| 13 Febbraio 2006 |
Anno II, Numero 4 |
Sposorizzato dai Legionari di Cristo e dal Regnum Christi |
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| ROMA, mercoledì, 1° febbraio 2006 (ZENIT.org) | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | |||
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Alle consacrate e ai consacrati. Ai sacerdoti, ai diaconi e ai fedeli. La Chiesa italiana, in cammino verso il Convegno di Verona, sosta oggi in contemplazione e con atteggiamento di gratitudine al Signore per il dono dei consacrati/e che, con la loro presenza capillare nel tessuto delle Chiese locali, tengono accesa la lampada della speranza per rischiarare i passi di noi tutti pellegrini in cammino verso l’incontro con il Signore. Oggi, attingiamo dall’inesauribile riserva di fede e di preghiera, che sono le comunità di vita consacrata, l’olio necessario perché “le nostre lampade non abbiano a spegnersi”. La liturgia ci invita a entrare nel tempio per rivivere la gioia di Simeone ed Anna che hanno incontrato “la consolazione d’Israele” e hanno visto “la salvezza preparata dal Signore”, ma anche per raccontare l’incontro con i due sposi trepidanti che portano in braccio il bambino Gesù, “salvezza” profetizzata da lunga data e finalmente realizzata. Il nostro Salvatore appare debole tra le mani di Maria e Giuseppe, piccolo, bisognoso di tutto e così manifesta l’amore di Dio per noi; amore che sta alla porta e bussa e a chi gli apre offre se stesso. Non possiamo non pensare a questa realtà, quando il Signore chiama a condividere la sua debolezza per portare al mondo la salvezza. La storia della santità, nel cui solco si sono incamminati Fondatori e Fondatrici delle Famiglie religiose, racconta che, proprio nella misura in cui si è piccoli, si diviene portatori di quella salvezza che non è nostra, ma sua e da Lui preparata per tutti i popoli. Dio non ha bisogno della nostra forza, anche se ci chiede di impegnare tutte le energie e capacità per l’avvento del Regno. Accettando di mettere a disposizione del Signore la debolezza personale e istituzionale, tipica di questo frangente storico, le persone consacrate testimoniano che il regno è suo ed è un dono che va al di là di ogni attesa; mani, mente e cuore, tutto è a servizio del Regno. Simeone e Anna sono anziani e profeti, e il dono della profezia li rende perennemente giovani nella sapienza di una vita vissuta con il Signore. È lo Spirito che li fa profeti, perché è lo Spirito che conosce le profondità di Dio e fa vedere la sua azione nel mondo. Quindi ciò che conta è accogliere lo Spirito, invocarlo incessantemente e vivere nell’attesa del compimento delle promesse del Signore. Stupenda provocazione per le consacrate e i consacrati di oggi, chiamati anch’essi a far riconoscere l’opera di Dio nella storia della Chiesa e del mondo, a vedere ciò che gli altri non vedono, ad alimentare così la speranza che il Signore viene davvero e aiutare umilmente ad attenderlo nella quotidiana e operosa vigilanza. Il Servo di Dio, Giovanni Paolo II, scriveva: “Chi attende vigile il compimento delle promesse di Cristo è in grado di infondere speranza anche ai suoi fratelli e sorelle, spesso sfiduciati e pessimisti riguardo al futuro”(esort. ap. Vita consecrata, n. 27 c). Anche il popolo di Dio, nelle sue prove non piccole né rare, attende da coloro che seguono Cristo più da vicino un’efficace testimonianza di serenità e fiducia. In una società, attraversata da una cultura dal cui orizzonte è scomparsa la speranza del futuro di Dio, i figli della Chiesa e, tra loro in modo singolare i consacrati, si sentano abitati dalla speranza. Noi Vescovi abbiamo scritto che l’eclissi della speranza “si manifesta a volte negli stessi ambienti ecclesiali, se è vero che a fatica si trovano le parole per parlare delle realtà ultime della vita eterna” (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 2). Radicata nella vocazione battesimale e nell’universale chiamata alla santità, la vita consacrata ha senso