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Domenica 24 settembre 2006
Domenica
XXV Tempo Ordinario
Edizioni ART
Messa Meditazione

Domenica 24 settembre

XXV del Tempo ordinano

 

Antifona d'ingresso

«Io sono la salvezza del popolo», dice il Signore, «in qualun­que prova mi invocheranno, li esaudirò, e sarò il loro Signore per sempre».

 

Colletta

O Dio, che nell'amore verso di te e verso il prossimo hai posto il fondamento di tutta la legge, fa' che osservando i tuoi comandamenti meritiamo di entrare nella vita eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

I Lettura

Condanniamo il giusto a una morte infame.

Dal libro della Sapienza.                                                                   Sap 2,12.17-20

Dissero gli empi: «Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di im­barazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgres-sioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l'educazione da noi ricevuta. Vediamo se le sue parole sono vere; proviamo ciò che gli accadrà alla fine. Se il giusto è figlio di Dio, egli l'assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere e sag­giare la sua rassegnazione. Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà». PdD.

 

Salmo responsoriale                                                                                     dal Salmo 53

 

R/. Sei tu, Signore, il mio sostegno.

 

Dio, per il tuo nome, salvami, / per la tua potenza rendimi giu­stizia. / Dio, ascolta la mia preghiera, / porgi l'orecchio alle parole della mia bocca. R/.

Sono insorti contro di me gli arroganti / e i prepotenti insidia­no la mia vita, / davanti a sé non pongono Dio. R/.

Ecco, Dio è il mio aiuto, / il Signore mi sostiene. / Di tutto cuore ti of­frirò un sacrificio, / Signore, loderò il tuo nome perché è buono. R/.

 

II Lettura

Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo.                                                             Gc 3,16-4,3

Carissimi, dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni. La sapienza che viene dall'alto in­vece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di mi­sericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace. Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che com­battono nelle vostre membra? Bramate e non riuscite a possede­re e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non otte­nete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri. PdD.

 

Canto al vangelo

Alleluia, alleluia.

Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Alleluia.

 

Vangelo                                                                       

Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato... Se uno vuol essere il primo, sia servo di tutti.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                     Mc 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo sta per esser conse­gnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta uc­ciso, dopo tre giorni, risusciterà». Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni. Giun­sero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?». Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Al­lora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti». E, preso un bam­bino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: «Chi acco­glie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi acco­glie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». PdS.

 

Preghiera dei fedeli

Fratelli, la fede ci dice che tutto coopera al bene per quelli che Dio ama. Esprimiamo questa nostra certezza presentando al Si­gnore le necessità dell'ora presente.

 

R/. Mostraci, Signore, la tua misericordia.

1. Per il popolo santo di Dio, perché manifesti la fedeltà al mes­saggio evangelico nell'amore ai nemici e nella solidarietà verso tutti, preghiamo. R/.

2. Per i ministri del Vangelo, perché siano i primi uditori e testimo­ni della Parola che annunziano al popolo di Dio, preghiamo. R/.

3. Per i fidanzati, perché scoprano il valore umano e sopranna­turale del loro amore per costruire la famiglia, prima cellula della società e della Chiesa, preghiamo. R/.

4.  Per i coniugi separati, perché alla luce della parola di Dio, con l'aiuto e la comprensione dei fratelli, possano riscoprire il senso cristiano della vita e in ogni caso non disperino della mi­sericordia del Padre, preghiamo. R/.

5. Per noi qui riuniti in assemblea, perché la chiamata del Si­gnore risuoni profondamente nel nostro spirito e ci guidi a una vera conversione, preghiamo. R/.

 

La tua bontà, Signore, non ha confini; concedi a noi e a tutti gli uomini la gioia di sperimentare quanto la tua misericordia è più grande del nostro cuore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Preghiera sulle offerte

Accogli, o Padre, l'offerta del tuo popolo e donaci in questo sa­cramento di salvezza i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Antifona alla comunione

Hai dato, Signore, i tuoi precetti, perché siano osservati fedel­mente. Siano diritte le mie vie nell'osservanza dei tuoi coman­damenti.

 

Preghiera dopo la comunione

Guida e sostieni, Signore, con il tuo continuo aiuto il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, perché la redenzione ope­rata da questi misteri trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

come bambini

 

Lettura

Nel vangelo proclamato oggi abbiamo udito Gesù dare per la seconda volta l'annuncio della sua passione e risurrezione. Il Maestro prepara in questo modo i suoi discepoli affinchè, quan­do sarà giunto il momento, non si scandalizzino della croce, ma sappiano comprendere che essa porterà la salvezza per il mondo. Nel Vangelo di Marco ritroviamo altri due annunci simili, uno prima e uno dopo questo brano. L'evangelista usa questo crescen­do drammatico, per consentire al lettore-credente di preparar­si gradualmente ad accogliere i fatti decisivi che segneranno la svolta nella storia dell'umanità: la croce e la risurrezione.

