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Domenica delle Palme e della Passione del Signore Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme Messa Meditazione Domenica delle Palme e della Passione del Signore Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme La domenica delle Palme, o "della Passione del Signore", unisce insieme il trionfo regale di Cristo e l'annunzio della Passione. Nella celebrazione e nella catechesi di questo giorno vengono messi in luce l'uno e l'altro aspetto del mistero pasquale. Fin dall'antichità si commemora l'ingresso del Signore in Gerusalemme con la solenne processione, con cui i cristiani celebrano questo evento, imitando le acclamazioni e i gesti dei fanciulli ebrei, andati incontro al Signore al canto dellOsanna. Conservate nelle case, le palme richiamano alla mente dei fedeli la vittoria di Cristo, celebrata con la stessa processione. PROCESSIONE DELLE PALME I fedeli si radunano fuori della chiesa o in altro luogo; portano in mano i rami di ulivo o di palma. All'arrivo del | sacerdote si canta l'antifona seguente o un altro canto adatto. Quando non c'è la processione, la Messa inizia come al solito. Antifona d'inizio Osanna al Figlio di Davide. Benedetto colui che viene nel nome del Signore: è il Re d'Israele. Osanna nell'alto dei cieli. Fratelli carissimi, questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall'inizio della Quaresima. Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione. Preghiamo. Dio onnipotente ed eterno, benedici questi rami (di ulivo), e concedi a noi tuoi fedeli, che accompagniamo esultanti il Cristo, nostro Re e Signore, di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. Vangelo Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Dal vangelo secondo Marco. Mc 11,1-10 Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: "Perché fate questo?", rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito"». Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero. E alcuni dei presenti però dissero loro: «Che cosa fate, sciogliendo questo asinello?». Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare. Essi condussero l'asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!». PdS. Processione in onore di Cristo Re Imitiamo, fratelli carissimi, le folle di Gerusalemme, che acclamavano Gesù, Re e Signore, e avviamoci in pace. Antifona Le folle degli Ebrei lungo la strada stendevano i mantelli, e acclamavano a gran voce: "Osanna al Figlio di Davide". Benedetto colui che viene nel nome del Signore. INNO A CRISTO RE Gloria a te, lode in eterno, Cristo re, salvatore, / come i fanciulli un tempo dissero in coro: Osanna. R/. Gloria a te, lode in eterno, Cristo re, salvatore, / come i fanciulli un tempo dissero in coro: Osanna. Tu sei il re di Israele, di Davide l'inclita prole, / che, in nome del Signore, re benedetto vieni. R/. Tutti gli angeli in coro ti lodano nell'alto dei cieli, / lodan te sulla terra uomini e cose insieme. R/. Tutto il popolo ebreo recava a te incontro le palme, / ora con preghiere e voti, canti eleviamo a te. R/. A te che andavi a morte levavano il canto di lode, / ora te nostro re, tutti cantiamo in coro. R/. Ti furono accetti, tu accetta le nostre preghiere, / re buono, re clemente, cui ogni bene piace. R/. Mentre il Cristo entrava nella città santa, la folla degli Ebrei, preannunziando la risurrezione del Signore della vita, agitava rami di palma e acclamava: "Osanna nell'alto dei cieli". Quando fu annunziato che Gesù veniva a Gerusalemme, il popolo uscì per andargli incontro; agitava rami di palma e acclamava: "Osanna nell'alto dei cieli". Colletta Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa' che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. I Lettura Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare deluso. Dal libro del profeta Isaia. Is 50,4-7 Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso. PdD. Salmo responsoriale Sal 21 R/. Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? Mi scherniscono quelli che mi vedono, / storcono le labbra, scuotono il capo: / «Si è affidato al Signore, lui lo scampi; / lo liberi, se è suo amico». R/. Un branco di cani mi circonda, / mi assedia una banda di malvagi; / hanno forato le mie mani e i miei piedi, / posso contare tutte le mie ossa. R/. Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato ? Si dividono le mie vesti, / sul mio vestito gettano la sorte. / Ma tu, Signore, non stare lontano, / mia forza, accorri in mio aiuto. R/. Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, / ti loderò in mezzo all'assemblea. / Lodate il Signore, voi che lo temete, / gli dia gloria la stirpe di Giacobbe, / lo tema tutta la stirpe di Israele. R/. II Lettura Cristo umiliò se stesso, per questo Dio l'ha esaltato. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi. Fil 2,6-11 Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. PdD. Canto al vangelo Gloria e lode a te, o Cristo! Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome. Gloria e lode a te, o Cristo! Vangelo Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco. Mc 14,1-15,47 Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di Gesù con inganno, per ucciderlo. Dicevano infatti: A «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo». Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: A «Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto». Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti. In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: ''Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse". Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò». Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri. Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!». Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo. Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo». Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». C Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano. Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli». Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo che voi dite». Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto. Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato. Allora Pilato prese a interrogarlo: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse. Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Filato ne restò meravigliato. Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta. Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio. La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva. Allora Pilato rispose loro: «Volete che vi rilasci il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. Pilato replicò: «Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la corte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: Salve, re dei Giudei. E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». C Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: A «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». C E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: "Eloì, Eloì, lamà sabactàni?", C che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». C Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: A «Ecco, chiama Elia!». C Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: A «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». C Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. QUI SI GENUFLETTE E SI FA UNA BREVE PAUSA. Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: A «Veramente Quest'uomo era Figlio di Dio!». C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Joses, e Salòme, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Joses stavano ad osservare dove veniva deposto. PdS. Preghiera dei fedeli Il Servo del Signore si è fatto intercessore davanti a Dio per la salvezza di ogni uomo. Mediante lui, eleviamo al Padre le nostre suppliche per le diverse necessità. Preghiamo insieme e diciamo: R/. Ascoltaci, o Signore. 1. Signore Gesù, tu entri oggi in Gerusalemme per dare inizio alla Settimana della tua Passione, Morte, Risurrezione: fa' rinascere in noi l'amore devoto verso di te, per partecipare al dono della redenzione. Noi ti preghiamo. 2. Il mistero della tua Pasqua, o Signore, nel quale la tua Chiesa ci propone di seguirti nei giorni della Settimana Santa, ci trovi attenti e partecipi, accogliendo la tua misericordia nel sacramento della confessione. Noi ti preghiamo. R/. 3. Per tutti coloro che condividono la passione del Signore: malati, poveri, abbandonati, perseguitati, esiliati, e quanti sono colpiti dalla tragedia della fame e della guerra. Noi ti preghiamo. R/. 4. Ti preghiamo, o Signore, per i nostri fratelli nella fede, che condividono la grazia della tua Pasqua; fa' che partecipiamo delle gioie e dei dolori gli uni degli altri, edificandoci a vicenda nella carità. Noi ti preghiamo. R/. Padre misericordioso, per la passione del tuo Figlio Gesù, esaudisci la preghiera della tua Chiesa: rendila perseverante nella sequela di lui affinché partecipi alla sua gloria nel tuo Regno eterno. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. R/. Amen. Preghiera sulle offerte Dio onnipotente, la passione del tuo unico Figlio affretti il giorno del tuo perdono; non lo meritiamo per le nostre opere, ma l'ottenga dalla tua misericordia questo unico mirabile sacrificio. Per Cristo nostro Signore. Amen. Prefazio È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Egli, che era senza peccato, accettò la passione per noi peccatori e, consegnandosi a un'ingiusta condanna, portò il peso dei nostri peccati. Con la sua morte lavò le nostre colpe e con la sua risurrezione ci acquistò la salvezza. E noi, con tutti gli angeli del cielo, innalziamo a te il nostro canto, e proclamiamo insieme la tua lode: Antifona alla comunione «Padre, se questo calice non può passare senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». Preghiera dopo la comunione O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa' che per la sua risurrezione possiamo giungere alla meta della nostra speranza. Per Cristo nostro Signore. Amen. Testimoni della passione Meditazione Lettura L'ingresso di Gesù a Gerusalemme è il grande portale che introduce nella Settimana Santa; il popolo cristiano entra pro-cessionalmente in Chiesa accompagnando il suo Signore. Subito le letture della Messa aprono sulla Passione, cominciando da quella sorta di Vangelo anticipato che è il profeta Isaia. Segue uno dei primi inni della Chiesa - che san Paolo inserisce nella lettera ai Filippesi - nel quale si compendia il cammino di abbassamento e di esaltazione del Signore, Il Vangelo di Marco racconta la Passione in modo stringato ed essenziale. Meditazione Forse c'è la firma di Marco nel racconto della Passione: il gio-vanetto che inopinatamente viene sorpreso in mezzo ai discepoli che fuggono, rivestito del solo mantello che poi lascia cadere fuggendo via nudo, sembra essere proprio l'autore di questo racconto; abbiamo dunque un testimone oculare dei fatti. Certamente l'occhio di Pietro, l'apostolo che racconterà poi tutto allo stesso Marco, segue lo svolgersi degli avvenimenti dei quali egli diventa uno dei protagonisti negativi, dapprima nel maldestro tentativo di difendere Gesù nell'orto degli ulivi, e poi nei tre successivi rinnegamenti. La scena precipita nella sequenza degli interrogatori a Gesù da parte del Sommo