nell’essere memoria viva che la Chiesa è sempre in cammino incontro al suo Signore. Ne è un esempio la pagina evangelica in cui a Maria e Giuseppe che salgono al tempio si fanno incontro Simeone e Anna che riconoscono nel Bambino il Signore che viene. Se calasse questa tensione, che prende nel tessuto vivo della loro esistenza uomini e donne consacrate, si affievolirebbe la luce della lampada che la stessa vita consacrata è chiamata a diffondere nella Chiesa. Per questo sempre Giovanni Paolo II scriveva: “la Chiesa non può assolutamente rinunciare alla vita consacrata”. Nella traccia di riflessione in preparazione al Convegno di Verona, siete stati invitati, a essere “narratori di speranza”, proclamando i “mirabilia Dei , le opere eccellenti di Dio”, e abbiamo indicato tra le esperienze da mettere sul “candelabro come profezia di futuro” prima fra tutte la vita consacrata, nella varietà dei suoi carismi messi generosamente a servizio della Chiesa e dell’intera società come semi di speranza. La speranza nasce e cresce dove fiorisce la santità, dove Dio è cercato, amato e servito, dove brilla il servizio disinteressato ai fratelli, dove l’attesa del compimento delle promesse di Cristo sostiene il cammino di fedeltà alla propria vocazione tra “le prove del mondo e le consolazioni di Dio”. I Santi Fondatori e le Sante Fondatrici sono un “segno indelebile” della santità germogliata nel solco della storia e della vita della Chiesa. Dal cielo, con la loro intercessione, sostengano i passi della schiera di uomini e donne che, affascinati dal loro esempio di santità, li seguono e veglino sul cammino della Chiesa italiana di cui, molti di loro sono stati figli e testimoni di speranza. | ||||
| CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 2 febbraio 2006 (ZENIT.org) | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | ||
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Il contributo della Vita Consacrata Femminile all’evangelizzazione è così importante che il dicastero missionario rende omaggio – in occasione della X Giornata della Vita Consacrata, che la Chiesa celebra questo giovedì – a tutte le donne che compongono questa realtà in tutto il mondo. Per questo, la Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli, attraverso il suo organo informativo “Fides”, ha anticipato al 4 gennaio un esteso rapporto con cui “rilevare il prezioso contributo offerto dalla donna consacrata, in mille modi ed in ogni luogo della terra, per portare il lieto annuncio della salvezza, prima di tutto con la testimonianza di una vita interamente donata a Dio e ai fratelli, e conseguentemente con la sua operosa carità”, a volte fino al martirio. “Il ‘peso’ del contributo della Vita Consacrata Femminile all’attività evangelizzatrice e pastorale della Chiesa – prosegue l’agenzia missionaria – è di tale spessore che Papa Giovanni Paolo II affermò che ‘il futuro della nuova evangelizzazione (…) è impensabile senza un rinnovato contributo delle donne, specialmente delle donne consacrate’” (cfr. “Vita Consecrata”, n. 57. Ndr). 855.655 donne consacrate “al servizio della Chiesa e dei fratelli, specie quelli più bisognosi” nel mondo è il numero totale fornito dal rapporto al 31 dicembre 2003 secondo l’Annuario Statistico della Chiesa. Le religiose di vita attiva, di diritto sia pontificio che diocesano, erano 776.269 (Africa 56.409, America 222.643, Asia 148.225, Europa 338.688, Oceania 10.304); quelle appartenenti ad Istituti secolari femminili raggiungevano un totale mondiale di 28.916 (Africa 474, America 5.763, Asia 1.440, Europa 21.194, Oceania 45). A queste si aggiungono le donne consacrate nella vita contemplativa, che con la loro vita di dedizione, sacrificio e preghiera incessante offrono un contributo prezioso all’evangelizzazione. Costituiscono, sottolinea “Fides”, una presenza molto significativa nelle Chiese particolari: i monasteri del mondo sono 3.589, con circa 50.470 monache (Europa 30.435, America 14.479, Asia 3.400, Africa 1.926, Oceania 230). “Non