Castità

Perché al sacerdote non è permesso di amare?

Barbara chiede:

Io non comprendo perché la vocazione al sacerdozio debba essere direttamente collegata alla scelta del celibato. La prego di chiarirmi il motivo per cui l’amore per una donna debba essere considerato come qualcosa di così abominevole tanto da non poter essere conciliato con il ministero sacerdotale. Non è forse l’amore tra un uomo ed una donna la cosa più bella che c’è, la più benedetta da Dio? Io sono profondamente credente e da un anno a questa parte provo un grande affetto per un sacerdote.
Potrebbe essere l’inizio di una bella storia d’amore, ma mi rendo conto che lui sarebbe chiamato a dover scegliere tra me ed il suo cammino. Penso che sia una scelta drammatica e non mi sembra giusto che debba essere così.

Carissima Barbara,

Un sacerdote non rinuncia ad amare. Risponde all’amore amando tutti allo stesso modo, come lo fece Cristo. Il sacerdote è chiamato da Cristo ad “essere” come Lui, altrimenti non avrebbe senso. Potrebbe infatti fare del bene alle persone in altre maniere come per esempio in un’ associazione come una onlus, ecc., senza bisogno di farsi prete.

Qui varrebbe la pena evidenziare la differenza che esiste fra lavoro e vocazioneperché implicano, nella loro essenza, qualcosa di diverso.

Il sacerdozio non è un lavoro, non è un impiego part-time, non è un uomo che dovrebbe essere più buono, più spirituale e più impegnato nelle cose della Chiesa. 

Il termine vocazione viene dal latino “vocare”: chiamata. Se sfogli il Vangelo ti accorgerai che la vocazione, la chiamata, viene sempre da Gesù, dal Signore. Lui passa, guarda, chiama: le persone riflettono, pregano, rispondono… liberamente.

Un sacerdote quindi è un “chiamato” scelto del Signore, che ha le qualità per poter compiere questa volontà di Dio nella sua vita, e che ha la libertà per rispondere a questo invito. Il sacerdozio è un sacramento, cioè la presenza del Signore. Non è un lavoro. È molto di più, nel senso che è molto più totalizzante, esclusivo. Non è migliore, soltanto più profondo. Per questa ragione comporta una dedizione totale della propria vita, senza poter “volere entrambe le cose”. Tutto qui.

Sì, è una rinuncia ad un amore “particolare”, ma per poter amare tutti con la totalità di Cristo. Questo non significa che la Chiesa veda l’amore umano come qualcosa di negativo, tutt’altro. La Chiesa però, riconosce che esiste un amore ancora più grande e più forte di quello umano: l’amore che Dio da a coloro che chiama ad amare a nome suo o, come dice la teologia, “in persona Christi.” Questo amore non è contrario all’amore umano, naturale, ma è soprannaturale. E’ un carisma, cioè un dono, una grazia speciale che Dio da a tutti gli uomini che chiama a seguirlo nella vocazione sacerdotale.

E’ questa la differenza tra la dedizione che comporta un lavoro e la dedizione che comporta una chiamata. Per questo non è solo una questione di tempo ma di totalità nell’impegno.

Sono degna di seguire il Signore?

Anna chiede:
Voglio essere suora ma sento che c’è un ostacolo: ho perso la mia verginità e so che è stata una cosa sbagliata. L’ho già confessato ed ora è tutto passato. Non ci penso più e cerco di andare avanti dando il meglio di me e mettendo il Signore al primo posto. Quando però penso di diventare suora …, loro sono così sante e pure … non mi sento degna a sufficienza. So che nessuna donna d’oggi è degna veramente di essere la sposa di Cristo, ma mi sento comunque meno degna delle altre. Cosa posso fare?
Cara Anna,

Se Dio ti sceglie per essere la sua sposa non è per i tuoi meriti ma è un invito gratuito che ti fa ed una grazia che ti dà. Dobbiamo sicuramente fare del nostro meglio per essere degni del suo dono, per vivere al suo livello. Non voglio minimizzare questo aspetto ma uno sbaglio fatto una volta soltanto è qualcosa dalla quale, con il suo perdono, ci possiamo recuperare e, quindi, ricostruire la nostra vita con il suo aiuto. Magari dovremmo renderci conto di più della nostra piccolezza e delle nostre debolezze, essere un po’ più umili e credere veramente nella sua bontà. 

