Famiglia e genitori

Mia figlia si sente chiamata per diventare suora.

Una Mamma chiede:

Mia figlia, sedicenne, si chiede se può avere una vocazione come suora. Può aiutarla? Come famiglia, ultimamente, non abbiamo vissuto al meglio la nostra fede, eppure mia figlia si sente attratta dal Signore. Che consiglio mi può dare? 
Cara Mamma,

Come puoi vedere, una vocazione è un regalo dato da Dio liberamente.   

Il mio primo consiglio è che apriate il vostro cuore a questa possibile chiamata riguardo la vita di fede della famiglia. Per la vostra famiglia, che ultimamente non ha seguito le normali pratiche religiose, la vocazione di vostra figlia può rappresentare una “nuova” presenza del Signore nella vostra vita. La bellezza (ed a volte il dramma) della chiamata si svolge tra vostra figlia e Cristo, ma non c’è dubbio che la tua preghiera e l’apertura verso la chiamata che verrà con il tuo ritornare vicino a Cristo, le saranno di grande aiuto e appoggio. 

Se si interessa ad un particolare ordine o congregazione, aiutala a conoscerla meglio, dalle l’opportunità di andare a visitarlo, magari di partecipare ad un ritiro spirituale. Assicurati che continui a crescere nel senso di responsabilità e che segua attività sane. Continua a proteggerla da tutto quello che la può danneggiare spiritualmente. Ed assicurati, anche, che capisca la bontà e la bellezza della vita coniugale in modo che possa capire la bellezza del dono che darà a Dio se viene chiamata alla vita monacale. 

Ho nostalgia della mia famiglia. Cosa posso fare?

Daniele chiede:

Caro Padre Giuseppe,sono un ragazzo di 17, anzi 18 anni ad agosto, e sono in semianrio minore per iniziare questo percorso del sacerdozio, però ho un piccolo problema a cui vorrei chiederle un chiarimento: ho un po nostalgia della mia famiglia, della mia città e della mia parrocchia. Cosa posso fare?


Caro Daniele, 

Grazie infinite per avermi scritto e per la fiducia. Ciò che senti è molto vero e si vede che hai un cuore molto sensibile con tanti bei sentimenti. Di solito con un cuore così si ha anche il dono della generosità. 

Il Signore non ci chiede di “martirizzarci” senza senso, ma di fortificare la nostra anima, sapendo offrire anche qualche sacrificio. Pensa un po’ al cuore di Maria che dopo aver vissuto per 30 anni con Gesù un bel giorno, dopo la festa di Cana, se lo vede andare via… anche per Lei ci sarà stato un peso forte, ma con un grande senso di redenzione.

La vita del sacerdote, o del consacrato, è una vita che si spinge ad un amore più in “su” e più in “la”, volendo amare il Signore ed i fratelli. Questo amore, questa donazione, è costosa ma necessaria. Credimi.
Gli anni di formazione sono poi anni in cui bisogna, per così dire, “stringere i denti”, tutto ciò ci aiuterà a “dilatare” verso gli altri il nostro cuore. Si ha così, anche, il senso del missionario, che lascia la sua terra per andare ad annunciare Cristo. Da qui la “moneta” del sacrificio che per amore è disposto a “spendere”. 

Con questo non ti dico di dimenticare casa, amici, parrocchia ma di fare la prova di un buon “allenamento” che ci serve a mettere il Signore al “centro” della nostra vita. Non per niente il vangelo ci dice che “il Signore li chiamò per stare con Lui”. Forza e fa l’esperienza di perdere tutto per il 100×1!!!

Con amicizia e stima, in Cristo e in Maria, P. Giuseppe

Mia madre non vuole che io diventi suora.

Teresa chiede:
Adesso ho 20 anni ed ho dei dubbi sulla mia vocazione. Sin dal tempo in cui ero bambina ho sempre pensato di diventare suora. Ricordo che mia madre rise del fatto la prima volta che glielo dissi (avevo 8 anni) e quella risata mi fece male, perché ero molto nervosa e non era stato facile dirglielo.
Adesso ho vent’anni e lo penso ancora… ho passato del tempo con un ragazzo, per provare, ma non riesco a togliermi questo pensiero dalla mente. Prego ogni giorno e vado in Chiesa almeno due o tre volte alla settimana.
Ma ho paura… mi manca solo un anno per ottenere la laurea, ma non mi interessa più tanto. Non ne ho mai provato, ma mia madre insisteva continuamente. Non voglio tradire le aspettative dei miei genitori ed ho paura a lasciarmi il passato alle spalle (la mia famiglia mi ha sempre dato tutto quello che desideravo). Per favore dammi un tuo consiglio. Mi sento persa.    
Cara Teresa,

Mi sembra che nostro Signore si stia prendendo cura di te e sia molto insistente con te. Fai bene a dargli il tuo tempo pregando ed andando in Chiesa durante la settimana. Oltre a questo tu conosci le tue debolezze e del fatto che non sarà facile abbandonare tutto quello che hai ricevuto. Quindi, mentre dici che ti senti in qualche modo persa, ci sono molte cose che sono al proprio posto nella tua vita. Ti elenco, brevemente, alcuni passi che puoi fare.  

