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lettera per un futuro diacono

 

 

Caro in Cristo:

 

 non mi sarà possibile partecipare, di persona, alla tua ordinazione diaconale: sarò ugualmente presente, con la preghiera più fraterna e sincera, rivolta all'altare di Dio che si trova nella chiesa di Sant. a ., dinnanzi al quale compirai il primo passo, salirai il primo  gradino, che ti condurrà ad essere consacrato, per sempre, sacerdote.

 

A quale sublime ed elevata vocazione sei stato chiamato: celebrare il sacrificio di salvezza, consacrare le specie eucaristiche, che rendono Cristo presente nella celebrazione della S. Messa, reale, vivo e operante nella Sua Chiesa, debole e peccatrice, ma confidente nella Grazia e nella benedizione di Dio. E il sacerdote che celebra il sacrificio eucaristico: sarai chiamato, tra qualche mese, a questo ministero arcano e così mirabile. Ricordati sempre che la celebrazione dei sacramenti, in particolare l'Eucaristia, richiede il compimento di un'azione nella quale dovrà configurarsi il tuo stesso essere, persona e sacerdote. Quando offrirai il sacrificio dell'altare, ricordati che dovrai offrire te stesso insieme con il sacrificio, segno della disposizione ad un'oblazione totale, che coinvolge la globalità del tuo tempo, sacralizzato nella diaconia della carità vissuta per amore di Cristo.

 

Non mancheranno difficoltà, momenti critici, fasi di sofferenza, soprattutto spirituale: non tanto per il peso del ministero che ti accingi ad iniziare, non solo per l'entità, immane, della battaglia da combattere contro il peccato e le suggestioni del maligno. Saranno, soprattutto, eventi in ambito ecclesiale, personalità ecclesiastiche, situazioni di scandalo emergenti nel contesto della Chiesa cattolica, persecuzioni ingiuste, crudeli ed assurde in partibus-fidelium a mettere a dura prova la tua fede di sacerdote.

 

Stringiti sempre, in modo assoluto, totale, invincibile, inseparabile, alla Croce: lo strumento dell'annientamento e della sconfitta è divenuto, per noi cristiani, l'arma della nostra vittoria. Rimani sempre, con Maria, ai piedi della croce: è la sorgente inesauribile del sacramento eucaristico che qualifica la tua vocazione presbiterale. E lì il luogo della rivelazione della potenza soprannaturale della Grazia: elevato da terra, Cristo attira a sè popoli che appartengono a tutte le nazioni dei cinque continenti, fino agli estremi confini della terra.

 

A Cristo, per Maria: una regola antica, se vuoi semplice, se vuoi umile, ma così vera ed efficace per ogni sacerdote che intenda dedicare integralmente la propria vita a servizio del Vangelo.

 

Ogni giorno, la fedeltà all'Ufficio, che scandisce i ritmi della preghiera e della carità, e la devozione per il S. Rosario, che ci riporta nell'intimo della nostra interiorità, ottenendoci pace, serenità, illuminazione ed infinite grazie mediante l'intercessione della Vergine.

 

Abituarsi a resistere: sempre, a qualunque costo, come un soldato in prima linea, che combatte senza venire meno ai propri doveri, senza mai arretrare di un solo millimetro, per non cedere la posizione al nemico.

 

L'esperienza di una vocazione cristiana - sacerdotale, religiosa e matrimoniale - può essere paragonata ad una maratona: vince chi riesce ad arrivare, integro e senza perdere la fede, sino alla fine. Si corre, ma il passo deve essere lento, ritmato, graduato, per non bruciare subito, nei primi chilometri, tutte le forze. Bisogna saperle dosare: giomo dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Con il Salmo 89, chiediamo a Dio: insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore. L'importante  è vincere all'ultimo metro, non essere avanti nei primi cento. Una maratona: passo lento, dunque, ma costante, così come è il passo ritmato dei montanari, che sanno come si arriva in vetta, mentre i turisti domenicali corrono, per poi fermarsi, scoppiati, a meta del percorso. Non sia mai: la vocazione presbiterale non è per coloro che si voltano per lasciare l'aratro a metà del lavoro svolto. E una grazia ed un dono che devono pulsare, instancabili, sempre, ininterrottamente, donando fede, speranza e carità a coloro che ti circondano.

