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Esperienzi di Vita
Pensa a te stessa, a lui ci penso Io.

ESPERIENZE DI VITA.

 

 

Se percorrendo nella tua vita vie tortuose ed in salita o semplici strade piane ed asfaltate di paese, distese di rigogliosi prati in fiore, sentieri silenziosi di montagna immersi nel fitto e fresco bosco, ripide discese di ghiaia scivolosa, non provi sentimenti, emozioni e sensazioni di fatica, sofferenza, a volte persino paura, non potrai mai assaporare con pienezza, quando raggiungerai una tappa, il sapore dolce e delicato della felicità, il gusto intenso e fresco della gioia ed un sentimento di gratitudine profonda a Dio per averti donato la possibilità di viverli, condividerli e testimoniarli.

 

Questa è una parte della mia storia, è unesperienza di vita, una testimonianza di profonda gioia. La mia famiglia è composta da cinque persone: io, mio marito e i nostri tre figli. Il medio è un maschio e le altre due femmine.

 

La nostra vita è trascorsa normalmente, tra alti e bassi ma senza particolari difficoltà fino al marzo scorso. Il 21 marzo, infatti, mi è stato diagnosticato un tumore. Considerata la mia età (ho 38 anni )

 

In brevissimo tempo ho subito un intervento chirurgico. Che dire: non descrivo i sentimenti, i silenzi, le preoccupazioni che minuto dopo minuto io e mio marito abbiamo condiviso; credo siano stati inevitabili e scontati per certe situazioni. Il nostro più gravoso pensiero, però, riguardava i nostri figli ed in particolare il come metterli al corrente della situazione cercando di non mentire ed evitando di creare profondi traumi ed imprevedibili reazioni.

 

Pregando e chiedendo appoggio e consiglio a Gesù, alla Mamma del cielo e allo Spirito Santo, qualcosa fummo in grado di concludere. Non fu semplice. Nostra figlia ha quindici anni; è in unetà delicata e spensierata; nostro figlio, ha dodici anni, è un tipo particolare: rivoluzionario e contestatore, poco incline al rispetto delle regole ma soprattutto in netto contrasto con me, alternando momenti di morboso affetto a momenti quasi di totale insofferenza. La terza è una bimba di quattro anni. Comunque, io subii lintervento in aprile e dopo circa un mese iniziai la chemioterapia adiuvante. Terminarono anche le scuole e per i nostri ragazzi bisognava trovare delle adeguate attività per impegnarli e dare a me la possibilità di stare tranquilla.

 

Per la grande si trovò quasi subito la soluzione, per la piccola anche ma rimaneva il giovanotto, poco disposto ad accettare le nostre proposte e sempre fuori casa fino a sera sulla sua mountain-bike. Ero disperata, angosciata e preoccupata; avevo la consapevolezza, in quel momento, di non avere più la forza fisica e la tenacia per seguirlo, guidarlo ed affrontarlo. Sentivo che lui era per me come una spina nel cuore ed avevo più preoccupazioni per lui che per la mia salute.

 

Venimmo a sapere di un campo estivo molto vicino al nostro paese. Il campo durava ben due settimane. Era proprio quello che cercavamo sia per la tipologia e la gestione dello stesso. Mio figlio si oppose da subito con tutte le sue forze. Ci andò comunque con un suo amico e con uno spirito scettico ed ancora più combattivo nei miei confronti. Sentivo che quello che avevamo deciso sarebbe stato salutare sia per me che per lui: in fondo ho sempre pensato che lui stava soffrendo troppo e viveva in una situazione di ansia e di paura sia per il mio futuro che per il suo senza me.

 

Ho sempre affidato al Signore queste mie debolezze e tormenti chiedendo la forza per andare avanti e ringraziandolo per tutto quello che Lui stava facendo al posto mio.

 

            I quindici giorni trascorsero molto serenamente per tutti e quando mio figlio tornò a casa dal campo fu solamente per svuotare il borsone e farmi preparare in fretta la valigia: Ma per dove? chiesi. Mamma è stata unesperienza bellissima. Grazie per avermi costretto ad andare. Tra sei giorni riparto: voglio andare al Campo Vocazionale. Starò lontano per un mese. Campo Vocazionale? Che cosè ? Un mese ? Sei sicuro ? Ho combattuto per farti andare 15 giorni..e adesso .   Mamma, non so di preciso cosa farò, però vado. E così fu. Non mi ribellai perché per me significava un altro mese senza il suo pensiero e ringraziai il Signore.

 

Un pomeriggio, mentre sola riposavo e mi godevo il silenzio ho come avuto la sensazione che qualcuno parlasse al mio cuore e mi tranquillizzasse dicendomi: Devi stare serena, pensa a te stessa adesso, a lui ci penso io. In un primo momento non ne capii il significato.

 

Ma quando il 13 agosto mio figlio tornò dal campo cominciai a comprendere quale immensa grazia Gesù aveva pensato per noi; da allora tutti i giorni lo ringrazio.

 

            Aprendo la porta di casa per accoglierlo dopo un mese di assenza, mi trovai di fronte un piccolo uomo che indossava pantaloni blue scuro classici, camicia bianca, pullover bordeaux, calzava scarpe nere classiche e i capelli erano ben pettinati con la riga di lato.

Macosa ti è successo? E i jeans da rapper, le scarpe sportive slegate, la cresta sparata? mi rispose: Mamma ho preso la divisa per il seminario. Non so se avrò la vocazione per il sacerdozio, adesso è troppo presto per dirlo. In questo mese però ho scoperto una cosa: quel posto mi piace perché tutto quello che faccio lì, ha un senso; mi sento sereno e più equilibrato. Allora con i padri ho preso questo accordo: rimarrò a casa per quindici giorni; se in questo periodo sentirò intensamente il desiderio di tornare e se me lo concederete, tornerò.

 

Non esprimo ciò che il mio cuore e la mia persona stavano vivendo in quei momenti: gioia e disperazione, felicità e abbandono, serenità e paura, certezza e dubbio, tutto nello stesso istante.

Sentivo che dovevo essere felice , serena e lodare il Signore perché Lui stava agendo per noi; ma allo stesso tempo, debilitata anche psicologicamente dalla terapia, comprendevo che per me si trattava di unaltra prova molto importante che mi avrebbe elevata nella conoscenza dellinfinito Amore Misericordioso di Dio, ma che in cambio mi chiedeva di accettare un distacco prematuro e non calcolato. In fondo poi, cosa cè di calcolato e certo nella vita di un essere umano? In un primo momento ho sofferto. Poi, pensando e credendo fermamente che Dio è Amore e quindi non potrebbe mai volere il male dei suoi figli, ho accettato. Mio figlio ripartì dopo sette giorni. Oggi sono e siamo fieri e orgogliosi di nostro figlio. Siamo sereni perché lui è felice, sorridente e sta bene.

 

I suoi occhi brillano e quando lo guardobeh, non posso che gioire. A casa un po ci manca mavogliamo comunque lasciare che Nostro Signore attui il piano che ha pensato per noi.

                                                                                                                                                                                                       
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