Il Rischio del “Supermarket”


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore” 


 

Scelgo io quello che mi piace.

Credo alla chiamata, do senz’altro la mia risposta, riconosco di avere tutte le qualità per seguire Cristo, ma… “a modo mio”. 

La chiamata di Cristo è una realtà concreta e specifica nel giardino della Chiesa. 

Alcuni pensano di poter entrare in un supermercato e “scegliere” i prodotti, cioè le caratteristiche, che più gli piacciono e convincono. Si può finire, addirittura, nel voler “fondare” il tipo di congregazione fatto su misura per me e il mio ritmo di risposta. 

«Caro Signore, sei Tu a dover venire dietro a me». 

Anche in questo caso chiediamo al Signore di convincerci, di dimostrarci che la Sua via può fare al caso nostro. Calcoli umani per cercare il cammino “su misura”. 

Però, tutto naufraga perché la nostra consacrazione deve seguire “non la mia ma la Sua volontà”. 

Non tutti, purtroppo, sono disposti a farlo.

La Famiglia


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore”


 

I miei genitori non vogliono. In casa, è sceso il silenzio e mi hanno impedito persino di continuare a parlare di queste cose. Mi hanno anche detto che: «è una strada per scappare dalle tue responsabilità. Dimostra, restando qui, che stai veramente cambiando. Anche qui ci sono tante cose da fare». 

È anche questo un capitolo importante che tocca la sfera dei nostri affetti più intimi, quelli con i nostri cari. Non sempre ciò che sentiamo nel cuore e siamo disposti a seguire è condiviso dagli altri. Fa male quando non lo è neanche dalla nostra famiglia. Non voglio dire che una risposta come questa non costi. 

Mi permetto di riflettere su come, realmente, la vocazione non sia mai soltanto un dono per chi la riceve. Non è mai la chiamata di Gesù, una chiamata al “singolare”. Tutte le persone che stanno attorno al chiamato ricevono grazie e luci particolari. Il sole, anche se riflesso, illumina tutto ciò che tocca. 

Molti genitori con il passare del tempo hanno assaporato sempre di più questo dono fatto alla propria famiglia diventando loro stessi i primi entusiasti e orgogliosi della chiamata dei propri figli. Alle volte la vocazione è segno di conversione per tutta la famiglia, le persone vicine, gli amici più stretti. Spesso sono addirittura i più lontani, quelli che sembra abbiano meno fede, ad essere i più sensibili e ricettivi, a “capire” di più. 

La fede è un dono da non dare per scontato, da chiedere ogni giorno. Alcuni, comunque, fanno fatica a capire.

L’Amore Umano


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore”


 

E la ragazza o il ragazzo?

Credo anch’io nell’amore. L’amore vero, sincero, pulito. Non per niente ho moltiplicato, in questi anni, gli incontri di formazione per fidanzati: “educarsi all’amore per saper amare”. Nel campo della chiamata questa può essere, per qualcuno, la battaglia più dura. Entrano in campo forze molto forti, quelle del cuore. 

Nella lotta interiore ci sono tanti perché che lanciamo al Signore. Toglierci la possibilità di amare ed essere amati, è come se ci volesse spogliare di tutto! Eppure, il Signore non ha chiamato nessuno a non amare. Anzi è a questa chiamata più grande che il Signore sprona. 

Di un cuore che non sa amare, non se ne fa nulla. 

Un cuore mutilato, non serve! Il Signore, ha bisogno di un cuore capace di dilatarsi infinitamente. Un cuore che non si “offre” soltanto per una persona. Un cuore che accoglie tutti, che è disponibile per tutti, che è di tutti. Per questo motivo ci chiama in tutta la nostra totalità. Non sopporta concorrenti; tanto meno divisioni!

Che strano: tutti coloro che l’hanno seguito non sono mai rimasti defraudati o delusi. Il suo Amore li ha riempiti senza lasciare vuoti o nostalgie. Molto spesso ciò che stiamo facendo è mendicare l’affetto a questo mondo o a questa persona. Vorremmo far convivere questi amori, quello per Dio e quello per una persona, pacificamente, come capita ad alcuni. Sentire che questo sia un prezzo alto da pagare mi sembra normale. 

Non sto comprando soltanto un oggetto di molto valore. Il Signore mi ha scelto ed è veramente capace di riempire il mio piccolo cuore. Si fa fatica a far entrare l’Eterno in quel pezzetto di cuore.

