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Domenica 3 settembre 2006
Domenica
XXII Tempo Ordinario
Edizioni ART
Messa Meditazione

Domenica 3 settembre

XXII Tempo ordinario

 

Antifona d'ingresso

Abbi pietà di me, Signore, perché ti invoco tutto il giorno: tu sei buono e pronto al perdono, sei pieno di misericordia con chi ti invoca.

 

Colletta

O Dio, nostro Padre, unica fonte di ogni dono perfetto, susci­ta in noi l'amore per te e ravviva la nostra fede, perché si svi­luppi in noi il germe del bene e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

I Lettura

Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando;

osserverete i comandi del Signore.

Dal libro del Deuteronomio.                               Dt 4,1-2.6-8

Mosè parlò al popolo dicendo: «Ora dunque, Israele, ascol­ta le leggi e le norme che io vi insegno, perché le mettiate in pra­tica, perché viviate ed entriate in possesso del paese che il Signo­re, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo e li metterete in pratica perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intel­ligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte que­ste leggi, diranno: "Questa grande nazione è il solo popolo sag­gio e intelligente". Infatti qual grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E qual grande nazione ha leggi e norme giu­ste come è tutta questa legislazione che io oggi vi espongo?». PdD.

 

Salmo responsoriale

dal Salmo 14

R/. I puri di cuore abiteranno nella casa del Signore.

Signore, chi abiterà nella tua tenda? / Colui che cammina senza colpa, / agisce con giustizia e parla lealmente, / non dice calun­nia con la lingua. R/.

Non fa danno al suo prossimo / e non lancia insulto al suo vi­cino. / Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, / ma onora chi teme il Signore. R/.

Chi presta denaro senza fare usura, / e non accetta doni contro l'innocente. / Colui che agisce in questo modo / resterà saldo per sempre. R/.

 

II Lettura

Siate di quelli che mettono in pratica la parola.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo.                                            Gc l,17-18.21b~22.27 Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento. Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature. Accogliete con docilità la parola che è stata seminata in voi e che può salvare le vostre anime. Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltato­ri, illudendo voi stessi. Religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo. PdD.

 

Canto al vangelo

Alleluia, alleluia.

Mostraci, Signore, la tua via, guidaci sul retto cammino. Alleluia.

 

Vangelo

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Dal vangelo secondo Marco.             Mc 7,1-8.14-15.21-23

In quel tempo, si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli

scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame - quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si compor­tano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini". Trascurando il comandamento di Dio, voi osser­vate la tradizione degli uomini».

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dalluomo a contaminarlo». Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: prostituzioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, in­vidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo». PdS.

 

Preghiera dei fedeli

La bontà del Padre, mediante il Battesimo, ci ha inseriti nel gran­de disegno della salvezza. Supplichiamo il Signore, perché ci aiuti a leggere gli eventi quotidiani alla luce della sua provvidenza.

 

R/. Sia glorificato il tuo nome, Signore.

 

1. Per il popolo santo di Dio, perché sia per tutta l'umanità pri­mizia della redenzione, germe fecondo di unità e di speranza, preghiamo. R/.

2. Per i pastori della Chiesa, perché sappiano raccogliere intor­no al Signore l'intera famiglia di Dio e la servano umilmente con la parola e con l'esempio, preghiamo. R/.

3. Per i responsabili delle nazioni e degli organismi internazio­nali, perché cerchino con coscienza retta ciò che giova al pro­gresso e non si lascino corrompere dalla seduzione del denaro e del potere, preghiamo. R/.

4. Per quanti si adoperano ad alleviare le sofferenze umane, per­ché sappiano riconoscere il Cristo presente nel più piccolo dei fratelli, preghiamo. R/.

5.  Per noi qui riuniti intorno all'altare, perché diventiamo co­struttori del regno di Dio in ogni stato di vita, secondo i doni ricevuti, preghiamo. R/.

