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La Famiglia e la Comunità, vivai di vocazioni
un diacono racconta

 

Molto spesso sentiamo e usiamo la parola vocazione; la prima immagine che associamo ad essa è quella del sacerdote, della suora, del frate di chi è stato chiamato dal Signore a seguirlo più da vicino. È già un passaggio successivo nella nostra cultura quello di associare alla parola vocazione anche il matrimonio. Occorre partire dal fatto che non è scontato intendere la propria vita inserita in un progetto d&#39amore che Dio ha per ciascuno di noi. È il sentirsi chiamati a vivere la vita come dono, nella piena consapevolezza dell&#39amore che il Signore ha per ogni creatura e da qui il sentirsi chiamati ad essere noi stessi immagine di questo Amore.  Questo si impara in un cammino di fede, in un rapporto intimo, personale con il Signore Gesù, nell&#39ascolto della sua Parola, nel vivere i sacramenti, nella partecipazione alla vita della comunità

È in questo contesto che si può davvero vivere la vita coniugale come la missione di incarnare in tutte le dimensioni dell&#39amore di coppia  quell&#39amore fedele, eterno, che non viene mai meno e che Dio ha espresso ed esprime nella nuova ed eterna alleanza celebrata nella morte e resurrezione di Cristo; oppure vivere la missione di testimoniare che la vera realizzazione dell&#39uomo consiste nel cercare prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia, ponendo solo in Dio la propria fiducia, propri della vita religiosa o vita consacrata; o ancora, vivere la missione di essere testimone e dispensatore della Salvezza attraverso la proclamazione della Parola, l&#39educazione della fede vissuta in comunità e il dono della Grazia con i Sacramenti, propria del Sacerdozio

Se osserviamo il nostro contesto socio-culturale è facile affermare che oggi stiamo vivendo un contesto di carenza di vocazioni, non soltanto riferito a quelle sacerdotali ma anche alle altre vocazioni. Il Signore chiama davvero tutti! Il problema forse sta nel sapere accogliere la sua chiamata.

Alla base di tutto sta la formazione della coscienza vocazionale, non tanto il prendere atto di essere chiamati a qualcosa, ma è qualcosa di previo, che sta alle radici della persona. Questa formazione si basa sul rapporto tra verità e libertà.

Partiamo da tre parole che troviamo nel vangelo dell&#39Annunciazione: il saluto dell&#39angelo Kaire (Ave) è un annuncio di gioia, indica che da quell&#39incontro scaturirà qualche cosa di bello, di vero, qualcosa che darà un senso nuovo, profondo all&#39esistenza di Maria. Qui entra in gioco la comunità cristiana, che deve saper trasmettere, annunciare la gioia di Dio! Ciascuno deve saper testimoniare la gioia di vivere fino in fondo la propria vocazione: che bello sarebbe poter incontrare coppie, sacerdoti, religiosi, religiose felici del loro stato di vita! Anche a contatto con l&#39immancabile sofferenza e dolore, Cristo ci apre la porta della nostra gioia e si fa solidale con il nostro dolore.

La seconda parola è: non temere, Maria!; oggi ci troviamo ad avere un ottimo livello di vita, dove non manca nulla, ma abbiamo tanto odio e disamore per la vita stessa. Abbiamo nella mente tantissime domande, ci troviamo di fronte a molte proposte di vita, tendiamo a consumarle tutte, senza viverne alcuna, disperdendoci in una confusione dove è difficile trovare un senso. Sono tante domande esistenziali a cui non sappiamo trovare una risposta. Ecco che interviene il Signore: non temere! non dobbiamo temere di vivere una vita con Lui, di stare al suo gioco, uscendo dalle nostre sicurezze, sganciandoci dalla nostra autonomia, aggrappandoci invece solo a Lui che è una roccia salda!

La terza parola è ecco concepirai un Figlio: ossia viene la vita. Da qui siamo chiamati a riflettere sulla fecondità della nostra vocazione, qualunque essa sia; nella nostra società, dove l&#39individualismo dilaga, non è facile uscire dal volere tutto per sé e dedicarsi a generare la vita. Questo vale per le famiglie, dove oggi si tende ad avere pochi figli per paura di perdere un certo benessere, ma anche per la vita consacrata e sacerdotale, dove troviamo comunità cristiane un po spente.

Da queste tre parole si arriva finalmente all eccomi tanto atteso dall&#39umanità! Siamo invitati a seguire l&#39esempio di Maria!

È importante ritrovare il significato profondo del ruolo della famiglia come luogo dove si formano le coscienze vocazionali. Una famiglia che prega, che vive unita e sorretta dall&#39amore di Dio non può non vivere gioiosa, fiduciosa e non essere feconda! Ecco allora il significato profondo che sta dietro ad una salda scelta vocazionale: è la vita vissuta non per sé stessi ma proiettata verso gli altri; questo è ciò che vivevano le comunità cristiane delle origini, strutturate sulle diverse responsabilità, sui diversi carismi e ministeri assunti da ciascuno come servizio a Dio e ai fratelli: è ciò che abbiamo bisogno anche oggi.

 

don marco barontini
                                                                                                                                                                                                       
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