Sentimenti ed Emozioni


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore”


 

Non sento più niente. Dio non mi parla più.

Spesso la religiosità delle persone si basa su un certo “sentimento”, il voler provare un certo “gusto” di sentire il Signore. Un certo piacere, uno stare bene. La preghiera è bella se ho “sentito” Dio nel mio cuore. Se no… Dio non c’era o non si è fatto trovare. 

Voler impostare su questo piano il proprio rapporto con Dio risulta non solo pericoloso, ma addirittura temerario. Le scelte motivate da sentimenti o, peggio, le decisioni prese in base a ciò che sento o non sento, portano a brutti risultati. Non tutti i giorni “sento” che ho voglia di pregare, di impegnarmi, di fare mille cose! Eppure ciò non vuol dire che non le debba fare o che, addirittura, sia sbagliato farle. In un amore vero non ci sono soltanto le emozioni ed i sentimenti “a prima vista”, ma il cuore produce una forza radicata nella volontà e nell’intelligenza, che coinvolge tutta la persona. 

Spesso si dice che, dietro alle nuvole, c’è sempre il sole, anche se non lo si vede. Mi fa riflettere che, per chi pensa in questo modo la vocazione, sia una cosa che debba far felice me, che deve “piacere” a me. Che tutto ciò che abbiamo visto che riguarda la missione, gli altri, la volontà di Dio, non conti poi più di tanto.

Posticipare la Decisione


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore”


 

Non sono ancora pronto. Ho bisogno di altro tempo. Quando il Signore dà un dono lo dà per sempre, quindi, non c’è fretta. Prima devo finire di… 

Normalmente, non ci sentiamo mai abbastanza pronti. Penso a un esame all’università o a una interrogazione in classe. Addirittura, capita a molti il giorno prima di sposarsi. Nessuno si sente preparato per un impegno così grande. Tutti siamo tentati di chiedere più tempo

Il Signore non chiama un angelo o un “perfetto”, anzi: spesso vuole manifestare la sua grandezza nei cuori imperfetti e piccoli. I tempi sono Suoi. Ha bisogno soltanto di un primo sì, poi Lui fa tutto il resto. Anche in questo caso, mi sento di proporre un brano del vangelo: l’invito alla festa che il Re volle dare per i propri cortigiani. Le parole di chi offre il banchetto sono chiare. Quelle di chi, con molto garbo, rifiuta l’invito… anche! Sono sempre delle belle scuse con la pretesa di convincere (Mt 22, 1-13). 

È vero, il Signore quando dà un dono lo dà per sempre. Non lo ritira e non si pente. 

Eppure, in questo caso, la questione è incentrata più sul mio tempo di risposta. Sono io che devo rispondere e ci sono momenti più propizi di altri. Tutti abbiamo fatto l’esperienza di arrivare in stazione anche solo con pochi minuti in ritardo e perdere la “coincidenza” di un treno. Anche se mi dico «doveva andare così», purtroppo non arriverò mai in tempo a quel appuntamento. 

Potrei trascorrere tutta la vita a raccogliere l’attrezzatura per scalare una montagna: corde, ramponi, piccozza, scarponi, ecc… e non affrontare mai l’ascesa per la vetta!

La Troppa Prudenza


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore”


 

Se ci penso, mi viene persino l’ansia: mi sembra di impazzire. 

Di fronte alla radicalità della chiamata, quando la “prudenza umana” calcola e quantifica il “lasciare tutto” per seguire Gesù e le conseguenze cominciano ad affiorare, sembra si scateni un temporale. Nuvoloni neri e minacciosi coprono il sole, che non riesce più ad illuminare. «Non ce la faccio» sento dire spesso. Si alternano momenti di calma apparente a momenti di sofferenza ed affanno.

«Non è possibile» ci ripetiamo più volte. Ci sentiamo smarriti: paura di rischiare troppo, paura del futuro, di ciò che diranno gli altri. «Voglio prove sicure!»: mi sembra di rivedere Pietro che vuole camminare sulle acque (Mt 14, 22-31). Difatti ci riesce fino a quando, allontanando lo sguardo da Gesù, comincia a pensare che sia la sua bravura a farlo camminare, e allora comincia ad affondare. 

