Carissimo Gianni,
grazie infinite per la mail. Beh, tocchiamo un tasto abbastanza tipico della vocazione: nel Vangelo leggiamo come dopo essere stati invitati dal Signore i primi discepoli "lasciarono tutto e lo seguirono". Non credo che l'abbiano fatto così in modo indifferente, come se ciò che avevano non avesse avuto molto valore per loro, nel fondo era la loro vita. Anche a noi il Signore fa un invito e il lascire le cose del mondo non sempre è così facile. Normalmente, facendo memoria di varie esperienze con giovani in questi anni, la proposta che propongo è quella di un cammino di discernimento e, conseguentemente, di un cammino di abbandono al Signore. Non è che di punto in bianco uno deve cambiare la propria vita di 180 gradi, ma se da una parte ci sono e ci devono essere delle rinunce dall'altra il cuore si deve riempire di quel "tesoro nel campo" o di quella "pietra preziosa" che da senso a tutta la mia vita e che per questo motivo vale la pena tornare a casa "vendere tutto ció che si ha e poi andare a comprare questo nuovo tesoro".
Un buon cammino di discernimento vocazionale da una parte mi aiuterà a fare sempre più chiarezza circa la chiamata che il Signore ci fa, dall'altra mi aiuterà a dare quei passi che mi porteranno in modo "naturale" a staccarmi dalle cose. La vocazione non è la "rinuncia a"... ma è "aver incontrato qualcuno": il Signore della nostra vita.
Potremmo continuare ancora la nostra chiaccherata ma penso che queste brevi righe possano gettare un po' di luce sulla tua vita. Non fissare troppo gli occhi su quello che lasci... ma guarda chi incontri.
Con la mia preghiera e la mia amicizia, in Cristo e in Maria, P. Giuseppe Gamelli, LC
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