12 Giugno 2006

Anno II, Numero 14

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WAHROONGA, lunedì, 5 giugno 2006 (ZENIT.org).-  »

Nuovo cammino vocazionale per donne nubili nella pastorale di una diocesi australiana

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Il celibato ecclesiastico

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La vocazione, una avventuara tra Dio e l'anima

ROMA, domenica, 11 giugno 2006 (ZENIT.org).-  »

Il Rinnovamento Carismatico, “una gioiosa esperienza della Grazia di Dio”, afferma il predicatore del Papa

 

questa settimana nella Chiesa

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La Trinità, un mistero vicino, spiega il predicatore del Papa (zenit)




WAHROONGA, lunedì, 5 giugno 2006 (ZENIT.org).- «« Ritorna all'inizio
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"Nuovo cammino vocazionale per donne nubili nella pastorale di una diocesi australiana"
Iniziativa del Vescovo David Walker, di Broken Bay
Vescovo David Louis Walker
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Il Vescovo della diocesi australiana di Broken Bay (www.brokenbay.catholic.org.au) ha proposto una nuova vocazione alle donne che desiderano consacrarsi, nel nubilato, alla cura pastorale della Chiesa locale.

Si tratta di una “nuova vocazione nella Chiesa” che non deve interpretarsi “alla luce di altre vocazioni, come la vita religiosa, il diaconato o il sacerdozio”; “deve essere definita nei suoi termini propri”, ha sottolineato il Vescovo David Louis Walker nel suo messaggio del maggio scorso.

Un Vescovo, ha spiegato, “è l’unico responsabile della cura pastorale del popolo che gli è stato affidato”; “esercita questa responsabilità in unione con il presbiterato”, così come con la “curia diocesana”, ed è anche “libero di stabilire altre strutture e mezzi che lo assistano in questa missione pastorale”.

“Come Vescovo di Broken Bay, desidero creare un nuovo mezzo che mi aiuti nell’assistenza pastorale della diocesi. Vorrei fornire un’opportunità per una nuova vocazione destinata alle donne nella diocesi. Offrirò alle donne un’opportunità per essere coinvolte in modo più profondo nella vita e nella direzione della diocesi. Penso di formare un gruppo di donne di Chiesa che condividano con me l’assistenza pastorale del popolo della diocesi di Broken Bay”, ha annunciato.

Secondo il presule, l’iniziativa è “ben fondata” sulla dottrina della Chiesa; Papa Benedetto XVI, “seguendo gli insegnamenti” di Giovanni Paolo II, “ha sottolineato l’importanza del ruolo della donna nella Chiesa”, e Giovanni Paolo II “ha parlato del ‘genio femminile’ e della sua importanza nella Chiesa”.

Il nuovo percorso vocazionale a Broken Bay “è un’azione positiva per riconoscere ed includere questo ‘genio femminile’ nella vita e nella direzione della comunità cattolica”, ha sottolineato il Vescovo Walker.

Il nuovo percorso vocazionale si rivolge a donne nubili, “che praticano la loro fede, sentono il bisogno di essere più coinvolte nella loro Chiesa locale e vogliono esprimerlo in uno stile di vita consacrato”; “visto che oggi c’è una grande diversità di ministeri nella diocesi, una grande diversità di donne può presentarsi”, si legge nel messaggio.

“Questa vocazione implica una vita nubile”, ha sottolineato; non si tratta “solo di rinunciare al matrimonio, ma di una dedizione positiva al Signore che si esprime nel servizio agli altri”.

Chi vorrà intraprendere questo cammino, si impegnerà inizialmente per un anno, seguito da altri tre; il periodo sarà soprattutto formativo. Poi ci sarà un impegno di altri cinque anni, dopo i quali la candidata potrà scegliere se impegnarsi per la vita.

Qualunque sia il ministero al quale si dedica, la cosa importante è che viene da “una persona consacrata che si è impegnata ad assistere la diocesi. Il suo ministero sarà un’espressione della sua consacrazione”, ha spiegato il Vescovo Walker.