Il fatto che tu ti senta indegna, inadeguata, circa il dono della vocazione non è del tutto giusto. Può anche darsi che le altre persone valgono più di te e sono più brave di te ma, in ogni caso, il Signore chiama chi vuole e quando vuole. Non è il corrispondere ad un valore, è un dono gratuito perché ti ama e ti vuole bene. Ripeto molto spesso: “ogni santo ha un passato e ogni peccatore ha un futuro”. Tutto questo dovrebbe aiutarti a saper dare il meglio di te, voler corrispondere totalmente e intensamente a Lui con tanto amore e tanta speranza. Nonostante quello che sei e quello che vali, Lui ti continua a chiamare. Che grande dono!

Forza allora, continua il tuo cammino e verifica la tua chiamata. Cerca una buona comunità e lascia carta bianca al Signore.

Posso veramente essere chiamato al celibato?

Alex chiede:

Penso chi il Signore mi stia chiamando al celibato. Ho più o meno seguito una vita da celibe quest’anno. Comunque, ultimamente ci sono state delle distrazioni. Ci sono un paio di ragazze che sono infatuate di me. Ho un appuntamento per andare fuori a mangiare con una di loro la prossima settimana. Mi piacciono veramente, e queste distrazioni non solamente mi distraggono ma mi confondono. Mi fanno domandare: sono veramente chiamato al celibato? E’OK o buono o piacevole per il Signore l’amicizia con queste regazze anche se io penso che Lui mi stia chiamando ad essere celibe? 


Caro Alex,  

Puoi vedere dalle altre risposte a questa tribuna che le nostre sensazioni ed attrazioni rimangono anche se chiamati al celibato. Lascia che ti dia altri suggerimenti. 

Primo, devi conoscere te stesso. Ad esempio, se sei quel tipo di persona che s’impegna facilmente con gli altri, che assume personalmente interesse negli altri, prova emozioni per gli altri, etc. sai che riesce difficile mantenere una certa indipendenza in un’amicizia. E’ bene sapere questo di se stessi. 

Due, devi essere pratico. Certe cose,come l’amicizia e l’attaccamento tra i sessi, succede spontaneamente. Possono ostacolare il riconoscimento della chiamata di Dio.

Tre, la sensazione, che tu provi, che Dio possa chiederti il celibato sembra essere abbastanza forte. E’ una idea da seguire. Se esci con una ragazza, ti suggerisco di trovare anche il tempo di stare solo con Cristo – entra in una chiesa e parla un momento con Lui. Vai ad un buon ritiro spirituale che ti possa sfidare.  

Quattro, l’importanza del punto tre è: se ti senti interessato ad una ragazza in particolare più che alle altre, ti troverai a rifiutare inviti per poter stare di più con lei. Se Cristo ti chiama al celibato, ti troverai a dover rifiutare altri inviti, perchè il tuo cuore è con Lui. Questo è il centro del celibato. Che Dio ti benedica.

Il celibato sembra così solitario. Tu ti senti solo?

Andy chiede:

Cerco di non pensare al sacerdozio. Non soltanto perché il celibato sembra quasi impossibile, ma anche perchè sembra così incredibilmente solitario. Tu ti senti solo? Come mai? Perchè no? 


Caro Andy, 
 
Risponderò prima alla tua domanda, poi passerò alla tua situazione. 

Non mi sento assolutamente solo! Perché no? 

Bene, prima di tutto perchè dentro di me non sono solo perche Cristo è sempre con me. Nella Preghiera e nella Eucarestia non puoi essere spiritualmente solo. Fisicamente non sono solo perché ho molti “fratelli” con i quali lavoro e i quali vivono la stessa vita che vivo, si dedicano alle stesse cose, hanno gli stessi ideali, sono desiderosi di aiutarmi proprio come io sono desideroso di aiutare loro, e con i quali posso rilassarmi. Non sono mai solo nelle battaglie spirituali che sono parte della vita avendo un direttore spirituale del quale mi fido e su cui posso sempre contare.
 
Ora, parlando della tua situazione. Tu cerchi di non pensare al sacerdozio per il fatto che il celibato appare essere estremamente difficile (quasi impossibile, terribilmente solitario). 

