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Tipi di chiamate

 

            Cercando di continuare il discorso circa la pastorale vocazionale, cominciato in Sacerdos qualche numero fa, in questa occasione guardiamo più da vicino come il Signore può farsi presente nella vita dei nostri giovani. Certamente, ogni storia vocazionale è un percorso a sé. Ogni chiamata tocca talmente in profondità il cuore di un giovane o di una giovane che rende il cammino di ciascuno veramente unico ed irripetibile portandone fedelmente i propri dati anagrafici. Non ci  sono, per così dire, diversi tipi di chiamate in senso stretto. Ci sono soltanto alcuni elementi che mi aiutano a capire come il Signore chiama. Dei possibili schemi generali che poi prenderanno il DNA di ogni persona.

 

            Nella mia esperienza di direttore spirituale, in vista a un discernimento vocazionale, ho potuto riconoscere tre possibili tipologie di chiamata ed anche se potrebbe sembrare una forzatura alla fantasia del Signore mi sembra che questa semplificazione può farci chiarezza ed aiutare il nostro giudizio:

 

1. La chiamata diretta: da Cristo al cuore del giovane. Un lampo a ciel sereno. Un po come San Paolo. Senza intermediari, senza molte cause seconde. I pretesti sono tanti ma lelemento comune è uno soltanto: Cristo passa sulla riva della tua vita e ti chiama. Il vangelo di San Marco dipinge così questa scena: Gesù passa, lasciano tutto e lo seguono[1]. Troppo importante per essere banale. Troppo esistenziale per colorarsi di superficialità e incoscienza. Durante la Santa Messa o in vacanza o nel bel mezzo di una festa o guardando un film o contemplando un tramonto. Il Signore guarda i tuoi occhi, fissa lo sguardo e ti ama.

È una chiamata totalmente chiara , diretta appunto, che non posso non riconoscere. È così e basta! Forse vorrei non aver capito, ma non posso dire che lerba sia, per esempio, di colore rosso.

Questa chiamata è la più trasparente in assoluto, può veramente stravolgere la vita di un giovane, è come se improvvisamente lorizzonte cambiasse di 180º. Insomma viene proprio un capogiro o addirittura le vertigini, come se mi affacciassi da una finestra accorgendomi di essere allottantesimo piano. Questa chiamata riscalda il cuore ed è facile riconoscere che il Signore mi vuole molto bene. Non ho bisogno, allora, di chiedere molti segni. Non sento il bisogno di chiedere conferme. Riconosco la sua mano e sento molta serenità. Questa chiamata difficilmente lascia spazio a dubbi o incertezze. Ci possono essere paure, qualche ripensamento, ma non posso dire non ho capito! Magari la tempistica nella risposta può variare, può trascorrere anche parecchio tempo prima di definire la propria posizionedi fronte al Signore, magari anni, ma la grande premessa della chiamata cè: il Signore mi chiama a seguirlo più da vicino facendomi condividere il suo cammino e la sua strada.

 

 

2. La chiamata indiretta: il Signore si serve di tanti pretesti per farsi vivo. Tanti elementi che apparentemente non hanno nulla a che fare gli uni con gli altri e con il senso della mia vita. Come un mucchio di eventi o avvenimenti accatastati che hanno un senso singolare. Eppure, ad un certo punto, unendo questi episodi, si scopre un filo rosso che attraversa la nostra esistenza.

Credo che tutti abbiamo fatto questa esperienza: ad un certo punto ci accade un fatto che ci fa riflettere e ci aiuta a leggere tante altre luci apparse nella nostra vita: «ah, adesso ho capito! È per questo motivo che mi è accaduto questo e questo e questaltro». È meno evidente della chiamata diretta. Non è un invito immediato, piuttosto dedotto. Un percorso fatto magari senza una piena consapevolezza. Senza rendermene pienamente conto mi sono ritrovato in questa situazione e soltanto ora le cose si fanno più chiare.

In questo tipo di chiamata è importante saper riconoscere le cause seconde, cioè tutti gli avvenimenti e  coincidenze secondari che si incastrano perfettamente e mi fanno arrivare qui e non da unaltra parte. È importante raccogliere tutti questi elementi, come fossero fotografie, in un album le cui pagine sono fatte di preghiera e di contemplazione dellazione del Signore nella mia vita. È per questo motivo che il momento di deserto, il ritiro di fine settimana oppure gli esercizi spirituali mi possono aiutare a cucire tanti momenti e lo scorrere di questi fotogrammi mi fanno vedere il film della volontà di Dio nella mia vita.

Il Signore, normalmente, non fa le cose a metà e anche se sembra giocare a nascondino ci aiuta ad entrare nel ritmo giusto dei suoi progetti su di noi. Così ad un certo punto, ritrovandomi appunto in un luogo anziché un altro, si legge nitidamente la direzione da prendere. Se lavessimo saputo fin dallinizio, magari, ne avremmo visto soltanto gli aspetti più negativi della fatica, della paura, delle difficoltà. Invece così il Signore, per esempio, mi fa conoscere un buon amico, da qui la condivisione di un gruppo di preghiera, il primo pellegrinaggio a Lourdes o in qualche altro luogo spirituale. Il desiderio del volontariato, il bisogno di pregare più intensamente, il... ecco i vari punti che uniti mi portano verso la vocazione.