 

Tu es sacerdos in aeternum. I1 Signore ti ha chiamato a servirlo, con il dono totale del tuo cuore, della tua mente, delle tue energie: non sei più tu che vivi per conseguire fini umani, transeunti ed effimeri, ma è Cristo che vive in te ed opera in te cose meravigliose ed impossibili alle capacità umane per realizzare il compimento del Regno di Dio, che è già e non ancora, che verrà glorioso e sarà, per sempre, nei secoli dei secoli.

 

In occasione del nostro ultimo colloquio romano, dinnanzi ad una pizza ,francescana ed una cardinalizia, esprimesti il timore di non riuscire ad incontrare coloro che sono lontani da Cristo. Non preoccuparti. In realtà, avviene il contrario: un sacerdote santo, che viva con coerenza la propria missione evangelizzatrice, è come una luce che risplende nelle tenebre. Coloro che vagano nel buio si dirigono alla ricerca di quella luce, attendono quella speranza, cercano quella fonte di vita, che consenta loro di sfuggire alla tetra angoscia delle tenebre, del peccato e del male. Solo Cristo è capace di soddisfare le aspirazioni più profonde del cuore umano. Non devi uscire, piuttosto attendere: ciò che importa è che tu viva, con sincerità e fedeltà, la tua vocazione a servizio di Cristo e della Chiesa cattolica. Allora sarai sale e luce per la tua gente in terra elvetica, dalla quale potranno venire tanti evangelizzatori e tanti santi. Quale il metodo pastorale? Uno solo, non richiede particolari studi e strategie: fedeltà al Vangelo, sine glossa! La coerenza e la santità del clero generano laici santi, famiglie cristiane sante, vocazioni seminaristiche sante, presbiteri, suore e vescovi santi, ecc., una catena ininterrotta di Grazia, nella quale il Bonum è diffusivum sui.

 

Il sacerdote è come una calamita, che attira a sè, solo per attirare a Dio, mediante l'energia di attrazione della Grazia che è in lui, non per suo merito, ma per la sovrabbondante misericordia di Dio, che lo ha chiamato a svolgere una funzione di intemediazione tra il cielo e la terra, mediante il servizio della Parola e dei Sacramenti. San Paolo scrive: pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero a Cristo. Mi sono fatto Giudeo con i Giudei,  sono divenuto come uno che è sotto la legge, mi sono fatto debole con i deboli, mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. I1 segreto della pastorale sta tutto qui. Il resto sono chiacchiere, più o meno dotte, piu o meno fondate, funzionali a dar lavoro ad un gruppo prevalente di sacerdoti e suore, cosiddetti 'specialisti di pastorale', che altrimenti rimarrebbero disoccupati. I1 sacerdote è una calamita che attira a sè coloro che sono nel peccato, nel dolore, nel bisogno, nella disperazione: i più poveri, i più deboli, i più malati, soprattutto a livello spirituale e morale. Sono i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi che, nella parabola lucana, vengono invitati a cena al posto dei primi commensali, tanto attesi quanto scortesi. L'evangelista Matteo applica il contenuto della parabola al banchetto di nozze del Figlio del Re: ai suoi servi egli comanda di recarsi ai crocicchi delle strade per chiamare alla festa tutti coloro che potranno trovare. Ogni uomo deve poter partecipare alle 'nozze' mistiche del Cristo, redentore e santificatore, con la propria Chiesa.