Il presule ha reso pubblica l’iniziativa per promuovere dibattiti e ascoltare le risposte delle persone interessate.

“Tutti possono aiutare questo progetto pregando per lui”, ha concluso.





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"Il celibato ecclesiastico"

1. Il senso del concetto di celibato: la continenza

Il presupposto primo e più importante della conoscenza dello sviluppo storico di qualsiasi istituzione è la genuina individuazione del senso dei concetti su cui essa si basa. Per il celibato ecclesiastico viene dato in maniera più che chiara e concisa da uno dei più grandi Decretisti, ossia commentatori del Decreto di Graziano, che, composto attorno al 1140, raccoglie e spiega tutto il materiale della tradizione giuridica ecclesiastica del primo millennio della Chiesa. Questo Decretista è Uguccio di Pisa, il quale nella sua Somma al detto Decreto, composta attorno al 1190, inizia il commento alla trattazione del celibato in esso contenuto con queste parole: "In questa Distinzione comincia (Graziano) a trattare specialmente della continentia clericorum quella cioè che essi debbono osservare in non contrahendo et in non utendo contracto".

In queste parole appare con ogni desiderabile chiarezza un duplice obbligo: di non sposarsi e di non usare più un matrimonio precedentemente contratto. Da ciò risulta chiaramente che ancora in quell'epoca, cioè alla fine del secolo XII dopo Cristo, esistevano chierici maggiori che erano sposati prima di ricevere l'ordine sacro.

Infatti ci risulta dalla stessa Sacra Scrittura che l'ordinazione di uomini sposati era una cosa normale se san Paolo prescrive ai suoi discepoli Tito e Timoteo che tali candidati dovevano essere stati sposati solo una volta. Di san Pietro almeno sappiamo di certo che era sposato; forse lo erano anche altri apostoli giacché Pietro disse al Maestro: "Ecco noi abbiamo abbandonato tutto e ti abbiamo seguito: che cosa dunque avremo noi?". A questa domanda Gesù rispose: "In verità vi dico: non vi è nessuno che abbia abbandonato casa, genitori, fratelli, moglie, figli per il regno di Dio che non riceva molto di più in questo tempo e nel secolo avvenire la vita eterna".

Qui appare già il primo obbligo del celibato ecclesiastico di allora, vale a dire la continenza da ogni uso del matrimonio dopo l'ordinazione e che da essa obbligatoriamente deriva. In questo obbligo consiste realmente il senso del celibato che oggi è quasi comunemente dimenticato ma che in tutto il primo millennio, e anche oltre, era noto a tutti: la completa continenza da ogni generazione di figli anche da quella permessa, anzi doverosa nel matrimonio.

Difatti, tutte le prime leggi scritte sul celibato parlano di questa proibizione, cioè di una ulteriore generazione di figli, come documenteremo con ogni desiderabile chiarezza nella seconda parte. Ciò dimostra che, a causa della moltitudine di chierici sposati antecedentemente, questo obbligo doveva essere richiesto con decisione e che il divieto di sposarsi era all'inizio piuttosto di importanza secondaria ed emerse solamente da quando e quanto più la Chiesa preferì, e poi impose i candidati celibi, da cui venivano reclutati quasi o del tutto esclusivamente i candidati agli ordini sacri.

Per completare questo primo senso del celibato ecclesiastico, il quale sin dall' inizio veniva giustamente chiamato "continenza", dobbiamo avvertire subito che i candidati sposati potevano accedere agli ordini sacri e rinunciare all'uso del matrimonio solamente col consenso della moglie, poiché essa aveva, a motivo del sacramento ricevuto, un diritto per sé inalienabile da altri all'uso del matrimonio contratto e consumato, essendo esso indissolubile. Sul complesso dei problemi risultanti da tale rinuncia reciproca torneremo nella parte seconda.

