Discernimento

Questo “sentire”, non può essere frutto della fantasia?

Anna chiede:
Gentile padre, anzitutto grazie per il suo servizio. Dio la benedica. Sono una ragazza alla soglia dei 25 anni. Da un po’ di tempo ho la convinzione/sensazione di “sentire” la chiamata.
La mia perplessità riguarda proprio questo “sentire”, perché non vorrei che fosse frutto delle mie fantasie e dei miei scrupoli. Questa convinzione/sensazione parte da una profondissima delusione e grande sofferenza:insuccesso negli studi universitari (da me intrapresi per poter aiutare gli altri) che mi porta a pensare che forse questa non è la mia strada. Da lì una concatenazione di riflessioni che mi portano a chiedermi:forse Dio vuole altro da me?
Questo da un lato mi consola perché,significa che se nonostante gli sforzi non riesca a portare a termine i miei studi, non sono io il problema.Dall’altro mi turba perché mi chiedo anche se non sia una giustificazione al mio fallimento. Mi chiedo:ma può mai essere questo ll’avvio di una vocazione?Sicuramente ho bisogno di fare discernimento. Sono alla ricerca di un padre spirituale che non riesco a trovare perché mi vergogno e ho paura a chiedere ad un parroco, non riesco proprio. Fin’ora mi ha “guidato” una laica consacrata con la quale riesco ad aprirmi veramente e che mi conosce nel profondo.
È stata lei la persona di cui il Signore si è servito anni fa per farsi conoscere e avvicinarmi.Il suo esempio è stato per me illuminante solo che, ovviamente,mi ha indirizzato verso la figura del padre spirituale. L’ho cercato disperatamente in questo periodo ma al momento di chiedere, mi vergogno e ho paura.
Invece, l’altro giorno per sfidare un’altra mia paura (le suore, o meglio sentirmi dire:potresti essere una suora) mi sono recata proprio da una suora. E parlando, ho capito che forse lei potrebbe aiutarmi a fare discernimento.
Ma una suora può sostituire il “padre spirituale”? che io avrei preferito perché egli sarebbe stato anche il mio confessore e inoltre perché temo che le suore siano inconsapevolmente,involontariamente ed anche giustamente portate ad accrescere le loro comunità; ma questo è un pregiudizio e sono pronta a ricredermi.
Le auguro una santa notte
Carissima Anna,
Grazie infinite per la mail e per la fiducia. La storia vocazionale può cominciare in moltissimi modi: una esperienza spirituale particolarmente forte come può essere un pellegrinaggio o un ritiro; un incontro con una persona bisognosa e quindi il desiderio di dare una mano… ecc… ma poi ci devono essere anche altri elementi che definiscono una chiamata. Le qualità personali e la generosità nella risposta.
Questi elementi si intrecciano nel vissuto di ciascuno e portano con se, normalmente, il segno della gioia e della pace interiore. Magari anche con qualche combattimento perché dare “tutto” al Signore, soprattutto all’inizio del cammino, costa un po’ di fatica.
Ora il fatto che gli studi non siano o non vanno alla grande non è il solo segno che devo verificare per scoprire ciò che il Signore vuole per me. Può essere un punto di partenza ma poi ci devono essere, sine qua non, anche un grande desiderio di mettere il Signore al primo posto e voler offrire a Lui la propria vita e, allo stesso tempo, il desiderio forte di aiutare chi accanto a me è nel bisogno, soffre o è solo. Queste due coordinate sono ne più ne meno che i due comandamenti principali della nostra fede cristiana: amare Dio sopra tutte le cose e amare il prossimo come se stessi. Cerca allora nel tuo cammino e nel tuo cuore che posto hanno queste due luci di amore. Scoprendolo saprai anche se a questo punto il Signore ti chiama veramente o meno a seguirlo, magari anche grazie al fatto che ho visto che gli studi che ho intrapreso non sono poi ciò che stavo cercando.
Per quanto riguarda il direttore spirituale mi sembra che tu debba vincere un certo timore o timidezza, il direttore o la “direttrice” spirituale sono strumenti ed aiuti che il Signore dona affinché nella preghiera e nel discernimento si riesca a capire meglio la volontà di Dio. Sono persone che ti aiutano, non sono persone che ti giudicano oppure ti, non so, inquadrano freddamente e basta.
Seguendo la tua domanda, quindi, una suora può darti un aiuto molto concreto e può essere una buona direttrice spirituale, infatti non è detto che debba essere per forza un sacerdote. Essendo una religiosa è abituata a vivere in prima persona la realtà della direzione spirituale per donarsi più pienamente al Signore e cercare qual’è il cammino di santità che Dio ha pensato per lei.
Per cui, forza, non temere: hai una grande opportunità per fare chiarezza e lasciare che il Signore ti indichi la strada del suo amore, della sua misericordia e della sua volontà. Ti sembra poco?
Pensi che dopo averti creato per amore e per amare ti abbandoni nella fatica del discernere circa il perché ti ha dato l’esistenza? Il Signore non fa mai le cose a metà.
Tanta speranza e tanta pace, mettiti in cammino e sta attenta alle persone che il Signore ti sta facendo incontrare, sono una risposta per capire meglio verso dove devi andare.
Mi raccomando soprattutto la preghiera, nella preghiera si ascolta meglio la Sua voce.
Con stima ed amicizia, in Cristo e in Maria, buon cammino P. Giuseppe, LC

Se mi indichi un testo circa il sacerdozio… uno di significativo.

Claudio chiede:
Caro P. Giuseppe, in questi ultimi mesi praticamente ho letto un po’ tutte le risposte che hai dato ai giovani che stanno facendo un cammino di scelta per Gesù. Tante tue parole sono entrate nel mio cuore “centrando” il punto fondamentale della vocazione: “Il Signore da sempre ha pensato per me un cammino di felicità. Questo cammino non è soltanto mio ma deve essere condiviso con i fratelli”.
A questo punto vorrei chiederti se mi indichi un testo circa il sacerdozio. Si, so che ce ne sono tanti… ma magari tu me ne puoi indicare uno di significativo.
Grazie per tutto ciò che fai per i ragazzi in ricerca come me. Con stima e gratitudine, aspetto una tua risposta, Claudio.
Carissimo Claudio,
Grazie per la tua mail e per la tua fiducia, davvero. Ho cercato qua e la tra I vari “file” di alcune cartelle che ho circa il sacerdozio ecc… e devo dire che in questi ultimi anni ci sono delle bellissime riflessioni fatte dai vari Papi. A me però hanno impressionato molto le parole che Madre Teresa di Calcutta disse  ad alcuni giovani sacerdoti della sua congregazione. Sono sicuro che potranno essere di aiuto a te e a tutti coloro che come te stanno cercando di capire meglio la volontà del Signore nel cammino del sacerdozio.
Con stima ed amicizia, in Cristo e in Maria, P. Giuseppe, LC
 
