2 Gennaio 2006

Anno II, Numero 1

Sposorizzato dai Legionari di Cristo e dal Regnum Christi
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Gesù, non lo sento più e mi manca.

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Quanto devo essere aperta ed in confidenza con il mio direttore spirituale?

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CARO 30 ENNE ... TI SCRIVO!

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Perché devo continuare la strada intrapresa, se non la sento più mia?

 



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"Gesù, non lo sento più e mi manca."
Gianni

Gianni chiede:

Padre Giuseppe mi aiuti perche ho un grande dubbio. Mi chiamo Giovanni, qualche giorno fa ho improvvisamente sentito la mancanza di Gesù, ho sentito che con i miei peccati stavo offendendolo. Da quel giorno, dopo essermi pienamente confessato, ho fatto il pieno proposito di non peccare più. Da allora non penso ad altro che a non offenderlo ma nonostante tutto non sono sicuro se sto facendoGli piacere. E come se da quel primo Suo richiamo non lo senta più e mi fa stare male. Non mi é mai capitata una cosa del genere. Come faccio a capire se sono stato chiamato ad una vita totalmente dedicata a lui, ho era solo coscenza? So solo che lascere tutto per servirlo. Spero di essere stato abbastanza chiaro, ho scritto così come mi sentivo dentro. Mi aiuti padre.

Caro Giovanni,

grazie infinite per la mail e per la fiducia. Grazie perché con queste righe mi permetti di darti qualche consiglio. Da un lato mi sembra molto bello il gesto che hai fatto di chiedere perdono a Dio per le tue mancanze e le tue cadute, certamente la confessione ti ha rimesso in collegamento con il Signore. Dall'altro il Signore ti sta vicino e ti vuole proprio bene. Non confondere però la presenza di Cristo come una presenza emozionale o sentimentale. A volte "non sentiamo" il Signore, a volte possiamo avere una certa aridità del cuore ma, come succede quando ci sono le nuvole, il sole, meglio il Signore, c'è sempre anche se non lo vediamo. Ci possono essere degli alti e dei bassi, ci possono essere giornate più facili per sentire Dio e giornate più difficili.

Ti aiuto ricordando anche te da oggi nelle mie preghiere, soprattutto nella recita del Santo Rosario e nella Adorazione Eucaristica. Mi farebbe piacere sapere di dove sei. A presto allora e non disperare, in Cristo e in Maria, con la mia amcizia, P. Giuseppe, LC





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"Quanto devo essere aperta ed in confidenza con il mio direttore spirituale?"
Cristina

Cristina chiede:

Frequento luniversità, e sto seguendo il processo di discernimento per una vocazione alla vita religiosa. Durante lanno scorso, ho conversato con uno dei sacerdoti che ho conosciuto per anni e che è anche Direttore delle Vocazioni per la mia diocesi, e sento che veramente Dio mi sta chiamando a diventare una suora consacrata. Questo sacerdote mi ha sostenuta per tutto questo periodo e crede nella mia sincerità e mi ha aiutata. Circa tre anni fa, passai un periodo veramente difficile, quando scoprii che mio padre aveva fissato dei siti-web pornografici come favoriti. Iniziai a seguirli e diventarono per me come un modo per evadere, una fantasia della mia mente per sfuggire dalla mia vita. Questo mi fece stare sempre peggio, ed infine desiderai porre fine alla mia vita. A quel punto, mi spaventai veramente ed iniziai a chiedere laiuto di Dio, feci una bella confessione, e raddrizzai la mia vita.

In seguito, incontrai il Direttore delle Vocazioni, e da quel momento iniziai a discorrere con lui. Fu come se una cosa portasse ad unaltra e non posso evitare di pensare che in tutto ci fosse la mano di Dio. Non ho mai parlato di queste cose al mio direttore spirituale, poiché mi riesce così difficile parlarne odiando così tanto tutta quella roba e sentendomi così male per aver seguito quelle brutture. Penso che mia domanda sia semplicemente: gliene devo parlare?

Daltra parte, sento come se dovessi dirglielo perché ha avuto un effetto su quello che sono ora, e sento quasi che Dio non possa chiamarmi realmente alla vita religiosa per tutte quelle cose. Questo è qualcosa con cui sto lottando adesso. Daltra parte, ha qualcosa a che fare con la reputazione di mio padre, e per di più lho gia confessato, mi sono gia pentita veramente. So che Dio mi ha gia perdonata e mi sento male a riparlarne ancora.