possiamo dimenticare in questo quadro generale, il prezioso contributo delle Società di Vita Apostolica femminili, i cui membri, senza voti religiosi, ‘perseguono il fine apostolico proprio della Società’”. Nel mondo queste donne sono decine di migliaia. Quanto all’evoluzione negli ultimi tre decenni, il rapporto sottolinea due caratteristiche: la tendenza alla diminuzione delle vocazioni in America, Europa ed Oceania e l’incremento costante in Africa e in Asia. Allo stesso modo, sottolinea la presenza della Vita Consacrata Femminile in 224 Nazioni – sia nelle grandi città industrializzate che nei villaggi più sperduti della terra – dei cinque continenti: Africa 56, America 50, Europa 48, Asia 47, Oceania 23. Gli effetti della Vita Consacrata Femminile e la testimonianza fino alla morte Sottosegretaria della Congregazione vaticana per la Vita Consacrata, suor Enrica Rosanna (delle Figlie di Maria Ausiliatrice – salesiana di Don Bosco – e sociologa, è la prima religiosa che ricopre un incarico di tale importanza in Vaticano) ha riconosciuto, nelle interviste che “Fides” riporta nel suo dossier, che le religiose rappresentano il doppio del numero totale dei sacerdoti religiosi e diocesani. La suora ha spiegato la grande importanza della diffusione delle religione, anche per il loro peso nell’evangelizzazione. “Le religiose non sono solo lievito dentro la massa (…), ma sono anche lampada (…) perché la gente vede e riconosce in loro ‘persone sempre disponibili’ ad accogliere per risolvere i problemi, per dare consigli, per sostenere, per guidare, per formare”, ha spiegato. “Esse mettono a disposizione della gente i diversi carismi che hanno ricevuto in dono da Dio: il carisma della compassione, il carisma dell’educazione, il carisma dell’evangelizzazione, il carisma del servizio ai poveri”, ha sottolineato suor Enrica Rosanna. Una raccolta delle testimonianze constata anche il contributo delle religiose alla costruzione della Chiesa locale. “La religiosa ha dimostrato di avere doni speciali per l'evangelizzazione e la catechesi. Con il suo esempio di donazione e sacrificio sostiene e sprona anche il sacerdote”, ha riconosciuto l’Arcivescovo José Mario Ruiz Navas, di Portoviejo (Ecuador). “Un tesoro nella Chiesa. Non può esistere una missione evangelizzatrice della Chiesa senza la presenza delle religiose”, ha affermato da parte sua padre Jan Piotrowski, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (OMP) in Polonia. La stessa funzione è svolta in Marocco da padre André Joguet, che ha spiegato: “le religiose sono rispettate come le donne della preghiera e del servizio, costituiscono le forze vive e stabili delle comunità parrocchiali”. Direttore nazionale delle OMP in India, monsignor Ignaci Silurai riconosce che “le donne consacrate assumono con serietà il compito di proclamare la Buona Novella della salvezza, là dove non si è mai sentito il nome di Cristo”. Alle testimonianze dirette delle religiose – scritte ad esempio da Mozambico, Timor Est, Angola, Costa d’Avorio, Ciad e Madagascar – segue, nella seconda parte del rapporto, la lista delle donne consacrate – religiose o laiche – che sono state beatificate e/o canonizzate nel pontificato di Giovanni Paolo II e da quando Benedetto XVI è stato eletto Papa. Finora, nel pontificato di quest’ultimo sono state beatificate cinque donne. Nel corso del lungo pontificato di Papa Wojtyla il numero di canonizzazioni di donne consacrate è stato di 34, quello delle beatificazioni di 127. Secondo i dati di cui dispone “Fides”, 184 è il numero che esprime la testimonianza di molte donne “che, eroicamente, hanno fatto dono della loro vita al servizio del Vangelo e di Gesù Cristo”: sono le religiose e le laiche consacrate che sono state assassinate tra il 1994 e il 2005 (nel 1994 ne sono morte 100, principalmente a causa del genocidio in Ruanda). Il rapporto non omette che “lungo i secoli ci sono state molte donne consacrate che nella semplicità” “hanno realizzato grandi opere: sono state in questo