Il celibato sacerdotale, segno della carità di Cristo
Leggiamo nelle Scritture come Gesù venne a proclamare la Buona Novella che Dio ci ama. Oggi lui vuole che noi siamo quell’Amore. Gesù ha detto: “L’avete fatto a me ” (Mt 25,40). Ero affamato, nudo, forestiero e abbandonato e mi avete fatto queste cose. Io lo chiamo vangelo sulle cinque dita. Tutti sono chiamati dunque ad amare Dio con tutto il cuore, l’anima, l’intelligenza e le forze e, per amore di Dio, ad amare il proprio prossimo.
La notte prima della sua morte Gesù ci ha dato però due grandi doni: il dono di se stesso nell’Eucaristia e il dono del Sacerdozio per continuare la sua presenza viva nell’Eucaristia.
Senza sacerdoti non abbiamo Gesù.
Senza sacerdoti non abbiamo l’assoluzione.
Senza sacerdoti non possiamo ricevere la Santa Comunione.
Come il Padre ha preparato per suo Figlio una degna dimora nel Seno Innamorato di una Vergine, cosi è opportuno che un sacerdote si prepari a prendere il posto di Gesù, il Figlio di Dio, scegliendo liberamente il celibato sacerdotale.
Il matrimonio e la procreazione sono miracoli dell’amore di Dio per mezzo dei quali uomini e donne diventano suoi collaboratori nel portare una nuova vita al mondo. Gesù ha parlato però chiaramente di qualcosa persino più grande di questo quando ha detto che in cielo le persone non si sposano né vengono date in matrimonio, ma vivono come gli angeli nei cieli, e che ci sono alcuni che hanno rinunciato al matrimonio per amore del Regno di Dio. Il celibato sacerdotale è il dono che prepara alla vita nei cieli. Gesù chiama i suoi sacerdoti a essere suoi collaboratori nella Chiesa, a riempire il cielo di figli di Dio.
“Un giorno due giovani si presentarono alla nostra casa e mi diedero una grande somma di denaro per nutrire il Popolo, perché a Calcutta, come sapete, noi sfamiamo ogni giorno molti poveri. Chiesi loro dove avessero preso tutto quel denaro, ed essi risposero: “Due giorni fa ci siamo sposati e prima del matrimonio abbiamo deciso che non avremmo acquistato gli abiti nuziali, che non avremmo dato un ricevimento di nozze, ma che invece vi avremmo dato quel denaro per sfamare i poveri”. Era un gesto straordinario per degli Indù di ceto sociale elevato. Domandai allora: “Perché lo avete fatto?”. Ed essi risposero: “Ci amavamo talmente che volevamo dividere la gioia di questo amore con le persone che voi servite” ”.
Per me questa bellissima storia di due persone che si amano rappresenta un segno vivo dell’unione di Gesù con i suoi sacerdoti. Qui il sacrificio non consiste nel denaro o in cose materiali, ma in un dono più alto e migliore, quello del celibato sacerdotale. Il dono più grande che una persona può offrire a Gesù il giorno in cui diventa sacerdote è un cuore verginale, un corpo verginale. Noi lo chiamiamo celibato sacerdotale. E’ come l’amore verginale di Cristo per la sua Chiesa, che i sacerdoti rappresentano. La Chiesa è il corpo di Cristo, è la sposa di Cristo.
Il celibato non è soltanto la nostra capacità di dare, ma ancor più la nostra capacità di accogliere il dono di Dio, la scelta di Dio. Meditate devotamente sul fatto che Lui, il Creatore dell’Universo, ha tempo per voi, Sue piccole creature.
Il celibato sacerdotale crea un vuoto che ci permette di ricevere l’altro dono meraviglioso che soltanto Gesù può offrire e regalare, il dono dell’amore divino. In primo luogo Gesù offre il prezioso dono di se stesso per un’amicizia con lui personale e fedele che dura tutta la vita, nella tenerezza e nell’amore. Nulla farà venire meno la sua fedeltà. Lui rimane fedele.
Cari collaboratori di Cristo, voi avete detto “Si” a Gesù e lui vi ha presi in parola. La parola di Dio è divenuta Gesù, il povero. Il vostro celibato sacerdotale è il terribile vuoto che sperimentate. Dio non può riempire ciò che è pieno. Può colmare soltanto il vuoto; la grande povertà e il vostro “ si ” segnano l’inizio dell’essere o del divenire vuoti. Non si tratta tanto di quanto effettivamente “ abbiamo ” da dare, ma di quanto siamo vuoti, in modo da poter ricevere pienamente nella nostra vita e di far si che Lui viva la sua vita in noi. Oggi lui vuole rivivere in voi la sua completa sottomissione al Padre; consentitegli di farlo. Non importa quello che provate, ma ciò che egli sente in voi. Distogliete lo sguardo da voi stessi e rallegratevi di non avere nulla, di non essere nulla, di non poter far nulla. Ogni qualvolta questa vostra nullità vi spaventa, fate un gran sorriso a Gesù. Questa è la povertà di Gesù. Voi e io dobbiamo far si che lui viva in noi e, attraverso di noi, nel mondo. Stringetevi alla Nostra Signora, perché anche lei, prima di diventare piena di grazia, piena di Gesù, ha dovuto attraversare questo buio. “ Com’è possibile? ”, ha chiesto. Ma nel momento in cui ha detto “ si ” ha sentito il bisogno di affrettarsi e di portare Gesù a Giovanni e alla sua famiglia. Continuate a donare Gesù alla gente non con le parole, ma col vostro esempio, con il vostro amore per lui, irradiando la sua santità e diffondendo la sua fragranza di amore ovunque andate. Fate si che la gioia di Gesù sia la vostra forza. Siate lieti e in pace, accettate tutto ciò che lui vi dona, e accogliete tutto ciò che lui prende con un gran sorriso. Voi appartenete a lui; diteglielo: “lo sono tuo ”, e se fossi tagliato a pezzi, ciascun pezzo non sarà altro che tuo. Fate si che Gesù sia in voi vittima e sacerdote.
Scegliendo liberamente il celibato sacerdotale, il sacerdote rinuncia alla paternità terrena per accogliere la partecipazione alla paternità di Dio. Invece di diventare padre di uno o più figli sulla terra, egli adesso è in grado di amare tutti in Cristo. SI, Gesù chiama il suo sacerdote a portare l’amore tenero del Padre a tutti e a ciascun uomo. Per questo motivo la gente lo chiama “ Padre ”.
Il celibato sacerdotale non significa pertanto semplicemente non sposarsi, non avere una famiglia. Rappresenta l’amore indiviso per Cristo nella castità; nulla e nessuno mi separerà dall’amore di Cristo. Non si tratta soltanto di una lista di no, si tratta di amore. E’ libertà di amare e di essere tutto per tutti gli uomini. Per questo abbiamo bisogno della libertà, della povertà e della semplicità di vita. Gesù avrebbe potuto avere tutto, ma scelse di non avere nulla. Anche noi dobbiamo scegliere di non avere e di non godere di certi lussi. Perché meno abbiamo per noi stessi, più Gesù può donarci, e più abbiamo per noi stessi, meno Gesù può donarci. Quali sacerdoti, dovete essere capaci di provare la gioia di questa libertà, di non aver nulla, di non avere nessuno; allora potrete amare Cristo con amore indiviso nella castità. Ecco perché quando un sacerdote è completamente libero di amare Cristo, l’opera che compie nell’obbedienza è il suo amore per Cristo in azione. Il preziosissimo Sangue è nelle sue mani, può spezzare il Pane di Vita e darlo a quanti hanno fame di Dio. Tutti coloro che sono chiamati a seguire Gesù nel celibato sacerdotale e a condividere il suo sacerdozio, preghino e chiedano il coraggio di donare… “di donare fino al dolore”. Questa donazione rappresenta il vero amore in azione e possiamo operarla soltanto quando siamo una cosa sola con Lui, perché soltanto in lui, con lui e attraverso di lui, Gesù potrà fare grandi cose, ancora più grandi di quelle che ha già fatto.
Non ci sono paragoni per la vocazione del sacerdote. E’ come un sostituire Gesù sull’altare, nel confessionale e in tutti gli altri sacramenti in cui egli usa il pronome “ Io ”, come Gesù. Pensate come il sacerdote deve essere una sola cosa con Gesù perché Lui lo usi al suo posto, nel suo nome, per pronunciare le sue parole, per compiere le sue azioni, per cancellare i peccati, per trasformare il semplice pane e vino nel Pane di Vita del suo Corpo e nel suo Sangue. Solo nel silenzio del suo cuore egli può ascoltare la parola di Dio e dalla pienezza del suo cuore può pronunciare queste parole: “Io ti assolvo” e “Questo è il mio Corpo”. Come deve essere pura la bocca del sacerdote e come deve essere puro il suo cuore perché egli possa pronunciare le parole: “ Questo è il mio Corpo” e trasformare il pane nel Gesù vivente. Come devono essere pure le mani del sacerdote, come deve essere completa l’identificazione con le mani di Gesù, se in esse, quando egli alza quelle mani, c’è il Preziosissimo Sangue di Gesù. Un peccatore si viene a confessare oppresso dal peccato, e quando lascia il confessionale è un peccatore senza peccato. Quanto deve essere puro e sacro un sacerdote per rimettere i peccati e pronunciare le parole: “ lo ti assolvo ”! Per me il sacerdozio è la sacralità, la santità per cui Cristo è venuto sulla terra e si è fatto uomo per vivere l’amore e la compassione di suo Padre, e per cancellare il peccato. Abbiamo un meraviglioso esempio di questo nell’esperienza della nostra gente.
La suora trovò un uomo e fece per lui tutto ciò che l’amore può fare per un uomo chiuso in se stesso per tanti anni. Per due giorni lui non parlò. Il secondo giorno disse: “Lei ha portato Dio nella mia vita, mi porti anche un Padre”. Così la suora gli portò un sacerdote e lui si confessò dopo sessant’anni. Il giorno successivo mori ”. Ecco cos’è il sacerdote; il “vincolo di unione” tra l’uomo e Dio, proprio come Gesù, per cancellare il peccato. Dio entra nella vita dell’uomo, ma il perdono per i suoi peccati deve avvenire attraverso il sacerdote per ristabilire pienamente il rapporto con Dio.
E’ stato un miracolo di grazia quello che è avvenuto nell’uomo che si era allontanato da Gesù per tanti anni, e lui lo ha espresso in modo bellissimo: “ Lei ha portato Dio nella mia vita… mi porti anche un Padre ”. Quella relazione, quella misericordia, quella cancellazione dei suoi peccati, gli sono venute grazie alle mani del sacerdote e alle parole del sacerdote.
Il sacerdote deve anche proclamare Cristo. E non può proclarmarlo se il suo cuore non è pieno di Dio; e Dio è amore. Ecco perché ha bisogno di ascoltare la voce di Dio nel silenzio del suo cuore, perché soltanto allora, dalla pienezza del suo cuore, egli può pronunciare la parola di Dio.
