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I. La vita come una risposta

È un po' il mio pallino fisso. La vita si apre come un grande dono, come il frutto di un amore esclusivo. Questo dono è così importante che racchiude in germe un senso personalissimo, come stato di vita, per compiere una missione, ciò che da sempre Dio ha pensato per me e vuole farmi capire. Per questo abbiamo bisogno di un "programma di vita", San Paolo ne accenna uno che fa proprio al caso nostro.

 

 

 

   Chiamati per essere

 

            Spesso la nostra vita  si presenta come una grande scelta. Scegliamo i colori più belli, le opportunità migliori, le condizioni più convenienti. Costruiamo poco a poco le nostre realizzazioni personali, decidiamo il tipo di amicizie da frequentare, il modo di comportarci, i valori importanti. La vita risulta una grande e sorprendente potenzialità.

 

            Ma più che come una scelta la vita si apre come una risposta. Meglio, la nostra esistenza è anche una risposta. La vita è, infatti, un dono magnifico frutto di un amore grande, speciale ed esclusivo. La vita ci viene data senza aver neppure dimostrato di meritarla. La prima vocazione è, dunque, la chiamata alla vita. Ciascuno di noi è chiamato da Dio a vivere.

 

            Questa realtà è pregna di conseguenze ed impegni. Mi piace sottolinearne uno: da un lato c'è un Qualcuno, con la "Q" maiuscola, che ci ha dato la vita come un dono, gratuitamente. Dall'altro, questo Qualcuno sta facendo il "tifo" per noi, affinché la viviamo nel miglior modo possibile.

            Perciò, di fronte a questo "dono" stupendo, ci troviamo a dover dare una risposta. La vita è una risposta verso Qualcuno che da sempre ci ha pensati ed amati, ed amandoci noi siamo.

 

            D'altra parte, c'è anche il cammino inverso di fronte alla realtà della nostra esistenza. Ciascuno di noi, magari contemplando un panorama suggestivo, si chiede che cosa ci stia  a fare in questo mondo, e nascono tante domande e tanti perché. Nel cuore di ogni uomo cè la volontà di dare un senso alla propria vita che oltrepassa le frontiere dell'uomo stesso.

 

            Di più: nel cuore di ogni uomo sono presenti, fondamentalmente, due tipi di domande. Quelle alla sua portata più o meno facili da scoprire, che riguardano il come le cose funzionano e quelle più profonde, le chiamiamo trascendentali, che lo oltrepassano e hanno a che fare con il perché delle cose stesse. Di fronte a queste domande ci sono vari atteggiamenti. Alcuni non ci pensano proprio e, spesso sentiamo dire: «non ho tempo per queste cose». Sono persone troppo affannate nel vivere in superficie si lasciano vivere dalla vita senza fermarsi un momento per cercare di scoprirne i segreti più profondi. Altri, invece, cercano una risposta nella sfera dei valori umani. Concetti elevati, degni, importanti come quelli della famiglia, della giustizia e della pace. Pilastri di cui oggi si sente persino la mancanza. Ma, allo stesso tempo, questo non basta ancora per la nostra ricerca. Il cuore di ogni uomo, la sua costituzione, racchiude in un finito di spazio e di tempo una capacità spirituale che ci trascende e che fa si che l'uomo sia aperto all'infinito. Lo possa toccare ed essere toccato.

 

            Lintelligenza e la volontà ci svelano queste capacità spirituali che, convogliandosi nella capacità di amare, ci muovono a cercare valori più eccelsi, quasi una voglia di eternità. Qui, dove arriva la forza della nostra ragione, qui siamo raggiunti dall'alto dalla mano tesa della fede che ci fa credere nella Rivelazione di Dio.

 

            La nostra risulta essere una esistenza abitata da Dio. E Lui, cercandoci, ci parla.

 

            Ma ancora non basta. Ogni azione implica sempre una causa, un perché e conduce a un risultato. Inscindibile dalla nostra vita appartiene anche una ragione dessere. Se vogliamo usare un parolone possiamo dire che accanto al dono della vita ciascuno porta nel proprio cuore il dono di una missione che è personale ed intrasferibile. L intimo perché in cui si incrociano una linea orizzontale e una verticale.

