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Domenica 17 settembre 2006
Domenica
XXIV Tempo Ordinario
Edizioni ART
Messa Meditazione

Domenica 17 settembre

XXIV del Tempo ordinario

 

Antifona d'ingresso

Da', o Signore, la pace a coloro che sperano in te; i tuoi profe­ti siano trovati degni di fede; ascolta la preghiera dei tuoi fede­li e del tuo popolo, Israele.

 

Colletta

O Dio, che hai creato e governi l'universo, fa' che sperimentia­mo la potenza della tua misericordia, per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spi­rito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

I Lettura                                                             

Ho dato il mio corpo ai flagellatori.

Dal libro del profeta Isaia.                                                                              Is 50,5-9a

Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso. È vicino chi mi rende giustizia; chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. Chi mi accusa? Si avvicini a me. Ecco, il Signo­re Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole? PdD.

 

Salmo responsoriale                                                                                 dal Salmo 114

 

R/. Camminerò alla presenza del Signore.

 

Amo il Signore perché ascolta / il grido della mia preghiera. / Verso di me ha teso l'orecchio / nel giorno in cui lo invocavo. R/.

Mi stringevano funi di morte, / ero preso nei lacci degli inferi. / Mi opprimevano tristezza e angoscia / e ho invocato il nome del Signore: / «Ti prego, Signore, salvami». R/.

Buono e giusto è il Signore, / il nostro Dio è misericordioso. / Il Signore protegge gli umili: / ero misero ed egli mi ha salvato. R/.

Egli mi ha sottratto dalla morte, / ha liberato i miei occhi dalle lacrime, / ha preservato i miei piedi dalla caduta. / Camminerò alla presenza del Signore / sulla terra dei viventi. R/.

 

II Lettura

La fede, se non ha le opere, è morta.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo.                                                              Gc 2,14-18

Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. Al contrario uno po­trebbe dire: "Tu hai la fede ed io ho le opere"; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. PdD.

 

Canto al vangelo

Alleluia, alleluia.

Di null'altro mi glorio se non della croce di Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso e io per il mondo. Alleluia.

 

Vangelo

Tu sei il Cristo. Il Figlio dell'uomo dove molto soffrire

Dal vangelo secondo Marco.                                                                       Mc 8,27-35

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villag­gi intorno a Cesarea di Filippo; e per via interrogava i suoi di­scepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». Ed essi gli ri­sposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno. E cominciò a insegnar loro che il Fi­glio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli inni, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso aper­tamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimpro­verarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi se­condo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insie­me ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire die­tro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi per­derà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà». PdS.

 

Preghiera dei fedeli

Chiamati a formare un solo corpo e un solo spirito, ci rivolgia­mo a Dio nostro Padre, che è in tutti e agisce per mezzo di tutti.

 

R/. Rinnova, Signore, i prodigi del tuo amore.

 

1. Per la santa Chiesa, perché sia sempre più missionaria e porti a tutti il Vangelo di salvezza, preghiamo. R/.

2. Per i candidati al ministero diaconale e presbiterale, perché pieni di fede e di Spirito Santo consegnino la loro vita a Cristo buon pastore per il bene del suo popolo, preghiamo. R/.

3. Per quelli che si consacrano al servizio degli emarginati e degli esclusi, perché il Signore dia loro lo spirito del buon samarita­no e la perseveranza dei veri servi del suo regno, preghiamo. R/.

4. Per tutti i credenti in Cristo, perché in ogni atteggiamento si aprano al dialogo fraterno con le persone che incontrano nel loro cammino, preghiamo. R/.

5. Per tutti noi che partecipiamo a questa Eucaristia, perché im­pariamo a perdonare per essere perdonati e per diventare co­struttori di riconciliazione e di pace, preghiamo. R/.

 

O Padre, che puoi fare assai più di quanto osiamo chiedere e sperare, accogli l'umile espressione della nostra fede e donaci un cuore fiducioso e attento alle sorprese del tuo amore. Per Cri­sto nostro Signore. Amen.

 

Preghiera sulle offerte

Accogli con bontà, Signore, i doni e le preghiere del tuo popo­lo, e ciò che ognuno offre in tuo onore giovi alla salvezza di tutti. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Antifona alla comunione

Quanto è preziosa la tua misericordia, o Dio! Gli uomini si ri­fugiano all'ombra delle tue ali.

 

Preghiera dopo la comunione

La potenza di questo sacramento, o Padre, ci pervada corpo e anima, perché non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l'azione del tuo Santo Spirito. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Conoscere Gesù

Meditazione

 

Lettura

Il brano evangelico odierno può essere diviso in due parti. Nella prima parte viene enunciato quello che è definito "il segreto messianico" che riguarda l'identità del Maestro. La seconda parte presenta la profezia di Gesù circa la sua morte. L'evange­lista mira a dimostrare che Gesù è Figlio di Dio e, a questo punto, a metà del suo Vangelo, dopo miracoli, prodigi, discor­si, pone ai suoi lettori l'interrogativo più impegnativo.

