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14 Maggio 2006
Domenica V di Pasqua
Edizioni ART
Messa Meditazione

Domenica V di Pasqua

 

Antifona d'ingresso

Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi; a tutti i popoli ha rivelato la salvezza. Alleluia.                   

 

Colletta

O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l'eredità eterna. Per il nostro Signore...

 

I Lettura

Barnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.

Dagli Atti degli Apostoli.                                                                                At 9,26-31

In quei giorni Paolo, venuto a Gerusalemme, cercava di unir­si con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando aper­tamente nel nome del Signore e parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di ucciderlo. Venutolo però a sapere i fratelli, lo condussero a Cesarea e lo fecero partire per Tarso. La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria; essa cresceva e camminava nel timore del Si­gnore, colma del conforto dello Spirito Santo. PdD.

 

Salmo responsoriale                                                                                     Salmo 21

R/. A te la mia lode, o Signore, nell'assemblea dei fratelli.

 

Lodate il Signore, voi che lo temete, / gli dia gloria la stirpe di Giacobbe. / Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli. / I po­veri mangeranno e saranno saziati,/ loderanno il Signore quan­ti lo cercano: /«Viva il loro cuore per sempre». R/.

Ricorderanno e torneranno al Signore/ tutti i confini della terra, / si prostreranno davanti a lui / tutte le famiglie dei popoli. / A lui solo si prostreranno / quanti dormono sotto terra, / davanti a lui si curveranno / quanti discendono nella polvere. R/.

E io vivrò per lui, / lo servirà la mia discendenza. / Si parlerà del Signore/ alla generazione che viene;/ annunzieranno la sua giustizia;/ al popolo che nascerà diranno:/ «Ecco l'opera del Si­gnore!». R/.

 

II Lettura

Questo è il suo comandamento: che crediamo e ci amiamo.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.                                            1 Gv 3,18-24

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da questo conosceremo che siamo nati dalla ve­rità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio; e qualunque cosa chiediamo la ricevia­mo da lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui. Questo è il suo comandamento: che cre­diamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo cono­sciamo che dimora in noi: dallo Spinto che ci ha dato. PdD. ..

 

Canto al vangelo

Alleluia, alleluia.         

«Rimanete in me ed io in voi», dice il Signore; «chi rimane in me porta molto frutto». Alleluia.

 

Vangelo

Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                           Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frut­to da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non ri­manete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rima­nete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che vo­lete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che por­tiate molto frutto e diventiate miei discepoli». PdS.

 

Preghiera dei Fedeli

Con il battesimo siamo innestati in Cristo, vera vite. Nella preghiera dei fedeli chiediamo al Padre che la sua grazia ci renda capaci di produrre frutti per la vita eterna. Preghiamo insieme e diciamo:

R/. Apri il nostro cuore al tuo amore.                                    

 

1. Per la Chiesa: quale vite feconda innestata sulla fede nel Cri­sto Risorto, guidata dallo Spirito, cammini nell'unità e nella ca­rità e porti frutti di vita nuova per ogni uomo. Preghiamo. R/.

2.Preghiamo per il Papa: perché confermi nella fede il popolo di Dio affidatogli e lo guidi nelle vie dell'amore che tutto dona e tutti accoglie. Preghiamo. R/.

3. Per i cristiani delle diverse confessioni chiamati alla riconci­liazione e all'unità: perché superino incomprensioni e divisio­ni, favoriscano ed incoraggino il dialogo e l'accoglienza in nome di Cristo crocifisso e risorto. Preghiamo. R/.

4. Per gli scienziati: perché, docili alle ispirazioni dello Spirito del Signore, pongano le loro ricerche a servizio dell'uomo e a favore del suo progresso nella pace, nella giustizia e nella liber­tà. Preghiamo. R/. Apri il nostro cuore al tuo amore.

5. Per noi radunati attorno all'Eucaristia, perché questo sacra­mento ci renda capaci di tradurre, con i fatti e nella verità, il dono che celebriamo con fede e amore. Preghiamo. R/.

 

Accogli le nostre suppliche, o Padre, e fa' che non ci sottraia­mo mai alle salutari potature del tuo Spirito, per portare frutti di carità e di giustizia in Cristo, tuo Figlio, vera vite. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. R/. Amen.

 

Preghiera sulle offerte

O Dio, che in questo scambio di doni ci fai partecipare alla comu­nione con te, unico e sommo bene, concedi che la luce della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita. Per Cristo nostro... Amen.

 

Antifona alla comunione

«Io sono la vera vite e voi i tralci», dice il Signore; «chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto». Alleluia.

 

Preghiera dopo la comunione

Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di que­sti santi misteri, e fa' che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Tralci Vivi

meditazione

 

Lettura

San Paolo, dopo aver fatto esperienza dell'amore travolgente di Cristo, si pone alla sua sequela, ma inizialmente non è accolto dagli altri discepoli; i fedeli di Cristo, infatti, avevano timore di Paolo, a causa della sua precedente condotta di persecutore di cristiani. Solo dopo che Barnaba lo presenta agli apostoli, egli viene accolto nella comunità dei credenti e può restare con loro, sperimentando quell'amore che nasce dal cuore, scaturito dalla fede nel Figlio di Dio. Soltanto rimanendo uniti a Cristo, pos­siamo comunicare il suo amore a tutti gli uomini ed estendere così nel mondo i frutti della sua redenzione.

