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""la testimonianza di una famiglia sopravissuta allo Tsunami" Roma, 18 gennaio 2005 Mi sembra impossibile essere qui a scrivere. Mio marito, io e i nostri 3 figli di 2, 5 e 6 anni eravamo in Sri Lanka durante il maremoto, sulla spiaggia più colpita in assoluto dalla ferocia distruttiva dello tsunami, Unawatuna. Avevamo 2 alberghi ed una casa per la nostra famiglia lì, proprio sulla spiaggia, il sogno di chiunque... Era una giornata bellissima, incantevole, nulla che facesse presagire a tutta quella tragedia: il mare calmissimo, il cielo azzurro, un clima fantastico, una quiete indimenticabile. Luca, mio marito, con Gianmaria (6 anni) e Niccolò (5 anni), due dei nostri figli, erano in mare su una piccola barca e si sono salvati solo per grazia di Dio. Difficile immaginare e poter spiegare a parole cosa significhi essere in balia di quel mare impazzito. E soprattutto riuscire a salvare se stessi, 2 figli ed altre 15 persone nella stessa barca. E' stato sconvolgente sfuggire da tutti i mulinelli che si creavano continuamente in mare e ingoiavano barche e persone che riuscivano a raggiungere. Sfuggire alla furia di quelle onde alte 20 metri non è impresa umana, chi ci passa se ne rende conto.. Io e Alexis (2 anni) eravamo nella nostra casa proprio a 3 metri dal mare. In un istante un boato e la porta di casa si è spaccata a metà lasciando entrare una valanga di acqua che mi è arrivata alla vita. In meno di un minuto la nostra abitazione si è riempita d'acqua e stavamo per affogare; ad un momento dalla fine però la casa, che per fortuna era di legno, è esplosa e si è frantumata in mille pezzi. Anche l'unica parete di cemento è caduta come fosse carta. Alexis ed io, a quel punto, siamo stati travolti da una massa d'acqua inimmaginabile e trasportati ad una velocità impressionante (parlano di 500, 700 chilometri orari) per circa un chilometro verso la foresta. Eravamo dentro ad una massa incommensurabile di acqua e fango che trascinava via con sé qualsiasi oggetto, casa, persona. Pregavo e giravo vorticosamente. Quando ormai i polmoni bruciavano ed ho capito che stavamo morendo davvero, mi sono rivolta al Signore dicendo. "Sia fatta ta Tua volontà" ed ho affidato i miei bambini a San Pio, al quale sono da sempre devota. Pochi istanti dopo sono riuscita ad attaccarmi ad una grata di una finestra al secondo piano di una costruzione rimasta in piedi. Dopo varie enormi difficoltà, siamo riusciti a salvarci. Però è stato solo grazie ad una serie di tanti miracoli che siamo salvi, fuori da una situazione dalla quale non era ASSOLUTAMENTE possibile uscire vivi. Dopo la catastrofe ci siamo dispersi ed abbiamo vissuto lunghe ore cercandoci, con la triste consapevolezza di non poter sperare di trovare vivo il resto detta famiglia; un cammino nell'inferno, fra morti e feriti, dispersi e disperati. Uno spettacolo inenarrabile, completamente sconvolgente e, purtroppo, indimenticabile. Alle 9:15 della mattina è avvenuto il terribile maremoto; a mezzanotte mio marito, io ed i bambini ci siamo riabbracciati dopo tanta paura e dolore... La gioia più grande della nostra vita. Io sono ferita abbastanza gravemente, si parlava addirittura della possibile amputazione della gamba destra, ora però sembra che vada tutto un po' meglio e che non ci sia più questo pericolo di amputazione. Ma mi sarebbe comunque interessato poco avere o non avere più la gamba perché in queste occasioni capisci quanto tutto sia davvero relativo rispetto alla sopravvivenza. Ringrazio Dio ogni momento per aver salvato tutta la mia famiglia. Perché noi c'eravamo e possiamo dire con certezza che NON ERA POSSIBILE SALVARSI, se non con l'intervento del Signore. I bambini sono sotto shock, Luca ed io anche. I nostri due alberghi sono andati completamente distrutti ma di questo non ci interessa. centinaia di amici anche molto