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Lopera di Dio ma non da solo: Esperienza Missionaria
Hubert Reiner, LC

Chi non sogna di fare bene e fare la differenza nel mondo? Chi non è affascinato da persone come Madre Teresa, S. Francesco Saverio o S. Giovanni de Brebeuf e da tutto quello che fecero nelle loro vite? Io, almeno,  lo sono sempre stato. Fin dal tempo in cui potevo leggere, divoravo tutti i libri che riuscivo a trovare sulla vita di famosi missionari e sognai di fare le stesse cose un giorno: Diventare missionario per divulgare la fede ed aiutare i poveri. Lavventura di tale vita mi attrasse sempre fortemente. Nessuna rivista missionaria mi è mai scappata; le ho lette tutte.

Naturalmente, ho eventualmente realizzato che i miei ideali differivano molto dalla realtà, e diventare missionario avrebbe comportato molto più che semplicemente essere il bravo ragazzo nel film. Ed iniziai a fantasticare, coma avrei potuto spiegare ai miei genitori, tale cambiamento radicale? Cosa avrebbero detto i miei amici? Cosa sarebbe successo se avessi abbandonato la mia carriera, avessi dedicato i migliori anni della mia vita alla missione, ed alla fine, non ne avessi ricavato nulla? Cera qualche assicurazione sulla vita nelle missioni? Da dove avrei potuto iniziare? O avrei dovuto iniziare? Oberrato da dubbi, decisi di dedicarmi allo studio di matamatica e fisica, e misi i miei sogni di diventare missionario nel cassetto.

Ero al punto di dimenticarmi di soddisfare il mio sogno quando un giorno incontrai un giovane, energico sacerdote Irlandese ad una riunione di preghiera vicino a casa mia nel sud della Germania. Era un Legionario di Cristo, e mi ricordava in molti aspetti dei santi missionari di cui leggevo e con i quali ero cresciuto. Immaginate la mia sorpresa quando scoprii che era venuto alla riunione per parlarci delle missioni! 

Decisi dopo quella riunione di raccontargli dei miei sogni e desideri riguardo al lavoro missionario, ma gli confessai allo stesso tempo che ero realmente impaurito di saltare nel vuoto. Quello è solo ragionevole lui riconobbe. Daltra parte, aggiunse, sarebbe misero non provare a coronare un sogno così bello. Hai ragione, lasciami vedere, magari ho una soluzione per te.

Cercò un momento nella sua valigetta ed alla fine estrasse un pamphlet e me lo mise in mano: Ecco, leggi questo.Era un foglio informativo dal suo amico che aveva fatto missioni per giovani in Messico. Quando avevo finito di leggerlo, disse: Se ti piace, ti posso offrire la possibilità di unesperienza in prima persona della vita missionaria. Puoi andare in Messico e passare un mese durante le vacanze estive con un gruppo di giovani missionari organizzati e diretti dai Legionari. Dopo di che Potrei ritornare in Germania e continuare i miei studi. Ma sarebbe un passo concreto verso il coronamento del mio sogno, oltre che un grande atto di generosità verso Dio. Inoltre, pensai in me stesso, andare in Messico significava una benvenuta opportunità per esercitare il mio spagnolo in un modo più attraente che non soffrire attraverso gli aridi e complicati esercizi di un libro di testo. Il suo piano apparve così perfetto che per la fine del giorno appresso avevo già in mano un biglietto per Città del Messico, nonostante la missione non sarebbe partita fino a Luglio, diversi mesi più tardi. 

La mia esperienza missionaria in Messico si rivelò assolutamente indimenticabile! Con il poco di spagnolo che conoscevo. Fui sfidato non solo ad integrarmi nel nostro gruppo di lingua spagnola, ma anche ad esercitare i miei piccoli amici messicani ad essere chierichetti, insegnare loro riguardo alla fede Cattolica, ad organizzare processioni, gare  e giochi, e a visitare e conversare con famiglie nelle loro case. Dovetti anche  preparare riluttanti adolescenti alla confessione, Dibattere con rappresentanti di sette Protestanti locali, visitare per aver cura degli anziani , dei malati e dei moribondi, ed un'altra quantità di impegni e missioni che dovevano ancora venire Mi sentii sempre più sicuro ogni giorno che passava della missione della mia vita. 