Voi, quali sacerdoti di Dio, siete i suoi strumenti vivi, e quindi dovete sempre consentirgli di fare di voi esattamente ciò che vuole per la gloria del Padre. Lo stesso Spirito vi inviterà a vivere un’unione sempre più stretta con Gesù, nel cuore, nella mente e nell’azione, affinché tutto ciò che farete e direte sia per lui, con lui e verso di lui. Ed egli è tutt’uno col Padre, così voi dovete essere tutt’uno con Gesù. Come voi siete stati sigillati col suo sacerdozio, cosi lui deve essere colui che vive questo sacerdozio dentro di voi. Nulla e nessuno deve separarvi da Gesù, cosi che possiate dire con san Paolo: “ Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me ”. Cristo si è fatto Pane di Vita per soddisfare la nostra fame per il suo amore, e diventa affamato cosi che noi possiamo soddisfare la sua fame per il nostro amore. Quando san Paolo stava andando a distruggere i cristiani di Damasco, fu gettato a terra e udì la voce: “ Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? ”. E Paolo chiese: “ Chi sei tu, Signore? ”. Cristo non ha menzionato i cristiani di Damasco: è la stessa cosa. “ Quello che farai al più piccolo dei miei fratelli l’hai fatto a me ”. Se nel mio nome tu offri un bicchier d’acqua, lo hai dato a me. Se nel mio nome ricevi un bambino, ricevi me. E ha fatto anche si che questa fosse una condizione per cui al momento della morte saremo giudicati su quello che siamo stati e su quel che abbiamo fatto. Egli fa di se stesso l’affamato, l’ignudo, il forestiero, l’ammalato, l’abbandonato, il rifiutato, il reietto, e dice: “ Ero affamato e mi avete dato da mangiare ”. Non avevo fame solo di pane, avevo fame di amore. Ero nudo non solo di un capo di vestiario, ma ero nudo dell’umana dignità di un figlio di Dio. Ero un senzatetto bisognoso non solo di una casa fatta di mattoni, ero forestiero, reietto, abbandonato, senza amore, uno scarto della società, e voi mi avete fatto questo. Gesù nell’Eucaristia diventa Pane di Vita per soddisfare la nostra fame di Dio, perché tutti siamo stati creati per amare e per essere amati. E quel che Gesù vuole è molto chiaro, perché come facciamo ad amare Dio? Dov’è Dio? Dio è in ogni luogo. Come amiamo Dio? Perciò ci offre la possibilità di fare agli altri quello che vorrebbe noi facessimo a lui. Far diventare il suo amore per lui un’azione viva. Per questo quindi ogni vocazione sacerdotale non è semplicemente fare questo o quello; un sacerdote è stato creato per essere totalmente  corpo, mente, cuore, ogni fibra dei suo essere, ogni fibra della sua anima  di Dio, perché Lui lo ha chiamato per nome. Un sacerdote per Lui è molto prezioso, un sacerdote è amato teneramente da Dio, da Gesù che lo ha scelto perché sia il “secondo se stesso” ‑ E l’opera che è stata affidata al sacerdote è soltanto un mezzo per mettere in azione viva il suo tenero amore per Dio.
Quindi il lavoro che egli compie è sacro. E questo impegno deve sempre portare a Dio non soltanto se stesso, ma deve essere in grado di condurre le anime a Dio. Ecco perché Gesù ha detto: “Lasciate che vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre”.
Voi dovete essere la radiosità di Gesù stesso. Il vostro sguardo deve essere il suo, le vostre parole le sue. La gente non cerca i vostri talenti, ma Dio in voi. Conducetela a Dio, mai verso voi stessi. Se non la conducete a Dio significa che cercate voi stessi e la gente vi amerà soltanto per voi, non perché le ricorderete Gesù. Il vostro desiderio deve essere di “ offrire soltanto Gesù ” nel vostro ministero, piuttosto che voi stessi. Ricordate che soltanto la vostra comunione con Gesù porta alla comunicazione di Gesù. Come Gesù era strettamente unito al Padre tanto da essere il suo splendore e la sua immagine, cosi, con la vostra unione con Gesù, voi diventate la sua radiosità, una trasparenza di Cristo, affinché quelli che vi hanno visto in certo qual modo avranno visto lui.
Per poter essere veramente sacerdoti secondo il Cuore di Gesù avete bisogno di pregare molto e di tanta penitenza. Un sacerdote ha bisogno di unire il proprio sacrificio al sacrificio di Cristo se vuole veramente essere una cosa sola con lui sull’altare.
Quando Sua Santità Paolo VI è morto ho ricevuto una telefonata da Londra nella quale mi si chiedeva cosa pensavo della morte del Santo Padre e io ho detto: “ Era santo, era un padre amorevole. Amava molto i bambini e i poveri e aveva un amore speciale per i Missionari della Carità ( i sacerdoti fondati da Madre Teresa). E’ tornato alla casa di Dio e adesso noi possiamo pregarlo ”. Ciò che ho detto del Santo Padre era vero perché, quando stava per morire, il Segretario celebrò la Messa accanto al suo letto.
Lui ebbe un attacco di cuore proprio al momento della consacrazione. Collegate questo fatto a quanto egli aveva detto l’anno precedente, quando qualcuno gli disse che stava soffrendo troppo, che stava continuando la Passione di Cristo, che stava soffrendo soprattutto per quello che accadeva al l’interno della Chiesa, a causa di vescovi, sacerdoti e religiosi che lasciavano la Chiesa. Il Santo Padre non si mise a discutere o a spiegare, ma disse una frase breve e chiara: “ Sto soltanto vivendo la mia Messa”.
Con la vostra vita impregnata di Eucaristia, l’amore di Dio in Gesù, nascosto dietro le umili sembianze del pane e del vino, può essere vissuto in tutta la sua grandezza e bellezza nei più piccoli eventi della vita quotidiana. Dovete continuare la vostra Messa oltre la sua celebrazione quotidiana durante la liturgia, con la vostra fedeltà alle piccole cose che momento per momento segnano la vostra vita. Come le gocce d’olio che alimentano la lampada che brucia continuamente accanto a Gesù vivo nel tabernacolo, la vostra vita deve proseguire come un’estensione viva dell’Eucaristia che offrite. Con questo Pane voi dovete essere spezzati per molti, con questo calice la vostra vita deve essere versata. La carità è amore in azione.
Oggi molti sacerdoti sono sempre più impegnati in opere sociali e nello sviluppo sociale trascurando le opere del loro sacerdozio. Ma ci sono molte persone che si potrebbero impegnare al loro posto in tanti settori. In un sacerdote, la gente ha bisogno di trovare un autentico uomo del sacro che la conduca a Dio, che le porti Gesù. Non ha bisogno di un sacerdote che compia opere sociali. Molte brave persone possono farlo mille volte meglio e non è affatto giusto che noi ci appropriamo di attività che altri possono svolgere in modo più efficace. Nessuno può compiere quell’opera sacerdotale che siete chiamati ad assolvere; soltanto voi in quanto Suoi sacerdoti potete farlo. Perciò non sostituite altri impegni, per quanto belli possano essere, a quello del vostro sacerdozio. I preti devono essere esclusivamente tali!
Penso che molti,moltissimi giovani siano chiamatianche senza comprenderlo, a donarsi totalmente al Signore. Si, il mondo ha una grande necessità di Sacerdoti, Sacerdoti Santi, del celibato sacerdotale, perché il mondo ha bisogno di Cristo. Dubitare del valore del sacerdozio di una persona e del celibato sacerdotale di una persona nel mondo d’oggi significa dubitare dell’autentico valore di Cristo e della sua missione, perché essi sono una cosa sola. La missione di Cristo è la nostra missione.
E’ inconcepibile che noi possiamo allontanarci da Dio Onnipotente per chinarci verso una creatura per quanto buona possa essere. Gesù non è l’unico che può colmarvi fino all’orlo dell’amore di Dio? Non sorprende quindi che le coppie sposate interpellino la Chiesa. Nella Chiesa cattolica il divorzio non esiste e mai potrà esistere. Perché la Chiesa non può concedere il divorzio a due coniugi e invece un prete può lasciare il suo sacerdozio? Un sacerdote può ottenere una dispensa, ma nessuno potrà mai privarlo del suo sacerdozio. Una volta sacerdote, resta sacerdote per sempre. Anche all’inferno egli rimane un sacerdote. La Chiesa tuttavia può legittimamente e opportunamente privarlo dell’esercizio dei suoi poteri sacerdotali.
Maria Madre dei Sacerdoti
Contemplate la nostra Beata Signora, la Madre di Gesù che sta ai piedi della Croce di suo Figlio, nostro unico Sommo Sacerdote e accanto a Lei san Giovanni l’apostolo e sacerdote prediletto. Gesù ha detto a Lei: “Donna, ecco tuo figlio ” e a lui: “ Figlio, ecco tua madre ”.
Nessuno avrebbe potuto essere miglior sacerdote della Vergine Madre di Dio, perché lei avrebbe potuto veramente dire senza difficoltà: “ Questo è il mio Corpo… questo è il mio Sangue ”, in quanto è stato realmente il suo corpo e il suo sangue che lei ha donato a Gesù. Eppure resta soltanto la Serva del Signore, cosicché voi e io possiamo sempre guardare a lei come nostra Madre. E lei è una di noi, ‑ cosicché possiamo sempre chiedere a lei, rivolgerci a lei ed essere una cosa sola con lei.
Naturalmente questo è il motivo per cui è stata lasciata sulla terra, per fondare la Chiesa, per confermare il sacerdozio degli Apostoli, per far loro da Madre finché la Chiesa, la giovane Chiesa non fosse formata. Lei era lì. Perché, come aveva aiutato Gesù a crescere, così potesse aiutare a crescere anche la Chiesa degli inizi. E’ stata lasciata sulla terra per molti anni dopo che Gesù era asceso al cielo, perché fosse lei a contribuire a plasmare la Chiesa. E’ lei che aiuta a formare ogni sacerdote. Nessuno può rivolgersi a Nostra Signora meglio di un sacerdote. Posso immaginare che lei abbia avuto, e abbia ancora, un amore molto tenero e anche una protezione speciale per ogni sacerdote, se solo egli Le si rivolge.
Com’è bello quindi vedere questa somiglianza con Maria! Noi abbiamo bisogno di Lei! Preghiamola, affinché possa ottenere per noi quel grande e splendido dono che è il celibato sacerdotale, il segno della carità di Cristo. A questo Dio vi chiama quando vi chiama per nome, se Lui vi ha scelti per essere suoi veri sacerdoti, se ha deciso di abbracciarvi con tenerezza e amore. Non abbiate paura, seguitelo. Lei vi aiuterà, vi guiderà, vi amerà, affinché voi come sacerdoti possiate rendere la presenza di Gesù sempre più reale nel mondo di oggi. Mettete la vostra mano in quella di Maria e chiedetele di condurvi a Gesù. Quando Gesù è venuto nella sua vita, lei si è affrettata a portarlo agli altri. Voi, suoi sacerdoti, affrettatevi con lei a portare Gesù agli altri. Ma ricordatevi: non potete dare ciò che non avete. Per poter donare, avete bisogno di vivere l’unione con Cristo, e lui è li, nel tabernacolo dove lo avete posto. Fate il proposito, appena iniziate la giornata, di fare di Gesù il centro della vostra vita. Durante il giorno imparate a fare del vostro lavoro una preghiera: lavoro con Gesù, lavoro per Gesù. State sempre vicini a Maria.
Chiedetele di donarvi il suo cuore così bello, cosi puro, così immacolato, il suo cuore tanto pieno di amore e di umiltà, affinché possiate ricevere Gesù e donarlo agli altri nel Pane della Vita. Amate Gesù come lei lo ha amato e servitelo nei dolorosi panni dei poveri, perché leggiamo nella Bibbia che uno dei segni che Gesù era il salvatore atteso era che il vangelo veniva predicato ai poveri.
Madre Teresa di Calcutta