Primo: puoi mettere Gesù al centro della tua esistenza per sempre, fai diventare le tue preghiere una continua conversazione con Lui, apri il tuo cuore per vedere quanto Lui ci ha amato morendo in croce e poi risuscitando dai morti per cancellare i nostri peccati. Inizia a leggere gli scritti di alcuni santi in modo da conoscerlo meglio. Offrigli il tuo cuore.

Secondo: mi sembra che per te sia una buona idea finire l’università se ti manca solo un anno. Ti dico questo perché tu non hai in questo momento nessun interesse per qualche ordine religioso o per qualche comunità in particolare. Finendo l’università puoi usare l’anno che ti manca alla fine della laurea per conoscere più da vicino qualche convento e approfondire meglio il cammino vocazionale che il Signore vuole da te. 

Terzo: se possiedi molte cose e ne sei affezionata inizia a farne a meno di alcune. Inizia a fare a meno del superfluo. Tra le cose che possiedi inizia a considerare come un regalo il tempo ed inizia ad usarlo con più saggezza: metti da parte il tempo per fare costanza le tue preghiere giornaliere (se possibile S. Messa e S. Comunione giornaliera). Inizia a trovare modi concreti per aiutare il prossimo. Frequentando l’università avrai probabilmente amici che hanno abbandonato la fede, cerca di dargli una testimonianza sincera e coerente, spronali a rimettersi in discussione e aiutali, magari con qualche circolo di studio, a pensare circa quello che veramente conta nella vita. Impara a mettere il Signore al primo posto e a mettere la tua vita nelle sue mani. Vedrai che cambieranno molte cose.

Per seguire Dio devo tagliare ogni legame con la mia famiglia?

Linda chiede:
È pratica comune che un ordine religioso pretenda che, una volta che entri, tu debba tagliare ogni legame con la tua famiglia di origine?
Cara Linda,

Non conosco nessun ordine che abbia tale pretesa, forse la realtà della clausura richiede che anche fisicamente si rimanga in un monastero per tutta la vita avendo, alcune clausure, anche il voto di “stabilità”. Ma anche in questo caso rimane un grande legame spirituale con la propria famiglia, ci sono anche le visite che la famiglia fa in monastero.

La vita religiosa include, comunque, un certo grado di separazione dalla famiglia, che varia in accordo con lo spirito e la vocazione di ogni diversa congregazione o ordine religioso. Molte congregazioni e ordini religiosi hanno anche differenti regole dipendenti dallo stadio della formazione attraverso il quale il ragazzo procede, ad esempio durante il Noviziato i giovani hanno meno contatti con la propria famiglia a causa della specificità di questa tappa di formazione dedita da un lato ad un ulteriore discernimento di vita e, dall’altro, ad una formazione di principi e criteri religiosi tipici dell’ordine e di questa “nuova” vita. 

Questo non è sempre facile e penso che la famiglia, in modo particolare i genitori, possono sentire questa difficoltà maggiormente che non il religioso stesso, che in realtà si è unito ad una nuova famiglia e vive una vita più attiva per via della formazione e dell’apostolato. Ma Dio benedice le famiglie ed i religiosi per il sacrificio a cui sono chiamati, e man mano che ognuno cresce nella comprensione della propria vocazione percepisce la sorgente della grazia che è questo sacrificio per tutti loro, perché Dio non può essere mai superato in generosità. 

Molte famiglie, poi, sperimentano un grande paradosso in questo momento di “lontananza”: i genitori si avvicinano spiritualmente di più al figlio che sembra maggiormente assente, ed hanno la consolazione di sapere del bene che il loro figlio o figlia stanno facendo. I figli “sentono” maggiormente il bene che la propria famiglia gli ha donato in tutti questi anni e riconoscono una vera gratitudine verso loro. La sentono, a loro volta, più vicina.

Perché la mia famiglia è contro la mia vocazione?