mondo come luci per indicare ad altri la strada da seguire”. Tra queste, ricorda la beata Madre Teresa di Calcutta, fondatrice delle Missionarie della Carità. Allo stesso modo, cita vari esempi di “donne vittime di regimi totalitari che seppero mantenersi fedeli in mezzo a grandi sofferenze”, come la carmelitana Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), martirizzata dalla furia nazista, copatrona d’Europa. Tra le religiose e le donne consacrate che hanno contribuito efficacemente alla diffusione del Regno di Dio cita un caso contemporaneo, quello di Madre Angelica, fondatrice e badessa del Monastero di Nostra Signora degli Angeli (Clarisse di Adorazione Perpetua). A questa religiosa di clausura si deve la creazione della maggiore rete di media religiosi del mondo: EWTN, Rete Globale Cattolica, un insieme di media che includono radio, televisione, Internet, radio ad onda corta, libri e servizi informativi di ogni tipo. La sua copertura è disponibile in più di 110 milioni di case in 110 Paesi. Il rapporto offre il profilo di alcuni Istituto di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica (fondazione, carisma, apostolato, presenza nel mondo e forma di contatto) e si chiude con la lista in base all’Annuario Pontificio 2005. | |||
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Il primo servizio che i consacrati offrono è quello di mostrare una vita totalmente dedita a Dio, ha constatato questo giovedì Benedetto XVI durante la Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Questa celebrazione, che ha luogo in occasione della festa della Presentazione del Signore, è stata per il Papa “un’opportuna occasione per lodare il Signore e ringraziarlo del dono inestimabile che la vita consacrata nelle sue differenti forme rappresenta”. “Al tempo stesso uno stimolo a promuovere in tutto il popolo di Dio la conoscenza e la stima per chi è totalmente consacrato a Dio”, ha aggiunto nell’omelia che ha pronunciato nel corso della Messa, celebrata nella Basilica di San Pietro in Vaticano. “Come, infatti, la vita di Gesù, nella sua obbedienza e dedizione al Padre, è parabola vivente del ‘Dio con noi’, così la concreta dedizione delle persone consacrate a Dio e ai fratelli diventa segno eloquente della presenza del Regno di Dio per il mondo di oggi”. “Il loro modo di vivere e di operare è in grado di manifestare senza attenuazioni la piena appartenenza all’unico Signore; la loro completa consegna nelle mani di Cristo e della Chiesa è un annuncio forte e chiaro della presenza di Dio in un linguaggio comprensibile anche ai nostri contemporanei. È questo il primo servizio che la vita consacrata rende alla Chiesa e al mondo”. “All’interno del Popolo di Dio essi sono come sentinelle che scorgono e annunciano la vita nuova già presente nella storia”, ha aggiunto. Hanno concelebrato la Santa Messa con il Papa l'Arcivescovo Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, il Segretario, il Sotto-Segretario e i Capi Ufficio del Dicastero per i Religiosi e gli Istituti Secolari, i presbiteri membri del Consiglio Direttivo dell’Unione Superiori Generali. La Santa Messa è stata preceduta dalla liturgia della luce: accensione, benedizione delle candele e processione. Dopo la proclamazione del Vangelo, seguito dall’omelia, il Papa ha guidato il ringraziamento a Dio per il dono della vita consacrata. In tutto il mondo i religiosi e le religiose in totale sono oltre un milione (per l'esattezza, secondo le statistiche della Santa Sede, 1.045.364), così distribuiti: religiosi sacerdoti 137.409; religiosi diaconi permanenti 524; religiosi professi 54.620; religiose professe 776.269; monache di vita contemplativa 47.626; membri degli istituti secolari 28.916. In totale gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica sono 1.821, una cifra che comprende sia quelli maschili che quelli femminili. Queste ultime congregazioni rappresentano la porzione più numerosa. Ci sono infatti 1.407 istituti religiosi femminili, cui devono aggiungersi 3.529 monasteri di vita contemplativa. | |||
