8 Gennaio 2007

Anno III, Numero 1

Sposorizzato dai Legionari di Cristo e dal Regnum Christi
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Seguire Cristo contro il volere dei genitori

Approfondimenti - Vocazione.org  »

E sbagliato entrare nel sacerdozio perché ho problemi economici?

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 25 dicembre 2006 (ZENIT.org). »

Dio ci insegna ad amare i bambini e i deboli, afferma il Papa alla Vigilia di Natale

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 1° gennaio 2007 (ZENIT.org). »

Omelia di Benedetto XVI per i Vespri e il Te Deum di ringraziamento di fine anno

ROMA, venerdì, 29 dicembre 2006 (ZENIT.org).-  »

Il dono di un padre e di una madre per i bambini del mondo

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Il Signore non fa mai le cose a metà

ROMA, venerdì, 29 dicembre 2006 (ZENIT.org).-  »

Attraverso la fede, tutti possiamo generare Cristo, spiega il predicatore del Papa

 

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Nel 2006 sono stati assassinati 24 sacerdoti, religiosi e laici (Zenit.org)

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Triste Natale a Betlemme, secondo le francescane dell’ospedale per bambini (Zenit.org)




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"Seguire Cristo contro il volere dei genitori"
Stefania e Padre Gamelli Giuseppe
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Stefania chiede:

Mia madre non approva la mia decisione di diventare una suora, e non mi permetterà di fare alcun lavoro a carattere religioso dora in poi per via della mia decisione. Non mi è neppure permesso parlare alle suore o al mio parroco o a nessun altro sacerdote. Cosa potrei fare?

Stefania

Cara Stefania,

Parte della risposta alla tua domanda non dipende della tua età.

Prima voglio parlare della parte che dipende dalla tua età. Se sei un minorenne devi considerare che il comandamento Onora il padre e la madre include lubbidienza alle loro richieste, sempre che non ti chiedano di fare il male. Quindi se sei ancora giovane e I tuoi genitori ti proibiscono di fare passi per seguire una vocazione, come ad esempio visitare un convento, andare ad un ritiro vocazionale, etc., allora, devi ubbidire loro. Non andare ad un ritiro o visitare un convento non è realmente una cattiva cosa, è semplicemente non fare una cosa buona che tu vorresti fare ma che non farai per rispetto ed obbedienza verso I tuoi genitori, sapendo che la tua azione ed attitudine piacerà a Cristo. Se i tuoi genitori ti chiedessero di fare qualcosa di male (per esempio, non andare a Messa la Domenica), allora, per forza andrebbe contro la promessa che fecero a Dio quando ti portarono per il battesimo, quindi potrai non ascoltarli in una simile circostanza.

Per quanto riguarda il non parlarne ad un sacerdote, penso che sarebbe bene chiedere ad un sacerdote in confessione qualche suggerimento, specialmente in relazione a questioni pratiche in relazione al desideri dei tuoi genitori che potranno inevitabilmente sorgere nel corso del tempo, e che non possono essere previsti al momento.

Se sei un adulto, dovrai prendere quelle decisioni che possono decidere della vita con prudenza e responsabilità. Questo significherà ricevere un ordine dai tuoi genitori, sentire le loro ragioni ma alla fine decidere personalmente, davanti a Dio, avendo anche ricevuto un suggerimento da un prudente direttore spirituale, sulla direzione da prendere nella tua vita. Può essere che nel chiedere un suggerimento ti renda conto che I tuoi genitori abbiano ragione e che tu non hai una vocazione, o che al presente non sia corretto il seguirla. Può anche essere che tu ti renda conto davere una vocazione e che non ci sia sufficiente ragione per non seguirla. In tale caso dovrai seguire la tua coscienza sulla corretta strada da seguire, anche se dovesse essere difficile perché dovrai andare contro I tuoi desideri.