Gina chiede:

So che voglio servire Dio al massimo delle mie capacità, ma quelli che mi circondano dubitano che quello che sento sia veramente ciò che Dio vuole da me. Desidero servire Dio e non riesco a capire perché a casa mia è nata una discussione che non finisce più!
Mio padre e mia madre non dovrebbero esserne orgogliosi? Quando ero più giovane ero una persona che non sapeva neppure chi fosse Dio e non mi curavo neppure dell’enormità dei miei peccati.
Poi ho avuto una bellissima conversione andando a Medjugorje. È stato quel cambiamento fulminante, o il fatto dì avere 16 anni, che ha messo i miei genitori, o tutta la mia famiglia, contro di me e le mie scelte? Non voglio sembrare cocciuta ma, nonostante che la mia famiglia vuole che da grande mi sposi io desidero essere “sposata” solamente a Cristo.
Perché devo servire una creatura di Dio, quando posso servire Dio stesso? Non riesco a capire la ragione per la quale la mia famiglia, in un certo senso, si vergogna di me. Padre, aiutami, per favore! 
Cara Gina,

Non so veramente se la tua famiglia si vergogni di te, spero di no. E non so se i tuoi sono dei cattolici praticanti e, questo aspetto, potrebbe avere un peso determinante nella reazione che hanno avuto. Comunque sia, cerco di lasciarti qualche riflessione. 

In questo momento hai soltanto 16 anni e, da come scrivi, dimostri di aver proprio un bel temperamentino. Mi sembra di capire, forse sto indovinando, che hai anche un carattere piuttosto ribelle. Quindi, può darsi che i tuoi genitori pensino che questa sia un’altra delle tue idee per andare contro il loro volere. O può darsi che non siano sicuri del cambiamento che è avvenuto in te sia davvero completo e tu abbia raggiunto una certa maturità. O forse pensano che a causa del tuo modo di fare tu non possa vivere pienamente una consacrazione a Dio. O, infine, possono pensare che questa sia semplicemente una fase attraverso la quale stai passando e che tra un po’ terminerà e, quindi, non vogliono che tu faccia al momento qualcosa di troppo affrettato di cui potrai pentirti. 

Ora, mi domando, che cosa puoi fare? Prima di tutto devi avvicinarti il più possibile a Cristo. La tua dedizione di servire Dio di per sé è bella ma devi maturare questo pensiero. Devi conoscere Cristo, passare del tempo ogni giorno in preghiera (recita specialmente il S. Rosario, che è uno dei cinque “sassi” della Madonna), vai alla S. Messa e fa la comunione il più spesso possibile. A casa ti devi comportare il meglio possibile, devi aiutare, portare avanti bene la scuola, mi raccomando ai compiti, ecc… 

Devi fare anche qualcosa per gli altri. Per esempio: datti da fare per i più piccoli, da una mano nell’oratorio della tua parrocchia. Visita gli ammalati e/o gli anziani della casa di riposo del tuo paese, o parla con il tuo parroco e inizia qualche attività per ragazze della tua età della tua parrocchia (una associazione, un coro, un gruppo di vita Cristiana, aiuta un gruppo di giovani già esistente, ecc…).

Se i tuoi genitori non sono cattolici praticanti, e non capiscono la tua fede, dovrai pregare per loro e fare in modo che le tue azioni li convincano.

Mio figlio può avere la vocazione?

Paola chiede:

Come mai mio figlio più volte si sente chiamato al sacerdozio o a diventare frate? Non lo capisco. Io non voglio che lui entri in seminario perché da lui ci aspettiamo una famiglia, D’altronde, come tanti genitori, anche perche noi siamo cattolici ma non praticanti. Lui è l’unico che va in chiesa e prega ogni giorno.
Mi può far capire se il signore lo sta chiamando sul serio o no? (questa è la terza volta che sente questa chiamata!) Prego di ricevere presto una risposta. Io so che lui più volte vi ha scritto.

Carissima Paola, 

In questi anni di pastorale vocazionale ho avuto anch’io delle sorprese in questo senso, e cioè di incontrare dei ragazzini, 12-13… anni, che con molta semplicità mi dicevano che “sentivano” una possibile chiamata da parte del Signore. In queste occasioni mi chiedevo come poteva un ragazzino “sentire” tale chiamata e come faceva a decidere se non era ancora “maturo”. 

Con un pò più di esperienza mi sono reso conto che il punto di vista dal quale vedere e giudicare le cose non è quello di una persona ormai matura con una certa esperienza di vita, ma semmai quello del ragazzino che nella sua, se vogliamo, semplicità e freschezza di vita, coglie in modo più genuino e diretto ciò che il Signore mette nel suo cuore. Non si tratta di un analizzare le cose soltanto da un punto di vista razionale, se mi “convinco”, ma metterti dalla parte di una visione spirituale e di fede. Sapendo che la fede non è un qualcosa di irrazionale, ma di “sopra” razionale. 

