Direttore Spirituale

Faccio bene a cambiare direttore spirituale?

Maria chiede:
Caro Padre Giuseppe, ti scrivo per chiederti un consiglio riguardo il mio direttore spirituale. Da 6 mesi ho iniziato il discernimento vocazionale e mi trovo bene con quest’ultimo, però mi rendo conto di avere un rapporto spirituale più profondo con il mio confessore, con cui mi riesce più facile condividere questo cammino. Cosa mi consigli di fare considerando che, quando iniziai il discernimento, il mio padre spirituale, visto che ci conoscevamo da poco, mi disse che se mi fossi resa conto di aver costruito una sintonia spirituale più profonda con un altro sacerdote avrei fatto meglio a cambiare? 


Cara Maria,

Grazie infinite per la mail e per la fiducia che mi stai dando. Ti posso dire che anche se molto bravi spesso “due cuochi rovinano la minestra”. Normalmente consiglio di avere una sola persona che ci può aiutare in un discernimento spirituale proprio per non correre questi rischi. Per di più, il sacerdote con il quale stai parlando è stato molto bravo ed onesto dicendoti che puoi scegliere la persona che più ti sta aiutando a portare avanti questo cammino. 

Quindi non ti preoccupare e parlane con semplicità con il direttore spirituale. Tieni presente che siamo soltanto degli strumenti nelle mani del Signore. D’altra parte cerca di capire se in questo cambio ci fossero soltanto delle pretese di comodità.

Un amico può essere il mio direttore spirituale?

Giorgio chiede
Da qualche tempo sto riflettendo circa il mio futuro e la mia vita, mi sembra di riconoscere alcuni segni, non so se si può dire così, che il Signore mi sta mandando ma allo stesso tempo ho dei forti dubbi circa la mia possibile vocazione. Non ho un direttore spirituale e non so come trovarlo. Parlo con un mio amico e mi confronto con lui ma credo che un buon sacerdote o una buona suora forse mi potrebbero aiutare meglio. Cosa mi consigli?

Carissimo Giorgio, 

Mi sembra tu stia toccando un argomento molto importante per quanto riguarda il discernimento vocazionale, o più semplicemente per capire ciò che il Signore vuole per te. Come vedi il Signore agisce a suo modo nella nostra vita e ci manda dei “segnali” che non sempre riusciamo a “decifrare” da soli. Mi viene in mente, nel 1° libro di Samuele 3, 1-10, quando appunto Samuele svegliato di notte andava da Eli chiedendo che cosa dovesse fare, il suo “direttore spirituale” ad un certo punto si accorse che era il Signore a chiamarlo e quindi gli disse come comportarsi. 

È giusto allora cominciare a parlare di direzione spirituale e di direttore spirituale, visto che, appunto, non hai nessuno che ti stia, per così dire, seguendo. Ne puoi parlare con il tuo parroco, ne puoi parlare con un buon sacerdote che si occupa di pastorale vocazionale, ne puoi parlare con una buona suora che opera anche lei in questo campo. Insomma, l’importante è che sia un “esperto” e che “sappia” di vocazione e di discernimento. Probabilmente una persona che ha la vocazione, una persona consacrata, ne sa di più che un buon amico.

Il direttore spirituale deve avere alcune caratteristiche: disponibilità, cioè avere del tempo; vita spirituale forte; visione soprannaturale; metodo e passi concreti per arrivare ad una meta. Ne potremmo aggiungere molti altri ma penso che tutti vadano in questo senso. Potremmo anche spendere alcune parole circa la direzione spirituale: costante, profonda, sincera, accompagnata dalla preghiera, che porti a dei propositi che si compiano. Come vedi, le parole si moltiplicano e sono tutte importanti. 

Puoi cercare un buon direttore sia nella tua parrocchia, sia nel seminario della tua diocesi, sia in qualche comunità di religiosi della tua città o della tua zona. Come vedi anche via internet hai trovato qualcuno che ti può dare una mano.

Non ho un sacerdote che mi segue.

