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La formazione dei figli

La formazione dei figli

 

I genitori.

Hanno i genitori la missione di educa­re i figlioli. Il compito dell'educazione è delicato e non tutti i genitori sono all'altez­za di soddisfarlo. Tuttavia, chi desidera avere dei figli docili e virtuosi, faccia di tutto per bene educarli.

Taluni credono di educare bene i figliuo­li rimproverandoli per ogni piccola cosa, alzando spesso la voce in atto di minaccia ed adoperando con frequenza la verga. Con i figliuoli, specialmente di tenera età, ci vogliono piccoli richiami; quando ciò non basta, si dà loro un piccolo castigo, consistente nel privarli di un atto di be­nevolenza o nel negare loro un piccolo piacere.

Quando ciò non fosse sufficiente, si ricorra a qualche piccola minaccia; in casi estremi si ricorra alla verga. Ma anche in questo caso procurino i genitori di essere giusti, cioe proporzionino il castigo al grado di colpevolezza dei figli.

Molte mancanze dai bambini si commettono per irriflessione o per leggerezza. Dice San Paolo: Voi, o genitori, non provocate allira i vostri figliuoli! Quando un figliuolo si vede punito piu del giusto, si arrabbia contro i genitori, dice loro parole ingiuriose e qualche volta si avventa.

Dunque i genitori siano pazienti, frenino la lingua non pronunziando ingiurie ed imprecazioni e moderino luso della verga o delle mani.

Non dimentichino che anche loro un tempo furono fanciulli e che forse mancanze ne fecero piu dei loro figliuoli.

I figli

Iddio ha dato un comandamento> Onora il padre e la madre. I figli hanno percio il dovere di amare, ubbidire e amare i genitori.

Quando i figli sono piccoli, danno pic­coli dispiaceri; divenuti grandi, danno grandi dispiaceri. Facciano di tutto per alleggerire al padre ed alla madre il peso della famiglia; usino con loro modi deli­cati e parole dolci.

Fanno tanto male quei figli che ri­spondono con insolenza ai genitori, o li trattano da uguali e peggio ancora.

La pazienza maggiore si deve avere con i genitori avanzati in età. Quando comincia la vecchiaia, sogliono essi di­venire ciarlieri ed irrequieti; quando la vecchiaia è inoltrata, diventano alle volte come i bambini, per il modo di fare e di pensare; vogliono essere subito acconten­tati nei loro piccoli desideri e fanno anche dei capricci. In queste circostanze si rico­noscono i buoni figliuoli, se cioè trattano con pazienza ed amore le due creature che rappresentano Iddio nella famiglia.

Pazienza molto grande devono avere i figli, allorchè il padre e la madre si am­malano. I genitori sogliono assistere i fi­gli ammalati con un amore particolare, sino all'eroismo; i figli invece perdono la pazienza, se hanno da assistere i geni­tori infermi e possono arrivare al punto di desiderare ad essi la morte.

I fratelli.

- Amor di fratelli, dice un prover­bio, amor di coltelli. - Questo può av­venire quando si tratta di dividere i be­ni dei genitori. - Tra fratelli e sorelle d'ordinario c'è la benevolenza, ma diffi­cilmente c'è la pazienza. Si paragonano infatti i fratelli e le sorelle ai cani ed ai gatti, che si bisticciano di frequente.

Si dovrebbe fare di tutto perchè tra loro regni la pace, tenendo lontane le parole ingiuriose ed impedendo che al­zino le mani.

Parenti e vicini.

La pazienza si suole perdere con le persone con cui si ha più da fare. Le relazioni tra parenti e vicini sogliono essere frequenti e per conseguenza si pre­sentano spesso le occasioni di dissensi. Per conservare l'armonia, si stia atten­ti a non far conoscere le faccende intime della propria famiglia e nello stesso tem­po non si metta il naso negli affari inti­mi altrui.

Quando sorge un contrasto, si faccia morire subito, non parlandone più. Ricevuto uno sgarbo oppure un'offesa, si ricambi il male con un favore, per fare comprendere che si perdona generosa­mente, vincendo il male con il bene. Questo sistema è fonte di merito e di pace.

Padroni e servi.

Grande carità e pazienza dovrebbe re­gnare tra padroni e persone di servizio. I padroni, pur esigendo il giusto ser­vizio, trattino con garbo i dipendenti. È già un'umiliazione grande il dovere servire gli altri; non si aggravi quest'u­miliazione con le maniere superbe e con le parole irritanti. Pensino i padroni: Se per un rovescio di fortuna dovessi anda­re io a servizio, come vorrei essere trat­tato? Dunque, è giusto che io tratti bene il personale dipendente! - Quanti pa­droni purtroppo maltrattano i servi, stra­pazzandoli come se fossero delle bestie o degli stracci!

I servi siano sottomessi ai padroni per amore di Dio e si mantengano umi­li in tale stato, anche per scontare i pec­cati. Sopportino i difetti dei padroni spe­cialmente se nervosi o vecchi, e siano loro di esempio nell'esercizio della pa­zienza. Una persona di servizio paziente è un rimprovero continuo ai padroni collerici e superbi; essa per la sua virtù vale molto di più dei suoi padroni, ai quali è inferiore solamente per il portafoglio.

Gl'insegnanti

Una particolare pazienza si richiede ne­gli insegnanti. Se chi insegna è pazien­te, non si guasta il sangue, è più stimato dagli alunni e riesce con più frutto nel­l'istruzione. Se al contrario non sa domi­nare i nervi, è di cattivo esempio per le parole offensive che dice e fa progredire poco nello studio o nell'arte.

Per lo più gl'insegnanti sono nervosi, per effetto di stanchezza mentale; è per­ciò necessario che si facciano molta vio­lenza per non perdere la pazienza. Per istruire i piccoli si richiede una pazien­za superiore; con essi si adoperi il si­stema della madre, che è sistema di a­more, di comprensione e di grande com­patimento.

Pazienza in tutti gli eventi.

Quando capita una disgrazia, una ma­lattia, una perdita, ecc.... è inutile ar­rabbiarsi. Anche quando si desse libero sfogo alla collera, con bestemmie, paro­lacce ed imprecazioni, non si aggiuste­rebbe niente. Come comportarsi in simi­li eventi? Fare di necessità virtù! Dire subito con calma: La disgrazia è avvenuta; la croce l'ho addosso. Se mi arrab­bio, la croce rimane lo stesso, anzi si fa più pesante; è meglio prendere tutto in pazienza ed a penitenza dei peccati. Signo­re, sia fatta la vostra volontà! -

Si smarrisce un oggetto. Perché mon­tare in collera? Forse facendo cosi, si troverà più presto? E ridicolo il pen­sarlo. Cosa fare allora? Senza inquietar­si, fare di tutto per rinvenirlo e rivolgersi a Dio per aiuto. Un Padre Nostro recitato con devozione e con fede a Sant'Anto­nio spesso toglie dall'imbarazzo.

S'inciampa e si cade; ci pestano un piede; ci urtano per inavvertenza ... È il caso di arrabbiarsi? Cosa se ne guadagna? È meglio sopportare con merito quel po­co di molestia.

Il sole dardeggia; un giorno piove a dirotto; il vento soffia con furia; le mo­sche od altri insetti ci danno noia ... Conviene perdere la pazienza? Forse im­precando contro il vento o le mosche, si riesce ad accomodare la partita? Oh, no certamente!

 

                                                                                                                                                                                                       
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