| 4 Luglio 2005 |
Anno I, Numero 5 |
Sposorizzato dai Legionari di Cristo e dal Regnum Christi |
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| Meditazione sulla chiamata | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | ||
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Cercando di continuare il discorso circa la pastorale vocazionale, cominciato in Sacerdos qualche numero fa, in questa occasione guardiamo più da vicino come il Signore può farsi presente nella vita dei nostri giovani. Certamente, ogni storia vocazionale è un percorso a sé. Ogni chiamata tocca talmente in profondità il cuore di un giovane o di una giovane che rende il cammino di ciascuno veramente unico ed irripetibile portandone fedelmente i propri dati anagrafici. Non ci sono, per così dire, diversi “tipi di chiamate” in senso stretto. Ci sono soltanto alcuni elementi che mi aiutano a capire come il Signore chiama. Dei possibili schemi generali che poi prenderanno il “DNA” di ogni persona. Nella mia esperienza di direttore spirituale, in vista a un discernimento vocazionale, ho potuto riconoscere tre possibili tipologie di chiamata ed anche se potrebbe sembrare una forzatura alla fantasia del Signore mi sembra che questa semplificazione può farci chiarezza ed aiutare il nostro giudizio: 1. La chiamata diretta: da Cristo al cuore del giovane. Un lampo a ciel sereno. Un po’ come San Paolo. Senza intermediari, senza molte “cause seconde”. I pretesti sono tanti ma l’elemento comune è uno soltanto: Cristo passa sulla riva della tua vita e ti chiama. Il vangelo di San Marco dipinge così questa scena: “Gesù passa, lasciano tutto e lo seguono” . Troppo importante per essere banale. Troppo esistenziale per colorarsi di superficialità e incoscienza. Durante la Santa Messa o in vacanza o nel bel mezzo di una festa o guardando un film o contemplando un tramonto. Il Signore guarda i tuoi occhi, fissa lo sguardo e ti ama. È una chiamata totalmente chiara , diretta appunto, che non posso non riconoscere. È così e basta! Forse vorrei non aver capito, ma non posso dire che l’erba sia, per esempio, di colore rosso. Questa chiamata è la più trasparente in assoluto, può veramente stravolgere la vita di un giovane, è come se improvvisamente l’orizzonte cambiasse di 180º. Insomma viene proprio un capogiro o addirittura le vertigini, come se mi affacciassi da una finestra accorgendomi di essere all’ottantesimo piano. Questa chiamata riscalda il cuore ed è facile riconoscere che il Signore mi vuole molto bene. Non ho bisogno, allora, di chiedere molti segni. Non sento il bisogno di chiedere conferme. Riconosco la sua mano e sento molta serenità. Questa chiamata difficilmente lascia spazio a dubbi o incertezze. Ci possono essere paure, qualche ripensamento, ma non posso dire “non ho capito”! Magari la “tempistica” nella risposta può variare, può trascorrere anche parecchio tempo prima di definire la propria posizionedi fronte al Signore, magari anni, ma la grande premessa della chiamata c’è: il Signore mi chiama a seguirlo più da vicino facendomi condividere il suo cammino e la sua strada. 2. La chiamata indiretta: il Signore si serve di tanti pretesti per farsi vivo. Tanti elementi che apparentemente non hanno nulla a che fare gli uni con gli altri e con il senso della mia vita. Come un mucchio di eventi o avvenimenti accatastati che hanno un senso singolare. Eppure, ad un certo punto, unendo questi episodi, si scopre un “filo rosso” che attraversa la nostra esistenza. Credo che tutti abbiamo fatto questa esperienza: ad un certo punto ci accade un fatto che ci fa riflettere e ci aiuta a leggere tante altre luci apparse nella nostra vita: «ah, adesso ho capito! È per questo motivo che mi è accaduto questo e questo e quest’altro». È meno evidente della chiamata diretta. Non è un