine; ciò mi ha sempre spaventato e quasi reso debole nei confronti degli altri. Purtroppo ho scoperto a mie spese che talvolta l’onestà viene ripagata con falsità e inganno, la bontà con cattiveria, ma ahimé questo mio animo non cambierà per dispetto altrui. 

Mi ritrovo ora a scriverle poiché ho quasi paura di incamminarmi in questa strada da tempo in attesa della mia scelta. Sono conscio delle difficoltà e non mi aspetto una via facile da percorrere. 

Cosa pensa di ciò che sento da diverso tempo? Può essere una vocazione vera e propria o forse mi sto illudendo? 

Premetto che ogni giorno guardo il mondo con occhi diversi, sento che sto sbagliando qualcosa, non sto percorrendo la giusta via, oltretutto provo quasi dolore nel vedere molta gente priva di spiritualità e vorrei tanto dar loro una mano.

Un treno per l’infinito

Giorgio scrive:

Quando ho detto a mia madre che volevo scrivervi una lettera mi ha raccomandato di chiamarvi “padre”. Sono un giovane come tanti, uno di quelli che sta sulla soglia della vita aspettando che passi un treno su cui salire. Sono uno di quelli che conoscono a memoria gli orari. E così so quando passano i treni, ma ogni volta non li prendo attendendo quello giusto. Temporeggio, aspetto… per avere delle certezze e delle sicurezze. E intanto il tempo passa inesorabile. 

Sai… ti invidio un po’ per il fatto che tu hai deciso nella tua vita (anche se mi chiedo come tu faccia ad essere sicuro di quello che hai scelto). Nella mia breve vita ho capito che ci sono decisioni importanti, decisioni subite ed altre accolte, alcune dolorose altre attese, decisioni impreviste e altre studiate a tavolino. Comunque sia, ho capito che non si può non decidere qualcosa… Eppure io, ad ogni treno carico di futuro che passa, rimando. E così decido anch’io: decido di rimandare e di attendere ancora. Probabilmente ho paura… ma non so bene di che cosa anche se forse so perché. D’altro canto quel Dio che cerco affannosamente, ma con pochi risultati, quel Dio che non capisco bene che volto abbia e che vorrei cancellare dal mio orizzonte per stare un po’ più tranquillo, lo sento in questo momento estremamente deciso nei miei confronti. Ho come l’impressione che sto impedendo al sole di sorgere…Ci sono delle parole che ho letto su una bacheca in uno dei miei pochi passaggi in oratorio che mi hanno colpito e che mi han fatto vibrare dentro. Ho letto che siamo fatti per l’infinito e che il segreto della vita non sta nel possedersi ma nell’essere stretti da un abbraccio eterno. 

Se devo essere sincero, sono cose che penso anch’io ogni volta che vedo un cielo stellato: in quei momenti non solo vorrei toccare il cielo con un dito ma vorrei essere cielo, essere stella. Ho avuto lo stesso fremito anche la prima volta che una ragazza mi ha abbracciato forte: avrei voluto gridare al tempo di fermarsi per rendere infinito quel momento. Non so come dirtelo ma questa voglia di infinito mi scorre nelle vene e mi fa temere allo stesso tempo perché non riesco a contenerla e a decifrarla con la mia ragione che invece tutto vuole capire e motivare. Ho anche l’impressione di essere come una candela accesa in una stanza buia. Ma sono così geloso della mia luce che non ammetto concorrenti e così non accendo le candele che sono accanto a me. E intanto mi consumo. Se non mi decido di condividere la luce o di alimentarla so che mi spegnerò condannandomi e condannando altri al buio. Il desiderio di infinito, che mi pervade nonostante la mia sordità interiore, richiama in me il desiderio di totalità: non amo le mezze misure e non sopporto il compromesso di una vita a colori con tonalità sbiadite. Intuisco che la totalità centra con me. D’altra parte che senso avrebbe bracciarsi con un braccio solo o baciarsi stando ad un centimetro di distanza dalla persona amata o guardarsi negli occhi con gli occhiali da sole…! Sì, la totalità e la radicalità mi appartengono ma mi fanno anche tanto spavento perché dare un abbraccio è fare una promessa, e dare un bacio è decidere d’appartenere alla persona amata, e guardarsi negli occhi significa avere il coraggio della verità. Intuisco che solo il fascino di un abbraccio, di un bacio, di uno sguardo possono farmi vincere la paura della totalità. Solo l’attrazione per la bellezza può salvarmi da una vita fatta di sterili nostalgie. 