Di fronte a un fatto così noi grandi cominciamo a calcolare, a mettere in discussione, a voler interpretare… per lui, per il ragazzino, invece non è così. Il “sentire” in semplicità, il voler instaurare e poi far crescere una amicizia più profonda con il Signore, il voler corrispondere ad una chiamata… tutto è molto più semplice, più immediato e il fatto di essere più semplice non vuol dire non essere autentico o vero.

Dobbiamo vedere le cose con un pò più di visione soprannaturale, di fede. Capire che di fronte ad una “chiamata” non ci vuole “troppa” testa. Con questo non voglio dire che a questa età non ci si deve fermare un attimo ed essere sicuri che non si tratti di una cosa un pò superficiale, ecc… (allo stesso tempo però mi vengono in mente alcune scelte dei più “grandi” e a sbagli colossali), ma si può fare di meglio.
I seminari minori sono, appunto, delle “scuole” che aiutano a far capire ai giovani se ciò che sentono è vero oppure no. Aiutano a far maturare una possibile chiamata, a farla crescere. E tutto questo senza far perdere tempo, infatti gli studi li si portano avanti come nelle altre scuole. 

Se devo farvi una confidenza, vorrei dire che in questi anni di corrispondenza via mail ho incontrato spesso degli adulti, verso i 35-40 anni, che con molto rammarico mi confidano che da bambini avevano sentito la vocazione ma che poi, a volte anche perché consigliati dai genitori, non avevano potuto concretizzare nulla e che adesso sentivano che c’era nella loro vita una porta rimasta “mezza aperta”. 

Cara Paola, capisco che come mamma e che come famiglia state pensando al bene e alla felicità di vostro figlio, capisco anche che vivere una famiglia autentica sia una aspirazione molto bella e molto importante per voi. Ma, mettetevi anche dalla parte di Dio, cercate di vedere un po’ più in là. Cercate di capire il “cuore” di vostro figlio. Penso che valga sempre la pena fare una verifica e affrontare le cose senza rimandarle o negarle… ne va della felicità futura di vostro figlio.

Ci sarebbero anche altri aspetti e considerazioni da fare ma penso che per il momento ci siano già alcuni spunti di riflessione interessanti. Vi accompagno con la mia preghiera e se posso essere ancora utile sono sempre qui.

Dove trovare il coraggio di abbandonare la mia famiglia?

Lara chiede:
Fin dai primi ricordi della mia vita ho sempre sentito la chiamata alla vita religiosa. Ho il problema  di essere figlia unica. Dove potrò mai trovare il coraggio di abbandonare la mia famiglia?
Cara Lara, 

Devi sapere che visto che sei battezzata tu hai una famiglia più numerosa, più “allargata”, di quella dei tuoi genitori.

Ma andiamo adesso alla base del ragionamento che causa la tua domanda. Siamo, infatti, di fronte ad una mentalità molto comune ai giorni nostri. Purtroppo, da sempre, vivere la fede non è mai stata facile. Perché succede spesso che quelli che si oppongono alle vocazioni dei figli unici non hanno nulla contro il matrimonio, o al dover andare all’estero per via di un lavoro? È molto comune incontrare genitori che tollerano meno la vocazione religiosa di un figlio o di una figlia che gli errori, a volte veramente da “infarto”, commessi da un’altro dei propri figli. 

Questa è la mentalità per la quale la volontà di Dio deve quadrare con i nostri piani per il futuro più che non i nostri desideri con i suoi piani e ci fa sentire come se stessimo combinando qualcosa di tremendamente sbagliato nei confronti dei nostri genitori se ci stacchiamo da loro, come sicuramente dovremmo fare, per un motivo non materiale ma religioso.

Ma potrebbe non essere giusto dire così e cioè che chi prova il dolore della separazione è anche troppo attaccato alle cose terrene. Non solo è ingiusto ma, penso, potrebbe essere anche sbagliato. Ci troviamo di fronte ad un bel paradosso perché è spesso la famiglia unita, sana e in comunione che sente di più la separazione. Per quanto riguarda le famiglie cristiane quello che queste famiglie hanno e le altre non hanno è la comprensione e la forza che la loro fede da loro di accettare il sacrificio che Dio chiede loro di sopportare.  

Quindi, se pensi che ci possa essere una lotta da parte dei tuoi genitori riguardo una possibile chiamata da parte del Signore dovresti provare, fin da ora, a rinforzare la tua fede ed amare Dio ed, inoltre, fare quello che puoi per portarli verso Cristo. Forse il cammino non sarà immediato, forse ci saranno delle lacrime ma, credimi, in Signore non ti e non vi lascerà soli.

