| 4 Settembre 2006 |
Anno II, Numero 20 |
Sposorizzato dai Legionari di Cristo e dal Regnum Christi |
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| ROMA, giovedì, 24 agosto 2006 (ZENIT.org).- | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | ||
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Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del Catechismo e di altri documenti pontifici. Con grande meraviglia monsignor Martinelli, che dal 1987 è anche Rettore del Collegio Ecclesiastico Internazionale San Carlo e Primicerio della Basilica di San Carlo al Corso (www.sancarlo.pcn.net), ha constatato che più di 800.000 schede sono state prese dalle persone che sono entrate nella Basilica. Conscia di questa situazione, Antonia Salzano, Presidente dell’Istituto e delle Edizioni San Clemente I Papa e Martire (www.istitutosanclemente.it) ha voluto raccogliere le 33 schede in un CD, ora in vendita presso le librerie cattoliche con il titolo “Catechesi Dialogica su argomenti di attualità”. Considerando la qualità, la competenza e l’utilità di queste schede catechistiche, ZENIT ha deciso di pubblicarne una ogni giovedì. Il tema affrontato questa settimana è: “Come vivere la sessualità in castità?”. * * * Qual è l’importanza umana della sessualità? • Già sul piano umano, è molto importante la sessualità nella persona. Infatti: - la sessualità si pone nella linea dell’essere della persona, è una sua conformazione strutturale, caratterizza il suo essere, e lo attualizza nella dimensione relazionale verso l’altro: essere con e per l’altro - l’uomo e la donna sono per costituzione rivolti l’uno all’altro: l’alterità e l’originalità consentono la reciprocità e l’integrazione - l’indole sessuata dell’essere umano e la facoltà umana di generare “sono meravigliosamente superiori a quanto avviene negli stadi inferiori della vita” (GS 51) - «la sessualità esercita un’influenza su tutti gli aspetti della persona umana, nell’unità del suo corpo e della sua anima. Essa concerne particolarmente l’affettività, la capacità di amare e di procreare, e, in modo più generale, l’attitudine a intrecciare rapporti di comunione con altri» (CCC, n. 2332) - la persona umana, a giudizio degli scienziati del nostro tempo, è così profondamente influenzata, in ogni sua espressione, dalla sessualità, che questa deve essere considerata come uno dei fattori che danno alla vita di ciascuno i tratti principali che la distinguono. Dal sesso, infatti, la persona umana deriva le caratteristiche che, sul piano biologico, psicologico e spirituale la fanno uomo o donna, condizionando così grandemente l’iter del suo sviluppo verso la maturità e il suo inserimento nella società - la sessualità, con le sue manifestazioni, si colloca all’incrocio tra biologico e psichico, tra natura e cultura, tra identità personale – la cui rilevanza antropologica è enorme - e le sue condizioni naturali e culturali - nello stesso tempo, la persona trascende la sua sessualità; quindi, non può lasciarsi imprigionare da essa. • La sessualità non è: - un aspetto accidentale o secondario della personalità - una costruzione culturale o sociale - un elemento passeggero, transitorio. • La sessualità si differenzia nell’uomo (mascolinità) e nella donna (femminilità): - la differenza tra l’uomo e la donna è un elemento essenziale nella persona, un elemento costitutivo dell’identità personale. L’identità sessuale maschile o femminile, in quanto specificità ontologica dell’individuo, appartiene al carattere unico e irripetibile di una persona umana e la caratterizza nelle sue molteplici dimensioni - le differenze sessuali tra uomo e donna, pur manifestandosi certamente con attributi fisici, di fatto trascendono il puramente fisico e toccano il mistero stesso della persona. Ogni persona è definita dalla propria identità sessuale. La persona è maschio o femmina dal suo concepimento e lo è in maniera irreversibile, in quanto il suo genotipo, cioè il complesso dei caratteri genetici di un individuo, si ritrova in tutte le cellule nucleate del suo corpo di uomo o di donna. Come la Fede cristiana considera la sessualità? • La Fede cristiana accoglie e completa tutti gli aspetti positivi che già sul piano umano caratterizzano sessualmente la persona. • In particolare la Fede cristiana mette in stretta correlazione la sessualità con una certa concezione e attuazione dell’amore: “non quello della concupiscenza, che vede solo oggetti con cui soddisfare i propri appetiti, ma quello dell’amicizia e dell’oblatività, in grado di riconoscere e amare le persone per se stesse. E’ un amore capace di generosità, a somiglianza dell’amore di Dio; si vuol bene all’altro perché lo si riconosce degno di essere amato. È un amore che genera la comunione tra persone, poiché ciascuno considera il bene dell’altro come proprio. È un dono di sé fatto a colui che si ama, in cui si scopre, si attua la propria bontà nella comunione di persone e s’impara il valore di essere amato e di amare” (VS, n.9). • Inoltre, nella visione cristiana, l’importanza della sessualità è ancor maggiormente motivata. Infatti: - La differenza tra i sessi appartiene al modo specifico in cui esiste l’imago Dei: l’essere immagine di Dio si manifesta, sin dall’inizio della storia umana, nella caratterizzazione sessuale: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn 1,27) - quando un uomo e una donna uniscono il loro corpo e il loro spirito in un atteggiamento di totale apertura e donazione di sé, formano una nuova immagine di Dio. La loro unione in una sola carne non risponde semplicemente a una necessità biologica, ma all’intenzione del Creatore che li conduce