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Essere follemente amata, e amata gratis dal Signore!

Ritengo unavventura splendida e appassionante laver ricevuto in sorte, e senza alcun merito,   la chiamata del Signore e la Sua amicizia, perciò con gioia e gratitudine spendo tempo e parole per testimoniare la bontà della vita al seguito del Signore crocifisso, morto e risorto.Il mondo in cui viviamo ha così tanto bisogno della Bellezza di Gesù Cristo e della Verità liberante della Sua Parola, che anche per me, seppur in modo ben più modesto che non per S.Paolo, vale limperativo:Guai a me se non predicassi il Vangelo, dandone, in primo luogo, testimonianza con la vita.

La vocazione ricevuta, infatti, non mi chiede unopera di apostolato  attivo e tradizionale, ma di vivere ogni gesto della giornata innestata in Lui, nel solco della tradizione e dellobbedienza che la Regola di S.Benedetto mi consegna. Dallanno 2000 appartengo, infatti, ad una comunità monastica femminile dellOrdine Cistercense della Stretta Osservanza (OCSO), integralmente consacrata alla ricerca del volto del Signore, alla preghiera, alla comunione fraterna, in cui nulla sia anteposto alla lode della gloria del Padre.

 

Ma come ho potuto riconoscere  nel mio cuore il seme della vocazione monastica cistercense? E, prima ancora, come ho potuto accorgermi che il Signore  stava chiamandomi ad una vita di radicale consacrazione e appartenenza a Lui e al Suo Corpo, la Chiesa?

Credo che per nessuno sia facile sintetizzare la propria vicenda spirituale, tuttavia posso dire con convinzione che il lento, ma costante, processo di riconoscimento del progetto di Dio su di me è potuto iniziare solo quando ho deciso di prendere sul serio la realtà, senza fuggirla, ma accettandola così come mi era data.  In essa, e non nelle mie pretese, nei sogni o nelle illusioni, ho speso tutte le mie energie per cercare il Signore, riconoscerlo e seguirlo. La mia esperienza di vita nella fede è consistita, in estrema sintesi, nel ripristinare in me la coscienza della realtà:solo a tali condizioni è possibile incontrare, in modo serio e concreto, la persona di Gesù Cristo, riappropriarci in Lui della coscienza della nostra origine, il seno del Padre, del senso del nostro cammino,della meta a cui tutti siamo diretti.

 

Il canale principale di cui il Signore si è servito per raggiungermi è stato la sofferenza personale e altrui; quel dolore del vivere, che, più o meno, acutamente, caratterizza la vita degli uomini sulla terra, è stato il filo rosso che ha tessuto la trama della mia esistenza per tenermi saldamente annodata a Dio, seppur, per lungo tempo,  a mia insaputa.  La mia vita famigliare si è incaricata di farmene assaporare una buona dose fin dallinfanzia, sviluppando in me, da un lato, un profondo desiderio di bene, di pace, di affetti sinceri, di amore autentico e di verità; dallaltro una certa ipersensibilità, ripiegamento e paura del futuro.

 Pur avendo ricevuto uneducazione  cristiana ed i sacramenti della sua iniziazione, sin da adolescente avvertivo la profondissima distanza tra me e Dio, tra la mia vita reale e quella richiesta da Vangelo. Tale distanza mi faceva concludere che ero troppo cattiva per avvicinarmi al Signore, tanto più per riceverlo nella Comunione. Così ho iniziato ad allontanarmi dai sacramenti, dalla vita di fede e dal grembo della Chiesa, proprio negli anni più difficili delladolescenzaNonostante ciò, mai si è spento nel mio cuore il desiderio appassionato per un vita piena di senso, traboccante di felicità vera e profonda, di  quella serena letizia che non viene mai meno, nemmeno nelle difficoltà.

 

Dalletà di 16 anni ho creduto di averne trovato lappagamento nellamore per il  ragazzo che sarebbe diventato lassoluto della mia esistenza lungo i dodici anni seguenti. In realtà, mentre cercavo con tutte le forze di coronare  il sogno del mio matrimonio con lui, il Signore si affiancava con discrezione sulla mia strada e, pian piano, chiudeva tutte le porte che io cercavo faticosamente di aprire per far giungere a buon fine il mio progetto. Lunica porta che avrei dovuto spalancare, quella dietro la quale il Signore in persona pazientemente bussava e attendeva, continuava a rimanere tenacemente chiusa. Fino a quando, toccando il fondo dello smarrimento, del fallimento, della confusione della mente e del cuore, non ho ritrovato il coraggio di gridare aiuto verso il cielo verso Dio.

Per la Sua misericordia ho compreso che era mio compito scoprire il senso di quel che mi accadeva, poiché Dio sempre ha progetti di pace e non di sventura, mai vuole la morte di chi pecca, ma che si converta e viva! Ho, dunque, preso sul serio la realtà, le porte chiuse sui miei sogni, i  no che la vita mi diceva, il dolore dei miei fallimenti e dellincapacità di amare in verità; ho preso sul serio i segni, i fatti, le persone che incontravo sulla mia strada, le buone lettureLesperienza mi diceva che Dio riempie di Sé il mondo e la storia , nulla sfugge al suo disegno, dunque nemmeno io, pecorella smarrita del suo gregge.

