| 26 Giugno 2006 |
Anno II, Numero 15 |
Sposorizzato dai Legionari di Cristo e dal Regnum Christi |
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| GERUSALEMME, venerdì, 16 giugno 2006 (ZENIT.org).- | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | ||
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Tra un mese inizierà a Gerusalemme un corso di rinnovamento spirituale aperto a sacerdoti di tutto il mondo, con il patrocinio delle Congregazioni vaticane per il Clero e per l’Evangelizzazione dei Popoli. L’iniziativa mira anche all’approfondimento della vocazione sacerdotale. Il corso, che si svolgerà dal 15 luglio al 3 agosto, è il terzo che si celebra ed è organizzato dal “Pontifical Institute Notre Dame of Jerusalem Center e dell’Istituto “Sacerdos” di Roma. Nelle scorse edizioni si è potuto contare sulla partecipazione di personalità come il Cardinale Darío Castrillón Hoyos – Prefetto del Dicastero per il Clero –, Sua Beatitudine Michel Sabbah – Patriarca latino di Gerusalemme –, l’Arcivescovo Piero Sambi – Nunzio apostolico negli Stati Uniti e prima a Gerusalemme –, padre Pierbattista Pizzaballa – Custode francescano di Terra Santa –, il rabbino David Rosen, Direttore internazionale per gli affari interreligiosi del Comitato Ebraico Statunitense. Durante il soggiorno a Gerusalemme, si offrirà ai partecipanti del corso la possibilità di celebrare l’Eucaristia in vari punti dei Luoghi Santi, come Nazareth, il cenacolo, il Getsemani, il Calvario o il Santo Sepolcro. Il corso è organizzato in tre moduli e presenta una visione biblica, storica e soprattutto spirituale dei luoghi della storia della Redenzione. Tra le attività del programma spiccano tre giorni di esercizi spirituali ignaziani, conferenze di spiritualità sacerdotale, un seminario di aggiornamento biblico, momenti liturgici, preghiera personale, adorazione quotidiana del Santissimo Sacramento, studio, incontri ecumenici e interreligiosi e visite alle comunità cristiane locali. Il Pontificio Istituto “Notre Dame” di Gerusalemme è una presenza religiosa, caritativa, culturale ed educativa della Santa Sede nella Città Santa. E’ situato a pochi passi dal Santo Sepolcro. Offre ospitalità ai pellegrini provenienti da ogni parte del mondo che visitano la Terra Santa, soprattutto al clero e alle persone consacrate. Cinque mesi prima di morire, Giovanni Paolo II ha affidato l’amministrazione e la gestione di questo centro ai Legionari di Cristo con la finalità di promuovere pellegrinaggi nei Luoghi Santi, offrire corsi di rinnovamento spirituale, sostenere la presenza cristiana nella regione e favorire il dialogo interreligioso. Dall’inizio di questa gestione, il “Pontifical Institute Notre Dame of Jerusalem Center” ha già offerto due corsi di rinnovamento spirituale per sacerdoti nella Città Santa. Al primo, svoltosi l’estate scorsa, hanno partecipato 40 sacerdoti di 16 Paesi (appartenenti a 26 diocesi diverse). Nell’inverno scorso hanno partecipato 65 sacerdoti di 23 Paesi (appartenenti a 42 diocesi). L’organizzazione ha confermato a ZENIT che tutti gli anni si celebreranno due corsi di rinnovamento spirituale in date fisse: estate (dal 15 luglio al 3 agosto) e inverno (dal 21 gennaio al 9 febbraio). | |||
| CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 16 giugno 2006 (ZENIT.org).- | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | ||
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“Vi ho chiamati amici”, le parole di Gesù raccolte nel Vangelo di San Giovanni (15,15), costituiscono il tema della Giornata Mondiale di Preghiera per la Santificazione dei Sacerdoti, che si celebrerà nella solennità del Sacro Cuore di Gesù. Il tema è stato comunicato dalla Congregazione vaticana per il Clero, il cui Prefetto è il Cardinale Darío Castrillón. La Giornata Mondiale per la Santificazione dei Sacerdoti, istituita da Giovanni Paolo II, ricorda ai presbiteri che “gli uomini desiderano contemplare nel sacerdote il volto di Cristo”, ha spiegato il Cardinal Castrillón nella lettera