| 10 Luglio 2006 |
Anno II, Numero 16 |
Sposorizzato dai Legionari di Cristo e dal Regnum Christi |
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| LOVANIO/SAN GALLO, lunedì, 26 giugno 2006 (ZENIT.org).- | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | ||
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I responsabili delle 34 Conferenze Episcopali d’Europa incaricati del tema delle vocazioni centreranno il loro prossimo incontro sul ruolo e sulla responsabilità della comunità cristiana in cui nasce ogni vocazione. Per questo motivo, per l’annuale appuntamento del Servizio Europeo per le Vocazioni (SEV) è stato scelto come tema “Quando la comunità cristiana diviene comunità chiamante”. La città belga di Lovanio accoglierà questa riunione dal 29 giugno al 2 luglio (nel Centro Congressi Francescano “La Foresta” di Vaalbek); hanno già confermato la propria presenza circa 70 partecipanti di 24 Paesi. Si sono incaricati della preparazione dell’incontro l’Arcivescovo Alois Kothgasser di Salisburgo – Presidente del SEV e presule delegato del CCEE (Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa) per le vocazioni – e l’attuale coordinatore, padre Kevin Doran, parroco di Glendalough (Irlanda). Seguendo il tema proposto, l’appuntamento si svilupperà in tre punti: “La parrocchia vocazionale. Quale pedagogia della vocazione nella comunità cristiana?”, “Candidati al sacerdozio: ‘giovani del nostro tempo’. Conseguenze per la formazione sacerdotale”, “Come creare una cultura vocazionale nella Chiesa”. Ogni aspetto verrà introdotto da un intervento magistrale seguito da ampi momenti di dibattito per gruppi linguistici. Allo stesso modo, si prevede uno spazio per gli apporti di esperienze particolarmente significative che portino alla luce la ricchezza e le difficoltà delle comunità cristiane in Europa. Il programma dell’incontro prevede che il 30 giugno venga presentato ai partecipanti il servizio della pastorale universitaria del Belgio. Il giorno successivo avranno la possibilità di incontrare il Cardinale Godfried Danneels, Arcivescovo di Malines-Bruxelles e Presidente dell’episcopato cattolico belga. Presieduto dal Vescovo di Chur, monsignor Amédée Grab, il CCEE (www.ccee.ch) riunisce i Presidenti delle attuali 34 Conferenze Episcopali d’Europa. La sede del suo segretariato è a San Gallo (Svizzera). Ha tre ambiti di lavoro: “Dialogo con le altre Chiese e religioni” (ecumenismo, comitato per le relazioni con i musulmani in Europa, buddismo, religione alternativa), “Evangelizzazione” (catechesi, evangelizzazione, pastorale delle vocazioni) e “Le Chiese e la cultura/società moderna” (Commissione episcopale europea per i media (CEEM), migrazioni, pastorale sociale, salvaguardia del creato, scuola e università). Sotto il patrocinio del CCEE, il Servizio Europeo per le Vocazioni è una federazione di servizi vocazionali nazionali di Paesi europei. E’ stato istituito formalmente a Lubiana (Slovenia) nel 1999, ma ha le sue origini in riunioni di servizi vocazionali nazionali di Francia, Belgio, Svizzera e Germania, iniziate all’inizio degli anni ‘90. | |||
| ROMA, venerdì, 7 luglio 2006 (ZENIT.org). | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | |||
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Questo venerdì, monsignor Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha spiegato da un punto di vista del Magistero sociale della Chiesa il ruolo dell’umanità in rapporto alla “nudità della tecnica”, dietro cui si esprime il nichilismo. L’intervento ha avuto luogo a conclusione del Corso Estivo di Aggiornamento organizzato dalla Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, sul tema “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica? Bioetica al futuro”. In particolare, facendo riferimento alla tentazione di manipolazione degli embrioni, monsignor Crepaldi ha da subito precisato che il principale pericolo che la società e la cultura stanno correndo è quello della “tecnicizzazione di sfere di vita