Vorrei che tu pensassi per un momento a questo: le tue paure sono basate su quello che tu pensi che la vita debba essere, nel modo nel quale tu pensi debba essere. 

L’unico modo per scacciare queste paure è di guardare alla vita più da vicino. Se non è ciò a cui sei chiamato, non dovrai preoccuparti di nulla. Se è quello che Dio vuole che tu faccia, quello che sembra impossibile diventerà possibile con la grazia di Dio, l’aiuto di altri e il tuo sforzo per ottenere quello che Dio vuole. 

Nota che ho detto “possibile” non “facile”. La vita da “Cristiano” sia come religioso che come laico non è mai “facile”.

Che Dio ti Benedica.

E se dopo, si scopre di amare l’altro sesso?

Tommaso chiede:

Ho detto alla mia gente, inclusa mia madre, che voglio diventare un sacerdote. Quando mia madre mi ascoltò, mi interrogò, per una buona ora, sulle ragioni per cui desideravo essere un sacerdote. Che cosa succede se un ragazzo decide di voler essere un sacerdote, e i suoi genitori lo mandano alle superiori in seminario anche se non si sente più sicuro di tale scelta? Oppure se un uomo diventa sacerdote e quindi si accorge di sentire un’attrazione per l’altro sesso più grande di quanto aveva pensato fosse possibile?


Caro Tommaso,  

Trovo difficile capire la tua domanda, poiché mi sembra essere contraddittoria. Che cosa succede se un giovane decide di voler essere un sacerdote, quindi i suoi genitori lo mandano ad un seminario con liceo superiore, anche se lui non è più sicuro del suo desiderio? Come può decidere e non essere sicuro allo stesso tempo? 

“Se un uomo diventa sacerdote e si rende conto di sentire un attaccamento più profondo per l’altro sesso che non avrebbe ritenuto possibile” confonde alcuni argomenti. 

Non puoi amare “donne”. L’amore è un sentimento personale. Tu puoi amare una persona. Un uomo che è un sacerdote si prende cura dei suoi contatti con l’altro sesso per non avere contatti che possono svilupparsi in amore umano. 

Probabilmente tu intendi dire “attrazione” piuttosto che amore. “Attrazione” può essere emozionale, intellettuale, fisica o istintiva. 

In tale situazione un sacerdote deve rendersi conto che è un essere umano, se va a cercare tali situazioni, le trova e possono essere troppo potenti per resistere. 

Quindi un sacerdote che ha preso un solenne voto di castità è molto attento nei suoi pensieri, parole, quello che guarda e legge, ed il modo in cui opera con il prossimo.

Se la castità non era richiesta nella Bibbia, perché è richiesta ora?

Augusto chiede:

Se la castità non era richiesta nella Sacra Bibbia, perché è invece richiesta adesso? Pensi che S. Paolo o Gesù fossero nell’errore quando permettevano il matrimonio in questi casi?


Caro Augusto,

Ci sono alcuni fatti che dobbiamo chiarire prima di rispondere a questa domanda:  

– La Chiesa Cattolica non insegna che i sacerdoti sposati vadano contro gli insegnamenti di Cristo. La Chiesa Cattolica non pensa che i sacerdoti sposati siano un fatto cattivo.

– Come sai, la Chiesa Cattolica ha diversi riti. Esistono approssimativamete 15 riti differenti nella Chiesa Cattolica. Il rito Latino è il più grande. 

– Il rito Latino prescrive che ogni suo sacerdote faccia una promessa di totale obbedienza al perfetto celibato. Non si possono sposare. Altri riti in seno alla Chiesa Cattolica permettono che i loro sacerdoti si sposino. 

Veniamo alla tua domanda che chiede perché i Cattolici lo proibiscono visto che nella Sacra Bibbia non c’è la proibizione al matrimonio per i sacerdoti. Bene, la risposta è che la Chiesa permette sacerdoti sposati.

E’ il rito Latino che richiede che i sacerdoti rimangano celibi per tutta la vita. La ragione per questo non è perché il matrimonio sacerdotale sia considerato infernale o in qualche modo sbagliato. E’ una decisione vecchia come la Chiesa stessa. In verità la decisione in favore del celibato viene dall’esempio di Cristo.