cari che avevamo sono morti e non solo nello Sri Lanka. Anche in Thailandia e in Indonesia avevamo una marea di amici e di conoscenti che ora purtroppo non ci sono più. Un fattore difficilmente sopportabile. La gioia della nostra salvezza non riesce a colmare nemmeno un po' la tristezza di tutti quei morti. Abbiamo pena per tutti, non solo per i nostri amici, non solo per tutti i piccoli bambini che aiutavamo da anni e che ora non ci sono più o sono rimasti orfani. Abbiamo pena per il mondo intero, che piange sulla grandiosità di un evento difficile da spiegare. La grande tragedia per noi e per i nostri figli è tutto quello che abbiamo vissuto e visto dopo la tragedia che ha segnato la nostra vita. Per quanto ci riguarda siamo morti il 26 dicembre 2004 ad Unawatuna, Sri Lanka, ogni giorno in più è un grande regalo del Signore e Lo ringraziamo dal profondo del cuore. Però tutto quello che i nostri occhi hanno visto, morti, disperazione, distruzione, strazio è difficile da ripetere a parole. Le immagini televisive rimandano circa un 20% di quella che realmente è stata ed è oggi la situazione e ne siamo anche contenti perché non è giusto sconvolgere ancora più persone di quante già non ce ne sono state. Oggi, grazie a Dio, siamo a casa, in Italia, Luca ed io siamo tornati solo perché avevo urgentissimo bisogno di cure mediche e perché non potevamo continuare a far subire altri shock ai nostri bambini ma con la testa e con il cuore siamo ancora lì, fra tutta quella povera gente, fra tutti coloro che sono rimasti in una delle tragedie più grandi del mondo. Mi chiedo ogni secondo come è possibile rimanere vivi quando ci si trova dentro ad un evento così catastrofico da spostare l'asse terrestre. Più ci pensiamo più ci rendiamo conto di quanto grande sia stato il miracolo che il Signore ha fatto per salvare le nostre misere vite. Non siamo più come eravamo prima, ła tragedia ci ha tolto tanto ma ci ha anche dato tanto. In fondo ci ha fatto bene ma non possiamo far altro che piangere per tutti coloro che non si sono salvati. Quando tutto è stato travolto e stavamo per morire affogati ho pregato tanto, come tutti del resto, ho lottato per non farmi strappare dalle braccia Alexis ed ho pregato, come dicevo, anche San Pio (Padre Pio). Bè, di 9 valigie samsonite e un passeggino e di due interi alberghi non ci é rimasto nemmeno un piccolo oggetto, nemmeno una rotella. Ma pensate che cosa meravigliosa: mentre Luca e i bambini giravano scalzi alla ricerca di Alexis e me, a 5 chilometri da dove si trovavano i nostri alberghi e la nostra casa, in mezzo alla jungla, cosa va a trovare per terra, in mezzo ad una marea di detriti ed oggetti di qualsiasi genere? La mia preghiera di Padre Pio con la foto di mio marito vicino. E' incredibile!!! Era proprio la mia adorata preghiera con il santino di Padre Pio e di Padre Germano (un sacerdote al quale sono molto affezionata ed è un po' ła mia guida spirituale). Come si fa a non credere che í miracoli esistono? Ho sentito gente che si chiedeva dov'era Dio in quei momenti. Bè, io lo so, stava salvando migliaia di persone. Era indaffaratissimo! Penso addirittura di aver commesso un peccato ma ił Signore conosce i miei pensieri e il cuore e capisce il senso di ciò che ho pensato; mi è sembrato un lavoro faticoso anche per il nostro Signore, ho pensato con Lui con tenerezza per tutta la fatica che doveva fare in quegli attimi per salvare tutti noi. Perdonami Signore se ho pensato che anche per Te questo lavoro era troppo faticoso ma, di sicuro, i Tuoi poveri occhi hanno sofferto nel vedere tale spreco di vite, soprattutto vecchi e bambini. Ci hai dato la libertà, Signore, ed ecco che cosa ne abbiamo fatto, noi uomini... E' una tragedia grande, troppo grande e viverla da dentro sconvolge ta vita intera. Ora non ci rimane altro che affrettarci per aiutare chi rimane. Luca ed io abbiamo deciso di costruire