Ho cercato nella Chiesa chi potesse aiutarmi a dipanare lintricata matassa del mio cuore ed ho incontrato un padre ricco di misericordia che mi ha ascoltata, compresa e rigenerata alla fede. Per grazia, ho creduto che costui fosse manifestazione concreta della Parola di Dio per me , strumento della Sua volontà e del Suo progetto, colui che poteva ricondurmi allincontro reale con la persona del Cristo.

  La tappa culminante e fondamentale del cammino intrapreso è stata quella di arrendermi di cuore al Signore, lasciarmi disarmare del mio progetto matrimoniale  per accettare di vivere nella mia carne la Sua volontà e non la mia. Ilsì a questa opzione fondamentale ha finalmente permesso al Signore di entrare con potenza nella mia vita, proprio come uno che da tempo premeva alla porta per aprirla. Vi è entrato con unirruzione di pace  e di gioia prima sconosciute. Non mi ha tolto fatiche, difficoltà, sofferenze, ma le ha trasformate dal di dentro consentendomi come di rinascere ad una vita nuova, libera e grata per lamore che potevo ancora  riconoscere intorno a me e in me.

 

Essere follemente amata, e amata gratis dal Signore! Quando si fa questa esperienza la vita non può più continuare come se nulla fosse accaduto. Ne nasce il sentimento della  gratitudine unito al desiderio di ridare amore per amore: tutto il resto sbiadisce e perde di importanza se non rientra al servizio di questa esigenza radicale del cuore. In questo anelito profondo dellanima ho lentamente riconosciuto il seme della vocazione monastica. Io, che da sempre avevo sognato di realizzare me stessa nella vita matrimoniale, scoprivo che il Signore, togliendomi il matrimonio, in realtà accoglieva e portava a pienezza il desiderio di dono di me stessa e di maternità. Infatti, dal segno dellamore di Cristo per la Chiesa, mi introduceva nella realtà del segno stesso, che è la vita consacrata. Non più, quindi essere segno dellAmore, ma esserne la realtà al cuore della Chiesa!

La Provvidenza mi ha condotta a frequentare molto assiduamente un monastero trappista maschile, quello presso cui viveva il mio padre spirituale. Nel silenzio, nella preghiera liturgica, nelle veglie notturne e nella meditazione della Scrittura, nella semplicità e povertà del lavoro manuale,nellordine e nellobbedienza ad una Regola sapiente come quella di S.Benedetto, ho riconosciuto gli argini di cui la mia vita aveva bisogno per fluire imparando a donarsi allamore di Dio e dei fratelli,mi sembrava di aver trovato la mia identità spirituale. Dopo una prima lettura del testo della Regola, ho intuito che essa sarebbe stata per me lunica garanzia per vivere nella verità il mio rapporto con Dio e il prossimo, al riparo da illusioni, menzogne, calcoli egoistici, compensazioni e dal pericolo di ricercare solo me stessa anche nel compiere il bene. Ero certa che la vita monastica mi avrebbe consegnata al primato dellessere sul fare e sullapparire, per appartenere radicalmente a Cristo e conformarmi a Lui.

 

Oggi sono felicemente una giovane professa, giunta quasi al termine del cammino di formazione, che sfocerà, a Dio piacendo, nella professione dei voti solenni. Negli anni trascorsi in monastero il Signore non si è lasciato vincere in generosità e la vita intera non mi sarà sufficiente per ringraziarlo del grande dono della vocazione. A volte la gioia è così profonda che vorrei gridare dai tetti quanto sia bello, vero, liberante, pienamente umano seguire il Risorto! Ma so anche però che questa ansia del cuore raggiunge già la sua fecondità nella misura in cui io rispondo fedelmente alle esigenze di conversione continua e obbedienza che il Signore si aspetta da me. Mai, stando in monastero, mi sono sentita lontana dal mondo, dalla gente, dalle sue gioie e dalle sue angosce, anzi, ogni avvenimento triste o gioioso trova, nel silenzio che cerchiamo di vivere, uneco molto profonda nel cuore, e spazio adeguato per essere accolto e portato in offerta e in preghiera al Signore.

 Realmente e concretamente vivere in monastero è vivere al cuore della Chiesa: ciò significa combattere le sue più dure e aspre battaglie contro la superbia, lautosufficienza, la tentazione del potere e la ribellione del peccato a partire dal mio proprio cuore, con responsabilità e coraggio, senza paura di  riconoscere le mie e altrui miserie, facendo continua memoria delle grazie ricevute e tenendo gli occhi  puntati sulla misericordia di Dio, nella disponibilità a lasciarsi portare da Lui dove e come Lui vuole. La posta in gioco è molto alta:lunità della Chiesa,la pace, la speranza e  la salvezza degli uomini, lavvento del Regno di Dio, la Sua gloria!  Ciò che singolarmente io posso fare è certamente solo una piccolissima briciola, ma unita alle briciole di ciascuna sorella della Comunità, Corpo del mio Signore, può diventare pane buono da mangiare per la fame del mondo.

Non avrei saputo immaginare un modo più splendido di spendere la vita!

                                                                                                                                                                                                       
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