La mia è una vocazione sincera o sono spinta dall’entusiasmo?

Anna chiede:
Buongiorno, vorrei capire meglio se davvero il Signore mi chiama ad essere suora o meno. 3 anni fa sentii forte la Sua chiamata inoltre molti miei amici mi chiedevano se volessi diventare suora, io allora non ci badai, ma ora sento un gran desiderio di consacrarmi al Signore di amarlo e spendere tutta la mia vita al suo servizio. Purtroppo però non ho una salute psicologica di ferro, ma il mio direttore spirituale mi ha detto che ci sono buone speranze che superi questi problemi con le altre persone e che quindi riesca a farmi suora e che l’unico impedimento sarebbe questo. Le domando, la mia è una vocazione sincera o sono spinta dall’entusiasmo?
Carissima Anna, 
grazie per la mail e per la fiducia. Non ti conosco e quindi non è proprio così facile darti una risposta definitiva, per questo motivo visto che sei già seguita da un direttore spirituale penso che con lui devi portare avanti questo discorso e insieme chiarire i vari temi legati alla chiamata. Nel suo, per così dire, DNA la vocazione ha delle caratteristiche che possiamo definire in: la chiamata (quindi vedere se effettivamente c’è); le qualità (umane, spirituali, morali, ed anche fisiche e in questo caso la tua parte psicologica); e la risposta (che dipende dalla tua generosità).
Puoi chiedere l’aiuto ad un buon psicologo o psicologa, credente ecc…, che ti e vi aiuti a fare il punto della situazione per quanto riguarda la tua realtà così come me ne parli. Puoi vedere, con l’aiuto del tuo direttore spirituale, i vari tipi di comunità e di realtà spirituali discernendo il luogo in cui più ti può aiutare per il tuo normale inserimento e vita comunitaria. Il posto che il Signore ha pensato per te.
Per esempio non ti può chiamare in una missione se hai una salute cagionevole. O non ti può chiamare in una clausura se hai un qualche tipo di depressione, ecc… o non ti chiama ad una vita troppo attiva se questa attività ti porta a qualche tipo di stress, ecc..
Come vedi questi punti ti possono essere molto di aiuto.
Con stima ed amicizia, in Cristo e i Maria, P. Giuseppe Gamelli, LC

E se il Signore volesse altro da me?

Laura chiede:
Ho 28 anni e verso i 23, durante un ritiro vocazionale con la mia guida spirituale, per la prima volta l’idea che il Signore stesse chiamando anche me ha attraversato la mia mente. All’inizio ho combattuto una lotta estenuante con Lui perché non ne volevo sapere; poi mi sono “arresa” e ho iniziato a vivere un discernimento più profondo nella mia vita quotidiana.
Dopo qualche mese conobbi un ragazzo, mi innamorai e il discorso vocazione fu completamente abbandonato. Poco più di due anni fa lui è morto in un incidente stradale. Sono passati alcuni mesi e ho approfondito la conoscenza con una comunità di consacrati, con il quale passavo molti giorni di vacanza. Sono stata subito messa “al lavoro”, in tutti i sensi, e ho vissuto molte giornate della loro vita. La prima volta che ho fatto questa esperienza, tornata a casa, quella vecchia domanda sulla mia vocazione si è rifatta viva. In un certo senso ero pronta ad entrare, ma volevo che non fosse l’entusiasmo del momento e perciò ho atteso e pregato iniziando così, di nuovo, un periodo di doloroso discernimento: un momento prima pronta a lasciare tutto, un momento dopo no. Intanto continuavo a trascorrere brevi periodi con loro.
Io, però, tentenno ancora. In parrocchia molti poggiano su di me (il catechismo, i bambini, giovani, il coro, i pellegrinaggi, la preghiera…). Ho paura, perciò che, a lasciare tutto, tutto torni come era prima del mio arrivo, perché non c’è per ora nessuno che mi possa sostituire, specie con i giovani.
In più c’è la mia guida spirituale. A volte penso che anche lui abbia paura di “perdermi” perché è il parroco della mia parrocchia, e quindi tutto questo mio “lavoro” coinvolge direttamente anche lui. Che cosa ne dice?
Carissima Laura,
 
La mia risposta forse sarà un po’ più telegrafica e tocca soltanto due punti. 

Da una parte mi sembra giusto che tu dia una opportunità al Signore, se senti nel cuore che ti sta chiedendo di più non ti far vincere dalla paura ma metti sul campo la tua totale generosità, non fosse altro che una verifica definitiva e “definitoria”; non privarti della gioia di vedere fino in fondo ciò che il Signore ti chiede ed il cammino che Lui vuole “per” te e non “da” te. 

Secondo, non fare i calcoli ed i “futuribili” circa ciò che fai in parrocchia, i tuoi mille impegni, ciò che pensa il parroco, ecc… non si può vincolare una possibile chiamata alle cose che si fanno. Anzi, forse può essere la scossa giusta per far capire a tutti che Dio ha una missione per ciascuno di noi e che l’accettarla e viverla è un dono non soltanto per te ma per tutti coloro che ti stanno accanto. 

Non so se hai una vocazione al 100% ma mi sembra di capire che valga la pena “provarci”, senza tante scorciatoie e senza paura. Un centimetro che facciamo verso Dio è contraccambiato da km e da una valanga di grazie che Lui fa e da a ciascuno di noi. Non aver paura di parlare con il tuo parroco, forse sta soltanto aspettando che tu lo faccia per confermarti quello che pensi!

Fiducia, generosità e buon umore.

Il Signore può chiamare una persona poco credente?

Roberto chiede:
Come può essere che, pur non avendo mai seguito in alcun modo la religione, puoi sentire la chiamata di Dio, e come puoi capire quello che cerca di dirti?
Caro Roberto, 

Quello che devi fare quando senti un sentimento così è semplicemente seguirlo, sta pur sicuro che se non è nato da te viene proprio da Lui. Dio ci chiama sempre più vicini a sé, quindi, puoi essere assolutamente certo che il tuo sentimento è vero e che Dio ti sta chiamando a crescere e a stargli accanto. 

La seconda parte della tua domanda, come scoprire esattamente che cosa cerca di dirti, è veramente significativa ed è un aspetto molto bello poiché vuol dire che il tuo cuore è aperto all’ascolto di ciò che il Signore ti vuole dire. Per fortuna Dio è il nostro Padre misericordioso, per cui la risposta alla tua domanda non è molto complicata anche se richiede un po’ di pazienza e dedizione. 

Ti lascio alcuni passi concreti che puoi seguire e che ti possono aiutare: 

Per prima cosa mi dici di non avere mai seguito in alcun modo la religione e, quindi, il primo passo concreto sarà quello di conoscere meglio Dio precisamente attraverso questa religione. Hai già fatto l’esperienza di come può parlare interiormente nella nostra anima, in modo silenzioso e allo stesso tempo estremamente effettivo. Tu sai che Lui è presente. Adesso comincia a prendere il Vangelo e leggilo per poter imparare a conoscere Gesù, il figlio di Dio. Chiedi aiuto allo Spirito Santo per poterlo conoscere e per comprendere il suo messaggio. 

Secondo, mentre leggi esamina la tua vita, confrontandola con la sua e con quello che ci dice fare. Abbi il coraggio di “leggere” la vita usando le sue parole e le sue azioni. 

Terzo, inizia ad andare in Chiesa regolarmente. Impara a stare di fronte a Gesù nel Tabernacolo e mettiti alla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia e così facendo comincia a parlargli. 

Quarto, purifica la tua vita dai tuoi peccati passati, dalle manifestazioni del tuo egoismo, e con questo aiuto inizia ad attuare i cambiamenti necessari a togliere ciò che va contro il Signore e a vivere come Lui ti suggerisce. 

Quinto, sarebbe molto bello che ti trovassi un direttore spirituale che ti possa guidare e che desse una risposta alle tue domande che immancabilmente ti si presenteranno mentre progredisci. 

Sesto, comincia a conoscere meglio la nostra fede, leggi il Catechismo o altri libri che la spiegano. 

Ricorda che la religione è innanzitutto un incontro con Cristo, una persona reale, il nostro Salvatore e Redentore, che ci ama e che ha dato la sua vita affinché potessimo essere liberati dai nostri peccati e così avere la vita eterna. È grazie a Lui che hai già fatto l’esperienza di essere stato cercato dal Padre e aver capito questo dono così grande.

I passi che ho appena elencato ti aiuteranno a conoscere Gesù e ad iniziare un’amicizia con Lui e continuando a sviluppare questa amicizia ti accorgerai che a poco a poco ti guiderà verso quello che Lui vuole da te.

Come sapere se il Signore mi sta chiamando?

Anna chiede:
Ho 21 anni e sono una studentessa universitaria. C’è Dio nel mio cuore! C’è sempre stato fin da piccola! Ora il mio amore per lui sta maturando, lo sento! Sta diventando più forte!! E’ come se stesse occupando tutto il mio cuore! C’è solo lui! Ogni altra cosa che penso o che faccio acquista un valore subordinato rispetto a Lui. Niente ha più senso di quello che faccio!
Sto frequentando il corso di laurea in Lettere per diventare un insegnante. Non so se è questo che il Signore vuole! L’unica cosa che sento è che NON faccio abbastanza per il Signore! Vorrei fare di più!!! Voglio chiedere al parroco della mia parrocchia se posso aiutare in qualche modo durante le ore di catechismo oppure in altro…
Perdonami Padre, questa mail è troppo lunga! Ma ho bisogno di fare chiarezza. Dio mi è vicino lo so, Egli è tanto buono e paziente! Che cosa devo fare? Non so se il Signore mi sta chiedendo di dedicarmi a Lui completamente!
Carissima Anna, 

Mi sembra di capire che a poco a poco il Signore si sta facendo sempre più presente nella tua vita e questo è un vero e proprio dono. A volte ci rendiamo conto che ciò che stiamo facendo per Lui è davvero poco e quindi nasce il desiderio di fare di più. Asseconda questa ispirazione e non avere paura di fare qualche passo in più verso una generosità più matura e concreta come quella di voler dare un po’ più del tuo tempo per alcuni compiti come può essere appunto il catechismo. 