 

Meditazione

Uno dei più grandi peccati che offendono Cristo è quello di vo­lerlo escludere dalla propria vita, rifiutando il suo amore. Chi rifiuta coscientemente Gesù e la salvezza da lui realizzata con la passione, morte e risurrezione, si ripiega inevitabilmente su se stesso perdendo il senso dell'esistenza. Nella nostra società

sono in tanti a credere di poter fare a meno di Dio e, senza ac­corgersi, si mettono al suo posto, illudendosi di essere onnipo­tenti. Cristo, invece, ci chiede una profonda umiltà che, ren­dendoci consapevoli della nostra identità di creature, ci permette di comprendere che senza di Lui non possiamo far nulla, perché siamo soltanto un puro dono del suo amore. Gesù deve essere il centro della nostra vita quotidiana. Dob­biamo ricordarci sempre che è Lui l'orizzonte di fronte al quale si dispiega la nostra vita, e che ogni evento contiene una sua chiamata a cui dobbiamo dare un'adeguata risposta. Corri­spondere al Signore significa fare la sua volontà, la quale dovrà essere sempre accompagnata da una profonda gratitudine, giacché la nostra vita ed ogni bene derivano da Lui, come dono del suo amore. A volte, a causa della nostra fragilità e man­canza di umiltà, non riusciamo proprio a comprenderlo. Senza di Lui siamo dei tralci secchi, destinati ad essere gettati nel fuoco perché inutili. Ricorriamo sempre al Signore, confron­tandoci con la sua parola, per essere pronti a discernere in ogni occasione la sua volontà.

Preghiera: Padre Santo, aiutami ad essere con te un tralcio vivo in mezzo al mondo. Fa' che io sia sempre capace di supe­rare le mie piccolezze e sappia mostrare, attraverso la mia vita, quanto sia grande il tuo amore per noi.

Agire: Cercherò di occupare sempre l'ultimo posto in ogni circostanza, per imitare l'umiltà di Maria nella quale Dio si è compiaciuto, per avere così uno sguardo capace di coglie­re sempre la verità.

 

Vite

simboli, luoghi, figure della Bibbia

 

Nella civiltà mediterranea sia antica che moderna, la vite ed il vino sono realtà molto familiari. Ancor oggi il vino ha un posto d'onore in occasione di feste e nelle riunioni sociali. Era così anche ai tempi di Gesù e, ancor prima, in tutta l'area del Medio Oriente. Nella re­ligione mandea la vite è come l'albero cosmico che avvolge tutto il ciclo. E nell'antica Mesopotamia, la vite era identificata con "l'erba della vita". In Dioniso, dio del vino, i greci hanno visto un "libera­tore", che affranca gli uomini dalle loro preoccupazioni quotidiane. Nella mitologia egizia, il dio del vino porge ai morti questa bevan­da che conserva la vita.

Nell'antichità, la vite è simbolo di benessere e di ricchezza. Per espri­mere il benessere generale nel regno di Salomone, frutto della pace, in 1Re 5,5 troviamo l'espressione: «Ognuno stava sotto la propria vite e sotto il proprio fico per tutta la vita di Salomone». Il frutto della vite, inoltre, è considerato come un bene di prima necessità, sia come bevanda che porta allegria, sia come medicinale per diverse ma­lattie, o come consolazione per la morte di persone care. Aggiungia­mo ancora la vite come immagine della sapienza, «che produce ger­mogli graziosi» (Sir 24,17), e soprattutto della gioia dell'amore sponsale (cfr. Ct 5,1).

Nella Bibbia ebraica Israele è la vite e Iddio il vignaiolo. Isaia descri­ve in modo stupendo questo rapporto tra Dio e Israele con l'imma­gine della vite: «Canterò al mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna... La vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita» (Is 5,1.7). Il salmo 80 racconta d'una vite divelta dall'Egitto, trapiantata nella terra promes­sa, dove ha affondato le sue radici e ha riempito la terra (cfr. Sal 80,8-10). Questo rapporto è stato stralciato dall'infedeltà d'Israele; per questo, la vigna è stata abbandonata, «devastata dal cinghiale del bosco [probabilmente il faraone d'Egitto] e se ne pasce l'animale sel­vatico» (Sal 80,14).

Nel vangelo dell'odierna liturgia, Gesù definisce se stesso: «Io sono la vera vite» (Gv 15,1). Gesù, non più Israele, è la nuova e vera vite, piantata da Dio nel mondo perché produca frutti abbondanti. Il primo frutto di questa vite sarà il vino eucaristico, che diventerà il suo sangue «versato per molti, in remissione dei peccati» (Mt 26,28). Il secondo frutto sarà la Chiesa, che prolungherà nel tempo la Vite-Gesù, alla quale dobbiamo essere uniti, come tralci, per ricevere la linfa della salvezza. Senza questa unione, i tralci si seccano e vengo­no gettati nel fuoco (cfr. Gv 15,4). La prima lettera di Giovanni c'in­segna come rimanere uniti alla vite: «osservando i suoi comandamen­ti, e facendo quello che è gradito a Lui» (1Gv 3,22.4). Quando una comunità, come quella della chiesa primitiva, è unita alla Vite, allo­ra «cresce e cammina nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo» (At 9,31).

Il Catechismo, tra i simboli usati per raffigurare la Chiesa, riporta quel­lo della vite. «La Chiesa è stata piantata dal celeste Agricoltore come vigna scelta. Cristo è la vera Vite, che dà vita e fecondità ai tralci, cioè a noi, che per mezzo della Chiesa rimaniamo in Lui e senza di Lui nulla possiamo fare» (CCC 755).

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