Sono fidanzato ma…

Francesco chiede:
Salve Padre, grazie per il suo lavoro. Volevo chiederle un consiglio perchè sono felicemente fidanzato da 4 anni ma sento che qualcosa nel mio rapporto con la mia ragazza sta cambiando. Nonostante lei sia una ragazza bravissima, con la quale sto vivendo in maniera cristiana il mio fidanzamento, da qualche mese mi sento attratto dal sacerdozio.
Io ho un po’ paura di approfondire questa “inquietudine”, anche perchè non voglio farla soffrire. A questo punto mi trovo combattuto tra il continuare a discernere su una possibile vocazione sacerdotale o dedicarmi ad un progetto di matrimonio che è una vocazione altrettanto importante. Grazie, aspetto un suo consiglio.
Caro Francesco,
volevo ringraziarti per la mail che mi hai inviato tramite il sito che curo e che trovi anche su fb digitando vocazione.org.
Capisco molto bene ciò che stai provando, anzi che state provando. Davvero. Non è la prima coppia di fidanzati che conosco in queste circostanze. Spiritualmente si capiscono e si vivono le cose in un certo modo, umanamente si soffre. Anche perché state portando avanti un fidanzamento in modo molto cristiano.

Accanto ad un no c’è però un grosso SI, quello a Dio. 
Con questo vorrei dirti che vale la pena che tu possa portare a termine il tuo discernimento vocazionale e che possa capire qual’è la volontà di Dio su di te. Forse, e lo dico sottovoce, non è tanto importante che tu sia felice… ma che LUI sia felice di te. 
Lo dico sottovoce ma pensa un po’ al grande progetto che Lui ha voluto da sempre, per amore, per te e per mezzo del tuo si. Forse mi viene in mente un po’ la mia storia, abbastanza simile, credimi.
Se avessi “scelto” ciò che sentivo nel cuore… con chi staresti parlando in questo momento e che sito avresti potuto consultare? probabilmente con nessuno. 
Capisco che la vita non è soltanto una scelta ma è una risposta che con amore diamo all’Amore. Tutto questo renderà felice Lui e gli altri. Proprio così.

NON voglio spendere parole per convincerti, non si tratta di questo, ma di aiutarti, per quanto ne so da questi ultimi 18 anni, a poter discernere, capire e rispondere. 
Pensa un po’ alla perla preziosa o al tesoro nel campo del vangelo… il mercante torna a casa vende tutte le altre perle, che pure hanno un valore (eccome!) per prendere quella preziosa. 

Leggi anche il vangelo del Giovane ricco… si, lo so, colpisce molto.
Non avere paura e sappi che il Signore non si fa vincere in generosità. Mai.

Mia madre vuole che mi sposi.

Giorgia chiede:
Sono una universitaria di vent’anni. Sto seriamente considerando la vita religiosa ed il mio grosso problema è la mia famiglia.
Mio padre è ateo e mia madre desidera avere dei nipotini. Si sono separati qualche tempo fa e da quel momento mamma mi chiede di trovarmi un ragazzo, sposarmi ed avere dei figli. Io sono la sorella di “mezzo” e nessuna delle altre due sta pensando ne al matrimonio, ne di avere figli. Mia mamma mi dice che prega costantemente per me affinché io trovi un marito.
Come le posso dire che sono nel mezzo del mio discernimento o che sto seriamente considerando la possibilità di una vita religiosa? 
Cara Giorgia,

Se la vita religiosa è per te puoi sempre dire a tua madre che il migliore sposo possibile ti si è proposto ed è il Signore.  

Non c’è nessuna ragione perché lei possa addossarti la colpa o il peso di coronare i suoi sogni per di più quando le tue sorelle dovrebbero fare anche loro la loro parte. Non mi dici nella mail la ragione per la quale non vogliono sposarsi ed avere figli ma presumo che non sia perché anche loro desiderano diventare suore, o consacrarsi al Signore.

È, comunque,  molto facile capire le motivazioni di tua madre. Cerca di aiutarla a crescere nella sua vita spirituale e, se possibile, pregate assieme, andate assieme alla S. Messa, apri la possibilità di poter parlare di cose più profonde, a ciò che stai sentendo tu, a ciò che il Signore ti potrebbe chiedere e volere da te.

Il mio ragazzo sente la vocazione. Che faccio?