Intensifica la preghiera per poter instaurare un dialogo sempre più forte con il Signore e apri il tuo cuore all’ascolto. A volte quando il Signore ci vuole dire qualche cosa di grande ci comincia, per così dire, a preparare a poco a poco e ciò che mi hai scritto è uno dei modi in cui lo fa. Desiderio di dare e fare di più, desiderio di intensificare la preghiera, desiderio di farLo conoscere agli altri sono tutti cammini molto belli con i quali Lui ci aiuta a dilatare il nostro cuore per poterci far conoscere meglio la missione per la quale ci ha creati. Non avere paura di fare questo cammino. 

Come ultima cosa pensa se ti può essere utile trovare una buona guida spirituale, a volte con l’aiuto di un esperto il cammino si fa più veloce e si riesce a capire meglio che cosa il Signore ci vuole proporre.

Il Signore mi chiama?

Martina chiede:
Sono una ragazza di 20 anni. Ero molto amica di una suora e per me è sempre stata come una madre. È morta l’anno scorso. Non ho mai pensato intensamente di farmi suora finché non è venuta a mancare questa suora. Non so se riuscirò mai a rinunciare al mio benessere materiale però per il Signore vorrei riuscire a fare questo ed altro.
Forse ho bisogno di una spinta, forse di un po’ di tempo. Non so… sono insicura e penso sia solo perché ho paura che la mia vanità possa distogliermi da questo mio ideale e che un giorno mi possa pentire di non esser diventata suora. A volte sento di più questo desiderio, altre volte meno. Ho bisogno di un consiglio, volevo aspettare un anno o due prima di entrare definitivamente in un convento. E vorrei avere lo stesso nome religioso di quella suora per seguire il suo modello di santità… Mi dia una risposta,la prego…
Carissima Martina,

Non aver paura di capire e vivere i tempi di Dio, non aver paura di lasciare un assegno in bianco e far decidere a Lui la cifra da mettere. 

Frequenta quanto più puoi questa comunità e fatti aiutare per fare un cammino spiritualmente forte e vocazionalmente profondo. Non pensare al tempo: un anno, due… prima chiedi alle suore di aiutarti a “vedere” se il Signore ti sta chiamando. Poi… non perdere tempo, vuol dire che il treno è già arrivato in stazione e si deve partire. 

Non aver paura e non contare ciò che lasci, il Signore non si lascia vincere in generosità. Contempla sempre con gli occhi del cuore la grande missione che Lui da sempre, per amore, ha pensato per te.

Come iniziare un cammino di discernimento?

Luisa chiede:
Ho fatto una bellissima esperienza alla Vigilia di Pasqua di qualche anno fa e mi sembra di aver sentito che il Signore mi ha chiamata ad entrare in convento. Questa chiamata non è la prima volta che la sento e anche se sono sempre stata aperta ad una possibile chiamata non ho mai fatto fino ad ora un serio discernimento vocazionale. Comunque sia, ho voluto prima finire l’università e poi cominciare a fare un po’ di esperienza nel mondo del lavoro. Ho fatto diverse esperienze e ho conosciuto alcuni ragazzi con i quali però non mi sono mai fidanzata.
Mi chiedo se questa possa essere un’altra indicazione oggettiva circa il fatto di avere ancora la vocazione e se è così vorrei farle la seguente domanda: Come posso iniziare un cammino di discernimento e dove potrei andare per avere informazioni sui diversi ordini religiosi? Ce ne sono talmente tanti, che non saprei da quale iniziare.
Cara Luisa, 

Fino ad oggi hai pensato che fosse meglio per te portare avanti alcuni progetti ed alcuni interessi della tua vita. Il Signore si è fatto sentire ed ha avuto pazienza. Adesso sei tornata a pensare circa una possibile chiamata e desideri, finalmente, trovare delle risposte. Credo proprio che Dio ti stia guidando e che ti accompagnerà durante la tua ricerca. 

Di solito consiglio di intensificare la preghiera e la vita sacramentale, consiglio di trovare un buon padre spirituale e con lui confrontarti per verificare se ci sono dei “segni” vocazionali. Consiglio anche di cominciare a conoscere alcune comunità religiose e così fare delle esperienze conviviali durante alcuni fine settimana o periodi più lunghi. 

Come vedi i passi sono semplici e concreti. Comincia con il primo e va avanti. Mi dici anche che ti senti attratta dalla figura di Madre Angelica informati, magari via internet, dove puoi trovare una sua comunità o una suora della sua congregazione. Vedrai che a poco a poco, se il Signore sta pensando questo per te, i tasselli andranno al proprio posto e potrai capire quel è il progetto che il Signore ha per te.

Vorrei chiedere tante cose a Dio.

Davide chiede:
Vorrei che Dio facesse tante cose per me, ma non sono sicuro che cosa chiedere al riguardo. So di voler essere un insegnante, ma desidero anche essere un missionario ed il responsabile di un gruppo di giovani. Come potrei discernere quello che Dio vuole che io faccia con la mia vita?
Caro Davide,

La miglior regola in questi casi è: puntare al massimo. Se pensi che l’essere missionario includa il sacerdozio, metti quello per primo. Come sacerdote tu dovrai sempre insegnare magari non in una aula scolastica, a volte a tu per tu con qualche persona per la strada, ma nel tuo predicare o nell’ascoltare confessioni tu dovrai sempre insegnare alla gente la via verso Gesù. Inoltre, se sei un sacerdote, puoi (dovrai) fare specialmente attenzione ai giovani. 

La cosa più importante che dovrai fare per gli altri è dare la tua vita per poter portare la grazia di Cristo alle anime attraverso la S. Messa e la confessione. Quindi, se pensi che Dio ti stia chiedendo questo, vai avanti con le tue riflessioni ed il tuo ascolto e dagli una possibilità. Ogni attività che un sacerdote realizza dovrà essere la più completa possibile, il “miglior” modo per far si che gli uomini, e tra loro molti giovani, possano conoscerlo, amarlo e seguirlo. 

Forza, chiedi a Maria che ti faccia capire meglio se il Signore ti sta chiamando, affida il tuo cammino a Lei. Ti guiderà a meta sicura.

Come capire che questa è la mia strada?

Luca chiede:
Premetto che non sono un assiduo praticante e che vado raramente a Messa. Nel corso della mia vita ho sempre avuto l’impressione di dover fare qualcosa di importante ma, quel qualcosa, mi rimane tuttora sconosciuto. Più volte, nel corso degli anni, ho alternato periodi dove sono stato attratto dalla chiesa, e da tutto ciò che la circonda, a periodi di assoluto distacco da essa.
Attualmente ho 35 anni, sono un single e sono un professionista nel mio campo ma, da ormai lungo periodo, non sono per nulla soddisfatto del mio lavoro e sono convinto di essere sulla strada sbagliata, sono sicuro di perdere il mio tempo. Attualmente è tornata alla mia mente questa forte attrazione per la mia fede al punto di voler entrare in seminario. Quello che mi sconvolge è il non sapere e il non riuscire a capire se è veramente quello che devo fare, se è il vero progetto che Dio ha per me.
Carissimo Luca,

Ti ringrazio per la mail e per la fiducia che mi dimostri nel chiedermi alcuni chiarimenti circa la chiamata vocazionale. Ho letto più volte le righe che mi hai scritto e mi viene in mente questo consiglio: la vocazione, se vogliamo elencarne gli elementi del suo DNA, possiede tre caratteristiche: la chiamata, in cui Dio prende l’iniziativa e che può essere fatta in moltissimi modi; le qualità, doni che Lui mi da ma che io devo far maturare; e la risposta, che dipende dalla mia generosità. 

Analizza ognuno di questi tre filoni per vedere che cosa trovi nel tuo cuore e nelle circostanze della tua vita. Cerca un buon direttore spirituale affinché dal di fuori possa verificare l’autenticità di questi elementi e con il quale tu possa, confrontandoti, realizzare un cammino vocazionale. Vedrai che a poco a poco molti pezzi del mosaico troveranno una giusta collocazione. 

In fine, vita di preghiera e di sacramenti: sono i canali più veloci e più diretti per comunicare ed essere comunicati dal Signore. Comincia a frequentare la Santa Messa e la Chiesa, comincerai così a “frequentare” il Signore.

Come discernere lontana da casa?

Susi chiede:
Il mio direttore spirituale mi consiglia di fare un passo avanti e cominciare a cercare di discernere seriamente la mia vocazione. Questo consiglio me l’ha dato mentre ero ancora a casa, prima di partire lontano per lavoro. Che cosa devo fare? Mi puoi dare qualche dritta? 
Cara Susi,

Non importa veramente dove ti trovi (a casa o lontana dal tuo paese), o quello che stai facendo, ma devi sempre cercare di fare quello che Dio vuole da te. In questo momento della tua vita sei chiamata a fare delle scelte e a prendere delle decisioni importanti. Ti stai predisponendo a cercare la “missione” che il Signore ha pensato per te. Per questo motivo può essere molto utile al tuo discernimento far crescere la tua vita di preghiera. Dedica un tempo costante ogni giorno alla preghiera. Cerca il Signore nell’Eucarestia e nel Vangelo. Cercalo facendo si che ogni giorno di più sia un amico sempre più intimo, un incontro sempre più famigliare. Con il quale poter parlare liberamente senza mettere barriere di sorta tra di voi. Chiedigli come puoi servirlo anche se questo implica perdere te stessa e dover scegliere tra i tuoi sogni ed i suoi. Chiedigli l’amore e la dedizione per gli altri. Dagli tutto ciò che sei e che hai. Non te ne pentire. 

