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12 Marzo 2006
Domenica
II di Quaresima
Messa Meditazione

12 marzo 2006

 

Domenica   II di Quaresima

 

Antifona d'ingresso

 

Di te dice il mio cuore: «Cercate il suo volto». Il tuo volto io

cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto.

 

Colletta

 

O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spi­rito perché possiamo godere la visione della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

I Lettura

Gen 22, 1-2.9a. 10-13.15-18

 

Il sacrificio del nostro padre Abramo.

 

Dal libro della Genesi.                 

 

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Abramo si mise in viaggio. Essi arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna. Poi stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'an­gelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abra­mo!». Rispose: «Eccomi!». L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocàusto invece del figlio. Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saran­no benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce». PdD.

 

Salmo responsoriale

Dal Salmo 115

 

R/. Camminerò davanti al Signore nella terra dei viventi.

 

Ho creduto anche quando dicevo: / «Sono troppo infelice». / Preziosa agli occhi del Signore / è la morte dei suoi fedeli. R/.

 

Sì, io sono il tuo servo, Signore, / io sono tuo servo, figlio della tua ancella; / hai spezzato le mie catene. / A te offrirò sacrifici di lode e invocherò il nome del Signore. R/.

 

Adempirò i miei voti al Signore / davanti a tutto il suo popo­lo, / negli atri della casa del Signore, / in mezzo a te, Gerusalemme. R/.

 

II Lettura

Rm 8,31b-34

Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.

Fratelli, che diremo? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condan­nerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? PdD.

 

Canto al vangelo

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre: «Questi è il mio

Figlio diletto: ascoltatelo». Lode e onore a te, Signore Gesù.

 

Vangelo

Mc 9,2-10

Questi è il Figlio mio prediletto.

 

 Dal vangelo secondo Marco.                              

 

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Gio­vanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potreb­be renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè, che discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. Mentre scendevano dal monte, ordi­nò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti. PdS.

 

Preghiera dei fedeli

 

La preghiera cristiana, suscitata da una fede viva e autentica, apre un varco verso la luce anche nelle situazioni più difficili e oscure. Ci sostiene la certezza che al di là di tutto vi è sempre il Cristo glorioso. Preghiamo insieme e diciamo:

 

R/. Mostraci la tua gloria, Signore.

 

1. Padre santo, che hai dato il tuo unico Figlio alla morte per la nostra salvezza, guida con amore i passi della tua Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno e fa' che, salda nella fede, essa possa giungere a contemplare eternamente la tua gloria. Pre­ghiamo. R/.

 

 

2. Padre santo, che chiami l'uomo a partecipare all'opera della creazione, benedici tutti coloro che col proprio impegno edifi­cano la comunità in cui viviamo e concedi loro la giusta ricom­pensa per la fatica del lavoro quotidiano. Preghiamo. R/.

 

3.  Padre santo, che non ti stanchi di invitarci ad ascoltare il tuo Figlio diletto, fa' che i tuoi figli, obbedienti alla tua Paro­la di salvezza, testimonino al mondo Gesù Cristo, sublime annunciatore del tuo amore misericordioso. Preghiamo. R/.

 

4. Padre santo, che hai plasmato in Abramo un modello esem­plare di obbedienza della fede, soccorri coloro che si dibatto­no nella notte della prova e della tentazione, così che possano giovarsi della grazia della tua benedizione. Preghiamo. R/.

 

5.  Padre santo, che hai voluto mostrare la beatitudine eterna che ci attende nel tuo regno attraverso la trasfigurazione del tuo Figlio Unigenito, concedici di saper sempre considerare le realtà terrene nella prospettiva dell'eternità. Preghiamo. R/.

 

Padre di misericordia, che sostieni ed incoraggi ogni fedele a riscoprire le radici della propria fede e a vivere senza compro­messi secondo i tuoi insegnamenti, esaudisci la preghiera che il tuo Spirito non cessa di suscitare in noi. Per Cristo nostro Signore. R/. Amen.

Preghiera sulle offerte

 

Questa offerta, Signore misericordioso, ci ottenga il perdono dei nostri peccati e ci santifichi nel corpo e nello spirito, per­ché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali. Per Cri­sto nostro Signore. Amen.           

 

 

Prefazio

 

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di sal­vezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Egli, dopo aver dato ai discepoli l'annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attra­verso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezio­ne. E noi, uniti agli angeli del cielo, acclamiamo senza fine la tua santità, cantando l'inno di lode:

 

Antifona alla comunione

 

«Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compia­ciuto. Ascoltatelo».

 

Preghiera dopo la comunione

 

Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri ti rendiamo fervi­de grazie, Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra fai pregustare i beni del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

ridiscendere

dal Tabor

 

meditazione

 

Lettura

Il racconto evangelico della Trasfigurazione di Gesù si arti­cola in tre momenti. Gesù sale «sopra un monte alto» (il Tabor) insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni. Nel momento finale Gesù e i tre apostoli «scendono dal monte». La parte centrale si articola in due visioni - la trasfigurazione di Gesù e l'apparizione di Elia e Mosè - e in due interventi parlati: quello di Pietro e quello del Padre. Durante tutta la Trasfigu­razione, Gesù non proferisce parola: l'evangelista racconta l'episodio in questo modo per farci intendere che il Trasfigu­rato deve essere contemplato nella verità divina in cui si fa conoscere.

