| April 1, 2002 |
Anno 1, Numero 4 |
Sposorizzato dai Legionari di Cristo e dal Regnum Christi |
![]() | ||
|
|
||||||||||||||||||||||||
| PAROLE DEL SANTO PADRE | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | ||
|
|||
|
1. "Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu" (Gn 1,3). Un'esplosione di luce, che la parola di Dio trasse dal nulla, squarciò la prima notte, la notte della creazione. Scriverà l'apostolo Giovanni: "Dio è luce e in lui non ci sono tenebre" (1 Gv 1,5). Dio non ha creato le tenebre, ma la luce! E il Libro della Sapienza, rivelando chiaramente che l'opera di Dio obbedisce da sempre ad una finalità positiva, così si esprime: "Egli ha creato tutto per l'esistenza; / le creature del mondo sono sane, / in esse non c'è veleno di morte, / né gli inferi regnano sulla terra" (Sap 1,14). In quella prima notte, la notte della creazione, affonda le sue radici il mistero pasquale che, dopo il dramma del peccato, costituisce la restaurazione e il coronamento di quel primo inizio. La divina Parola ha chiamato all'esistenza tutte le cose e, in Gesù, si è fatta carne per salvarci. E se destino del primo Adamo fu ritornare alla terra da cui era stato tratto (cfr Gn 3,19), l'ultimo Adamo è disceso dal cielo per risalirvi vincitore, primizia della nuova umanità (cfr Gv 3,13; 1 Cor 15,47). 2. Un'altra notte costituisce l'evento fondamentale della storia d'Israele: è il prodigioso esodo dall'Egitto, di cui ogni anno si legge il racconto nella solenne Veglia pasquale. "Il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull'asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra" (Es 14,21-22). Il popolo di Dio è nato da questo "battesimo" nel Mare Rosso, quando sperimentò la mano potente del Signore che lo strappava alla schiavitù per condurlo alla sospirata terra della libertà, della giustizia e della pace. Questa è la seconda notte, la notte dell'esodo. La profezia del Libro dell'Esodo si compie oggi anche per noi, che siamo israeliti secondo lo Spirito, discendenza di Abramo grazie alla fede (cfr Rm 4,16). Nella sua Pasqua, quale nuovo Mosè, Cristo ci ha fatto passare dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio. Morti con Gesù, con Lui risorgiamo a vita nuova, grazie alla potenza del suo Spirito. Il suo Battesimo è diventato il nostro. 3. Riceverete questo Battesimo, che genera l'uomo a vita nuova, anche voi, carissimi Fratelli e Sorelle catecumeni, provenienti da diversi Paesi: dall'Albania, dalla Cina, dal Giappone, dall'Italia, dalla Polonia, dalla Repubblica Democratica del Congo. Due di voi, una mamma giapponese ed una cinese, portano con sé anche il figlio, così che, nella stessa celebrazione, le madri saranno battezzate insieme coi loro bambini. "In questa santissima notte", in cui Cristo è risuscitato dai morti, si compie per voi un "esodo" spirituale: lasciate alle spalle la vecchia esistenza ed entrate nella "terra dei viventi". Questa è la terza notte, la notte della risurrezione. 4. "O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi". Così abbiamo cantato nel Preconio pasquale, all'inizio di questa solenne Veglia, madre di tutte le Veglie. Dopo la notte tragica del Venerdì Santo, quando l'"impero delle tenebre" (Lc 22,53) sembrò aver la meglio su Colui che è "la luce del mondo" (Gv 8,12), dopo il grande silenzio del Sabato Santo, in cui Cristo, compiuta la sua opera sulla terra, trovò riposo nel mistero del Padre e portò il suo messaggio di vita negli abissi della morte, ecco finalmente la notte che precede "il terzo giorno", nel quale, secondo le Scritture, il Messia sarebbe risorto, come Egli stesso aveva più volte preannunciato ai suoi discepoli. "O notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo Creatore!" (Preconio pasquale). 5. Questa è la notte per eccellenza della fede e della speranza. Mentre tutto è immerso nel buio, Dio - la Luce - veglia. Con Lui vegliano quanti confidano e sperano in Lui. O Maria, questa è per eccellenza la tua notte! Mentre si spengono le ultime luci del sabato, e il frutto del tuo grembo riposa nella terra, anche il tuo cuore veglia! La tua fede e la tua speranza guardano avanti. Oltre il pesante masso, intravedono già la tomba vuota; oltre gli spessi veli delle tenebre, scorgono l'alba della risurrezione. Fa, o Madre, che anche noi vegliamo nel silenzio della notte, credendo e sperando nella parola del Signore. Incontreremo così, nella pienezza della luce e della vita, Cristo, primizia dei risorti, che regna col Padre e lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Alleluia! | |||