 

Il sacerdote è un pastore: la sua partecipazione alla funzione di Cristo lo induce ad identificarsi con il Buon Pastore. L'esercizio di questa autorita deve essere compiuto nella prospettiva dell'umiltà, che Gesù ci ha insegnato in occasione della lavanda dei piedi ai suoi Apostoli: Cristo, che è il Maestro, non è venuto per essere servito, ma per servire. E, dunque, I'umiltà il terreno che consente alla carità di fiorire, feconda e portatrice di una tensione agapica, capace di porsi a servizio del Popolo di Dio. S.Bernardo, riferendosi al modello mariano che il sacerdote dovrebbe sempre meditare, scrive: "l'umiltà aggiunge pregio alla verginità e la verginità adorna l'umiltà. La verginità è indubbiamente una virtù encomiabile, ma l'umiltà è maggiormente necessaria; la prima è consigliata, la seconda è comandata; a quella sei invitato, a questa sei obbligato".

 

Sarai pastore di un gregge: non importa se piccolo o grande, se in una citta prestigiosa oppure in uno sconosciuto borgo montano. Dove c'è un altare consacrato a Dio, lì è Chiesa. Il gregge è posto sotto la protezione del pastore. Di qui le due possibili attitudini del presbitero: comportarsi da vero pastore, che ama le pecore fino al dono della vita. oppure essere come il mercenario, che fugge dinnanzi ai lupi. Sarà questa la scelta prioritaria della tua vita: Dio te ne chiederà conto, quando ti presenterai dinnanzi a Lui, nell'ultimo giorno. Quale tremenda responsabilità, perchè Egli è geloso delle anime delle Sue creature, che affida alla cura pastorale di un sacerdote! Ama, con l'identica intensità del cuore di Cristo, le pecore che ti saranno affidate e cura, non solo di non perderne neppure una, ma di guadagnarne molte altre alla sequela del Vangelo: non giudicarle, non disprezzarle, non allontanarle. Abbi compassione di loro, delle loro debolezze, dei loro limiti, delle loro imperfezioni. Amale, con la stessa tenerezza di una madre: educale, con la stessa virile energia di un padre, genitori che vedono crescere, sotto i loro occhi, i propri diletti figli. Amale: è tutto. Solo e semplicemente questo ti è richiesto, ma con un cuore indiviso. Il vero pastore dà la vita per le sue pecore, il mercenario fugge dinnanzi al pericolo. Quali sono i lupi di oggi? In assenza di persecuzioni dirette e fisiche, i lupi sono le critiche, il martirio quotidiano dell'incomprensione, della calunnia, del mormorio che colpisce coloro che sono fedeli a Cristo ed alla Chiesa cattolica, la lapidazione giornaliera dell'ottusità, dell'ipocrisia, della menzogna, prive di verità e di misericordia. Non avere mai paura, non reagire mai con l'odio, non temere mai nell'assistenza potente di Dio: Egli è un Dio fedele. Mette alla prova la nostra fede, ma non lascia che veniamo distrutti dai nostri "nemici"; il Signore ci prova duramente, come l'oro nel crogiuolo, ma non ci consegna alla morte. La nostra difesa è nel Signore: egli salva i retti di cuore. I1 Signore benedice il giusto: come uno scudo lo copre la Sua benevolenza.

 

Il vero pastore non fugge, così come Cristo ha accettato, per la redenzione e la salvezza dell'intera umanità, di percorrere il cammino doloroso del Calvario e la tortura della Crocifissione: è un giuramento di fedeltà che segnerà e seguirà. per l'intera vita, la tua vocazione presbiterale. Nelle nostre diocesi europee, almeno per il momento, dare la vita per le pecore non significa morire per, quanto piuttosto vivere per coloro che sono affidati alle cure pastorali dei sacerdoti. E la richiesta esigente di una coerenza totale, soprattutto nel vivere le tre promesse sacerdotali: castità, povertà ed obbedienza. Assolute, per servire il Signore. Castità di un cuore consacrato a Cristo e mai sclerotizzato nell'egoismo e nella mediocrità, povertà volontaria come stile evangelico di vita, obbedienza totale alla Parola di Dio, ancor prima che alle autorità ecclesiastiche. Ti si prospetta un percorso di vita esigente, ma splendido: vale la pena di viverlo, fino in fondo, integralmente, senza frapporre ostacoli, lentezze, incertezze, che potrebbero rovinarne la bellezza, la santità e la perfezione.

