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23 Aprile 2006
II Domenica di Pasqua
Domenica della Dvina Misericordia
Edizioni ART
Messa Meditazione

II di Pasqua. Della Divina Misericordia

 

Antifona d'ingresso

Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza. Alleluia.

 

Colletta

Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale rav­vivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l'inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenera­ti, del Sangue che ci ha redenti. Per il nostro Signore...

 

I Lettura           

Un cuore solo e un'anima sola.

Dagli Atti degli Apostoli.                                                                             At 4,32-35

La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quel­lo che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risur­rezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande stima. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possede­vano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno. PdD.

 

Salmo responsoriale                                                                                     Sal 117

R/. Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore.

 

Celebrate il Signore perché è buono, / perché eterna è la sua mise­ricordia. / Dica Israele che il Signore è buono: / eterna è la sua misericordia. / Lo dica la casa di Aronne: / eterna è la sua mise­ricordia. / Lo dica chi teme Dio: / eterna è la sua misericordia. R/.

La destra del Signore si è alzata, / la destra del Signore ha fatto meraviglie. / Non morirò, resterò in vita / e annunzierò le opere del Signore. / Il Signore mi ha provato duramente, / ma non mi ha consegnato alla morte. R/.

La pietra scartata dai costruttori / è divenuta testata d'angolo; / ecco l'opera del Signore: / una meraviglia ai nostri occhi. / Que­sto è il giorno fatto dal Signore: / rallegriamoci ed esultiamo in esso. R/.

 

II Lettura

Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.                                                        1 Gv 5,1-6

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, perché in questo consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comanda­menti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua sol­tanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. PdD.

 

Alleluia, alleluia.

«Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto, crederanno». Alleluia.

 

Vangelo

Otto giorni dopo, venne Gesù.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                  Gv 20,19-31

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i pec­cati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché cre­diate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. PdS.

 

Preghiera dei fedeli

In comunione con coloro che credono in Cristo Risorto, ci rivolgiamo al Padre e lo invochiamo con un cuor solo e un'ani­ma sola. Preghiamo insieme e diciamo:

 

R/. Ascoltaci, o Signore.

 

1.  Signore Gesù, donaci la grazia, di credere, sperimentando come Tommaso i segni concreti della tua presenza di Risorto e accogliendo la testimonianza dei nostri fratelli nella fede. Noi ti preghiamo. R/.

2. Per i nostri pastori che rendono testimonianza con la vita e la parola a Cristo risorto; perché un cuor solo e un'anima sola manifestino la presenza del Signore nelle nostre comunità cri­stiane. Noi ti preghiamo. R/.

3.  Dalle tue piaghe gloriose, o Signore Gesù, la tua Divina Misericordia scenda sul mondo e salvi ogni uomo della terra. Noi ti preghiamo. R/.

4.  Ti preghiamo, o Signore, perché attraverso la testimonian­za dei cristiani, tutti gli uomini possano incontrarti e amarti. Noi ti preghiamo. R/.

Con gioia, o Padre, ci siamo ritrovati come Chiesa a pregare e a celebrare il Cristo risorto e nostro Signore. Rinnovati nello Spirito e rigenerati nel battesimo, ti affidiamo le suppliche della nostra comunità: donaci sempre la tua misericordia. Per Cristo nostro Signore. R/. Amen.

 

Preghiera sulle offerte

Accogli con bontà, Signore, l'offerta del tuo popolo [e dei nuovi battezzati]: tu che ci hai chiamati alla fede e rigenerati nel Battesimo, guidaci alla felicità eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.                     

 

Antifona alla comunione

Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi e non essere incredulo, ma credente. Alleluia.

 

Preghiera dopo la comunione

Dio onnipotente, la forza del sacramento pasquale che abbia­mo ricevuto continui a operare nelle nostre anime. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Congedo

La Messa è finita: andate in pace. Alleluia, alleluia.

R/. Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia.

 

Credere senza aver visto

Lettura

In questa domenica le letture ci presentano quello che è stato generato dalla risurrezione di Cristo. Nell'episodio del Vange­lo, che racconta dell'assenza e poi della presenza di Tommaso alle apparizioni del Signore, vibra la testimonianza; nella lette­ra di Giovanni viene proclamata la fede in Gesù Figlio di Dio, da cui deriva la carità; negli Atti degli Apostoli, è un rapporto nuovo tra le persone, che diventano un cuore solo e un'anima sola, dando inizio alla Chiesa come permanenza di Cristo nel tempo.

 