a condividere la felicità di essere fatti a sua immagine - la specificità sessuale, nella persona umana, è rafforzata dall’Incarnazione del Verbo. Egli ha assunto la condizione umana nella sua totalità, assumendo un sesso, ma diventando uomo in entrambi i sensi del termine: come membro della comunità umana, e come essere di sesso maschile - l’Incarnazione e la Risurrezione di Cristo estendono anche all’eternità l’identità sessuale originaria dell’imago Dei. Il Signore risorto rimane un uomo; la persona santificata e glorificata della Madre di Dio, adesso assunta corporalmente in cielo, continua ad essere una donna. • Tale concezione umano-cristiana della sessualità impedisce che: - le persone si usino come si usano le cose - la sessualità venga considerata come una dimensione del tutto al di fuori delle norme morali, dove non ci sono in gioco valori o disvalori, ma solamente gusti personali sui quali a nessuno è lecito esprimere giudizi morali. La pretesa di porre la sessualità al di fuori e al di sopra di ogni ordine morale, in una sfera di diritti intangibili, è il frutto di una cultura radicale, di un individualismo estremo in cui i valori diventano il prodotto esclusivo di una erronea concezione della libertà del singolo. Esiste una superiorità di un sesso rispetto all’altro? • La Bibbia non dà alcun adito al concetto di una superiorità naturale del sesso maschile rispetto a quello femminile. Nonostante le loro differenze, i due sessi godono di una implicita eguaglianza, di pari dignità: - «Creando l’uomo “maschio e femmina”, Dio dona la dignità personale in eguale modo all’uomo e alla donna, arricchendoli dei diritti inalienabili e delle responsabilità che sono proprie della persona umana» (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 22). Uomo e donna sono ugualmente creati a immagine di Dio; - entrambi sono persone, dotate di intelligenza e volontà, capaci di orientare la propria vita con l’esercizio della libertà. • Uguaglianza, sì, tra i sessi, ma nella distinzione, reciprocità e complementarità: - ciascuno realizza in maniera peculiare la propria identità sessuale - l’uomo e la donna hanno bisogno l’uno dell’altra per raggiungere una pienezza di vita. • Occorre valorizzare l’originalità e la specificità sia dell’uomo che della donna nella famiglia, nella società, nella Chiesa. • L’originaria amicizia e armonia tra uomo e donna è stata seriamente compromessa dal peccato, come pure la realizzazione della positività del corpo umano. Qual è la positività del corpo umano? • La Fede cristiana ha una concezione positiva del corpo, dovuta al fatto che il corpo: - è dono di Dio creatore - è stato assunto da Cristo nell’Incarnazione - è il mezzo della Redenzione (corpo immolato e risorto del Cristo) - è tempio dello Spirito Santo - è chiamato a risorgere alla fine di questo mondo. • La Fede cristiana afferma che l’essere umano: - non ha anche una corporeità, ma è anche una corporeità - è unità di anima e di corpo, quale spirito incarnato - è chiamato all’amore come spirito incarnato, cioè anima e corpo nell’unità di persona. L’amore umano abbraccia pure il corpo e il corpo esprime anche l’amore spirituale. La sessualità quindi non è qualcosa di puramente biologico, ma riguarda piuttosto il nucleo intimo della persona. L’uso della sessualità come donazione fisica ha la sua verità e raggiunge il suo pieno significato, quando è espressione della donazione personale dell’uomo e della donna fino alla morte. • Nello stesso tempo il cristiano è consapevole che alle origini del mondo c’è stato il peccato originale, il quale ha ferito la positività del corpo. E pertanto da allora tale positività è per la persona, un progetto da realizzare, anche con fatica e rinunce. E tuttavia non è un progetto impossibile, in quanto Cristo è venuto per rendere possibile la realizzazione di tale progetto. Qual è il progetto del corpo da realizzare? La coscienza di essere creato da Dio a Sua immagine e somiglianza porta la persona alla consapevolezza di essere dono ricevuto da un Altro. Da un tale essere-dono deriva l’impegno, il progetto di dover-essere-dono con e per l’altro, attraverso il dominio e la donazione di sé. Si attua così la dimensione sponsale del corpo, cioè la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo-persona diventa dono e — mediante questo dono — attua il senso stesso del suo essere ed esistere. Come la Chiesa Cattolica valuta la masturbazione? • La Chiesa cattolica afferma che “la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato. La ragione principale è che qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale, al di fuori dei rapporti coniugali normali, contraddice essenzialmente la sua finalità” (CDF, Alcune questioni di etica sessuale, n. 9). • Nella masturbazione, “il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana. • Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale” (CCC, n. 2352). Qual è il criterio principale della moralità dell’atto sessuale? E’ il rispetto della finalità di questo atto che garantisce la sua onestà morale. Qual è la finalità dell’atto sessuale? • L’atto sessuale ha due significati da realizzare: unitivo e procreativo. • Con il significato unitivo, si evidenzia che nell’atto sessuale: - sono coinvolte inscindibilmente entrambi le dimensioni personali: quella corporale e quella spirituale. Nel dono del corpo, l’uomo e la donna si riconoscono e si accolgono come donazione e accoglienza, come comunione integrale e definitiva - l’uomo e la donna esprimono, in modo esclusivo, il dono reciproco e disinteressato di un certo tipo di amore: quello totale, fedele e indissolubile l’uno per