 

Totus tuus. Tutto di Dio, per la cura pastorale delle anime. Avere lo stesso cuore di Cristo: misericordioso, immenso, amante della verità come forma suprema di libertà, aperto al dialogo ma fermo nei principi, capace di sacrificio e dono di sè. Quali problemi, quali difficoltà possono colpire un sacerdote, incrinandone la tempra e la deteminazione? Nulla. Chi o che cosa potranno allontanare un giovane che ha donato la propria vita a Cristo, da questo Amore così intenso e profondo? Nessuno e nulla. Se non sei in cerca di carriere, promozioni, potere, denaro, celebrità umana (effimera e transeunte), allora tutto è Grazia. Chi potrà separarti dallAmore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? LApostolo ci conferma che proprio in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.

 

Nella promessa solenne che farai dinnanzi all'altare del Signore, sento risuonare le impegnative parole dell'Apostolo, che hai scelto come stigma per la tua immaginetta di ordinazione diaconale: vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del Vangelo,  adempi il tuo ministero. Quale perfetta sintesi di una vocazione sacerdotale! Dio ti conceda la Grazia di poter realizzare questo progetto di vita, che sulla carta appare così semplice e, addirittura, ordinario, mentre nella prassi esistenziale si rivela esigente e richiede generosi, eroici sacrifici.

 

Ogni istante della tua vita sacerdotale corrisponderà alla scansione eterna di un colloquio esistenziale, continuo ed ininterrotto, con la fonte della Grazia, ossia della gioia, della speranza, della carità. Omnia vestra in caritate fiant, ci ammonisce S. Paolo: ogni azione, pensiero, atto sia compiuto nell'Amore di Dio. Allora la tua vita di presbitero diventerà un eterno canto di Amore, che sale, novella scala Iacob, dalla terra al cielo, unendosi alle armonie celesti degli angeli, che cantano, in eterno, la gloria di Dio. La vocazione sacerdotale, alla quale hai risposto con fiduciosa confidenza nella volonta di Dio, è una chiamata a vivere l'unico e permanente sacerdozio di Cristo, Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza ed unico Mediatore tra Dio e gli uomini. Sii sempre cosciente e consapevole del fatto che le anime sono state riscattate a prezzo del sangue innocente di Cristo: la funzione sacerdotale di Gesù, culminata nell'offerta di se stesso come vittima pasquale, si prolungherà anche nel tuo ministero sacerdotale.

 

Ho seguito, per un anno personalmente a Roma, in seguito, da lontano, con la preghiera, il tuo cammino formativo di seminarista. Sei quasi arrivato alla meta, ormai vedi il porto: ancora pochi mesi e sarai sacerdote di Dio. Come vivere questo tempo di attesa? Noli foras ire: in te ipsum redi. In interiore homine habitat veritas, suggerisce S. Agostino. Rientra in te stesso e cerca, soprattutto nella preghiera, la giusta determinazione, concentrazione e forza per vivere appieno l'evento dell'ordinazione sacerdotale.

 

Provo ad immaginare la tua emozione, le prolungate attese e gli ultimi dubbi, il sapere di essere ad un passo dal grande giorno dell'ordinazione. E il momento di chiedere e ringraziare. Chiedere a Dio la forza e la benedizione, come viatico per un lungo cammino da compiere. Ringraziare per il dono grande della vocazione, un dono che imparerai ad apprezzare crescendo nella tua vita sacerdotale.

 

Ti invio, un caro saluto: a partire da oggi ti ricorderò nella preghiera, recitando una decina del S. Rosario, ogni giorno fino a quello, gioioso, della tua ordinazione diaconale. Mi farebbe piacere ricevere,  magari per e-mail, almeno una fotografia a ricordo della cerimonia.

 

Con un abbraccio fraterno

 

                                                                                                                                                                                                       
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