Stefano chiede
Ho 23 anni e da diversi mesi penso molto spesso alla possibilità di lasciare tutto per seguire il Signore. Sono convinto che la felicità che mi possa dare nel servire ed amare senza aspettarmi nulla in cambio valga di più di qualsiasi soddisfazione personale e che la famiglia, pur essendo una fonte d’amore ineguagliabile (quando c’è posto per Gesù), non mi potrebbe dare in quanto non mi permetterebbe di donarmi completamente al Signore. Anche se sento queste cose in maniera abbastanza forte non riesco a staccarmi dalla mia vita per iniziare un cammino serio. Mi vengono in mente tanti dubbi circa la mia vocazione e penso anche al fatto che questo tipo di cammino è di responsabilità doppia rispetto ad un laico.
Questi pensieri uniti ad un altro pensiero che è quello di sentirmi giudicato come non adatto (io che ne ho fatte tante e che ho tanti difetti) mi bloccano quando si tratta di fare qualche esperienza più importante. Io frequento il convento dei … della mia città che mi hanno offerto di passare qualche giorno da loro per vivere dall’interno la vita da religioso… ma ancora non sono stato capace di accogliere questo invito. Ultimamente poi ho avuto alcune offerte di lavoro che hanno avuto l’effetto di provocarmi angoscia al pensiero di passare le giornate nell’occuparmi di qualcosa di “vuoto” senza potermi dedicare al Signore in opere e preghiera.
Non ho un sacerdote che mi segua e non saprei bene chi scegliere. Come posso fare per superare i miei blocchi e le mie chiusure? E come posso capire da che parte iniziare il mio cammino? La ringrazio tanto per l’aiuto. 

Carissimo Stefano,

Grazie infinite per avermi scritto e per la fiducia. Spesso quando pensiamo ad una possibile chiamata sentiamo nel nostro cuore un doppio sentimento: quello della grandezza di un dono così bello e quello della nostra miseria nel poter vivere pienamente questa possibile vocazione. Il Signore ci “spalanca” gli orizzonti e riconosciamo che soltanto Lui può riempire il nostro desiderio di felicità, ecc… allo stesso tempo le “cose” del mondo e che ci sono accanto ci attirano e ce fanno fare confusione. 

Nel tuo caso c’è il pensiero di non essere adeguato, tutti però abbiamo molte miserie, e allo stesso tempo quello di capire che solo il Signore da senso alla nostra vita. Dici di non avere trovato ancora un padre spirituale e penso tu possa proprio partire da qui. Alle volte da soli facciamo fatica a capire e a prendere decisioni, abbiamo bisogno di confrontarci con gli altri, abbiamo bisogno di sentire un giudizio spassionato di chi ci vede da “fuori”. La preghiera, il padre spirituale, i giorni che ti hanno proposto per fare una esperienza concreta… sono tutte tessere importanti per poter costruire quel mosaico che ti farà scoprire il volto di Cristo. Forza!

I dubbi, le incertezze, ecc… si vincono con atti concreti e con esperienze concrete, sui pensieri vani e sulle ipotesi non si riesce a costruire granché. Queste incertezze sono delle vere e proprio tentazioni ed il maligno “semina” nel nostro cuore questi pensieri proprio per farci perdere un bel po’ di tempo. Non perdere le occasioni che ti si presentano, accogli l’invito a vedere da vicino una vita religiosa ed una vita comunitaria, avrai dei dati molto oggettivi per poter formulare un giudizio prezioso e vero per la tua vita. Pensa anche che il Signore non ha paura di come siamo, delle nostre mancanze e delle nostre miserie, ha paura soltanto delle nostre indifferenze. 

Per ultimo, credimi, la vocazione è fondamentalmente una risposta di generosità verso un progetto che nasce dall’Amore di Dio. Non è soltanto una scelta personale legata alle nostre personali capacità ma è proprio Lui il primo interessato, e quindi da qui nasce la nostra speranza e la nostra serenità d’animo, affinché io possa rispondere dando il meglio di me.

Come aprirmi completamente al mio direttore spirituale?

Maria chiede:


Mi stavo domandando se tu potessi darmi qualche dritta per aiutarmi ad aprirmi completamente col mio Direttore Spirituale. Mi è difficile farlo, ma so che dovrò prima o poi dirgli del discernimento della mia vocazione… Grazie per il tuo aiuto!



Cara Maria,

La cosa principale che ti può far aprire con il tuo direttore spirituale è il ricordarti la ragione per cui ne hai uno. La ragione per cui abbiamo un direttore spirituale è perché ci confondiamo così facilmente quando proviamo ad “auto-esaminarci” spiritualmente. Non siamo dei bravi giudici quando si tratta di noi stessi. Quindi, il nostro direttore spirituale fornisce un altro punto di vista per aiutarci a vedere più chiaramente chi siamo e che cosa Dio vuole che facciamo.

Ricordati, allora, che il tuo direttore spirituale è la persona messa da Dio per aiutarti a riconoscere la sua voce e trovare la via verso di Lui.

