| 17 Aprile 2006 |
Anno II, Numero 10 |
Sposorizzato dai Legionari di Cristo e dal Regnum Christi |
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L’impatto culturale e la diffusione che l’enciclica “Deus caritas est” stanno avendo nel panorama italiano sono notevoli. Secondo l’Editore Cantagalli, che insieme alle Edizioni Paoline e alla Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato il testo in Italia, sono circa 1 milione quattrocentomila le copie dell’enciclica vendute finora. Per capire l’influenza culturale che l’enciclica sta avendo, ZENIT ha intervistato il noto sociologo e scrittore Francesco Alberoni, che ha dedicato molti dei suoi libri al tema dell’amore. Alberoni ha iniziato la sua carriera accademica come assistente di padre Agostino Gemelli e ha ricoperto innumerevoli cariche tra cui la presidenza dell'Associazione Italiana di Sociologia. E’ stato Rettore dell'Universita di Trento, Rettore dell'Università IULM di Milano, Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, Presidente del Consiglio di Amministrazione della RAI. Ha scritto moltissimi libri, tra cui “Innamoramento e amore” (1979), tradotto in oltre venti lingue. Il Pontefice Benedetto XVI ha pubblicato l'enciclica “Deus caritas est”, in cui si affronta il tema dell'amore. Lei che ben conosce il tema, come valuta l'enciclica del Santo Padre? Alberoni: Stupenda! Io sono rimasto profondamente colpito da questa enciclica perché, a differenza di Anders Nygren o di Denis De Rougemont, che condannano l'eros per contrapporgli l'agape desessualizzata, il Papa scrive "in realtà eros e agape – amore ascendente e amore discendente – non si lasciano mai separare completamente l'una dall'altra". Egli rivaluta l'eros ma a condizione che non sia pura sessualità, ma diventi amore, l'amore dell'innamoramento, l'amore della coppia amorosa e cito le sue parole che potrei mettere pari pari nei miei libri “Innamoramento e amore”, “Ti amo”, o “Sesso e amore”: "Fa parte degli sviluppi dell'amore verso livelli più alti che esso cerchi ora la definitività, cioè in un duplice senso: nel senso dell'esclusività", solo quell'unica persona, e nel senso del "per sempre". L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo. E sono convinto che il Papa sarebbe d'accordo che esso si volge non solo verso il futuro, ma anche verso il passato perchè noi amiamo il nostro amato anche com'era da bambino, da adolescente e cerchiamo di vedere il mondo così come l'ha visto lui, e di provare le gioie ed i dolori che egli ha provato. Io ho sempre sostenuto che il vero innamoramento non è un istante, un colpo di fulmine, ma un processo, per usare le parole del Papa: "Sì, amore è estasi, ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino...". Come valuta il pontificato di Giovanni Paolo II e cosa si aspetta da quello di Benedetto XVI? Alberoni: Come tutti ho ammirato Giovanni Paolo II e non voglio ripetere quanto è stato detto su di lui. Aggiungo solo una cosa e l'aggiungo perchè alcuni lo hanno criticato su questo punto. Egli ha avuto il coraggio di andare in giro per il mondo celebrando la Messa davanti a folle oceaniche, con una scenografia grandiosa, carica di simboli che tutti possono capire, attraendo così i giovani, ridando visibilità, dignità, fascino al cristianesimo che sembrava sparito dal mondo. Ha avuto il coraggio di mobilitare milioni di giovani cristiani, strappandoli a chi li corrompeva, usando il loro linguaggio, il linguaggio che essi capivano. Le giornate mondiali della gioventù con la loro coreografia sono state l'opera di un genio, non solo della comunicazione, ma della liturgia, nell'epoca della televisione, di internet, del digitale. Quanto a Papa Benedetto XVI, egli è stupendo scrittore che fa riscoprire il significato e vibrare le parole chiavi del Vangelo. Certo egli è più schivo del guerriero Wojtyla, non si sposta come l'altro in cento Paesi, ma usa la piazza di San Pietro nello stesso modo, come palcoscenico liturgico, sapienza scenografica, coreografia rigorosa, a rappresentazione di una Chiesa unita, certa di sé, con le braccia aperte sul mondo. Rispetto al suo predecessore penso che egli però consideri più suo compito indicare il cammino sul terreno culturale, teologico e filosofico. Sua moglie Rosa ha di recente pubblicato il libro "La cacciata di Cristo", in cui mostra quanti orrori hanno provocato le ideologie che hanno negato Dio e rifiutato Cristo. Qual è il suo parere in proposito? Alberoni: La considero un’opera estremamente coraggiosa, un'arma, forse la prima vera arma culturale usabile da tutti, data in mano ai cattolici per difendersi dai loro nemici. Rosa ha avuto il coraggio di dire che il cristianesimo non si è indebolito perché il processo industriale produce automaticamente una eclissi del sacro, ma perché ha avuto nemici precisi, da Rousseau ai massoni deisti, ai giacobini anticristiani e sanguinari, ai marxisti, ai nazisti agli scientisti . Ha creato uno strumento che dovrebbe essere usato in tutte le scuole cattoliche come antidoto all'avvelenamento decennale a cui sono state soggette usando i normali manuali. Io stesso mi sono più volte stupito di come venisse insegnato nei testi scolastici più diffusi il pensiero di Cartesio, Rousseau, Voltaire, Marx, ignorando cosa hanno veramente scritto di anticristiano. Rosa è tornata ai classici e ha mostrato cosa essi hanno detto realmente. | |||