Meditazione

Questo brano del vangelo di Marco appare composto da due scene e due discorsi dai toni differenti: la prima scena si svolge lungo le strade della Galilea. Lungo il percorso che conduce a Ca­farnao, Gesù fa ai discepoli una rivelazione sconcertante. E lo scon­certo dei dodici dovette essere davvero grande, se lungo la via non trovarono niente di meglio su cui discutere, se non chi tra loro fosse

 

il più importante! Un atteggiamento in parte giustificabile, se con­sideriamo la loro incapacità di comprendere quanto il Maestro aveva rivelato e la loro esitazione a chiedere ulteriori spiegazioni. Sono ancora lontani dal pensiero e dal modo di vivere di Gesù. Devono convertirsi, cambiare mentalità, aprirsi alla novità che è Gesù. Nella seconda scena, Gesù dà con grande delicatezza ai di­scepoli un nuovo insegnamento. Le parole del Signore ci illumi­nano anche sul nostro essere suoi discepoli: "ultimo" e "servo" è colui che fa tutto ciò che gli è possibile per gli altri. Per esemplifi­care il suo insegnamento, Gesù compie un gesto di grande conso­lazione per il nostro cuore: prende un bambino, lo mette in mezzo e lo abbraccia. Il bambino rappresenta la figura del vero discepo­lo, quello che Gesù ama affettuosamente, che suscita nel suo cuore vera e propria commozione. I bambini rappresentano l'innocen­za, la mitezza, l'affetto spontaneo, l'affidamento totale ai genito­ri, la capacità di vera gratitudine. Atteggiamenti che Dio deside­ra vedere in noi. È tanto vera e grande questa condizione, che Gesù arriva a dire «Qualunque cosa avete fatto a uno di questi picco­li, l'avete fatta a me»: questo avviene quando ci mettiamo a ser­vizio degli altri, specialmente dei bisognosi, sapendo vedere in essi Gesù; questo è il modo più sicuro per giungere in paradiso.

Preghiera: Vieni, o Spirito Santo, manda dal cielo un raggio della tua luce, e illuminami, tu che sei la luce dei cuori, vieni e insegnami a pregare, tu che mi conosci, ispirami quel che devo chiedere non per mio egoismo, ma per la mia salvezza.

Agire: Farò una preghiera in famiglia, chiedendo la fede e i doni della grazie per la mia comunità, per la salvezza di tutti i membri.

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domenica 24 settembre

"Bambino"

XXV domenica del Tempo ordinario

simboli, luoghi, figure della Bibbia

liturgia    bibbia

Nelle antiche culture del tempo di Gesù, il bambino era considerato non tanto come creatura innocente, oggetto di tenerezza e di affetto, quanto soprattutto come persona bisognosa e "incompiuta", inesper­ta della vita e sottomessa alla volontà dei più grandi. È significativo che, in greco, per dire "servo" si adoperi la stessa parola che si usa per dire "bambino", proprio per sottolineare la "mancanza di libertà". E vero che ai bambini si vuole bene e che essi sono una benedizione di Dio per i genitori, ma non in quanto "bambini", piuttosto in quanto "futuri adulti" che daranno continuità al gruppo familiare e conser­veranno l'eredità ricevuta da Dio. In ambito sociale e religioso, poiché il bambino non è in grado di intendere né di volere, non ha nessun ruolo, anzi, viene sottovalutato e persino disprezzato perché non può ancora conoscere la Torah.

Essendo il bambino un essere "incompiuto", è notevole il grande rilievo che in Israele viene dato all'educazione dei bambini, a differen­za di quanto accadeva in altri popoli della regione. Fino all'età di tre­dici anni, quando un ebreo diventa responsabile nei confronti della Legge, i genitori sono obbligati a educare i loro figli con la massima cura. Mantenendo la Legge come punto di riferimento, i genitori for­mano le facoltà dei figli, il loro carattere, le loro abilità, e gli trasmet­tono le conoscenze del loro ruolo. Aiutano il bambino soprattutto a imparare leggere e a conoscere la storia del suo popolo, le leggi e le tradizioni che regolano la vita di Israele.

Gesù è stato educato da genitori ebrei. Nel vangelo dell'infanzia, san Luca ci presenta il bambino Gesù - dalla nascita fino all'età di 12 anni, come qualsiasi bambino ebreo - che viene educato nella Legge e nella tradizione dei Padri. Per il Signore, anche il vangelo dell'infanzia è oc­casione di rivelazione e di salvezza. Gesù bambino, col suo silenzio, con la sua piccolezza, con i suoi gesti, con il suo lasciar fare agli altri, ci apre uno spiraglio del mistero di Dio e della salvezza. Quel che stupisce, già nell'Antico Testamento, infatti, è l'amore e la tenerezza di Dio verso i bambini, come ci viene rivelato dal profeta Osea: «Ad Efraim io inse­gnavo a camminare tenendolo per mano... Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d'amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (Os 11,3-4).

Nel brano evangelico odierno, Gesù ammonisce i suoi discepoli con queste parole: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti». E, per farsi capire meglio, subito dopo: «preso un bam­bino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: "Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me"» (Mc 9,35-36). Gesù capovolge la mentalità dei suoi contemporanei. Gesù è il primo di tutti è si è fatto l'ultimo e il servo di tutti fino al punto di "essere consegna­to nelle mani degli uomini ed esser ucciso" (cfr. Mc 9,31). Si è fatto piccolo e indifeso come un bambino, che stava all'ultimo livello nella scala sociale del suo tempo. Gesù è l'uomo giusto che viene messo «alla prova con insulti e tormenti per conoscere la mitezza del suo caratte­re e saggiare la sua rassegnazione» (Sap 2,19). Il giusto è diventato come un bambino che viene disprezzato, che non ha peso nelle deci­sioni dei grandi. Ma per il Signore conta molto: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non acco­glie me, ma colui che mi ha mandato». Questa non è sapienza umana, ma «sapienza che viene dall'alto» e per questo è «pacifica, mite, ar­rendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia» (Gc 3,17). È questa la sapienza di cui Iddio rende par­tecipi i bambini, e che rivela ai piccoli (cfr. Mt 11,25). Chi sono que­sti piccoli? Sono gli uomini che devono essere abbracciati e accolti dai discepoli, come ha fatto Gesù. Sono i discepoli che ricevono da Dio la vera sapienza ed un cuore sincero.

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