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Domenica 10 settembre 2006
Doemnica
XXIII Tempo Ordinario
Edizioni ART
Messa Meditazione

Domenica 10 settembre

XXIII del Tempo ordinano

 

Antifona d'ingresso

Tu sei giusto, Signore, e sono retti i tuoi giudizi: agisci con il tuo servo secondo il tuo amore.

 

Colletta

O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guar­da con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i cre­denti in Cristo sia data la vera libertà e l'eredità eterna. Per il no­stro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

I Lettura

Si schiuderanno gli orecchi dei sordi, griderà di gioia la lingua del muto.

Dal libro del profeta Isaia.                                                                              Is 35,4-7a

Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiude­ranno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sor­genti d'acqua. PdD.

 

Salmo responsoriale

R/. Da' lode al Signore, anima mia.

dal Salmo 145

Il Signore è fedele per sempre, / rende giustizia agli oppressi, / dà il pane agli affamati, / il Signore libera i prigionieri. R/.

Il Signore ridona la vista ai ciechi, / il Signore rialza chi è cadu­to, / il Signore ama i giusti, / il Signore protegge lo straniero. R/.

Egli sostiene l'orfano e la vedova, / ma sconvolge le vie degli empi. / Il Signore regna per sempre, / il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione. R/.

 

II Lettura

Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli eredi del regno?

Dalla lettera di san Giacomo apostolo.                      Gc 2,1-5

Fratelli miei, non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria. Sup­poniamo che entri in una vostra adunanza qualcuno con un anello d'oro al dito, vestito splendidamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se voi guardate a colui che è ve­stito splendidamente e gli dite: «Tu siediti qui comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti in piedi lì», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate in voi stessi preferenze e non siete giudici dai giudizi perversi? Ascoltate, fratelli miei carissi­mi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano? PdD.

 

Canto al vangelo

Alleluia, alleluia.

Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Alleluia.

 

Vangelo

Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Dal vangelo secondo Marco.                             Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno ter­ritorio della Decapoli.

E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guar­dando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo rac­comandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!». PdS.

 

Preghiera dei fedeli

Fratelli, ogni giorno della nostra vita è una grazia del Signore, un'occasione posta nelle nostre mani per fare del bene e costrui­re il regno di Dio. Invochiamo il Padre che è nei cieli, perché oggi conceda a ciascuno di noi di camminare nelle sue vie.

R/. Aiutaci, Signore, a vivere nella tua amicizia.

1.  Per la santa Chiesa, perché, guidata dallo Spirito del Signo­re, sappia riconoscere nella vita di tutti i giorni i segni della pre­senza di Dio, preghiamo. R/.

2. Per i nostri pastori, perché mediante il ministero e la santità personale siano educatori e padri nella fede, preghiamo. R/

3. Per tutti noi rinati nel Battesimo, perché il Signore ci preser­vi dal peccato e ci faccia crescere nell'esperienza viva del suo Spirito, preghiamo. R/.

4. Per l'uomo che lavora, perché l'impegno quotidiano necessario al sostentamento delle famiglie giovi anche a rendere più giusti e cordiali i rapporti tra tutti i membri della società, preghiamo. R/.

5.  Per i bimbi che oggi nascono alla vita, perché siano accolti con amore e tutta la comunità senta che il frutto del grembo è dono di Dio, preghiamo. R/.

 

Assisti, o Padre, i tuoi figli nel cammino di questo giorno e fa' che portino con gioia il peso e la gloria della loro fatica quoti­diana. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Preghiera sulle offerte

O Dio, sorgente della vera pietà e della pace, salga a te nella ce­lebrazione di questo mistero la giusta adorazione per la tua grandezza e si rafforzi la fedeltà e la concordia dei tuoi figli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Antifona alla comunione

Come il cervo anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio; l'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente. Oppure: «Io sono la luce del mondo», dice il Signore, «chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

 

Preghiera dopo la comunione

O Padre, che nutri e rinnovi i tuoi fedeli alla mensa della paro­la e del pane di vita, per questi doni del tuo Figlio aiutaci a pro­gredire costantemente nella fede, per divenire partecipi della sua vita immortale. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Cuori non più smarriti

meditazione

 

Lettura

La liturgia di questa domenica pone alla nostra attenzione una parola di grande speranza, ma allo stesso tempo sconvolgente per la ragione umana. Nella prima lettura, Isaia rivolge questa parola agli smarriti di cuore. Le parole della lettera di san Gia­como sono indirizzate ai poveri e, nel brano del Vangelo, la gua­rigione del sordomuto, insieme a tutta una serie di gesti che Gesù compie verso quest'uomo, ci annunzia in maniera evidente la grandezza dell'amore di Dio per l'uomo. Gli smarriti di cuore vedranno cose che pensavano impossibili, i poveri erediteran­no il regno di Dio, i sordi udranno e i muti parleranno, perché il Signore ha fatto bene ogni cosa per coloro che lo amano.

