18 Setembre 2006

Anno II, Numero 21

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COS’È L’ADORAZIONE

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La religione è un incontro con Cristo

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Come posso iniziare il processo di discernimento?

FRISINGA, giovedì, 14 settembre 2006 (ZENIT.org).-  »

Il Papa ai sacerdoti: Cristo non fa campagne di management per cercare vocazioni

MONACO, giovedì, 14 settembre 2006 (ZENIT.org).-  »

Benedetto XVI si congeda dalla Baviera esortando ad annunciare Cristo ad un mondo secolarizzato

RATISBONA, mercoledì, 13 settembre 2006 (ZENIT.org).-  »

I tre segreti per il dialogo ecumenico, secondo il Papa: confessione di fede, testimonianza, amore

 

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"COS’È L’ADORAZIONE "
L’adorazione è un momento assai faticoso della preghiera.
ANDREA GASPARINO
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È molto più facile meditare, ancor più facile far preghiera vocale, ancor di più far lettura. E di fatto si evade con facilità. Anche quando se ne è scoperta tutta la bellezza, c’è sempre la tentazione di evadere. Ma quando si è arrivati, si ha la netta impressione di avere scoperto la chiave di tutta la vita spirituale, si ha la netta impressione di avere trovato la roccia su cui si costruisce tutto.

Tentiamo anzitutto di capire che cosa è l’adorazione eucaristica.

L’adorazione eucaristica è stare davanti a Gesù Eucaristia dandosi a lui. È un continuare la Messa. Quasi sempre la nostra preghiera è un chiedere, l’adorazione invece è un dare. Ma che cosa do? Il mio amore! L’adorazione sarà dunque stare davanti al Signore ripetendogli che io Lo amo? Non diremmo che sia esattamente questo.

L’adorazione non è un dare a parole, che è tanto semplice, ma è un dare a fatti, che è una cosa ben diversa. L’adorazione si può fare senza parole: chi ama veramente non ha tante parole da dire, fa, dona se stesso.

Quando dico al Signore che Lo amo (e lo posso anche esprimere senza parole e formule) io intendo dire: «Signore, voglio essere come mi vuoi tu, la mia carità sarà autentica, il mio dovere sarà compiuto bene, riparerò a quella viltà, sistemerò quella cosa che ti dispiace. Ti amo, o Signore, voglio fare cioè tutta la tua volontà, la tua non la mia: voglio ubbidire, voglio essere povero, voglio essere come mi vuoi tu».

Se questa volontà è ripetuta (e non c’è bisogno di grandi parole), è offerta, è ripresentata infinite volte, sono infiniti atti di amore. Questo è adorare.





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"La religione è un incontro con Cristo"
Come si può sentire la chiamata di Dio?
Roberto
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Roberto chiede:

Come può essere che, pur non avendo mai seguito in alcun modo la religione, puoi sentire la chiamata di Dio, e come comprendi quello che cerca di dirti?

Roberto

Caro Roberto,

Quello che fai quando senti un sentimento così, è semplicemente di seguirlo. Dio ci chiama sempre più vicini a Lui, puoi, quindi essere assulutamente certo che il tuo sentimento è vero e che Dio ti sta chiamando a crescere più vicino a Lui.

La seconda parte della tua domanda: come scoprire esattamente che cosa cerca di dirti, è veramente significante e molto bello poiché significa che il tuo cuore è aperto allascolto di Lui. Fortunatamente, Dio è il nostro Padre misericordioso, per cui la risposta alla tua domanda non è terribilmente complicata, nonostante richieda pazienza e lavoro.

Di seguito sono alcuni passi concreti che puoi seguire:

Uno, tu dici di non avere mai seguito in alcun modo la religione, quindi, il primo passo sarà di conoscere meglio Dio. Tu hai già avuto lesperienza di come può parlare alle nostre anime in modo interiore, silenzioso ma estremamente effettivo. Tu sai che Lui è presente. Adesso, prendi il Vangelo, leggilo ed impara a conoscere Gesù il figlio di Dio. Chiedi aiuto allo Spirito Santo per poterlo conoscere e per comprendere il suo messaggio.

Due, mentre leggi, esamina la tua vita, confrontandola con la sua e con quello che ci dice fare.

Tre, inizia andando in Chiesa regolarmente. Impara della presenza reale di Gesù nellEucaristia, e vai a parlare con Lui in essa.

Quattro, purifica la tua vita dei tuoi peccati passati e con questo aiuto, inizia ad attuare I cambi necessari.

Cinque, Sarebbe molto bello che ti trovassi un direttore spirituale che ti possa guidare e che desse una risposta alle tue domande che immancabilmente ti si presenteranno mentre progredisci.