invito immediato, piuttosto dedotto. Un percorso fatto magari senza una piena consapevolezza. Senza rendermene pienamente conto mi sono “ritrovato” in questa situazione e soltanto ora le cose si fanno più chiare. In questo tipo di chiamata è importante saper riconoscere le “cause seconde”, cioè tutti gli avvenimenti e coincidenze secondari che si “incastrano” perfettamente e mi fanno arrivare qui e non da un’altra parte. È importante raccogliere tutti questi elementi, come fossero fotografie, in un album le cui pagine sono fatte di preghiera e di contemplazione dell’azione del Signore nella mia vita. È per questo motivo che il momento di deserto, il ritiro di fine settimana oppure gli esercizi spirituali mi possono aiutare a cucire tanti momenti e lo scorrere di questi fotogrammi mi fanno vedere il film della volontà di Dio nella mia vita. Il Signore, normalmente, non fa le cose a metà e anche se sembra giocare a nascondino ci aiuta ad entrare nel ritmo giusto dei suoi progetti su di noi. Così ad un certo punto, ritrovandomi appunto in un luogo anziché un altro, si legge nitidamente la direzione da prendere. Se l’avessimo saputo fin dall’inizio, magari, ne avremmo visto soltanto gli aspetti più negativi della fatica, della paura, delle difficoltà. Invece così il Signore, per esempio, mi fa conoscere un buon amico, da qui la condivisione di un gruppo di preghiera, il primo pellegrinaggio a Lourdes o in qualche altro luogo spirituale. Il desiderio del volontariato, il bisogno di pregare più intensamente, il... ecco i vari punti che uniti mi portano verso la vocazione. Anche in questo caso il confronto con una buona guida, un buon direttore spirituale, è molto consigliato perché dal di fuori è più facile vedere il ritmo ed il percorso fatto. Il direttore spirituale può aiutarci a sottolinere passaggi significativi e momenti particolarmente importanti per noi. 3. La chiamata offerta: potrebbe sembrare una forzatura, come se pretendessimo di giustificare una chiamata “muta” da parte del Signore. Ma non è così! In questi ultimi anni mi è capitato di incontrare alcuni giovani che durante il loro cammino di fede hanno fatto questo ragionamento: «qual è il miglior modo di spendere questa vita? Qual è il cammino più importante per un uomo se non il servizio a Dio e agli altri? Qual è, dunque, il modo più perfetto per vivere i miei anni?». Queste ed altre considerazioni costituiscono motivazioni, di per sé, più che sufficienti affinché una persona “offra” la propria vita a Dio. A volte sono persone che dicono di non “sentire nulla”. Quasi una assenza di sentimenti e di emozioni. Eppure, contemplando questo mondo, vogliono fare qualcosa. Osservando le sofferenze ed i bisogni di tanti esseri umani cresce in loro il desiderio di spendersi gratuitamente, pienamente e con esclusività per gli altri. A volte, è un senso di mediocrità che si vuole superare e rompere. Un “salto” per dare qualcosa di più. Non si tratta però di cocciutaggine umana, una idea fissa che mi è venuta e che non posso più scacciare dai miei pensieri. Probabilmente il mio cuore sente sempre più il bisogno di amare meglio, di amare intensamente. Sono sogni che non direi ad occhi aperti ma progetti che anche se all’inizio hanno qualche tessuto di idealismo vogliono concretizzarsi sempre di più. Nel fondo tutti sentiamo il desiderio di costruire qualcosa di grande, qualcosa di bello, con la nostra esistenza. In questo caso la generosità personale è un elemento altamente qualificante della vita di questo giovane. Non esistono calcoli “troppo umani” ma slanci che hanno anche il sapore di un po’ di incoscenza e di apertura ad un futuro che non so bene che cosa mi farà incontrare. Ma questo non è molto importante, bisogna saper buttarsi senza paura. Sempre che ci sia veramente la mano del Signore.