2. Le norme di ricerca su origine e sviluppo del celibato ecclesiastico

Il secondo presupposto di una retta conoscenza dell'origine e dello sviluppo del celibato ecclesiastico - che, dopo il concetto chiarito possiamo chiamare semplicemente "continenza" sessuale - è tanto più importante in quanto la molteplicità delle opinioni proprio sull'origine e sui primi sviluppi dell'obbligo della continenza si può e si deve spiegare con l'inosservanza del giusto metodo nella ricerca e nell'esposizione di tale problema.

A questo scopo occorre anzitutto osservare in modo generale che ogni campo di scienza ha la sua autonomia di fronte agli altri e ciò sulla base del proprio oggetto e del proprio metodo postulato da quest'ultimo. È vero che esistono per le scienze affini regole comuni da osservarsi nella ricerca scientifica. Così non si può, per esempio, in qualsiasi ricerca storica rinunciare alle regole di una critica preliminare delle fonti, che deve accertare la loro autenticità ed integrità, per occuparsi poi su questa base del loro valore intrinseco cioè della loro credibilità e del loro valore probativo.

Proprio in questo senso occorre la capacità e la volontà di comprendere e di usare nel modo giusto gli stessi documenti e le loro testimonianze. Soltanto su questa base sicura - autenticità, integrità, credibilità e valore - può essere sviluppata una retta ermeneutica o interpretazione delle fonti.

Oltre a queste premesse metodologiche generali occorre poi applicare il metodo specifico richiesto da ogni scienza speciale. Per cui una storiografia competente della filosofia presuppone una conoscenza adeguata della filosofia, la storiografia teologica la conoscenza della teologia; la storiografia della medicina e matematica esige una conoscenza sufficiente di queste due scienze e, finalmente, alla storiografia giuridica non può mancare la conoscenza del diritto e delle sue esigenze metodologiche proprie.

In conformità con il fin qui detto bisogna tener conto del fatto che la storia del celibato ecclesiastico implica il diritto della Chiesa e la teologia cattolica riguardo ai contenuti e agli sviluppi. Perciò, chiunque voglia fare una retta ermeneutica delle rispettive testimonianze storiche (fatti e documenti) non può fare a meno del metodo proprio del diritto canonico e della teologia. Vorrei esemplificare subito il senso e la necessità di queste osservazioni, che a prima vista possono sembrare astratte, applicandole in maniera concreta al nostro assunto.

3. Le origini del recente dibattito circa l'origine del celibato

Alla fine del secolo passato ha avuto luogo un'aspra discussione sull'origine del celibato ecclesiastico, che è nota ed operante ancora oggi. Gustav Bickell, figlio di un giurista e lui stesso orientalista, assegnava tale origine ad una disposizione apostolica, appellandosi soprattutto a testimonianze orientali. A lui rispondeva Franz X. Funk, noto cultore della storia ecclesiastica antica, dicendo che Ciò non si poteva affermare poiché la prima legge su tale celibato possiamo trovarla solo all'inizio del IV secolo dopo Cristo. Successivamente ad un doppio duello di scritti in materia, il Bickell tacque mentre il Funk ripeté ancora una volta sinteticamente i suoi risultati senza ricevere risposta dal suo avversario. In cambio ricevette importanti consensi da due altri studiosi eminenti quali erano E. F. Vacandard e H. Leclercq. La loro autorità e l'influsso delle loro opinioni, diffuse da mezzi di comunicazione di larga divulgazione (Dizionari), fruttarono alla tesi di Funk un notevole consenso che perdura fino ad oggi.

Ora, considerando ciò che si è appena detto sui presupposti principi metodologici per una tale ricerca, bisogna costatare che F. X. Funk nell'elaborazione delle sue conclusioni non ha tenuto conto prima di tutto dei canoni generali della critica delle fonti, ciò che per uno studioso altamente qualificato, quale egli era senza dubbio, è veramente strano. Egli prese per buono uno dei suoi argomenti principali contro l'opinione del Bickell, il racconto spurio sul vescovo-monaco Paphnutius d'Egitto al Concilio di Nicea del 325. E ciò contro la fondamentale critica esterna delle fonti che già prima di lui aveva ripetutamente affermato la non-autenticità di tale episodio; cosa oggi accertata come sarà documentato in seguito quando si parlerà, nella quarta parte, del Concilio di Nicea riguardo al nostro tema. Un maggior errore metodologico il Funk commise, per quanto in questo meno colpevole, quando voleva ammettere un obbligo ufficiale per il celibato solo con una legge scritta. Lo stesso deve dirsi dello storico di Teologia Vacandard e dello storico dei Concili Leclercq.