Adesso, la parte che non dipende dalla tua età. Se hai il sospetto o vedi che Dio ti chiama a consacrare la tua vita a Lui, non importa a che età tu ti trovi e a che punto della tua vita (sia che tu ti possa permettere o meno di seguire la tua chiamata immediatamente), la reazione appropriata e di dare immediatamente il tuo cuore completamente a Lui. Continua a sviluppare la tua vita di preghiera, visitalo nellEucaristia il più frequentemente possibile specialmente andando alla S. Messa e ricevendolo nella S. Comunione il più possibili. Assicurati che il tuo comportamento in ogni aspetto della tua vita sia il più piacevole per Lui (ubbidienza a casa, onestà al lavoro, applicazione a scuola, la guida degli altri al bene)! Vivi la tua vita e tutto quello che fai come una conversazione con Cristo, con le tue azioni digli che lo ami. Non fare nulla che possa compromettere la tua vocazione.

Che Dio ti benedica.





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"E sbagliato entrare nel sacerdozio perché ho problemi economici?"
Giorgio
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Giorgio chiede:

Caro Padre Giuseppe,

provengo da una formazione tecnica ed ho recentemente perso la maggior parte dei miei soldi in investimenti in borsa ed ho anche perso il mio impiego. Ho una laurea in Direzione Aziendale.

Vado a messa quattro volte la settimana prego costantemente e sento una chiamata al sacerdozio. Non sono mai stato sposato o coinvolto in una relazione seria pur vivendo una vita socialmente sviluppata. Sono cresciuto in una famiglia cattolica. Vorrei porti un paio di domande:

1) Sono troppo anziano per essere un sacerdote?

2) Ho letto da qualche parte in internet che è sbagliato entrare al sacerdozio perché ho problemi economici. E vero? Ogni giorno che passa desidero pregare sempre più e sento come se lAltissimo mi chiamasse

Caro Giorgio,

Se la sola ragione per la quale una persona volesse fare il sacerdote fosse un problema economico, significherebbe che in lui stà succedendo qualcosa di seriamente sbagliato sia umanamente che spiritualmente.

Se, invece, la cattiva situazione economica lo porta a pensare, e questo pensare causa una maggiore conversione nella sua vita perché saccorge che le cose materiali sono vuote e non possono durare, che la sua anima è molto più importante, che nella vita cè molto di più che le ricchezze matariali ..., e questa sincera e profonda conversione lo porta a scegliere Dio al di sopra di ogni cosa, questo sarebbe tutto un altro caso. Questo è un discorso generale.

Le altre questioni che sollevi nel tuo scritto, hanno una centralità nella vocazione ed avrai bisogno di parlare direttamente con qualcuno (preferibilmente un sacerdote), per questo tratterò solamente alcuni aspetti. Sarebbe necessario che tu analizzassi le ragioni per le quali non hai mai dettagliatamente avuto in una relazione seria o non ti sei mai sposato; dovrai spiegare cosa intendi con una vita socialmente sviluppata, e che tipo di abitudini hai, se sei rimasto lontano dalla Chiesa e per quanto tempo, etc...; non scrivi la tua età, che potrebbe anche essere un fattore determinante, e dovresti parlare anchedel tuo stato di salute. Naturalmente, passando in rassegna tutti questi argomenti con un direttore spirituale, usciranno altre questioni ma senza fare questanalisi, non potrai determinare se cè sostanza nel tuo desiderio ad essere sacerdote.

Che Dio ti benedica.





CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 25 dicembre 2006 (ZENIT.org). «« Ritorna all'inizio
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"Dio ci insegna ad amare i bambini e i deboli, afferma il Papa alla Vigilia di Natale"
Presiede la Messa di mezzanotte nella Basilica di San Pietro in Vaticano
Papa Benedetto XVI
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Facendosi bambino, Dio ci ha insegnato ad amare i piccoli e i deboli, ha constatato Benedetto XVI nella Messa della Vigilia di Natale.

L’omelia del Papa, nella celebrazione eucaristica che ha presieduto nella Basilica di San Pietro in Vaticano, è diventata un appello ad avere rispetto dei bambini.