A proposito… non è certamente mia intenzione vivere di nostalgie! Mi han detto che la tua vita dovrebbe essere fotocopia del tuo dio. Taglia tra “prima e dopo”, tra “questo e quello”, tra “ciò che scegli e ciò che non scegli”. È facile scegliere una stella, è difficile lasciare tutte le altre…Ora più scrivo e più mi accorgo che mi sto rivolgendo a te come ad un padre. Te lo dico un po’ per farti contento, dato che si coglie nei tuoi occhi il desiderio di esserlo, un po’ perché mi accorgo di essere figlio. A te come padre chiedo ai aiutarmi ad accendere i desideri che sono ancora latenti in me facendoli diventare decisione, libera ma determinata risoluzione. I desideri abortiti a causa di una mancata decisione diventano illusioni e le illusioni ingannano gli occhi e fanno male. Aiutami a salire su uno di quei treni che passano nella mia vita altrimenti rischio di fare della mia esistenza solo una bella sala d’attesa. Ti dicevo che lo sto facendo aspettare. Ma io… posso aspettare? Posso aspettare che la mia vita abbia il sapore dell’infinito? Posso aspettare che la mia vita diventi amabile? Posso aspettare di dare sapore ad ogni attimo della mia vita? Quanto posso aspettare ancora?Non è vero che Dio non c’è: sono io che sono andato da un’altra parte. Dio mi attende lì dove abita la totalità, lì dove abbandonarsi non è una condizione subita ma una scelta di appartenenza. Dio mi attende lì dove l’appartenere a qualcuno è una gioia incontenibile: è bello sapere di avere qualcuno a cui appartenere! È una cosa da Dio svuotarsi per lasciarsi abitare da chi ci ama. Dio mi attende lì dove il prendersi cura di sé passa attraverso il dimenticarsi. Parole, parole…. Sono bravo a parole!Forse è questo il mio problema… Mi voglio appartenere, voglio essere mio, voglio avere delle sicurezze, voglio avere successo. ma caro don Forse è ora che anch’io mi arrischi a prendere il primo treno che passa nella certezza che Dio è il capotreno di un viaggio di cui non conosco né le tappe e né l’itinerario, ma solo la meta: vedere i miei desideri diventare decisioni di vita, decisioni da perseguire a tutti i costi. Così ha fatto Gesù. 

Per ora termino qui. Lo so, questa è una lettera incompiuta. Ma lo è così anche la mia vita.

La chiamata e la famiglia

Martina scrive:

Salve Padre Giuseppe,

sono una giovane di 23 anni, studentessa universitaria al terzo anno di formazione primaria dopo un cambio di facoltà. Sono già 4-5 anni che penso che il Signore mi stai chiamando ad una scelta di radicalità; mi son sentita toccata dal suo amore straordinario, come quando ci si innamora, mi sono innamorata di Lui e pian piano ho capito che iniziava a chiedermi qualcosa di più, di donarmi totalmente. All’inizio mi sembrava presuntuoso pure pensare ad una cosa del genere, poi la gioia e infine la paura cui segue la lotta, dubbi, ricerca, cammini e fermate…Ho cercato di eliminare e chiudere con questo “pensiero”, sapendo che i miei genitori non avrebbero capito e avendoci pure provato a parlarne con loro dicendo di voler fare un’esperienza nella comunità di suore che conosco bene e la dove sento essere il mio posto e per poco non scoppiava una guerra mondiale in casa, ma proprio il Signore non mi vuole lasciare in pace!!Ho provato a impegnarmi con tutta me stessa in parrocchia come educatrice dei più piccoli e dei più grandi,in percorsi vocazionali, in diocesi con l’Azione Cattolica, nel Cdv, ma questo servizio non mi basta, rimane sempre quel vuoto. 

