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So in chi ho creduto e sono sicuro.
Il maestro dei novizi ci racconta la sua vocazione.
P. Manuel Jesus Flores Blanco, LC

So in chi ho creduto e sono sicuro

Cristo ha voluto preparare il suo incontro con la mia vita in un modo molto semplice. Sono nato a Madrid nel 1958, in una fami­glia cristiana. Sono il secondo di tre fratelli. Da piccolo ho avuto a volte il desiderio di fare il missionario in Africa, in Asia o nel Sudamerica, ma volevo anche essere medico, poliziotto... A dodici anni venni a conoscenza, attraverso mio fratello maggiore, dell'E.C.Y.D. (Educazione, cultura e sport), un movimento giovanile diretto dai Legionari di Cristo. Fin dall'inizio mi attrasse a dismisu­ra l'allegria dell'ambiente, la sana amicizia, l'aiuto che si poteva tro­vare nel club. Lì mi sono reso conto che si può essere dei ragazzi normali, divertirsi e spassarsela e nel contempo essere un buon cristiano. Si andarono consolidando amicizie, non solo quelle umane, ma soprattutto quella con Gesù Cristo; parlare con Lui come si parla ad un amico, fargli visita, chiedergli aiuto (per i miei studi, i miei giochi, le mie amicizie), fare qualcosa per Lui, cercare di com­piacerlo. Ricordo che le domeniche mattina, con un gruppo di ami­ci, andavamo a far visita agli anziani di un ospizio; parlavamo con loro, cantavamo per loro, servivamo loro il pranzo. Le religiose che li accudivano erano sempre felici e sorridenti malgrado il peso del­la loro dedizione. Quanto mi ha aiutato ad uscire dal mio egoismo il vedere la sofferenza, il dolore e la solitudine di tante persone! E nello stesso tempo quanta gioia ho provato nell'aiutarli, nel rendere un po' più felice la loro esistenza!

Dio ha seminato molto in questi anni. Ho avuto sempre vicino l'amicizia di un sacerdote legionario, l'aiuto dei miei compa­gni... Giunse l'estate del 1974: ebbi la grazia di partecipare alla Prima Convenzione Internazionale dell'E.C.Y.D. a Ontaneda, nel nord della Spagna e convivere lì, per quindici giorni, con ragazzi ir­landesi, italiani, messicani e spagnoli. Ne la lingua ne la brevità del­la manifestazione furono d'impedimento alla nascita di solide amici­zie che abbiamo poi mantenuto per anni rinforzando i nostri ideali giovanili di dedizione a Gesù Cristo. Era stato tutto molto bello, ma io ne venni via con un interrogativo a cui dovevo dare una soluzio­ne: Dio mi vuole sacerdote? Dentro di me qualcosa mi diceva: "Sì, sacerdote...sacerdote legionario" ma come potevo essere certo di ciò che Dio voleva da me? Furono quindici giorni di vita in comune con i Padri durante i quali pensai: "Se questi sono stati i giorni più felici della mia vita, perché non prolungarli per tutta la vita?"

Al ritorno dalle vacanze incominciai ad avere colloqui regola­ri con P. Alfredo Torres, uno dei primi legionari, fondatore del Movimento a Madrid. Ero all'ultimo anno di scuola e la mia più grande preoccupazione era trovare una risposta al "mio inter­rogativo". Mi spiegai totalmente con il Padre. Mi suggestionava il suo modo così speciale di vedere tutte le cose dalla parte di Dio, il suo fervore nel celebrare l'Eucaristia, il suo zelo infaticabile, sem­pre attivo e intraprendente, il suo amore a Maria, tenero e filiale, fatto di piccoli particolari, la sua semplicità e affabilità. Mi costò un po' confessargli la mia inquietudine, ma qualcosa dentro di me mi diceva che lui mi avrebbe aiutato. La certezza della vocazione andò maturando; non potrei dire ne quando ne come, però a metà del­l'anno scolastico ne ero già sicuro: Dio mi vuole legionario. Ringrazio Dio che non ha permesso che nel mio cuore si offuscas­se questa fondamentale certezza. Alla fine dell'anno scolastico co­nobbi il nostro Fondatore. Fu un incontro semplice e breve, ma ri­masi impressionato dalla limpidezza e dalla profondità del suo sguardo, dalla convinzione e dal calore delle sue parole: tutta la sua persona mi parlava di Dio e della mia vocazione. In quella data ricevetti risposta ad una delle mie lettere in cui gli esponevo come avevo compreso che Dio mi voleva sacerdote legionario. Da allora, le sue parole mi hanno sempre guidato: "Seguire Cristo con amore, pensando a come si può ottenere che gli uomini lo amino, lo segua­no, lo pongano al centro della loro vita individuale e collettiva, è, per un uomo, la gioia più grande... Per mezzo tuo Cristo arriverà al­le anime, sazierà la fame di felicità di tanti uomini. Ti convertirai nelle mani, nelle labbra, nel cuore di Cristo in questa terra".Non va­leva forse la pena di rischiare tutto pur di raggiungere questo idea­le?

Ma come dirlo ai miei genitori? Un anno prima mio fratello aveva voluto entrare in seminario e non glielo avevano permesso. Come avrebbero reagito? Ci furono delle difficoltà, ma in fondo se lo aspettavano. Lo so che la mia decisione significò lacrime, soprat­tutto per mia madre, ma io ero sicuro che era un sacrificio che Dio richiedeva a tutti e due.

Sono passati quasi quattordici anni da allora. Anni di studio e di formazione e anni di apostolato con i bambini e i ragazzi del col­legio Everest di Madrid e in Cile, lavorando per la formazione dei giovani che iniziano il loro cammino di dedizione a Dio nella Legione. Anni in cui ho ricevuto molto da Dio e dalla Legione, anni in cui ho dovuto dare ma anche darmi, aiutando quei bimbi e quei giovani ad amare Gesù Cristo come il loro migliore e più fedele amico. Ci sono stati periodi di calma e di tranquilla serenità, ma an­che periodi di prove e turbamenti. Periodi di generosità e periodi in cui l'egoismo tentava di imporre la sua legge. In ogni caso ho avuto due sostegni ben fermi: in primo luogo la certezza della chiamata di Dio e della fedeltà della sua amicizia, ieri, oggi e sempre; Dio mi ha donato questa certezza fin dai primi momenti - senza nessun merito da parte mia - facendo risuonare in tutto me stesso la voce della vocazione. Quando sono sopraggiunte difficoltà e tentazioni, il pensiero che "Dio è fedele", che mantiene la sua parola, mi ha dato coraggio. In secondo luogo, quando mi trovavo in difficoltà, al mo­mento opportuno, ho sempre incontrato un sacerdote amico che mi ha dato una mano, un orientamento, una parola vivificante... Certo le difficoltà non sparivano per arte di magia, ma il cammino da seguire diventava sempre chiaro e trasparente. Aprire me stesso ed essere sincero non è sempre stato facile, ma i frutti non si sono mai fatti attendere.

Non cesserò mai di ringraziare Dio per avermi regalato il do­no meraviglioso della vocazione legionaria e sacerdotale come fon­damento di questo nuovo disegno di Dio per amare e conquistare l'umanità. Soltanto Cristo può soddisfare pienamente l'ansia di felicità che alberga nel profondo del cuore umano e Cristo può ado­perare le mie mani, le mie labbra, il mio cuore per benedire, perdo­nare e amare tutta quella moltitudine che ha fame e sete di eterni­tà. Signore, dammi la grazia di esserti fedele fino alla morte!

 

 

 

                                                                                                                                                                                                       
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