 

Meditazione

Il passo di Isaia è rivolto agli smarriti di cuore. Ma chi è lo smar­rito di cuore? È colui che si sente perso, spaventato, scoraggiato e demoralizzato nel proprio cuore e non vede più speranza per la propria vita. Molte persone vivono questa condizione. Forse oggi stesso, per i più svariati motivi, anche noi viviamo questa situazione di disperazione, di angoscia, di paura e non riusciamo più ad uscirne. Ma proprio oggi il Vangelo offre con­forto e consolazione. Il rimedio è accogliere ed ascoltare Gesù nel profondo della nostra anima, luogo dell'incontro vero con Dio. L'incontro tra Gesù e il sordomuto ci riguarda da vicino: ogni giorno il Signore chiama anche noi in disparte, ci invita ad ascoltare la sua Parola, affinché possa toccare i nostri orecchi e la nostra lingua e guarirci dai nostri mali. Gesù ci tocca quo­tidianamente in ogni gioia e sospira per noi in ogni prova, ci tocca mediante tanti fratelli che hanno bisogno di essere ascol­tati da noi. Sì, da noi! Toccandoci, infatti, il Signore ci restitui­sce il dono di ascoltare e di "parlare correttamente", ossia una nuova capacità di comunicare, di trovare le parole che toccano noi stessi e il cuore dei fratelli, ci donano un nuovo spirito e una nuova forza per affrontare le prove della vita. Oggi non possia­mo non udire la parola che Gesù ci rivolge: «Effatà!». Uscia­mo dai nostri silenzi, dalle nostre paure, dalle nostre tentazio­ni per aprirci ad accogliere nella nostra vita la vita altrui, spalancando le porte del nostro cuore a Cristo. Con lui nel cuore non potremo più smarrirci!

Preghiera: Sospira ancora, Signore, volgendoti misericordio­so verso di me. Rendi umile e docile il mio cuore perché possa ascoltare la tua Parola di salvezza ed accoglierla con gioia nellincessante desiderio di esserti fedele.

Agire: Oggi e per tutta la settimana mi impegnerò ad ascol­tare maggiormente ogni persona che incontrerò, cercando di aprire il mio cuore alle altrui aspirazioni e necessità.

 

"Sordomuto

XXIII domenica del Tempo ordinario

simboli, luoghi, figure della Bibbia

 

In ogni epoca la malattia e la salute hanno avuto grande rilevanza per gli uomini. Esse sono segno, per così dire, della naturale vocazione delluomo alla vita e dell'istinto di sopravvivenza quale elemento conge­nito dell'essere umano. La salute indica una certa pienezza di vita, men­tre la malattia suggerisce uno stato di debolezza e di fragilità. In una mentalità teocentrica, la malattia è vista come peccato, come allonta­namento da Dio, come reazione divina ai peccati dell'uomo. D'altra parte, l'anelito di vita ha portato gli uomini a sviluppare in ogni epoca strumenti adeguati, umani e divini, per recuperare la salute, ma anche per prolungare la vita al di là dell'esistenza terrena. Questo è il conte­sto in cui si deve collocare una riflessione sulla malattia nel Nuovo Te­stamento e, in modo particolare, la nostra riflessione sul sordomuto, in rapporto ai testi dell'odierna liturgia.

I vangeli sinottici presentano diverse vicende di malati che chiedo­no a Gesù di essere guariti. Essi cercano il Maestro in quanto "uomo di Dio", che possiede in sé una forza divina che dà potere sulle malat­tie e sul peccato. Nell'antichità ci sono stati uomini che credevano di avere un tale potere taumaturgico. Così Vespasiano, nel suo soggior­no in Egitto, avrebbe compiuto parecchie "guarigioni" mosso dalla po­tenza divina di Iside. Si racconta anche di Asclepio che, nel suo tem­pio di Epidauro, avrebbe "guarito" una fanciulla muta, che prese a gridare di fronte ad una delle sacre serpi, raffigurazioni della divinità, e fece ritorno guarita a casa dei suoi genitori. Nel Talmud si parla di un rabbino che guarisce due muti implorando a Dio misericordia per loro. Il modo di esprimersi degli evangelisti, nell'intreccio narrativo, risponde alla mentalità e alla cultura del tempo, ma la realtà ed il mes­saggio divergono di gran lunga dai racconti rabbinici o ellenistici.

Cerchiamo di esporre le diverse prospettive da cui possono essere considerati i testi liturgici. La prima prospettiva è quella della guarigio­ne come credenza. Gli abitanti della Palestina, ebrei o ellenisti che fos­sero, condividevano questa credenza generale della cultura e della reli­gione contemporanee. D'altra parte, la guarigione del sordomuto avviene nel territorio della Decapoli, una regione abitata quasi interamente da pagani. Il modo di agire di Gesù per guarire il sordomuto si adatta alla loro mentalità e alla loro credenza: il contatto fisico, l'elevazione degli occhi al cielo, l'efficacia taumaturgica della saliva, la potenza della pa­rola (Mc 7,32-35). Gesù viene incontro all'uomo perfino nel modo di ridare la salute al malato. La guarigione può essere vista anche come fatto avvenuto. La testimonianza molteplice di guarigioni nei quattro vange­li e nell'insieme del Nuovo Testamento è garanzia sicura di storicità. Non­dimeno lo è la consapevolezza di Gesù di essere venuto per "guarire" (in greco therapeuein) l'uomo e per "salvarlo" (in greco sozein). La gua­rigione del corpo non è altro che l'epifania di una guarigione più pro­fonda che raggiunge lo spirito, e si chiama salvezza.

La salvezza, infatti, è sicuramente la prospettiva più interessante e più sottolineata dai testi liturgici. Il racconto dal testo di Marco è stato redatto sulla falsariga della promessa messianica del profeta Isaia. «Co­raggio! Non temete; ecco il vostro Dio... viene a salvarvi» (Is 35,4b). E prosegue: «Allora... si schiuderanno gli orecchi dei sordi... griderà di gioia la lingua del muto». La salvezza viene dalla fede e, quindi, la guarigio­ne diventa simbolo reale del miracolo della fede. È sordo chi non ascol­ta la Parola di Dio ed è muto chi non è capace di confessare la fede. L'ascoltare del sordo guarito accenna all'inizio della salvezza, mentre la confessione del muto, una volta scioltasi la sua lingua, indica la voca­zione di ogni cristiano a comunicare la gioia della fede che salva. In que­sta prospettiva ascoltiamo, dunque, l'inizio della seconda lettura: «Non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria».

 

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