“Il bambino di Betlemme dirige il nostro sguardo verso tutti i bambini sofferenti ed abusati nel mondo, i nati come i non nati”, ha affermato.

“Così Dio ci insegna ad amare i piccoli – ha aggiunto nell’atto liturgico trasmesso da 84 canali televisivi di 47 Paesi –. Ci insegna così ad amare i deboli”.

Il Vescovo di Roma ha concentrato la sua attenzione sui “bambini che, come soldati, vengono introdotti in un mondo di violenza”, sui “bambini che devono mendicare” e su quelli “che soffrono la miseria e la fame” o “non sperimentano nessun amore”.

“In tutti loro è il bambino di Betlemme che ci chiama in causa; ci chiama in causa il Dio che si è fatto piccolo”, ha spiegato.

L’omelia è diventata in questo modo una preghiera affinché “il fulgore dell’amore di Dio accarezzi tutti questi bambini”.

“Chiediamo a Dio di aiutarci a fare la nostra parte perché sia rispettata la dignità dei bambini; che per tutti sorga la luce dell’amore, di cui l’uomo ha più bisogno che non delle cose materiali necessarie per vivere”, ha esortato.

Nel Bambino Gesù, ha proseguito, Dio “non è più lontano. Non è più sconosciuto. Non è più irraggiungibile per il nostro cuore”.

“Si è fatto bambino per noi e ha dileguato con ciò ogni ambiguità. Si è fatto nostro prossimo, ristabilendo in tal modo anche l’immagine dell’uomo che, spesso, ci appare così poco amabile”.

“Dio, per noi, si è fatto dono. Ha donato se stesso. Si prende tempo per noi. Egli, l’Eterno che è al di sopra del tempo, ha assunto il tempo, ha tratto in alto il nostro tempo presso di sé”.

“Tra i tanti doni che compriamo e riceviamo” a Natale “non dimentichiamo il vero dono: di donarci a vicenda qualcosa di noi stessi! Di donarci a vicenda il nostro tempo”.

La preghiera dei fedeli è stata recitata in tedesco, portoghese, arabo, filippino, polacco e francese.

In arabo si è pregato perché “tutti coloro che si riconoscono nella fede di Abramo” [cristiani, ebrei e musulmani] vivano “lo spirito del dialogo, della mutua comprensione e collaborazione, per creare opere di pacifica convivenza in mezzo ai popoli”.

Al termine della celebrazione eucaristica, i pellegrini hanno visitato il Presepe installato davanti all’obelisco di piazza San Pietro, accanto al quale svetta l’albero di Natale, che quest’anno proviene dalla Calabria.





CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 1° gennaio 2007 (ZENIT.org). «« Ritorna all'inizio
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"Omelia di Benedetto XVI per i Vespri e il Te Deum di ringraziamento di fine anno "
La sera del 31 dicembre, nella Basilica Vaticana, Benedetto XVI ha presieduto i primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e il Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno civile.
Papa Benedetto XVI
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La sera del 31 dicembre, nella Basilica Vaticana, Benedetto XVI ha presieduto i primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e il Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno civile.





ROMA, venerdì, 29 dicembre 2006 (ZENIT.org).- «« Ritorna all'inizio
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"Il dono di un padre e di una madre per i bambini del mondo"
Il commento di padre Raniero Cantalamessa alla liturgia di domenica della Sacra Famiglia: Gesù, Maria e Giuseppe.
Padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap.,
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SULLA FAMIGLIA

Domenica dopo Natale: Festa della Sacra Famiglia

Samuele 1, 20-22.24-28; Giovanni 3, 1-2.21-24; Luca 2, 41-52

“Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. In queste parole di Maria vediamo menzionati tutti e tre le componenti essenziali di una famiglia: il padre, la madre, il figlio. Non possiamo quest’anno parlare della famiglia senza toccare il problema che in questo momento più agita la società e preoccupa la Chiesa: l’annunciata discussione parlamentare sul riconoscimento delle coppie di fatto.