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Cari fratelli e sorelle, abbiamo accompagnato Gesù nella Via Crucis. L'abbiamo accompagnato qui nella strada dei martiri, nel Colosseo dove tanti hanno sofferto per Cristo, hanno dato la vita per il Signore, come il Signore stesso ha sofferto di nuovo in tanti. E così abbiamo capito che la Via Crucis non è una cosa del passato e di un determinato punto della Terra. La croce del Signore abbraccia il mondo, la sua Via Crucis attraversa i continenti e i tempi. Nella Via Crucis non possiamo essere solo spettatori. Siamo coinvolti noi e dobbiamo cercare il nostro posto: dove siamo noi? Nella Via Crucis non c'è la possibilità di essere neutri. Pilato, l'intellettuale scettico, ha cercato di essere neutro, di stare fuori, ma proprio così ha preso posizione contro la giustizia per il conformismo della sua carriera. Dobbiamo cercare il nostro posto. Nello specchio della Croce abbiamo visto tutte le sofferenze dell'umanità d'oggi. Nella Croce di Cristo oggi abbiamo visto la sofferenza dei bambini abbandonati, abusati, le minacce contro la famiglia, la divisione del mondo nella superbia dei ricchi che non vedono Lazzaro davanti alla porta e la miseria di tanti che soffrono fame e sete. Ma abbiamo anche visto stazioni di consolazione. Abbiamo visto la Madre la cui bontà rimane fedele fino alla morte oltre la morte. Abbiamo visto la donna coraggiosa che sta davanti al Signore e non ha paura di mostrare la solidarietà con questo sofferente. Abbiamo visto Simone Cireneo, un africano che porta con Gesù la Croce. Ed abbiamo visto finalmente in queste stazioni di consolazione che, come non finisce la sofferenza, anche queste consolazioni non finiscono. Abbiamo visto come sulla Via della Croce Paolo ha trovato lo zelo della sua fede e acceso la luce dell'amore; abbiamo visto come Sant'Agostino ha trovato la sua strada, San Francesco d’Assisi, San Vincenzo de Paoli, San Massimiliano di Kolbe, Madre Teresa di Calcutta; e così siamo invitati a trovare anche la nostra posizione; a trovare con questi grandi, coraggiosi la strada con Gesù e per Gesù, la strada della bontà, della verità, del coraggio, dell’amore. E così abbiamo capito che la Via Crucis non è semplicemente una collazione delle cose oscure e tristi del mondo, non è neppure un moralismo alla fine inefficiente, e non è un grido di protesta che non cambia niente, ma la Via Crucis è la via della misericordia e della misericordia che pone il limite al male, così abbiamo imparato da Papa Giovanni Paolo II. E’ la via della misericordia e così la via della salvezza. E così veniamo invitati a prendere la via della misericordia e porre con Gesù il limite al male. Preghiamo il Signore perché ci aiuti e ci aiuti ad essere contagiati dalla sua misericordia. Preghiamo la Santa Madre di Gesù, la Madre della Misericordia, che anche noi possiamo essere uomini e donne della misericordia e così contribuire alla salvezza del mondo, alla salvezza della creatura-uomo di Dio. Amen. | ||||
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Vittorio chiede: Saluti! Durante l'anno passato ho seguito un corso di discernimento vocazionale e mi sono convinto di voler diventare un sacerdote, e sono desideroso di voler rispondere alla chiamata. Ma ho un problema, mi sembra di non riuscire a vincere la mia tendenza a peccare contro la castità, ed ho la tendenza ad essere attratto ed ad avere relazioni con il sesso opposto. Penso che, se dovessi continuare con la mia aspirazione, e se dovessi entrare in seminario per diventare sacerdote, potrei non riuscire a trattenermi dal fare atti non propri per un seminarista sulla strada per diventare un sacerdote. Amo la Chiesa ed i suoi sacerdoti e non voglio rovinare il loro nome. Al momento sono attratto da una ragazza e, fino ad ora, sono riuscito a trattenermi dal corteggiarla. Frequento l'università. Pensi che debba pregare e ripensare nuovamente e più profondamente alla mia volontà di diventare un sacerdote?