| DUBBI, DOMANDE, E... | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | |
|
||
|
Avrei un paio di domande da farvi. Si parla tanto del calo delle vocazioni. Cosa ne dite? Credeet che ci sia qualcosa che come cattolici possiamo fare per incrementare il numero, o per auitare quelli che pensano di avere una vocazione? E anche, pensate che ci sia qualcosa di ciclico, per cui avremo un altro boom di vocazioni nel futuro? Cara Marian, è purtroppo vero che il numero di sacerdoti, seminaristi e religiosi sia drasticamente calato. Forse non dovunque, visto che ci sono diocesi che hanno oggi più vocazioni di quante non ne abbiano mai avute, ma in generale, nonostante una certa ripresa, non siamo certo ai livelli di una volta. E tutto ciò nonostante che il numero di cattolici sia in crescita. Questa situazione ha portato alle più strane interpretazioni. Alcuni vedono la questaione dal solo punto di vista sociologico: ci sono meno persone disposte a fare un lavoro sempre più impegnativo, per cui il futuro ci presenta un panorama di maggio pressione, la necessità di redistribuire il personale, e un sacerdote stressato e sovraccarico di lavoro ceh combatte una battaglia persa. E le loro risposte sono allo stesso modo puramente sociologiche: cambia le regole e rendi la vocazione più attarente, così atrarrai più persone. Altri pensano che, visto che Dio è quelloche si prende cura della su aChiesa, la diminuzione delle vocazioni è una sua opera che condurrebbe a un futuro “sclericalizzato”, in cui la Provvidenza avrebbe marcato quella sacerdotale come una specie in via di estinzione per rendere i laici semper più autonomi. Perciò il problema non ha bisognodi soluzione, è un non problema, è il modo in cui satnno le cose. Questa è una posizione alternativa. La mancanza di clero ha funzionato da stimolante, risvegliando in molti laici la coscienza della grandezza del loro battesimo e le responsabilità che comporta: ogni battezzato partecipa della missione Sacerdotale, Profetica e Regale di Cristo. Il nuovo soffio dello Spirito nella Chiesa, ispiratore di una stupefacente varietà di Movimenti laici e di apostolato, è arrivato proprio al momneto giusto. Come conseguenza, molti laici stanno assumendosi responsabilità per la Chiesa, e stanno facendo molte delle cose che in passato venivano fatte da preti e suore. Il loro approccio non è più quello di “la Chiesa dovrebbe fare qualcosa a riguardo”, ma “io devo fare qualcosa”. Questo risvegliarsi della coscenza della chiamata personale alla santità in molti laici è forse un veretto di condanna a morte per il clero? Un laicato attivo implica forse un minor bisogno di sacerdoti? Piuttosto il contrario. Ce n’è un maggior bisogno, poiché il sacerdozio è servizio, non privilegio. Un cattolico mediocre ha bisogno del sacerdote solo occasionalmente, per la Messa la domenica, una volta ogni tanto per un aconfessione..., mentre un cattolico praticante, attivo cercherà la Messa ogni giorno, avertirà il bisogno di ricorrere frequentemente alla Confessione, ed, essendo istruito, cercherà ragioni e risposte, direzione spirituale, consiglio, appoggio, istruzione. Il cattolico attivo cercherà anche l’appoggio di quanti dedicano tutta la loro esistenza alla preghiera, i contemplativi. Vorrà coltivare quel senso di comunione e complementarietà che esiste tra le diverse vocazioni nella Chiesa, e capirà la necessità di coloro che vivono esclusivamente per Dio, privandosi di ogni altra cosa. Pregherà che Dio accresca la Chiesa, e lo aiuerà richiamandone molti. Ma questo aumento di fervore nei laici, specialmente nei giovani, i cmabiamenti che comporta nella loro vita e nella loro famiglia, sarà a sua volta un lievito per il numero di vocazioni. Quanto più seguiamo Cristo da vicino, quanto più preghiamo per le vocazioni, tanto più ce ne saranno, poiché Dio esaudirà àe perghiere che Lui stesso ci ha ispirato. Quando una Chiesa locale è fervorosa, Dio la benedice con anime chiamate a consacrare a Lui la propria vita: coem sacerdoti, religiosi, suore, contemplativi, laici consacrati... Perciò, credo