| BOLOGNA, giovedì, 2 febbraio 2006 (ZENIT.org).- | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | |||
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Celebrando questo giovedì la Festa della Presentazione al Tempio del Signore, l’Arcivescovo di Bologna, monsignor Carlo Caffarra, ha ricordato che anche noi possiamo essere dono gradito al Signore offrendo a lui la nostra vita. Queste le parole pronunciate dal presule durante la Messa celebratasi nella Cattedrale di San Pietro a Bologna in occasione della Giornata mondiale per la Vita Consacrata, istituita da Giovanni Paolo II nel 1997 per richiamare l'attenzione dei fedeli su questa vocazione essenziale per la vita della Chiesa e per il bene della società. “Carissimi, grande è il mistero che celebriamo – ha esordito l’Arcivescovo Caffarra –: viene offerta nel tempio della prima alleanza la ‘vittima pura, santa, immacolata’”. “Il frutto benedetto del grembo di Maria oggi viene offerto, anticipando il sacrificio che verrà offerto non più nel tempio ma fuori città, non sulle braccia di Simone ma sulla croce”, ha aggiunto. “Questo Sacrificio (…) ha come effetto che anche noi ‘possiamo offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia’ – ha continuato –. Quale oblazione? La nostra persona; noi stessi in Cristo e con Cristo possiamo divenire offerta gradita al Signore”. Rivolgendosi poi ai religiosi e alle religiose, li ha ringraziati per aver fatto della loro persona “un’oblazione gradita al Signore, un sacrificio di soave profumo”. “Celebriamo oggi lo splendore e la grandezza del vostro dono. Non in ragione di ciò che fate siamo grati a Dio per voi, ma in ragione di ciò che siete: puro dono, simbolo reale di un amore indiviso”, ha osservato. “Nel dono che voi avete fatto a Cristo della vostra persona, voi trovate la riposta interamente adeguata alla vostra domanda di senso”, ha proseguito l’Arcivescovo di Bologna. “La vostra personale donazione a Cristo non solo non vi isola nella prigione della vostra solitudine, ma vi unisce più profondamente alle vostre sorelle e fratelli”. Questo perché, ha spiegato, “la vostra libertà di dono vi costituisce dentro alla comunione interpersonale. L’atto personale della vostra auto-donazione non resta un evento individuale: genera le vostre comunità”. “Chi si dona al Signore sa bene che se si rifiuta di avanzare ‘di virtù in virtù’ e di progredire nell’amore, non sta fermo ma regredisce”, ha tuttavia constatato. Per illuminare su questo argomento, il presule ha richiamato le parole scritte da Benedetto XVI nella sua prima Enciclica, “Dio è amore”: “Sì, amore è ‘estasi’, ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé”. L’Arcivescovo Caffarra ha quindi illustrato la simbologia racchiusa nella solenne processione con i ceri stabilita dalla Chiesa per introdurre ai misteri di questa festa liturgica, sottolineando il senso della comunione e del camminare insieme di questo rituale. E’ proprio dalla processione delle candele, infatti, che la festa della Presentazione di Gesù al tempio viene conosciuta anche come “Candelora”. A Roma, questa festa di origine orientale fu introdotta da Papa Sergio I, di origine siriana, negli ultimi anni del VII secolo, il quale la fissò il 2 febbraio, ossia 40 giorni dopo la Natività. Allora, all’alba, una grande processione partiva dalla chiesa di Sant’Adriano (demolita nel 1937), allora ubicata nel Foro Romano, per giungere alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Ad accentuare ancor di più il carattere mariano della celebrazione, venivano condotte in processione 18 immagini della Vergine, corrispondenti ad altrettanti quartieri romani. Prima di congedarsi, l’Arcivescovo Caffarra ha voluto ribadire la centralità della figura di Maria nel mistero che si celebra con questa Giornata: “È Maria la scuola dove impariamo la scienza della libertà, perché impariamo da essa la scienza del dono”. | ||||
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