Caro Vittorio, Non ti conosco personalmente e abito distante da te, quindi dipenderà da te il ripensare e applicare al tuo personale caso i suggerimenti che ti darò quì appresso. Diverse cose sono a posto, se ti leggo correttamente: tu hai la volontà di rispondere alla chiamata di Dio che, se deve essere verso il sacerdozio, sai che tipo di condotta deve essere da te mantenuta se t'incammini sulla via della vocazione, stai trattenendoti nella situazione in cui ti trovi attualmente, tu ami la Chiesa e non vuoi tadire le sue aspettative. La tua preoccupazione proviene da due fattori, la tua attrazione ad avere una relazione con una ragazza, ed il problema di non riuscire ad eliminare certi peccati. Per quanto riguarda questi, devi cercare l'aiuto di un prudente confessore e consigliere spirituale. Spiegagli le tue difficultà, e lui dovrebbe riuscire a dirti se queste cose potrebbero indicare che non hai una vocazione , o se sono semplici lotte interne che possono essere superate con un pò di sforzo. Riguardo all'attrazione che senti a corteggiare una giovane, non cè nulla di straordinario o terribilmente inusuale in ciò. Tieni a mente che, questa tendenza, non scomparirà mai anche se hai una vocazione (la gente spesso si sbaglia pensando che scompare con la vocazione). Se ti darai con tutto il tuo cuore alla tua vocazione, quello che ti puoi aspettare che succeda è che: con la preghiera ed il graduale controllo della tua immaginazione, dei tuoi sensi e delle sensazioni (che svilupperai con laiuto della grazia, il tuo sforzo e la guida di un direttore spirituale), questa tendenza non sarà l'unica influenza sulla tua vita e sulle tue decisioni. Crescendo nella vita di grazia, supererai le tue abitudini, pregherai di più e maturerai come uomo, (in forza di carattere) nuove dimensioni cresceranno nella tua vita. Dall'essere magari un sacrificio enorme all'inizio, castità e celibato crescono in un sacrificio dato liberamente, ed una grande sorgente di conferma nella nostra chiamata. Se la tua chiamata è al sacerdozio, puoi stare certo che la grazia ti darà tutto l'aiuto di cui avrai bisogno per mettere questa e altre tue possibili tendenze nel loro proprio posto. Che Dio ti benedica.
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Cattolici e comunismo ateo 1. Dedichiamo un capitolo al comunismo ateo. Esso è all'origine della persecuzione religiosa più feroce che la storia abbia registrato. Ciononostante, immemori dell'insegnamento della storia, non pochi, persino cattolici, ritengono possibile un compromesso tra la dottrina cattolica ed il pensiero marxista, magari depurato degli elementi ritenuti più negativi, per la costruzione di una utopistica civiltà migliore. 2. In realtà, ogni cattolico dovrebbe sapere molto bene che tra cattolicesimo e marxismo non vi sono punti in comune, essendo il marxismo sorto in primo luogo per abbattere il Cristianesimo, una religione considerata nemica dell'uomo. 3. Con l'intento di offrire ai cattolici utili strumenti per la battaglia culturale, che vede nella lotta all'ateismo un suo punto di forza, daremo qui solo le nozioni più elementari su: - la dottrina marxista riguardo Dio e la Religione; - la dottrina della Chiesa riguardo il Comunismo; - la tragedia del comunismo. La dottrina marxista 4. Il marxismo è la filosofia che ha motivato e giustificato l'esperienza storica dei Paesi social-comunisti. Esso è una visione completa dell'uomo e del mondo, una filosofia della natura elaborata con la pretesa di rispondere definitivamente a tutte le domande ultime dell'uomo: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, perché siamo al mondo, ecc. 5. Poiché il marxismo è una dottrina che ritiene di spiegare il senso definitivo della nostra esistenza, da molti è stato giudicato una "religione". 6. Il marxismo prende il nome da Karl Marx (1818-1883). Egli, nel formulare il suo pensiero, ha subìto in modo determinante le dottrine di due filosofi che lo hanno preceduto: Hegel e Feuerbach. 7. Per G. W. Friedrich Hegel (1770-1831) l'unica realtà esistente è lo Spirito, è l'Idea. Questa Idea è eterna; non è propriamente ciò che noi intendiamo per Dio ma, in un certo senso, gli si avvicina molto. Secondo Hegel, le cose che vediamo, tutte le cose materiali che vediamo, tutto ciò che esiste è manifestazione di questa Idea. 8. Poiché per Hegel tutto è idea, la sua filosofia fu detta "Idealismo". 