Ricorda, inoltre, che è suo interesse aiutarti ad essere una buona amica di Gesù, e a crescere nella tua relazione con Lui. Il tuo direttore spirituale sarà capace di aiutarti a vedere se i tuoi pensieri riguardo la tua vocazione vengono da Dio o no, e che cosa devi fare in ciascuno dei casi. Ti aiuterà anche ad essere forte quando ti senti debole e a trovare la luce quando ti senti insicura.

Quanto devo aprirmi al mio direttore spirituale?

Cristina chiede:

Frequento l’università e sto seguendo da tre anni un cammino di discernimento per verificare una vocazione alla vita religiosa. Durante l’anno scorso ho conversato con uno dei  sacerdoti che ho conosciuto e che è anche Direttore delle Vocazioni per la mia diocesi e sento che veramente Dio mi sta chiamando a diventare una suora consacrata. Questo sacerdote mi ha sostenuta per tutto questo periodo e crede nell’autenticità della mia chiamata. Circa tre anni fa passai un periodo veramente difficile quando scoprii che mio padre aveva registrato come favoriti dei siti-web pornografici.
Iniziai a seguirli e diventarono per me come un modo per evadere, una fantasia della mia mente per sfuggire dalla mia vita. Questo mi fece stare sempre peggio ed, infine, senti la tentazione di porre fine alla mia vita. A quel punto mi spaventai veramente ed iniziai a chiedere aiuto a Dio, feci una bella confessione, e raddrizzai la mia vita.
In seguito, incontrai, appunto, il Direttore delle Vocazioni, e da quel momento iniziai a parlare e a confrontarmi con lui. Fu come se una cosa portasse ad un’altra e non posso riconoscere che in tutto ciò non ci fosse la mano di Dio. Però non ho mai parlato al mio direttore spirituale del capitolo di tre anni fa perché mi vergogno di ciò che ho fatto e ciò che ho visto. Penso che la mia domanda sia semplicemente: gliene devo parlare?
D’altra parte, sento come se dovessi dirglielo perché mi ha accompagnato e mi ha aiutato ad essere ciò che sono ora, a volte sento quasi che Dio non possa chiamarmi realmente alla vita religiosa per tutte quelle cose. Questo è un pensiero con il quale sto lottando adesso. Non ultimo, sento che è qualcosa che ha a che fare con la reputazione di mio padre e per di più l’ho già confessato,  me ne sono già pentita veramente. So che Dio mi ha già perdonata e mi sento male a riparlarne ancora.  


Cara Cristina,

La tua domanda è semplice e può essere ridotta a questo: devo aprirmi completamente con il direttore spirituale che mi sta aiutando a discernere la mia vocazione?

Per prima cosa consideriamo il problema che hai avuto: sembra che tu sia riuscita a lasciarlo alle spalle avendolo confessato e avendo deciso di cambiare le tue abitudini ed essendoci riuscita. 

Quindi, così in prima battuta, non sembrerebbe essere un impedimento concreto, o una grande difficoltà, per una vita religiosa. Ciò nonostante, questo è successo realmente e dice qualcosa di te stessa e di alcune reazioni che hai avuto. 

Ad un certo momento dovrai dirlo (non tutti i dettagli, ma quel tanto che hai raccontato qui) almeno alla persona che si prenderà la responsabilità di accettarti nell’ordine religioso nel quale vuoi entrare. Puoi ben capire il perché. È un evento che fa parte della tua vita ed il farlo conoscere permetterà a colui che ti sta accompagnando nel discernimento di darti alcuni consigli importanti per poter seguire la tua chiamata nella realtà religiosa che hai di fronte.

Riguardo al dirlo anche al tuo attuale direttore spirituale, pur non essendo assolutamente necessario, il dirglielo lo metterebbe, probabilmente, in una migliore posizione per completare l’accompagnamento che fino ad ora ti sta offrendo. Ti potrà chiarire se quello che è successo ha un peso sulla tua vocazione, metterà anche questo tassello insieme alle altre cose che conosce di te, ed esaminerà con prudenza se quel fatto cambia qualcosa riguardo al tuo avere una vocazione oppure no. Ma con tutto questo ti voglio ricordare che un buon direttore spirituale, un buon confessore, un buon sacerdote non si “scandalizza” delle miserie delle persone, anzi coglie molto di più la grazia che il Signore compie nella nostra vita. 

Riguardo alla reputazione di tuo padre, non penso sia necessario parlare di lui spiegando quello che è successo. Sarà solamente necessario dire che hai trovato quei siti memorizzati nel computer, senza dire da chi. Comunque, anche se dicessi che era stato lui, ne il tuo direttore spirituale ne la persona dell’ordine che ti dovesse intervistare parlerà mai con nessun altro dell’incidente, per cui non arriverà mai alle orecchie di altri, e la reputazione di tuo padre non ne sarà affetta.

