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Un figlio spiega la sua vocazione ai genitori LETTERA AI GENITORI (Figlio che vuole diventare sacerdote) Carissimi, è giunto il momento in cui io vi apra completamente il mio cuore. L'avrei voluto fare a voce, ma per evitare commozioni irrompenti che ci avrebbero forse proibito di continuare fino in fondo e per ovviare a sprecisioni ho preferito ricorrere a questo mezzo dichiarandomi pur disposto, ad ogni momento, di parlare liberamente a voce. Non so se mai vi siete accorti del curioso mutismo in cui io mi chiudevo quando voi mi parlavate del mio avvenire e delle vostre giuste speranze per il medesimo. Era un tormento che mi rodeva il cuore; avrei voluto saltare al vostro collo e dirvi quello che io sentivo, ma pensavo invece di addolorarvi e cercavo allora di cambiar discorso, o mi allontanavo. E solo con i miei piccoli amici spesso mi sfogavo, solo a loro dicevo, pur senza allusioni personali, la sete che ci deve consumare di salvare delle anime, di propagare il regno di Cristo, di raggiungere la propria santificazione. Desideravate che io studiassi, ho studiato; ma nelle mie ore di riposo, anche in scuola, non mi pareva vero di trovare un amico con cui potessi parlare dello scopo della nostra vita, di quello che sopravvivrà, della traccia che ognuno di noi deve lasciare quaggiù. E pensavo ai miseri pezzi di marmo che avrei potuto accumulare nella mia vita, pezzi destinati a scomparire con la mia morte e che mi avrebbero dovuto dare solo effimere soddisfazioni personali. E la vostra soddisfazione si sarebbe ridotta a quella di aver formato al prezzo di tanti sacrifici, al cui pensiero mi si spezza il cuore, un mediocrissimo professionista. Ma non così voleva il Signore. Le vostre sante fatiche che non avrebbero dovuto essere spese invano, la vostra integrità di vita, il vostro amore - ai miei occhi perfetto - avrebbero dovuto avere ben più alta ricompensa. E per quanto pensavo quanto giuste erano le vostre aspirazioni di vedermi a posto, terminati gli studi anche se lontano da voi; io avevo la mente fissa ad un punto che brillava lucente: voi - con la vostra condotta, con i vostri sacrifici - mi avete formato un'anima retta ed una posizione rispettabile, io - Dio volendolo - avrei potuto contraccambiare dandovi la consolazione e la gloria di essere i genitori non di un modellatore di materia creante figure atte, al massimo, a farsi ammirare, o a formare un nome, o a far fare quattrini, ma di un modellatore di anime, di un operaio nella vigna del Signore di un corredentore con Cristo alla salvezza del mondo intero. Ormai avete capito di che si tratta, occorre solo definire. Diventare religioso missionario ecco la mia aspirazione, ecco la via in cui, credo, mi chiama il Signore. Certo che col vostro il mio cuore si spezza al pensiero di dovervi, sia pur temporaneamente, lasciare e questo lo pensavo sempre anche quando negli slanci affettuosi mia sorella mi saltava al collo. Oh, allora, come avrei voluto dirle: "Voglimi bene sempre così, e stammi sempre così vicina con l'anima anche quando col corpo non sarò più in mezzo a voi". Poi me l'allontanavo facendo forza a me stesso perché pensavo che occorreva prepararsi al prossimo forte distacco. Però ecco Gesù che viene a consolare voi dicendo: che chi a Dio offre qualche cosa avrà il cento per uno in terra e la gloria eterna nel cielo. Non vi è dunque da temere. Al primo dolore subentrerà una perfetta letizia, vi sentirete felici e santamente superbi dell'offerta che avete fatta, la consolazione di Dio sarà tra voi come non mai; vedrete coronati i vostri sacrifici nel modo più meraviglioso e non direte: la vita per noi non ha più scopo, ma attendendo alla vostra perfezione spirituale godrete santamente i frutti del vostro lavoro e ringraziando il Signore aspetterete con gioia il momento in cui tutti in Lui ci ritroveremo per eternamente godere. E a me pure Gesù dice: "In verità vi dico, non vi è alcuno che abbia abbandonato la casa, o i genitori, o i fratelli, o la moglie, o i figlioli per amore di Dio, che non riceva molto di più in questo tempo e la vita eterna nel secolo avvenire". Non credete che quanto vi ho esposto col cuore aperto e leale sia effetto di influssi personali o siano passeggere aspirazioni. Sono anni che a me una voce misteriosa diceva questo, ma nell'incertezza dell'autenticità della vocazione l'ho mantenuta a tutti segreta fino a quest'anno. Ma ormai non potevo più tacere. Lo dissi al mio confessore il quale, da primo non partecipò a quanto io gli parlava: era la prova. Tornai all'assalto! Allora disse che già mi aveva compreso, e io gli apersi tutto il mio cuore. Giorni or sono confidai ciò anche a un altro sacerdote il quale mi disse che per quanto nuova le giungeva la notizia, inaspettata pure una voce gliela aveva fatta presupporre. Ed ora aspetto pregando un vostro colloquio. Non posso più scrivere; pensate che da un vostro "sì" può dipendere la felicità di vostro figlio, l'eterna salvezza, forse, di qualche anima e un'altissima ricompensa per voi tutti in terra e in cielo. Il Signore vi illumini e la Madonna vi assista. Vi bacia caramente il vostro aff.mo figlio |
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