Alla luce di queste tre “modalità” di chiamata può sorgere un dubbio forse giustificato: se la chiamata può essere diretta, indiretta o offerta allora tutti possono ritenersi scelti, chiamati da Dio. Per tutti potrebbe esserci questa via di “consacrazione” per la propria realizzazione personale. Qualcuno potrebbe pensare: «ma allora, non si salva nessuno!». Una possibile risposta per capire meglio la chiamata che il Signore può fare a ciascuno di noi potrebbe essere questa: è vero che tutti possono incontrarsi in questo o in quel tipo di dialogo con il Dio, ma non tutti riceveranno la stessa risposta. Chiedere al Signore che cosa vuole da ciascuno di noi dovrebbe essere l’atteggiamento di ogni buon cristiano. Ma, come abbiamo visto, la vocazione è costituita da tre elementi: è Dio che alla fine chiama chi vuole ed è Lui che farà capire nel cuore di ciascuno la sua volontà. Ora, qualunque sia il tipo di chiamata che bussa alla porta della sua vita, il giovane si rende conto di questo invito. Magari dopo un po’ di tempo, dopo un po’ di viaggi e di circoli viziosi. Magari... Eppure la voce del Signore non si stanca mai di “farsi capire”. Un’ultima considerazione: nelle prime due chiamate passiamo dalla vocazione alla missione, cioè da un rapporto più o meno intimo con il Signore alla concretezza di una risposta, il lavoro concreto della missione. Nell’ultimo tipo di chiamata il cammino è inverso: dalla missione ad un rapporto più intimo con il Signore. Riguardo al terzo tipo di chiamata potremmo chiederci: «è autentico anche questo? Non sarà una imprudenza lanciarsi così nel vuoto?». Ricordiamolo ancora una volta: è sempre Lui che dona la grazia ad ogni giovane di scorgere i bisogni di questo mondo, la bellezza della donazione personale, il desiderio di fare qualcosa di più. Un dono per capire la vita con la stessa tenerezza con cui la vede Dio. Ancora una volta abbiamo cercato di capire, per quanto la nostra umanità ce lo può permettere, i grandi disegni di Dio per gli uomini, il progetto d’amore per ciascuno di noi. Come in altre occasioni se da un lato lo sforzo per capire il “mistero” ci ha aiutato ad una comprensione più profonda, dall’altro risulta sempre mancante di quella certezza umana che l’uomo pretende di avere abituato come è di “possedere” la propria vita. Non dimentichiamoci che ad un certo punto è doveroso il ricorso alla fede. Questa non è irrazionale ma sopra-razionale, una luce particolare che illumina molto di più e vede oltre le nostre miserie. Ma ancora di più: spesso la nostra miopia dipende dal poco amore verso Dio, non dalla sua “incomprensione”. Spesso il passo più grande dipende proprio dal nostro cuore, dalla nostra generosità. Il Signore non ci deve convincere, noi lo dobbiamo preferire. | |||
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"Dopo il grande Papa, Giovanni Paolo II, i Signori Cardinali hanno eletto me un semplice, umile, lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere".
Queste parole hanno risuonato con forza nel mondo intero. Rispecchiano un po' l'esperienza interiore del nostro Papa e ci permettono di capire cosa avrà vissuto all'essere eletto come successore di Pietro e di Giovanni Paolo Magno.
Penso che anche noi ci possiamo rendere conto di questa esperienza, quando vediamo le nostre difficoltà ad accettare la vocazione alla quale il Signore ci chiama. Quante volte abbiamo detto a Gesù: "Io non posso. Non sono capace. Non ho le qualità. Guarda quest'altro. Lui sì può". E così, il popolo di Dio resta senza pastori; la vigna, senza operai.
Il nostro Papa ha meditato profondamente la Sacra Scrittura. Cristo ha detto a san Paolo: "«Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo" (2 Cor 12, 9). Davanti alle difficoltà che aveva, lui voleva che il Signore gliele togliesse. Non è questa la pedagogia del Signore. Dio agisce sempre con strumenti umili, come manifesta anche a Gedeone (Gdc 7, 2), perché si veda che è lui che agisce.
Incoraggiato dal gesto di obbedienza a Cristo che ha manifestato Benedetto XVI, anch'io voglio essere un semplice operaio della vigna del Signore. "Signore, prendimi come sono, e tu trasformami. Io, da parte mia, ce la metterò tutta; ma tu, supplisce con la grazia ciò a cui io non arrivo. Fa che anch'io sia salvatore di anime". | |||
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Rosa chiede: Sarei così contenta se uno dei miei figli maschi decidesse di diventare sacerdote o una delle femmine suora. Solamente il più giovane sembra propenso. Come potrei iniziare delle conversazioni con loro al riguardo? Questo figlio dice se dovessi diventare sacerdote ed io sento e incoraggio il suo pensiero. Cosa posso fare per gli altri due che sono più chiusi? Significa che non hanno ricevuto la chiamata? Grazie per l'attenzione.