che la cosa migliore cje possiamo fare per aiutare le vocazioni sia il provare a vivere una vita cristiana santa e attiva, e pregare per le vocazioni di cui abbiamo bisogno. Poi, ci sono anche alcune cose pratiche che possiamo fare. Primao, se sei giovane, domandati perché non dovrebbe chiamare anche te. Secondo, se c’è qualcuno che conosci che poptrebbe avere una vocazione, scegli il momento opportuno, e parlagliene. Terzo, fa’ tutto il possibile per aiutare i giovani a conoscere la loro fede e a praticarla. Quarto, fa’ tutto il possibile per evitare ai giovani esperienze negative che possano incontrarequando crescono, e preparali ad essere forti in quelle che non possono evitare. | ||
| DUBBI, DOMANDE, E... | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | |
|
||
|
Io credo che un mioamico abbia la vocazione, perché vuole imparare il altino e quest’estate vuole andare in un manastero. Lui è veramente un leader, perché quando qualcuno dice parolacce o peggio, lui gli risponde sempre di no ripeterle. Gli apiace ascoltare buona musica, piena di bei valori. Come posso aiutarlo a seguire la vocazione che molta gente è convinta che lui abbia? Caro John, Io anche avevo un amico che credevo fatto per essere prete, io non pensavo di divenatre prete, ma le cose sono andate in modo sostanzialmente diverso. Forse non sarà la stessa cosa con te e il tuo amico, eccoti perciò alcuni suggerimenti (molto dipende, ovviamente, da quanto profonda sia la vostra amicizia e dalla libertà con cui potete parlare di queste cose). Prega per lui. Prega perché tu e lui siate entrambi generosi abbastanza per fare ciò che Dio chieda da ciascuno di voi. Questo pensiero che ti è venuto in mente è un indizio per capire quel che Dio vuole dalla tua vita. Sai che la Ciesa è il Corpo Mistico di Cristo, la salute di ogni membro influenza quella di ogni altro, e qui abbiamo una delle principalil applicazioni: non farai delgi altri dei santi dicendogli che devono essere santi, ma anzitutto lottando tu per diventare santo. Stessa cosa se vuoi aiutare glialtri con la loro vocazione. 2. Accennaglielo. Non limitarti a pensarlo, dillo. Tu potresti essere lo strumento di cui Dio si serve per realizzare il Suo piano sulla sua vita. 3. State molto vicini e aiutatevi a vicenda. Create un circolo di buoni amici, e oltre a divertirvi insieme e a stare lontano dai guai, fate qualcosa di costruttivo che aiuti gli altri i qualche modo (attività caritative, aiuto ai poveri, catechismo ai più piccoli, aiutate qualche anziano a falciare il prato, aiutate i bambini nei campi estivi...). 4. Invitalo a un ritiro cui andrete insieme, così che possiate pregare a vicenda per le vostre vocazioni. Spero che alcune di queste idde possano tornartvi utili, e vi assicuri che pregherò per ciascuno di voi. | ||
| MEDITAZIONE | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | |||
|
||||
|
Gesù Cristo sulla croce pronunciò 7 parole, così come hanno testimoniato i quattro evangelisti. Sette parole, tre raccolte da Luca, tre da Giovanni e una medesima da Marco e da Matteo. Sette. Questo numero quasi magico, con un non so che di incanto e di mistero. Questo numero che indica pienezza, mediante un doppio tre e il semplice e potente uno. La trinità di persone e l'unità di natura, riflesse nella perfezione del numero, presenti in questo Verbo eterno del Padre che pronuncia sette parole umano-divine. Parole che lo Spirito Santo renderà a poco a poco efficaci nei cristiani nel corso dei secoli. Oggi a noi giunge la nuova, l'ultima onda di queste meravigliose parole nel grande oceano della storia. Parole molte volte lette, meditate, predicate, memorizzate, forse svigorite dalla routine e dalla monotonia... Parole profonde, divine, fino al punto di pensare che la cosa migliore sarebbe il silenzio, quel silenzio sorprendente, sospeso, lungo, contemplativo davanti alle ultime parole di un moribondo, che, essendo Dio, si spogliò del suo rango e si fece in tutto uguale a noi tranne che nel peccato.Le Parole sulle quali rifletteremo adesso sono nuove, nuovissime potremmo dire, perché Gesù le pronuncia ad ogni istante. E non invecchiano, perché le pronuncia ad ogni cuore e ad ogni uomo nell'oggi della storia. Sono parole per sempre. Sì, queste parole storicamente pronunciate dalla croce sono parole eternamente nuove e rendono anche uomini nuovi coloro che le accolgono e le vivono.Prima parola."Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23, 33-34)".Scrive il profeta Geremia nelle sue Confessioni:"Ero come un agnello mansueto che viene portatoal macello,non sapevo che essitramavano contro di me (...)Ora, Signore degli eserciti, giusto giudice,che scruti il cuore ela mente, possa io vederela tua vendetta su di loro,perché a te ho affidatola mia causa"(Ger 11, 19-20).E Giobbe, da parte sua, grida il suo dolore in questi versi:"A destra insorgela ragazzaglia,smuovono i miei passie appianano la strada contro di me per perdermi (...)Avanzano come attraverso una larga breccia, sbucano in mezzo alle macerie.I terrori si sono volticontro di me;si è dileguata, come vento,la mia grandezza,e come nube è passatala mia felicità"(Gb 30, 12-15).Quanto differenti, quanto nuove diventano per noi, per contrasto, le parole di Gesù nel momento supremo della croce! Gesù non sa nulla di vendetta, non sente che ha perduto la sua dignità filiale, non chiede né promette castighi, né maledizioni. "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno". Padre, perdona tutti: i ladroni, le autorità giudee, la folla, i passanti, i soldati, i miei discepoli; perdona tutti: i corrotti, le prostitute, gli ipocriti, i disinibiti, i terroristi, coloro che costruiscono le armi e quelli che fanno le guerre, i genocidi e gli abortisti, coloro che peccano di nascosto e quelli che lo fanno in pubblico, i criminali di professione e quelli che lo sono senza darlo a vedere...Seconda parola."Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava dicendo: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!".Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male".E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno".Gli rispose: "In verità ti dico: oggi sarai con me nel paradiso"" (Lc 23, 39-43).Nell'Antico Testamento si parla dello sheol dopo la morte, quel luogo tenebroso, qualcosa di spettrale e come pieno di ombre, abbastanza triste, in cui giacevano le anime dei morti. Si è ancora molto lontano dal considerare il passaggio dalla vita alla morte come il passaggio al paradiso, il luogo di tutte le delizie e felicità. La concezione giudaica sulla resurrezione era in rapporto con la fine dei tempi, non con l'oggi con cui Gesù Cristo la assicura: OGGI sarai con me nel paradiso. Nella Torah si dice che è maledetto chi venga crocifisso, dato che ciò significa che si tratta di un criminale, di qualcuno che non ha compiuto la Legge di Dio e i suoi precetti. Gesù accetta che il suo interlocutore sia un criminale, ma non lo considera un maledetto, ma un benedetto, degno di godere eternamente del paradiso; egli è ben cosciente di non essere venuto a salvare i giusti, ma i peccatori.La novità di questa parola di Gesù richiede un cuore di bambino, un tornare a nascere per opera dello Spirito. Così è adesso il cuore di questo uomo, che da ladrone si è convertito in bambino: Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Anche noi diciamo: "Io voglio essere come un bambino". E come bambini ascolteremo dalle labbra di Gesù: "Oggi sarai con me nel paradiso...". Con Gesù, la vita, qualsiasi sia la sua circostanza, è un paradiso, l'unico paradiso.Terza parola."Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa (Gv 19, 26-27)".Nell'Antico Testamento il popolo di Israele era simboleggiato da una sposa. "Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore" (Os 2, 21-22). Però, che io ricordi, non esiste il simbolo di una madre applicato ad Israele; il simbolo di padre e madre è applicato unicamente a Jahvè. Nel Nuovo Testamento la Chiesa, il nuovo Israele, è presentata per mezzo di vari simboli: certamente quello di sposa (Ef 5, 21-33), e quello del figlio che può chiamare Dio "papà" (Gal 4, 6-7), ma anche quello di madre, come qui sulla croce. Maria, la madre di Gesù, la donna nuova della storia, simboleggia la Chiesa che ci genera alla fede, alla speranza e all'amore di Dio. A sua volta, il discepolo amato, rappresenta la Chiesa che giorno dopo giorno generiamo mediante la parola e il sacramento. Di modo che la Chiesa è madre come Maria e figlio come il discepolo amato. Cristo sulla croce regala alla Chiesa, simboleggiata da Maria, un attributo di Dio: l'essere