Che qualità dovremmo cercare in un direttore spirituale?

Maurizio chiede:

Mi domando quali dovrebbero essere le qualità che dovremmo cercare in un direttore spirituale. Voglio dire: se sto pensando ad una vocazione religiosa in seno a nuove comunità, quali devono essere le caratteristiche di un possibile direttore spirituale (ed anche chi preferibilmente potrebbe essere, intendo: un sacerdote o anche ogni persona che vive un rapporto profondo con Dio?) 


Caro Maurizio,

Quello che, prima di tutto, devi cercare in un direttore spirituale sono la prudenza e la conoscenza (ci sono due tipi di conoscenza di Dio che si complementano tra loro: teologia e preghiera). E poi deve essere una persona della quale ti fidi. Non è necessario che il direttore spirituale sia un sacerdote, per quanto molto spesso lo sia. Per ultimo, se stai pensando ad una vocazione specifica, sarebbe meglio che il tuo direttore spirituale avesse conoscenza diretta del particolare gruppo dal quale sei attratto. Infatti, se possibile, sarebbe raccomandabile che il tuo direttore spirituale fosse un membro di quell’ordine religioso o gruppo, almeno durante il tempo del tuo discernimento.

Come scegliere un direttore spirituale?

Gian Luca chiede
Lei ha spesso parlato della necessità di avere un direttore spirituale che ci può aiutare a discernere la nostra vocazione. La mia domanda è quale dovrebbero essere le qualità di un buon direttore spirituale oppure come scegliamo un direttore spirituale? Grazie mille perche sei un prete che ha tempo! Pace e bene!


Gian Luca,

Eccoci qui Gian Luca, grazie per la mail e per la fiducia. Il capitolo direzione spirituale e, quindi, direttore spirituale è davvero importante. Non ho il tempo per riprendere vari passi della bibbia in cui questa figura si evidenzia in modo nitido e profondo, vedi per esempio il dialogo tra Samuele (proprio per quanto riguarda il discernimento della sua chiamata) ed Eli; oppure nella patristica o nella vita dei santi, esempio lampante di Santa Teresa d’Avila e il suo direttore San Giovanni della Croce, ma mi rendo conto sempre di più che nel “percorso vocazionale” di un giovane, ragazzo o ragazza che sia, un stimolo importante è dato proprio da un buon direttore spirituale che, oltre ovviamente alla Grazia e a una profonda vita cristiana, aiuta a capire meglio, a confermare o a indirizzare, ciò che il Signore sta dicendo. 

Certamente parliamo di caratteristiche sia della direzione spirituale, sia del direttore. Penso proprio che la costanza, la chiarezza e, per così dire, l’armonia tra queste due figure sia auspicabile se non fondamentale. Lo Spirito Santo, da parte sua, entra in pieno nella direzione spirituale e illumina questo incontro. Il direttore spirituale non è un “amicone” con il quale confidarsi, non è un incontro di amicizia soltanto ma è una, appunto, direzione. Deve essere una persona prudente, con una grande visione soprannaturale, con una vita di preghiera e “allenato” al linguaggio del Signore. Non è un incontro psicologico o un “calmante” o un “anti-depressivo”, ascolta, riflette alla luce di Cristo, stimola, aiuta il giovane in quel cammino di maturazione al quale è chiamato. A volte mi viene l’immagine di un buon “allenatore”, non è lui che deve fare la partita, la fa il giocatore, ma dal “di fuori” si rende conto come questi è messo in campo… e quindi da i consigli opportuni. Non deve essere di parte, non deve essere lui a “dettare” l’andatura ma, deve, “riconoscere” come si manifesta la volontà del Signore per questo o per quella persona. Con tempi, spazi e respiri opportuni. Deve saper proporre esperienze e deve dare dei tempi affinché queste esperienze maturino nel cuore e nella vita. Occhio perché non deve essere la persona che mi dice… ciò che io vorrei sentire.

Come vedi il capitolo è ricco di spunti e di osservazioni, tra i testi di approfondimento ci sono indicazioni più precise e più incisive. Mi rendo conto che, anche in questo aspetto, il primo interessato affinché il cammino sia il migliore possibile è proprio il Signore e, quindi, sarà Lui a far si che per chi ne abbia bisogno ci sia la persona giusta al momento giusto. E di solito non sbaglia mai.

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