Sei, inizia studiando la fede, leggendo il Catechismo o altri libri che la spiegano.

Ricorda che la religione è innanzitutto lincontro con Cristo, il nostro Salvatore e Redentore, che ci ama e diede la sua propria vita perché potessimo essere liberati dai nostri peccati e così acquistare una nuova vita. E grazie a Lui che hai già sperimentato il raggiungerti del Padre e loffrirti questo incommensurabile dono.

I passi che ho elencato più sopra ti aiuteranno a conoscere Cristo e ad iniziare unamicizia con Lui e continuando a sviluppare questamicizia ti accorgerai della sua continua guida verso quello che Lui vuole da te.

Che Dio ti benedica.





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"Come posso iniziare il processo di discernimento?"
Ho avuto una potente esperienza spirituale alla Vigilia di Pasqua.
Luisa

Luisa chiede:

Ho avuto una potente esperienza alla Vigilia di Pasqua, e sentii quello che pensai essere un bussare al mio cuore per unirmi al monacato. Questa non è la prima volta che questo è successo. Non sono mai passata da un serio processo di discernimento ma ho considerato una vocazione e ho anche chiesto al Signore che lavrei seguita se Lui lavesse voluto. (Naturalmente, è passato così tanto tempo che dovrei probabilmente farlo ancora). Ma, a quel tempo, sembrò che sarebbe stato meglio finire luniversità ed iniziare una vita lavorativa. Ho avuto diverse esperienze e sono uscita con ragazzi ma pochissime serie esperienze di relazione ed mi sono chiesta potrebbe essere questa unindicazione. Le faccio la seguente domanda: come posso iniziare il processo di discernimento e dove potrei andare per sapere informazioni sui differenti ordini. Ce ne sono talmente tanti, semplicemente, non so da quale iniziare. Amo Madre Angelica ed ho sognato ad occhi aperti di essere una delle sue suore. Ma ho pochissima direzione in questo campo. Per non parlare del fatto che la cittadina nella quale vivo è molto piccola e non conosco lesistenza di qualche ordine locale. La prego di aiutarmi.

Cara Luisa,

Un colpo al nostro cuore può essere una sveglia, ma non è in se stesso un definitivo segno di una vocazione. Comunque, la tua è una reazione corretta, specialmente per controllare in modo corretto se il pensiero è precedentemente apparso. Puoi fare diverse cose, alcune spirituali ed alcune pratiche.

Uno, prega. Ma non dire semplicemente Dio mostrami quello che vuoi ed io andrò. (Ancora meno dire: Mostrami quello che vuoi ed io ci penserò su). Dì qualcosa come: Signore, mi dai soltanto una vita da vivere, è lunica possibilità che ho per fare bene e portare frutto. Usami. Non importa quanto mi costi. Voglio vivere soltanto per te. Dovrai pregare così moltissime volte per dimostrare la tua convinzione.

Due, abbi fiducia. Non stai seguendo unimpossibile ricerca. Dio è sufficientemente pratico per metterti in contatto con lordine in cui vuole che tu sia.

Tre, cerca, per poter trovare. Hai la necessità di cercare qualcuno che ti può essere guida spirituale, può essere un sacerdote o un religioso in cui hai fiducia. Con questo direttore spirituale devi parlare in modo profondo della tua vita fino ad ora e della tua presente situazione, in modo che lui (o lei) possa dirti se ci sono indicazioni che Dio ti sta chiamando.

Quattro, cerca il posto in cui andare. Cè già qualcosa che ti ha attratto, riguardo alle suore di Madre Angelica. Inizia lì. Questa potrebbe o non, essere la tua chiamata, ma fai il primo passo. Se le vai a visitare e non si dimostrano essere la tua strada, loro stesse ti presenteranno altre possibilità. Un passo per volta.

Cinque, non ti aspettare che tutto funzioni immediatamente. Dovrai investire del tempo, ci saranno difficoltà e dubbi ma necessitiamo di tutti questi perché Dio possa purificarci in modo che il nostro amore per Lui possa crescere.

Che Dio ti benedica.





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"Il Papa ai sacerdoti: Cristo non fa campagne di management per cercare vocazioni"
"La messe ; molta, ma gli operai sono pochi..."
PAPA BENEDETTO XVI
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Incontrando questo giovedì i sacerdoti e i diaconi della Baviera, Benedetto XVI ha manifestato una delle sue più grandi preoccupazioni per la vita della Chiesa: la mancanza di vocazioni.