E’ possibile che mi stia sbagliando col Signore,che sto facendo degli errori di valutazione, che sono solo illusioni le mie…e se il Signore mi sta dicendo altro?? Perché permette tutti questi ostacoli, queste paure, queste difficoltà se veramente vuole che qualcuno lo segui totalmente? Perché è così difficile fidarsi completamente di Lui e rischiare?? Penso di non poter mai decidere di fare il salto sapendo la sofferenza e la delusione che procurerei ai miei genitori, ma è bene scegliere ciò che si desidera, ciò che si pensa possa dare pienezza o ciò che è bene per gli altri? Come si può far capire ai genitori una scelta di radicalità?? 

Mi scuso per la lunghezza della mail e la ringrazio per il suo impegno,la sua preghiera e per quello che fa per tanti giovani, grazie.

Qualcosa di più?

Camilla scrive:

Ciao Padre Giuseppe, 

sono Camilla e ci siamo conosciuti durante degli esercizi spirituali. Proprio in quell’occasione ho sentito una forte emozione, e attrazione verso il Signore. Durante l’adorazione piangevo di felicità, ma non capivo il perchè… poi parlando con un altro Padre ho intuito che forse il Signore vuole qualcosa in più da me! E’passato un mese e mezzo dalla prima volta che Gesù si è fatto sentire bene nel mio cuore e da allora mi ha e mi sta dando molte occasioni per capire che mi vuole più vicino al Suo cuore. Da quando mi sono convertita(un anno e mezzo fa), ho sempre pensato a Gesù, ma mai così forte come in questo mese.. dentro di me sento che vorrei dedicare la mia vita a Lui, cercano di portare agli altri gioia e amore, ossia il Signore, e in più mi dico: se il Padre mi ha dato la grazia di ricevere la fede, perchè non posso portarla anche agli altri, per far si che anche loro ricevino amore e conforto?. Sono parole che continuano a risuonare dentro al mio cuore! 

In questo cammino in cui so che il Signore mi sta guidando e mi guiderà,perchè mi sono affidata totalmente a Maria e a Gesù, sto bene, anche se ho molti pensieri o dubbi, ma sento c’è una forze dentro di me che non è mia!!..Con questa forza cerco di affrontare il mio ragazzo. Siamo insieme da diversi anni , è sempre andato tutto bene, sognavamo una famiglia, dei figli, e tanto amore..quando però il Signore mi ha fermato dicendomi:”ti sei mai chiesta se questi sogni sono anche i miei?”..io Gli ho risposto di no, e che voglio fare la Sua volontà per avere felicità ed essere realizzata del tutto, per donare la mia luce e gioia agli altri!

Vorrei ora parlare del problema che mi ha spinto a scrivergli.. Come dicevo prima è da diversi anni che ho il ragazzo e come ogni coppia di questa società fa l’amore prima del matrimonio, ma da quando ho capito che non è una cosa giusta, e quindi un peccato davanti al Signore, ho preso la decisione di non farlo più… soprattutto per andare a prendere il Signore cercando di essere più pura possibile. Ho provato a spiegare tutto ciò al mio moroso, ma non capisce… mi dice che non sono normale e che sono cose senza senso, soprattutto dopo qualche anno. Si, mettendomi nei suoi panni farei fatica anch’io a capire..però io non riesco a tornare indietro, non voglio più peccare in questo modo! Ma la mia domanda è: è giusto quel che sto facendo? Quel che penso? Dovrei dirgli che ho preso questa decisione perchè sento che forse Dio mi sta chiedendo qualcosa in più?… o forse sono matta davvero? …lui sta soffrendo, e il nostro rapporto sta andando in fumo per questo problema!! però non so che farci..sto pensando più a Gesù e al suo amore che a lui.