Non si può impedire che lo stato cerchi di dare una risposta a situazioni nuove presenti nella società, riconoscendo alcuni diritti civili a persone anche dello stesso sesso che hanno deciso di mettere insieme le proprie vite. Quello che preme soprattutto alla Chiesa – e che dovrebbe premere a tutte le persone interessate al bene futuro della società – è che questo non si traduca in un indebolimento dell’istituto familiare, già tanto minacciato nella cultura moderna.

Si sa che il modo migliore di estenuare una realtà o una parola è quello che dilatarla e banalizzarla, facendole abbracciare cose diverse e tra loro contraddittorie. Questo avviene se si equipara la coppia omosessuale al matrimonio tra l’uomo e la donna. Il senso stesso della parola “matrimonio” – dal latino ufficio della madre (matris) – rivela l’insensatezza di tale progetto.

Non si vede, oltre tutto, il motivo di questa equiparazione, potendosi salvaguardare i diritti civili in questione anche in altri modi. Non vedo perché questo dovrebbe suonare un limite e un’offesa alla dignità delle persone omosessuali che tutti oggi sentiamo il dovere di rispettare e amare e di cui, in alcuni casi, conosco personalmente la rettitudine e la sofferenza.

Quello che stiamo dicendo vale a maggior ragione per il problema dell’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. L’adozione da parte di coppie omosessuali è inaccettabile perché è una adozione a esclusivo beneficio degli adottanti, non del bambino, che potrebbe benissimo essere adottato da coppie normali di papà e mamma. Ce ne sono tante che aspettano da anni.

Le donne omosessuali hanno anche loro, si fa notare, l’istinto della maternità e vogliono soddisfarlo adottando un bambino; gli uomini omosessuali sperimentano il bisogno di vedere crescere una giovane vita accanto a loro e vogliono soddisfarlo adottando un bambino. Ma quale attenzione si presta ai bisogni e ai sentimenti del bambino in questo caso? Egli si troverà ad avere due madri, o due padri, anziché un padre e una madre, con tutte le complicazioni psicologiche e di identità che questo comporta, dentro e fuori casa. Come vivrà il bambino, a scuola, questa situazione che lo rende così diverso dai compagni?

L’adozione è stravolta nel suo significato più profondo: non è più un dare qualcosa, ma un cercare qualcosa. Il vero amore, dice Paolo, “non cerca il proprio interesse”. È vero che anche nelle adozioni normali, i genitori adottanti cercano, a volte, il loro bene: avere qualcuno su cui riversare il loro amore reciproco, un erede delle loro fatiche. Ma in questo caso il bene degli adottanti coincide con il bene dell’adottato, non si oppone ad esso. Dare in adozione un bambino a una coppia omosessuale, quando sarebbe possibile darlo a una coppia di genitori normali, non è, obbiettivamente parlando, fare il suo bene, ma il suo male.

Il brano evangelico della festa termina con un quadretto di vita familiare che lascia intravedere tutta la vita di Gesú dai dodici ai trent’anni: “Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”. Che la Vergine ottenga a tutti i bambini del mondo il dono di potere, anch’essi, crescere in età e grazia circondati dall’affetto di un papà e di una mamma.





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"Il Signore non fa mai le cose a metà"
Padre Giuseppe Gamelli, LC

Cara Chiara,

grazie per la mail e per la fiducia. Cosa dirti, che il Signore non fa mai le cose a metá e che nel suo cuore c'è sempre un progetto concreto per ciascuno di noi. Forse è un po' più lento di quanto possiamo capire, forse ci porta per vie che non pensavamo... comunque sia il primo interessato affinché riusciamo a riconoscerlo e a seguirlo è proprio Lui.