immediatamente un orfanotrofio per aiutare quei pochi bambini rimasti vivi. Abbiamo sentito storie terribili di rapimenti e altro e pare che siano vere. Davanti a queste realtà tremende che evito di commentare non ci rimane altro da fare che aiutare questi piccoli bambini. Maurizio Costanzo in persona, con gli aiuti pervenuti a Mediaset, finanzierà il nostro progetto e di questo gli siamo molto grati. Non ci interessano cose grandi, lavoriamo con le nostre minuscole possibilità e con l'aiuto di chi vorrà darci una mano. Facciamo cose piccole ma le facciamo velocemente e di sicuro non si perde nemmeno un centesimo. Come prima cosa, però, intervento più urgente è quello di ripulire immediatamente tutto il territorio (noi ci stiamo occupando dei villaggio di Unawatuna), per evitare che i corpi rimasti sotto te macerie portino gravi epidemie che mieterebbero più vittime di quelle causate dallo tsunami.Subito dopo regaleremo barche e reti da pesca per tutti i pescatori del villaggio. Così come daremo alle sarte del luogo macchine per cucire, in modo da risollevare e far rinascere l'economia dei villaggio. La carità fine a se stessa, donando quindi solo cibo o indumenti o soldi è di brevissima durata, purtroppo, é perfetta solo nel momento immediatamente successivo alta catastrofe ma, subito dopo, toglie molta della dignità all'essere umano. Noi, invece, vogliamo restituire la voglia di credere in un futuro, desideriamo ridare la dignità di un'occupazione, la dignità di contare sulle proprie forze, nuovamente, per un futuro che, così, certamente, perderà un po' di quel grigio che oggi è l'unico colore del presente. A chi non ha la possibilità di svolgere un lavoro, per una questione di età o di problemi fisici, gradiremmo assicurare un aiuto mensile, prolungato nel tempo, con il quale possa essere garantita almeno la sussistenza, l'assistenza sanitaria e l'istruzione (per i bambini).Se Dio ha fatto tutto questo per noi e ci ha salvati, significa che Lui ha un progetto per noi. Gli abbiamo chiesto un segno, di farci capire cosa era giusto che facessimo, qual era la nostra missione per Lui sulla Terra. Ci ha dato questa idea e seguiamo il volere di Dio con grande felicità nel cuore. Abbiamo viaggiato tanto, tantissimo, nella nostra vita, siamo abituati a gente che muore di fame o per altri motivi ma questa catastrofe è qualcosa che nessuna mente umana può lontanamente immaginare. Spero che il tempo sbiadisca un po' i ricordi che rimarranno comunque impressi negli occhi e nella mente dei nostri piccoli bambini. Mio marito ed io sappiamo bene che nemmeno il tempo potrà far svanire tutto ciò che abbiamo vissuto e visto. Rientrati in Italia, a casa nostra si è riversata una valanga di amici e parenti da tutto il mondo. L'affetto, questo grande immenso affetto che ci è stato dato, è l'unica grande cosa di cui abbiamo bisogno, noi e le nostre menti, i nostri cuori straziati, le nostre anime che hanno visto l'inferno.Ora che di quel paradiso non rimane altro che un immenso cimitero all'aperto, dove sono sepolti anche i nostri sogni, ma dove siamo rinati per uno dei più grandi miracoli detta storia dell'umanità, ora ognuno deve fare ił possibile per aiutare chi rimane. Il Signore ha salvato un numero incredibile di persone che però vanno sorrette e confortate.Dopo tutto questo non so come e cosa cambierà nella nostra vita. Per il momento lottiamo e andiamo avanti. Sto scrivendo un libro, per cercare di far uscire fuori da me tutto ciò che non ho il coraggio di affrontare. Spero che il mio libro aiuterà chi soffre e non ha più la forza di combattere. Bisogna lottare e credere in Dio. E poi, comunque, per tutti, sia fatta la Sua volontà. Auguriamo a tutti e per tutti un anno sereno, il resto è superfluo. Pamela Vana can Luca Casamatta ed í nastri figli Gianmaria, Niccolò ed Alexis.
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