Grazie per la sua disponibilità all’ascolto. GRAZIE MILLE. Camilla

Un matrimonio cristiano

Roberta scrive:

Caro padre Giuseppe,

Le scrivo perché ho bisogno di condividere qualcosa che sento forte dentro me, con persone che mi possano aiutare a comprendere se sbaglio.
Chi le scrive è una ragazza di ventitré anni, laureanda, proveniente da una buona famiglia cattolica praticante.
Fin da piccola ho sempre creduto che la più grande meta a cui l’uomo può ambire è la santità ed è per questo che inizialmente pensavo di voler seguire la vocazione religiosa.
Dagli ultimi anni del liceo, invece, ho compreso che la vocazione non è solo religiosa, che si può raggiungere la santità anche sposandosi e così, lentamente, ho compreso quale è veramente la vocazione che mi renderà felice. Ho iniziato a meditare sul commovente e immenso dono del matrimonio come unione tra: Gesù, la sposa e lo sposo. 

Per il mio aspetto fisico sono una ragazza che non passa certo inosservata ed è inutile dire che ricevo numerose attenzioni da compagni di università, amici, compaesani.
Ad ogni festa sono sempre la prima che viene notata e per questo ogni volta devo lottare contro la vanità per mantenermi umile, cercando di pormi senza troppa appariscenza. 
Ogni volta un ragazzo mostra una simpatia per me e invece io non corrispondo, mi metto in discussione per capire se quello che sento è forse sbagliato e su come rispettare la sua dignità senza illusioni o sofferenze. 

Non ho mai creduto a quello che mi dicono gli amici sul “Carpe Diem”, godi la vita e sono tutte esperienze” ma ho sempre cercato di comportarmi correttamente, non tanto perché lo consiglia la Chiesa, ma perché ho adottato pienamente l’idea di un amore coniugale verso la santità.
Per essere spiritualmente pronta ad accogliere il ragazzo che sposerò, oltre che con la preghiera, su degli appunti ho annotato molte riflessioni per comprendere l’enorme potenziale dell’amore di coppia, che va onorato ed aperto verso il prossimo. Ho meditato che lo sposo è uno dei doni più grandi che il Signore può farmi e cerco di mantenermi il cuore puro, senza conservare angoli bui, perché solo così posso accogliere un amore puro in grado di rafforzare la spiritualità e di avvicinarsi a Dio.

Rivolgo numerose preghiere a Gesù perché mi aiuti ad incontrare la persona che potrà essere mio sposo, prego per lui che lo diventerà perché è il dono più grande che posso fargli e prego perché la mia anima si senta incompleta così che non smetta mai di cercarlo.
Ogni volta che vedo la fede al dito mi commuovo nel pensare quanto il matrimonio è stupendo.
Più di una volta mi sono innamorata e ho creduto di aver incontrato la persona giusta per me, ma siccome la grandezza di questo amore è che non dipende solo da noi, ma anche dall’amore dell’altro (e tutto questo ci fa comprendere quanto dobbiamo essere umili) per volere non mio non si sono concretizzati.
In questo periodo ho avuto una forte simpatia per un compagno di università che inizialmente sembrava corrispondere, ma poi le strade si sono divise. Forse anche per questo motivo adesso sto vivendo un periodo di buio e le scrivo perché ho messo in dubbio tutto quello in cui credevo.
Non solo perché le persone del “cogli l’attimo e vivi la vita” si sono accontentate della semplicità e adesso forse sono più felici di me, ma perché, soprattutto, temo di aver perseguito un ideale troppo alto che non si concretizza. L’amore tra fidanzati e il matrimonio è forse una cosa molto più semplice, più naturale e per la continuazione della specie, senza questa “utopia” che temo di essermi costruita.
Ho bisogno di capire se sto sbagliando e se devo essere più semplice. 

Padre, è così grande in me il desiderio di avere una famiglia e adesso che ho l’età giusta per iniziare a costruire qualcosa, sono disposta anche a nascondere per sempre tutti questi pensieri per vivere una strada più facile e forse più giusta.

La ringrazio per il tempo che mi dedica.

Mi sento un “giovane ricco”

Simona scrive:

Carissimo padre Giuseppe, 

sono Simona e ho 27 anni; ci siamo già conosciuti via email quando le ho scritto per ringraziarla della cura del sito e dei consigli che dà ai giovani sul discernimento vocazionale, e lei gentilmente mi ha risposto. 

