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Perché rimaneva quella sete nel mi cuore? Segni vocazionali
La chiamata di Dio nella mia vita si è fatta sentire in diversi momenti. Anzitutto da bambino, quando avevo 9 anni. Ricordo che fino agli 11 anni rimasi convinto della mia vocazione sacerdotale con la limpidezza e la semplicità di cui solo un bambino è capace. Non cera niente da spiegare. Per me era così evidente come il fatto che il sole illumina o lacqua bagna. Purtroppo però l'opposizione dei genitori e gli scherni dei coetanei mi distolsero dalle mie intenzioni. Trascorsi un'adolescenza identica a quella di qualunque altro giovane: frequentai il liceo scientifico, studiai il basso elettrico e a diciotto anni avevo la ragazza che più desideravo. Ma la domanda del Signore era rimasta al fondo del mio cuore e in quegli anni si manifestava nel desiderio di mantenere un legame di amicizia con Gesù (almeno la Messa la domenica) e di essere generoso verso gli altri: usare il mio tempo per fare del volontariato o per animare le attività dell'oratorio. Dio seppe aspettare il momento giusto per manifestarmi la sua chiamata e si servì di un'esperienza di missioni in Messico, durante il mese di agosto 2002. Fu più di una semplice esperienza di volontariato. Fui toccato dalla testimonianza di fede che mi diedero i poveri del Messico e ritornai in Italia con una grande voglia di approfondire i miei impegni come cristiano. Durante l'anno 2002-2003 sentii il bisogno di aggiungere alle mie occupazioni (Università, musica, volontariato) anche degli impegni di preghiera e di vita sacramentale Mi sorpresi allo sperimentare che questi non erano poi così difficili o strani come pensano tanti giovani. Anzi, scoprii che più vi ero fedele e più mi sentivo coerente con la mia fede. Fu un anno bellissimo, di riflessione e di crescita spirituale e in modo discreto ma sempre più evidente si rifece strada nel mio cuore la domanda del Signore. L'Università la conoscevo, gli amici non mancavano, ero impegnato nella musica, nel volontariato, nell'oratorio avevo tutto quello che volevo. Ma allora perché rimaneva quella sete nel mi cuore? Durante l'estate 2003 ripensai alla mia vita. I momenti in cui ero stato più felice erano quelli in cui ero stato più generoso con Gesù. E se quando gli ho regalato un po del mio tempo sono stato così felice, perché dovrei temere di donargli la mia vita?. Di fronte a questa domanda capii che la cosa più intelligente che potevo fare per cercare la mia felicità era cercare prima la felicità di Gesù e poi la mia.
I passi che ho preso sono stati:
Prima della missione in Messico pensavo che era sufficiente per un giovane andare a Messa la domenica e confessarsi due o tre volte l'anno. Poi compresi che la vita cristiana non si riassume in timbrare un cartellino la domenica, ma che avvicinarsi alla preghiera o passare più spesso in Chiesa è in realtà come andare a fare una visita ad un amico per dimostrarGli il proprio affetto. Sotto questottica aumentai gradualmente i miei impegni di vita di Grazia e scoprii che essi mi davano forza per l'apostolato e una maggiore serenità nell'affrontare la mia vita. A volte si pensa di non aver tempo per la vita di grazia. Io sono convinto del contrario, ed ho sperimentato che è possibilissimo trovare il tempo per essere generosi con Cristo. Così come per fare amicizia con qualcuno occorre passare del tempo con lui, lo stesso avviene con Gesù. La preghiera aiuta a conscerLo di più, ad approfondire la propria amicizia personale con Lui. Nel mio caso nel dialogo profondo e sereno della preghiera è stato possibile ascoltare la Sua chiamata.
Alcune cose che cercavo anche prima:
Altre cose che nemmeno mi aspettavo: · Rendermi conto che Dio è sempre presente al nostro fianco · Capire che da soli non possiamo nulla, ma che Dio può trarre dal nostro nulla unito a Lui i frutti più inaspettati.
Non temere (come ripete 1000 volte Gesù nel Vangelo). Confidati con un direttore spirituale e con lui fai un piano, cerca delle attività e dei tempi per dare a Dio la possibilità di dirti con chiarezza quello che vuole. Non rassegnarti a vivere una vita in cui non sai chi sei né dove stai andando. Quando compresi che Dio mi chiamava pensai inizialmente solo alle difficoltà che avrei incontrato, alle cose a cui avrei dovuto rinunciare, ecc. Adesso, dopo solo un anno e mezzo dal mio ingresso in noviziato posso assicurarti che seguire Cristo è bellissimo. E difficile, è impegnativo, non è cosa da poco. Papa Paolo VI diceva il cristianesimo è per persone forti. Ma è entusiasmante e totalmente gratificante. Anche quando è croce, Cristo è lunica risposta vera che un giovane può dare alla sua vita. |
Melissa chiede:
Discorso del Papa in apertura del Sinodo sulla Parola <Zenit-Ottobre, Ottobre 7> Il Papa: bisogna imparare a dire a Cristo Sono tuo <Zenit-Ottobre, Ottobre 7> Discorso del Papa in apertura del Sinodo sulla Parola <Zenit-Ottobre, Ottobre 7> | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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