Come sicuramente sai, i sacerdoti, per la grazia del sacramento del Ordine sono simili a Cristo. Il sacerdote è un nuovo Cristo e ha ricevuto potere particolare da Nostro Signore di sorvegliare, nutrire, dirigere e guidare la Sua Chiesa. Cristo stesso fu durante la sua intera vita celibe. Non si sposò mai. I sacerdoti di rito Latino seguono questo esempio dell’amore perfetto di Cristo, che diede se stesso totalmente ed esclusivamente al servizio di Dio Padre e per la nostra redenzione. La vita di Cristo fu un dono totale alla gloria di Dio Padre ed alla redenzione di noi uomini e donne. Il sacerdote di rito Latino è chiamato da Cristo a seguirne gli stessi passi, e vivere la totalità del dono della sua persona al Padre in modo d’aiutare molti uomini e molte donne a raggiungere il paradiso. 

La Chiesa considera il celibato come un dono, e questo è il modo nel quale la vasta maggioranza dei sacerdoti ha sempre considerato e sempre considererà il celibato. E’ un dono del cielo. Nostro Signore dice che alcuni dei sui seguaci sarebbero chiamati a delle vite di perfette castità. Questo, dice, è solo per coloro che sono chiamati. “Vi sono infatti degli eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi tali dagli uomini, e vi sono altri che hanno rinunziato al matrimonio per il Regno del Cieli. Chi può capire, capisca.” (Matteo 19:12).
Coloro che sono chiamati al sacerdozio nel rito Latino, ricevono il dono del celibato. 

San Paolo insegna che il matrimonio è una buona cosa ma il mantenersi celibe e casto (il celibato) è meglio. Lui basa questo insegnamento sulla sua esperienza personale: “Riguardo alle persone che si mantengono nella verginità, non ho suggerimenti da parte del Signore, ma do la mia opinione come persona che ha ottenuto la misericordia del Signore ad essere a Lui fedele per sempre” (1 Corinzi 7:25). 

Questo è quello che il Papa Giovanni Paolo II ed i Vescovi della Chiesa Cattolica scrissero sul soggetto in un documento intitolato “Pastores dabo vobis”: E’ particolarmente importante che i sacerdoti capiscano la motivazione teologica della legge della Chiesa sul celibato. Essendo una legge, esprime il volere della Chiesa, anche prima del volere del soggetto espresso dal suo essere pronto. Ma il volere della Chiesa trova la sua motivazione finale nell’unione tra il celibato e la sacra ordinazione, che assimila il sacerdote a Gesù Cristo, il capo e lo sposo della Chiesa. La Chiesa, come sposa di Gesù Cristo, desidera essere amata dal sacerdote nel modo totale ed esclusivo in cui Gesù Cristo, il suo capo e sposo la ama. Il celibato sacerdotale, è quindi il dono di se stessi con Cristo alla sua Chiesa ed esprime il servizio del sacerdote alla Chiesa con il Signore. 

Per un’adeguata vita spirituale del sacerdote, il celibato non dovrebbe essere considerato e vissuto come un isolato o puramente negativo elemento, ma come un aspetto dell’approccio positivo, specifico e caratteristico dell’essere sacerdote.

Lasciati padre e madre, il sacerdote segue Gesù il buon pastore in una comunione apostolica, al servizio del Popolo di Dio. Il celibato, va quindi, accettato e rinnovato continuamente con una libera decisione d’amore come un incommensurabile dono di Dio, come un “incentivo alla carità pastorale” in una singolare compartecipazione alla paternità di Dio e nella fecondità della Chiesa, e come un testimone al mondo del regno escatologico. Per praticare tutte le domande morali, pastorali e spirituali del celibato sacerdotale è assolutamente necessario che il sacerdote preghi umilmente e fiduciosamente, come il Concilio Vaticano II indica: “In questo mondo d’oggi, molta gente dice che la perfetta continenza è impossibile. Più dicono questo, più umilmente e con più costanza i sacerdoti dovrebbero unirsi con la Chiesa nel pregare per la grazia della fedeltà. Non viene mai negata a coloro che chiedono. Allo stesso tempo lasciamo che i sacerdoti usino tutti gli aiuti naturali e sopprannaturali che sono oggi a disposizione di tutti. “Ancora una volta è la preghiera, insieme con i Sacramenti della Chiesa e le pratiche ascetiche, che fornisce speranza nelle difficoltà, perdono nei fallimenti, e confidenza e coraggio nel riprendere il viaggio terreno”.