Stasera sono spinta a scriverle qualche rigo in più probabilmente a causa dei dubbi che mi sto trovando ad affrontare, e confido nella sua preparazione in campo di discernimento e nell’aiuto dello Spirito Santo anche tramite lei.
Da tre anni a questa parte ho acquisito la consapevolezza della chiamata alla vita consacrata grazie all’accompagnamento del mio direttore spirituale. Il discernimento è stato graduale, dal capire che si trattava realmente di una chiamata vocazionale al tipo di vita consacrata da conoscere.

All’inizio sono andata un pò a tentoni, ma il Signore mi ha attratto con la sua dolcezza e la sua misericordia convincendomi a proseguire anche nei momenti di incertezza e aridità. Nel tempo più recente, ho distinto una chiamata alla vita contemplativa, una vita di offerta e di silenzio. Pur avendo fatto qualche breve esperienza di preghiera presso un monastero della mia città, ho sentito un’attrazione inspiegabile verso un abito bianco che mi ha portato a conoscere le Domenicane contemplative. 

Il cammino da Natale scorso sino ad ora ha preso l’accelerazione! A Capodanno sono stata ospitata dalle monache per un’esperienza di ritiro vocazionale con altri giovani, un’esperienza in cui ho trovato il Signore. Sentivo di aver perso completamente la testa! Più volte sono tornata in quel monastero, per conoscere la comunità e anche il tipo di vita e di carisma. Ho affrontato un duro discernimento per capire il perchè di un carisma piuttosto che un altro, per concludere che non esiste una strada migliore di un’altra ma soltanto quella mia, fatta apposta per me, per la mia felicità. 

Pochi giorni fa sono tornata da un’esperienza più lunga al monastero, che pensavo mi avrebbe dato più conferma e invece mi ha messo proprio in crisi! Forse per le aspettative che avevo, o forse per le stanchezze che mi portavo dentro, in quei giorni ho sentito affiorare tanti di quei dubbi e incertezze che hanno minato le mie certezze fino al dubbio della sanità mentale!!! Ho sentito entrare in dubbio tutto… La chiamata, il tipo di vita, il carisma, la comunità, il luogo… 
Cerco di guardare indietro per ritrovare il filo che unisce i vari momenti e i passi del mio cammino di discernimento, ma ora sento che la vista si stanca facilmente! Ho quasi 28 anni, tra pochi mesi terminerò la specializzazione che concluderà un ciclo di studi universitari di dieci anni, è facile proiettarmi verso una certa sicurezza sociale, eppure c’è la “distrazione” verso qualcosa di più, di assoluto, di eterno…

Mi sento proprio come il giovane ricco, a cui viene mostrata la prospettiva di un futuro felice ma che preferisce rimanere nelle sue certezze… Non posso rinnegare nè negare quanto vissuto finora, eppure mi sento alle strette da questo tempo di scelta… E’ giusto che sia così? Sento di non avere la capacità di leggere il mio presente, e ovviamente non mi sento neanche serena d’animo! Cerco rifugio nella preghiera anche quando lo spirito vorrebbe andare “in vacanza”, perchè so che solo frequentando l’Amato il sentimento sarà più forte e più chiaro e darà il coraggio necessario per affrontare e vincere ogni dubbio! Certamente chiederò aiuto anche al mio direttore spirituale, ma stasera ci tenevo a scambiare due chiacchiere con lei che, nonostante la distanza e la non-conoscenza, mi ha aiutato tantissimo con i suoi consigli sul discernimento vocazionale.

Confido nella sua preghiera e spero in una sua risposta, che possa aiutarmi a dissolvere queste nebbie così fitte!
Io la accompagno nella mia preghiera per il suo procedere in questo bellissimo cammino delle vocazioni del Signore, perchè sia su di lei lo Spirito di Sapienza con i suoi abbondanti doni.

Con affetto fraterno e filiale,
Simona

Non voglio deludere la mia famiglia, ma neanche Dio.

