8 agosto 2005

Anno 1, Numero 7

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"Qual'è la finalità di una vocazione"
P. Marcial Maciel, L.C.
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Seminare amore

Siamo stati chiamati a rinnovare il mondo seminando la carità e l'amore di Gesù Cristo, affinchè gli uomini vedano quanto sono crudeli e ingrati nel corrispondere con il peccato, l'indifferenza e il disprezzo al dolce amore del Sacro Cuore.

Consolare e alleviare il Cuore di Gesù

Siamo stati chiamati a consolare in un modo speciale il Cuore Divino, a riparare le offese, il disprezzo, l'infedeltà e i tradimenti di quelli che si dicono consacrati a Lui. I problemi, le miserie, le debolezze e i peccati in cui si 51 dibatte la vita di tanti pover'uomini, e che voi non potete fare a meno di conoscere direttamente o indirettamente, devono far breccia nel vostro spirito cristiano stimolandovi a Scrivere ogni giorno con maggiore intensità e continuità la vostra vocazione di espiatori e consolatoti. In verità non potete rimanere tranquilli e indifferenti mentre si oltraggia e si offende tanto Dio Nostro Signore. La vostra vocazione esige che minuto per minuto adempiate fedelmente ed esattamente ai vostri doveri, come vittime di espiazione e soddisfazione in unione con Gesù Cristo.

Faro di luce in mezzo alla miseria degli uomini:

Tu non ritornerai nella valle del peccato e dell'impurità; non tornerai a soffrire come un animale senza dare un valore di eternità e di Cielo al dolore a cui sei obbligato; ma sarai come un faro di luce e di speranza, come balsamo che curerà le innumerevoli ferite del martoriato corpo mistico di Gesù Cristo. Tu non sei cristiano per vivere da solo, andrai per le strade formicolanti di cinema e negozi, dissipazione e peccato. Tu andrai per queste strade che sanno di peccato e di crimine, di malattia e miseria morale, e la tua luce e il tuo calore si faranno sentire. Sarà, per molte anime, l'inizio della loro resurrezione ad una vita nuova, con la tua condotta semplice, discreta, ricolma di quel Dio a cui sei donato e che lasci trasparire da tutto il tuo essere.

La decisione di offrire la tua vita a Cristo con tutte le tue speranze e prospettive è un richiamo eloquente per il mondo in cui viviamo. Mentre tanti uomini oggi cercano disperatamente la propria sicurezza esistenziale nel progresso scientifico e tecnico, nel potere, nel denaro, nelle comodità e nel libertinaggio, tu testimoni con grande efficacia che solo Cristo è la soluzione a tutti gli enigmi dell'uomo, che solo Cristo può soddisfare gli aneliti più profondi del cuore umano, che solo Cristo è degno di fede, che solo Lui è fedele nel tempo e nell'eternità. Di voi si può dire ciò che San Paolo scrive ai primi cristiani: "Splendete come astri nel mondo, mostrando una ragione per vivere" (FU. 2, 15-16). Cristo ha voluto aver bisogno di voi perché lo aiutiate a stabilire il suo Regno nel mondo.

Difesa della Chiesa:

Io sono convinto che in questi momenti di tregua e di rilassamento il nemico guadagna terreno ammirabilmente, e noi non possiamo prepararci a dovere per liberare la grande battaglia; senza voler profetizzare, io non vedo molto lontano il giorno in cui le forze del bene e del male si scontreranno nella battaglia per la vita o per la morte. Il Signore ci ha chiamato per questa lotta, ed è nostra missione la ferma e franca difesa della Santa Chiesa, custode della dottrina di Gesù Cristo e propagatrice ufficiale del suo Regno nel mondo.

La Chiesa sta attraversando i momenti più tristi della sua storia: i nemici di Dio vogliono distruggerla valendosi di qualsiasi mezzo, cercando di strappare alla fede il popolo cristiano, procurando l'apostasia stessa dei suoi ministri.

Gesù Cristo vuole giovani coraggiosi, generosi, disposti con valore al sacrificio, che offrano la loro vita, le loro forze, le loro qualità, tutto, a difesa di questa Chiesa.

E Gesù pensa a te. Ti ha chiamato proprio per questo, per essere un apostolo in più che salvi la Chiesa, che salvi il mondo.

Oggi più che mai la Chiesa ha bisogno di uomini generosi, disposti a dare tutto per la causa di Cristo; uomini decisi a predicare la verità; uomini veramente santi, imitatori di Cristo, con l'entusiasmo di farlo conoscere gli altri; conquistatori, fedeli alla Chiesa in tutto, convinti della sua missione vitale nel mondo d'oggi.