4. La trasmissione orale del diritto

Ogni storico del diritto sa ciò che uno dei più autorevoli teorici del diritto di questo secolo, Hans Kelsen, ha esplicitamente affermato: che è errata una identificazione tra diritto e legge, ius et lex. Diritto (ius) è ogni norma giuridica obbligatoria, sia essa stata data solo oralmente e tramandata attraverso una consuetudine o sia stata espressa già per iscritto. Legge (lex) invece è ogni disposizione data per iscritto e promulgata in forma legittima.

È una particolarità tipica del diritto ciò che ogni storia giuridica ci dice e cioè che l'origine di ogni ordinamento giuridico consiste nelle tradizioni orali e nella trasmissione di norme consuetudinarie le quali soltanto lentamente ricevono una forma fissata per iscritto. Così i Romani, che sono l'espressione del più perfetto genio giuridico, solamente dopo secoli hanno avuto la legge scritta delle Dodici Tavole per ragioni sociologiche. Tutti i popoli germanici hanno redatto per iscritto i loro ordinamenti giuridici popolari e consuetudinari dopo molti secoli della loro esistenza. Il loro diritto era fino a quel tempo non scritto e veniva trasmesso solo oralmente.

Nessuno oserà affermare che per questo motivo un tale ius non fosse obbligante e la sua osservanza fosse lasciata alla libera volontà del singolo.

Come ogni ordinamento giuridico di comunità considerevoli, così anche quello della giovane Chiesa consisteva in buona parte in disposizioni ed obblighi tramandati solo oralmente; tanto più perché durante i tre secoli di persecuzioni, anche solo intermittenti, difficilmente essi potevano essere fissati per iscritto. La Chiesa aveva pero, già più di altre società giovani, degli elementi scritti di diritto primevo. Ne abbiamo perfino una prova nella Sacra Scrittura. San Paolo scrive infatti nella sua seconda lettera ai Tessalonicesi (2,15): "Orsù dunque, o fratelli, state saldi e tenete le tradizioni che avete imparate sia a viva voce sia per la nostra lettera".

Si tratta qui senza dubbio di disposizioni obbligatorie che sono state impartite, come è detto esplicitamente, non solo per iscritto ma anche solo oralmente e che anche così venivano tramandate. Chi dunque ammette solo quelle disposizioni obbligatorie per le quali si possono trovare leggi scritte non rende giustizia al metodo conoscitivo nel campo della storia degli ordinamenti giuridici.

5. I postulati del dato teologico

Per ciò che riguarda il giusto metodo per la conoscenza dei fondamenti teologici della continenza dei chierici si deve richiamare il fatto che per essi, accanto alla materia disciplinare, e perciò giuridica, bisogna tener conto anche della teologia in quanto si tratta di un carisma che è collegato intimamente con la Chiesa e con Cristo, il quale perciò può essere conosciuto e scrutato solo alla luce della rivelazione e della elaborazione teologica.

A questo riguardo si sa oggi che la teologia medievale ha trattato poco, in modo appropriato, le materie riguardanti il diritto e la disciplina, ma ha fatto proprie, in questi campi, le discussioni e i rispettivi risultati della canonistica classica, allora assai fiorente, detta anche dei glossatori. Di ciò gli storici della teologia medievale hanno espressamente preso atto da tempo e uno sguardo nell'opera del principe della scolastica medievale lo conferma sufficientemente. Questa realtà può essere considerata anche la ragione principale del fatto che la continenza degli ecclesiastici non è stata trattata soddisfacentemente da parte della stessa teologia, ossia con il suo proprio metodo di motivazione presa dalla rivelazione e dalle fonti proprie di essa. Tale mancanza è stata già parzialmente recuperata: ma oggi si richiede con sempre maggior insistenza, particolarmente per il nostro argomento, un approfondimento dei fondamenti propriamente teologici. Nell'ultima parte si cercherà di tener conto di una tale esigenza più che legittima.