che ha inviato in questa occasione nel 2004. Quest’anno, la Congregazione vaticana propone di meditare sull’omelia pronunciata da Benedetto XVI nella Messa crismale del Giovedì Santo scorso nella Basilica di San Pietro. “Il nucleo del sacerdozio è l'essere amici di Gesù Cristo”, ha spiegato il Papa. “Solo così possiamo parlare veramente in persona Christi, anche se la nostra interiore lontananza da Cristo non può compromettere la validità del Sacramento. Essere amico di Gesù, essere sacerdote significa essere uomo di preghiera”. “Il mondo ha bisogno di Dio – non di un qualsiasi dio, ma del Dio di Gesù Cristo, del Dio che si è fatto carne e sangue, che ci ha amati fino a morire per noi, che è risorto e ha creato in se stesso uno spazio per l'uomo – ha proseguito –. Questo Dio deve vivere in noi e noi in Lui. È questa la nostra chiamata sacerdotale: solo così il nostro agire da sacerdoti può portare frutti”. La devozione al Sacro Cuore ha avuto come messaggera una religiosa della Visitazione francese, Santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690), che a Paray le Monial, piccola località francese della Borgogna, fu testimone di alcune apparizioni di Gesù in cui Egli le lasciò come messaggio il suo incontenibile amore per ogni uomo e ogni donna. A maggio, Benedetto XVI ha anche indirizzato una Lettera al Preposto generale della Compagnia di Gesù incentrata sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù. | |||
| CITTA’ DEL MESSICO, giovedì, 15 giugno 2006 (ZENIT.org).- | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | ||
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I giovani dispongono di una capacità evangelizzatrice che bisogna saper scoprire, ha constatato padre Carlos G. Vallés S.J, che ha dedicato la sua vita religiosa alle missioni, viaggiando dal Kenya al Sudafrica, dall’Europa agli Stati Uniti, dal Canada all’America Latina. Nato a Logroño (Spagna), ha vissuto in prima persona la distruzione della Guerra Civile, dal 1936 al 1939. Padre Vallés ha scritto circa 40 libri, tra i quali spiccano “ Yo te perdono ”, “ Cuéntame cómo rezas ”, “ Los Jóvenes nos Evangelizan ” e “ Hablando con mi Ángel ”, che hanno aiutato migliaia di lettori in America Latina e in altre parti del mondo. Secondo il sacerdote, “i giovani ci evangelizzano con la loro richiesta di sincerità, verità, autenticità". "Invece del ricorso all’autorità o dell’appello alla tradizione o ai costumi - ha detto in una intervista a ZENIT -, vogliono e attendono ragioni aperte e convincenti per accettare le norme che noi desideriamo che rispettino”. “In modo più radicale – ha proseguito –, ci stanno evangelizzando profeticamente con la loro parziale assenza dalle chiese nel nostro culto, assenza che ci addolora profondamente, ma che allo stesso tempo ci risveglia e ci esorta a dare nuova vita alla nostra pastorale affinché i giovani tornino nelle chiese”. Padre Vallés ha proseguito indicando come il rapporto tra generazioni distanti per età si possa vivere “come una difficile situazione di conflitto o come un’opportunità benedetta di mutua crescita, se entrambe le parti sono preparate ad apprendere reciprocamente”. Anche gli adulti, infatti, possono imparare dai giovani: “si tratta di spiegare, vivere, condividere, ascoltarli e in questo modo far sì che ci ascoltino e fiorisca il dialogo”, ha osservato. Di fronte alla possibilità che un giovane venga deriso dagli amici per la sua appartenenza ad un movimento cattolico, padre Vallés ha spiegato che “l’amicizia è il tesoro della vita. Il giovane cattolico si fa rispettare e accettare dai suoi amici con la semplicità della sua vita e la gioia che irradia nel rispetto della sua religione. Nessuno prenderà in giro chi è saldo nella sua personalità e nella sua fede”. Anche i giovani, ha concluso, sono protagonisti dell’evangelizzazione continua, che è “semplicemente il Vangelo vissuto giorno per giorno e comunicato nella testimonianza silenziosa della nostra vita”. “Scoprendo la ricchezza del Vangelo si rallegra la vita e si comunica il messaggio di Gesù nel miglior modo possibile”, ha poi concluso. | |||