Allo stesso tempo cerca una persona di fiducia, un buon direttore spirituale, con il quale poterti confrontare e poter chiedere dei buoni consigli. Valuta insieme quello che il Signore ha messo nel tuo cuore e quel è il tipo di vita che corrisponde maggiormente a quello che Lui ha pensato per te. Frequenta una buona comunità. Tutto questo spero ti possa aiutare.

Come posso aiutare un ragazzo che sente la vocazione?

Brigida chiede:
Scrivo per chiedere al riguardo di un giovane diciannovenne, amico di mio figlio, che è in un momento di travaglio di fede. In precedenza ha mostrato molti segni di chiamata al sacerdozio. Ha un bellissimo cuore, vive una vita di castità e desidera aiutare gli altri.   
Recentemente ha cominciato ad essere assalito da dubbi sull’esistenza di Dio ed ora ha perso la sicurezza di credere in Lui. Come posso guidarlo in modo che possa recuperare la fede? E, soprattutto, c’è il rischio che abbia perduto la sua vocazione?
Cara Brigida,
 
Per poter dare una risposta sicura ci aiuterebbe sapere meglio che cos’è che provoca nell’amico di tuo figlio questi dubbi di fede in Dio e, volendogli dare un nome, chiamiamolo Tommaso come l’Apostolo. Infatti il  discorso è diverso se la causa di questi dubbi viene da un interesse intellettuale che percorre una determinata corrente filosofica. Oppure è la compagnia di qualche amico che non crede, oppure è l’insegnante di religione che non è capace di dare delle risposte adeguate.  A volte un dubbio di fede è una scusa per non dover vivere le conseguenze di ciò in cui crediamo. È diverso, infine, il caso di una mente curiosa che non trova risposte alle domande o qualcuno che è rimasto scandalizzato da un fatto molto brutto e penoso.

Quindi, il primo passo è quello di scoprire la causa del problema di “Tommaso”. Il modo concreto in cui applicherai i principi che cercherò di darti dipenderà dal problema specifico che lo affligge. Naturalmente, dovrai conversare con lui o discutere (tu direttamente o, se non vuole stare a sentire te, attraverso una terza persona).   

Devi provare a fargli capire che forse il suo problema non è poi così difficile o profondo. Chiediamogli che cos’è che lo mette in agitazione? Perché? Ho incontrato spesso dei giovani che esprimono dubbi sulla fede ma che, quando devono esprimere la ragione del loro problema, ne esce che è più un sentimento generale e vago che un dubbio specifico e reale.

Il secondo passo consiste nel fargli avere le informazioni di cui ha bisogno. Spesso mi sono ritrovato in questa situazione e dover cercare libri, articoli, studi e approfondimenti su mille temi. Qualche volta l’informazione di cui ha bisogno si trova in libri di Apologetica, nel Catechismo, ecc… O, altre volte, può essere molto efficace una buona biografia di un convertito o di un santo che è passato attraverso lo stesso tipo di problemi. 

Terzo, bisogna ricordare che la fede è un dono di Dio, per cui è meglio pregare per lui. Lo puoi ricordare facendo alcune novene specifiche.

Quarto, ci dobbiamo ricordare che la fede oltre ad essere un dono è anche una virtù e la si deve usare per poterla sviluppare. Quindi, non limitare il tuo aiuto alla sfera intellettiva di “Tommaso”. Spronalo a pregare Maria (qualcosa di semplice come il recitare una decina del Rosario la sera prima di addormentarsi) per chiedere aiuto nella ricerca della soluzione. 

Quinto, deve essere seguito. Se ha delle domande e ci si lavora su può essere una buona opportunità per raggiungere non solo lui ma anche i suoi amici. I giovani in gamba hanno solitamente rispetto per gli adulti che li avvicinano per aiutarli e li spingono per farli crescere mentalmente e spiritualmente. Tommaso potrebbe avere degli amici con problemi simili e questa potrebbe essere l’occasione per raggiungerli.  

C’è la possibilità che abbia mantenuto la vocazione al sacerdozio? 

Certamente, se riesce a riflettere bene sul suo problema la sua fede ne uscirà rinforzata. È un dato di fatto che, se ha una vera vocazione, questa difficoltà può rappresentare una vera e propria opportunità per farlo maturare e per farlo approfondire circa la propria chiamata. Per questo motivo, forza!, dagli tutto l’aiuto di cui sei capace. La difficoltà non è realmente il problema, non è il nemico, adagiarsi ed arrendersi lo è. Cristo non allontanò da sé difficoltà o oscurità nel redimerci eppure ha vinto e ha dato a tutti noi i frutti di questa vittoria che è stata la nostra redenzione.

Quale strada scegliere?

Silvia domanda:
Sono una ragazza di 17 anni. E’ un anno più o meno che ho cominciato un cammino di discernimento vocazionale, dal momento che ho iniziato a sentire in me sempre più forte la domanda sul senso da dare alla mia vita alla luce di Dio, del Suo progetto per me. Sei mesi fa ho sentito quella che ho riconosciuto come una chiamata alla vita consacrata…. solo che, avendo ricevuto dal Signore un talento musicale, alcuni credono che sia quella la mia strada. Ma ho ricevuto, anche, un dono ben più grande: una grande intimità col Signore che mi permette di gioire immensamente nello stare con Lui e che mi fa incontrare spesso delle risposte nella liturgia del giorno.
Io frequento il conservatorio, sono al terz’ultimo anno. Ma ormai non mi sento più al mio posto quando suono (anche se prima il mio sogno era sempre stato quello di diventare una grande concertista), e trovo pace e gioia solo in Dio… Per questo ho pensato di lasciare il conservatorio, anche perché ora (negli anni finali, che ovviamente sono i più difficili) mi è richiesto un impegno enorme che io toglierei magari alla scuola e al rapporto con il Signore. E poi, perché dovrei continuare se sento che non è la mia strada e mi sta facendo perdere la serenità? Qualcuno sostiene che è bene comunque portare a termine ciò che ho iniziato, ma per me ciò non ha un gran senso… Lei che ne pensa?
Cara Silvia,

Mi sembra di capire che ci siano i presupposti per una chiamata e che il Signore ti ha dato molti requisiti per poter rispondere. 

C’è il problema degli studi da risolvere. Fai bene a non metterli al primo ed unico posto come se volessimo relegare il Signore in un angolino della tua vita. 

Visto che hai ancora 17 anni penso sia molto importante finire gli studi di maturità e, compatibilmente, andare avanti con il conservatorio ma togliendogli importanza.

Allo stesso tempo continua con il discernimento vocazionale con l’aiuto di un buon sacerdote o di una buona religiosa, partecipa a ritiri o a giornate presso comunità significative e vedrai che a poco a poco il Signore ti porterà la dove ha pensato per te con tempi e ritmi precisi.

Come concretizzare un cammino vocazionale?

Marco chiede:
Vengo da una relazione sentimentale, ma già alla mia ragazza dicevo che mi sarebbe piaciuto donarmi a Dio, poi mi sono lasciato per problemi irrisolti. Una volta mi trovavo ad un incontro di preghiera e un frate, dopo avermi messo le mani sulla testa mi dice:”Il Signore ti dice di lasciare tutto e di seguirlo, di lasciare ogni cosa che ti fa stare male e andare con Lui”.
Inoltre non sono più attratto dai divertimenti dei miei coetanei e quando mi capita di fare sesso mi sento molto frustrato, come se fosse un tradimento verso il Signore. La mia camera è piena di stampe, fotografie e libri sacri e sento che tra me e Dio c’è un legame.
Cosa dovrei fare per capire meglio? Vicino casa mia c’è un convento e mi hanno proposto di andare lì per un paio di settimane per provare? Cosa fare?
Carissimo Marco,

Leggo con attenzione e mi sembra di capire che ci sono due elementi importanti da tenere presenti. Da un lato il tuo cammino di maturazione spirituale. In questi anni l’esperienza mi ha fatto capire che la recita quotidiana del Santo Rosario e la Comunione frequente sono due pilastri importanti per poter crescere nella conoscenza del Signore e della sua volontà. Inoltre c’è anche una purificazione affettiva da consolidare formando un comportamento che mi aiuti ad evitare le tentazioni e non cadere in peccato. 

Dall’altro mi sembra importante tu possa trovare un buon direttore spirituale che ti aiuti a fare un cammino durante quest’anno: direzione spirituale costante ogni due o tre settimane; qualche buon pellegrinaggio; qualche momento di condivisione in una comunità particolarmente stimolante può costituire questo cammino concreto che ti porterà a capire bene ciò che il Signore vuole da te e la forza o slancio per rispondere. 

Questa mi sembra la strada più concreta che non andare a provare, un po’ così alla ventura, qualche giorno che forse in questo momento è un po’ sprecato.

Vita contemplativa o un ordine attivo?

Laura chiede:
Se qualcuno pensa seriamente alla vita religiosa, come può distinguere se Dio lo chiama ad un ordine contemplativo o ad un ordine attivo?
Cara Laura,

C’è molta differenza tra l’ammirazione per un ordine religioso ed il sentirsi veramente a casa in seno allo stesso, nonostante il fatto che sappiamo che ci costerà parecchio e che includerà molti sacrifici. Questo senso di appartenenza, di sentire di essere dove si doveva essere, di sentirsi a casa, è il principale fattore soggettivo che permette di determinare la nostra chiamata.   

La suora chiamata alla vita attiva può invidiare le contemplative, apprezzando il ruolo necessario e insostituibile che svolgono nella Chiesa, e pensare ai loro tempi di silenzio, preghiera e ritiro. La suora contemplativa può, d’altro canto, invidiare il lavoro diretto delle religiose di vita attiva, sapere quanto sia necessario il loro apostolato e sentire un profondo senso di stima per quelle consacrate il cui lavoro le rende sicure che le proprie preghiere e sforzi producono frutti tangibili nelle anime. Come vedi questo non vuol dire che una sia migliore dell’altra e che quindi bisognerebbe metterne una al primo posto e l’altra come un ripiego. Il buon Dio ha pensato per ciascuno di noi il posto giusto e ci ha “attrezzati”, se possiamo dire così, per poterlo vivere nel migliore dei modi.   