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"La Chiamata"
discernimento vocazionale
P. Giuseppe Gamelli

La chiamata si presenta nel tempo e si manifesta passo dopo passo nelle varie circostanze della nostra vita. Ci sono momenti in cui puoi percepire meglio la consistenza e le sfumature di questo progetto, usando un termine più adatto questa missione, che Dio ha voluto unire al dono della vita. Ritiri, giornate di deserto, incontri Eucaristici, confronti con realtà diverse: il seminario, una comunità religiosa, unopera di solidarietà, ecc... sono i momenti dello spirito con i quali il Signore ti guida e ti prepara.

Se stai già percorrendo questo cammino, se senti che questi appuntamenti finiscono troppo presto e credi di aver bisogno di un respiro di tempo più lungo, per poter riflettere di fronte a Dio circa la tua vocazione ed il tuo futuro, allora è giunto il momento di partecipare ad un corso di discernimento vocazionale. Troppo spesso dopo una esperienza spirituale forte ti sei scontrato con la realtà del lunedì mattina: riprendere la scuola o luniversità, tornare al lavoro e ricominciare unaltra settimana impegnativa. Nel tempo ordinario si ricevono e si raccolgono varie indicazioni, percezioni, elementi che hanno bisogno di un tempo e di un luogo opportuno per essere meditati e capiti bene.

Il corso di discernimento rappresenta questo spazio di tempo ed il luogo dove, mettendosi di fronte al Signore con calma e serenità, poter chiedere se ciò che sto capendo è giusto o sbagliato. Capire il progetto di Dio su di te per prepararti a viverlo e a compierlo. Potremmo dire che questi corsi rappresentano vere e proprie oasi di pace in cui il seme gettato nella buona terra da frutto, dove il trenta, dove il settanta, dove il cento per cento.

Non si tratta, quindi, di un ritiro spirituale o di esercizi spirituali. Non è soltanto un momento di preghiera più intenso rispetto ai momenti personali quotidiani o più intensi come quelli liturgici dei tempi forti durante lanno. Non è neppure un momento di vacanza da dedicare per ritemprarci dalle stanchezze dellanno.

Conoscere, amare e seguire il Signore è questo il movimento dello spirito che durante un corso ti aiuta a realizzare il progetto di Dio nella tua vita. È, per così dire, la struttura di un buon corso di discernimento che segue un principio umano e spirituale molto logico con laiuto della Grazia. Nessuno ama chi non conosce e nessuno segue chi non ama.

Normalmente un corso di questa profondità può durare quattro o cinque settimane e serve non soltanto per capire ma anche, eventualmente, per prepararsi a seguire il Signore con la stessa proposta vocazionale. Sono giorni che uniscono alla pratica spirituale, preghiera, meditazione, adorazione Eucaristica, sacramenti, anche un aiuto umano per capire meglio se stessi, discernere le proprie qualità e quindi la volontà di Dio. Inoltre è molto opportuno vivere questa esperienza in un ambiente di sport, condivisione con altri giovani, escursioni magari in montagna o in un bel litorale. Il nostro Paese è una miniera di paesaggi stupendi e particolari.





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"Uninchiesta intima"

Padre e figlio leggevano insieme e con emozione il giornale. Il bambino stava seduto tra le gambe del padre che,felice,gli commentava una ad una le notizie.