che, così considerate, anziché venire governate dall’uomo ci sfuggono al punto che il nostro potere si trasforma in impotenza”. Secondo il Segretario del Dicastero vaticano “il sogno di Prometeo o, per restare più vicini nel tempo, di Francesco Bacone, volendo mettere nelle mani dell’uomo il segreto dell’onnipotenza, in realtà spoglia quelle mani, consegnando l’uomo alla tecnica che diventa anonima nudità del puro fare”. A questo proposito monsignor Crepaldi ha spiegato che “l’appiattimento dell’uomo sul puro fare, la tecnicizzazione del suo mondo ci impauriscono perché dietro alla tecnica non si intravede nulla, o si intravede il nulla, giacché l’uomo si pone solo domande circa il come”. Il presule ha indicato questo atteggiamento con l’espressione di “nudità della tecnica”. Riprendendo quanto scritto dal Cardinale Jospeh Ratzinger nell’opera “Introduzione al Cristianesimo” (Queriniana, Brescia 2003), il Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha poi ricordato che il positivismo secondo cui “ciò che si sa fare, si può anche fare” sfocia nella “dittatura della tecnica”. E la “dittatura del relativismo” prende le sembianze della nudità della tecnica “nel pensare che l’essere delle cose consista nella visibilità e nella fattibilità”, così “il nichilismo, che in passato si era espresso mediante ideologie distruttrici, ora si esprime mediante la pura tecnica” . Come già denunciato in precedenza dal Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, “se oggi le questioni etiche e le questioni tecniche si oppongono in modo così radicale è perché la tecnica vuol fare dell’uomo un prodotto”. Monsignor Crepaldi ha quindi affermato che “la nudità della tecnica è assolutamente incompatibile con la fede cristiana, che è indispensabile per vincere la nudità della tecnica”. Di conseguenza “la fede può vincere il nichilismo della tecnica sapendosi proporre come espressione dell’Intelligenza del Principio, recuperando, in questo modo, spazio e ruolo per se stessa, ma anche per la ragione umana”. Dopo aver ricordato la rinnovata condanna della tecnicizzazione della procreazione umana contenuta nello Studio “Famiglia e procreazione umana”, che è stato pubblicato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia il 13 maggio 2006, il Segretario del Dicastero vaticano ha dimostrato come la mera tecnicizzazione riduca la dimensione della persona umana nei campi della politica, della finanza, della cultura, dello sviluppo e dei diritti umani. Monsignor Crepaldi ha anche spiegato che “la tecnicizzazione esasperata di questi ambiti di vita rischia di produrre un altrettanto deplorevole atteggiamento antitecnico, davanti al quale il Magistero della Chiesa pure mette in guardia”. “Succede così, per esempio – ha aggiunto –, che ad una visione economicistica dello sviluppo vengano opposte teorie di ‘decrescita’ o di ‘doposviluppo’ ossia di negazione dello sviluppo in quanto tale”, ha osservato. Di fronte a queste minacce il Segretario di Giustizia e Pace ha sottolineato “la necessità di un rilancio della dottrina cristiana della Creazione come punto di partenza di una cultura del ricevere prima che del fare”. “Una nuova cultura della tecnica – ha continuato Crepaldi – deve quindi recuperare la priorità del dovere sul diritto e a questo scopo può essere decisiva una visione della natura, sia del cosmo sia della natura umana, intesa come ‘creato’, ossia qualcosa da assumere come un compito piuttosto che da produrre con la tecnica”. Richiamando le parole scritte da Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1990, secondo cui “la natura intesa come creazione, è una vocazione”, monsignor Crepaldi ha aggiunto che “le cose non sono solo cose, ma anche i significati che le legano tra loro”. “Per l’uomo questo ordine diventa normativo in senso morale – ha spiegato –. Da un lato la natura è un ‘dono’ e dall’altro è un ‘disegno’ che è stato affidato all’uomo perché collabori alla sua realizzazione”. “La negazione di Dio priva la persona del suo