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Domenica 13 Agosto 2006
Domenica
XIX del Tempo Ordinario
Edizioni ART
Messa Meditazione

Domenica XIX del Tempo ordinano

 

Antifona d'ingresso

Sii fedele, Signore, alla tua alleanza, non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri. Sorgi, Signore, difendi la tua casa, non dimen­ticare le suppliche di coloro che ti invocano.

 

Colletta                                                                                 

Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa' crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché pos­siamo entrare nell'eredità che ci hai promesso. Per il nostro Si­gnore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

I Lettura                                                                        

Con la forza datagli da quel cibo camminò fino al monte di Dio.

Dal primo libro dei Re.                                                                                     1 Re 19,4-8

In quel tempo, Elia si inoltrò nel deserto una giornata di cam­mino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quin­di tornò a coricarsi. Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb. PdD.

 

Salmo responsoriale                                                                                     dal Salmo 33

R/. Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino.

Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode. / Io mi glorio nel Signore, / ascoltino gli umili e si ral­legrino. R/.

Celebrate con me il Signore, / esaltiamo insieme il suo nome. / Ho cercato il Signore e mi ha risposto / e da ogni timore mi ha liberato. R/.

Guardate a lui e sarete raggianti, / non saranno confusi i vostri volti. / Questo povero grida e il Signore lo ascolta, / lo libera da tutte le sue angosce. R/.

L'angelo del Signore si accampa / attorno a quelli che lo temo­no e li salva. / Gustate e vedete quanto è buono il Signore; / beato l'uomo che in lui si rifugia. R/. Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino.

 

II Lettura

Camminate nella carità, come Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.                                           Ef 4,30-5,2 Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione. Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericor­diosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cri­sto. Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e cammi­nate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. PdD.

 

Canto al vangelo

Alleluia, alleluia.

«Io sono il pane vivo disceso dal cielo», dice il Signore; «se uno mangia di questo pane vivrà in eterno». Alleluia.

 

Vangelo

lo sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                    Gv 6,41-51

In quel tempo, i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: "Sono disceso dal cielo?"». Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno ammae­strati da Dio". Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eter­no e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». PdS.

 

Preghiera dei fedeli

La vita si presenta spesso come un deserto da attraversare senza scorte sufficienti. Chiediamo al Padre di offrire a tutti gli uomi­ni il pane della speranza, facendoli incontrare con il Cristo. Pre­ghiamo dicendo:

 

R/. Donaci, Signore, il pane vivo, Cristo tuo Figlio.

 

1.  Per la santa Chiesa, perché, celebrando l'Eucaristia, cresca nella comunione con Cristo e attinga il coraggio e la forza per predicare il vangelo della vita. Preghiamo. R/.

2. Per i popoli che soffrono la fame, perché l'esperienza dell'Eu­caristia spinga le comunità cristiane a impegnarsi per condivide­re con essi il pane della mensa e della speranza. Preghiamo. R/.

3. Per quanti hanno smarrito il senso cristiano della comunione al Pane di vita: perché possano riscoprire l'Eucaristia come fonte di impegno e come culmine di ogni esperienza di fede. Preghiamo. R/.

4. Per tutti i cristiani, perché, riuniti attorno all'unica mensa, si impegnino nella via dell'unità e della riconciliazione con ogni uomo. Preghiamo.

5. Per la nostra comunità perché la partecipazione al Corpo di Cristo ci solleciti a condividere le gioie e i dolori dei fratelli che incontriamo sul nostro cammino. Preghiamo. R/.

 

O Padre, che abiti nei cieli eppure sei più intimo a noi di noi stessi, accogli le invocazioni che salgono dal nostro cuore e ren­dici capaci di vivere con gratitudine di figli la tua amorosa pre­senza nella nostra vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Accogli con bontà, Signore, questi doni che tu stesso hai posto nelle mani della tua Chiesa, e con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Antifona alla comunione

Gerusalemme, loda il Signore, egli ti sazia con fiore di frumento.

 

Preghiera dopo la comunione

La partecipazione a questi sacramenti salvi il tuo popolo, Signo­re, e lo confermi nella luce della tua verità. Per Cristo nostro Si­gnore. Amen.

 

Meditazione

Io sono il pane di Vita

 

Lettura

La liturgia di questa domenica pone l'accento sull'efficacia sal­vifica dell'Eucaristia. Il pane eucaristico che Cristo ci dona è pre­figurato nel pane che un messaggero di Dio offre ad Elia, "con la forza del quale camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb". Il pane di cui Cristo ci parla nel Vangelo è il Pane disceso dal cielo, il Pane di Vita, quella vita che dura per sempre: è il suo corpo offerto per gli uomini. E la sua carne, offerta come oblazione e vittima di soave odore, che dà ai credenti la forza di "vivere nell'amore con cui Cristo ha amato".