| Città del Vaticano - Aula Paolo VI | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | ||
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Signor Cardinale, venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato, cari fratelli e sorelle! E’ per me una grande gioia incontrarmi con voi, Superiori e Superiore Generali, rappresentanti e responsabili della Vita Consacrata. A tutti rivolgo il mio cordiale saluto. Con fraterno affetto saluto, in particolare, il Signor Cardinale Franc Rodè, e lo ringrazio per essersi fatto interprete, unitamente ad altri vostri rappresentanti, dei vostri sentimenti. Saluto il Segretario e i Collaboratori della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica, grato per il servizio che questo Dicastero rende alla Chiesa in un ambito tanto importante come è quello della Vita Consacrata. Il mio pensiero va, in questo momento, con viva gratitudine a tutti i religiosi e le religiose, i consacrati e le consacrate e i membri delle Società di vita apostolica che effondono nella Chiesa e nel mondo il bonus odor Christi (cfr 2 Cor 2,15). A voi, Superiore e Superiori Maggiori, chiedo di trasmettere una parola di speciale premura a quanti sono in difficoltà, agli anziani ed ammalati, a quelli che stanno passando momenti di crisi e di solitudine, a chi soffre e si sente smarrito e, insieme, ai giovani e alle giovani, che anche oggi bussano alla porta delle vostre Case per chiedere di poter donare se stessi a Gesù Cristo, nella radicalità del Vangelo. Desidero che questo momento di incontro e di comunione profonda con il Papa possa essere per ciascuno di voi di incoraggiamento e di conforto nel compimento di un impegno sempre esigente e talvolta contrastato. Il servizio d'autorità richiede una presenza costante, capace di animare e di proporre, di ricordare la ragion d'essere della vita consacrata, di aiutare le persone a voi affidate a corrispondere con una fedeltà sempre rinnovata alla chiamata dello Spirito. Questo vostro compito è spesso accompagnato dalla Croce e a volte anche da una solitudine che richiede un senso profondo di responsabilità, una generosità che non conosce smarrimenti e un costante oblio di voi stessi. Siete chiamati a sostenere e a guidare i vostri fratelli e le vostre sorelle in un’epoca non facile, segnata da molteplici insidie. I consacrati e le consacrate oggi hanno il compito di essere testimoni della trasfigurante presenza di Dio in un mondo sempre più disorientato e confuso, un mondo in cui le sfumature hanno sostituito i colori ben netti e caratterizzati. Essere capaci di guardare questo nostro tempo con lo sguardo della fede significa essere in grado di guardare l'uomo, il mondo e la storia alla luce del Cristo crocefisso e risorto, l'unica stella capace di orientare “l'uomo che avanza tra i condizionamenti della mentalità immanentistica e le strettoie di una logica tecnocratica” (Enc. Fides et ratio, 15). La vita consacrata negli ultimi anni è stata ricompresa con spirito più evangelico, più ecclesiale e più apostolico; ma non possiamo ignorare che alcune scelte concrete non hanno offerto al mondo il volto autentico e vivificante di Cristo. Di fatto, la cultura secolarizzata è penetrata nella mente e nel cuore di non pochi consacrati, che la intendono come una forma di accesso alla modernità e una modalità di approccio al mondo contemporaneo. La conseguenza è che accanto ad un indubbio slancio generoso, capace di testimonianza e di donazione totale, la vita consacrata conosce oggi l’insidia della mediocrità, dell'imborghesimento e della mentalità consumistica. Nel Vangelo Gesù ci ha avvertito che due sono le vie: una è la via stretta che conduce alla vita, l'altra è la via larga che conduce alla perdizione (cfr Mt 7,13-14). La vera alternativa è, e sarà sempre, l'accettazione del Dio vivente attraverso il servizio obbediente per fede, o il rifiuto di Lui. Una condizione previa alla sequela di