l’altra. Poiché il rapporto sessuale coinvolge tutte le dimensioni della persona (fisiche, psichiche, affettive, spirituali…) coinvolge anche tutte queste caratteristiche dell’amore • Nello stesso tempo, col significato procreativo, si esprime simultaneamente l’apertura al dono della vita: il figlio, accolto come persona, dono, promessa, compito (cfr. Cap. XIII). • Tra i due significati dell’atto sessuale, esiste una connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa. Infatti per sua intima struttura, l’atto sessuale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna. • “Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso del mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità” (Donum vitae, n.4). Il tentativo di separare l’esercizio della sessualità dalla sua responsabile apertura alla vita, così come quello, simmetricamente antitetico, di sradicare la procreazione umana dal contesto sponsale tra l’uomo e la donna, costituiscono gravissime ferite alla verità dell’amore e alla dignità delle persone. Perché la Fede cristiana riserva l’atto sessuale solo all’interno del sacramento del matrimonio? • La Fede cristiana riserva l’atto sessuale solo all’interno del sacramento del matrimonio, perché solo nel matrimonio si possono realizzare pienamente e inscindibilmente i due significati dell’atto sessuale. • Al di fuori del matrimonio, l’atto sessuale non realizza, o realizza solo parzialmente, la ricchezza e la bellezza di tali suoi significati. • Lo splendore, la pienezza e l’esclusività dell’amore coniugale derivano dalle sue qualità fondamentali: umanità (sensibile e spirituale), libertà, oblatività, totalità, unità, status sociale ed ecclesiale, fedeltà, indissolubilità, fecondità, sacramentalità. • A questo amore coniugale, e soltanto a questo, appartiene la donazione sessuale, che si realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrante dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte. • Per realizzare tale obbiettivo, i coniugi possono contare sulla grazia divina che è propria e specifica del sacramento del matrimonio. Ma è necessario pure l’impegno personale di ciascuno dei coniugi. Per questo non sempre si realizza tale obbiettivo. • Ma quando i due sposi rispettano e perseguono i due significati nel loro rapporto coniugale, essi: - lodano e ringraziano Dio - lo benedicono - manifestano e incarnano l’amore disinteressato, fedele e indissolubile di Dio - si santificano a vicenda - fanno crescere nella santità la propria famiglia, la Chiesa e l’umanità. Quale importanza ha l’astenersi dall’atto sessuale fuori del matrimonio, e talvolta anche nel matrimonio? • È importante non tanto nel suo aspetto di rinuncia, di sacrificio, quanto di rispetto della propria sessualità, considerata e vissuta nelle dimensioni e nei valori umano-cristiani sopra descritti. • L’astenersi dai rapporti sessuali (continenza), oltre che evitare il rischio di una procreazione indesiderata, può anche: - essere autentico segno di attenzione, rispetto, amore autentico e pieno dell’altro - offrire un servizio terapeutico, e cioè può offrire un valido aiuto a vivere con maggiore dedizione e intensità d’amore l’atto sessuale all’interno del sacramento del matrimonio. L’attesa può accrescere, purificare e perfezionare il desiderio della mutua donazione e sviluppare una onesta e casta gestualità affettiva coniugale - svolgere una funzione propedeutica: essere buon allenamento per rispettare la fedeltà coniugale all’interno del matrimonio, sopratutto durante i periodi di assenza temporanea e/o prolungata del coniuge, o durante i momenti di indisposizione o malattia dell’uno o dell’altro - favorire la conoscenza e la padronanza di sé, che conferiscono un più alto valore umano alla stessa persona. Esige sì un continuo sforzo, ma, grazie al suo benefico influsso, la persona può sviluppare integralmente la propria personalità, arricchendola di valori spirituali: essa apporta frutti di serenità e di pace; agevola la soluzione di altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro, aiuta a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, approfondisce il senso di responsabilità. - “La continenza in verità ci raccoglie e ci riconduce a quell’unità, che abbiamo perduto disperdendoci nel molteplice” (Sant’Agostino, Confessiones, 10, 29, 40). • Ma se è importante astenersi dall’atto sessuale per i suddetti motivi, è ancora più importante perché si vuol realizzare la virtù della castità. Che cos’è la castità? La castità: • è l’affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica; rende armonica la personalità, la fa maturare e la riempie di pace interiore; rende capaci di rispettare gli altri, perché fa vedere in essi persone da venerare in quanto create a immagine di Dio e per la grazia figli di Dio, ricreate da Cristo che «vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce ammirabile» (1 Pt 2,9). • è come la trasparenza e, ad un tempo, la custodia di un dono ricevuto, prezioso e ricco, quello dell’amore, in vista del dono di sé che si realizza nella vocazione specifica di ognuno. La castità è dunque quella energia spirituale che sa difendere l’amore dai pericoli dell’egoismo e dell’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione. • Non è solo virtù morale (formata dall’amore), ma parimenti è virtù connessa con i doni dello Spirito Santo, anzitutto con il dono del rispetto di ciò che viene da Dio (donum pietatis). Perché è importante la castità? Perché essa consente di vivere: • la propria dignità di persona in pienezza, coinvolgendo le qualità fisiche- psichiche- affettive, spirito e corpo, in un progetto globale di vita: due