Riprodurre Cristo

II cristiano, nella sua più ampia e profonda espressione, altro non è che la riproduzione dello stesso Cristo. Siete le mani, i piedi, gli occhi, la mente, il cuore di Gesù Cristo; siete i canali e i mezzi con cui Egli si comunicherà all'umanità. Per mezzo vostro Egli farà sentire agli uomini quanto li ama e quanto desidera essere amato da loro; per mezzo vostro manifesterà la sua misericordia; attraverso voi seminerà quella pace che gli angeli annunciarono la notte della sua nascita, cantando sulla sua culla e promettendola agli uomini di buona volontà; per mezzo vostro affratellerà tutte le nazioni, tutte le razze, tutte le classi sociali, cancellando le invidie e gli odi, unendo tutti in un solo cuore e in un solo spirito nel suo Cuore Divino. Come vi privilegia Gesù, ma che grande responsabilità ha posto sulle vostre spalle !

Salvare anime e glorificare il Padre

La sostanza della sua missione si identifica con quella di Cristo, e si definisce letteralmente in salvatore di anime e glorificatore del Padre.

Io la invito ad aprire la Sacra Scrittura e a leggere con gli occhi della fede la storia del popolo eletto macchiata di infedeltà, di durezza, di ostinazione, di peccato. Verrà spontanea la domanda: perché Dio scelse quel popolo di dura cervice? Altrettanto spontanea sorgerà la risposta: Dio si incarnò in quel popolo facendosi uno di loro per salvarlo dai suoi peccati. Quindi, quel popolo fu strumento di Dio per i suoi piani di salvezza. Applichi il senso a se stessa. Perché Dio ha bisogno di lei, che è fragile e peccatrice come tutti gli altri esseri umani? Per essere strumento della redenzione e della salvezza di Cristo. E non perché lei possa salvare o redimere, ma perché Cristo, per mezzo suo, opererà, molto al di sopra delle sue miserie umane o spirituali, in modo che sia sempre ben chiaro che è Lui che fa crescere la pianta, ed è Lui che salva gli uomini.

Pertanto non si perda d'animo. Dio che può fare delle pietre dei "figli di Abramo", può anche fare di lei uno strumento del suo Regno, nonostante i suoi limiti, così come con pochi elementi un grande scrittore può scrivere un bellissimo romanzo e un pittore dipingere un bellissimo quadro. Sia un pennello docile nelle mani di Dio e vedrà quali meraviglie Egli farà con lei.

Raggiungere la felicità, il ciclo in terra

Per quale ragione è nata in te questa vocazione? Prima di tutto perché tu dia molta gloria a Dio, salvi molte anime, realizzi una missione unica e incomparabile che è quella di rendere gli uomini partecipi del Regno di Cristo. Questa vocazione è nata in te per farti felice, per farti provare la gioia e la pienezza di una vita vissuta autenticamente, non sotto il segno dell'ambizione, del potere, del denaro (ciò che è più estraneo alla nostra realtà di figli di Dio) ma della donazione, dell'amore, del sacrificio (ciò che è più proprio della nuova vita in Cristo, insegnata e vissuta da Lui).

E anche se può sembrare una contraddizione, la tua vocazione è nata per farti sperimentare già da quaggiù quel ciclo a cui aspiri, nella sofferenza, nella rinuncia in nome di Cristo, nel lavoro instancabile per il suo Regno. Chi può provare maggiore felicità di colui che, guardando le sue mani all'ora della morte può dire: queste mani hanno portato per il tuo Regno, hanno distribuito il tuo messaggio, hanno distribuito il tuo Corpo?

Che pena fanno quegli uomini che in questa vita ripongono il loro cuore solo nella ricchezza, nel potere, nelle comodità, in tutto ciò che è materiale! Pensano di essere sicuri e invece sono le persone più infelici, più amareggiate, più sole che esistano. Possono ridere, possono viaggiare, soddisfare qualsiasi capriccio... ma tutto questo non può alimentare la loro anima e il loro cuore che sono stati creati da Dio per cose più grandi e sublimi. Se non fosse così, come sarebbe facile essere felici!