Ancora, Papa Giovanni Paolo II scrive nella sua Lettera ai Sacerdoti nel 1995:

“L’Apostolo Paolo, che visse una vita da celibe, scrisse nella Prima Lettera ai Corinzi: “Desidererei che tutti fossero come sono io. Ma ognuno ha il suo dono speciale da Dio, uno di un tipo ed un’altro di un altro tipo” (7:7) Per lui non ci sono dubbi: matrimonio e celibato sono entrambi doni di Dio, che devono essere protetti e accolti con grade cura. Pur mettendo in risalto la superiorità della verginità, non sminuisce in alcun modo il valore della vita coniugale. Ognuno ha il suo particolare carisma, ognuno ha una vocazione che gli individui, con l’aiuto della grazia di Dio, devono imparare a discernere nelle loro vite”. (MANCA LA CITAZIONE !!!)

Papa Paolo VI scrive nella sua Enciclica sul celibato dei sacerdoti:

22. Gesù, che scelse i primi ministri della salvezza, desiderò che fossero istruiti nel comprendere i misteri del Regno dei Cieli. Ma Lui sperò anche che divenissero colleghi nell’opera di Dio con uno speciale titolo, e Suoi Ambasciatori. Li chiamò amici e fratelli, per i quali si consacrò in modo che potessero esssere consacrati nella verità; promise una ricompensa più che abbondante per ognuno che abbandonasse casa, famiglia, moglie e figli per la causa del regno di Dio. Più che questo, con parole piene di mistero e speranza, Lui lodò anche una consacrazione più perfetta al regno dei cieli per mezzo del celibato, come dono speciale. La ragione di questa risposta alla chiamata divina è il regno dei cieli; similmente, questo vero regno, il Vangelo ed il nome di Cristo motiva coloro che sono chiamati da Gesù per intraprendere il lavoro di apostolato, accettando liberamente il suo carico, per poter partecipare più attivamente nel Suo disegno..
Per loro questo è il mistero della novità di Cristo, per tutto quello che Lui è, e che appare essere, è la somma dei più alti ideali del Vangelo e del regno; è una manifestazione particolare di grazia, che sgorga dal mistero Pasquale del Salvatore. Questa è la ragione che rende la scelta del celibato desiderabile e utile per quelli chiamati da nostro Signore Gesù Cristo. Quindi, loro non intendono solamente partecipare al Suo ufficio sacerdotale, ma anche condividere con Lui la Sua attuale condizione di vita.”(MANCA LA CITAZIONE !!!) 

Per cui, vedi, Augusto, il celibato è un dono di Dio. Ogni uomo chiamato al sacerdozio nel rito Latino ha ricevuto il magnifico dono del celibato. Non ha fatto nulla per guadagnarlo. Lui è stato scelto, tutto quello dato è stato dato a lui. Lui sarà capace d’essere fedele come San Paolo, come lui darà la sua vita con gioia ed incondizionatamente per la salvezza dei suoi fratelli e sorelle in Cristo per la maggior gloria di Dio Padre. Lui non è stato defraudato, lui è pieno della gioia di Cristo. La sua vita è realizzata, è completa e interamente in Gesù Cristo. Lui sa che ha ricevuto un prezioso e grandissimo dono, e ha votato se stesso ad essere fedele.

Prega, per favore, affinché tutti i sacerdoti siano fedeli alla chiamata che Dio ha fatto loro di vivere la vita in perfetta castità. 

Che Dio ti benedica

Perché la castità è così importante per la vita religiosa?

Millie chiede:

Perché la castità è così importante per la vita religiosa?

Cara Millie,
 
Ci sono tre ‘Consigli Evangelici’, ovvero castità, povertà ed obbedienza. 

Queste sono le caratteristiche della vita e del massaggio di Cristo ed ogni Cristiano è chiamato a praticarle in un modo consono al suo stato di vita. 

La castità seguita da un giovane che si vede con una ragazza, e la castità di una coppia di sposi sono segni oggi di come il messaggio di Cristo sia differente dal messaggio del mondo.