Chiara chiede:
Il mio ragazzo dopo essere stato alla GMG ha incominciato a chiedersi se il Signore non voglia qualcosa in più da lui; dice che ha sentito come se fosse stato chiamato ma dopo avermi rivisto mi dice di essere sicuro di amarmi e di voler stare con me e costruire una famiglia seguendo, comunque, il Signore e io ne sono perfettamente d’accordo.
Proprio oggi, però, parlando mi ha confidato che ha paura perché se il Signore dovesse chiamarlo non saprebbe cosa fare. Mi dice che dentro sente di voler costruire una vita con me ma, allo stesso tempo, sente che se il Signore vuole davvero chiamarlo e non gli può dire di no… ma non vuole perdere tutto quello che in questo momento ha… e neanche io.
Cosa dovrebbe fare? Io gli ho consigliato di parlarne con un sacerdote suo amico, ma non voglio perderlo.
Cara Chiara,

La prima cosa che ti volevo dire è grazie. Grazie per la mail che hai avuto il coraggio di scrivermi e per la fiducia che mi stai dimostrando. Ho letto e riletto le parole che mi hai confidato e devo dirti che ti capisco molto bene. È una situazione che ho già incontrato in questi anni in alcune occasioni. Sembra una strada che porta ad un bivio e fa paura da morire sapere che devi andare a destra quando, magari, vorresti andare a sinistra.

Non so se il tuo ragazzo ha una vera vocazione oppure è un sentimento che è arrivato proprio perché le GMG lasciano un segno profondo nel cuore di ogni giovane. So soltanto che questa “sensazione”, anche se ci fa prendere una bella strizza, varrebbe la pena “verificarla” un po’. Capiscimi bene, non perché io pensi che sia meglio che questo giovane entri in seminario. Non ho tutti gli elementi per farlo. Ma perché sapendo che la nostra vita è una risposta al progetto che il Signore ha per ciascuno di noi mi lascia molto tranquillo pensare che Lui è il primo interessato nel farci capire bene quale sia il cammino più giusto per ciascuno di noi. Per questo motivo il parlarne con qualcuno, il rimanere un po’ in “ascolto” del Signore, “lo” e “vi” aiuterà tantissimo nel vostro cammino insieme. 

Non devi e non dovete aver paura di ciò che il Signore pensa di voi e per voi. Rifletti su questo punto: se questa sensazione è soltanto, di fatto, una “sensazione” il dare una possibilità e vedere fino in fondo dove porta darà più sicurezza al vostro fidanzamento. Non ci sarà mai, ne adesso ne in futuro, quella incertezza che ci farà dire, soprattutto nei momenti difficili di crisi o di sconforto: “beh… se avessi provato? Se forse il Signore, effettivamente, mi chiamava? Se questo momentaccio è proprio perché io non ho voluto ascoltarlo e Lui adesso mi punisce? Se…”, vedi quanti se o forse vengono fuori?! Oppure, se il Signore pensa ad una vera ed autentica chiamata a poco a poco ci renderemmo conto di aver perso il cammino fatto per noi, aver perso tanto tempo, aver sbagliato tutto. 

Non abbiate paura del Signore e di ciò che ci vuole dire. Lui sa perfettamente qual è la nostra vera felicità ed è per questo motivo che ci ha dato il dono della vita. Niente viene per caso e se ci fidiamo/affidiamo di/a Lui troveremo e percorreremo il cammino più giusto. Non abbiate paura di aprire una porta e di avere la serenità per tutta la vostra vita di sapere che ciò che state vivendo è la strada giusta.

Ti e vi ricorderò fin da oggi nelle mie preghiere quotidiane in cui ricordo tutti i giovani che ogni giorno mi scrivono e mi danno la possibilità di tendere una mano.

Seguire Cristo contro il volere dei genitori?

Stefania chiede:

Mia madre non approva la mia decisione di diventare una suora perché dice che sono troppo piccola e, per di più, non mi permetterà di prendermi nessun impegno in parrocchia d’ora in poi per via della mia decisione. Non mi è neppure permesso di parlare alle suore o al mio parroco o a nessun altro sacerdote. Cosa posso fare?

Cara Stefania,

Parte della risposta alla tua domanda non dipende dalla tua età.

Prima voglio parlare della parte che dipende dalla tua età. Se sei una minorenne devi considerare che il comandamento “onora il padre e la madre” include l’obbedienza alle loro richieste, sempre che non ti chiedano di fare il male. Quindi se sei ancora piccola e i tuoi genitori ti proibiscono di fare passi per seguire una vocazione, come ad esempio visitare un convento, andare ad un ritiro vocazionale, ecc…, allora gli devi obbedire. Non andare ad un ritiro o non visitare un convento non è realmente una cosa cattiva, è semplicemente non fare una cosa buona che tu vorresti fare ma che non farai per rispetto ed obbedienza verso i tuoi genitori, sapendo che la tua azione ed attitudine piacerà a Cristo. Se i tuoi genitori ti chiedessero di fare qualcosa di male (per esempio non andare a Messa alla domenica), allora, per forza andrebbe contro la promessa che fecero a Dio quando ti portarono in Chiesa per il battesimo e quindi potrai non ascoltarli in una simile circostanza. 
Per quanto riguarda il non parlarne con un sacerdote penso che sarebbe meglio chiedere ad un sacerdote durante la confessione qualche suggerimento, specialmente in relazione a questioni pratiche in relazione ai desideri dei tuoi genitori che potranno inevitabilmente sorgere nel corso del tempo e che non possono essere previsti al momento.