Cara Cristina,

La tua domanda è semplice e può essere ridotta a questo: devo avere apertura completa con il direttore spirituale che mi sta aiutando a discernere la mia vocazione?

Primo, consideriamo il problema che hai avuto: sembra che tu labbia lasciato dietro di te, avendolo confessato, avendo deciso di cambiare le tue abitudini ed essendoci riuscita. Quindi, superficialmente non sembrerebbe essere un concreto impedimento alla vita religiosa. Ciònonostante, questo è successo realmente, e dice qualcosa di te stessa.

Ad un certo momento dovrai dirlo (non tutti i dettagli, ma almeno quel tanto che hai raccontato qui) almeno alla persona che si prenderà la responsabilità di accettarti nellordine religioso nel quale vuoi entrare. Puoi capire la ragione. E parte del tuo quadro generale, della tua vita fino al momento, e quella persona deve conoscerlo in modo che possa darti consigli mirati riguardo al tuo entrare quella vocazione o meno.

Riguardo allo svelarlo al tuo attuale direttore spirituale, pur non essendo assolutamente necessario, il dirglielo lo metterebbe, probabilmente, in una migliore posizione per aiutarti. Lui potrà suggerirti se quello che è successo ha un peso sulla tua vocazione, lui metterà tutto insieme con ogni altra cosa che conosce di te, ed esamininerà con prudenza se quel fatto cambia qualcosa riguardo al tuo avere una vocazione.

Riguardo alla reputazione di tuo padre, non penso sia necessario parlare di lui spiegando quello chè successo. Sarà solamente necessario dire che trovasti quei siti memorizzati nel computer, senza dire da chi. Comunque, anche se dicessi che era stato lui, né il tuo direttore spirituale né la persona dellordine che ti dovesse intervistare parlerà mai con nessun altro dellincidente, per cui non arriverà mai alle orecchie di altri, e la reputazione di tuo padre non ne sarà affetta.

Che Dio ti benedica.

P. Giuseppe Gamelli





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"CARO 30 ENNE ... TI SCRIVO!"
SUGGERIMENTI VOCAZIONALI

Non pensare di essere troppo “ vecchio” per rispondere alla chiamata di Dio.

Il Signore chiama dove e quando vuole come gli esempi di cui e’ disseminata la Sacra Scrittura ci insegnano (Abramo, Samuele, Geremia, Pietro,Paolo ecc).

L’importante e’ affidarsi e sapere che il Signore desidera la nostra felicita’.

Ci sono storie vocazionali che si concretizzano a questa eta’ ma hanno radici profonde nel nostro vissuto quotidiano e nel nostro passato.

Dio dissemina la vita di “segni” che possono essere interpretati con l’aiuto di un buon direttore spirituale,di una vita sacramentale e di preghiera vissuta intensamente.

Ecco alcune difficolta’ e dubbi che puoi incontrare o potresti avere:

1) E’ possibile che Dio mi chiami a questa eta’? Certamente, Egli ci conosce profondamente!

2) Saro’ in grado di corrispondere pienamente alla sua chiamata? Se la vocazione e’ autentica il Signore non ti fara’ mancare le grazie necessarie per realizzarla.

3) Le esperienze di vita fin qui avute e un carattere gia’ formato possono condizionare il discernimento? No!!! Nel modo piu ‘ assoluto! L’importante e’ essere generoso e disposto ad amare di piu’.

4) Come posso essere sereno nel lasciare le mie sicurezze affettive e materiali? Quando Cristo ci chiama ad essere suoi discepoli, come nell’ esempio del giovane ricco (Lc 18, 18-27),ci chiede di lasciare tutto, ma con amore ci esorta lasciandoci liberi di scegliere (“Se vuoi!”).

5) Riusciro’ a conformarmi ad uno stile di vita molto diverso da quello fin qui avuto che richiede una forte rinuncia di se’ stessi? Cristo ci invita a seguirlo “prendendo la propria croce” con cio’ che essa implica.

6) Saro’ in grado di compiere questo fatidico “SALTO NEL BUIO”? Non avere paura perche’ il buio in cui ti lanci sono le mani di Cristo. Ricordati Egli “e’ la Luce che viene in questo mondo”. Di cosa potresti aver timore?