9. Ma l'Idea non è statica. Grazie alla sua forza interiore, essa è in continuo movimento. Questo movimento viene chiamato "movimento dialettico": una idea (tesi), evolvendosi, dà origine al suo contrario (antitesi) con il quale entra in conflitto. Da questo conflitto nasce una nuova fase (sintesi) la quale, a sua volta, dà vita evolvendosi al suo contrario (antitesi) con il quale entra in conflitto generando una nuova sintesi. E così in eterno. Questo movimento dialettico spiega, secondo Hegel, l'origine di tutte le cose che esistono. 10. L'altro filosofo che influenzò Carlo Marx è Ludwig Feuerbach (1804-1872). Egli rovescia la dottrina hegeliana. Non "tutto è idea", come credeva Hegel, ma "tutto è materia", insegna Feuerbach. Per questa ragione, egli è considerato il padre del materialismo moderno. 11. Nell'elaborare la sua dottrina, Marx rifiuta l'idealismo hegeliano, ma di Hegel ritiene accettabile l'idea del movimento dialettico. Da Feuerbach accoglie il materialismo e, così facendo, dà vita al "materialismo dialettico". 12. Sulla scorta di questi dati, il cattolico deve essere in grado di comprendere i tratti essenziali del pensiero marxista riguardo la religione. 13. Si è detto che per Marx tutto è materia. Tutto ciò che esiste è materia. Esiste soltanto la materia. Questa materia è eterna, cioè esiste da sempre ed esisterà eternamente. Non vi è un inizio della materia né vi sarà mai una fine. 14. Una convinzione di questo genere - lo si comprende bene - porta inevitabilmente ad escludere l'esistenza di Dio, dell'anima, dei valori spirituali che trascendono l'uomo. Dio e l'anima, poiché non sono realtà materiali, semplicemente non esistono. In tal modo, cominciamo a intravedere perché il marxismo sia in netta contrapposizione al Cristianesimo. 15. Quanto all'affermazione che la materia è eterna, ogni cattolico la potrà confutare facendo appello proprio alla scienza moderna. Stando alle ricerche più aggiornate, tutto l'universo, quindi tutta la materia, una volta semplicemente non esisteva. Ha avuto inizio tra i dieci e i venti miliardi di anni fa. Il marxismo, quindi, si fonda su una convinzione totalmente gratuita e falsa anche dal punto di vista scientifico. 16. Friedrich Engels (1820-1895), strettissimo collaboratore di Marx, con il quale stese nel 1848 il "Manifesto del Partito Comunista", scriveva: "Ammettere l'esistenza di un Essere supremo (cioè ammettere Dio) è una contraddizione in termini" (Sul materialismo storico, Editrice de L'Unità, Roma 1945, p. 10). 17. Sempre Engels: "Noi abbiamo dichiarato guerra alla religione e poco importa se ci chiamano atei" (Catechismo dei Comunisti, Gentile, Milano 1945, p. 159). 18. Per il marxismo tutta la storia, tutta l'avventura umana è interpretata escludendo a priori l'esistenza di Dio. Tutto ciò che esiste si spiega grazie al movimento dialettico: una volta vi era la materia pura, materia inorganica e minerale; evolvendosi, questa ha dato origine alla materia vegetale; dalla materia vegetale, per evoluzione, sarebbe nata la materia animale e da questa la materia umana. La vita è sorta dalla materia per necessaria evoluzione della materia stessa. In tutto questo fantasioso processo evolutivo, Dio non ha alcun ruolo. Il marxismo è un ateismo radicale. 19. Non solo. Mentre Feuerbach, pur dichiarandosi ateo e materialista, riconosceva alla Religione un certo ruolo positivo (per esempio: secondo Feuerbach, è l'uomo che crea Dio proiettando in quell'Essere Supremo tutte le sue qualità migliori; ma, così facendo, l'uomo prende coscienza delle sue proprie qualità, e già questo è un dato positivo), per Marx, al contrario, la Religione è un danno incalcolabile per ogni uomo e dunque va combattuta ferocemente e violentemente. 20. Per Marx, la Religione impedisce all'uomo di prendere coscienza della sua dignità. Aspettandosi un Paradiso celeste, l'uomo rinuncia al Paradiso terrestre, a lottare per raggiungere su questa terra giustizia ed uguaglianza. Ammettere l'esistenza di Dio, pertanto, è danneggiare la sete di giustizia dell'uomo. Dio diventa nemico dell'uomo perché lo distoglie dal suo unico scopo: la lotta di classe per l'instaurazione della società comunista. Ecco per quale ragione la Religione è "oppio del popolo" (C. Marx, Oeuvres philosophiques - Costes, Paris 1946, vol. 1, p. 84) e va decisamente estirpata. 