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"La messa dove l'hai messa"
Rino Camilleri

L'altra domenica, nella chiesa dove vado di solito, agli annunci finali il prete si è scusato. Si era dimenticato di dire un pezzo della messa. Era troppo intento a dare il via a uno dei "canti" (il cui libro è l'unico che troverete sui banchi, al posto dell'ormai obsoleto vangelo) e aveva saltato alcuni passaggi. Pazienza. Che volete che sia un pezzo di messa di fronte all'importanza del canto? Non lo sapete che come diceva sant'Agostino (solo Agostino per gli amici), chi canta prega due volte? Secondo me si riferiva ad altro tipo di musica. Ma torniamo al pezzo di messa mancante. Ora, la cosa curiosa è che non se ne era accorto nessuno. Per forza: estenuati dalla lunghezza della predica, frastornati dalla musica leggera, la messa vera e propria la si tira via mentalmente, in attesa dell'Omelia-due, cioè dei lunghissimi annunci finali. I quali vengono ricattatoriamente sempre declamati prima dell'Oremus e della benedizione finale, sennò tutti se ne vanno. Ora, questo sarebbe semmai la prova dell'importanza che la comunità annette alle iniziative parrocchiali. Dovrebbe indurre a riflettere, a cambiare quel che non interessa. Invece no. Come, vigliacchi?! Non vi interessano le riunioni, i comitati, gli organismi, le innumerevoli raccolte di fondi, il calendario degli impegni settimanali, le gite? Siete cattivi cristiani, vergogna. Ora, è noto che quelli che il Card. Ratzinger chiama "gli autoimpegnati", facendo parte di tali iniziative, sanno già tutto. Dunque, a quelli che non intendono autoimpegnarsi nulla importa di tutta 'sta roba. Allora - direte voi - perché menarla tanto lunga? Per forza una messa domenicale deve durare un'ora e più? Se durasse meno, cosa succederebbe di grave? Niente, è lo "spirito postconciliare" che, lungi dal soffiare dove vuole, imperversa sempre nella stessa direzione. La messa è ormai un intrattenimento? Magari, amici miei. No, neanche questo. E' una noia mortale. Sì, lo so che i vertici cattolici hanno firmato una storica intesa con quelli protestanti, e che il rito cattolico deve poter essere frequentato anche dai "fratelli separati". Ma tale intesa è stata raggiunta troppo tardi, quando i buoi erano già tutti scappati. Le maggiori denominazioni protestanti, infatti, ormai non denominano più un bel niente. E se non fosse per il Papa, neanche la Chiesa cattolica sarebbe granché rappresentativa. Quattrocento milioni di pentecostali nel mondo stanno a significare uno scollamento biblico tra i vertici e i fedeli; nei restanti, l'unica religione è il movimentismo o il fai-da-te.

Ma torniamo alla Messa. Voi mi direte sei un nostalgico del vecchio rito latino? Vi risponderò come faccio ad avere nostalgia di una cosa che non ricordo più? Quando era in auge, ero un bambino. Quando fui adolescente avevo tutt'altro per la testa. Quando divenni Kattolico, l'avevano già cambiato. No, no. Il fatto è che mi ci annoio. Entro e mi accoglie una torma di ragazzini che schitarrano country music con testi che definire stupidi è andarci leggeri. Poi, sbrigate le letture, altre canzonette. Indi, il prete parla. E parla. E parla. E non dice niente. La prova? Fatelo come esercizio alla fine della messa, provate a riassumere al vostro accompagnatore quel che ha detto il prete. Scommetto le mutande che non ci riuscirete. Perché? Perché in genere si tratta di aria fritta. Che però è durata esattamente mezz'ora. Poi il prete si è seduto, e l'unica pausa di silenzio dell'intera messa è stata data giusto per meditare quel che ha detto lui. Non la parola di Dio, no solo quel che ne pensa il prete suddetto. Si ricomincia, indi, con le canzoni, che non ti lasciano nemmeno quando sei in fila per la comunione. E ringrazia il cielo che, incoraggiati dal celebrante, non ci tocchi di battere al tempo le mani. "É per esprimere la nostra gioia comunitaria" dicono. Ohibò, ma quale gioia? Ma dico, hai guardato fuori? Si, ci hanno guardato, e spacciato come "intenzione dei fedeli" il commento del Tg del giorno avanti. Preghiamo per il tizio che si lascia morire di fame perché gli è morto il gatto (è successo davvero). Preghiamo perché il summit economico di Seattle si ricordi dei Paesi in Via di Sviluppo (che non è il nome di una strada). Seh, figurati! Adesso diamoci il segno della pace. E si scatena il finimondo sedie spostate, vecchiette che attraversano l'intera chiesa alla caccia di qualcuno rimasto senza stretta di mano, bambini che ancora vogliono darti il segno di pace quando la messa sta già finendo. Ora tocca al Padrenostro. Qui si formano le catene umane. Alcuni, sporchi individualisti, elevano le mani al cielo. Permangono quei giovinotti che, le mani, le tengono in tasca, per tutta la funzione. Alcune volte ho visto ragazzine fare la comunione con la gomma da masticare in bocca. Già, la comunione. Percorsa tutta la fila, quando tocca a te, ti ritrovi davanti una suora o un distinto signore con un calice in mano. Il prete? Nell'altra fila. Anche se siamo in tutto cinque. Verrà, prima o poi, il distributore automatico, il quale permetterà di cogliere due piccioni con una fava sopperire alla carenza di vocazioni e rimpinguare le mai sazie casse ecclesiastiche. Sorvolo sulle minigonne in chiesa. Quale prete rischierebbe l'impopolarità biasimandole? Con un gran respiro di sollievo, come Dio vuole (è il caso di dirlo) la noia penitenziale finisce (non per nulla con un liberatorio "rendiamo grazie a Dio"). E ci avviamo all'uscita in un tripudio di chitarre. Fuori, ci attendono in agguato gli zingari.