padre, l'essere madre dei credenti, dell'umanità. Oggi la Chiesa, dalla sua croce e dalla nostra croce, ci dà Maria, come madre e maestra di vita, come compagna di cammino, come modello di generosità e di dono di sé, come simbolo dell'unità, santità, cattolicità ed apostolicità. Maria simboleggia e promuove l'unità perché tutti noi cristiani siamo suoi figli; simboleggia e promuove la santità, col suo amore e la sua tenerezza verso suo Figlio e verso la volontà del Padre; simboleggia e promuove la cattolicità, perché è la nuova Eva, madre della nuova umanità, alla quale tutti noi uomini siamo chiamati; simboleggia e promuove l'apostolicità, con la sua presenza e la sua sollecitudine per gli apostoli come nel cenacolo nel giorno di Pentecoste. Maria è la Chiesa. Maria fa Chiesa, genera la Chiesa.Quarta parola."Da mezzogiorno, fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabàctani?" Che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"" (Mt 27, 45-46).Nel libro dei salmi ne troviamo molti che parlano di pericoli, persecuzioni, intrighi, malignità umana... e di fiducia in Jahvè che salva l'orante da tutto ciò. Il salmo 22 (21) appartiene a questo gruppo di salmi. Su di esso, come su un pentagramma, sembra essere stato dettato il testo della passione di Gesù Cristo. Analizziamone alcuni frammenti:"Dio mio, Dio mio! Perché mi hai abbandonato? (...)Dio mio, invoco di giorno e non rispondi (...) Mi schernisconoquelli che mi vedono (...):"Si è affidato al Signore,lui lo scampi;lo liberi, se è suo amico" (...)Hanno forato le mie mani e i miei piedi,posso contaretutte le mie ossa, (...)si dividono le mie vesti,sul mio vestito gettanola sorte".Se fissiamo la nostra attenzione sulla figura di Giobbe, i lamenti nella sua disgrazia, sono impressionanti alle nostre orecchie:"Perisca il giornoin cui nacquie la notte in cui si disse:"È stato concepito un uomo!"Quel giorno sia tenebra,non se ne curi Dio dall'alto,né brilli mai su di essola luce (...)Al posto del cibo entra il mio gemito; e i miei ruggiti sgorganocome acqua, (...)Non ho pace, non ho requie, non ho riposo e viene il tormento!(Gb 3, 3-4, 24-26).Gesù è l'ultimo e il supremo tra i giusti perseguitati. "Egli nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte" (Eb 5, 7). Ma è anche il Figlio obbediente e il sommo sacerdote che offre volontariamente la sua vita per la salvezza dell'umanità: "Fu esaudito per la sua pietà. Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì" (Eb 5, 7-8). Gesù non grida a suo Padre che lo liberi dalla morte, come il giusto perseguitato, Gesù non si lamenta del suo stato straziante ed inumano, come Giobbe, Gesù grida al Padre l'abbandono che sente la sua anima, e il desiderio di consumare comunque, fino alla fine, il suo sacrificio redentore.Quinta parola."Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete"" (Gv 19, 28)Nell'Antico Testamento la sete è molto presente. Vi si parla del popolo di Israele, assetato quando cammina per il deserto e che si lamenta di essere stato condotto lì per morirvi di sete (cf. Es 17,1 ss). Quanto stavano meglio in Egitto!Di sete si parla anche in alcuni salmi. Per esempio, nel salmo 42(41), 3: "L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente; quando verrò e vedrò il volto di Dio?". O nel salmo 69(68), 21- 22: "L'insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno. Ho atteso compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati. Hanno messo nel mio cibo veleno, e quando avevo sete mi hanno dato aceto".Gesù ha sete, come presso il pozzo di Giacobbe a Sichem, ma adesso non chiede più da bere, come fece quando si rivolse alla samaritana (Gv 4, 10-15). Gesù nelle beatitudini disse: "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati" (Mt 5, 6), e adesso il Padre, non gli uomini, sazia misteriosamente questa sete di giustizia di Gesù, cioè, di redenzione. E al termine del libro dell'Apocalisse, dice Gesù: "Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita" (Ap 22,17), perché "chi viene a me non avrà più fame; chi crede in me non avrà più sete" (Gv 6, 35). E l'Apocalisse non è se non l'eco di alcune parole del Vangelo: "Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa (dei tabernacoli) Gesù, levatosi in piedi esclamò ad alta voce: "Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me" (Gv 7, 37-38). E nel grande momento del giudizio finale ascolteremo queste parole di Gesù: "Venite, benedetti dal Padre, mio, (...) perché ho avuto sete e mi avete dato da bere" (Mt 25 34-35).