21. Anche Vladimir Lenin (1870-1924), il promotore della Rivoluzione bolscevica del 1917, dichiarava che "La base filosofica del marxismo è il materialismo dialettico [..], materialismo incontestabilmente ateo e risolutamente ostile ad ogni religione" (Sulla religione, Ed. Rinascita, Roma 1949, p. 48) ed esortava i comunisti a "Lottare contro la religione: questo è l'abicì di ogni materialismo e quindi anche del Marxismo" (ibidem, p. 24). | |||
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Stefania chiede: Mia madre non approva la mia decisione di diventare una suora, e non mi permetterà di fare alcun lavoro a carattere religioso dora in poi per via della mia decisione. Non mi è neppure permesso parlare alle suore o al mio parroco o a nessun altro sacerdote. Cosa potrei fare? Stefania
Cara Stefania, Parte della risposta alla tua domanda non dipende della tua età. Prima voglio parlare della parte che dipende dalla tua età. Se sei un minorenne devi considerare che il comandamento Onora il padre e la madre include lubbidienza alle loro richieste, sempre che non ti chiedano di fare il male. Quindi se sei ancora giovane e I tuoi genitori ti proibiscono di fare passi per seguire una vocazione, come ad esempio visitare un convento, andare ad un ritiro vocazionale, etc., allora, devi ubbidire loro. Non andare ad un ritiro o visitare un convento non è realmente una cattiva cosa, è semplicemente non fare una cosa buona che tu vorresti fare ma che non farai per rispetto ed obbedienza verso I tuoi genitori, sapendo che la tua azione ed attitudine piacerà a Cristo. Se i tuoi genitori ti chiedessero di fare qualcosa di male (per esempio, non andare a Messa la Domenica), allora, per forza andrebbe contro la promessa che fecero a Dio quando ti portarono per il battesimo, quindi potrai non ascoltarli in una simile circostanza. Per quanto riguarda il non parlarne ad un sacerdote, penso che sarebbe bene chiedere ad un sacerdote in confessione qualche suggerimento, specialmente in relazione a questioni pratiche in relazione al desideri dei tuoi genitori che potranno inevitabilmente sorgere nel corso del tempo, e che non possono essere previsti al momento. Se sei un adulto, dovrai prendere quelle decisioni che possono decidere della vita con prudenza e responsabilità. Questo significherà ricevere un ordine dai tuoi genitori, sentire le loro ragioni ma alla fine decidere personalmente, davanti a Dio, avendo anche ricevuto un suggerimento da un prudente direttore spirituale, sulla direzione da prendere nella tua vita. Può essere che nel chiedere un suggerimento ti renda conto che I tuoi genitori abbiano ragione e che tu non hai una vocazione, o che al presente non sia corretto il seguirla. Può anche essere che tu ti renda conto davere una vocazione e che non ci sia sufficiente ragione per non seguirla. In tale caso dovrai seguire la tua coscienza sulla corretta strada da seguire, anche se dovesse essere difficile perché dovrai andare contro I tuoi desideri. Adesso, la parte che non dipende dalla tua età. Se hai il sospetto o vedi che Dio ti chiama a consacrare la tua vita a Lui, non importa a che età tu ti trovi e a che punto della tua vita (sia che tu ti possa permettere o meno di seguire la tua chiamata immediatamente), la reazione appropriata e di dare immediatamente il tuo cuore completamente a Lui. Continua a sviluppare la tua vita di preghiera, visitalo nellEucaristia il più frequentemente possibile specialmente andando alla S. Messa e ricevendolo nella S. Comunione il più possibili. Assicurati che il tuo comportamento in ogni aspetto della tua vita sia il più piacevole per Lui (ubbidienza a casa, onestà al lavoro, applicazione a scuola, la guida degli altri al bene)! Vivi la tua vita e tutto quello che fai come una conversazione con Cristo, con le tue azioni digli che lo ami. Non fare nulla che possa compromettere la tua vocazione. Che Dio ti benedica. | |||
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