Ricordo specialmente il diciassettenne Isacco che incontrai alla fine di uno di quei lunghi e stancanti giorni. Avevo finito il mio rosario poco prima di mezzanotte,  e ritornavo in parrocchia attraverso la piazza del paese, che era quasi deserta allinfuori di alcuni ragazzi. Uno di loro, Isacco, aveva un braccio legato e appeso al collo, e stava piangendo a catinella. Gli chiesi cosa era successo e se potevo essergli di qualche aiuto. I suoi amici risposero che la ragazza di Isacco lo aveva lasciato, e con la sua partenza, la sua vita era terminata. Era così contrariato che si era rotto il braccio sbattendolo contro un muro. Quando è successo? chiesi. Due settimane fa. Ah, ho capitoGli invitai per una breve passeggiata verso la cima di una collina dove sapevo essere un santuario che sovrastava il villaggio. Sopra di noi si vedevano le grandi e brillanti stelle, sotto di noi, il pacifico villaggio illuminato. Laria era profumata dai gigli ed altri fiori esotici, e risuonava del canto delle cicale, Isacco smise di piangeree cominciammo a parlare del significato della vita, damore e di Dio. Aveva imparato molto riguardo la fede dalla sua famiglia fervente Cattolica, ma in qualche modo aveva perso il contatto con Dio. Aveva smesso di pregare ad andare in chiesa e si era ritrovato immerso in una profonda crisi. Perché non vieni domani e parli con uno dei sacerdoti? Gli suggerii. Ci penserò, concesse. Ci augurammo la buona notte e pensai che quella sarebbe, probabilmente stata lultima volta che lavrei visto.  

Ma, il giorno dopo lo rividi, ed anche il successivo, quando venne per la confessione ed anche per la S. Messa per la prima volta dopo anni. Mi sentii orgoglioso e contento per essere stato lo strumento di Dio per riportare Isacco ai Sacramenti! Ma realizzai quello che avevo fatto per quellanima quando, una settimana dopo, incontrai la madre di Isacco. Per coincidenza, la prossima destinazione del nostro gruppo era il villaggio di Isacco, e ci introdusse alla sua famiglia. Sua madre era una donna dinamica molto attiva; lei ci aiutò a visitare le famiglie più disagiate del villaggio. Ad un certo momento, mi spinse con urgenza a scrivere su un pezzo di carta il mio nome, nonostante non riuscissi ad immaginarne la ragione. Solo alla fine della missione, durante la festa che avevano organizzato per noi prima della nostra partenza, capii. Mi si avvicinò e mi diede un serape un coloratissimo poncho Messicano, sul quale era stato cucito il mio nome. Mi spiegò che quello era il serape che aveva usato molti anni prima per avvolgere e portare Isacco sulla schiena quando era un infante. Capii allora quanto significò per lei che suo figlio era ritornato alla fede, e la sua felicità mi diede unidea della grandissima soddisfazione che dovesse aver provato Dio in quel momento per questo. 

Due settimane dopo, eravamo sulle montagne in un altro villaggio 40 miglia distante, quando a pranzo qualcuno bussò alla porta della parrocchia. E per lei!, mi disse il segretario. Fantasticando se per caso fosse la polizia, la mafia, o entrambe che cercavano un qualche dono da un ricco Tedesco, mi alzai dal nostro pranzo di tortillas ed andai a vedere chi potesse essere. Con mia sorpresa trovai Isacco, sorridente da un orecchio allaltro, accompagnato da due compagni che non riconobbi. Isacco mi presentò suo fratello e suo cugino, e mi spiegò che avevano camminato per sette ore attraverso la giungla nella speranza di raggiungermi. Suo fratello era ansioso di ricevere la Prima Comunione, suo cugino voleva prepararsi per la Cresima, ed Isacco era determinato ad andare con noi in Missione. Mi avevano messo fuori combattimento! Prima di tutto, dopo aver riacquistato la parola, li esortai ad entrare per pranzo, poiché sembrava che avessero intrapreso il loro cammino senza provviste, e parlammo a lungo. Al pomeriggio, tutti i missionari si misero in coppia come al solito per andare a visitare le case. Era la mia ultima missione prima di ritornare in Germania. Potete immaginare la gioia che provavo nel passare giornata passando di casa in casa con Isacco al mio fianco, un giovane che non avrebbe potuto sapere, amare e predicare Cristo se non avessi accettato linvito del Padre ad attraversare lAtlantico e passare anche solo un mese della mia vita come missionario. 

Huber Reiner è attualmente un seminarista con i Legionari. Sta studiando Teologia allAteneo Pontificio Regina Apostolorum in Roma.
                                                                                                                                                                                                       
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