 

Meditazione                                                              

Pietro sembra svelare l'enigma dell'identità di Gesù rispondendo «Tu sei il Cristo», cioè il Messia, colui che gli Ebrei attendevano e che ancora oggi attendono. La risposta di Pietro è, però, in pieno contrasto con quanto poco dopo Gesù afferma riguardo al suo de­stino. Per Pietro, infatti, le parole del Maestro sono inaccettabili, perché, secondo i Giudei, il Messia non poteva morire come inve­ce Gesù affermava che gli sarebbe accaduto. Si capisce perciò, da una parte, la reazione di Pietro e, dall'altra, la "contro-reazione" di Gesù che lo definisce "satana" perché l'Apostolo non ha ancora pienamente compreso che il Cristo deve operare secondo un piano divino, e non secondo le aspettative umane. Difficilmente si riesce ad accettare la realtà che Gesù è Dio stesso. Appare più facile mantenersi nel rassicurante convincimento che Gesù sia un personaggio storico da ammirare, ma che poco o nulla abbia a che vedere con la nostra vita, e che sia perciò meglio gestire il rappor­to con Lui riducendolo a memoria storica, piuttosto che ammet­tere un'identità che provoca e non lascia tranquilli. Gesù pone oggi a ciascuno di noi la domanda: «Voi chi dite che io sia?». Chi è per me Gesù? Forse rappresenta una speranza, una nostalgia, o il sogno di un Dio vicino, che condivide, che partecipa alle nostre vicende personali. Gesù dice subito ciò che significa essere il Cri­sto: donarsi fino alla morte. E a questo punto si resta sgomenti, attoniti, scandalizzati. Come può Dio intervenire a guarire le no­stre malattie o risolvere tutti i mali e i problemi del mondo, se si lascia catturare, torturare, condannare e mettere in croce? La ri­sposta la conosciamo. Dobbiamo, però, accoglierla profonda­mente dentro di noi: Dio è amore che dona la vita e giunge alla ri­surrezione attraverso l'umiliazione della morte in croce. Vero cristiano è chi segue Gesù crocifisso, rinnega se stesso, prende la propria croce e lo segue, povero, umile e umiliato, fin sul Calva­rio, per morire a tutti gli egoismi e risuscitare insieme a lui.

Preghiera: Mostrami, Signore, la tua via perché io cammini nella tua verità; insegnami a volere non ciò che io voglio, ma quel che tu vuoi, poiché tu sai di cosa ho bisogno per la mia salvezza.

Agire: Oggi accetterò o farò un sacrificio per portare la mia croce accanto a Gesù Cristo.

 

Figlio dell'uomo

simboli, luoghi, figure della Bibbia

 

L'espressione "figlio dell'uomo" è tipicamente semitica e, quindi, non ha alcun rapporto con la cultura ellenistica o con altre culture delle re­gioni confinanti con la Palestina del tempo di Gesù e dei primi cristia­ni. In aramaico e in ebraico la determinazione di un sostantivo per mezzo di un altro sostantivo è un modo originale per dare la descri­zione di una persona o di una realtà. Dire "figlio dell'uomo" è come dire "un essere umano", "un membro della comunità degli uomini", così come dire "un figlio della pace" corrisponde a "un uomo pacifi­co". Questo significato compare varie volte nei libri della Bibbia ebrai­ca. Ad esempio, in Nm 23,19: «Dio non è un uomo da potersi smen­tire, non è un figlio dell'uomo da potersi pentire».

Nel Nuovo Testamento questa espressione è caratteristica dei vangeli sinottici. Sorprende che si trovi sempre sulle labbra di Gesù, come un modo specifico per indicare se stesso. Gesù adopera la for­mula in contesti differenti, che ci aiutano a spiegare i vari aspetti del suo significato. In Mc 2,10 leggiamo: «Perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino -disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua». Chi è questo "Figlio dell'uomo"? È Gesù, in quanto membro del ge­nere umano, un uomo come noi, ma più potente di noi. Anche nel racconto della passione troviamo questa formula: «Il Figlio dell'uo­mo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito!» (Mc 14,21). Anche qui il "Figlio del-

liturgia e bibbia

l'uomo" è Gesù, ma non in quanto semplice uomo, piuttosto quale servo di Dio che «non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). Nel contesto del discorso escatologico, Gesù usa la stessa formula, prendendola dal profeta Daniele: «Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria» (Mc 13,26). Dal contesto (cfr. Mc 13,14-23) si comprende che il "Figlio dell'uomo" è ancora Gesù, ma ora sotto la veste del Giudice di ogni uomo e di tutta la storia. Biso­gna, quindi, affermare che "Figlio dell'uomo" è per Gesù un'espres­sione per indicare se stesso, per suggerire con discrezione la sua iden­tità, ma con sfumature alquanto diverse a seconda del contesto.

La prima lettura anticipa la figura del "Figlio dell'uomo" usan­do l'espressione "Servo sofferente" che "presenta il dorso ai flagel­latori... e non sottrae la faccia agli insulti e agli sputi" (cfr. Is 50,6). Da parte sua, il brano del Vangelo è il primo annuncio del mistero pasquale, fatto dallo stesso Gesù con l'investitura del "Figlio dell'uo­mo": «E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, (...) poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare» (Mc 8,31). È chiaro che Gesù identifica se stesso con il "Figlio delluomo". Questo "Figlio dell'uomo" è un uomo storico come un qualsiasi altro uomo, ma "venuto da lontano", "disceso dal cielo"; è il Crocifisso che salva ed il Risorto che giudica il mondo. È il Mes­sia, Servo sofferente del Signore Dio, che attraversa il tunnel della morte per giungere alla luce della risurrezione e della gloria. È Dio con noi e per noi.

Il "Figlio dell'uomo" non è un semplice uomo, né è un semplice titolo di Gesù di Nazaret, è piuttosto la persona e il mistero di Gesù, che, inviato dal Padre, si è fatto uomo, ha adempiuto le promesse mes-sianiche, ci ha redento con la sua morte e risurrezione, è stato costi­tuito dal Padre giudice dei vivi e dei morti. Questa è la nostra fede; fede che non può mai ridursi ad una credenza, ma che coinvolge tutta la vita del credente e, quindi, porta frutti di giustizia e di salvezza in mezzo agli uomini. Con questa certezza, possiamo dire con Giacomo nella seconda lettura: «Io con le mie opere ti mostrerò la mia fede» (Gc 2,18); una fede che opera mediante la giustizia e la carità.

 

 

 

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