La Famiglia


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore”


 

I miei genitori non vogliono. In casa, è sceso il silenzio e mi hanno impedito persino di continuare a parlare di queste cose. Mi hanno anche detto che: «è una strada per scappare dalle tue responsabilità. Dimostra, restando qui, che stai veramente cambiando. Anche qui ci sono tante cose da fare». 

È anche questo un capitolo importante che tocca la sfera dei nostri affetti più intimi, quelli con i nostri cari. Non sempre ciò che sentiamo nel cuore e siamo disposti a seguire è condiviso dagli altri. Fa male quando non lo è neanche dalla nostra famiglia. Non voglio dire che una risposta come questa non costi. 

Mi permetto di riflettere su come, realmente, la vocazione non sia mai soltanto un dono per chi la riceve. Non è mai la chiamata di Gesù, una chiamata al “singolare”. Tutte le persone che stanno attorno al chiamato ricevono grazie e luci particolari. Il sole, anche se riflesso, illumina tutto ciò che tocca. 

Molti genitori con il passare del tempo hanno assaporato sempre di più questo dono fatto alla propria famiglia diventando loro stessi i primi entusiasti e orgogliosi della chiamata dei propri figli. Alle volte la vocazione è segno di conversione per tutta la famiglia, le persone vicine, gli amici più stretti. Spesso sono addirittura i più lontani, quelli che sembra abbiano meno fede, ad essere i più sensibili e ricettivi, a “capire” di più. 

La fede è un dono da non dare per scontato, da chiedere ogni giorno. Alcuni, comunque, fanno fatica a capire.

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