Ad un certo punto apparve un annuncio a lettere maiuscole: «ECCO QUI LA LISTA DELLE CARRIERE SECONDO LE INDAGINI PIU RECENTI».Il bambino con volto raggiante e appassionato inizio a leggerle una ad una: ingegnere,pompiere,dentista,politico,calciatore,il suo dito accarezzava la superficie della carta mentre ripassava i nomi. Terminò. Diresse i suoi occhioni sul padre e, con un gesto di angoscia dipinta sul suo volto, torno a ripassare ciascuna delle professioni elencate: architetto,contadino,poliziotto,avvocato,tennista,andando ad ogni nome sempre piu rapido.

Una volta che ebbe ripassato due o tre volte la lista, suo padre lo interruppe commentando:Non ti affannare figlio mio, il sacerdote non compare in questa lista.

Non vi `dubbio: il sacerdozio sembra essere fuori moda. Lo dimostra questo piccolo aneddoto che ascoltavo qualche anno fa. Ci puo stupire che il sacerdote non appaia nella lista, pero molte volte siamo noi stessi che vogliamo che sia le cose vadano cosi..Nonostante tutto abbiamo bisogno di sacerdoti nel nostro mondo! Essi ci rendono presente Dio in forma tangibile durante la santa messa e attraverso di loro possiamo sentirci perdonati mediante il sacramento della confessione. Inoltre quante opere di bene realizzano con incredibili sacrifici per tutto il mondo: missioni,ospedali,servizi caritativi tra i piu bisognosi solo per citarne alcuni.

Per questo quanto e`appropriato il messaggio che il nostro amato Santo padre rilascio per la XLII giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che tradizionalmente viene celebrata la IV domenica di Pasqua.

Nelle sue indicazioni Giovanni Paolo II ci invita ad andare controcorrente-secondo linvito di Cristo a Pietro- e a non avere paura. Inoltre, egli muove il nostro intimo affinche apriamo il cuore allazione della grazia e lasciamo che la parola del redentore si compia in noi con tutta la sua forza.

Ai giovani ,come suo solito, dedica un amore particolare e le sue parole risuonano paterne:Cari ragazze e ragazzi confidate in Lui, ascoltate i suoi insegnamenti, guardate il suo volto, perseverate nellascolto della sua parola. Lasciate che sia Lui a dirigere la vostra ricerca e le vostre aspirazioni, i vostri ideali e gli aneliti del vostro cuore.

Che posto occupa nella mia ricerca la vita consacrata? Magari che noi,come il bimbo della storia, riuscissimo ad ascoltare le parole di questo Padre che ha cercato di aiutarci. Soprattutto cerchiamo di fare in modo che il sacerdozio e la vita consacrata trovino eco nel nostro intimo, valorizzandoli sempre e incoraggiandone la crescita. Al mondo di oggi urge che tu questo lo tenga ben presente!





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"La vocazione, una avventuara tra Dio e l'anima"

La mia vocazione è una grazia che non potrò mai ringraziare completamente. Dio ha voluto chiamarmi da piccolino. Avevo solo dieci anni quando mi fecce capire che la vocazione sacerdotale era il mio cammino.

Dio non si è fatto sentire con voce da uomo, ha scelto la semplicità e con la testimonianza di tanti sacerdoti che conoscevo ha parlato al mio cuore e mi ha suggerito: ti piacerebbe essere come uno di loro, ho risposto: Si.

Tutto questo rimasse tra Dio e me. No ne sapevano nemmeno i miei genitori. Era una cosa tra amici. Prima di dirlo a i miei genitori volevo essere sicuro e forte nella mia decisione. Dovevo cercare anche un seminario che mi accettasse. Dio presse liniziativa. Venne alla mia scuola un sacerdote che non avevo mai visto, che però, mi colpì moltissimo. Vestito di nero, scarpe pulite, ben pettinato e portava il distintivo sacerdotale. Ci parlò del seminario minore e chiese se qualcuno voleva visitarlo. Io senza pensarci due volte dissi di si. Era il mese di maggio del 1994.

Tornai a casa felicissimo e convinto di andare da quel sacerdote. I miei genitori, soprattutto la mia mamma , erano contentissimi.