Gregorio scrive

Caro Padre Giuseppe, 

Mi chiamo Gregorio ed ho da poco compiuto 23 anni. Sono uno studente universitario, all’ultimo anno di economia e finanza. Da diversi anni, già dai tempi del liceo, mi chiedo se il Signore mi stia chiamando a fare qualcosa di più per Lui. Tuttavia durante questi anni ho sempre cercato di eludere la domanda, di non pensarci, credendo che fossero solo fantasie. Eppure ad intervalli regolari la domanda tornava e ritorna ora: che cosa posso fare? che cosa devo fare? Quando nel Vangelo leggo che noi cristiani siamo chiamati a lasciare tutto, a prendere la nostra croce e seguire Gesù la domanda interiore si fa ancora più forte: come faccio a prendere la mia croce e a seguire e Gesù? E soprattutto, ne avrò il coraggio? 

Il mio problema principale è proprio questo: il coraggio. Oltre a chiedermi se devo fare qualcosa in più per il Signore, mi chiedo anche se sarei in grado di seguire la Sua volontà. La mia famiglia non è molto credente. Mio padre proviene da una famiglia comunista. Per intenderci, mio nonno se avesse potuto avrebbe fatto togliere il campanile dal paese. Mia madre invece è cattolica ma non molto praticante. Il risultato è che in casa di religione non se ne parla, salvo qualche domenica di tanto in tanto. Ho sempre rispettato molto la volontà dei miei genitori, dando il meglio in quel che ho fatto e che sto facendo. 
Quel che temo è proprio che questi miei dubbi non vengano capiti da loro. Che un’eventuale scelta di seguire il cammino di Gesù non venga accettata, soprattutto da mio padre che considera la religione al pari di una qualsiasi superstizione. Ho paura di deludere le loro aspettative e i loro progetti. 

A questo punto della riflessione di solito mi dico che se non ho nemmeno il coraggio di parlarne con i miei genitori, forse è meglio lasciar perdere in partenza. Gesù nel Vangelo ripete spesso che non dobbiamo avere paura, quindi lo sto già deludendo dal principio. Perciò per un po’ non ci penso più, ma, come detto prima, dopo qualche tempo torno comunque ad interrogarmi su quel che è giusto che io faccia. Così questa volta ho deciso di scriverti per chiederti consiglio. 

Spero di aver reso bene l’idea di quel che mi passa nella mente e nel cuore. Ringraziandoti fin d’ora per la tua risposta, ti auguro una buona giornata. Gregorio.

Seconda mail:

Ti ringrazio molto per la tua risposta e per il coraggio che hai voluto infondermi. Il solo fatto di esser potuto entrare in contatto con te , è già stato per me un passo avanti. Mi scuso per non averti risposto subito, ma in questi giorni ho molto pensato a quanto ti ho scritto e su ciò che mi hai risposto, e ho impiegato un po’ tempo ad elaborare il tutto.

Riflettendo mi sono reso conto che in sostanza ci sono due pensieri in me che si oppongono. 
Il primo riguarda tutti i dubbi, sulla famiglia che potrebbe opporsi, sulla carriera ed i progetti futuri, sulla veridicità e sulla fattibilità della mia vocazione. Questo primo pensiero mi induce ad aspettare, ad aspettare che succeda qualcosa, qualcosa di indefinito, a continuare a rimandare, come del resto ho fatto fino ad ora.

Il secondo pensiero invece nasce dalle parole del Vangelo. In ogni pagina che leggo riesco a trovare un invito esplicito a seguire Gesù, senza aspettare, senza guardarsi indietro, senza porre condizioni, senza doversi giustificare con qualcuno. Quante volte Gesù ci chiede di fidarci di lui! 
Eppure, mi chiedo, perché è così difficile capire ed accettare la sua volontà? Perché è così difficile dire come ha fatto Maria “eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”? Questa sarebbe la risposta ideale, una risposta chiara e senza esitazione alcuna.
Ecco dunque che mi ritrovo tra questi due pensieri senza riuscire ad arrivare ad una soluzione. 

Per il momento penso di aver bisogno di ancora un po’ di tempo per di riflettere. Però non voglio più semplicemente rimandare e per questo motivo cercherò nei prossimi giorni di incontrare il parroco della Chiesa del mio quartiere per poter parlare anche con lui. Grazie mille, Gregorio.

 

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