Quando sarai una persona adulta potrai e dovrai prendere quelle decisioni che possono decidere della vita con prudenza, responsabilità e libertà. Questo significherà ricevere un ordine dai tuoi genitori, sentire le loro ragioni ma, alla fine, decidere personalmente davanti a Dio, avendo anche ricevuto un suggerimento da un prudente direttore spirituale, sulla direzione da prendere nella tua vita. Può darsi che nel chiedere un suggerimento ti renda conto che i tuoi genitori abbiano ragione e che tu non abbia una vocazione, o che al presente non sia corretto seguirla. Può anche essere che tu ti renda conto di avere una vocazione e che non ci siano ragioni valide per non seguirla. In tal caso dovrai seguire la tua coscienza sulla strada giusta da prendere anche se dovesse essere difficile perché dovrai andare contro i desideri di altre persone e, magari, anche i tuoi di desideri se non avevi mai pensato prima di voler seguire il Signore.

Adesso vediamo la parte che dipende dalla tua età. Se hai il sospetto o vedi che Dio ti chiama a consacrare la tua vita a Lui, non importa a che età tu ti trovi e a che punto della tua vita (sia che tu ti possa permettere o meno di seguire la tua chiamata immediatamente), la reazione appropriata è di dare subito il tuo cuore completamente a Lui. Continua a sviluppare la tua vita di preghiera, visitalo nell’Eucaristia il più frequentemente possibile specialmente andando alla S. Messa e ricevendolo nella S. Comunione anche durante la settimana. Assicurati che il tuo comportamento in ogni aspetto della tua vita sia il più piacevole per Lui (obbedienza a casa, onestà al lavoro, applicazione a scuola, guida degli altri al bene)! Vivi la tua vita e tutto quello che fai come una conversazione con Cristo, con le tue azioni digli che lo ami. Non fare nulla che possa compromettere la tua vocazione ed in ogni momento da il meglio di te.

Come posso incoraggiare la vocazione tra i miei figli?

Rosa chiede:
Sarei così contenta se uno dei miei figli maschi decidesse di diventare sacerdote o una delle femmine suora. Solamente il più giovane, però, sembra propenso.
Come potrei iniziare delle conversazioni con loro al riguardo? Questo figlio spesso mi dice che sente di voler diventare sacerdote e dal canto mio lo ascolto e cerco di incoraggiarlo. Cosa posso fare per gli altri due che sono più chiusi? Significa che non hanno ricevuto la chiamata?
Cara Rosa, 

Possono succedere cose molto strane nelle menti dei bambini. A volte succede che quello a cui si predica di più non dimostri interesse alle nostre parole, ma poi è quello che con il tempo risponde positivamente. 

Mentre l’altro, quello che si dimostrava molto interessato, con il tempo perde l’interesse. 
Come insegnare ai tuoi figli ad essere aperti a Dio? E importante che vedano il tuo esempio. Loro assorbono le tue priorità dalle migliaia di modi in cui il tuo pensiero li riflette durante la tua giornata, se il tuo esempio è consistente, se dai delle ragioni quando ti sfidano (gli anni della pubertà sono particolarmente difficili), molto probabilmente, col tempo, le faranno loro.   

Quindi, sii quella che dovresti essere, senza finzioni o forzature. Per esempio lascia che vedano che preghi, insegna loro a pregare, insegna loro l’esempio di Gesù e di Maria, fa in modo che possano relazionarli alle loro vite. Dirigi ed incoraggia ogni buona azione. Correggi le cose sbagliate. Supera le loro arrabbiature, rimani ferma ed insegna. Aiutali a crescere in linea con la loro età, nella loro relazione con Dio e conoscenza della loro fede. Spronali in modo appropriato. Le vite dei santi sono un ottima sorgente d’ispirazione per bambini, giovani (e non solo giovani).      

Quello che stai facendo in effetti è preparare il terreno in modo che, non appena Dio inizia a dare loro un suggerimento di quello che ha in mente per loro, sapranno riconoscerlo e potranno rispondere alla chiamata; tu vuoi che abbiano dei principi di fede a guidarli, amore per muoverli, e forza di carattere per fare quello che può essere difficile.   