in uno, un cuor solo e un’anima sola, una comunione di vita e di amore • la propria sessualità all’interno dell’amore, inteso come gioiosa e reciproca comunione di tutto ciò che si è e si ha, come donazione disinteressata, totale e definitiva di sé all’altro • l’autodominio come virtù: “Il dominio di sé è un’opera di lungo respiro. Non lo si potrà mai ritenere acquisito una volta per tutte. Suppone un impegno da ricominciare ad ogni età della vita. Lo sforzo richiesto può essere maggiore in certi periodi, quelli, per esempio, in cui si forma la personalità, l’infanzia e l’adolescenza” (CCC, n. 2342) • l’attesa come momento prezioso di crescita e di realizzazione del vero amore • il rapporto col proprio corpo nel suo significato integrale, umano-cristiano • l’amicizia pura e vera verso il prossimo come comunione spirituale. Quali caratteristiche ha la castità? • Essa va attuata sia nel matrimonio sia nella verginità • “conosce leggi di crescita, la quale passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e assai spesso dal peccato. L’uomo virtuoso e casto si costruisce giorno per giorno, con le sue numerose libere scelte: per questo egli conosce, ama e compie il bene morale secondo tappe di crescita ”(CCC, n. 2343) • richiede un’educazione graduale e integrale della volontà, dei sentimenti, delle emozioni • “rende colui che la pratica un testimone, presso il prossimo, della fedeltà e della tenerezza di Dio. Indica al discepolo come seguire ed imitare Colui che ci ha scelti come suoi amici, si è totalmente donato a noi e ci ha reso partecipi della sua condizione divina. La castità è promessa di immortalità”. (CCC, nn. 2345- 2346) • comporta: - l’integrità della persona: la persona casta conserva l’integrità delle forze di vita e di amore che sono in lei, mediante anche “la virtù cardinale della temperanza, che mira a far condurre dalla ragione le passioni e gli appetiti della sensibilità” (CCC, n. 2341) - l’integralità del dono di sé: la persona casta integra la sessualità nella persona. La padronanza di sé è ordinata al dono di sé, è una scuola del dono della persona. • salvaguarda la sessualità dalle sue manipolazioni, la protegge dalla sua banalizzazione e la riscopre come mistero addirittura divino, incontro con l’altro, che è annuncio dell’incontro con Dio • evita di: - ridurre la persona a puro strumento, a possesso come se la persona fosse un oggetto - cadere in interessi individualistici, egoistici - produrre frutti amari di sfruttamento e violenza. • La castità non è pertanto: - rifiuto della sessualità - disistima dei valori e delle esigenze della sessualità. Tutti sono chiamati a vivere la castità? • Ogni persona è chiamata alla castità, secondo il proprio stato di vita. Le esigenze di questa virtù s’impongono a tutti: ai giovani, alle coppie sposate, ai singoli, alle persone consacrate. • Le modalità di esercizio della castità variano, certo, a seconda dello stato di vita; gli atti legati alla genitalità sono moralmente buoni solo all’interno del matrimonio, nel quale il loro esercizio resta comunque regolato da questa stessa virtù di castità. • “La castità deve distinguere le persone nei loro differenti stati di vita: le une nella verginità o nel celibato consacrato, un modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio solo, con cuore indiviso; le altre, nella maniera quale è determinata per tutti dalla legge morale e secondo che siano sposate o celibi. Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza. • I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l’un l’altro da Dio. Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità” (CCC, nn. 2349 -2350). • La tradizione cristiana ha sempre affermato il valore della verginità e del celibato, che promuovono rapporti di casta amicizia tra persone, e nel contempo sono segno della realizzazione escatologica di tutto l’amore creato nell’amore increato della Beata Trinità. È facile vivere la castità? La fedeltà alle esigenze di una vita casta può essere difficile e richiedere sacrifici. Ma difficile non vuol dire impossibile. La castità è frutto: • della grazia di Dio : “Essa è anche un dono di Dio, una grazia, un frutto dello Spirito. Lo Spirito Santo dona di imitare la purezza di Cristo a colui che è stato rigenerato dall’acqua del Battesimo” (CCC, n. 2345) • dell’impegno personale: chi ricorre con fiducia alla preghiera e ai sacramenti può lottare vittoriosamente contro le tentazioni, e le vittorie che riporta sono fonte di gioia spirituale • dello sforzo culturale, che tutta la società deve mettere in atto. È vero che, nella nostra civiltà erotizzata, molte sirene insinuano che resistere a pulsioni considerate irresistibili può provocare squilibri psichici. Ma ciò significa non vedere quanto la persona possa crescere assumendo coraggiosamente le sue responsabilità e dominando le proprie spinte istintive. Già la ragione filosofica lo intuisce; alla luce della Fede, poi, questa lotta della libertà prende una nuova dimensione. Come educare alla castità? • Educare alla castità comporta: - un impegno educativo alla sessualità che parte dalla più tenera età, attraverso i genitori in un primo momento e gli educatori in seguito, sostenendo la crescita della persona con il dialogo personalizzato, l’esempio e la preghiera. L’informazione sessuale va sempre collocata nel contesto dell’educazione all’amore, e deve essere sempre positiva e prudente, chiara e delicata - un’offerta di percorsi di educazione all’amore e all’affettività, rivolti ai genitori, ai formatori, ai figli. La Chiesa cattolica sostiene che l’educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale dei genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e controllati. In questo senso la Chiesa ribadisce la legge della sussidiarietà, che la scuola è tenuta ad osservare quando coopera all’educazione sessuale, collocandosi nello spirito stesso che anima i genitori - il rispetto dei diritti della persona, in particolare quello di ricevere un’informazione ed un’educazione che rispettino le dimensioni morali e spirituali della vita umana - una corretta gestione della sessualità, riguardo all’affettività, all’amore, alla sessualità, per vedere come, in una prospettiva di Fede, questo ‘mondo di passioni’ possa essere conciliato e vissuto, in modo maturo, da uomini e donne - un aiuto ai giovani in modo tale che giungano a darsi risposte, a scoprire le ragioni, i motivi e la gioia di poter assumere nella castità un determinato stile di vita - una “educazione dei sensi” che non sia né un assenso scriteriato ad essi, né sinonimo di mortificazione o privazione, quanto piuttosto tentativo di far emergere il meglio dal proprio corpo, attraverso una certa disciplina, o controllo di sé: controllo critico, intellettivo, volitivo fatto dalla scala di valori della persona - la purezza del pensiero, dell’intenzione e dello sguardo, mediante la disciplina dei sentimenti e dell’immaginazione, e mediante il rifiuto di ogni compiacenza nei pensieri impuri - l’educazione anche a tutte le altre virtù umane e cristiane e, in modo particolare, all’amore cristiano che è caratterizzato dal rispetto, dall’altruismo e dal servizio e che in definitiva è chiamato carità - il rifiuto dell’”esaltazione del corpo”, tipica della “morale laica”, con cui si trovano a fare i conti gli adolescenti e i giovani, sommersi da messaggi e immagini di un corpo giovane, bello, desiderabile, che non invecchia, pronto a godere nelle modalità più svariate, che può essere costantemente rinnovato in palestra, beauty center, interventi di chirurgia estetica - una purificazione dell’ambiente sociale, liberandolo dal diffuso erotismo, dalla curiosità morbosa, dalla permissività dei costumi. • Nella Risoluzione del Parlamento Europeo “sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi (génésiques)” (approvata in data 3 luglio 2002) ci sono (unite ad affermazioni negative o discutibili) affermazioni positive, quali: la necessità di un’educazione sessuale da proporre in modo differenziato (art. 16), secondo l’età e la diversa struttura sessuale delle ragazze e dei ragazzi, e il carattere “olistico e positivo, prestando attenzione agli aspetti psico-sociali e biomedici e basandosi sul mutuo rispetto e sul senso reciproco di responsabilità” (art. 17). • Occorre in particolare educare al pudore. Perché è necessario il pudore? • “La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore preserva l’intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. È ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione. • Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; richiede che siano rispettate le condizioni del dono e dell’impegno definitivo dell’uomo e della donna tra loro. Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell’abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove traspare il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione. • Esiste non soltanto un pudore dei sentimenti, ma anche del corpo. Insorge, per esempio, contro l’esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità morbosa in certe pubblicità, o contro la sollecitazione di certi mass-media a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda e alle pressioni delle ideologie dominanti. • Le forme che il pudore assume variano da una cultura all’altra. Dovunque, tuttavia, esso appare come il presentimento di una dignità spirituale propria dell’uomo. Nasce con il risveglio della coscienza del soggetto. Insegnare il pudore ai fanciulli e agli adolescenti è risvegliare in essi il rispetto della persona umana” (CCC, nn. 2521-2554). • Il pudore comporta il rispetto dell’intimità: se un bambino o un giovane vede che si rispetta la sua giusta intimità, allora saprà che ci si aspetta che anch’egli dimostri lo stesso atteggiamento nei confronti degli altri. In questo modo, egli impara a coltivare il proprio senso di responsabilità di fronte a Dio, sviluppando la sua vita interiore e il gusto della libertà personale, che lo rendono capace di amare meglio Dio e gli altri. Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma Mons. Raffaello Martinelli NB Per approfondire l’argomento, ecco alcuni documenti pontifici: * CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (CCC), nn. 2331- 2400; * CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE: - Persona humana, 1975 - Alcune questioni di etica sessuale, 1976; * COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Comunione e servizio, la persona umana creata a immagine di Dio, 2004, nn.32-39, 2004; * PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, Sessualità umana: verità e significato (VS), 1995. | |||