Cristo, quindi, è la rinuncia, il distacco da tutto ciò che non è Lui. Il Signore vuole uomini e donne liberi, non vincolati, capaci di abbandonare tutto per seguirLo e trovare solo in Lui il proprio tutto. C'è bisogno di scelte coraggiose, a livello personale e comunitario, che imprimano una nuova disciplina alla vita delle persone consacrate e le portino a riscoprire la dimensione totalizzante della sequela Christi. Appartenere al Signore vuol dire essere bruciati dal suo amore incandescente, essere trasformati dallo splendore della sua bellezza: la nostra piccolezza è offerta a Lui quale sacrificio di soave odore, affinché diventi testimonianza della grandezza della sua presenza per il nostro tempo che tanto ha bisogno di essere inebriato dalla ricchezza della sua grazia. Appartenere al Signore: ecco la missione degli uomini e delle donne che hanno scelto di seguire Cristo casto, povero e obbediente, affinché il mondo creda e sia salvato. Essere totalmente di Cristo in modo da diventare una permanente confessione di fede, una inequivocabile proclamazione della verità che rende liberi di fronte alla seduzione dei falsi idoli da cui il mondo è abbagliato. Essere di Cristo significa mantenere sempre ardente nel cuore una viva fiamma d'amore, nutrita di continuo dalla ricchezza della fede, non soltanto quando porta con sé la gioia interiore, ma anche quando è unita alle difficoltà, all'aridità, alla sofferenza. Il nutrimento della vita interiore è la preghiera, intimo colloquio dell’anima consacrata con lo Sposo divino. Nutrimento ancor più ricco è la quotidiana partecipazione al mistero ineffabile della divina Eucaristia, in cui si rende costantemente presente nella realtà della sua carne il Cristo risorto. Per appartenere totalmente al Signore le persone consacrate abbracciano uno stile di vita casto. La verginità consacrata non si può inscrivere nel quadro della logica di questo mondo; è il più “irragionevole” dei paradossi cristiani e non a tutti è dato di comprenderla e di viverla (cfr Mt 19,11-12). Vivere una vita casta vuol dire anche rinunciare al bisogno di apparire, assumere uno stile di vita sobrio e dimesso. I religiosi e le religiose sono chiamati a dimostrarlo anche nella scelta dell'abito, un abito semplice che sia segno della povertà vissuta in unione a Colui che da ricco che era si è fatto povero per farci ricchi con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). Così, e solo così, si può seguire senza riserve Cristo crocifisso e povero, immergendosi nel suo mistero e facendo proprie le sue scelte di umiltà, di povertà e di mitezza. L'ultima riunione plenaria della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha avuto come tema Il servizio d'autorità. Carissimi Superiori e Superiore Generali, è un'occasione per approfondire la riflessione su un esercizio dell'autorità e dell'obbedienza che sia sempre più ispirato al Vangelo. Il giogo di chi è chiamato ad assolvere il delicato compito di Superiore e di Superiora a tutti i livelli, sarà tanto più soave quanto più le persone consacrate sapranno riscoprire il valore dell'obbedienza professata, che ha come modello quella di Abramo, nostro padre nella fede, e ancor più quella di Cristo. Occorre rifuggire dal volontarismo e dallo spontaneismo per abbracciare la logica della Croce. In conclusione, i consacrati e le consacrate sono chiamati ad essere nel mondo segno credibile e luminoso del Vangelo e dei suoi paradossi, senza conformarsi alla mentalità di questo secolo, ma trasformandosi e rinnovando continuamente il proprio impegno, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (cfr Rm 12,2). E’ proprio questo il mio augurio, cari fratelli e sorelle; un augurio sul quale invoco la materna intercessione della Vergine Maria, modello insuperabile di ogni vita consacrata. Con questi sentimenti vi imparto con affetto l'Apostolica Benedizione, che estendo volentieri a quanti fanno parte delle vostre molteplici Famiglie spirituali. | |||
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