È nuova la sete di Gesù. Non è sete del Dio vivo, perché tale sete è completamente saziata. Non è nemmeno, la parola di Gesù, un grido di lamento, di disperazione, di ribellione, come nel caso degli israeliti. È sete reale, sì, ma non soltanto nella sua realtà fisica, ma soprattutto nella sua realtà più intima e spirituale. È sete di giustizia, di redenzione per mezzo del sangue. È sete che soltanto lo Spirito Santo può spegnere nel cuore di Cristo e del cristiano. È sete che non è sua, ma degli uomini suoi fratelli, fatta propria da lui sul Calvario.Sesta parola."E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto". E, chinato il capo, spirò" (Gv 19, 29-30).Si sono compiute in Gesù tutte le profezie dell'Antico Testamento. Da Gn 49, 10: "Non sarà tolto lo scettro da Giuda... finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta", passando per i salmi messianici: "Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato" (Sal 2, 7), fino ai numerosi testi profetici, per esempio i quattro canti del servo di Jahvè, di cui l'ultimo termina: "Mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori" (Is 53, 12).Gesù ha compiuto la sua missione in questo mondo. È andato dove voleva il Padre; ha predicato quando, dove e per il tempo che il Padre voleva; ha fatto i miracoli che il Padre voleva; ha scelto gli uomini che il Padre gli indicò; ha predicato la verità e la giustizia, come il Padre voleva; è vissuto secondo ciò che predicava, per far piacere a suo Padre; ha sofferto i tormenti indescrivibili della passione e della croce; ha adempiuto alle Scritture. Adesso può ormai spirare come un soldato valoroso che ha combattuto la buona battaglia e che grida: "Adsum!".Settima parola."Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito!" E, detto questo, spirò" (Lc 23, 44-47)."In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso, (...)Sii per me la rupe che mi accoglie, la cintadi riparo che mi salva (...)Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, per il tuo nomedirigi i miei passi (...)Mi affido alle tue mani;tu mi riscatti, Signore,Dio fedele"(Sal 31 [30], 2-6).Gesù, recitando questo salmo, chiama Dio sua roccia e sua fortezza. Questa roccia e fortezza non è più Javeh, è il Padre di nostro Signore Gesù Cristo. C'è una novità radicale: Non è la relazione di un vassallo col suo re, ma quella di un figlio nei confronti di suo Padre. Non si abbandona alle mani potenti di Javeh, il Signore degli eserciti, il re delle nazioni, ma nelle mani tenere e benedette del Padre. Diciamo anche noi: Padre, nelle tue mani affido il mio spirito, la mia vita intera, adesso nel tempo della lotta, poi nell'eternità dell'amore. | ||||
| SPIRITUALITA' | «« Ritorna all'inizio Salta all'articolo successivo »» | |||
|
||||
|
Cristo è il mio Dio, il mio grande amico, il mio compagno, mio Padre, il mio grande e unico amore e la sola ragione della mia esistenza. La vita con i suoi poteri, ricchezze e vanità non mi dice nulla, né mi interessa in se stessa. Sono sicuro che non mi costerebbe proprio lasciarla, sradicarla, se non avessi Cristo. Vivo perché il suo sguardo, il suo amore, la sua dottrina e tutto il suo essere mi danno la ragione sufficiente e unica per desiderare di vivere; vivo con la speranza e l’affanno di poter offrire una prova del mio povero amore, donandogli tutto il mio essere liberamente e con spontaneità e perché desidero operare affinché molti altri uomini credano in Lui, lo conoscano, lo amino e godano della ineffabile allegria di sapersi i suoi figli tanto amati. L’umanità è disgraziata solo nella misura in cui non possiede Cristo, inclusi pure gli uomini più potenti e ricchi, più dotati sulla Terra. (lettera del 5 novembre 1960) | ||||
| ShoreLines | «« Ritorna all'inizio |
|
Il sito ShoreLines ringrazie per le tue domande ed i commenti rivolti all'indirizzo questions@shorelines.org. Se non specifichi altrimenti, la tua domanda verrà immessa nella sezione domande frequenti sulle vocazioni. Per abbonarsi o mandare un abbonamento regalo, fare clic qui. Per disdire abbonamento, fare clic qui. Copyright 2005, Legion of Christ. | |