Riguardo ad una possibile vocazione tra i tuoi figli ti consiglio di non forzarla a tutti i costi e allo stesso tempo non rimanere neppure zitta. Rispondi alle loro questioni, a volte falle tu stessa, mostra la possibilità che il Signore può mettere nel cuore di uno di loro il dono della chiamata.  

Matrimonio o la vocazione?

Samuele chiede:
La mia volontà è di sposarmi e quando penso al matrimonio provo una grande tranquillità, il mio animo si placa e mi pervade un grande desiderio di costruire cristianamente in seno ad esso la mia vita. Ma spesso mi chiedo se me lo stia chiedendo Dio o se invece Egli mi chieda qualcos’altro.
Carissimo Samuele,

Eccoci qui, scusa se ti rispondo soltanto adesso ma sono stato a Roma per predicare una serie di giornate di discernimento vocazionale, proprio quello che potrebbe essere utile anche a te per poter “discernere” se ciò che senti nel cuore sia quello che il Signore vuole dalla/con la tua vita. 

Come vedi è molto semplice capire: le circostanze, che non sono mai troppo “casuali”, le amicizia, le persone che conosciamo durante la nostra vita ci aiutano e ci conducono verso la volontà del Signore. Non ultimo, Lui sa come attirarci. Se per te il matrimonio è il cammino più giusto, soprattutto il cammino che Lui ha pensato per la tua vita, vedrai che la persona giusta arriverà e si farà presente. Se ha pensato qualcos’altro le “coincidenze” (o le famose “Dio-incidenze”) non si faranno aspettare troppo… magari come quella che ti ha portato a digitare “vocazione” nel motore di ricerca che ti ha indicato questo sito.

Come vedi le cose non sono poi così difficili: preghiera, una buona guida, dare qualche possibilità al Signore affinché ci possa parlare… e le risposte arrivano.

E se qualcuno scoraggia la vocazione del proprio figlio?

Daniela chiede:

Conosco una persona che avrebbe potuto avere una vocazione al sacerdozio. Disgraziatamente i suoi genitori a suo tempo lo scoraggiarono ed ora si trova lontanissimo da quell’idea. Ci sto male, perché so che se avesse seguito la chiamata sarebbe stato nella vita più felice.
Quindi, c’è qualcosa che potrei fare o dire quando mi trovassi nuovamente in simili circostanze? Probabilmente è troppo tardi per lui ma se dovessi sentire ancora una simile situazione di uno più giovane scoraggiato da quello che reputa essere la sua vocazione? Dovrei dire ai suoi genitori di “non scoraggiate vostro figlio dalla sua vocazione”, o qualcosa di simile? Parlo con l’interessato chiedendogli se continua a considerare una vita religiosa? 
Cara Daniela,
 
E molto triste sapere che il tuo amico è stato dissuaso dalla vocazione dai propri genitori. Questo succede purtroppo spesso, anche se qualche volta i genitori lo fanno con le migliori intenzioni del mondo, ma è comunque uno sbaglio. Una cosa è l’incoraggiare un giovane a considerare bene il passo che vuole fare, il provarlo per assicurarsi che la sua sia una decisione matura o per assicurarsi che possa affrontare le sue debolezze o vedere se non sia piuttosto qualcosa da cui sta scappando; un’altra cosa è  scoraggiare un giovane con il solo pensiero del sacerdozio magari usando anche, per lo scopo, dei ricatti emotivi, o morali, molto pesanti.
 
Non vedo nulla di male nel voler parlare con i genitori di un tema così importante e serio, può essere un grande aiuto che puoi dare loro ed al loro figlio. Ma tieni in mente che ci sono modi e modi per farlo. Devi sapere con chi hai a che fare, poiché i motivi alle spalle di tale opposizione possono essere vari e molteplici: può essere perché non è una famiglia credente, può essere perché hanno dei pregiudizi contro la Chiesa. Può essere perche pensano male del seminario… come vedi ci sono molti punti di vista da prendere in considerazione. 

Per ultimo non vedo nulla di male se, nel caso tu fossi ancora di fronte ad una situazione simile, il parlare apertamente con un giovane che sta pensando al sacerdozio. Consiglialo di fare un cammino di discernimento e di trovare un buon direttore spirituale. Stagli vicina con le tue preghiere e con la tua amicizia. Aiutalo se ha qualche difficoltà o dubbio. Come si sul dire: “nulla di tentato, nulla di guadagnato”, e tu potresti essere lo strumento del quale Dio vuole servirsi per parlare alla sua anima.

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