Ognuno “sente” quale deve essere il posto più giusto per la propria vita. Questo “sentire” sarà verificato prima dalle qualità e le caratteristiche personali. Poi, da tutti quegli eventi, ecc… che mi porteranno verso una o l’altra realtà. 

Ultimo, prima di entrare in un convento o in una comunità dovrò fare un corso, un momento, un tempo di discernimento e ci sarà una persona responsabile di verificare insieme a me e al Signore se effettivamente questa sia la strada giusta e la strada che il Signore vuole per ciascuno di noi.

Come si può essere sicuri che sia dello Spirito Santo?

Eliana chiede:
Come si può essere sicuri che il signore, lo Spirito Santo, Dio chiama proprio in quel luogo; che sia frutto dello Spirito Santo e non di quello che noi crediamo sia dello Spirito Santo…?

Carissima Eliana, 

Normalmente il Signore ci invita a percorrere un cammino che non è banale ma che ha un senso molto profondo e provvidenziale. Per questo motivo agisce in tal modo che un giovane in ricerca incontri quelle persone, luoghi, ecc… che indicano un cammino piuttosto che un altro. In questo senso fa “arrivare” ad una meta che Lui ha pensato per ciascuno di noi. Normalmente non fa fare km per nulla ma ci fa arrivare in vario modo nella realtà in cui ci “sentiamo” a casa o ci identifichiamo. 

Proprio in questi giorni è venuto un giovane nella nostra realtà e questa mattina parlando con lui per poter tirare qualche conclusione mi diceva: “Padre, qui mi sento proprio come a casa mia. Tutto ciò che ho visto e ho vissuto mi da pace e ‘sento’ che il vestito è proprio tagliato su misura per me”. Non vuol dire che è quello che io voglio ma riconosco nel cuore che è ciò che il Signore ha preparato per me. 

Non avere paura allora, nella preghiera “senti” se il posto in cui ti trovi è il posto che ti ha fatto incontrare il Signore e se ti “senti” a casa.

Quale strada seguire verso il sacerdozio?

Giacomo chiede:
Penso di avere una vocazione al sacerdozio, esistono comunque così tanti ordini diversi (oltre ai diocesani) e alcuni di questi hanno lo stesso carisma, o un carisma molto simile. Mi sento confuso nello scoprire a quale ordine Dio mi sta chiamando. Desidero entrare in un seminario dove sarò istruito bene e che sia fedele alla Chiesa Cattolica. Qual è il modo migliore per poter trovare il posto che più fa per me?
Caro Giacomo, 
Una realtà che non devi dimenticare nella tua ricerca è così ovvia che molto facilmente viene ignorata: Dio. È Lui che chiama. Dio ti ha creato e quando l’ha fatto aveva già in mente quello che voleva che tu fossi e quello che tu facessi, questa è la vocazione della tua vita. Lui conosce la tua situazione. 

Penso che questa semplice verità ti darà una grande serenità e fiducia nel momento in cui comincerai a guardarti intorno per capire qual è la strada che Dio ha pensato per te. La tua vocazione è una realtà già esistente, Dio ha in mente qualcosa per te qui ed adesso, tanto è che hai deciso di cercare di trovare qual è, Lui ti parlerà nella tua anima ed al tuo cuore, ti accompagnerà nella tua ricerca. È un dato di fatto che i tuoi pensieri e la tua volontà nel cercare sono l’inizio della tua risposta alla parola di Dio che agisce nel tuo cuore. Gli ostacoli che appariranno verranno superati con facilità e il Signore ti accompagnerà con tanta provvidenza e tanto discernimento affinché tu possa arrivare dove Lui vuole. 

Adesso, tenendo questi dati ben in mente, torniamo alla tua domanda. 

Sembra che tu abbia una inclinazione verso la vita religiosa anche se ti rendi conto del bisogno che c’è di vocazioni nell’ambito della tua diocesi. Hai anche chiaro in mente che vuoi essere un sacerdote fedele alla Chiesa e che hai bisogno di una buona istruzione e di una buona formazione spirituale. Hai bisogno di usare con intelligenza tutti i mezzi che hai a disposizione per scoprire qual è la tua chiamata.

Il mezzo più importante in assoluto è Cristo stesso, presente nella Santa Eucarestia. Visitalo spesso, ricevilo frequentemente nella S. Comunione, parlagli, offrigli le tue preghiere e rinnova la tua fiducia in Lui. Incontralo anche nel Sacramento della Riconciliazione, dove potrai rimuovere gli ostacoli dal tuo spirito (troppo attaccamento a te stesso, mancanza di fiducia, abitudini, debolezze, razionalismo, ecc…) che rendono più difficile ascoltare ed accettare quello che ti dice.  

Poi, anche attraverso l’uso di internet, cerca quegli ordini di cui hai già sentito il nome e che vuoi conoscere meglio. Magari ne esiste uno al quale sei già particolarmente interessato o che ti affascina maggiormente. Inizia da li. Contattali. Scopri qual è il loro spirito e la loro formazione. Se ti accorgi che alcuni ti colpiscono in modo particolare non cercare oltre ma approfondisci la sua conoscenza. Quando hai delle domande da fare chiedile ai membri di questa comunità. Fai loro le più domande possibili e analizza profondamente le risposte.  

Ad un certo punto sentirai il bisogno di visitare la realtà verso la quale sei orientato. Se i seminari di quell’ordine sono situati lontano da dove risiedi potrai magari chiedergli se vicino a te vive o lavora uno dei loro sacerdoti e dove si trova, in modo da parlare con uno di loro prima di fare il passo.  In ogni caso, dovrai visitare una delle loro comunità per poter avere una sensazione più diretta del loro carisma e del loro sistema di vita, ed in tale modo per mettere alla prova la tua vocazione osservando se li puoi sentire come una famiglia malgrado la normale difficoltà di vivere una chiamata ed una vocazione. 

Scusa se mi sono dilungato così tanto ma ho voluto toccare un po’ tutti gli aspetti che mi sembrano importanti affinché un ragazzo come te possa fare un buon cammino di discernimento e una seria preparazione per capire verso quale seminario o noviziato indirizzarsi.

Sono sposata. Dio mi sta chiedendo altro?

Lorena chiede
Il discernimento è soltanto per capire la propria vocazione? Sono sposata ma vorrei conoscermi meglio per poter lavorare su di me e avvicinarmi di più a Dio, cercare di vivere con coerenza la mia vita cristiana, da sola non ci riesco. Cosa posso fare? Il discernimento serve per poter capire cosa vuole Dio da me, anche se la mia vocazione è stata il matrimonio può essere che non basta, che Dio mi chiede altro? 
Carissima Lorena, 

Nel programma radio che faccio mensilmente parlo di “discernimento di vita” e divido in due parti questo tema: il discernimento più profondo, esistenziale direi, che tocca appunto la “vocazione” in senso amplio e questa si focalizza sul saper capire a che tipo di vita il Signore mi sta chiamando… e il discernimento “spicciolo” quello che si vive giorno per giorno, situazione per situazione. Nel primo caso cerco di “capire” se il Signore mi chiama a realizzare con la mia esistenza una vita matrimoniale oppure di consacrazione. Il secondo mette in luce le piccole o grandi scelte che si presentano “puntuali” nella mia vita. Tu dici appunto: “cercare di vivere con coerenza la mia vita cristiana”. 

Questo ultimo aspetto è altrettanto importante e saper “capire” in ogni momento qual è la volontà del Signore è proprio importante. Penso che nel tuo caso il Signore non voglia “altro” ma vuole “di più”. Vuole farti fare un cammino più cosciente, più profondo e più maturo. Tutto qui. In questo senso è importante poter essere affiancati, o aiutati, da un buon confessore o un buon direttore spirituale. Sono “strumenti” molto utili per vedere meglio ed agire di conseguenza.

Mi sembra di capire che hai una bella opportunità e che a questo punto una buona guida ti potrà essere utile per vivere il tuo matrimonio dando uno slancio in “più”.

Come posso verificare l’autenticità della vocazione?

Tommaso chiede:

Capisco che la questione delle chiamate può essere o così grande o così varia come il numero di persone chiamate a diventare sacerdoti o consacrati. Spero che ci siano dei parametri di base che permettono di giudicare la veridicità di una vocazione e che me li possa spiegare.
Come viene vagliata l’affermazione di un giovane che dice di essere stato chiamato al sacerdozio per assicurare che è veramente una chiamata di Dio? Ti prego di sentirti libero di dire ciò che pensi. Ti ringrazio per la risposta che mi darai e per la franchezza.
Caro Tommaso,

La tua è una buona domanda e ci porta a riflettere a qualcosa di fondamentale che, a volte, possiamo facilmente tralasciare quando consideriamo una chiamata. 

Vedi, normalmente, tendiamo a trattare una vocazione dal punto di vista dei nostri sentimenti e questo ci fa pensare che, se “sentiamo” di averne una, significa che l’abbiamo, e se “sentiamo” di non averla vuol dire che non l’abbiamo. Quindi la tua domanda è molto profonda. Non tutto è in funzione delle nostre sensazioni. Se c’è veramente una chiamata le nostre sensazioni positive devono essere comprovate, così come anche le nostre sensazioni negative (contro una vocazione, o che ci spingano ad abbandonarne una) devono essere verificate per determinare che non ci sia una vocazione.  

Le basi di una chiamata sono: avere le necessarie qualità umane (salute fisica, appropriate maturità psicologica e auto controllo, la necessaria intelligenza); avere le necessarie qualità spirituali (per esempio, la necessaria appropriata stabilità nella vita di grazia); avere la propria motivazione soprannaturale, essere interessati al sacerdozio, o alla vita consacrata, per una ragione spirituale.