Due messi dopo partì per iniziare una avventura che solo Dio conosce, e poco a poco mi rivela. Nel corso vocazionale capì che Dio mi voleva sacerdote e essendo sicuro della sua grazia ho risposto, Si.

Molte volte mi hanno chiesto: cosa hai sentito per essere così sicuro della tua vocazione. La mia risposta, se mi può aiutare è: quando Dio chiama a un ragazzino è una grazia che in un inizio solo Dio e il bambino capiscono.





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"Il Rinnovamento Carismatico, “una gioiosa esperienza della Grazia di Dio”, afferma il predicatore del Papa"
Intervista a padre Raniero Cantalamessa, OFM cap.
Padre Raniero Cantalamessa, OFM cap.
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Alla base del Rinnovamento Carismatico Cattolico (RCC) vi è “una gioiosa esperienza della Grazia di Dio”, che spinge il fedele ad attingere alla ricchezza del Cristianesimo non “per costrizione o per forza, ma per attrazione”, ha affermato padre Raniero Cantalamessa, OFM cap.

Sono state queste le parole pronunciate dal Predicatore della Casa Pontificia e risuonate all’interno del Palaghiaccio di Marino, il 4 giugno scorso, in occasione della Solennità di Pentecoste, dove più di 7.000 membri del RCC provenienti da tutto il mondo si sono dati appuntamento in una manifestazione dal titolo “L'anima mia magnifica il Signore”.

Organizzato dall’ICCRS (International Catholic Charismatic Renewal Services), nel contesto di alcuni avvenimenti in preparazione dei 40 anni del RCC che si celebreranno nel febbraio 2007, l’evento è servito per celebrare l’opera compiuta quotidianamente dal Signore attraverso lo Spirito Santo.

Nel prendere la parola, padre Cantalamessa ha spiegato che nella Bibbia ci sono due modi di rivelarsi e di agire dello Spirito Santo.

Vi è una maniera che chiamiamo “carismatica” e che consiste nel fatto che “lo Spirito Santo elargisce doni particolari” non per il “progresso spirituale” o come “premio di santità” per chi li riceve, ma per “edificare la comunità”, ha affermato.

Ed un modo di agire dello Spirito che chiamiamo “trasformante o santificante”, ovvero “in funzione della trasformazione della persona”, cosicchè chi ne fa esperienza ne emerge rigenerato e rivestito di “una vita nuova”.

“Questa azione trasformante dello Spirito è una esperienza, non una idea della Grazia”, ha spiegato.

Il predicatore del Papa ha poi indicato che “questi due modi di agire dello Spirito Santo che abbiamo visto in tutta la Bibbia e nel giorno di Pentecoste ai nostri tempi si sono manifestati in modo drammatico nel Rinnovamento Carismatico”.

In questo modo, ha proseguito, il Rinnovamento Carismatico ha fatto “riemergere nella Chiesa i carismi pentecostali, che erano andati perduti” ed ha rappresentato quasi “la risposta di Dio alla preghiera di Papa Giovanni XXIII per una nuova Pentecoste”, elevata dal Pontefice all’inizio del Concilio Vaticano II.

Intervistato da ZENIT a margine dell’avvenimento padre Cantalamessa ha raccontato la sua esperienza personale legata al Rinnovamento e il contributo che questa “corrente di grazia”, insieme agli altri Movimenti ecclesiali, può dare alla Chiesa e alla società odierne.

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù risponde alle domande di Nicodemo affermando che “Lo Spirito soffia dove vuole” (Gv 3, 8). A suo avviso, è possibile interpretare, in che direzione sta soffiando lo Spirito Santo, in questo suo irrompere continuo nella storia?

