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FAMIGLIA E VOCAZIONE SACERDOTALE:

 

Nella recente Esortazione apostolica post-sinodale del papa Ecclesia in Europa del 29 giugno 2003 troviamo una parte (n 39-40) che parla della cura delle vocazioni. Non si può negare la carenza di seminaristi e aspiranti alla vita religiosa in particolare nel nostro continente; il sinodo dei vescovi, nella seconda Assemblea Speciale per lEuropa afferma che solo quando ai giovani viene presentata la persona di Gesù Cristo in tutta la sua pienezza, si accende in loro una speranza che li spinge a lasciare tutto per seguirlo, rispondendo alla sua chiamata e per darne testimonianza ai loro coetanei.

Per sviluppare una efficace pastorale vocazionale è necessario un coinvolgimento di tutta la pastorale ordinaria per aiutare i giovani a fare scelte di vita radicate in Cristo e dedicate totalmente alla Chiesa. Ma come abbiamo già ricordato nell&#39articolo del numero precedente, un ruolo importante per sviluppare una coscienza vocazionale è giocato dalla famiglia.

Il Direttorio di pastorale Familiare della CEI al n° 144 sottolinea il compito educativo della famiglia a servizio dei figli: Consapevoli della fondamentale responsabilità della famiglia circa la vocazione dei figli, attraverso l&#39ascolto della parola di Dio, la vita di preghiera, l&#39esercizio della carità, una condotta vigile e sobria, una generosa partecipazione alla via ecclesiale, i genitori creino le premesse per scelte vocazionali mature e responsabili. Non ostacolino, ma rispettino, condividano e accompagnino con trepida fiduciosa gioia il cammino di quei figli che intendessero verificare e seguire una vocazione al sacerdozio, alla consacrazione religiosa o secolare, o alla vita missionaria.

Osservando la società di oggi notiamo una discrepanza tra le indicazioni del magistero e la realtà: nel mondo che cambia la sensazione è che la famiglia sia sempre meno luogo di vocazioni. Il motivo, analizzato da p. A. Cencini (docente di psicologia presso la pontificia università Salesiana), è dovuto al fatto che la famiglia è sempre più nido e sempre meno pista di lancio verso nuovi percorsi e progetti di vita. I fattori che causano questo sono molteplici, certamente di ordine sociale soprattutto di tipo economico (il bisogno di molte garanzie) ma anche l&#39incapacità di gestire una seria pedagogia affettiva: manca la capacità di decidere.

Oggi più che mai è necessario un impegno maggiore a dare coscienza ai coniugi cristiani della responsabilità che hanno sul futuro dei figli che generano. Solo i genitori possono trasmettere la verità della vita, il senso profondo dell&#39esistenza umana che per un cristiano è visto come bene ricevuto che tende per sua natura a divenire a sua volta bene donato. Questa deve essere la consapevolezza di fondo che devono avere i genitori,  a partire dallo stupore che provano già dai primi istanti del trovarsi tra le braccia una creatura generata dal loro amore ma dono misterioso di un Amore che li trascende. Nessuno come i genitori può dare questa certezza e deporre, quasi con il latte materno , nel cuore e nella mente del figlio la convinzione che la vita sia effettivamente un dono, al di là di tutte le vicissitudini e chiamato a divenire un bene donato. Questo si realizza come condizione di felicità; per cui ciascuno potrà fare la propria scelta ma se vuol essere felice sa bene che non potrà allontanarsi da questa logica.

Sottolineare nella pedagogia che la vita è un bene ricevuto vuol dire formare il senso della gratitudine, del sentirsi voluto dal Signore per un gesto gratuito di amore e questo genera anche una sicurezza emotiva necessaria per una capacità decisionale nelle scelte della vita. Questo è il compito principale dell&#39educazione che la famiglia deve offrire, quello che indica la verità più intima e profonda del generare i figli alla vita spirituale e sociale, rendendoli poi adulti capaci di attuare un discernimento in mezzo alle molteplici proposte sterili della società pluralista di oggi; è necessario che ogni giovane abbia alla base della sua personalità dei valori profondi che lo aiutino a fare sintesi, a renderlo capace di tenere fisso lo sguardo sul volto luminoso di Cristo anche in mezzo agli abbagli del mondo.

don marco barontini

                                                                                                                                                                                                       
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