 

La tua sapienza, o Padre, ci aiuti a camminare nelle tue vie, per­ché nelle vicende del mondo siamo sempre rivolti alla speran­za che splende in Cristo Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

 

Preghiera sulle offerte

Santifica, Signore, l'offerta che ti presentiamo, e compi in noi con la potenza del tuo Spirito la redenzione che si attua nel mi­stero. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Antifona alla comunione

Quant'è grande la tua bontà, Signore! La riservi per quelli che

ti temono.

 

Preghiera dopo la comunione

O Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa' che questo sa­cramento ci rafforzi nel tuo amore e ci spinga a servirti nei no­stri fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Amare Dio con tutto il cuore!

 

Lettura

In questo brano evangelico, Gesù ci lascia un insegnamento fon­damentale per distinguere ciò che è veramente importante agli occhi di Dio da ciò che, al contrario, appare importante all'uo­mo. Il richiamo forte e prorompente - «Ascoltatemi tutti e inten­dete bene» - con cui richiama la folla di allora e noi oggi, non può esimerci dal dedicare particolare attenzione al contenuto di tale monito. Al centro della scena c'è l'uomo: nulla che entri in lui da fuori può contaminarlo; al contrario, è dal cuore degli uo­mini che scaturiscono le intenzioni più cattive.

 

Meditazione

Nel vangelo di questa domenica, come in molti altri brani evan­gelici, Gesù si serve proprio dei farisei e degli scribi per annuncia­re il vero volto di Dio; questi personaggi illustri, colti e in quel tempo da tutti stimati, rappresentano per il Messia degli adegua­ti interlocutori. L'atteggiamento di questi uomini nei confronti del Maestro e dei suoi discepoli è alquanto provocatorio, teso sem­pre in qualche modo a trarre in inganno Gesù e ad indurlo in errore. Pensiamo per una volta a quale sconvolgimento avrà porta­to nostro Signore nella vita di costoro. Il brano di oggi ne è quan­to mai conferma: tutte le certezze fondate sulle tradizioni più an­tiche vengono smontate e distrutte, il loro modo di vivere, pensare, lavorare, pregare, viene sconvolto da un uomo che predica l'amo­re per i nemici e l'attenzione verso gli ultimi della società, ricosti­tuendo una corretta gerarchia dei valori, i comandamenti di Dio prima, le tradizioni degli uomini poi. Come a quei tempi, anche al giorno d'oggi non mancano in noi atteggiamenti di superficia­lità: quante volte, infatti, la nostra religiosità si limita ad una par­tecipazione tiepida alla messa domenicale e le nostre preghiere ad una routine senza alcuna vitalità? La nostra riflessione deve con­centrarsi non tanto su ciò che facciamo per onorare Dio, ma su come lo facciamo; la preghiera pronunciata con le labbra, allora, deve scaturire dal cuore ed essere espressione autentica di un reale trasporto interiore verso il nostro Padre celeste. Parimenti, nel con­creto operare, non è sufficiente aiutare o sostenere il prossimo per pietismo o filantropia, ma ogni nostro agire deve essere motivato dall'amore per Dio; questa apertura del cuore, oltre a rispondere alla chiamata del Padre, consentirà una piena realizzazione tanto umana quanto soprannaturale di noi stessi.

Preghiera: Signore, dona agli uomini di questo tempo la saggez­za di osservare i tuoi comandamenti, di non togliere né aggiun­gere nulla al loro insegnamento; allontana dai nostri cuori la ten­tazione di costruire una religione "su misura" con la quale troppo spesso pensiamo di instaurare un vero rapporto con te.

Agire: Nella Messa di oggi dedicherò una preghiera partico­lare ad una persona con la quale ho contrasti ancora irrisol­ti, perdonando di vero cuore.