fondamento e, di conseguenza, induce a riorganizzare l’ordine sociale prescindendo dalla dignità e responsabilità della persona”, mentre “il nichilismo della tecnica propone all’uomo di essere costruttore di se stesso come ‘prodotto’”, ha proseguito. “La tecnica – ha continuato monsignor Crepaldi – considerata nella nudità del suo essere un puro manipolare, può consumare l’esistenza nell’istante dell’operare, può a tal punto occultare la presenza umana da trasformare l’uomo in ‘massa’, in una società burocratica che, secondo Hannah Arendt, è il ‘governo di nessuno’”. “Essa, al contrario, può rivestirsi di senso e riscattare la propria nudità, se accetta di appartenere al regno dell’agire a partire da un senso ricevuto”, ha infine concluso. | ||||
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Sergio chiede: Ciao, so di avere una chiamata al servizio Sacerdotale, ma avrò 41 anni in Febbraio. Desidero sapere dove una persona della mia età può cominciare ad interessarsi per una vocazione. Ho pregato ed adesso so che ho ricevuto una chiamata. Adesso la parte difficile: devo trovare un posto in cui andare. Mi puoi suggerire qualcosa? Grazie per il tuo tempo e le preghiere, Sergio
Caro Sergio,
Tu dovresti avere qualche idea al riguardo del tipo di sacerdozio che Dio ti sta proponendo, e probabilmente hai sentito a che tipo concreto di vocazione sacerdotale, ad esempio divenire un sacerdote Diocesano di una parrocchia, o divenire un missionario , oppure un contemplativo. Se il tuo pensiero si è rivolto semplicemente al Sacerdozio e nulla di più specifico, è probabilmente sicuro pensare che ti dovresti rivolgere al Sacerdozio Diocesano. In tale caso la persona da contattare è il direttore delle vocazioni della tua Diocesi. Lui ti parlerà è potrà fare un iniziale accertamento sulla veridicità della tua chiamata. Non ti sorprendere di questo, nonostante si senta l'attrazione e la convinzione sia nel nostro cuore, la chiamata deve essere percepita dalla Chiesa per essere considerata valida. Lo stesso direttore delle vocazioni o il tuo Vescovo sapranno a quale seminario indirizzarti se percepiranno i segnali definiti di una chiamata. Se i tuoi pensieri continuano ad essere vaghi ma più inclini verso la vita religiosa e comunitaria, dovresti chiedere al tuo direttore delle vocazioni d'essere guidato verso un differente ordine religioso. Leggendo questa risposta recepirai molto, per poter andare avanti, e magari scoprirai una comunità religiosa particolare che desideri contattare. Ma tieni in mente in modo speciale che Dio è colui che chiama, quindi prega con piena fiducia lo Spirito Santo, nella sicura certezza che guiderà i tuoi passi se sarai generoso con Lui. Che il Signore ti benedica.
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Daniela chiede: Prima di tutto, vorrei ringraziarla per il suo meraviglioso ministero, m'ha aiutata ed illuminata numerose volte. La mia domanda non riguarda la mia vocazione riguarda la vocazione di un altro. Ho sentito dire che una ragione per la quale mancano sacerdoti è perché molti non seguono la loro vocazione. Bene, conosco questa persona che avrebbe potuto avere una vocazione al sacerdozio. Disgraziatamente, i suoi genitori lo scoraggiarono, ed ora si trova lontanissimo da quell'idea. Ci sto male, perché so che nella sua vocazione, sarebbe stata la via per la quale sarebbe stato più felice. Quindi, cè qualcosa che potrei fare o dire qundo mi trovassi nuovamente in simili circostanze? Probabilmente è troppo tardi per lui, andare per quella strada ora, ma se dovessi sentire di una simile situazione di uno più giovane scoraggiato da quello che reputa essere la sua vocazione? Dovrei dire ai suoi genitori come è lui, 'non scoraggiate vostro figlio dalla sua vocazione', o qualcosa di simile? Parlo con l'interessato chiedendogli se continua a considerare una vita religiosa? Questo mi assilla veramente, ed apprezzerei veramente se potesse rimanere in contatto con me. Grazie per il suo tempo ed i consigli.