Insieme a queste paure c’è il “per sempre” che ci lascia senza fiato. Essere missionari, consacrati, sacerdoti per un giorno, per un mese, magari per qualche anno. Ma è quel “per sempre” che mi intimorisce. Ho letto che fa parte di una persona matura il saper prendere un impegno che mi “obblighi” per sempre. 

In fondo, è questione di saper amare veramente. Persona matura è anche chi si dedica a vivere con gioia le conseguenze delle responsabilità, che si è voluto prendere con le proprie decisioni.

Perché ci sembra proprio così impossibile? Forse il Signore non sa dare la pace, Lui che è fonte di ogni pace? Forse il Signore non sa superare i nostri limiti, Lui che è senza limiti? Forse il Signore non riesce a colmare il mio cuore, Lui che me l’ha dato? Impariamo a smascherare le apparenze della vita, la ricchezza del mondo che dopo un po’ non brilla più. Il fuoco d’artificio della festa che illumina sì, addirittura abbaglia, ma dura una scintilla, che scoppia e poi svanisce. 

Il Signore ha preparato un cammino di dedizione e di felicità. E, come compagno di viaggio, offre Se stesso.

La Paura


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore”


 

E se poi non ce la farò? E se sbaglio strada? Meglio essere un mediocre genitore che un mediocre sacerdote. 

La paura riesce a paralizzarci e, rallentandoci nei nostri movimenti, ci blocca. È questa un’esperienza che ho avuto con alcuni giovani. È per questo motivo che in alta montagna si va in cordata. Non ti dimenticare che siamo legati a Lui e non siamo da soli, di fronte ad una scarpata o a un dirupo. 

A volte, dalla prudenza, dalla riflessione o dalla ponderatezza, nascono molti peccati di “omissione”. Per evitare di fare il male, si rinuncia a fare il bene. Eh sì, è più facile rimanere seduti in poltrona. Idee “chiare e distinte” che mi cullano nel perdere il tempo. Ripeto, anche qui sembra che tutto dipenda da me, quasi sia io a dover fare tutto. Ma è il Signore che ci ha chiesto di seguirLo: Lui ci accompagna e fa l’andatura, taglia l’aria davanti a noi, e con Lui si corre più veloce. 

La vita è difficile in ogni stato e in ogni cammino possibile. Non corriamo al ridottissimo: “meglio singolo mediocre che…”. Non posso far rotolare sempre più in basso il rischio e l’impegno della vita. In realtà, per molti è questa la tentazione per rimanere “tranquilli”. Rimanere con il dubbio sembra la soluzione momentaneamente più facile, ma é anche quella che nel futuro si pagherà più salata. «Perché non ho voluto aprire quella porta e vedere che cosa c’era nella stanza, o dove mi portava? Perché ho rimandato a vederci più chiaro?». 

C’è il pericolo di arrivare troppo tardi.

Mancanza di Generosità


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore”


 

Costa troppo! Non me la sento. 

Le persone si dividono in due categorie: quelle generose e quelle che non lo sono. Questa disponibilità spacca questo mondo in due emisferi opposti. È il parametro che scelgo per “giudicare” alcuni “ma” che, in questi anni, ho visto nelle smorfie di volti di fronte alle proposte del Signore. Dovrei anche dire che alcuni di questi “ma” sono veramente autentici, fatti allo stile di Maria: «Signore vorrei capire meglio». Altri, invece, sono stati semplici scappatoie, più o meno eleganti, per allontanarci da Lui e dai suoi progetti.

C’è un brano del Vangelo che aiuta molto a capire questa difficoltà nella risposta al Signore. Lui chiede molto, anzi… tutto! È il brano del tesoro nel campo o della perla preziosa (Mt 13, 45-46). Mi colpisce il fatto che il mercante, veduta la perla preziosa, torna a casa felice e vende tutte le “sue” perle; poi, torna al mercato e la compra. 

Che peccato quando, di fronte alla chiamata del Signore, c’è la tristezza come risposta! 

Il Vangelo dice che quest’uomo, per comprare la perla preziosa, va e vende “tutte” le altre perle che aveva già preso. Non vende quattro cianfrusaglie o gli oggetti inutili di casa. A volte, siamo chiamati a scegliere tra diversi beni ed è il prezzo pagato, per prenderne uno che dà il valore a ciò che si è scelto. 