7) Saro’ in grado di prendere delle decisioni durante il cammino di discernimento, trovando le forza di scegliere contrariamente a quanto avvenuto fino ad ora?

Per mezzo del tuo abbandono filiale a Cristo,durante il periodo di discernimento, otterrai da Lui la grazia per decidere serenamente.

Ed ora, ecco alcuni consigli “da amico” per aiutarti nel cammino e vincere le tue paure o reticenze.

1) Affidati a un sacerdote di cui hai fiducia per farti seguire nella direzione spirituale.

2) Cerca di ritagliarti dei momenti nella giornata per la preghiera personale.

3) Ti raccomando la partecipazione quotidiana alla Santa Messa.

4) Ti consiglio la confessione frequente. (ogni 15 gg)

5) Nel discernimento sono state fondamentali, per “giovani” della tua eta,’ esperienze di volontariato missionario o tra i piu bisognosi.

6) Potresti pensare di partecipare a momenti di “convivenza vocazionale” insieme a giovani che come te stanno cercando la volonta’ di Dio nella propria vita. Sono momenti forti e molto preziosi per fare chiarezza nel tuo cuore.

7) Affidati con serenita’ al Signore, Lui è il primo interessato nel farti capire i Suoi progetti.

Le sei paure del chiamato

Colui che Cristo chiama è suscettibile di passare attraverso l'una o l'altra di queste cinque emozioni, o di tutte e cinque insieme. La Bibbia, su questo argomento, è piena di situazioni tragicomiche, o, se si vuole, ridicole benché sublimi. L'uomo, sorpreso dal « vieni, seguimi », cerca di sottrarsi all'invito mediante l'una o l'altra di queste goffe scappatoie.« Non sono libero », ho già fatto il mio programma, sono superoccupato, non c'è più spazio, nel mondo il biglietto d'invito per un pranzo nuziale porta, in basso, queste parole: « Rispondere, per favore, prima di tale data ». La Parola di Dio non prevede l'impossibilità: essa supera ogni altro dovere. Sarebbe difficile immaginare Maria che rispondesse cosi all’arcangelo Gabriele: « Sono desolata, caro arcangelo, ma sono già impegnata con Giuseppe. Ma troverai certamente nel villaggio una giovane che sia libera e che sarà molto felice della tua proposta... ».« Non sono capace-». Qui, uno si fa forte dell'incompetenza, con un'apparenza di umiltà che nasconde malamente la poca voglia o il timor panico. È il caso di Mosè davanti al roveto ardente. Incaricato da Jahvé di andare a trovare il faraone per intimargli di lasciar partire Israele, e quindi di privarsi d'una manodopera straniera preziosa e a buon mercato, si dibatte con tutte le sue forze per sfuggire a tale difficile missione. Snocciola tutti gli argomenti che sa: « Chi sono io per andare dal faraone? » (Es 3,11). La stessa cosa accade con Geremia. Dio non domanda nemmeno il suo parere: gli dice che la sua vocazione è decisa fin dal seno di sua madre, e che egli è già costituito profeta.« Non sono degno ». Con questa scusa l'uomo spera di intrappolare Dio nel laccio della sua umiltà. Passi ancora per l'incompetenza: ma l'insufficienza morale! L'obiezione sembra insormontabile Cristo non teme la tua indegnità dal momento che tu la riconosci. Ti dice, come a Paolo: « Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta nella debolezza» (2Cor 12,9). Concludi dunque come l'Apostolo: « Mi vanterò quindi volentieri delle mie debolezze, perché si stenda su di me la potenza di Cristo... Perché quando sono debole, allora sono forte ».« Non vedo dove questo mi porterà ». Qui l'uomo passa all'attacco: le difficoltà non sono dalla sua parte, ma dalla parte di Dio, le cui proposte mancano della più elementare precisione. Si vuole credere, certo, ma e poi? Occorrerà per questo ridursi allo stato di vagabondaggio? Abramo, lasciando la Caldea (Gn 12,1-9), non domandò a Jahvé una guida Michelin per riconoscere le sorgenti di acqua dolce tra la città di Ur e la quercia di Mamre, come nella Parigi-Dakar. E Maria non chiese a Gabriele un prospetto completo per Madre di Dio, al fine di sapere che cosa fare in caso di fuga in Egitto. In un magnifico capitolo sulla fede nella Bibbia, la lettera agli Ebrei (11.8) dice: « Abramo partì senza sapere dove andava».« Non ho sufficienti garanzie umane ». Qui bisogna pensare a Pietro mentre cammina sull'acqua (Mt 14,22-36). Ricorda la scena, la decisione più motivata comporta sempre un rischio; è il vincolare la propria libertà, non il semplice mettere in moto un meccanismo. Tu, ragazzo, puoi ricorrere a chi può procurarti « su ordinazione » tutte le ragazze d'un campus universitario corrispondenti a un certo cliché di tuo gusto e da tè segnalato (colore dei capelli, gusti musicali...), per frequentarle nei tuoi momenti liberi; ma, quando ti troverai a dover fare la selezione, non potrai andare più in là con questo mezzo: per farti una vera amica, e a maggior ragione una futura sposa, dovrai scegliere liberamente. L'amore è il frutto d'un incontro, non d'una pesatura, l'ho già detto. Occorre un avvenimento spirituale imprevedibile, che comporta una certa « scommessa ».«..Ho paura di fare fiasco ». Capisco. Non tutti possono essere rompicolli; e sarebbe psicologicamente malsano amare di farsi battere.