Cara Daniela,
E molto triste sapere che il tuo amico è stato dissuaso dalla vocazione dai suoi genitori. Questo succede troppo spesso, e qualche volta i genitori lo fanno con le migliori intenzioni, ma è comunque uno sbaglio. Una cosa è l'incoraggiare un giovane uomo a considerare bene il passo che vuole fare, il provarlo per assicurarsi che la sua sia una decisione matura o per assicurarsi che possa affrontare le sue debolezze o qualcosa da cui sta scappando, un altra cosa è scoraggiare un giovane con il solo pensiero del sacerdozio qualche volta usando, per ottenere lo scopo, dei ricatti emotivi molto pesanti.
Non vedo nulla di male nel parlare con i genitori per qualcosa così seria, può essere un grande favore fatto a loro ed al loro figlio. Ma tieni in mente che ci sono buoni modi e modi non così buoni nel fare qualcosa di buono. Devi anche sapere con chi hai a che fare, poiché i motivi alle spalle di tale opposizione possono essere vari e molteplici, dalla loro personale lotta con la fede, ai pregiudizi contro il sacerdozio, all'idea distorta al riguardo di un particolare seminario al quale il loro figlio vuole unirsi, per elencare soltanto alcuni esempi. E poi, non vedrei nulla di sbagliato nel suggerire al tuo amico, se è ancora in età ed in una situazione in cui il sacerdozio continua ad essere una opzione di fare un cammino vocazionale. Nulla tentato, nulla guadagnato, e tu potresti essere lo strumento del quale Dio vuole servirsi per parlare alla sua anima. Che Dio ti benedica.
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Taddeo chiede: E sbagliato per un seminarista avere dubbi riguardo alla propria vocazione al sacerdozio?
Caro Taddeo, Devi essere capace di distinguere la differenza tra paura, domande, umiltà e dubbio. Quando li mettiamo assieme possiamo confonderci, e dipende anche molto da come reagiamo di fronte a loro. E abbastanza normale la paura per il sacerdozio. E assolutamente necessario renderci conto che non ne siamo degni non dicendo semplicemente che lo sappiamo, ma nel nostro cuore essendo convinti che se non fosse per la grazia e la chiamata di Dio, sarebbe presuntuoso prendersene il merito , ed impossibile per noi, perseverare nel nostro impegno come sacerdoti. Riguardo ai dubbi, dobbiamo fare una distinzione e riflettere ulteriormente. Alcuni dubbi possono essere semplicemente Dio che ci parla e che ci guida da un'altra parte, ed altri dubbi possono essere semplicemente delle tentazioni. Il tempo del seminario è un tempo di discernimento. Qualche introspezione deve essere avvenuta prima di iniziare il seminario, ma al seminario, del discernimento addizionale deve essere fatto. Il vescovo, attraverso i suoi rappresentanti, deve analizzare se sei veramente chiamato, poiché lui deve riceverti ed ordinarti per la Chiesa, e tu devi raggiungere la profonda e interna convinzione della tua vocazione ed imparare a poggiare la tua vita su di un gruppo di abitudini, disposizioni e pratiche che ti aiuteranno a perseverare nella tua chiamata. Guardiamo prima di tutto ad alcune cose che non puoi dubitare: Dio chiama alcuni uomini ad essere sacerdoti. Quando li chiama sono uomini normali, con le debolezze classiche di ogni uomo, non li trasforma in angeli. Il sacerdozio richiede sempre sacrificio. E necessario per essere sacerdoti. Sei in seminario ed il nemico di Cristo cerca continuamente di allontanarti da quello che Dio vuole per te. La grazia esiste, cresce sulla natura dell'uomo ma non la sostituisce. Non puoi risolvere i tuoi dubbi da solo. Quando li confronti, hai bisogno dell'aiuto esterno, normalmente nella persona del tuo direttore spirituale. E' in una posizione migliore della tua per formulare le giuste domande ed aiutarti a riflettere, ed in certi momenti per darti una onesta opinione se i tuoi dubbi sono indicativi della tentazione o segno di altro. Ed una volta che i tuoi dubbi sono scomparsi, devi renderti conto che, se per caso, dovessero riapparire sono molto probabilmente il segno della tentazione. Nel frattempo, dai te stesso, il tuo cuore e la tua anima a Cristo nelle tue preghiere e nei doveri del seminario, e sii assolutamente fiducioso che Lui ti guiderà e ti proteggerà. Che Dio ti benedica.
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