Varrebbe la pena riflettere su questo punto: da una parte ogni scelta implica anche una rinuncia e questa, in un certo senso, da più consistenza a ciò che si sceglie. Oggi molti giovani hanno rinunciato di scegliere perché si vorrebbe avere sempre tutto, quasi a non volersi far sfuggire nessuna opportunità. Credo che questo modo di comportarsi sia la “tentazione” più sottile che il maligno semina nel nostro cuore: d’altronde, una tentazione più forte la si potrebbe riconoscere meglio e, quindi, vincere. In questo caso si anestetizzano le nostre azioni e tutto questo ci fa perdere tempo… È proprio quello che lui vuole farci fare. 

A questa fatica della sequela invito spesso ad andare in Chiesa e mettersi davanti alla croce di Gesù. Ripetere a Lui il perché ci costa troppo seguirlo. Con le braccia aperte, dalla croce, Lui ci sussurra al nostro cuore: «Non hai ancora capito che ti voglio bene. Non hai ancora capito che ho scelto questo cammino per dimostrare il mio amore verso il mondo. Apri gli occhi e guarda che panorama stupendo si apre nei tuoi orizzonti: sarai sale della terra!». Non c’è amore più grande di quello “di dare la propria vita per l’amico” (Gv 15, 13). 

Vorremmo trovare vie di uscita meno dolorose e meno costose. Ma la croce è una necessità per chi vuole seguire Gesù. Ancora una volta le Sue parole ci aiutano a collocare gli accenti più giusti alle nostre parole: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16, 24-25).

L’Ambivalenza


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore”


 

Si può fare bene lo stesso anche “fuori”. 

Da una chiamata, il Signore non chiede soltanto di fare del bene agli altri. Semmai è soltanto una conseguenza forte, la parte di una totalità di dedizione di vita. Vuole che tu scelga Lui. Anzi, seguendo la sua chiamata, “il fare molto bene fuori” sarà il compito di ogni giorno: insieme a Lui, al servizio dei fratelli; insieme a Lui, per rispondere ai bisogni degli ultimi, degli abbandonati, dei soli.

Non si può fare il confronto tra un ottimo laico e un mediocre sacerdote o consacrato. Se siamo sinceri, dobbiamo ammettere che le possibilità di darsi sono molto più grandi, per chi non si è riservato nulla per sé. A questo punto, è d’obbligo riferirci a Gesù Cristo e a quello che Lui ha fatto. Anche Lui ha visto i bisogni di tanti uomini, eppure, non ha risposto da buon economista o da libero professionista. Ha capito che il mondo ha bisogno di Qualcuno che dia speranza. Dare speranza è la più grande carità e il più grande dono. 

Questo mondo ha bisogno di Qualcuno che sappia riflettere la luce vera. Che sappia indicare la strada a chi l’ha persa. La via scelta dal Signore è la via dell’Amore che include gratuità, totalità ed esclusività. 

È questo di cui ha bisogno l’uomo di oggi.

Falsa Libertà


“Alcune difficoltà o dubbi possono frenare la risposta alla chiamata del Signore”


 

Voglio essere me stesso. Perché devo fare quello che un altro ha scelto per me? Perché non sono libero di decidere da me ciò che deve essere il mio futuro? 

È vero, la vocazione è una realtà che cambia la mia vita. Mi cambia profondamente, non è un “mestiere” o un lavoro. Dio non mi chiama a “fare qualcosa”, ma mi chiama ad “essere qualcuno”: ad essere come Lui. Non è, quindi, un “io”, ma piuttosto un “noi”. Mi sprona a fare della mia vita un’offerta continua. Comunque sia, dovremmo cambiare la formulazione di questa frase: da «voglio essere me stesso» in «sii quello che devi essere». L’abbiamo visto all’inizio di queste pagine: per ciascuno di noi, accanto al dono della vita, il Signore da anche il dono di una “missione”. Alle volte ci accontentiamo di quello che siamo, seppellendo talenti che ci sono stati affidati con tanto amore. Ognuno è chiamato a crescere, a far maturare ciò che di nascosto c’è in se stesso, ciò che ci è stato dato.

Seguendo il progetto che Dio ha pensato per noi, saremmo noi stessi, senza il rischio di cadere in protagonismi troppo autoreferenziali e, magari, sterili. I Suoi orizzonti sono sempre più ampi di qualsiasi ambizione umana. Il cento per uno pesa sempre di più nella bilancia della nostra donazione personale.