Cara Rosa, Possono succedere cose molto strane nelle menti dei bambini. A volte succede che quello a cui si predica non dimostri interesse, quando poi si parla con un altro, quello che risponde è invece il primo che dimostrava disinteresse Come insegni ai tuoi figli ad essere aperti a Dio? E importante che loro vedano il tuo esempio. Loro assorbono le tue priorità dalle migliaia di modi in cui il tuo pensiero li riflette durante la tua giornata, se il tuo esempio è consistente, se dai delle ragioni quando ti sfidano (gli anni della pubertà sono particolarmente difficili), molto probabilmente, col tempo, le faranno loro. Quindi, essendo tu quello che dovresti essere. Senza essere artefatta al riguardo lascia che vedano che preghi, insegna loro a pregare, insegna loro l'esempio di Gesù e di Maria, fà in modo che possano relazionarli alle loro vite. Dirigi ed incoraggia ogni buona cosa. Correggi le cose sbagliate. Supera le loro rabbie, rimani ferma ed insegna. Aiutali a crescere in linea con la loro età, nella loro relazione con Dio e conoscenza della loro fede. Spronali in modo appropriato. Le vite dei santi sono un ottima sorgente d'ispirazione per bambini, giovani (e non solo giovani). Quello che stai facendo in effetti è preparare il terreno in modo che, non appena Dio inizia a dare loro un suggerimento di quello che ha in mente per loro sapranno ricoscerlo e potranno rispondere alla chiamata; tu vuoi che abbiano dei principi di fede a guidarli, amore per muoverli, e forza di carattere per fare quello che può essere difficile. Riguardo all'avere una vocazione direttamente, non forzarla su di loro, ma non rimanere neppure zitta. Rispondi alle loro questioni, a volte falle tu stessa, mostra la possibilità. Mi sembra che quello che fai sarà d'aiuto per loro. Che il Signore ti benedica
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| Persorso dell'anima | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | |
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La vocazione è una chiamata verso Dio e verso gli uomini. Uno slancio per servire, donarci ed amare veramente. Purtroppo alcuni pensano soltanto ad un cammino in solitario, una contemplarsi allo specchio e poco dopo accorgersi di essere rimasti da soli. Questa chiamata, la vocazione, mi catapulta verso i bisogni e le esigenze degli altri. Lamore verso Dio si deve concretizzare in una grande disponibilità personale in una dimensione anche orizzontale.
Strumenti nelle mani del Signore per portare la sua luce e la sua presenza. È una conseguenza naturale sentire il bisogno di realizzare un apostolato, un servizio concreto. Molti giovani, come te, dedicano un po del proprio tempo al volontariato. Lo chiamerei, piuttosto, carità visto che questa esigenza nasce da un cuore cristiano che ha contemplato il volto sofferente di Cristo nei fratelli.
Modalità, tempi, opportunità sono molteplici i campi della carità e della disponibilità. Ci sono sicuramente anche nella tua città servizi verso i malati, i poveri, gli stranieri, ecc... Ciò che mi sembra più importante è percorrere questi cammini di solidarietà. Certamente il Signore non ci può che ripetere ancora una volta la sua formula matematica preferita: quella del cento per uno.
Tra le tante occasioni potrai incontrare anche in queste pagine, o in quelle collegate via link, varie proposte ed opportunità che da qualche anno stiamo proponendo come stimolo ed aiuto in questo campo della carità. Cristo ha dato la sua vita per le anime, lapostolato è una risposta di amore per imitarlo ed un cammino affinché molte anime possano arrivare in cielo. | ||
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LEGIONARI DI CRISTO Corso di Discernimento Vocazionale per giovani dai 18 ai 30 anni Date: dal 20/07 al 20/08 Luogo: ultime settimane di luglio Roma; prime due settimane di agosto Gozzano, Novara Informazioni: pgg@legionaries.org Dinamica del corso: www.vocazione.org/la nostra formazione/corso vocazionale Campo estivo vocazionale per ragazzi dai 10 ai 14 anni per il Seminario Minore. Date: dal 18/07 al 18/08 2005 Dove: Gozzano, lago d'Orta, Novara informazioni:pgg@legionaries.org | |||
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