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Domenica 22 ottobre
Domenica
XXIX del Tempo Ordinario
Edizioni ART
Messa Meditazione

Domenica 22 ottobre

XXIX del Tempo ordinano

Giornata missionaria mondiale

 

Antifona d'ingresso

Io ti invoco, mio Dio: dammi risposta, rivolgi a me l'orecchio e ascolta la mia preghiera. Custodiscimi, o Signore, come la pu­pilla degli occhi, proteggimi all'ombra delle tue ali.

 

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, crea in noi un cuore generoso e fe­dele, perché possiamo sempre servirti con lealtà e purezza di spi­rito. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

I Lettura

Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza.

Dal libro del profeta Isaia.                                                                  Is 53,2a.3a.lO-lT

II Servo del Signore è cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire. Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. PdD.

 

Salmo responsoriale                                                                                    dal Salmo 32

 

R/. Donaci, Signore, la tua grazia: in te speriamo.

 

Retta è la parola del Signore / e fedele ogni sua opera. / Egli ama il diritto e la giustizia, / della sua grazia è piena la terra. R/.

 

Ecco, l'occhio del Signore veglia su chi lo teme, / su chi spera nella sua grazia, I per liberarlo dalla morte / e nutrirlo in tempo di fame. R/.

 

L'anima nostra attende il Signore,/ egli è nostro aiuto e nostro scudo. / Signore, sia su di noi la tua grazia, / perché in te speriamo. R/.

 

II Lettura

Accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia.

Dalla lettera agli Ebrei.                                                                                    Eb 4,14-16

Fratelli, poiché abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essen­do stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianzà di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno. PdD.

 

Canto al vangelo

Alleluia, alleluia.

Gesù Cristo è venuto per servire e dare la sua vita per la salvez­za di molti. Alleluia.

 

Vangelo

Il Figlio dell'uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.

X Dal vangelo secondo Marco.                                                                  Mc 10, 35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci fac­cia quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere nella tua glo­ria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse: «II calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma se­dere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuoi essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuoi essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». PdS.

 

Preghiera dei fedeli

Dio, nostro Padre, è vicino a quanti lo cercano con cuore sin­cero. Animati da questa fiducia, preghiamo insieme.

 

R/. Si compia, Signore, la tua volontà.

 

1.  Per la santa Chiesa, perché in ogni sua parola e in ogni suo gesto faccia trasparire sempre più chiaramente il Signore Gesù in cui crede e in cui spera, preghiamo. R/.

 

2.  Per la città in cui viviamo, perché il Signore dia a tutti noi forza e immaginazione, per creare rapporti veramente umani in un mondo dominato dalla fretta e dall'ansia, preghiamo. R/.

 

3. Per le nostre famiglie, perché accrescano il senso di ospitali­tà e di comunione nell'amore e diventino luogo privilegiato di crescita nella speranza, preghiamo. R/.

 

4. Per le suore di clausura, che nella preghiera e nel lavoro edi­ficano silenziosamente l'unità della Chiesa e la pace nel mondo, perché siano liete e perseveranti nell'offerta della loro vita, pre­ghiamo. R/.

 

5. Per noi qui presenti, perché sappiamo interrogarci davanti ;i Dio e ai fratelli sui nostri limiti e le nostre contraddizioni, per fare della comunità eucaristica una vera famiglia, preghiamo. K/.

 

Dio misericordioso, sempre attento alle situazioni della nostra vita, esaudisci le preghiere dei tuoi figli e aiutaci a riconoscere nella fede i segni del tuo premuroso intervento. Per Cristo no­stro Signore. Amen.

 

Preghiera sulle offerte

Donaci, o Padre, di accostarci degnamente al tuo altare perché il mistero che ci unisce al tuo Figlio sia per noi principio di vita nuova. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Antifona alla comunione

Gli occhi del Signore sono su quanti lo temono, su quanti spe­rano nella sua grazia, per salvare la loro vita dalla morte, per farli sopravvivere in tempo di fame.

 

Preghiera dopo la comunione

O Signore, questa celebrazione eucaristica, che ci ha fatto pre­gustare la realtà del ciclo, ci ottenga i tuoi benefici nella vita pre­sente e ci confermi nella speranza dei beni futuri. Per Cristo no­stro Signore. Amen.

 

Meditazione

Missionari per amore

 

Lettura

La scena che il Vangelo di oggi ci presenta si colloca nei momen­ti di splendore del ministero di Gesù. In Caldea molti comincia­no a nutrire "grandi speranze" per quest'uomo dalla parola in­consueta e potente. Ecco allora sorgere la brama di assicurarsi un posto nel nuovo ordine che si attende. Gesù ne approfitta per istruire i discepoli sulla natura di questo nuovo ordine.