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“Laici non laicisti e cattolici non clericali” devono trovare un terreno comune di valori. E’ questo quanto ha auspicato monsignor Luigi Negri, Vescovo di San Marino e Presidente della Fondazione “Giovanni Paolo II”, nel corso di un incontro svoltosi mercoledì al Meeting di Rimini. All’incontro sul tema “Laicità vs Laicismo”, è intervenuto anche il polacco Nikolaus Lobkowicz, Direttore del Centro Studi sull’Europa dell’Est e sulla Mitteleuropea, il quale ha spiegato che “il laicismo è il tentativo di limitare o addirittura escludere l’influenza della Chiesa e della religione nella vita pubblica” , mentre la vocazione del laico potrebbe essere quella di “cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali, ordinandole secondo Dio”. Secondo Lobkowicz “il laicismo vuole impedire che in politica qualcuno faccia appello alla propria fede. Addirittura ha creato dei tabù da non mettere in discussione (aborto, omosessualità, ricerca scientifica)”. “Lo stato moderno – ha sottolineato il professore polacco – deve stare molto attento a non trasformare il laicismo in una nuova religione, come avvenuto nei Paesi comunisti”. “Ma tutto ciò non è ragionevole” – ha commentato Lobkowicz – perché in realtà “tutti i valori riportati nelle Costituzioni degli Stati europei hanno una indiscutibile origine cristiana e senza il cristianesimo non sarebbero mai emersi”. Il Direttore del Centro Studi si è infine detto convinto che “lavorando insieme, laici e cattolici possono identificare un percorso comune per fermare il declino della nostra società”. Il senatore Rocco Bottiglione, ha criticato la mentalità laicista che si rifà alla cultura razionalistica di matrice francese, che pretende che la scienza domini il tutto evitando l’esperienza della vita degli uomini, la quale dovrebbe essere esclusa dalla discussione pubblica. Dopo aver ricordato che è “attraverso l’esperienza che si arriva alla verità”, il filosofo e senatore ha sottolineato che “nessuno ha il diritto di dirci che non possiamo parlare della nostra esperienza” perché “i valori entrano nella vita pubblica attraverso l’esperienza, che è l’unica cosa che ci unisce poiché solo partendo da essa non si è, né clericali, né laicisti, ma uomini”. Marcello Pera, anch’egli senatore e docente di Filosofia, ha criticato il laicismo di origine francese che si rifà al giacobinismo che estromette qualunque religione per venerare la religione dello Stato. Per mostrare quanto intollerante e deleteria è questa idea di laicità, il senatore Pera ha ricordato quanto accaduto al senatore Buttiglione nella Commissione Europea. “Lì – ha sottolineato il senatore – si stabilì che in politica non si può trarre ispirazione dalla propria fede, ma ci si deve omologare al dettato giacobino”. Pera ha quindi elencato i guasti del laicismo: “Il pasticcio del preambolo della Costituzione europea che nega le radici cristiane, la sperimentazione sugli embrioni, il diritto all’aborto, all’eutanasia, ai matrimoni e alle adozioni per gli omosessuali, l’eugenetica, il partito dei pedofili olandesi”. “In nome della libertà individuale – ha sottolineato Pera – si permette tutto. Anche la nascita di un partito pedofilo”. Il senatore ha quindi spiegato che tali deformazioni sono “tutti frutti della rimozione della tradizione cristiana” ed ha aggiunto che “si sta realizzando l’alleanza fra democrazia e relativismo e così si vota su tutto e non ci sono più valori non negoziabili”. Per contrastare le deformazioni culturali del laicismo, monsignor Luigi Negri, nel corso della conferenza stampa tenutasi il 23 agosto, ha spiegato che “il futuro della politica deve ripartire da una forte identità culturale” e la Fondazione “Giovanni Paolo II” ha “il compito di aiutare a crescere il nuovo laico”. “La preoccupazione di un Vescovo – ha precisato monsignor Negri – è quella di garantire un itinerario di crescita dell’umano nell’alveo della dottrina sociale della Chiesa”. “Le alleanze non valgono più dei valori – ha sottolineato il Vescovo di San Marino – si tratta di arricchire l’unità nazionale con il dialogo ed il confronto tra le diverse identità culturali”. A questo proposito monsignor Negri ha parlato dell’arte che “rappresenta un linguaggio universale, perché è espressione dell’umanità nel suo aspetto originale come sensibilità verso la bellezza”. | ||||
| EDITORIALE AGOSTO/2 | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | ||
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Carissimi amici ed amiche, cominciamo da questo numero con una editoriale con la speranza che possa essere di aiuto e di spunto di riflessione circa il tema, la chiamata e la vocazione, che questa pagina web si propone di analizzare e di proporre. Saranno delle riflessione forse semplici e magari ovvie, sono però il frutto di tante mail che ormai da due anni arrivano a questa pagina e che spesso non vengono pubblicate per rispettare il desiderio di chi vuole ricevere delle risposte in privato. Molte di queste lettere "elettroniche" toccano aspetti interessanti circa la chiamata, le qualità, le modalità di risposta ed altro rispetto a quello che per tutti è, e dovrebbe essere, essenziale nella vita: capire, amare e corrispondere alla volontà di Dio. Tanti giovani, pensate ogni giorno il sito riceve più di 500 visite, stanno cercando il cammino più giusto, il cammino più sicuro per poter incontrare la propria felicità scritta nel proprio cuore da Dio. In questa ricerca ci sono alcune paure da vincere, alcuni ostacoli da superare, alcuni dubbi da risolvere. Io rispondo sempre così: "il Signore è il primo interessato nel farci capire la sua volontà. Lui fissa appuntamenti importanti nella nostra vita". Aprire gli occhi del cuore e seguire nella preghiera la voce di Cristo. Bene, ogni giorno ricordo nelle mie preghiere sacerdotali tutti gli iscritti al sito e tutti coloro che ci "finiscono casualmente". Metto tutti sotto il manto materno di Maria e nei nostri appuntamenti quindicinali o mensili cercheremo di dare alcune indicazioni circa quello che il Signore ha scritto nella nostra vita. Assieme a questo dono immenso dato per amore c'è sempre una missione, un perché, da compiere. Questa missione è trascendentale nelle nostra vita e il compito di scoprirlo è fondamentale.