All’incontro, che ha avuto luogo nella Cattedrale di Frisinga questa mattina prima di dirigersi all’aeroporto di Monaco da cui ha fatto ritorno a Roma, il Papa ha sorpreso i presenti lasciando da parte il discorso che aveva preparato e offrendo una riflessione spontanea.

“Ho portato un lungo testo ma non lo leggerò, lo avete già stampato, potrete leggerlo quando sarò partito”, ha detto loro.

In quella cattedrale, Joseph Ratzinger è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1951. All’incontro erano presenti alcuni presbiteri ordinati quel giorno con lui.

“La messe è molta, ma gli operai sono pochi”, ha riconosciuto il Papa, ricordando l’invito di Gesù a “pregare il padrone della messe”.

Gesù “non ha dato il compito di andare a chiamare volontari o organizzare campagne di management per reclutare nuove leve”, ha spiegato.

“Dobbiamo pregare Dio, chiedere: ‘Dai, sveglia il cuore degli uomini!’. Dobbiamo pregare il padrone della messe affinché susciti un profondo sì nel cuore degli uomini”, ha esclamato.

“Anche l’efficacia dell’azione pastorale dipende dalla preghiera, altrimenti il servizio diventa vuoto attivismo”, ha aggiunto.

Il Pontefice ha quindi lasciato i suoi consigli più personali ai sacerdoti che lo ascoltavano: in particolare lo zelo per le anime, ma anche l’umiltà che induce al riconoscimento dei propri limiti.

Questo vale per i sacerdoti, ma anche per il Papa, ha osservato: “Anch’io dovrei fare tante cose, ma ho poche forze. Tutto il resto devo lasciarlo a Dio”.

Benedetto XVI ha quindi composto una preghiera spontanea: “Tu lo sai, la Chiesa è Tua. Sarai tu a regalarci i collaboratori per la Tua opera. Laddove non arriviamo noi, ci sei Tu. Solo se ristorati, solo se riceviamo prima da Dio – ha continuato – possiamo servire realmente gli altri”.

“Solo così capiamo che celebrare la Messa non è un mestiere, ma richiede intima partecipazione interiore. Solo così comprendiamo che l’Eucaristia non è un obbligo, è un alimento spirituale”, ha concluso.





MONACO, giovedì, 14 settembre 2006 (ZENIT.org).- «« Ritorna all'inizio
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"Benedetto XVI si congeda dalla Baviera esortando ad annunciare Cristo ad un mondo secolarizzato"
“Chi crede in Dio non è mai solo”
PAPA BENEDETTO XVI
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Benedetto XVI si è congedato questo giovedì dalla Germania sintetizzando il messaggio centrale che voleva lasciare alla sua patria nella visita iniziata il 9 settembre: “Chi crede non è mai solo”.

Per questo motivo, nella cerimonia conclusiva del quarto viaggio apostolico internazionale di questo pontificato, svoltasi all’aeroporto internazionale “Franz Joseph Strauss” di Monaco, il Vescovo di Roma ha invitato i suoi connazionali a testimoniare la fede nell’amore di Dio “nell’attuale mondo secolarizzato”.

“Porto impresse indelebilmente nell'animo le emozioni suscitate in me dall'entusiasmo e dalla intensa religiosità di vaste moltitudini di fedeli, devotamente raccolte nell'ascolto della Parola di Dio e nella preghiera”, ha detto.

“Ho potuto rendermi conto di quante persone, in Baviera, anche oggi si sforzano di camminare sulle strade di Dio in comunione con i loro Pastori, impegnandosi a rendere testimonianza della loro fede nell'attuale mondo secolarizzato”.

“Sono stati giorni intensi – ha proseguito –, nei quali mi è stato dato di rivivere nel ricordo tanti eventi del passato che hanno segnato la mia esistenza”.

Il Papa ha quindi ricordato di essersi recato in Germania “per riproporre ai miei concittadini le eterne verità del Vangelo e confermare i credenti nell'adesione a Cristo, Figlio di Dio fattosi uomo per la salvezza del mondo. Sono convinto nella fede che in Lui, nella sua parola, si trova la via non solo per raggiungere la felicità eterna, ma anche per costruire un futuro degno dell'uomo già su questa terra”.

Il Pontefice ha poi affidato “il presente ed il futuro della Baviera e della Germania all'intercessione di tutti i Santi che sono vissuti sul territorio tedesco servendo fedelmente Cristo e sperimentando nella loro esistenza la verità di quelle parole che hanno accompagnato come leitmotiv le varie fasi della visita: ‘Chi crede non è mai solo’”.

Alla cerimonia ha partecipato il Ministro presidente della Baviera Edmund Stoiber, che ha ringraziato Benedetto XVI per l’“impressionante festa della fede” rappresentata dal suo viaggio in patria.