Meditazione

Chi non ha visto personalmente Cristo, come potrà credere? L'episodio di Tommaso e l'intero Vangelo di Giovanni lo sve­lano: si può riconoscere Cristo attraverso la testimonianza di chi l'ha visto. Questa è la nuova beatitudine riservata ai disce­poli futuri: beati quelli che pur non avendo visto personalmen­te il Signore crederanno. Giovanni ha raccolto quei segni della vita di Cristo che ci vengono ancora offerti per credere: il segno dell'acqua del battesimo e del pane e vino dell'Eucari­stia; il segno della luce come insegnamento per la vita; il segno della testimonianza garantita: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi». Un segno da rimarcare particolarmente in questa domenica è quello della misericordia: «A chi perdone­rete i peccati saranno rimessi». Infine, il segno della carità che ci fa essere un cuor solo e un'anima sola e conduce alla condi­visione. Tutto questo vive nella Chiesa; tutto questo fa vivere la Chiesa, nella quale Cristo ancora vive. A noi, che siamo venuti dopo, non è stato dato di meno rispetto a chi è venuto prima e ha incontrato personalmente il Signore. Dice san­t'Agostino: «I discepoli non vedevano ancora la Chiesa diffu­sa tra tutte le genti. Per quello che vedevano, credevano a quello che non vedevano. Noi siamo simili a loro: vediamo qualcosa che essi non vedevano, non vediamo qualcosa che essi vedevano. Cosa vediamo che essi non vedevano? La Chie­sa diffusa tra tutte le genti. Cosa non vediamo che essi vede­vano? Il Cristo nella carne... A nessuno il Cristo manca...». (tratto da Agostino, Disc 116,6,6, passim).

Preghiera: Signore, aiutami a riconoscere che a me non è dato di vivere qualcosa di meno, ma qualcosa di più rispetto ai primi, perché sono ricco di tutta l'esperienza di fede dei fratel­li che mi hanno preceduto e di quelli che mi accompagnano. Rendimi grato per questo dono.

Agire: Voglio ricercare e riconoscere con cuore aperto e senza diffidenze la testimonianza di chi mostra il Signore attraverso le parole e la vita.

 

Testimonianza

simboli, luoghi, figure della Bibbia

 

1.  "Essere testimone", "testimoniare" è un segno chiaro del carattere relazionale dell'uomo e della sua dignità. Il testimone è uno che impe­gna la sua parola e, tramite la parola, la sua stessa persona. Proprio per questo, gli altri si fidano di lui e gli danno credito. Accanto al testimo­ne, è vero, ci può essere anche il falso testimone, che disdice alla sua dignità nel preferire la menzogna alla verità. Quando l'uomo vuoi dare più forza alla sua testimonianza, allora invoca Dio come testimone e fa un giuramento. Quando Dio è invocato nel falso, allora abbiamo uno spergiuro, che convoca Dio come testimone della falsità. «Lo spergiuro costituisce una grave mancanza di rispetto verso il Signore... è contrario alla santità del nome divino», ci insegna il catechismo (CCC 2152).

2.   La riflessione sull'etimologia della testimonianza ci porta ad un approfondimento del suo significato. Originariamente significa trarre alla memoria qualcosa che si è sperimentato e che non si può dimenti­care, su cui anzi si deve riflettere perché è assai importante. Pertanto, occorre che anche altri abbiano conoscenza del contenuto della stessa esperienza, e che di conseguenza sia comunicata ad altri. Siamo al livel­lo esistenziale della testimonianza; da questo livello, si può passare a quello giuridico, cioè, quando si dà testimonianza, davanti al tribunale, di quello che si è visto o udito, impegnando la propria verità. Dal livel­lo giuridico, possiamo andare a quello etico, quando la verità, le convin­zioni di una persona si traducono in vita vissuta, mostrando la piena coerenza tra l'intelligenza e l'esistenza che si conduce. Quando il testi­mone è Gesù Cristo o sono gli Apostoli, come nella liturgia di questa domenica, allora ci troviamo di fronte alla più nobile ed elevata testimo­nianza: quella teologica.

3.  Gesù Cristo è il testimone fedele, Colui che dice la verità, perché è la Verità. Lui è venuto al mondo e alla nostra storia per dare testimonian­za alla verità. Quale verità? L'amore di Dio, suo Padre, verso l'uomo sino all'estremo della morte in croce e della risurrezione alla vita nuova per sempre. Alla testimonianza del Figlio, alla quale fa riferimento la seconda lettura tratta dalla prima lettera di Giovanni, corrisponde la nostra fiducia ed il nostro amore, per sconfiggere così il peccato ed ogni male del mondo (cf. 1Gv 5,1-6).

4. Nel Nuovo Testamento, la testimonianza è soprattutto quella che gli Apostoli danno alla risurrezione di Gesù. Il libro degli Atti (prima lettu­ra), in un resoconto della vita della comunità a Gerusalemme, dice: «Con grande forza gli Apostoli rendevano testimonianza della risurre­zione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande stima» (At 4,33). La testimonianza degli Apostoli viene accettata da molti, che si conver-tono al Signore e si fanno battezzare; ma non tutti la ricevono con gioia. Il brano del vangelo, che abbiamo ascoltato, ci presenta Tommaso incre­dulo, cioè, che non si fida della testimonianza data dagli altri Apostoli, alla risurrezione di Gesù. Tanto è inaudita ed incomprensibile una tale risurrezione!

5.  I primi cristiani hanno creduto alla testimonianza degli Apostoli, e i cristiani delle epoche seguenti l'hanno tramandata fino ai nostri giorni. Oggi siamo noi i testimoni della risurrezione di Gesù. Per testimoniarla bisogna sperimentarla nella propria vita, sentire dentro di una spinta a dire all'altro la propria esperienza di Cristo risorto. Non siamo testimo­ni di sogni, visioni, immaginazioni, deliri. La nostra testimonianza pog­gia su quella degli Apostoli, che hanno visto e udito il Risorto. Poggia anche sulla nostra esperienza della presenza viva ed efficace del Cristo Risorto nell'intimo del nostro cuore e nella liturgia della Chiesa.

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