Padre Cantalamessa: Nell’omelia per la Veglia di Pentecoste il Papa ha detto una cosa molto bella commentando queste parole del Vangelo di Giovanni. Ha detto sì che lo Spirito “soffia dove vuole” però ha chiarito che esso non soffia mai in maniera disordinata, contraddittoria. Quindi, abbiamo tutta la tradizione della Chiesa alle spalle, la Dottrina dei Dottori, il Magistero della Chiesa per discernere quali carismi sono validi e quali no. Può darsi che all’inizio ci sono alcuni carismi che fanno molto chiasso, attraggono molta attenzione ma che poi col tempo si rivelano invece non fondati. La Chiesa è come l’acqua: riceve tutti i corpi, però quelli veri, quelli solidi li accoglie dentro, mentre gli altri li lascia in superficie. I carismi che sono vuoti, che sono solo manifestazione esteriore rimangono all’esterno della Chiesa.

Secondo lei, nel contesto odierno, i Movimenti ecclesiali sono chiamati piuttosto ad un rinnovato slancio evangelizzatore, ad essere punte avanzate per il dialogo ecumenico, oppure a combattere la secolarizzazione o la crisi delle famiglie? Quale contributo vero possono dare alla Chiesa?

Padre Cantalamessa: Io sono convinto, come anche il Papa si è detto di essere convinto, che i Movimenti sono una grazia della Chiesa di oggi. Una risposta adatta al mondo di oggi, al mondo secolarizzato ad un mondo dove i sacerdoti e la gerarchia non arrivano più e che ha bisogno quindi dei laici. Questi Movimenti laicali sono inseriti nella società, vivono accanto agli altri. Penso, quindi, che abbiano un compito straordinario ma che grazie a Dio non si tratta di un’utopia per il futuro, ma di qualcosa che viviamo sotto i nostri occhi, perché i Movimenti ecclesiali sono sì le punte avanzate della evangelizzazione, sono presenti nelle opere caritative, oltre a dare vita ad un ampio ventaglio di attività. Il fatto è che questi Movimenti danno ai cristiani una motivazione nuova e gli fanno riscoprire la bellezza della vita cristiana e quindi li rendono pronti ad assumere dei compiti di evangelizzazione, di animazione pastorale e della Chiesa.

In due battute, lei in che modo si è avvicinato al Rinnovamento?

Padre Cantalamessa: Non mi sono avvicinato, Qualcuno mi ha preso e mi ha portato dentro. Quando pregavo i Salmi sembravano scritti per me già da prima. Poi quando da Convent Station in New Jersey sono andato nel Convento dei Cappuccini di Washington mi sentivo attratto alla Chiesa come da una calamita e questa era una scoperta delle preghiera ed era una preghiera trinitaria. Il Padre sembrava impaziente di parlarmi di Gesù e Gesù voleva rivelarmi il Padre. Penso che il Signore mi abbia fatto accettare dopo molta resistenza l’effusione e il Battesimo dello Spirito e poi tante cose sono venute con il tempo. Insegnavo Storia delle Origini Cristiane all’Università cattolica di Milano, poi ho cominciato a fare il predicatore, fino al 1980, quando sono divenuto il predicatore della Casa Pontificia.

Nel panorama dei diversi e tanti Movimenti ecclesiali, qual è il contributo particolare che il Rinnovamento Carismatico Cattolico può dare alla Chiesa?

Padre Cantalamessa: In un certo senso siamo molto umili e discreti: non abbiamo potere, non abbiamo grandi strutture, non abbiamo fondatori, però il Rinnovamento Carismatico Cattolico è quello, per esempio, fra tutti i Movimenti ecclesiali che è più interessato alla teologia. Nel Rinnovamento Carismatico c’è infatti una domanda sullo Spirito Santo. Infatti, tutti i grandi trattati dei teologi sullo Spirito Santo parlano del Rinnovamento perché non è semplicemente una spiritualità accanto alle altre, ma è un riemergere di un cristianesimo originario che era quello degli Apostoli. E penso che il suo scopo non sia tanto settoriale, quanto di animazione della Chiesa. Il Rinnovamento non dovrebbe portare a costituire dei gruppi, delle chiese. Guai, se fosse così! Dovrebbe essere, come diceva il Cardinale Leo Joseph Suenens, una corrente di Grazia che si perde nella massa della Chiesa.





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