L’aereo che ha portato il Papa da Monaco a Roma, un Airbus 321 della compagnia tedesca Lufthansa, ha sorvolato le località in cui Joseph Ratzinger ha trascorso l’infanzia e la gioventù: Marktl an Inn, dov’è nato; Tittmoning, dove ha vissuto i primi anni dell’infanzia; Aschau, dove ha frequentato la scuola elementare; Traunstein, dove la famiglia Ratzinger ha vissuto e che il Papa considera la sua casa.

Il Santo Padre ha inviato un telegramma ai sindaci di queste località.

Dopo essere atterrato all’aeroporto romano di Ciampino, il Papa si è recato direttamente alla residenza pontificia di Castel Gandolfo, dove questo venerdì avrà luogo l’inizio ufficiale dell’incarico del Cardinale Tarcisio Bertone come Segretario di Stato.





RATISBONA, mercoledì, 13 settembre 2006 (ZENIT.org).- «« Ritorna all'inizio
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"I tre segreti per il dialogo ecumenico, secondo il Papa: confessione di fede, testimonianza, amore"
Nell’incontro con i rappresentanti di diverse comunità cristiane
PAPA BENEDETTO XVI
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tre elementi per far progredire il cammino verso l’unità piena e visibile fra i cristiani sono la “confessione” di Cristo, la “testimonianza” e l’ “amore”, ha spiegato Benedetto XVI nell’incontro dedicato ai rappresentanti delle altre Chiese e comunità cristiane, durante la sua visita in Baviera.

L’incontro, che ha visto la partecipazione di rappresentanti di varie Chiese e comunità ecclesiali della Baviera, della Chiesa Luterana e della Chiesa Ortodossa bavarese, ha ricordato i due grandi obiettivi ecumenici raggiunti negli ultimi tempi: la firma della Dichiarazione congiunta di cattolici e luterani sulla Dottrina della giustificazione e la ripresa del dialogo teologico fra cattolici e ortodossi.

Nel guardare al futuro del cammino ecumenico, il Papa ha riflettuto sul capitolo quarto della prima lettera di San Giovanni, che poco prima era stata letta nella Cattedrale di Ratisbona, dove ha avuto luogo la celebrazione dei Vespri.

In primo luogo, l’apostolo presenta ciò che distingue i cristiani: la professione di fede, vale a dire, la confessione: “la fede, cioè, nel fatto che Gesù è il Figlio di Dio venuto nella carne”.

“Nell'epoca degli incontri multireligiosi siamo facilmente tentati di attenuare un po' questa confessione centrale o addirittura di nasconderla. Ma con ciò non rendiamo un servizio all'incontro, né al dialogo”, ha osservato il Santo Padre.

“Con ciò rendiamo soltanto Dio meno accessibile, per gli altri e per noi stessi. È importante che noi poniamo in discussione in modo completo e non soltanto frammentario la nostra immagine di Dio”, ha detto.

“In questa nostra comune confessione e in questo nostro comune compito non esiste alcuna divisione tra noi”, ha detto il Papa nel rivolgersi ai seguaci della Riforma protestante e agli ortodossi, invitandoli poi a pregare “affinché questo fondamento comune si rafforzi sempre di più”.

In secondo luogo, ha spiegato questa confessione della fede in Cristo unico salvatore dell’essere umano “deve diventare testimonianza”.

La testimonianza dei cristiani delle diverse comunità, ha spiegato il Papa, deve portare i suoi contemporanei a percepire nuovamente “Gesù, il Figlio mandato da Dio, nel quale vediamo il Padre”.

“Essere testimone di Gesù Cristo significa soprattutto: essere testimone di un determinato modo di vivere”.

“In un mondo pieno di confusione, noi dobbiamo dare nuovamente testimonianza degli orientamenti che rendono una vita veramente vita – ha continuato – . Questo importante compito comune a tutti i credenti lo dobbiamo affrontare con grande decisione: è responsabilità dei cristiani, in questa ora, di rendere visibili quegli orientamenti di un giusto vivere, che a noi si sono chiariti in Gesù Cristo”.

Infine, il Papa ha presentato come terza chiave di volta per progredire nel cammino verso l’unità fra i credenti in Cristo l’ “agape – amore”.

Il Papa ha quindi ricordato la frase da lui analizzata e contenuta nel Nuovo Testamento: “Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi” (1 Gv 4,16).

“Sì, all'amore l'uomo può credere. Testimoniamo la nostra fede così che appaia come forza dell'amore, ‘perché il mondo creda’”, ha infine concluso.





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