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L'adorazione ai piedi del Tabernacolo

L'adorazione ai piedi del tabernacolo

 

 

Adorare Gesù Cristo, che si fa presente e che dimora nel­l'Eucaristia, è adorare il Crocifisso che ci redime col suo san­gue, è adorare il Risorto che ci rende partecipi della sua vita divina, è adorare il Capo che ci costituisce sue membra. Questa adorazione nasce e si radica nella Santa Messa, per poi diramarsi fuori da essa. Con la Messa, l'Eucaristia viene ricevuta; con l'adorazione, l'Eucaristia viene contemplata e de­siderata. Da ciò si comprende come la Santa Messa spinge al­l'adorazione, e l'adorazione attira alla Santa Messa. il tabernacolo diventa così il luogo d'attesa di un incontro: finché il cibo celeste è lì, destinato ad essere ricevuto, lì pure è il Signore, in attesa di essere ricevuto. E se nel tabernacolo il Cristo attende, come si può non an­dare da lui e stare con lui? Su questa base poggia il culto di adorazione verso l'Eucaristia, con le diverse forme di devozio­ne: preghiere individuali e comunitarie, benedizioni, proces­sioni e Congressi eucaristici. Eppure, tanti sono i cristiani che si comportano come se l'Eucaristia non esistesse! Ecco, allora, come l'adorazione diventa anche 'riparazione'. Quando un uomo arreca un danno, qualcun'altro può in­tervenire e riparare. Questo avviene sia sul piano materiale, sia su quello spirituale. Basta una parola buona, a volte, per can­cellare o attenuare un torto subìto. L'adorazione eucaristica ripara ciò che Gesù subisce nel SS. Sacramento: l'incredulità viene riparata con la fede viva, gli oltraggi con la lode, le amarezze con la consolazione, la tiepi­dezza con la passione, l'indifferenza con la devozione, l'odio con l'amore. Quanti sono i torti che Gesù riceve? Un cuore sensibile, che ama profondamente, sa riconoscerli e ripararli, come fa l'in­namorato che circonda di mille attenzioni la sua amata, pron­to ad accoglierla fra le sue braccia per risanare le ferite che la vita le procura.

Si comprende veramente il significato di riparazione solo se si comprendono le innumerevoli umiliazioni che Gesù riceve in questo stato di vita. Prima fra tutte: all'Essere purissimo che entra nel nostro cuore, siamo in grado di offrire per dimora solo un luogo impuro. A questo, come se non bastasse, si aggiunge tutto il resto. Pensate a quanti, entrando in una chiesa, corrono ad ingi­nocchiarsi davanti a una statua, ignorando che sull'altare c'è la reale presenza del Cristo! Ci sono chiese che lasciano al buio il tabernacolo; addirit­tura, in qualche nuova costruzione, si fa persino fatica a tro­varlo. Quanta distrazione nell'assistere alla Santa Messa! Gesù si fa presente in mezzo a noi, s'immola, versa il suo sangue, ma noi pensiamo ad altro o parliamo col nostro vicino. Ci com­porteremmo così ai piedi della croce? È possibile rimanere in­differenti dinanzi a Colui che muore al nostro posto? Ognuno di noi, ancora oggi, può essere uno dei Magi che lo adorano, un Erode che vuole sopprimerlo, un Giuda che lo tradisce, un Pietro che lo rinnega, un Ponzio Pilato che se ne lava le mani, un pretoriano che lo schernisce, una delle donne che lo piangono, un ladrone pentito, un Giovanni sempre fe­dele, una Madre trafitta nell'anima: a noi la scelta! Sono tanti coloro che fanno trascorrere mesi e mesi, se non anni, senza comunicarsi. Altri, pur partecipando con assiduità alla Messa, poche volte si accostano all'Eucaristia, comportan­dosi come quell'invitato che si presenta a tavola senza toccar cibo. Ma c'è anche l'invitato che, dopo aver mangiato e bevu­to, non si degna neppure di ringraziare e di salutare il padro­ne di casa, alla fine della festa! E che dire, purtroppo, di quei sacerdoti che celebrano la Messa frettolosamente, dimenticando che stanno compiendo l'atto più importante della loro giornata? Quanti cristiani credono veramente che l'ostia e il vino con­sacrati sono il corpo e il sangue di Cristo? Ai cristiani increduli, si aggiungono quelli che cristiani non sono, e gli atei. Se nel passato, nelle chiese devastate dalle guerre, le Ostie venivano calpestate dai soldati e buttate in pasto ai cavalli, ai nostri giorni la situazione non cambia nei Paesi in guerra, dove le bombe distruggono anche le chiese. E ancora, non di rado, ladri entrano nelle chiese, forzano i tabernacoli e rubano le Ostie. Cosa ne fanno? Le utilizzano loro o le vendono! L'ostia consacrata, infatti, viene usata nei riti magici e satanici, il cui culmine è rappresentato dalla cosid­detta 'messa nera': qui, il culto di Satana, praticato con riti che il rispetto e la vergogna ne impediscono la descrizione, scim­miotta il culto che si attribuisce a Dio con la Santa Messa.

 

                                                                                                                                                                                                       
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