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Che paura quel giorno!

CHE PAURA QUEL GIORNO!

 

 

Che paura quel giorno! Nessuno se laspettava. Forse i pescatori che ci avevano accompagnato iniziavano a sospettare qualcosa perché quel mare lo conoscevano bene. Il piccolo motoscafo su cui io ero voluta salire con grande eccitazione era, tra tutte, limbarcazione più in difficoltà. Era davvero piccolo e dunque leggero.

Le onde non scherzavano affatto e linesperto timoniere non sapeva bene se prenderle di faccia o di lato. Mio Dio, che salti! Allinizio noi bambini ad ogni onda esultavamo divertiti ma intanto il cielo si faceva sempre più nero e lesultanza si trasformava in terrore!

 

Io non avevo ancora 11 anni quellestate e proprio in quella circostanza mi venne un pensiero che non ho mai più potuto dimenticare. Con la mia famiglia e alcuni amici stavamo rientrando da una bella giornata trascorsa su una spiaggetta che si poteva raggiungere solo via mare e non ci aspettavamo di venire sorpresi da un bel temporale! La riva a cui eravamo diretti era ancora lontana. Il più piccolo, Andrea, sereno cantava. Qualcun altro vicino a me incominciò unAve Maria e io ricordo bene di aver pensato questo: Signore, se non muoio ti prometto di farmi monaca!

Come mi era potuto venire un pensiero simile? E soprattutto, mi sono chiesta tante volte, comè possibile che sia quello lunico pensiero che io mi ricordi non solo di quella vacanza ma anche di tutta lestate e di tutto quellanno?

 

Alla prima domanda mi sono sempre risposta così: qualcuno (probabilmente la maestra di catechismo) mi aveva raccontato di non so quale Santo che in una situazione di pericolo aveva fatto una promessa simile. La cosa aveva colpito la mia immaginazione di bambina. La difficoltà a rispondere allaltra domanda è stata invece per me sempre un pungolo che col tempo non ho potuto non prendere in considerazione. Crescendo ho sentito dentro di me diverse volte il richiamo a quella promessa di bambina che non sono assolutamente in grado di spiegare ma che in certi momenti si faceva più pressante e, lo confesso, a volte fastidioso! Qualcosa mi diceva che io da grande avrei fatto la monaca, così come normalmente si può sognare di diventare attrice, medico o fotomodella

 

Negli anni del Liceo ho avuto la grazia di avere come insegnante di ginnastica una giovane consacrata che raccontava con molto entusiasmo della sua scelta: una vita in comune con altre sorelle dedite a Cristo nellimpegno del lavoro e della normale vita quotidiana. Mi colpiva, tanto che un giorno decisi di rivelarle il mio segreto. Lei in una chiacchierata che mi aiutò molto, mi disse: Se desideri consacrarti al Signore prova ad andare a Messa tutti i giorni. Ah, non so perché ma quella proposta provocò in me un rifiuto totale! No, proprio no!

 

Forse fu sciocco fermarmi a quella prima reazione, ma così andò. Per un po non ci pensai più.

Lincontro e lamicizia con il Signore divenne poi più personale negli anni dellUniversità e fu al secondo anno che mi persuasi a cercare un sacerdote che potesse aiutarmi a capire cosa si muoveva dentro di me. Di nuovo devo ringraziare il Signore per la persona che ho incontrato e con cui ho potuto parlare diverse volte. La prima rimane per me memorabile e fu decisiva: in quel momento credo di aver detto il primo sì alla chiamata che sentivo dicendo sì alla proposta che quel sacerdote mi fece di un periodo di più seria verifica.

 

Per me verificare la vocazione ha voluto dire semplicemente vivere la vita di ogni giorno così comera, tra amici, Università, famiglia, cercando di tenere sempre presente lipotesi di essere stata chiamata ad un rapporto speciale con Cristo. Portando costantemente davanti al Signore nella preghiera il mio segreto ho fatto lesperienza di un moltiplicarsi di segni che verificavo con quellamico sacerdote. Pian piano una Mano mi ha accompagnata, attraverso entusiasmi, dubbi, tentazioni, con una fedeltà che è stata per me il miracolo della compagnia di Colui che mi chiamava.

 

Quante volte ho tentato di dirGli di no, di spiegarGli che io volevo un marito, dei bambini, che ero innamorata di un ragazzo che secondo me era la persona giusta, che tutte le mie amiche erano fidanzate e felici. Eppure, no, sapevo di essere stata pensata per qualcosaltro.

Mai mi sono sentita obbligata o forzata ma, se posso dirlo, come corteggiata. Non ho, di fatto, mai trovato il coraggio di dire un vero no definitivo al più bello tra i figli delluomo!

Avvicinandosi la Laurea desideravo prendere una decisione definitiva e fu solo allora che visitai il monastero di Valserena con il preciso intento di raccontarle la mia storia, cosa che in tante visite, lungo gli anni, non avevo mai fatto.

 

Ebbi la possibilità di conoscere così la sua Badessa e di parlare a lungo con lei. In quel momento io ero confusa e proprio per questo desideravo un aiuto. Ecco che per la terza volta mi trovo a ripeterlo: nellincontro con una persona ho avuto la grazia di riconoscere la Parola del Signore sulla mia vita! La prima impressione fu quella di essere profondamente capita e, anzi, più che capita, quasi conosciuta nellintimo. In quella circostanza la Madre non si pronunciò circa la mia vocazione, mi diede dei suggerimenti di preghiera che mi furono assai preziosi. Diciamo che fu un primo approccio ma io sentii subito di aver trovato ciò che cercavo!

 

Uscita da quel colloquio io sapevo bene di aver deciso anche se le mie viscere tentavano di ribellarsi con tutte le obiezioni più comuni che possono venire alla vita di clausura.

Ma era fatta!

 

Fu nella spianata di Torvergata, quella famosa notte con il Papa Giovanni Paolo II, che io sentii, nelle sue parole rivolte ai due milioni di presenti, un appoggio e una conferma alla mia decisione. NellAgosto del 2000 la mia partenza era vicina e partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù a Roma fu una grazia. Ricordo in modo chiaro le parole del Papa: chi di voi sente la chiamata alla vita consacrata, non abbia paura! Dica il suo Sì!

Il Papa mi chiamava: la Chiesa ha bisogno del tuo Sì!

 

Ai primi rintocchi della campana che annunciava il Vespro del lunedì dellAngelo 2001 con entusiasmo sono balzata in piedi, saliti i gradini del Presbiterio della Chiesa di Valserena ho oltrepassato la grata. Ho trovato ad accogliermi labbraccio della Madre e il sorriso e laccoglienza di una Comunità ricca e variegata che, col trascorrere dei giorni sto imparando a conoscere ed amare.

 

Ora è la mia Comunità! Ho fatto la prima Professione nella festa di Cristo Re del 2003 e sempre di più sto verificando che il mio Sì, di cui la Chiesa e il mondo hanno bisogno, è il piccolo sì di ogni giorno a una vita semplice e serena.

Tra la Liturgia delle Ore cantata in coro, la Lectio divina, il lavoro e il riposo, tento di imparare a voler bene alle mie sorelle e a lasciarmi voler bene dal Signore attraverso di loro. Il Signore ci conduca tutte insieme alla vita eterna! (RB 72)

                                                                                                                                                                                                       
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