 

Meditazione

 

Tra i presenti sul monte della trasfigurazione l'unico a parla­re è Pietro che, affascinato dallo splendore del momento, domanda a Gesù di prolungarne la durata, anzi di fermare il tempo di quella illuminazione. Ma, "fermare il tempo" è, in certo modo, infrangere il mistero, accogliendone soltanto il lato gratificante. Questa fede facilmente appagante è una ricorrente tentazione per il credente: vorremmo godere senza interruzione le gioie e i doni che il Signore ci largisce, pronti però a recriminare contro Dio e anche ad allontanarci da lui appena sopraggiungono dolore, difficoltà, prove. Il tentativo di fare del Mistero qualcosa che possa gratificarci già da adesso non è fede, ma fideismo. È una falsa luce, un'illusio­ne. Ascendere il monte e godere la luce del Signore trasfigu­rato non è l'ordinario cammino della fede: il Mistero non può essere banalizzato dalle chiacchiere. Da qui la conside­razione che il silenzio sul Mistero sia più che mai necessario, soprattutto oggi quando domina una cultura che altera con parole vuote di senso anche le cose più sacre. Ora c'è il Tabor, in séguito ci sarà il Calvario, ma sulla sommità di entrambi i monti sta Cristo che trasforma le tenebre in luce. Il cristiano può trovarsi qualche volta, per dono di Dio, sul monte della Trasfigurazione, ma anche allora deve ricordare di doverne discendere e tornare nell'oscurità del mistero, sorretto dalla gioia di aver goduto, almeno per un po', della luce della conoscenza di Cristo.

 

Preghiera:  «L'anima mia ha sete di Dio, del Dio quando verrò e vedrò il volto di Dio? (Sal 42,3)».

 

Agire: Lo sguardo sul Signore trasfigurato è un appello a credere nel Signore crocifisso, il quale ci ha

"Isacco

 

simboli, luoghi e figure della Bibbia

 

 

1) Il sacrificio di esseri umani alle divinità non solo non appartiene alla tradizione religiosa e cultuale d'Israele, ma è considerato dai testi biblici come qualcosa di riprovevole e abominevole (Dt 12,31; Ger 7,31; Lv 18,21). Il sacrificio di Isacco da parte di suo padre Abramo (prima lettura) viene presentato come una "prova" singolare richie­sta da Dio per la fede di Abramo. Il sacrificio del figlio, di fatto, non avviene, e al suo posto è sacrificato un "ariete impigliato con le corna in un cespuglio" (Gen 22,13). Con questo scambio sono indiretta­mente biasimati e banditi tutti i sacrifici umani, frequenti nelle reli­gioni orientali, particolarmente nella religione dei Cananei. Nel secondo libro dei Re è condannato il comportamento di Acaz, re di Giuda, perché "fece perfino passare per il fuoco suo figlio, secondo gli abomini dei popoli che il Signore aveva scacciato di fronte agli Israeliti" (2Re 16,3; cf anche 2Re 17,17). L'uomo non può essere oggetto di sacrificio perché è stato creato "ad immagine e somiglian­zà di Dio" (Gen 1,26).

2) Il racconto del "sacrificio d'Isacco", di straordinaria forza dram­matica, è stato visto da molte prospettive. La più significativa, probabilmente, è quella che vede Isacco come "figlio della promessa". Si tratta di quella promessa fatta da Dio ad Abramo: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle. Tale sarà la tua discendenza" (Gen 15,5). Isacco è solo l'inizio della promessa, non l'adempimento. Tutta la storia della salvezza cammina per cosi dire verso un "nuovo Isacco" in cui la promessa sarà adempiuta. Così Paolo vede il miste­ro di Gesù: proprio Lui è il secondo Isacco, "perché Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8,32; seconda lettura).

3)  Per il cristianesimo, quindi, Isacco è simbolo di Cristo, particolar­mente nella sua passione e risurrezione. Il primo Isacco viene rispar­miato per mantenere la promessa, il   nuovo Isacco, Cristo, viene sacrificato proprio per adempiere la promessa: la morte in croce diventa salvezza e fonte di vita eterna per l'umanità peccatrice. Isacco offerto sull'altare è prefigurazione di Cristo sulla croce, ma la real­tà supera di molto la figura. I Padri della Chiesa, riflettendo su Isacco come figura di Cristo, hanno trovato diversi rapporti paralleli. Isacco, per esempio, portando la legna per l'olocausto è figura di Cri­sto che porta la croce di legno sul Calvario. Le spine in cui era impi­gliato l'ariete nel racconto della Genesi ricordano, secondo Tertulliano, Gesù coronato di spine nella sua Passione. In un'ardita allegoria, Origene riferisce sia Isacco che l'ariete a Cristo. L'ariete rappresenta la natura umana di Cristo, mentre Isacco rimanda simbolicamente alla natura divina del Signore. Gesù Cristo soffre nella natura umana, ma la sua natura divina è incorruttibile.

4)  Nel racconto del sacrificio di Isacco troviamo anche dei riferimen­ti al mistero della risurrezione di Cristo. Isacco slegato da Abramo e "ritornato" alla vita è figura di Cristo slegato dalla morte e risorto il terzo giorno. Secondo Gen 22,4, "il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo", il monte indicato da Dio. Così, anche i discepoli, al terzo giorno, andranno al sepolcro, lo "vedran­no" vuoto e "crederanno" (cf Gv 20,8) nella risurrezione di Gesù. Il giorno del sacrificio d'Isacco corrisponde al giorno della risurrezione del Signore. La lettera agli Ebrei esalta la fede di Abramo nell'accet-tare il comando divino: "pensava infatti che Dio è capace di far risor­gere dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo" (Eb 11,19). I Padri, infatti, concludono: Abramo credette anticipatamen­te nella risurrezione di Cristo. Il racconto odierno della trasfigurazio­ne accenna al mistero della "passione" e "risurrezione" di Cristo.

 

                                                                                                                                                                                                       
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