Sacerdote e di Pilato, poi nello scherno dei soldati, particolarmente insistito, infine nel cammino verso il calvario, lungo il quale Gesù riceve l'aiuto di Simone di Cirene, «padre di Alessandro e Rufo» - evidentemente conosciuti nella primitiva comunità - fino alla crocifissione e morte, coronata dalle sorprendenti parole del centurione: «Veramente quest'uomo era figlio di Dio», che hanno il sapore di voler concludere il dramma con un imprevisto atto di fede. Un racconto tutto cose e persone, essenziale e privo di commenti. Al discepolo-evangelista che ascoltava Pietro bastano i fatti, come anche al cristiano che oggi sente proclamare questo Vangelo nella solennità della liturgia da parte dei tre lettori che danno voce ai personaggi. Siamo presi dentro il ritmo che introduce nel cuore della grande settimana pasquale. Nei prossimi giorni non sarà solo il racconto evangelico a farci rivivere il mistero pasquale: tutta la liturgia, con le sue convocazioni e i suoi segni, potrà condurci a una nostra personale immedesima-zione. La Chiesa non lascia solo il suo Signore. Preghiera: «Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di Croce». Concedimi o Signore di partecipare ai tuoi sentimenti, condividendo la tua passione, per passare con te alla nuova vita della risurrezione. Agire: L'inevitabile attenzione di questi giorni sarà di guardare e vivere gli avvenimenti della giornata tenendo sullo sfondo dell'anima quello che è accaduto e accade a Cristo nei giorni della sua passione. Simboli, luoghi, figure della Bibbia Passione 1. La passione non è un simbolo, una metafora o una parabola, ma una sintesi e una realtà di sofferenze, incomprensioni, angosce, turbamenti, insoddisfazioni, dolori. La passione non è un film, uno spettacolo, ma una vita reale, un'esistenza concreta di sofferenza fino alla morte. La passione non è un termine riferito a un dolore individuale, ma un termine collettivo che abbraccia un'ampia gamma di dolori fisici e di afflizioni morali. La passione, più che una realtà continua e permanente, come può essere il dolore, è una realtà concentrata in uno spazio breve di tempo, di grande intensità nel patire. Mentre la sofferenza è un'esperienza di ogni essere umano, una realtà connaturale all'uomo, la passione è piuttosto un'esperienza interamente personale, riservata ad alcuni, per motivi umanamente sconosciuti. 2. Nell'antichità, il genere tragico ha avuto grande successo. Le grandi opere tragiche della letteratura greca o dell'epoca aurea d'Europa, generavano negli animi degli spettatori una purificazione ed elevazione mostrando la tragica sorte degli uomini. Forse oggi è cambiato lo spirito dell'uomo: fa molta impressione vedere un uomo che soffre; pensare alla propria sofferenza fa paura, perciò si cerca di evitarla come un male terribile. Se la sofferenza diventa passione, un insieme di dolori e di patimenti intensi, è difficile sopportare e dare senso a questa "passione"! Vedere la passione che un altro vive per me, dovrebbe sconvolgermi profondamente. Quando chi soffre la Passione per me è il Figlio di Dio fatto uomo, quale dovrebbe essere la mia reazione, il mio atteggiamento, il mio modo di agire? 3. L'odierna liturgia non è una teoria sulla sofferenza, nemmeno un discorso sulla "passione". Nel Servo sofferente d'Isaia, nel racconto della Passione di Marco, nell'inno paolino della lettera ai Filippesi, si presenta un uomo, Gesù di Nazaret, il Cristo, il Figlio di Dio, la cui storia era stata profeticamente annunciata, e poi è stata prolungata nel tempo dalla passione di tanti cristiani. Anzi, nella liturgia di questa domenica delle Palme, si rivive e si fa presente di nuovo il mistero della Passione, storicamente avvenuta nell'aprile del 30 d.C. 4. Quale passione quella di Gesù, condensata in meno di ventiquattro ore di inaudite sofferenze, di oltraggi inumani! Le litanie della Passione cominciano con il tradimento di Giuda, uno dei Dodici; prosegue nell'orto di Getsemani con l'abbandono di tutti gli Apostoli; poi, l'arresto come un malfattore, l'ingiusta condanna dell'Innocente, il rinnegamento di Pietro per tre volte, gli sputi, gli schiaffi, le beffe... Infine, la flagellazione, la coronazione di spine, il cammino di dolore verso il Golgota, la crocifissione, la morte. Nel testo d'Isaia pare risuonare la voce di Gesù che confessa: «Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi» (Is 50,6). E nell'inno della lettera ai Filippesi risuona l'ammirazione e lo sgomento dei primi cristiani di fronte a tanta sofferenza: «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,8). 5. Non c'è dubbio che esiste un primato della Passione di Gesù su ogni altra "passione" degli uomini. In qualche maniera, essendo la Passione di Dio, fattosi uomo per la salvezza dell'uomo, nel grembo della Passione di Gesù è nata e continua a nascere la "passione" degli uomini, la "passione" dei cristiani, particolarmente dei martiri. Potremmo dire che in ogni martire c'è il "DNA" del Martire per eccellenza, Gesù Cristo; in ogni "passione" dell'uomo c'è un pezzetto di quella di Gesù. Così, nella grande croce della Passione di Gesù sono incastonate le "passioni" dell'uomo, le sofferenze di ogni uomo e dell'intera umanità. E da sperare che ogni uomo trovi nella Passione di Gesù il senso della sofferenza, la speranza della salvezza. |
Discorso del Papa in apertura del Sinodo sulla Parola <Zenit-Ottobre, Ottobre 7> Il Papa: bisogna imparare a dire a Cristo Sono tuo <Zenit-Ottobre, Ottobre 7> Discorso del Papa in apertura del Sinodo sulla Parola <Zenit-Ottobre, Ottobre 7> | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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