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"Il male può essere superato dal perdono"
P. Alfonso Aguado, L.C.

Sono state molto belle le parole che Benedetto XVI ha rivolto nell'omelia a ventun giovani che stavano per essere ordinati sacerdoti, il giorno di Pentecoste 2005:

"Infine, vi è il potere del perdono. Il sacramento della penitenza è uno dei tesori preziosi della Chiesa, perché solo nel perdono si compie il vero rinnovamento del mondo. Nulla può migliorare nel mondo, se il male non è superato. E il male può essere superato solo con il perdono. Certamente, deve essere un perdono efficace. Ma questo perdono può darcelo solo il Signore. Un perdono che non allontana il male solo a parole, ma realmente lo trasforma. Ciò può avvenire solo con la sofferenza ed è realmente avvenuto con l'amore sofferente di Cristo, dal quale noi attingiamo il potere del perdono".

Queste parole valorizzano il perdono che io ricevo nella mia confessione, valorizzano anche l'importanza che ha il sacerdote nella trasformazione del mondo. Alle volte, la mentalità utilitaristica del mondo moderno non vede a cosa serve il sacerdote. Secondo questo modo di pensare, il mondo cambierebbe con l'azione sociale, politicamente impegnata, non con la preghiera o i sacramenti.

Benedetto XVI punta invece alla radice del problema. Il male si vince nel sacramento della riconciliazione, nel perdono.

Una volta, ho sentito a un missionario: "I problemi in Terra Santa finiranno quando tutti si convertiranno al cristianesimo". "Perché?" ho chiesto. "Perché soltanto Cristo predica il perdono. Senza il perdono, resterà per sempre l'odio".

Se questo è così, devo meditare come è importante nella mia vita la confessione dei miei peccati, ma anche devo meditare l'importanza che ci siano molti santi sacerdoti. Se non ce ne sono, se i confessionali restano vuoti, il mondo non potrà guarire.





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"Che qualità dovremmo cercare in un direttore spirituale?"
Maurizio

Maurizio chiede:

Ciao! Mi domando quali dovrebbero essere le qualità che dovremmo cercare in un direttore spirituale. Voglio dire: se sto pensando ad una vocazione religiosa in seno a nuove comunità, quali devono essere le caratteristiche di un possibile direttore spirituale (ed anche chi preferibilmente potrebbe essere, intendo: un sacerdote o anche ogni altra persona che vive un rapporto profondo con Dio?)

Caro Maurizio,

Quello che, prima di tutto, devi cercare in un direttore spirituale sono la prudenza e la conoscenza (ci sono due tipi di conoscenza di Dio che si complementano tra loro: teologia e preghiera). E poi deve essere una persona della quale ti fidi. Non è necessario che il direttore spirituale sia un sacerdote, per quanto molto spesso lo sia. Per ultimo, se stai pensando ad una vocazione specifica, sarebbe saggio che il tuo direttore spirituale avesse conoscenza diretta del particolare gruppo dal quale sei attratto. Infatti, se possibile, sarebbe raccomandabile che il tuo direttore spirituale fosse un membro di quelordine religioso o gruppo, almeno durante il tempo processo del tuo discernimento.

Che Dio ti benedica.





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