 

Comandamento

XXII domenica del Tempo ordinario

simboli, luoghi, figure della Bibbia

 

Nella nostra società regna ovunque l'individualismo, come tendenza culturale e come modo di vivere. L'individuo si chiude così in se stes­so e vuol diventare l'unica legge dell'agire anche nella vita pubblica. D'altra parte, chiunque sa per esperienza che un eccesso di leggi si in­sinua in ogni ambito umano, dando luogo ad un'ingerenza sempre cre­scente dello Stato nella sfera privata di ciascuno. Infine, assistiamo oggi ad una innegabile crisi dell'autorità, che appare più evidente nell'am­bito della famiglia e della scuola. Questi tre fattori hanno creato in molti nostri contemporanei un atteggiamento di rifiuto spontaneo e quasi naturale dell'autorità, di ribellione o, quantomeno, di elusione per quanto possibile e in modo "legale" delle leggi tanto dello Stato che della Chiesa. Agli uomini che vivono in questa società, la liturgia della Parola di oggi parla di "comandamento" o, con termini molto simili, di "legge", "precetto", "ordine", "decreto"; si tratta di un lin­guaggio molto lontano dalla mentalità contemporanea. La Parola di Dio è allora antitetica alla cultura dominante, va controcorrente?

Per trovare una risposta, domandiamoci in primo luogo: la cultu­ra dominante, individualista, ribelle, attenta ad aggirare la legge, osti­ca ai comandamenti, è la migliore per l'uomo? E ancora: i comanda­menti di Dio, che nascono dall'amore, le leggi dello Stato a favore del bene comune, non sono da rispettare e da seguire a beneficio di tutti? La risposta della liturgia va in questa direzione: i comandamenti, anche se talvolta possono non piacere, sono voluti da Dio perché possiamo conseguire il nostro bene, la formazione più autentica della nostra personalità e il compimento più responsabile della nostra fede.

Accettando il comandamento di Dio come un bene, i testi sacri della liturgia ci offrono oggi tre disposizioni proprie di un buon cristiano - e diciamo anche di ogni uomo - nei riguardi dei comandamenti e delle leggi. La prima è quella dell'"ascolto", come facevano gli israeliti con la "Torah": «Ora dunque, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi in­segno» (Dt 4,1). Ascoltare è più del semplice "sentire" una voce, perché comporta un di più che possiamo definire come "prestare attenzione"; ascoltare significa in qualche maniera entrare nel cuore di chi sta par­lando e scoprire che il comandamento, più che una legge fredda ed im­personale, è un dono d'amore. Chi "ascolta" un comandamento è già in un certo modo predisposto ad eseguirlo con prontezza e con gioia.

All'ascolto segue il mettere in pratica il comandamento ricevuto. Nella seconda lettura ci è stato detto: «Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi» (Gc 1,22). Il ponte tra l'ascolto e la pratica si costruisce con la fede, l'amo­re e la fortezza di spirito per poter superare le difficoltà che possiamo incontrare lungo la "traversata". Chi ascolta ma non mette in pratica non ha ascoltato nel modo giusto; e in più si illude, perché l'ascolto senza la pratica è come un corpo senza l'anima.

L'ultima disposizione che ci viene proposta è quella del primato del comandamento divino sulle tradizioni o sui comandamenti umani. Nel vangelo, Gesù dice ai farisei e agli scribi: «Trascurando il coman­damento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini» (Mc 7,8). E aggiungeva: «Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione» (Mc 7,9). I farisei, infatti, ave­vano costruito un muro difensivo attorno alla Legge, per mezzo di in­numerevoli piccoli precetti tramandati nel corso dei secoli, correndo il rischio di aver più cura di adempiere le tradizioni dei padri piutto­sto che la Legge rivelata da Dio. In altre parole, il Decalogo, nella sua schiettezza e brevità, deve occupare sempre il primo posto e orientare la formazione di tutte le altre leggi civili o ecclesiastiche, che per la mag­gior parte non sono altro che determinazioni storiche dei Dieci coman­damenti.

 

 

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