Con l'amicizia di sempre, in Cristo e in Maria, padre Giuseppe Gamelli, LC | |||
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Silvia domanda: Salve. Sono una ragazza di 17 anni. E' un anno più o meno che ho cominciato un cammino di discernimento vocazionale, dal momento che ho iniziato a sentire in me sempre più forte la domanda sul senso da dare alla mia vita alla luce di Dio, del Suo progetto per me. Sei mesi fa ho sentito quella che ho riconosciuto come una chiamata alla vita consacrata...Solo che avendo ricevuto dal Signore un talento musicale, alcuni credono che sia quella la mia strada. Ma ho ricevuto un dono ben più grande: una grande intimità col Signore, che mi permette di gioire immensamente nello stare con Lui, e che mi fa percepire risposte spesso nella liturgia del giorno. E non penso che sia un caso che spesso, quando mi dico che forse mi sono "inventata" la mia chiamata, proprio nella liturgia del giorno ci siano dei richiami (come ad esempio quello di oggi in Sofonia, o quello di venerdì 9 in Isaia)...Volevo chiedere: è possibile "inventarsi" una chiamata alla vita consacrata perchè spinti da secondi fini che non sono la ricerca vera della volontà del Signore? Se sì, quali potrebbero essere? Io frequento il conservatorio, sono al terzultimo anno. Ma ormai non mi sento più al mio posto quando suono (anche se prima il mio sogno era sempre stato quello di diventare una grande concertista), e trovo pace e gioia solo in Dio...Per questo ho pensato di lasciare il conservatorio, anche perchè ora (negli anni finali, che ovviamente sono i più difficili), mi è richiesto un impegno enorme, che io toglierei magari alla scuola e al rapporto con il Signore. E poi perchè dovrei continuare, se sento che non è la mia strada, e mi sta facendo perdere la serenità? Qualcuno sostiene che è bene comunque portare a termine ciò che ho iniziato, ma per me ciò non ha un gran senso...Lei che ne pensa? Grazie mille, e mi scusi per la domanda chilometrica! Il Signore la benedica per tutto ciò che fa! Cara Silvia, ti ringrazio per la mail e per la fiducia. Ho letto attentamente il tuo messaggio e in questi giorni di "silenzio" ho pregato affinché il Signore mi illuminassi. Mi sembra di capire che ci siano i presupposti per una chiamata e che il Signore ti ha dato molti requisiti per poter rispondere. C'è il problema degli studi da risolvere. Fai bene a non metterli al primo ed unico posto come relegando il Signore in un angolino della tua vita. Visto che hai ancora 17 anni penso sia molto utile finire gli studi di maturità e, compatibilmente, andare avanti con il conservatorio ma togliendogli importanza. Allo stesso tempo continua con il discernimento vocazionale con l'aiuto di un buon sacerdote o di una buona religiosa, partecipa a ritiri o a giornate presso comunità significative e vedrai che a poco a poco il Signore ti porterà la dove ha pensato per te con tempi e ritmi precisi. Cordialmente, con la mia amicizia, in Cristo e in Maria, P. Giuseppe Gamelli, LC | |||
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Carlo chiede: Perché un bel giorno ci sono “alcuni” uomini chiamati al sacerdozio invece che ad altre vocazioni? Come può essere che una persona che ha sperimentato tale “chiamata” non le risponda? E’ possibile che trasferisca invece i suoi buoni motivi ad un’altra vocazione? Non dovrebbe temere Dio per non avere seguito la vocazione alla quale era stato chiamato? Carlo Caro Carlo, Non possiamo realmente dire per quale ragione alcuni uomini sono chiamati al sacerdozio; questo è un mistero nascosto nella mante di Dio e nei cuori degli uomini. Tutto ciò che possiamo dire e quanti hanno risposto alla chiamata, guardando in giro e contando. E’ possibile e conoscendo la natura umana, anche probabile, che altri furono chiamati o anche se chiamati, neppure provarono la vocazione. E tra quelli che hanno provato, alcuni si accorsero che non avevano realmente ricevuto la chiamata e lasciarlo per seguire il volere di Dio altrove, ed è chiaramente possibile ed anche probabile in linea con la natura umana che altri lasciarono pur avendo una reale chiamata. Chiaramente, l’uomo che pensa d’avere una vocazione, è sufficientemente generoso per provarla e di essere ammesso ad un seminario, per accorgersi solamente in seguito di non avere la chiamata, lui ha così fatto una cosa meravigliosa, sicuramente benedetta da Dio. Lui stesso si sentirà arricchito dall’esperienza. I motive per abbandonare una vocazione, possono essere molti e vari, come anche la responsabilità