 

            Per ciascuno di noi è urgente trovare la risposta più giusta da dare con la propria vita. Ci si può attardare, si può far fatica. Spesso si può sbagliare strada e magari dover tornare sui propri passi. Ma sapere se ciò che sto vivendo è quello per il quale sono stato creato è fondamentale. Ne va non soltanto della mia più piena realizzazione ma anche della mia stessa felicità personale e di quella delle persone che sono accanto a me.

 

            Intendere la vita come una risposta è, quindi, l'attenzione costante con la quale cerco di scoprire il senso delle mie azioni, dare alla vita il volto giusto, il volto di Dio. È lattenzione del cuore di un giovane che vuole saper amare, abbattendo le barriere dell'egoismo e della autorealizzazione sterile. Un cammino talvolta in salita ma che porta ad una vetta dalla quale poter ammirare un panorama sublime.

 

            Signore, «che cosa devo fare?». Ci hai fatto il dono dell'esistenza, insegnaci a trovare il cammino di quella missione che ci hai voluto affidare e che fa della mia vita la realtà più esclusiva ed unica di questo mondo. Non è cercare ciò che Tu vuoi da me ma quello che tu hai pensato per me. Questa dovrebbe essere la nostra preghiera.

 

            Infine, concepire la vita come una risposta vuole sottolineare che ogni uomo è chiamato alla vita come un dialogo con il Signore in cui Lui si impegna a farci capire questa chiamata concreta e distinta per farcela vivere pienamente. Al dono della scoperta chiediamo anche quello dell'azione. Contemplare la bellezza di una cima e poi non determinarci mai per la scalata risulterebbe ancor peggio di rimanere ciechi di fronte a tanto splendore.

 

            Spesso sento dire: «Ma padre, non faccio niente di male!». Dovremo capire che, con questo dono meraviglioso della vita, non dovrei soltanto evitare il male, ma sfruttare tutte le opportunità per fare il bene e farlo nel miglior modo possibile. La vita è meravigliosa ed è per dare il meglio di sé stessi.

 

             

 

Allegato 1: Rm 12, 1-2

 

      Sono molti i passaggi nelle lettere di San Paolo che mi stimolano fortemente ad un salto di qualità nella mia vita cristiana e nella mia consacrazione. Ma ce né uno che per me rappresenta un vero e proprio cammino di superamento personale. Potrei definirlo il programma di vita per eccellenza. In soli due versetti Paolo ci indica il che cosa dobbiamo fare con la nostra vita. Tre gradini che rappresentano tre ritmi, in crescendo, della nostra attenzione a Dio. Tre risposte che costituiscono un cammino concreto di santità:

 

«Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrifico vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» [1].

 

 

Sono tre criteri per saggiare la bontà delle mie azioni ed anche tre gradi in intimità con il Signore:

 

·         Compiere nella mia vita ciò che è buono. È per tutti e rappresenta la prima manifestazione naturale della volontà di Dio. Nella legge naturale, per quanto riguarda la moralità del nostro comportamento, troviamo infatti fare il bene ed evitare il male.

·         A Lui gradito. È un secondo gradino che si trova già nella Rivelazione. A volte corriamo il rischio di cadere in un approccio legalista nel nostro atteggiamento con Dio. Invece compirò cose gradite quando il mio rapporto con il Signore è un rapporto di amicizia, quando al Signore ci tengo.

·         Ciò che è perfetto: è il gradino più alto, lultimo salto di qualità. Qui trovo il vero amore. Gesù è talmente vicino al mio cuore che voglio, per lo meno vorrei, dargli il mio meglio. In questi termini ha senso parlare di santità.

 

 

Una chiamata viva, una via sempre più specifica e profonda. Un cammino per imparare a vivere con normalità, oserei dire, la mia vita cristiana.

 

 Ad un certo punto, cercando di trovare o ritrovare il senso della nostra vita, consiglio ad ogni giovane di applicare alle proprie azioni queste domande: perché e per chi. Quasi fossero i due pilastri per fissare il nostro agire nel quadro delle cose che valgono. Perché e per chi mi alzo, studio, lavoro, esco con gli amici, ecc... Queste due coordinate ci aiutano a farci prendere coscienza del motivo delle cose che realizziamo. A volte, pensiamo di vivere pienamente la nostra vita soltanto perché siamo riusciti a riempire le nostre giornate di mille cose da fare e ci sentiamo così molto impegnati.

 

 



[1] Cfr. Rm 12, 1-2

                                                                                                                                                                                                       
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