Riguardo al processo di verifica si prendono in considerazioni le varie aree menzionate prima e si cerca di capire se il ragazzo o la ragazza in questione le possiede, o le può far maturare. Ogni particolare vocazione (il sacerdozio diocesano, questo o quell’ordine religioso) avranno i loro parametri o criteri, ed alcuni potranno avere aree addizionali sulle quali basano i loro criteri valutativi (ad esempio: alcune realtà non accettano giovani che non abbiano completato l’università, oppure non possiedono una buona costituzione fisica, ecc…). Generalmente, vorranno conoscerti personalmente, poi ti chiederanno prove documentate circa quelle aree che considerano importanti per poter condividere la loro realtà (copie di titoli di studio, risultati di esami medici, ecc…); poi avranno sicuramente qualche sistema per valutare gli aspetti che richiedono un’analisi più accurata (ad esempio: test psicologici), normalmente chiedono di passare del tempo con la comunità in modo da conoscerti più a fondo.   

L’indagine è più approfondita prima dell’entrata in seminario, ma non viene fatta una sola volta: continuerà durante tutto il periodo di formazione e sarà generalmente centrata sui risultati da te ottenuti nei diversi aspetti della tua vita come sacerdote: i tuoi progressi spirituali, la tua maturità umana, i tuoi studi, le tue capacità di comunicazione ed interazione sociale, le tue attitudini e capacità, il tuo amore per le anime e la Chiesa, ecc… 

Come vedi c’è una buona panoramica da prendere in considerazione e che aiuta veramente a fare le cose nel miglior modo possibile.

Cerco di capire dove il Signore vuole condurmi.

Carlo Chiede:
Sono nato in Romania, al tempo della dittatura comunista. Ho saputo che esisteva un Dio solo all’età di 8 anni circa, trovando casualmente una piccola croce e chiedendo agli altri cosa essa rappresentasse. All’età di 11 anni sono stato adottato da una famiglia italiana, molto praticante sia della parrocchia che del gruppo del RnS. Sin da subito mi trovai bene tra le mura della Chiesa iniziando col fare il chierichetto, poi il flautista, l’organista, il cantore.
Nel 2001, dopo appena un anno in ingegneria informatica , capì che non era quella la mia strada e nel giro di qualche mese mi ritrovai iscritto in teologia. Nel 2006 ho conseguito il titolo di “Baccelliere in Sacra Teologia” e attualmente sto lavorando come supplente di religione a tempo determinato, lontano qualche migliaio di km da casa mia.
Da diversi anni cerco di capire se la mia strada sia il sacerdozio, cerco di capire i miei doni, mi sforzo di ascoltare e capire dove il Signore vuole condurmi. Però, sino ad oggi non riesco ancora a fare chiarezza. L’unica risposta che ho trovato da me stesso è stata la seguente: il Signore non ti parlerà mai in modo chiaro sia per una questione legata alla tua libertà sia perché magari vuole che sia io a mettermi in discussione, che sia io il vero responsabile dei miei atti, delle scelte di vita.
Tuttavia, avrei bisogno di capire meglio, anche perché ormai ho 29 anni e quindi dovrei iniziare anche a darmi una mossa. A tal proposito, vorrei un consiglio da parte sua.
Carissimo Carlo, 

Devo dire che mi ha molto colpito la tua storia e che questa mail mi è arrivata in modo particolare. Da quindici anni mi occupo di discernimento vocazionale e ho a cuore la storia ed il cammino di molti giovani che nel tempo ho conosciuto e alcuni ho anche accompagnato. 

La risposta che ti posso dare è quella che hai ragione nel metterti in cammino e, con l’aiuto del Signore, chiedere di capire quale strada ha scelto per te. Rispetto a questo devo dirti, però, che il Signore sì parla in modo chiaro. Anzi, è il primo interessato nel farsi “riconoscere” e ci da la forza e la grazia per seguirlo. A volte il cammino, questo sì, è un pò tortuoso e si fa fatica ma, forza, non ci scoraggiamo e andiamo avanti. Il Signore, è vero, ci lascia liberi e mette nel nostro cuore il “desiderio” di stare con Lui e di vivere compiendo la sua volontà. Molte volte dico che la vocazione non è una scelta ma è una risposta. Lui fa la domanda e fa in modo che la possiamo incontrare, noi siamo “liberi” di accoglierla e di corrispondere ai suoi progetti. 

Il “nemico” ci tenta soprattutto facendoci perdere tempo e così, pensa che per perdere il treno basta arrivare 1 minuto in ritardo in stazione, non arriveremo mai alla meta. Ti consiglio di mettere nelle mani di Maria il tuo cammino e di affidarti a Lei, ti porterà più velocemente da suo Figlio Gesù.

Il mio ragazzo vuole fare un corso vocazionale.

Elena domanda:
Sono una ragazza di 18 anni. Dopo un anno di fidanzamento il mio ragazzo mi ha lasciata dicendo di voler intraprendere il corso vocazionale. Cosa devo fare anche per non perderlo come amico?

Carissima Elena, 

In questi anni ho seguito alcuni giovani che ad un certo punto del loro fidanzamento hanno sentito il bisogno di chiarire la propria vita partecipando, appunto, ad un corso vocazionale. Capisco che rappresenta una prova veramente impegnativa e a volte con gli occhi dei sentimenti e dell’affetto ci lascia un po’, se non tristi, preoccupati e confusi. 

In questo momento, proprio perché vuoi bene a questa persona, lasciala libera di poter verificare ciò che sente nel cuore. Se il Signore lo sta chiamando, ed il progetto per lui è quello della consacrazione, beh, questa sarà la sua gioia e il suo cammino di felicità, per lui e per gli altri. Se non c’è una chiamata, sta tranquilla se ne renderà conto con l’aiuto della preghiera e del responsabile vocazionale che lo sta seguendo. Sarà stato allora un gesto stupendo di generosità verso Dio e il dubbio che porta nel cuore sarà risolto lasciando una gran pace e permettendo che questo giovane possa riprendere il cammino per poter formare una famiglia con quella persona che il Signore gli ha messo accanto. 

Credimi, a questa generosità, il Signore risponderà con tantissime grazie. Lui non si fa vincere mai in generosità. E per te ci sarà la certezza che questo ragazzo, o ha trovato la sua strada, o avrà capito per sempre che Dio lo chiama a formare una famiglia. Stringi un po’ i denti, abbi un po’ di pazienza. È un bel gesto di amicizia e di affetto che offri nei suoi confronti.

È quello che vuole Dio o quello che voglio io?

Andrea chiede:
Ho 31 anni compiuti ed è già da diversi anni che sento la chiamata alla vita dedicata a Cristo ma non riesco a capire se è veramente quello che vuole Dio o quello che voglio io.
Caro Andrea,

All’inizio del Vangelo di San Giovanni c’è un passaggio molto bello. È quello della sequela di due discepoli di San Giovanni Battista che seguono Gesù e gli domandano dove abita. A questa domanda il Signore risponde con un semplice “venite e vedete”. 

Spesso vogliamo prima vedere e poi venire, cerchiamo insomma di razionalizzare, calcolare, essere sicuri… tutte cose giuste e doverose, ma fino ad un certo punto. Il Signore comunque dice di andare per vedere e quindi ciò che senti nel cuore vale la pena metterlo alla prova: cerca di fare delle esperienze di discernimento, di trascorrere magari un fine settimana in qualche posto particolarmente significativo di spiritualità. 

Cerca di imbastire con un direttore spirituale serio un cammino di discernimento. Troverai allora degli elementi oggettivi sui quali poter discernere un cammino che non poggia su sensazioni personali o riflessioni teoriche ma sulla volontà del Signore.

Perché sacerdote se ci sono tanti altri modi?

Fernando chiede:
Ho saputo che ci sono mille modi diversi per servire il prossimo senza diventare sacerdoti, quindi, puoi indicarmi la ragione per la quale dovrei diventare sacerdote?
Inoltre, le regole della Chiesa sembrano complicate, al punto da scoraggiare i giovani ad intraprendere la strada della vocazione. È contrario agli insegnamenti di Gesù che la legge sia fatta per gli uomini e non gli uomini per la legge?  
Caro Fernando, 

E vero che ci sono molti modi per servire il prossimo senza diventare sacerdoti. Ed esistono molti modi per diventare santi senza essere sacerdoti. Non è compito mio convincerti che hai una chiamata e che tu debba orientarti al sacerdozio. Tutto quello che posso fare, e che dovrei fare, è incoraggiarti ad aprire la tua anima all’azione della grazia di Dio ed imparare ad offrire te stesso con tanto amore e tanta generosità a Cristo perché ti possa usare come vuole per servire il prossimo. Ti posso incoraggiare a guardarti intorno per vedere se ci sono segni che indicano che Lui ti stia chiamando a seguirlo. Se quei segni ci sono dovrà essere il tuo amore per Lui che ti guida a seguire la chiamata, non solamente lo spronarti di uno come me.

Le leggi della Chiesa che regolano i Sacramenti, la vita religiosa e la vocazione possono sembrare complicate la prima volta che le incontri, ma sono realmente basate su chiari principi ed una grande comprensione dell’amore per la persona umana. La ragione d’essere dei canoni non è quella di trasformarci in “schiavi” della legge, ma di guidarci ed aiutarci a trovare più facilmente quello che Dio vuole da noi in una particolare situazione. 

Per esempio: un giovane universitario desidera diventare subito sacerdote, perché è preoccupato per i suoi amici e pensa di poterli aiutare potendo celebrare la S. Messa, predicare la “buona novella” ed ascoltare le loro confessioni. Può darsi che non capisca il perché non può semplicemente andare dal vescovo ed essere ordinato il giorno dopo se lo sente così profondamente. Ma la Chiesa ha più esperienza e le leggi che a lui possono sembrare solo ostacoli a quello che lui sente in cuor suo esistono per il suo bene, in modo che non sbagli a causa della sua emotività, assumendosi una responsabilità che tra un po’ non potrà riuscire a mantenere.

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