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I Vizi Capitali

ACCIDIA

L'ultimo dei vizi capitali è l'accidia. Consiste in una certa noia nel fare il bene e nel fuggire il male. In conseguenza di ciò, si trascurano i doveri della vita cristiana, oppure si compiono malamente.

Esempi d'accidia sono: il tralasciare la preghiera per pigrizia, il pregare sbadatamente, senza sforzo di stare raccolti; il rimandare da un giorno all'altro un buon proponimento, senza poi attuarlo; il mettere da parte l'esercizio della virtù per non imporsi dei sacrifici; il darsi poco pensiero dell'anima propria, ecc....

L'assecondare l'accidia è peccato. Se per accidia si tralascia, ad esempio, la Messa in giorno festivo, si pecca gravemente; se invece si trascura qualche preghiera, unicamente per noia, si manca leggermente.

Pericolo di dannarsi.

La persona accidiosa dice: Io non voglio darmi fastidio di combattere le mie perverse tendenze! ... Mi piace vivere nella tranquillità! La vita è così breve e tanto cosparsa di spine! Perchè amareggiarsela di più?! ... Purchè in non ammazzi alcuno ... non, rubi ... e non bestemmi ... ciò mi basta! Tutte le altre attenzioni per custodire l'anima mia, mi seccano e non ci voglio pensare! ... Perché tante Comunioni? Basta quella di Pasqua! ... Perché andare spesso in Chiesa? ... Posso pensare a Dio anche stando in casa! Perché andare ad ascoltare le prediche? Ne so fin troppe cose di Religione! Perché tante preghiere lungo il giorno? Mi è sufficiente il segno della Croce prima di coricarmi! ... A me non piacciono gli scrupoli! Questo ballo non si può fare ... quella pellicola non si deve vedere ... quel romanzo non si può leggere ... quell'amicizia non è ammessa! ... Queste cose le osservino i Frati e le Monache, ma non io, che devo saper stare in società ... Nell'altra vita spero di passarmela bene lo stesso; del resto, come fanno gli altri, faccio io! -

Facilmente si può comprendere come una tale anima accidiosa si metta in pericolo di perdersi eternamente. Ha più sollecitudine degli affari temporali e del benessere del corpo, che non della salvezza eterna. Se quest'anima non si risolverà una buona volta a cominciare una vita veramente cristiana, finirà con l'essere travolta dal torrente delle cattive inclinazioni.

Quante di queste anime neghittose ci sono nel mondo! Esse appartengono alla categoria di coloro di cui parla Gesù: La via che conduce all'eterna per- dizione è larga e sono molti quelli che s'incamminano per essa! -

Effetti dell'accidia.

Questo vizio capitale snerva poco per volta l'anima, come l'ozio snerva il corpo. Per l'accidia la volontà diviene debole; si decide e non si decide, vuole e non vuole.

Le opere buone sogliono produrre un certo gusto spirituale, il quale appaga il cuore, come il cibo appaga il palato. L'accidia fa perdere il gusto spirituale, sicché le opere buone diventano pesanti e noiose e per questo motivo si mettono da parte o si fanno di mala voglia.

Lo Spirito Santo paragona l'anima dell'accidioso ad una vigna affidata ad un contadino poltrone. Una tale vigna, poco curata, si ricopre di erbe cattive e di spine e non produce frutto; così l'anima accidiosa resta priva di virtù e di meriti e si riempe di passioni. Può piacere a Dio un'anima che sia dominata dall'accidia?

 

 

INVIDIA

L'invidia è il rincrescimento o tristezza del bene altrui, in quanto lo si riguarda come dannoso al bene nostro.

Sembrerebbe l'invidia un piccolo vizio, eppure tra i vizi capitali occupa un posto eminente, in quanto è comune e dà origine a molti peccati.

Giustamente si dice che se l'invidia facesse divenire gobbi, nel mondo difficilmente si vedrebbe un uomo od una donna senza gobba.

L'invidia è un vizio tutto interno, nascosto nell'intima del cuore umano; è un vizio vile, perciò tenta di nascondersi; ma per quanto faccia l'invidioso a celare la sua malignità, non sempre vi riesce.

Dobbiamo amare il prossimo come noi stessi; è questo il comando datoci da Dio; dobbiamo cioè rallegrarci del bene altrui come del bene nostro e dobbiamo rattristarci del male altrui come del nostro male.

L'invidioso fa al contrario; gode del male della persona che invidia e soffre del bene suo. Come tale, l'invidia è un vero peccato, opponendosi al comando di Dio.

Un pittore dipinse un quadro raffigurante l'invidia. Vi era rappresentata una vecchia, stecchita e corrucciata, che guardava attraverso una lente d'ingrandimento; era circondata da serpenti, che le mordevano il cuore. Questo ritratto riproduce a meraviglia l'invidioso.

Il ladro, rubando, si procura del denaro e con esso può godere la vita; il goloso prova il diletto del gusto ed il sensuale gode nei sensi; ma l'invidioso non riceve alcuna utilità dal suo vizio.

È indovinato il detto: Chi d'invidia campa, disperato muore!

Peggiore dei demoni.

I demoni tentano al peccato gli uomini per l'invidia che provano verso di loro, sapendo che potranno andare in Paradiso.

Tuttavia, pur sfogando l'ira e l'invidia sugli uomini, si risparmiano tra loro stessi.

L'invidioso è peggiore dei demoni, perchè non risparmia il suo simile.

Non ha rispetto a vincolo di sangue o di amicizia; cosicchè troviamo il fratello che per invidia lotta il fratello; la sorella che perseguita la sorella, l'amico che fa guerra all'amico.

La madre dei peccati.

La superbia è la vera madre dei peccati; l'invidia ne è figlia; però l'invidia diventa subito madre di tanti peccati, che l'enumerarli non sarebbe facile: desideri del male altrui, giudizi temerari, sentimenti di avversione e di odio, parole mordaci, discorsi di mormorazione e di calunnia, insidie, crudeltà e delitti inauditi ... Abele offriva a Dio le primizie della campagna e del gregge; attirò così sopra di sè lo sguardo amoroso del Creatore. Il fratello Caino ne senti' invidia e gli tolse la vita, fracassandogli la testa. Ne ebbe però il meritato castigo, facendo una fine molto misera.

Giuseppe, figlio del Patriarca Giacobbe, fu oggetto d'invidia da parte dei fratelli, perchè il padre lo prediligeva. In conseguenza di ciò, prima fu calato in una cisterna secca, per trovarvi la morte, e dopo fu venduto ad un mercante, in qualità di schiavo. Iddio, che veglia sugli innocenti, fece si che Giuseppe diventasse il Vice Re d'Egitto e che i suoi stessi fratelli in tempo di carestia andassero a domandargli frumento. Quanta vergogna allorchè Giuseppe si manifestò! - Io sono il vostro fratello ... colui che per invidia volevate uccidere e poi vendeste! ...

Il Re Saul sentì invidia di David, suo suddito, e lo perseguitò spietatamente. Più volte gli gettò la lancia addosso, per conficcarlo al muro; non riuscì nel malvagio intento, perchè la mano del Signore era sopra David.

E Gesù non fu condannato a morte per invidia? Gli Scribi, i Farisei ed i capi del popolo, si rodevano di rabbia a vedere Gesù, che credevano il Figlio del fabbro di Nazaret, circondato di gloria e di stima.

Dunque, chi può enumerare gli esecrandi delitti. che ovunque e sempre l'invidia ha compiuto?

 

                                                                                                                                                                                                       
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