Seguire Cristo conduce alla croce: il Signore non ha preso nessuno a tradimento (Gv 14,29). L'importante è di non illuderci sulla sofferenza che ci attende. C'è dunque la tentazione di «arrossire del Vangelo » (Rm 1,16) per non perdere la faccia. Gesù ha, a questo proposito, parole dure: « Se uno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella sua gloria » (Le 9,26). Anzitutto non immaginare una situazione estrema come il martirio: pensa a tutte le occasioni in cui, davanti agli amici, sei tentato di « sgonfiarti », cioè di nascondere che sei cristiano, che pensi cristianamente su un punto caldo dell'attualità, per timore di quello che essi potrebbero dire.

In questo, convinciti bene che non avrai mai peggior nemico che tè stesso.

Quando ascolto una voce diversa

Da un po’ di tempo Signore sento una voce strana dentro di me.

E’ una voce leggera che a volte scompare,

ma poi ritorna forte e insistente.

E’ una voce che mi chiama

A dedicare la vita completamente a te

Cosa sarà, Signore. Una fantasia?

un sogno? un desiderio di avventura?

Signore... e se fosse la tua volontà

sulla mia vita? Io non lo so,

io non capisco bene.

E chiedo il tuo aiuto. In questi ultimi tempi.

ho incontrato persone straordinarie:

preti generosi e intelligenti,

suore simpatiche e sveglie,

uomini e donne che lasciano tutto

per andare a portare il Vangelo

in paesi lontani,

per assistere i poveri.

per dedicarsi a coloro

che nessuno vuole vicino.

Signore deve essere bella una vita vissuta così!

E se tu chiamassi anche me come loro?

Sarebbe stupendo, Signore…

Ma ne sarei capace?

Io non sono eccezionale:

mi piace la vita comoda,

amo divertirmi, spesso sono egoista…

però, Signore, io sento questa voce e non voglio soffocarla.

Io voglio cullarla nel mio cuore come fosse uno sguardo di amore.

Se sei tu che mi parli io non voglio tapparmi le orecchie.

Però ti prego Signore:

se sei tu che mi parli, fatti sentire più chiaramente Signore, parla più forte!

E se non è un sogno Signore, dammi il coraggio e la forza di dirti di si.

Preghiera di un giovane incerto

(Fonte non specificata)

Signore,

Tu mi chiami ed io ho paura di dire "sì",

Tu mi vuoi, ed io cerco di sfuggirti,

Tu mi domandi di invadere la mia vita,

ed io mi rifiuto.

E' anche perché io non vedo chiaro

tutto quello che Tu attendi da me.

Tu attendi un dono completo.

Io, a volte sono pronto a farlo,

ma poi mi "riprendo" ed esito,

considerando troppo quello che devo abbandonare.

Intanto Tu aspetti...

Sono incerto...

Signore dammi la forza di non rifiutarti.

Tutto

(Michel Quoist)

Questa sera, o Signore, ho paura.