 

Meditazione

Il pane che l'angelo offre ad Elia fa dimenticare al profeta il suo disgusto per la vita e gli infonde nuova forza per vivere e il desiderio di essere propagatore e difensore della fede nel Si­gnore. Gesù è il pane vivo, disceso dal cielo, cioè, il pane che dà la vita nuova, il cui potere insospettato operò meraviglie nei primi cristiani, che si riunivano settimanalmente per la frazio­ne del pane. Fortificati da quell'alimento soprannaturale, essi diffusero la Buona Novella di Gesù Cristo in tutti gli angoli dellImpero Romano; si sforzarono di vivere con una condotta morale che destava l'attenzione dei pagani; furono disposti a subire le persecuzioni e perfino il martirio. L'Eucaristia ridona vita all'uomo abbattuto, infondendogli la forza della Grazia per vivere; dona vita all'uomo smarrito, aprendogli orizzonti di fu­turo e di speranza; dà vita all'uomo sviato, raddrizzando i suoi passi sul cammino dell'amore perché sia come Gesù, un pezzo di pane donato agli uomini, suoi fratelli; dà vita all'uomo di­sperato, aprendolo alla speranza cristiana per cui la morte non è solo l'ultimo atto della vita, ma il primo atto della vita vera, quella che non ha mai fine. Questo Pane divino ci dà la vita, ci fa vivere e ci insegna anche l'arte di vivere sulla terra secon­do la sapienza evangelica.

Preghiera: Ti amo, Signore, per la tua Eucaristia, per l'immen­so dono di te stesso. Quando non avevi nient'altro da offrirci, ci hai lasciato il tuo corpo per amarci fino alla fine, con una prova d'amore ineguagliabile, che fa trepidare il nostro cuore d'amore e gratitudine.

Agire: In questa settimana, farò visita a Gesù Eucaristia, presso il tabernacolo, almeno due volte.

 

Quaranta"

XIX domenica Tempo ordinario

simboli, luoghi, figure della Bibbia

 

Sappiamo che nell'antichità si dava grande importanza ai numeri. Per gli ebrei e per i primi cristiani, alcuni numeri hanno un valore di con­tenuto non indifferente. Pensiamo al numero "uno" per indicare il mo­noteismo, o al "tre" per accennare al mistero della Trinità; ancora, pen­siamo al "quattro" come richiamo alla totalità o al sette come simbolo della perfezione e pienezza. Cerchiamo di capire, in questa concezio­ne antica dei numeri, il valore e il significato del numero "quaranta", che è menzionato nella prima lettura dell'odierna liturgia.

"Quaranta" è un numero arrotondato per simboleggiare un pe­riodo di tempo nel suo insieme. Il popolo d'Israele visse nel deser­to per quarant'anni (cfr. Es 17,2s) e quaranta sono gli anni che Salomone regnò su tutto Israele. E tre volte quaranta, cioè centoventi, corrisponde alla massima durata della vita umana (cfr. Gen 6,3; Dt 34,7).

Quaranta giorni e quaranta notti è il tempo che Mosè passò in pre­ghiera e incontro con Dio sul Sinai; ed è anche il tempo che Gesù, come nuovo Mosè, passa nel deserto in digiuno e preghiera sul monte oggi detto delle tentazioni, perché lì Gesù fu tentato dal diavolo. Quaran­ta giorni di penitenza furono ordinati alla città di Ninive per conver-tirsi (cfr Gio. 3,4) ed è anche il tempo trascorso dalla risurrezione di Gesù Cristo fino alla sua ascensione al cielo.

Elia, impaurito dalle minacce di Gezabele, fuggì nel deserto del Neguev. Lì pregava il Signore di prendere la sua vita. Dio gli inviò un angelo che gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammi­no». «Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, cam­minò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb» (1Re 19,7-8). L'Oreb, o Sinai, è il monte dove Elia può ritemprare la sua fede nell'unico Dio, alle sorgenti della rivelazione del Signore a Mosè.

Giovanni, nel vangelo, ci fa ascoltare una parte del discorso di Gesù sul pane, subito dopo il miracolo della moltiplicazione. Elia prima mangia il pane, poi si mette in cammino fino al Sinai per es­sere ammaestrato da Dio. Gesù prima dà il pane alla gente, poi am­maestra tutti quanti sul senso del miracolo: «Io sono il pane vivo di­sceso dal cielo». Il deserto che Elia ha attraversato fino all'Oreb è lo stesso in cui, molti anni addietro, il popolo d'Israele aveva peregri­nato per quarant'anni, prima dell'ingresso nella Terra Promessa. In questo lungo tempo, il Signore diede a Isarele la manna, il pane di­sceso dal cielo. Gesù dona agli uomini, nel "deserto" della vita, il pane che è la sua carne per la vita del mondo (cfr. Gv 6,51). Sull'Oreb, Elia sentirà la carezza di un vento leggero, messaggero divino (1Re 19,12), ma non potrà vedere il volto di Dio. Gesù è colui che ha visto il Padre (Gv 6,46) e che, nell'Eucaristia, Pane della vita, apre i nostri occhi perché possiamo "vedere" e sentirci attratti dal Dio vivo.

L'accostamento della lettera di Paolo agli Efesini (seconda lettu­ra) alla figura di Elia viene a proposito, per meglio sottolineare la su­periorità di Gesù sul grande profeta. Elia, infatti, aveva ordinato l'uc­cisione di quattrocentocinquanta profeti di Baal. I credenti in Cristo devono esser imitatori di Dio. «Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdona­to a voi in Cristo» (Ef 4,32). Siamo, dunque, imitatori di Dio per "quarant'anni", cioè per il periodo di tempo in cui la nostra genera­zione vive e lavora in comune. Lo possiamo fare, sostenuti ed alimen­tati con l'Eucaristia, il Pane che ogni giorno, ogni domenica, scende dal cielo perché chi ne mangia non muoia, ma abbia la vita eterna (cfr. Gv 6,49).

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