Guarda un po' dove ti ha portata fino ad oggi, cerca di trovare una guida spirituale che ti sappia capire ed accompagnare. Vedrai che troverai anche tu il cammino. Affidati fortemente a Maria, con la mia preghiera e la mia amicizia, in Cristo e in Maria, P. Giuseppe Gamelli, LC





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"Attraverso la fede, tutti possiamo generare Cristo, spiega il predicatore del Papa"
Commento di padre Cantalamessa, OFM Cap., alla liturgia della solennità della Madre di Dio
Padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap.
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MARIA MEDITAVA NEL SUO CUORE TUTTE QUESTE PAROLE

Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio

Numeri 6, 22-27; Galati 4, 4-7; Luca 2, 16-21

Il Concilio ci ha insegnato a guardare a Maria come alla “figura” della Chiesa, cioè suo esemplare perfetto e sua primizia. Ma può, Maria, essere di modello alla Chiesa anche nel suo titolo di “Madre di Dio” con cui viene onorata in questo giorno? Possiamo noi diventare madri di Cristo?

Non solo ciò è possibile, ma alcuni Padri della Chiesa sono arrivati a dire che, senza questa imitazione, il titolo di Maria sarebbe inutile per me: “Che giova a me – dicevano – che Cristo sia nato una volta da Maria a Betlemme, se non nasce anche per fede nella mia anima?“. Gesù stesso iniziò questa applicazione alla Chiesa del titolo di “ Madre di Cristo “, quando dichiarò: “Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8, 21). La liturgia odierna ci presenta Maria come la prima di coloro che diventano madri di Cristo mediante l’ascolto attento della sua parola. Ha scelto infatti, per questa festa, il brano evangelico dove è scritto che “Maria, da parte sua, serbava tutte queste parole meditandole nel suo cuore”.

Come si diventa, in concreto, madre di Cristo ce lo spiega Gesù stesso: ascoltando la Parola e mettendola in pratica. Vi sono due maternità incomplete o due tipi di interruzione di maternità. Una è quella, antica e nota, dell'aborto. Essa ha luogo quando si concepisce una vita ma non si partorisce, perché, nel frattempo, o per cause naturali o per il peccato degli uomini, il feto è morto. Fino a poco fa, questo era l'unico caso che si conosceva di maternità incompleta. Oggi se ne conosce un altro che consiste, all'opposto, nel partorire un figlio senza averlo concepito. Così avviene nel caso di figli concepiti in provetta e immessi, in un secondo momento, nel seno di una donna, e nel caso desolante e squallido dell'utero dato in prestito per ospitare, magari a pagamento, vite umane concepite altrove. In questo caso, quello che la donna partorisce, non viene da lei, non è concepito “prima nel cuore che nel corpo”.

Purtroppo, anche sul piano spirituale ci sono queste due tristi possibilità. Concepisce Gesù senza partorirlo chi accoglie la Parola, senza metterla in pratica, chi continua a fare un aborto spirituale dietro l'altro, formulando propositi di conversione che vengono poi sistematicamente dimenticati e abbandonati a metà strada; chi si comporta verso la Parola come l'osservatore frettoloso che guarda il suo volto nello specchio e poi se ne va dimenticando subito com'era (cfr. Gc 1, 23 24). Insomma, chi ha la fede, ma non ha le opere.

Partorisce, al contrario, Cristo senza averlo concepito chi fa tante opere, magari anche buone, ma che non vengono dal cuore, da amore per Dio e da retta intenzione, ma piuttosto dall'abitudine, dall’ipocrisia, dalla ricerca della propria gloria e del proprio interesse, o semplicemente dalla soddisfazione che dà il fare, l’agire. Insomma, chi ha le opere, ma non ha la fede.

Questi i casi negativi, di una maternità incompleta. San Francesco d'Assisi ci descrive i1 caso positivo di una vera e completa maternità che ci fa somigliare a Maria: “Siamo madri di Cristo – scrive – quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza; lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio!”. Noi – viene a dire il santo – concepiamo Cristo quando lo amiamo in sincerità di cuore e con rettitudine di coscienza, e lo diamo alla luce quando compiamo opere sante che lo manifestano al mondo.





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