Anche in questo caso il confronto con una buona guida, un buon direttore spirituale, è molto consigliato perché dal di fuori è più facile vedere il ritmo ed il percorso fatto. Il direttore spirituale può aiutarci a sottolinere passaggi significativi e momenti particolarmente importanti per noi.

 

 

3. La chiamata offerta: potrebbe sembrare una forzatura, come se pretendessimo di giustificare una chiamata muta da parte del Signore. Ma non è così!

      In questi ultimi anni mi è capitato di incontrare alcuni giovani che durante il loro cammino di fede hanno fatto questo ragionamento: «qual è il miglior modo di spendere questa vita? Qual è il cammino più importante per un uomo se non il servizio a Dio e agli altri? Qual è, dunque, il modo più perfetto per  vivere i miei anni?».

      Queste ed altre considerazioni costituiscono motivazioni, di per sé, più che sufficienti affinché una persona offra la propria vita a Dio. A volte sono persone che dicono di non sentire nulla. Quasi una assenza di sentimenti e di emozioni. Eppure, contemplando questo mondo, vogliono fare qualcosa. Osservando le sofferenze ed i bisogni di tanti esseri umani cresce in loro il desiderio di spendersi gratuitamente, pienamente e con esclusività per gli altri. A volte, è un senso di mediocrità che si vuole superare e rompere. Un salto per dare qualcosa di più.

      Non si tratta però di cocciutaggine umana, una idea fissa che mi è venuta e che non posso più scacciare dai miei pensieri. Probabilmente il mio cuore sente sempre più il bisogno di amare meglio, di amare intensamente. Sono sogni che non direi ad occhi aperti ma progetti che anche se allinizio hanno qualche tessuto di idealismo vogliono concretizzarsi sempre di più. Nel fondo tutti sentiamo il desiderio di costruire qualcosa di grande, qualcosa di bello, con la nostra esistenza.

      In questo caso la generosità personale è un elemento altamente qualificante della vita di questo giovane. Non esistono calcoli troppo umani ma slanci che hanno anche il sapore di un po di incoscenza e di apertura ad un futuro che non so bene che cosa mi farà incontrare. Ma questo non è molto importante, bisogna saper buttarsi senza paura. Sempre che ci sia veramente la mano del Signore. 

     

 

 

            Alla luce di queste tre modalità di chiamata può sorgere un dubbio forse giustificato: se la chiamata può essere diretta, indiretta o offerta allora tutti possono ritenersi scelti, chiamati da Dio. Per tutti potrebbe esserci questa via di consacrazione per la propria realizzazione personale. Qualcuno potrebbe pensare: «ma allora, non si salva nessuno!».

 

            Una possibile risposta per capire meglio la chiamata che il Signore può fare a ciascuno di noi potrebbe essere questa:  è vero che tutti possono incontrarsi in questo o in quel tipo di dialogo con il Dio, ma non tutti riceveranno la stessa risposta. Chiedere al Signore che cosa vuole da ciascuno di noi dovrebbe essere latteggiamento di ogni buon cristiano. Ma, come abbiamo visto, la vocazione è costituita da tre elementi: è Dio che alla fine chiama chi vuole ed è Lui che farà capire nel cuore di ciascuno la sua volontà.

 

            Ora, qualunque sia il tipo di chiamata che bussa alla porta della sua vita, il giovane si rende conto di questo invito. Magari dopo un po di tempo, dopo un po di viaggi e di circoli viziosi. Magari... Eppure la voce del Signore non si stanca mai di farsi capire.

 

            Unultima considerazione: nelle prime due chiamate passiamo dalla vocazione alla missione, cioè da un rapporto più o meno intimo con il Signore alla concretezza di una risposta, il lavoro concreto della missione. Nellultimo tipo di chiamata il cammino è inverso: dalla missione ad un rapporto più intimo con il Signore.

 

            Riguardo al terzo tipo di chiamata potremmo chiederci: «è autentico anche questo? Non sarà una imprudenza lanciarsi così nel vuoto?». Ricordiamolo ancora una volta: è sempre Lui che dona la grazia ad ogni giovane di scorgere i bisogni di questo mondo, la bellezza della donazione personale, il desiderio di fare qualcosa di più. Un dono per capire la vita con la stessa tenerezza con cui la vede Dio.

 

            Ancora una volta abbiamo cercato di capire, per quanto la nostra umanità ce lo può permettere, i grandi disegni di Dio per gli uomini, il progetto damore per ciascuno di noi. Come in altre occasioni se da un lato lo sforzo per capire il mistero ci ha aiutato ad una comprensione più profonda, dallaltro risulta sempre mancante di quella certezza umana che luomo pretende di avere abituato come è di possedere la propria vita. Non dimentichiamoci che ad un certo punto è doveroso il ricorso alla fede. Questa non è irrazionale ma sopra-razionale, una luce particolare che illumina molto di più e vede oltre le nostre miserie. Ma ancora di più: spesso la nostra miopia dipende dal poco amore verso Dio, non dalla sua incomprensione. Spesso il passo più grande dipende proprio dal nostro cuore, dalla nostra generosità.

 

            Il Signore non ci deve convincere, noi lo dobbiamo preferire.



[1] Cfr. Mc 1, 16-20

                                                                                                                                                                                                       
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