Ho paura, perché il tuo Vangelo è tremendo.

E' facile sentirlo annunziare, ma è ben difficile viverlo.

Ho paura di sbagliarmi, o Signore.

Ho paura di essere soddisfatto della mia piccola vita discreta;

ho paura di quello che do, che mi nasconde quello che non dono.

Ho paura, o Signore, perché c'è gente più povera di me,

meno istruita di me, meno evoluta,

meno alloggiata, meno riscaldata,

meno pagata, meno nutrita,

meno accarezzata, meno amata.

Ho paura, o Signore,

perché non faccio abbastanza per loro.

Non faccio tutto per loro.

Bisognerebbe che io dessi tutto,

fino a cancellare ogni sofferenza, ogni miseria,

ogni peccato dal Mondo.

Allora, o Signore,

bisognerebbe che io dessi tutto,

tutto il mio tempo.

Bisognerebbe che io dessi la vita.

Eppure non è vero, Signore, non è vero per tutti,

io esagero, bisogna essere ragionevoli.

Figliolo, non v'è che un comandamento, per tutti:

"Amerai con TUTTO il cuore, con TUTTA l'anima, con TUTTE le forze".





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"Perché devo continuare la strada intrapresa, se non la sento più mia?"
Silvia

Silvia domanda:

Salve. Sono una ragazza di 17 anni. E' un anno più o meno che ho cominciato un cammino di discernimento vocazionale, dal momento che ho iniziato a sentire in me sempre più forte la domanda sul senso da dare alla mia vita alla luce di Dio, del Suo progetto per me. Sei mesi fa ho sentito quella che ho riconosciuto come una chiamata alla vita consacrata...Solo che avendo ricevuto dal Signore un talento musicale, alcuni credono che sia quella la mia strada. Ma ho ricevuto un dono ben più grande: una grande intimità col Signore, che mi permette di gioire immensamente nello stare con Lui, e che mi fa percepire risposte spesso nella liturgia del giorno. E non penso che sia un caso che spesso, quando mi dico che forse mi sono "inventata" la mia chiamata, proprio nella liturgia del giorno ci siano dei richiami (come ad esempio quello di oggi in Sofonia, o quello di venerdì 9 in Isaia)...Volevo chiedere: è possibile "inventarsi" una chiamata alla vita consacrata perchè spinti da secondi fini che non sono la ricerca vera della volontà del Signore? Se sì, quali potrebbero essere?

Io frequento il conservatorio, sono al terzultimo anno. Ma ormai non mi sento più al mio posto quando suono (anche se prima il mio sogno era sempre stato quello di diventare una grande concertista), e trovo pace e gioia solo in Dio...Per questo ho pensato di lasciare il conservatorio, anche perchè ora (negli anni finali, che ovviamente sono i più difficili), mi è richiesto un impegno enorme, che io toglierei magari alla scuola e al rapporto con il Signore. E poi perchè dovrei continuare, se sento che non è la mia strada, e mi sta facendo perdere la serenità? Quacuno sostiene che è bene comunque portare a termine ciò che ho iniziato, ma per me ciò non ha un gran senso...Lei che ne pensa?

Grazie mille, e mi scusi per la domanda chilometrica!

Il Signore la benedica per tutto ciò che fa!

Silvia

Cara Silvia,

ti ringrazio per la mail e per la fiducia. Ho letto attentamente il tuo messaggio e in questi giorni di "silenzio" ho pregato affinché il Signore mi illuminassi. Mi sembra di capire che ci siano i presupposti per una chiamata e che il Signore ti ha dato molti requisiti per poter rispondere. C'è il problema degli studi da risolvere. Fai bene a non metterli al primo ed unico posto come relegando il Signore in un angolino della tua vita. Visto che hai ancora 17 anni penso sia molto utile finire gli studi di maturità e, compatibilmente, andare avanti con il conservatorio ma togliendogli importanza. Allo stesso tempo continua con il discernimento vocazionale con l'aiuto di un buon sacerdote o di una buona religiosa, partecipa a ritiri o a giornate presso comunità significative e vedrai che a poco a poco il Signore ti porterà la dove ha pensato per te con tempi e ritmi precisi.

Cordialmente, con la mia amicizia, in Cristo e in Maria, P. Giuseppe Gamelli, LC





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