 

Meditazione

Nel brano del Vangelo di oggi troviamo due logiche di vita a confronto: quella di Gesù e quella del mondo. Quella di Gesù che vuole servire e quella dei discepoli che vogliono sedersi nella sua gloria. Hanno dimenticato che la grandezza del disce­polo è nel servizio. La predicazione e la diffusione del Vangelo in ogni angolo della terra, infatti, è il più importante servizio che la Chiesa è chiamata ad attuare, come ci ricorda oggi la Giornata Missionaria Mondiale. I missionari sono per noi gran­di esempi di servizio verso i fratelli e verso Dio. E nei nostri fratelli più piccoli che scopriamo la sua presenza. Nel vangelo di oggi, i discepoli non riescono - o non vogliono - capire il suo modo di vivere. Cosa chiedono Giacomo e Giovanni? Deside­ravano ricevere un onore speciale, quello di sedere uno alla de­stra e uno alla sinistra di Gesù, nella sua gloria, ma la loro pre­occupazione è di ordine terreno. Chiedono a Gesù di poter occupare i "primi posti": chi di noi non ha mai avuto la stessa ambizione? Nel cuore di ognuno di noi si nasconde un deside­rio di affermazione e di considerazione da parte degli altri. Ci piace essere considerati ed apprezzati, e questo si ottiene più fa­cilmente se occupiamo i "primi posti". Gli apostoli non sono immuni da tutto questo. Anzi, sembrano ancor più sfacciati o forse incoscienti. Gesù non si lascia turbare da questa richiesta, ma insegna loro che solo chi è disposto ad amare donando la vita e servendo gli altri è degno di occupare i primi posti nel regno di Dio. Amare è volere prima di tutto la felicità dell'al­tro offrendo tutto di sé. Amare è abbandonarsi, è essere fedeli. L'amore non è solamente un sentimento potente. Amare è farsi servi di tutti, anche quando comporta rinuncia, sacrificio e sof­ferenza.

 

Preghiera: Signore, quanto ci piacciono i primi posti, i luoghi di onore, l'essere alla vista di tutti, l'esporsi! Ma devo ricono­scere che questo non vale nel tuo regno. Lì, tu che sei il più Alto, sei diventato il servitore di tutti. Fa' che la tua umiltà confonda il mio orgoglio e il mio amor proprio.

 

Agire: Lungo la giornata cercherò di fare due atti di servi­zio senza preoccuparmi se vengo ringraziato o meno.

 

Liturgia e Bibbia

"Calice"

 

"Mangiare e bere" è un'espressione che indica una necessità essenzia­le all'uomo per mantenersi in vita. Nella religione egiziana non solo i vivi, ma anche i defunti hanno bisogno di alimento per intraprendere il cammino verso l'eternità. Così nei loro dipinti tombali sono raffigu­rati anche boccali per prolungare nell'eternità i beni necessari alla vita. Con questa espressione si accenna anche alla festa gioiosa e gaudente, al banchetto in cui si mangia e beve in abbondanza. Nelle religioni mi-steriche soprattutto, occupa un posto singolare il bere dell'"acqua eterna ed immortale". Nelle iscrizioni sepolcrali si trova molte volte questo desiderio: "Voglia Osiride darti dell'acqua fresca".

Da questa prima riflessione possiamo dedurre che la coppa da bere o il calice hanno un senso proprio ed un altro metaforico. Nella Cena Pasquale di Gesù con i suoi discepoli la coppa usata quattro volte du­rante la cena ha un senso proprio. D'altra parte, quando si parla nella Bibbia del "calice della salvezza" è chiaro che si tratta di un linguag­gio metaforico. Gesù, infine, parla di «bere il calice che io bevo» (Me 10, 38), in senso anche metonimico, cioè il contenuto del calice che è il "vino della sua Passione".

Troviamo anche nella Bibbia una duplice valenza di questo simbolo, nel contesto della storia della salvezza e in riferimento al rapporto tra Dio e l'uomo. In primo luogo, un senso negativo: il calice dell'ira divina che è nelle mani del Signore e che tutti i peccatori della terra de­vono bere (cfr. Sai 75,9). Gerusalemme ha dovuto bere «la coppa della vertigine» (Is 51,17) e Samaria la "coppa di desolazione e di stermi­nio" (Ez 23,33). D'altra parte c'è il senso positivo come segno della benedizione divina. «Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore» (Sai 116,13). E nel salmo 16: «II Signore è mia parte di eredità e mio calice» (Sai 16,5).

Nei testi liturgici di questa domenica, il termine "calice" appare sol­tanto nel brano evangelico, ma è implicito sia nella prima che nella se­conda lettura. Alla brama di potere di Giacomo e Giovanni, figli di Ze-bedeo, Gesù domanda loro: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Me 10,38). Con entrambi le immagini Gesù si riferisce ad un unico mistero: la partecipazione dei due discepoli al mistero della sua Passione. Gesù sostituisce il "calice del potere", quello proprio del re, con il "calice della Passione", quel­lo caratteristico di Gesù e dei suoi discepoli; da questo calice traboc­ca non tanto l'ira di Dio quanto la sua misericordia e la sua salvezza. Bevendo di questo calice, Gesù, il servo di Yaweh, «vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza» (Is 53,11); i cristiani, bevendo dello stes­so calice di Gesù, saranno a loro volta saziati della conoscenza divina e della sua salvezza.

Nella seconda lettura, abbiamo ascoltato che «abbiamo un grande sommo sacerdote che ha attraversato i cicli, Gesù, Figlio di Dio» (Eb 4,14). Si tratta di un riferimento alla festa ebraica dello Yom kippur, quando il sommo sacerdote entrava nel sancta sanctorum del tempio per spargere il sangue dell'agnello pasquale contenuto in una coppa e chiedere da Dio il perdono dei peccati per il suo popolo. Gesù, nostro sommo sacerdote, è entrato nel cielo portando con sé la coppa del suo sangue e ci ha acquistato il perdono e la salvezza eterna.

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