dell’uomo che prende la decisione. Possono variare dal seguire superficialmente un impulso, al sentirsi scoraggiato dalla mancanza di formazione o dalla mancanza d’aiuto, o per l’influenza di un cattivo esempio, alla completa ribellione contro Dio. Se trovo inutile discutere su queste cause, se non per quelli che sono in corso di discernimento di vocazioni e di insegnamento ai seminaristi, per vedere se è stato fatto tutto il necessario e per vedere come si può migliorare in entrambi il discernimento e la formazione delle vocazioni. Quello che dovrebbe fare un uomo che ha sbagliato (o per non aver provato la vocazione, o lasciando – anche l’uomo che sa con sicurezza che abbandona per la peggiore delle ragioni) è semplice. Dio è un Dio di misericordia. Lui non vuole la morte del peccatore ma al contrario, diede il suo proprio figlio perché noi peccatori potessimo salvarci. Nonostante ogni peccato, anche il peggiore immaginabile, dobbiamo sapere che Dio più di ogni altra cosa, desidera che noi possiamo essere salvati. Andiamo, quindi da Lui, dicendogli che siamo pentiti, esponiamolo a Lui nella Confessione e Lui ci rimette il nostro peccato. Questa, per quanto meravigliosa e rilassante, non è la parte migliore. Quella che ci trasporta via è che, nonostante il nostro peccato, una volta confessato, possiamo avere la confidenza assoluta che Dio vuole fare qualcosa di ancora più meraviglioso per le nostre vite che il semplice perdonarci. Invece di punirci e torturarci con il senso di colpa per quello che avrebbe potuto essere, dobbiamo sollevarci con la sua grazia e gettarci a peso morto nelle opportunità di fare il bene che Dio ci presenta. Dio meno di tutto vuole che rimaniamo attaccati alle sabbie mobili del passato. Perché Lui non è così. Lui è l’ottimista; siamo normalmente noi i pessimisti che pensano d’avere distrutto tutto con il nostro peccare. Dimentichiamo che Lui è il Risorto e quello che ciò significa. Dobbiamo lasciare tutto nelle sue mani. Non dobbiamo guardare indietro al male fatto se non per benedirlo ed amarlo per la sua misericordia e per il suo perdono. Dobbiamo guardare avanti al bene che possiamo fare con il suo aiuto, sapendo che anche questo è il suo scopo. Che Dio ti benedica. | |||
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Michele chiede: Sono un novizio in un ordine religioso. Stavo fantasticando se tu potessi avere qualche suggerimento per me per ottenere il massimo dai miei anni di noviziato. Grazie e che Dio ti benedica. Michele Caro Michele, Penso che il Noviziato sia il più importante passo nella formazione di un religioso. E’ il luogo dove riconosci e fai tue le due forze convergenti nella tua vita, il lavorio dello Spirito Santo all’interno della tua anima che ti chiama a servirlo in un modo particolare e il carisma del Fondatore del tuo ordine religioso che fa eco a quegli ordini dello Spirito e esercitano una misteriosa attrazione su di te, che ti attraggono verso il tuo ordine. E’ un tempo durante il quale assorbire il suo spirito i di riconoscere in lui la via che Dio vuole che tu segua, ed è anche il tempo in cui di cominciare a seguire quella via, modellando il tuo spirito e tutti gli aspetti della tua vita alla visione del tuo Fondatore. Crescita in preghiera, crescita nella tua personale conoscenza di Cristo, crescita nelle abitudini e attitudini di un religioso, il tuo apprezzamento e comprensione dei voti vissuti nel tuo ordine, crescita nel tuo amore per la Chiesa e la tua decisione di servirla secondo il carisma del tuo ordine, crescita in amore e apprezzamento degli altri ordini e movimenti in seno alla Chiesa. C’è così tanto da fare in noviziato, le fondamenta di tutto quello che viene dopo. Penso che è molto importante che tu ti metta sotto la guida di un religioso che ama il tuo ordine e il suo Fondatore, ed è totalmente dedicato a lui. Se il tuo ordine ha una lunga storia studiala, impara dalle vite dei grandi uomini e santi che ha dato alla Chiesa. Soprattutto, fisa nella tua vita una solida base di preghiera e la tua capacità di sacrificarti per poter essere fedele. Impara ad amare I tuoi voti come mezzo per donare te stesso interamente a Cristo e alla Chiesa, ed acquista le abitudini necessarie per mantenerle: uno spirito di fede e sacrificio, soprattutto. Spero che questo ti aiuti in qualche modo. Probabilmente non ti ho detto nulla che tu non abbia gia sentito dai tuoi educatori.. Rimani sicuro delle mie preghiere e che Dio ti benedica. | |||
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