Quindi, siamo chiamati tutti a vivere castamente, e quello che rende particolare la vita religiosa è la forma di castità: il tipo di castità alla quale sono chiamate le persone consacrate è il celibato. 

Il valore del celibato consiste nell’essere il tipo di vita scelto da Cristo per se stesso, e nella quale anche Maria condusse la sua vita. 

Dall’inizio della chiesa è stata una chiamata mandata ad alcuni dei seguaci di Cristo. Generalmente è segno che una Chiesa è autentica quando Dio manda questa grazia ad alcuni dei suoi membri.  

Il celibato produce anche dei frutti pratici: ci permette di dedicarci totalmente alla preghiera ed all’opera di Dio; è un segno che dimostra che crediamo realmente a quello che predichiamo (cioè che questa vita non è tutto, etc.), che ci rende maggiormente simili a Cristo, ed è un segno che indica alla gente quanto Dio ama tutti.

Che Dio ti Benedica

Come posso essere sicuro che sarò capace di vivere castamente?

Vittorio chiede:

Durante l’anno passato ho seguito un corso di discernimento vocazionale e mi sono convinto di voler diventare un sacerdote, e sono desideroso di voler rispondere alla chiamata. Ma ho un problema, mi sembra di non riuscire a vincere la mia tendenza a peccare contro la castità, ed ho la tendenza ad essere attratto ed ad avere relazioni con il sesso opposto.
Penso che, se dovessi continuare con la mia aspirazione, e se dovessi entrare in seminario per diventare sacerdote, potrei non riuscire a trattenermi dal fare atti non propri per un seminarista sulla strada per diventare un sacerdote. Amo la Chiesa ed i suoi sacerdoti e non voglio rovinare il loro nome. Al momento sono attratto da una ragazza e, fino ad ora, sono riuscito a trattenermi dal corteggiarla. Frequento l’università. Pensi che debba pregare e ripensare nuovamente e più profondamente alla mia volontà di diventare un sacerdote?


Caro Vittorio,

Non ti conosco personalmente e abito distante da te, quindi dipenderà da te ripensare e applicare al tuo personale caso i suggerimenti che ti darò.

Diverse cose sono a posto, se leggo correttamente: tu hai la volontà di rispondere alla chiamata di Dio e, se questa chiamata è verso il sacerdozio, sai che tipo di condotta deve essere da te mantenuta sulla via della vocazione. Trattenendoti nella situazione in cui ti trovi attualmente, tu dimostri di amare la Chiesa e di non tradire le sue aspettative.

La tua preoccupazione proviene da due fattori, la tua attrazione ad avere una relazione con una ragazza, ed il problema di non riuscire ad eliminare certi peccati. Per quanto riguarda questi, devi cercare l’aiuto di un prudente confessore e consigliere spirituale. Spiegagli le tue difficoltà e lui dovrebbe riuscire a dirti se queste cose indicano lotte interne che possono essere superate. 

Riguardo all’attrazione che senti a corteggiare una giovane, non c’è nulla di straordinario o terribilmente inusuale in ciò. Tieni a mente che, questa tendenza, non scomparirà mai anche se hai una vocazione (la gente spesso si sbaglia pensando che scompare con la vocazione). Se ti darai con tutto il tuo cuore alla tua vocazione, quello che ti puoi aspettare che succeda è che: con la preghiera ed il graduale controllo della tua immaginazione, dei tuoi sensi e delle sensazioni (che svilupperai con l’aiuto della grazia, il tuo sforzo e la guida di un direttore spirituale), questa tendenza non sarà l’unica influenza sulla tua vita e sulle tue decisioni. 

Crescendo nella vita di grazia, supererai le tue abitudini, pregherai di più e maturerai come uomo, (in forza di carattere) nuove dimensioni cresceranno nella tua vita. 

La castità e il celibato, magari un sacrificio enorme all’inizio, cresceranno come libero sacrificio divenendo una grande sorgente, a conferma della nostra chiamata.

Se la tua chiamata è al sacerdozio, puoi stare certo che la grazia ti darà tutto l’aiuto di cui avrai bisogno per mettere questa e altre tue possibili tendenze nel loro proprio posto. 

Che Dio ti benedica.

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